Wittgenstein, I giochi linguistici

A) In questa lettura Wittgenstein sostiene che esistono innumerevoli tipi di proposizioni, in un dinamismo incontrollabile. Il parlare costruisce in continuazione “giochi linguistici”.

 

L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche

 

11. Pensa agli strumenti che si trovano in una cassetta di utensili, c'è un martello, una tenaglia, una sega, un cacciavite, un metro, un pentolino per la colla, la colla, chiodi e viti. – Quanto differenti sono le funzioni di questi oggetti, tanto differenti sono le funzioni delle parole. (E ci sono somiglianze qui e là).

Naturalmente, quello che ci confonde è l'uniformità nel modo di presentarsi delle parole che ci vengono dette, o che troviamo scritte e stampate. Infatti il loro impiego non ci sta davanti in modo altrettanto evidente. Specialmente, non quando facciamo filosofia! [...]

23. Ma quanti tipi di proposizioni ci sono? Per esempio: asserzione, domanda e ordine? – Di tali tipi ne esistono innumerevoli: innumerevoli tipi differenti d'impiego di tutto ciò che chiamiamo “segni”, “parole”, “proposizioni”. E questa molteplicità non è qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma nuovi tipi di linguaggio, nuovi giuochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri invecchiano e vengono dimenticati. (Un'immagine approssimativa potrebbero darcela i mutamenti della matematica).

Qui la parola “giuoco linguistico” è destinata a mettere in evidenza il fatto che il parlare un linguaggio fa parte di un’attività, o di una forma di vita.

Considera la molteplicità dei giuochi linguistici contenuti in questi (e in altri) esempi: Comandare, e agire secondo il comando. Descrivere un oggetto in base al suo aspetto o alle sue dimensioni. Costruire un oggetto in base a una descrizione (disegno). Riferire un avvenimento. Far congetture intorno all'avvenimento. Elaborare un'ipotesi e metterla ala prova. Rappresentare i risultati di un esperimento mediante tabelle e diagrammi. Inventare una storia; e leggerla. Recitare in teatro. Cantare in girotondo. Sciogliere indovinelli. Fare una battuta; raccontarla. Risolvere un problema di aritmetica applicata. Tradurre da una lingua in un'altra. Chiedere, ringraziare, imprecare, salutare, pregare.

È interessante confrontare la molteplicità degli strumenti del linguaggio e dei loro modi d'impiego, la molteplicità dei tipi di parole e di proposizioni con quello che sulla struttura del linguaggio hanno detto i logici. (E anche l'autore del Tractatus logico-philosophicus).

 

Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati, Milano, 1991, vol. II, pag. 153

 

B) In questa lettura Wittgenstein suggerisce di confrontare la teoria dei “giochi linguistici” con ciò che sull’argomento hanno affermato i logici, compreso lui stesso (l’autore del Tractatus).

 

L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche

 

[23]. Ma quanti tipi di proposizioni ci sono? Per esempio: asserzione, domanda e ordine? – Di tali tipi ne esistono innumerevoli: innumerevoli tipi differenti d’impiego di tutto ciò che chiamiamo “segni”, “parole”, “proposizioni”. E questa molteplicità non è qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma nuovi tipi di linguaggio, nuovi giuochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri invecchiano e vengono dimenticati (un’immagine approssimativa potrebbero darcela i mutamenti della matematica).

Qui la parola “giuoco linguistico” è destinata a mettere in evidenza il fatto che il parlare un linguaggio fa parte di un’attività, o di una forma di vita.

Considera la molteplicità dei giuochi linguistici contenuti in questi (e in altri) esempi:

Comandare, e agire secondo il comando.

Descrivere un oggetto in base al suo aspetto o alle sue dimensioni.

Costruire un oggetto in base a una descrizione (disegno).

Riferire un avvenimento.

Far congetture intorno all’avvenimento.

Elaborare un’ipotesi e metterla alla prova.

Rappresentare i risultati di un esperimento mediante tabelle e diagrammi.

Inventare una storia; e leggerla.

Recitare in teatro.

Cantare in girotondo.

Sciogliere indovinelli.

Fare una battuta; raccontarla.

Risolvere un problema di aritmetica applicata.

Tradurre da una lingua in un’altra.

Chiedere, ringraziare, imprecare, salutare, pregare.

E’ interessante confrontare la molteplicità degli strumenti del linguaggio e dei loro modi d’impiego, la molteplicità dei tipi di parole e di proposizioni, con quello che sulla struttura del linguaggio hanno detto i logici (e anche l’autore del Tractatus logico-philosophicus).

 

D. Antiseri, Filosofia analitica, Città Nuova, Roma, 1975, pagg. 117-118