Benda, Il chierico pratico

La sconfitta del “chierico” comincia quando egli vuole essere pratico, quando afferma di non poter ignorare l’interesse della nazione o della classe. Infatti è proprio l’assenza di valore pratico che fa la sua grandezza.

 

J. Benda, La Trahison des clercs [Il tradimento dei chierici, 1927]

 

Alludo alla volontà del chierico di considerare i propri principî validi nell’ordine pratico, conciliabili con la salvaguardia delle conquiste della spada. Questa volontà, che affligge la Chiesa e si può quasi dire tutti gli idealisti (mi si indichi, dopo Gesú, chi mai si dichiara incompetente nell’ordine pratico) è per il chierico l’origine di tutti i suoi insuccessi. Si può dire che la sconfitta del chierico comincia esattamente nel momento in cui dice di essere pratico. Dal momento in cui il chierico pretende di non disconoscere gli interessi della nazione o delle classi costituite, egli è necessariamente sconfitto, per la ragione ovvia che è impossibile predicare di cose spirituali e universali senza minare edifici che hanno per fondamenta il possesso di beni temporali e la volontà di essere distinti. Un chierico vero (Renan) l’ha detto molto bene: “La patria è un oggetto terreno; chi vuol fare l’angelo sarà sempre un cattivo patriota”. Cosí vediamo che il chierico che pretende di mantenere le opere terrene non ha da scegliere che tra due soluzioni: o garantirle e venir meno allora a tutti i suoi principi (è il caso della Chiesa che sostiene la nazione e la proprietà); o conservare i suoi principî e portare alla rovina gli organismi che dichiarava di sostenere (è il caso dell’umanitario che vuole salvaguardare l’interesse nazionale); nel primo caso il chierico si attira il disprezzo del giusto, che lo taccia di furberia e lo radia dall’ordine dei chierici; nel secondo crolla sotto i fischi dei popoli, che lo trattano da incapace, mentre provoca da parte del realista una reazione violenta e applaudita (come sta succedendo oggi in Italia). Ne consegue che il chierico è forte solo se prende chiara coscienza della propria natura e della propria funzione e dimostra alla gente di avere questa chiara coscienza; cioè se dichiara che il suo regno non è di questo mondo, che questa assenza di valore pratico è appunto ciò che fa la grandezza del suo insegnamento e che, per la prosperità dei regni che sono in questo mondo, la migliore morale non è la sua, ma quella di Cesare. Se assume questa posizione il chierico viene crocifisso, ma è rispettato e le sue parole ossessionano la memoria degli uomini.

 

J. Benda, Il tradimento dei chierici, Einaudi, Torino, 19762, pagg. 189-190