Morris, La semiotica

Charles W. Morris (n. 1901), filosofo americano, fu influenzato dal pragmatismo e dal comportamentismo. Decisivo fu il suo incontro con il Circolo di Vienna, da cui nacque in lui l’idea di realizzare l’International Encyclopedia of Unified Science. Egli è convinto che l’intera civiltà umana “riposa su segni e su sistemi di segni” e definisce la semiotica come la scienza che si propone “di fornire i fondamenti comuni a tutte le discipline che si occupano dei segni”, per arrivare ad una metascienza.

 

Ch. W. Morris, Lineamenti di una teoria dei segni, trad. it. di F. Rossi-Landi, Paravia, Torino, 1954, pagg. 3-8

 

Non c'è nessun essere vivente che si serva di segni tanto quanto gli uomini. È chiaro che anche gli animali rispondono a certe cose come a segni di certe altre; ma i loro segni non raggiungono il grado di complessità e di elaborazione che si ritrova nel linguaggio parlato e scritto, nelle arti, nei mezzi per studiare e vagliare reazioni, nelle diagnosi mediche, negli strumenti di segnalazione degli uomini. Scienza e segni sono inseparabilmente connessi, giacché la scienza da una parte fornisce agli uomini segni piú precisi e sicuri, dall'altra incorpora i suoi stessi risultati in sistemi di segni. La civiltà umana riposa su segni e su sistemi di segni, e non si può parlare della mente umana senza riferirsi al funzionamento dei segni – ove non si debba addirittura ammettere che essa consiste in tale funzionamento.

È dubbio che i segni siano mai stati studiati in modo cosí intenso, da tante persone e tanti punti di vista come oggigiorno. L'esercito degli investigatori comprende linguisti, logici, filosofi, psicologi, biologi, antropologi, psicopatologi, sociologi e studiosi di estetica. Si sente però la mancanza di una struttura teorica, di foggia semplice, ma abbastanza ampia perché vi possano rientrare i risultati ottenuti dai diversi punti di vista, in modo che se ne formi un tutto unitario e consistente. Il presente studio si propone di suggerire un punto di vista per l'unificazione e di tracciare i contorni di una scienza generale dei segni. Ma qui ci accontenteremo di farlo molto brevemente, anche per via delle condizioni di scarso sviluppo in cui si trova la nostra disciplina e dei fini che ci proponiamo nell'ambito di questa Enciclopedia [...].

La semiotica sta con le varie scienze in un rapporto duplice: è una di esse ed è un loro strumento comune. La sua importanza come scienza indipendente viene dal fatto che essa, col fornire i fondamenti comuni a tutte le discipline che si occupano dei segni da un punto di vista speciale (linguistica, logica, matematica, retorica e, almeno fino a un certo punto, estetica), fa muovere un passo verso l'unificazione della scienza in genere. Il concetto di segno può rivelarsi importante per l'unificazione delle scienze sociali, psicologiche e umanistiche in quanto distinte da quelle fisiche e biologiche. E poiché, come vedremo, diventano “segni” gli oggetti stessi, di cui si occupano le scienze biologiche e fisiche, quando noi li mettiamo in rapporto con certi complessi processi funzionali [...], gli elementi comuni che si possono trovare fra le scienze formali da un lato e quelle sociali, psicologiche e umanistiche dall'altro verranno a fornire materiale acconcio a ulteriori unificazioni da tentarsi fra questi due gruppi di scienze e quelle fisiche e biologiche. Dunque la semiotica può dare il suo contributo in un programma per l'unificazione della scienza; ma la natura e i limiti di tale contributo sono ancora da determinare [...].

La semiotica è una scienza coordinata con le altre, e studia cose o proprietà di cose fungenti da segni; essa è però anche strumento di tutte le scienze, giacché ogni scienza si serve di segni ed esprime in segni i suoi risultati. Se vogliamo dunque istituire uno studio scientifico della scienza nel suo complesso, cioè una meta-scienza, dobbiamo usare come strumento la semiotica. Nel saggio “Empirismo scientifico” (Vol. I, n. 1 della Enciclopedia della Scienza Unificata) si osservava che è possibile far rientrare completamente lo studio della scienza in quello della lingua della scienza, in quanto studiare tale lingua vuol dire occuparsi non soltanto della sua struttura formale, ma anche dei suoi rapporti con gli oggetti designati e con le persone che se ne servono. Da tale punto di vista, l'intera Enciclopedia, quale studio scientifico della scienza, è uno studio della lingua di questa. Ora, siccome nulla può essere studiato senza segni che denotino gli oggetti nel campo da studiarsi, uno studio della lingua della scienza deve servirsi di segni riferentesi a segni. La semiotica deve fornire i segni e i principi atti a portare avanti tale studio, cioè una lingua generale applicabile a ogni lingua o segno particolare, e pertanto anche a quelli specifici delle varie scienze [...].

La presentazione della semiotica come scienza e come fattore per l'unificazione delle scienze sarà qui tenuta in limiti ristretti per ragione pratica. Qui vogliamo portare avanti l'analisi solo quel tanto che basta a farne un primo strumento di lavoro per la nostra Enciclopedia, cioè a fornire una lingua nella quale cominciare a parlare delle lingue della scienza, arrecando con ciò a queste qualche miglioramento. Altre ricerche sarebbero necessarie per mostrare concretamente i risultati dell'analisi segnica applicata alle scienze speciali e l'importanza generale di questo tipo di analisi per l'unificazione delle scienze. Ma, anche senza documentazione particolareggiata, molti oggi non esitano ad ammettere che gli uomini, compresi gli scienziati, si debbono liberare dalla tela di parole che hanno filata; che il linguaggio in genere, compreso quello scientifico, ha un gran bisogno di venir purificato, semplificato e messo in ordine. La teoria dei segni è un utile strumento per questa “debabelizzazione”.

 

Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati, Milano, 1991, vol. III, pag. 28-29