PARTE SECONDA
CAPITOLO
VI
Disgusto di Candido.
Incontro ch'ei non s'aspettava.
Il nostro
filosofo in mezzo al suo serraglio ripartiva i suoi favori con
uguaglianza; ma non durò troppo, perch'ei sentì immediatamente
de' mali di reni violenti, delle coliche ardenti, e diventava
uno scheletro, divenendo felice. Allora osservò calmamente nelle
donne de' difetti che gli erano sfuggiti ne' primi trasporti
della sua passione; non vide in loro che un vergognoso passatempo:
ebbe rammarico di aver camminato nel sentiero del più saggio
degli uomini, et invenit amariorem morte mulierem.
Con questi sentimenti cristiani Candido passava la sua oziosa
tranquillità, passeggiando per le strade di Sus. Ecco che un
cavaliere superbamente vestito gli salta al collo chiamandolo
per nome. - Sarebbe possibile! grida Candido. Signore, sareste
voi... No, non è possibile; ma pure, v'assomigliate tanto...
signor abate perigordino. - Son io, risponde l'abate di Perigord.
Candido allora fa tre passi indietro, e dice in tono commovente
- Come siete felice, signor abate? - Bella domanda, risponde
il perigordino: la piccola soperchieria che io vi feci non ha
poco contribuito a mettermi in credito. La politica m'ha tenuto
impiegato per qualche tempo, ed essendomi disgustato con essa,
ho lasciato l'abito ecclesiastico che non m'era più buono a
niente. Son passato in Inghilterra, dove le genti del mio mestiere
son meglio pagate. Ho detto tutto ciò che io non sapevo del
forte e del debole del paese che avevo abbandonato. Ho assicurato,
soprattutto, che il francese è la feccia de' popoli, e che il
buon senso non risiede che a Londra; finalmente ho fatto un'illustre
fortuna, e vengo a concludere un trattato alla corte di Persia,
consistente in fare sterminare tutti gli europei, che vengono
a cercare il cotone e la seta negli stati del sofì, con pregiudizio
degli Inglesi. - L'oggetto della vostra commissione è lodabilissimo,
dice il nostro filosofo, ma signor abate, voi siete un furfante;
io non stimo punto i furfanti ed ho qualche credito alla corte:
tremate, chè la vostra fortuna è giunta al suo termine: troverete
la sorte che meritate. - Illustrissimo signor Candido, grida
l'abate perigordino, gettandosegli ai piedi, abbiate pietà di
me; io mi sono spinto al male con una forza irresistibile, come
voi vi sentite portato alla virtù; presi quell'inclinazione
fatale dall'istante che feci conoscenza col signor Valsp, e
che lavorai ai foglietti. - Cosa sono questi foglietti? dicea
Candido. - Sono, risponde il Perigordino, certi quinterni di
settantadue pagine di stampa, ne' quali si diverte il pubblico
sul tuono della calunnia, della satira e della materialità.
Un galantuomo che sa leggere e scrivere, non avendo potuto esser
gesuita, come ha cercato per lungo tempo, si è messo a comporre
quella bella operetta, per aver di che comperare de' merletti
a sua moglie, e allevare i suoi figli nel timor di Dio; e alcuni
galantuomini per alcuni soldi, e alcuni boccali di vino di Brie,
ajutano quel galantuomo a sostenere la sua impresa. Questo signor
Valsp è di una combriccola deliziosissima, dove si divertono
a far rinnegare Dio alla gente, quando ha alzato un po' il gomito,
ovvero andare a mangiare alle spalle d'un povero diavolo, a
fracassargli tutt'i mobili e a sfidarlo a duello da solo a solo;
gentilezze che questi signori chiamano mistificazioni, e che
meritano l'attenzione della politica. Finalmente, questo gran
galantuomo del signor Vasp, che dice di non essere stato in
galera, è immerso in un letargo che lo rende insensibile alle
verità più austere; né si può distrarnelo che con certi mezzi
violenti, ch'ei sopporta con una rassegnazione e un coraggio
superiore ad ogni lode. Io ho lavorato qualche tempo sotto questa
celebre penna, e a poco a poco sono divenuto una penna celebre
anch'io. Avevo appena abbandonato il signor Valsp, per industriarmi
da me solo, quando ebbi l'onore di farvi una visita a Parigi.
- Vi siete un bel birbante, signor abate, ma la vostra sincerità
mi commuove. Andate alla corte, e cercate del reverendo Ed-Ivan-Baal-Denk;
io gli scriverò in vostro favore, a condizione però che mi promettiate
di diventare galantuomo, e di non fare strangolare migliaja
d'uomini per un po' di seta e di cotone.
Il Perigordino promise tutto quel che volle Candido, ed ambedue
si separarono da buoni amici.