Bloch, Marxismo freddo e marxismo caldo

Marx, che ha criticato le ideologie come una forma di apologetica delle classi dominanti, è giustamente partito dalla religione; egli però non si è fermato alla critica della religione, ma è sceso nel campo dei concreti rapporti di produzione. Bloch distingue poi nel marxismo una corrente fredda (scientifica) e una calda (umanistica, in cui è presente la dimensione utopica).

 

E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo

 

Ma anche senza nebbie ed abbellimenti reali le ideologie nel loro senso piú comune di apologetica della classe di volta in volta dominante (dunque soprattutto l’ideologia tardocapitalistica) contengono nell’occhio di bue dello spirito puro, troppo puro, un tratto finora impenetrato. Marx per primo rese conoscibile questo tratto della alienazione dell’uomo da se stesso nelle sue diverse manifestazioni condizionate dalle classi, sempre piú potenti. Nella società monopolcapitalistica essa divenne piú evidente, realizzandosi nel ridurre del tutto a merce gli uomini e le cose, nella falsa coscienza che gettò nella piú sconvolgente autoalienazione, nello sprecarsi nell’estraneo, nello smarrito, nel privo di essere. Ma la penetrazione antropologica, religiosocritica degli idoli e del servizio degli idoli non giunse senza motivo dal cielo alla terra. Non senza motivo Marx parla ancora del “feticcio” della merce e delle “illusioni” dell’ideologia; svelato ciò in forza dell’economia, caddero dagli occhi anche bende meno trascendenti. È indicativo che tutta questa analisi della alienazione che tenta un recupero della realtà alienata per riportarla nell’umano soggetto cominciò con la critica della religione; ciò vien pensato sulla linea dei nostri “tesori sprecati nel cielo” del giovane Hegel, e con la posteriore “critica antropologica della religione” del non molto profondo e tuttavia martellante Feuerbach. Tutto ciò finisce di essere un fatto libresco quando Marx fece conoscere l’evento rapina dell’alienazione scesa dal cielo mitico alla forma-merce dell’“esser-ci” terrestre e dell’annientamento a merce, a forza-lavoro reificata del suo produttore. Qui non si deve mai dimenticare che se non ci si fosse mai volti prima ad un esame della religione ed alla sua critica conseguente la dottrina dell’alienazione e la critica della merce di Marx sarebbero difficilmente apparse. Basandosi su ciò Marx non solo mise in luce lo spreco di tesori umani che avviene nel cielo, e neppure volle solo recuperarli come Feuerbach portandoli dall’alienazione ad un genus uomo meramente astratto. Ma al cielo egli aggiunge tutta l’ideologia dell’alto e denunciò non l’uomo astratto, ma l’insieme presente dei rapporti capitalistici, e soprattutto le loro vittime, gli affaticati e gli oppressi. Essi sono di gran lunga i piú autoalienati (consapevoli o meno) e fungono in potenza da leve, come prossimi eredi del rovesciamento dei rapporti per cui e attraverso cui l’uomo è diventato “un essere asservito e abbandonato”. È dunque senza alcun dubbio proprio della corrente fredda del pensiero marxista il penetrare la storia precedente e le sue ideologie con sguardo investigatore; ma l’“a-che-scopo” cercato, ovvero lo scopo lontano in cui è insita l’umanità di questo penetrare è sicuramente proprio della corrente calda del marxismo originario, e dunque del testo fondamentale del “regno della libertà” che si manifesta primariamente nella forma Cristo. La corrente fredda di questo pensiero nota, riguardo alla piú gran parte della nostra storia precedente: “Se un’idea è congiunta con un interesse, chi ne scapita è sempre l’idea”; ed ancora, circa la rivoluzione finalmente mediata e non piú astrattamente utopica “La classe dei lavoratori non ha nessun ideale da realizzare, ma deve porre in libertà le tendenze che sono (per ciò) presenti nella società”. In tal modo Engels, e con quanto diritto, diede piú tardi ad uno dei suoi libri il gelido titolo: Il progresso del socialismo dall’utopia alla scienza. Ma esiste pur sempre una corrente calda, e le conseguenze della sua omissione si possono notare nel troppo grande progresso dalla utopia alla scienza. Anche la corrente calda ha bisogno della sua scienza: e non come assenza di utopia, ma come utopia finalmente concreta. Ma nell’aggettivo non v’è alcuna contraddizione, quanto piuttosto la salvezza piú ferma e decisiva non solo per la propaganda ma per la realizzazione del socialismo. Nella concreta utopia lavora e splende anche la salvezza di quell’eccesso della nostra cultura, specie per le sue artistiche allegorie e per i simboli di carattere religioso; esso non si esaurisce con la sparizione dell’ideologia.

 

E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo, Feltrinelli, Milano, 19836, pagg. 327-328