" Un'opera che, legando strettamente le dottrine alla personalità dei
filosofi, e quindi sottolineando il loro significato esistenziale, rappresentava
una netta rottura rispetto alla storiografia filosofica d'impianto idealistico,
quella praticata da Gentile e dalla scuola gentiliana fino a De Ruggiero" (….)
"Essa rimane - a distanza di quarant'anni, e son molti - la migliore esposizione
complessiva dello sviluppo del pensiero filosofico che sia disponibile nel
nostro paese e una delle migliori, a detta di Quine, nella letteratura
internazionale".
Nicola Abbagnano (1901-1990), in "Rivista di filosofia", vol. LXXXI, n.3,
1990. p.327.
Questa Storia della filosofia è intesa a
mostrare l'essenziale umanità dei filosofi. Perdura ancora oggi il pregiudizio
che la filosofia si affatichi intorno a problemi che non hanno il minimo
rapporto con l'esistenza umana e rimanga chiusa in una sfera lontana e
inaccessibile dove non giungano le aspirazioni e i bisogni degli uomini. E
accanto a questo pregiudizio è l'altro, che la storia della filosofia sia il
panorama sconcertante di opinioni che si accavallano e si contrappongono, prive
di un filo conduttore che serva di orientamento per i problemi della vita.
Questi pregiudizi sono indubbiamente rafforzati da quegli indirizzi filosofici
che, per amore di un malinteso tecnicismo, hanno preteso ridurre la filosofia a
una disciplina particolare accessibile a pochi e ne hanno misconosciuto così il
valore universalmente umano. Si tratta tuttavia di pregiudizi ingiusti, fondati
su false apparenze e sulla ignoranza di ciò che condannano. A dimostrarli è
diretta quest'opera. La quale muove dalla convinzione che nulla di ciò che è
umano è estraneo alla filosofia e che anzi questa è l'uomo stesso, che si fa
problema a se stesso e cerca le ragioni e il fondamento dell'essere che è suo.
L'essenziale connessione tra la filosofia e l'uomo è la prima base dell'indagine
storiografica istituita in questo libro. Su tale base, questa indagine prende a
considerare che la ricerca che da 26 secoli gli uomini dell'occidente conducono
intorno al proprio essere e al proprio destino. Attraverso lotte e conquiste,
dispersioni e ritorni, questa ricerca ha accumulato un tesoro di esperienze
vitali, che occorre riscoprire e far rivivere al di là della veste dottrinale,
che molto spesso le cela anziché rivelarle. Giacché la storia della filosofia è
profondamente diversa da quella della scienza. Le dottrine passate e abbandonate
non hanno più per la scienza significato vitale; e quelle ancora valide fanno
parte del suo corpo vivente e non c'è bisogno di rivolgersi alla storia per
apprenderle e farle proprie. In filosofia la considerazione storica è invece
fondamentale; una filosofia del passato, se è stata veramente filosofia, non è
un errore abbandonato e morto, ma una fonte perenne di insegnamento e di vita.
In essa si è incarnata ed espressa la persona del filosofo, non solo in ciò che
aveva di più suo, nella singolarità della sua esperienza di pensiero e di vita,
ma nei suoi rapporti con gli altri e col mondo in cui egli visse. E alla persona
dobbiamo rivolgerci per scoprire il senso vitale di ogni dottrina. Dobbiamo
fissare in ogni dottrina il centro intorno al quale gravitarono gli interessi
fondamentali del filosofo, e che è insieme il centro della sua personalità di
uomo e di pensatore. Dobbiamo far rivivere davanti a noi il filosofo nella sua
realtà di persona storica per intendere chiaramente, attraverso l'oscurità dei
secoli obliosi o le tradizioni deformanti, la sua parola autentica che ancora
può servirci di orientamento e di guida. Non saranno perciò presentati, in
quest'opera, sistemi o problemi, quasi sostanziati e considerati come realtà
indipendenti; ma figure o persone vive, fatte emergere dalla logica della
ricerca in cui vollero esprimersi e considerate nei loro rapporti con altre
figure e persone. La storia della filosofia non è né il dominio di dottrine
impersonali che si seguano disordinatamente o si concatenino dialetticamente, né
la sfera d'azione di problemi eterni, di cui le singole dottrine siano
manifestazioni contingenti. E' un tessuto di rapporti umani, che si muovono sul
piano si una comune disciplina di ricerca, e che perciò trascendono gli aspetti
contingenti o insignificanti, per fondarsi su quelli essenziali o costitutivi.
