EMPEDOCLE

 

ORIGINI

 

 

A cura di Sabatino Prosperi

 

 

 

 

ALLA MUSA. ALL’INIZIATO

 

 

Fr. 1

 

O dei, allontanate dalla mia lingua

follia su questi argomenti e fate che da labbra pure

sgorghi una sorgente pura! A Te,

vergine molto desiderata Musa dalle braccia candide

la mia invocazione: reca quanto agli effimeri

è lecito ascoltare, guidando il carro della santità,

docile alle redini! E non ti dispiaccia

cogliere fiori di gloria tra i mortali

con un parlare colmo di purezza e ardimento:

allora giungerai veloce alle vette della sapienza.

Ma adesso scruta ogni cosa con ogni strumento,

come ciascuna diviene evidente, e non prestare fede

alla vista più che all’udito, né all’orecchio che rimbomba

più che agli indizi evidenti della lingua, e non negare fiducia

a nessuna delle altre membra, dove si apra un varco

di conoscenza immediata, e cogli ogni cosa

come essa si manifesta.

 

Fr. 2

 

E tu, Pausania, ascolta, figlio del valente Anchita

 

Fr. 3

 

È cosa molto gradita agli spregevoli

non prestare fede a chi eccelle; ma tu,

come reclama la fidata sapienza della nostra Musa,

conosci, quando il senso ti viene spartito nelle viscere!

 

Fr. 4

 

…custodire, muto, nel tuo cuore

 

Fr. 5

 

Quanti sono i farmaci contro i mali e contro la vecchiaia

Tu apprenderai, perché per te solo io voglio completare tutti questi insegnamenti.

E placherai la furia di venti infaticabili che levandosi sulla terra

Devastano i campi con le loro folate, e se lo desideri,

a tua volta susciterai soffi benefici, e dalla pioggia scura

creerai siccità opportuna per gli umani, e dall’arsura estiva

farai scaturire correnti che nutrono gli alberi e sgorgheranno nell’etere

e trarrai fuori dall’Ade il vigore di un uomo estinto.

 

 

ANGUSTIA DELL’UMANO CONOSCERE

 

 

Fr.6

 

Sciocchi, non si affannano certo in pensieri profondi,

se si aspettano che abbia nascita ciò che prima non era

o che qualcosa perisca e si distrugga del tutto!

 

Fr. 7

 

perché le forze diffuse nelle loro membra sono anguste

e li colgono molti mali che estenuano i pensieri.

Rapidi a morire, nella vita

non scorgono che una piccola parte della vita, e come fumo

innalzandosi dileguano, confinando soltanto

in quello che ciascuno incontra per caso

vagando per ogni dove, e ognuno si vanta

di avere scoperto il tutto. Così difficile per gli umani

è scorgere queste cose, e udirle, e coglierle per l’intuire.

Ma tu, poiché hai preso rifugio qui,

le saprai, perché mente umana non si è levata più in alto.

 

Fr. 8

 

Mai un uomo sapiente avrebbe divinato nella sua mente

che fino a quando vivono quella che dicono vita,

fino ad allora essi sono, e accanto a loro stanno miseria e felicità,

mentre prima di essere foggiati come compagine mortale

e dopo essere stati dissolti, non sono nulla.

 

Fr. 9

 

Ma essi, quando gli elementi vengono alla luce dell’etere,

mescolandosi in forma di uomo o di animali selvaggi

o di virgulto o di uccelli, questo dicono nascere, e quando si disgiungono

questo dicono destino infausto di morte.

Non secondo giustizia attribuiscono nomi. Ma anch’io parlerò secondo l’uso comune

 

Fr. 10

 

E altro ti dirò: non c’è nascita

Per nessuna delle cose mortali, né termine di morte le distrugge,

ma soltanto mescolanza e separazione

di elementi mescolati, che origine viene detta dagli umani

 

Fr. 11

 

Morte…vendicatrice

 

 

SPHAIROS

 

 

Fr. 12

 

Là non si distinguono le membra rapide del sole

né la potenza irsuta della terra, né il mare.

Così nel fitto mistero di Armonia

sta saldo lo Sfero rotondo

che gioisce di avvolgente solitudine.

 

Fr. 13

 

Non discordia nelle sue membra, non lotta che consuma.

 

Fr. 14

 

Ma da ogni parte è uguale a se stesso, e ovunque senza confini,

lo Sfero rotondo che gioisce di avvolgente solitudine.

 

Fr. 15

 

Dal suo dorso non si slanciano due braccia,

non ha piedi, non agili ginocchia.

Ma era Sfero, ovunque identico a se stesso.

 

Fr. 16

 

E nessuna parte del Tutto è vuota o ne trabocca

 

Fr. 17

 

e nulla, del Tutto, è vuoto: da dove potrebbe sopraggiungere qualcosa?

 

Fr. 18

 

Perché non può esserci nascita da ciò che non è, ed è impossibile

che del tutto si distrugga ciò che è, e incredibile: esso sarà sempre

là dove ciascuno, di volta in volta, trovi fondamento.

