Löwith, Maestri e discepoli

Löwith affronta il tema dei maestri moderni e dei loro discepoli, soffermandosi in particolare sulle responsabilità di Nietzsche. La frase in francese dice: “La preveggenza è la causa delle guerre attuali dell’Europa. Se ci si desse la pena di non prevedere niente, tutto il mondo sarebbe tranquillo”.

 

K. Löwith, Friedrich Nietzsche, sessant’anni dopo

 

Se nella prefazione del Wille zur Macht Nietzsche descrive la storia del nichilismo europeo, la sua origine e il suo futuro, egli non voleva soltanto diagnosticare, ma “provocare” ciò che previde come inevitabile, promuovere lo sviluppo e deciderlo. Egli non si limitò a prevedere il futuro, in virtú del suo lucido intúito per le correnti sotterranee di un tempo prospero alla superficie, ma assumeva con tutta serietà la parte del profeta. Una volta, in un brano cui prepose il titolo Il ventesimo secolo, egli si notò una frase di Galiani: “La prévoyance est la cause des guerres actuelles de l’Europe. Si l’on voulait se donner la peine de ne rien prévoir, tout le monde serait tranquille...”, e aggiunse: “Dato che io non condivido affatto le vedute pacifistiche dello scomparso amico mio Galiani, non ho timore di prevedere alcune cose, e pertanto, eventualmente, di provocare in tal modo la causa di guerre”. Chi potrebbe in tal caso esimere ancora la filosofia di Nietzsche da una responsabilità storica, oppure – il che è lo stesso – appagarsi di fare appello al “fato” e al “destino”, incolpati di tutto e che al tempo stesso tutto discolpano?

Gli scritti di Nietzsche crearono un clima spirituale in cui determinate cose divennero possibili, e l’attualità delle loro edizioni divulgative durante il terzo Reich non fu un puro caso. Invano Nietzsche pose l’accento sul fatto che il suo Wille zur Macht era esclusivamente un libro rivolto al pensiero; perché dal suo pensiero era pure nata l’idea della volontà di potenza, della quale egli sapeva che come principio sarebbe risultata affatto comprensibile per i Tedeschi. Chi parla la “lingua dei reggitori del mondo” e sa come Nietzsche di essere un destino europeo, non può fare a meno di “prendere in mano” egli stesso questo destino, per dimostrare di esserlo. Il tentativo di liberare Nietzsche dalla sua colpa con i suoi effetti storici è quindi altrettanto mancato quanto quello opposto, di voler addossare a lui ogni inferiore abuso dei suoi scritti. Certamente Nietzsche si sarebbe tanto poco riconosciuto in Hitler quanto Rousseau nel suo ammiratore Robespierre; ma ciò non toglie che entrambi abbiano preparato un sovvertimento e aperto nuove vie che essi stessi non hanno percorso. È vero che tra il pensiero che uno scrittore significativo esprime e le possibili conseguenze storiche di esso non esiste una coordinazione univoca, ma ad ogni pensiero pubblicamente espresso fanno seguito conseguenze siffatte, tanto piú se esso è già provocatorio e se istiga all’azione.

La responsabilità di un pensiero presenta sempre due aspetti: la diretta autoresponsabilità dell’autore di quanto egli voleva comunicare con ciò che ha espresso, e la corresponsabilità indiretta della possibile risposta che il suo appello deve suscitare. Esse non sono equiparabili, ma neppure indifferenti l’una rispetto all’altra; infatti la responsabilità immediata delle intenzioni coscienti di una pubblicazione include anche la responsabilità mediata dei diversi modi in cui tale pubblicazione può essere accolta da coloro per i quali un pensiero viene pubblicato.

 

K. Löwith, Critica dell’esistenza storica, Morano, Napoli, 1967, pagg. 170-172