Essa rivela la solidarietà fondamentale degli sforzi che mirano a rendere chiara
per quanto è possibile la condizione e il destino dell'uomo; solidarietà che si
esprime nell'affinità delle dottrina come nella loro opposizione, nella loro
concordanza come nella loro polemica. La storia della filosofia riproduce nella
tecnica delle indagini rigorosamente disciplinate lo stesso tentativo che è la
base e il movente di ogni rapporto umano: comprendersi e comprendere. E lo
riproduce nelle stesse vicende di riuscite e di disinganni, di illusioni
risorgenti e di chiarezze orientatrici, e di sempre rinascenti speranze. La
disparità e l'opposizione delle dottrine perdono così il loro carattere
sconcertante. L'uomo ha tentato e tenta tutte le vie per comprendere se stesso,
gli altri e il mondo. Vi è riuscito e vi riesce più o meno. Ma deve e dovrà
rinnovare il tentativo, dal quale dipende la sua dignità di uomo. E non può
rinnovarlo se non rivolgendosi al passato e attingendo dalla storia l'aiuto che
gli altri possono dargli per l'avvenire. Non si troveranno perciò in quest'opera
critiche estrinseche, che pretendano mettere in luce gli errori dei filosofi. La
pretesa di impartire ai filosofi lezioni di filosofia è ridicola, come quella di
fare di una determinata filosofia il criterio e la norma di giudizio delle
altre. Ogni vero filosofo è un maestro o compagno di ricerca, la cui voce ci
giunge affievolita attraverso il tempo, ma può avere per noi, per i problemi che
ora ci occupano, un'importanza decisiva. Bisogna disporsi alla ricerca con
sincerità e umiltà. Noi non possiamo raggiungere, senza l'aiuto che ci viene dai
filosofi del passato, la soluzione dei problemi dai quali dipende la nostra
esistenza singola ed associata. Noi dobbiamo perciò proporre storicamente tali
problemi; e nel tentativo di intendere la parola genuina di Platone o di
Aristotele, di Agostino o di Kant e di quanti altri, piccoli o grandi, abbiano
saputo esprimere un'esperienza umana fondamentale, dobbiamo vedere il tentativo
stesso di mettere in chiaro e portare alla soluzione i nostri problemi. Il
problema di ciò che noi siamo e dobbiamo essere è fondamentalmente identico col
problema di ciò che furono e vollero essere, nella loro sostanza umana, i
filosofi del passato. La separazione dei due problemi toglie al filosofare il
suo nutrimento e alla storia della filosofia la sua importanza vitale. L'unità
dei due problemi garantisce l'efficacia e la forza del filosofare e fonda il
valore della storiografia filosofica. La storia della filosofia salda insieme il
passato e l'avvenire della filosofia. Questa saldatura è l'essenziale storicità
della filosofia. Ma appunto perciò la preoccupazione dell'oggettività, la
cautela critica, la ricerca paziente dei testi, l'aderenza alle intenzioni
espresse dai filosofi, non sono nella storiografia filosofica altrettanti
sintomi di rinuncia all'interesse teoretico, ma le prove più sicure della
serietà dell'impegno teoretico. Giacché chi si attende dalla ricerca storica un
aiuto effettivo, chi vede nei filosofi del passato maestri e compagni di
ricerca, non ha interesse a travisarne l'aspetto, a camuffarne la dottrina, a
metterne in ombra tratti fondamentali. Ha invece tutto l'interesse a
riconoscerne il volto vero, così come chi intraprende un difficile viaggio ha
interesse a conoscere la vera natura di chi gli serve da guida. Ogni illusione o
inganno è in questo caso rovinoso. La serietà dell'indagine condiziona e rivela
l'impegno teoretico. E' evidente, da questo punto di vista, che non ci si può
aspettare di trovare nella storia della filosofia un continuo progresso, la
formazione graduale di un unico e universale corpo di verità. Questo progresso
quale si verifica nelle singole scienze, che una volta impostate sulle loro basi
si accrescono gradualmente per il sommarsi dei contributi singoli, non può
ritrovarsi in filosofia; giacché qui non ci sono verità oggettive e impersonali
che possano sommarsi e integrarsi in un corpo unico, ma persone che dialogano
