HERDER, continuitÓ tra realtÓ naturale e realtÓ umana

 

Dalla pietra al cristallo, dal cristallo ai metalli, da questi ai vegetali dalle piante all'animale, e dagli animali all'uomo, abbiamo visto elevarsi la forma dell'organizzazione e, con essa, articolarsi anche le forze e gli impulsi della creatura. Questi, alla fine, si congiungono tutti nella figura dell'uomo... Giunta all'uomo, la serie si Ŕ fermata: al di sopra di lui non conosciamo alcuna creatura che sia organizzata in modo pi˙ valido e ricco; l'uomo sembra essere il punto d'arrivo a cui pu˛ giungere una organizzazione terrestre... Al pari delle figure, abbiamo visto avvicinarsi all'uomo le forze e gli impulsi. Sul nutrimento e sulla proliferazione dei vegetali si innalza l'istinto operoso degli insetti, la cura materna e domestica degli uccelli e degli animali terrestri, fino a pensieri simili a quelli dell'uomo e alla ricerca deliberata di comoditÓ. Da ultimo, tutto ci˛ mette capo alla capacitÓ razionale, alla libertÓ, e all'umanitÓ dell'uomo. [...] Tutto, in natura, Ŕ collegato: una condizione tende verso l'altra e la prepara. Se, dunque, l'uomo chiude la catena dell'organizzazione terrestre come suo anello ultimo e supremo, perci˛ egli stesso inizia anche la catena di un genere di creature pi˙ elevato, come suo membro pi˙ basso; pertanto egli Ŕ, verosimilmente, l'anello di collegamento tra due sistemi della creazione che si prolungano l'uno nell'altro... Ora si fa dunque chiara la strana contraddizione in cui l'uomo si mostra. Come animale, egli serve alla terra, e aderisce ad essa come al luogo in cui abita; come uomo, egli ha in sÚ il seme dell'immortalitÓ, che esige un altro giardino... L'uomo ci presenta, quindi, due mondi ad un tempo: e questo costituisce l'apparente duplicitÓ della sua essenza.

 

(Herder, Idee per la filosofia della storia dell'umanitÓ)