 

Fr. 19

 

Ma dopo che Contesa strisciò, possente, nelle membra

E salì agli onori al compiersi del tempo

Che ad esse è assegnato a turno per ampio giuramento…

 

Fr. 20

 

Tutte fremevano, una dopo l’altra, le membra del dio

 

 

RADICI DEL COSMO VISIBILE

 

 

Fr. 21

 

Coraggio, ti parlerò delle cose prime e uguali quanto a principio;

da esse divenne manifesto tutto quanto ora vediamo,

la terra e il mare dalle molte onde, l’aria umida

e il Titano etere che serra in cerchio tutte le cose.

 

Fr. 22

 

Apprendi, dapprima, le quattro radici di tutte le cose:

Zeus splendente e Era che dona la vita e Adoneo e Nesti

che con le sue lacrime ricolma la fonte mortale.

 

Fr. 23

 

Come quando i pittori dipingono tavolette votive,

ben esperti nell’arte grazie al loro ingegno,

attingono con le mani tinte multicolori

e mescolandole in armonia, un po’ più

dell’una, dell’altra un po’ meno, e con queste preparano

immagini simili a ogni cosa, creando alberi

e uomini e donne e fiere e uccelli e pesci che abitano

nelle acque e gli dei dalla lunga vita, massimamente onorati;

così non prevalga nella tua mente l’errore che altra sia la fonte

degli esseri mortali, quanti in numero immenso

sono divenuti manifesti. Ma sappi chiaramente queste cose,

udendo la parola che viene dal dio.

 

Fr. 24

 

adunatrice di nembi

 

Fr. 25

 

Con grandi radici affondano nella terra

 

Fr. 26

 

Perché talora accade che corra in questa direzione, talora in altra.

 

Fr. 27

 

Così accade nelle conchiglie dal dorso pesante che vivono nel mare,

sì, nei buccini e nelle testuggini dalla pelle di pietra,

dove vedrai che la terra occupa la parte più esterna del corpo

 

Fr. 28

 

e molti fuochi ardono nel sottosuolo

 

Fr. 29

 

rapidamente in alto

 

Fr. 30

 

non nati

 

 

L’ UNO – MOLTI. AMORE E CONTESA

 

 

FR. 31

 

Duplice cosa dirò: sia l’Uno si accresce dai molti così da essere una cosa sola,

sia si divide, così che dall’ Uno vengano ad essere i molti,

e duplice è la nascita degli essere mortali, duplice la morte;

l’una si genera e distrugge dall’unione di tutte le cose, l’altra,

una volta accresciuta, quando nuovamente si disfanno si invola.

E non finiscono mai, queste cose che perpetuamente trasmutano,

ora di riunirsi tutte in uno per azione di Amore,

ora di essere trascinate ognuna per vie opposte, dall’ostilità di Contesa.

E come l’uno ha appreso a sorgere dai molti

e quando si disfà a sua volta appaiono più cose,

così gli elementi divengono, e non è immutabile la loro vita eterna;

ma proprio poiché non cessano mai di mutare,

dimorano sempre immutabili, nel ciclo.

Ascolta le mie parole, conoscenze che nutrono la mente!

Come anche prima ho detto, annunciando i confini del mio parlare, duplice cosa dirò:

ora l’Uno si accresce dai così da essere una cosa sola,

ora anche si divide, così che dall’Uno vengano a essere i molti,

Fuoco e Acqua e Terra e l’altezza immensa dell’ Aria,

e Contesa, disgiunta da essi ma di pari peso, ovunque,

e Amore, in essi, uguale in lunghezza e larghezza.

Guardala con l’occhio della moneta, non restare con sguardo stupito,

Essa che ritengono innata nelle membra mortali e per Lei nutrono pensieri amorevoli e portano

                                                                                              A compimento opere di concordia, Gioia

Dicendola, e Afrodite! Nessuno che fosse uomo mortale

la scorse aggirarsi tra gli elementi. Ma tu ascolta

il seguito non ingannevole del mio discorso! Gli elementi

hanno tutti forma uguale e sono coevi per nascita,

ma ognuno ha proprie prerogative e indole propria

e predominano a vicenda nel giro del tempo. A essi

niente si aggiunge, niente viene a mancare: perché se perisce del tutto non sarebbe già più.

E che cosa potrebbe accrescere questo tutto, e provenendo da dove? E come potrebbe scomparire,

                                                                                                                      se nulla è vuoto di essi?

Ma sono questi le cose che sono, e trascorrendo gli uni attraverso gli altri

Divengono ora queste ora quelle cose, ma sempre

A se stessi eternamente uguali.

 

Fr. 32

 

Predominano a turno nel volgere del ciclo

E si struggono gli uni negli altri e si accrescono

Secondo la parte assegnata dalla sorte.