intorno al loro destino; e le dottrine non sono che espressioni di questo
dialogare ininterrotto, domande e risposte che talora si richiamano e si
corrispondono attraverso i secoli. La più alta personalità filosofica di tutti i
tempi, Platone, ha espresso nella stessa forma letteraria delle sue opere - il
dialogo - la natura vera del filosofare. Nella storia della filosofia non c'è
neppure, d'altra parte, una semplice successione disordinata di opinioni che si
accavallano e distruggano a vicenda. I problemi sui quali verte l'incessante
dialogare dei filosofi hanno una loro logica, che è la disciplina stessa cui i
filosofi liberamente sottopongono la loro ricerca: sicché certe direttive
rimangono a dominare un periodo o un'epoca storica, perché hanno gettato una
luce più viva su un problema fondamentale. Acquistano, allora, una impersonalità
apparente, che fa di esse il patrimonio comune di intere generazioni di filosofi
(si pensi all'agostinismo o all'aristotelismo nella scolastica); ma poi decadono
e tramontano, e tuttavia la persona vera del filosofo non tramonta mai e tutti
possono e debbono interrogarlo per attingerne lume La storia della filosofia
presenta così uno strano paradosso. Non c'è, si può dire, dottrina filosofica
che non sia stata criticata, negata, impugnata e distrutta dalla critica
filosofica. Ma chi vorrebbe sostenere che l'obliterazione definitiva di uno solo
dei grandi filosofi antichi o moderni non sarebbe un impoverimento irrimediabile
per tutti gli uomini? E' che il valore di una filosofia non si misura alla
stregua del quantum di verità oggettiva che essa contiene, ma solo alla stregua
della sua capacità di servire come punto di riferimento (magari soltanto
polemico) per ogni tentativo di intendere se stessi e il mondo. Quando Kant
riconosce a Hume il merito di averlo svegliato dal "sonno dogmatico" e di averlo
avviato al criticismo, formula nel modo più immediato ed evidente il rapporto di
libera interdipendenza che lega tutti insieme i filosofi nella storia. Una
filosofia non ha valore in quanto suscita l'accordo formale di un certo numero
di persone su determinate dottrine, ma solo in quanto suscita ed inspira negli
altri quella ricerca che li conduce a trovare ognuno la propria via, così come
l'autore trovò in essa la sua. Il grande esempio è ancora qui quello di Platone
e di Socrate: per tutta la vita Platone cercò di realizzare il significato della
figura e dell'insegnamento di Socrate procedendo, quando era necessario, al di
là dell'involucro dottrinale in cui apparivano chiusi; e così la più alta e
bella filosofia è nata da un atto ripetuto di fedeltà storica Tutto ciò esclude
che nella storia della filosofia si possa vedere soltanto disordine o
sovrapposizione di opinioni; ma esclude pure che si possa vedere in essa un
ordine necessario dialetticamente concatenato, per il quale la successione
cronologica delle dottrine equivalga allo sviluppo razionale di momenti ideali
costituenti una verità unica che compaia nella sua pienezza alla fine del
processo. La concezione hegeliana fa della storia della filosofia il processo
infallibile di formazione di una determinata filosofia. E così toglie la libertà
della ricerca filosofica, che è condizionata dalla realtà storica della persona
che cerca; nega la problematicità della storia stessa e ne fa un ciclo concluso,
senza avvenire. Gli elementi che costituiscono la vitalità della filosofia vanno
così tutti perduti. In verità la storia della filosofia è storia nel tempo,
quindi problematica; ed è fatta non da dottrine o da momenti ideali, ma da
uomini solidalmente legati alla comune ricerca. Non ogni dottrina successiva nel
tempo è, perciò solo, più vera delle precedenti. Incombe il rischio che
insegnamenti vitali vadano perduti od obliati, come spesso è accaduto ed accade;
e quindi il dovere di ricercare incessantemente il loro significato genuino A
questo dovere obbedisce, nei limiti che mi sono concessi, l'opera presente. In
tale spirito, voglia intenderla e giudicarla ogni lettore.