BERGSON, IL TEMPO E' DURATA

 

La durata assolutamente pura Ŕ la forma che prende la successione dei nostri stati di coscienza quando il nostro io si lascia vivere, si astiene da stabilire una separazione tra lo stato presente e quelli anteriori. Non vi Ŕ bisogno, per far ci˛, di assorbirsi interamente nella sensazione o nell'idea che passa! chÚ allora, al contrario, si cesserebbe di durare. Non occorre nemmeno obliare gli stati anteriori, basta che, ricordandosi di essi, non li si giustapponga allo stato attuale, come un punto ad un altro punto, ma li si organizzi con quest'ultimo; come succede quando ci ricordiamo, fuse, per cosÝ dire, insieme, le note di una melodia. Non si potrebbe dire che, se tali note si succedono, noi le avvertiamo, non di meno, le une nelle altre, e che il loro assieme Ŕ paragonabile ad un essere vivente, le cui parti anche se distinte, si compenetrano per effetto stesso della loro solidarietÓ? La prova Ŕ che, se rompiamo la misura insistendo pi˙ di quanto Ŕ necessario su una nota della melodia, non Ŕ la sua lunghezza esagerata, in quanto lunghezza, che a avvertirÓ del nostro errore, ma il cangiamento qualitativo, apportato da ci˛ all'insieme della frase musicale. Si pu˛ dunque concepire la successione senza la distinzione, e come una compenetrazione mutua, una solidarietÓ, una organizzazione intima di elementi, di cui ciascuno, rappresentativo del tutto, non se ne distingue, e non se ne isola, che per un pensiero capace di astrarre. Tale Ŕ senza alcun dubbio la rappresentazione che si farebbe della durata un essere, che, allo stesso tempo identico e cangiante non avesse alcuna idea dello spazio. Ma familiarizzati con quest'ultima idea, ossessionati addirittura da essa, la introduciamo a nostra insaputa nella nostra rappresentazione della successione pura; e giustapponiamo i nostri stati di coscienza in modo da avvertirli simultaneamente, non pi˙ l'uno nell'altro, ma l'uno a fianco all'altro. In breve: noi proiettiamo il tempo nello spazio, esprimiamo la durata in estensione, e la successione prende per noi la forma di una linea continua, di una catena, le cui parti si toccano senza compenetrarsi.

 

(Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza)