Kierkegaard, La condizione estetica e quella etica

Kierkegaard indica la caratteristica della condizione estetica nel vedere ovunque delle possibilità. La condizione etica è invece quella di considerare le stesse cose come un compito.

 

S. Kierkegaard, Aut-Aut

 

 L’individuo sceglie perciò se stesso come una concretezza molteplicemente determinata, e perciò si sceglie secondo la sua continuità. Questa concretezza è la realtà dell’individuo; ma poiché la sceglie secondo la sua libertà, si può anche dire che è la sua possibilità, o per non usare un’espressione cosí estetica, che è il suo compito. Chi vive esteticamente infatti non fa che vedere ovunque possibilità, queste costituiscono per lui il contenuto del futuro; mentre chi vive eticamente, vede dappertutto compiti. L’individuò dunque vede questa sua reale concretezza come compito, come scopo, come fine. Ma che l’individuo veda la sua possibilità come il suo compito esprime proprio la sua sovranità sopra se stesso, alla quale non rinuncerà mai, anche se d’altra parte non prova gusto nella sovranità del tutto indisturbata che è sempre del re senza regno. Questo dà all’individuo etico una sicurezza che a chi vive solo esteticamente manca del tutto. Chi vive esteticamente attende tutto da fuori.

 

Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XVIII, pagg. 1246-1247