Saint_Simon, La società è irrazionale e bisogna razionalizzarla

La razionalizzazione della società proposta da Claude-Henri de Saint-Simon consiste nell’emarginare gli elementi parassitari e nel valorizzare le categorie produttive.

 

C.-H. de Saint-Simon, Parabola

 

Queste supposizioni mettono in evidenza il fatto piú importante della politica attuale, consentono di scoprirlo in tutta la sua estensione con un sol colpo d’occhio; provano chiaramente, benché in maniera indiretta, che l’organizzazione sociale è poco perfezionata, che gli uomini si lasciano ancora governare dalla violenza e dall’astuzia; è che la specie umana (politicamente parlando) è ancora immersa nell’immoralità:

 

poiché gli scienziati, gli artisti, gli artigiani, che sono i soli uomini i cui lavori risultino d’una utilità positiva alla società, e che non le costano quasi nulla, son relegati a un ruolo subalterno dai principi e dagli altri governanti, che son soltanto degli abitudinari piú o meno incapaci;

 

poiché i dispensatori della considerazione e delle altre ricompense nazionali devono in generale la preponderanza di cui godono unicamente al caso della nascita, all’adulazione, all’intrigo o ad altre azioni poco stimabili;

 

poiché coloro che sono incaricati d’amministrare gli affari pubblici si spartiscono fra loro tutti gli anni la metà delle imposte, e non impiegano neppure un terzo dei contributi, di cui non s’impadroniscono personalmente, in un modo che sia utile agli amministrati.

 

Queste supposizioni fanno vedere che la società attuale è davvero il mondo alla rovescia:

 

poiché la nazione ha ammesso per principio fondamentale che i poveri debbano essere generosi verso i ricchi, e che per conseguenza i meno agiati si privino giornalmente d’una parte del loro necessario per aumentare il superfluo dei grossi proprietari;

 

poiché i piú grandi colpevoli, i ladri generali, coloro che spremono la totalità dei cittadini, e che sottraggono loro da tre a quattrocento milioni ogni anno, si trovano incaricati di punire i piccoli delitti contro la società;

 

poiché l’ignoranza, la superstizione, la pigrizia e il gusto dei piaceri dispendiosi formano l’appannaggio dei capi supremi della società e le persone capaci, econome e laboriose sono impiegate soltanto in ruoli subalterni e come degli strumenti;

 

poiché, in una parola, in tutti i generi d’occupazione, son gli uomini incapaci a trovarsi incaricati della cura di dirigere le persone capaci; poiché (sotto il rapporto della moralità) sono gli uomini piú immorali chiamati a formare i cittadini alla virtú e, sotto il rapporto della giustizia distributiva, sono i grandi colpevoli ad essere preposti alla punizione degli errori dei piccoli delinquenti.

 

Benché questo estratto sia molto breve, crediamo d’aver sufficientemente provato che il corpo politico era malato; che la sua malattia era grave e pericolosa; ch’essa era la piú spiacevole che potesse contrarre, poiché il suo insieme e tutte le sue parti se ne trovavano infettate nello stesso tempo.

 

L. Ghiringhelli, Prima di Marx. Alle origini del socialismo, G. D’Anna, Messina-Firenze, 1979, pagg. 104-105