Perché sono questi le cose che sono

E trascorrendo gli uni attraverso gli altri

Diventano uomini e stirpi di altre fiere,

ora riunendosi in unico cosmo per azione di Amore,

ora venendo trascinati ognuno per vie opposte dall’ostilità di Contesa,

fino a quando, congiungendosi gli elementi ne emerge l’ Uno- Tutto.

E come l’Uno ha appreso a sorgere dai molti

E quando si disfa a loro volta appaiono più cose,

così gli elementi divengono, e non è immutabile la loro vita eterna;

ma proprio perché non cessano mai di mutare,

dimorano sempre immutabili, nel ciclo.

 

Fr. 33

 

Una stessa cosa i capelli e le foglie e le ali folte degli uccelli,

e le scaglie che nascono su membra robuste

 

Fr. 34

 

Come essi erano anche prima, così saranno,

né mai di entrambi, credo, sarà vuota l’eternità infinita.

 

Fr. 35

 

Amicizia

 

Fr. 36

 

Amore che unisce

 

Fr. 37

 

…due cose lega giuntura

 

Fr. 38

 

Come quando il caglio fissa e lega bianco latte

 

Fr. 39

 

Farina con acqua agglutinando

 

Fr. 40

 

Animo, e guarda questa prova delle parole dette prima,

se in esse vi fosse qualche manchevolezza riguardo alla forma degli elementi: il sole

fulgido a vedersi e ardente in ogni sua parte,

e tutti i corpi celesti, immersi nel calore e nella luce abbacinante,

e la pioggia cupa e gelida, e la terra da cui sorgono le cose compatte e solide.

Nell’ Odio tutto è difforme e contrastante, ma nell’ Amore

Tutto si riunisce e ogni cosa è colta da desiderio dell’altra.

E da essi germinano tutte le cose che erano e sono e saranno, alberi,

umani, fiere, uccelli e i pesci che abitano nell’acqua,

e gli dei della lunga vita, massimamente onorati.

Sono questi le cose che sono, e trascorrono gli uni attraverso gli altri

Divengono cose diverse: tanto grande mutando produce la mescolanza.

 

Fr. 41

 

Questo è ben visibile nella massa delle membra mortali:

ora per azione di Amore noi, in quanto membra che formano il corpo,

ci riuniamo tutte in uno, al culmine della vita fiorente; ora,

separate da maligni Contrasti, vagano ognuno divisa dall’altra

fino alla sponda estrema della vita. E così per gli arbusti

e i pesci che dimorano nelle acque e le fiere

che fanno la tana nei monti, gli uccelli alati.

 

Fr. 42

 

Sole fulgido, Terra, Cielo, Mare

sono una cosa sola con le loro parti che, disgiungendosi da essi,

si sono generate negli esseri mortali. Così fatte simili da Afrodite,

le cose più adatte alla mescolanza si amano tra loro.

Ma sono nemiche le cose che più si differenziano

per origine e mescolanza e immagini impresse,

del tutto inadatte a unirsi, e assai addolorate

per i decreti di Contesa, che diede loro origine.

 

Fr. 43

 

Ma io con rinnovato slancio percorrerò la via dei canti

che ho indicato prima, traendo discorso da discorso

così: quando Contesa è giunta nell’abisso più profondo del vortice

e Amicizia è nel mezzo del turbine, allora

tutte queste cose si riuniscono in esso, per essere una cosa sola,

non in un istante, ma accorrendo volentieri per unirsi, quale da una parte,

quale dall’altra. Da questa mescolanza dilagano

innumerevoli stirpi mortali. Ma in alternanza con quelle che si mescolavano

rimanevano molte cose non miste, quante, in alto,

ne tratteneva Contesa, poiché non si era completamente ritratta da esse

agli estremi confini dell’orbita, ma in alcune membra rimaneva, da altre

era già uscita. E di quanto essa sempre si ritraeva, di tanto

sempre avanzava il dolce immortale slancio

di Amicizia irreprensibile. E subito come mortale

nasceva ciò che prima sapeva di essere immortale, e mescolato

ciò che prima era puro, scambiandosi i propri sentieri:

dilagarono da queste mescolanze innumerevoli stirpi di mortali,

condensate, compatte, adattate nelle più varie immagini, meraviglia a vedersi

 

Fr. 44

 

e mentre si univano, Contesa si ritrasse al limite estremo.

 

 

FORME CAOTICHE PRIMORDIALI

 

 

Fr. 45

 

A lei nacquero molte teste senza collo

E braccia nude erravano prive di spalle

E occhi vagavano solitari, senza fronte.

 

Fr. 46

 

…solitarie

 

Fr. 47

 

Ma dopo che demone sempre più si fu mescolato a demone

queste si combinavano insieme, come ciascuna si incontrava,

e molte altre, oltre a queste, scaturivano continuamente.

 

Fr. 48

 

con piedi ritorti, mani senza forma

 

Fr. 49

 

nascere molti esseri con due volti, e due petti, stirpi

bovine con volto umano, e viceversa sorgere

stirpi d’uomo con cervici bovine, miste

di natura maschile e femminile, di ombrosi

organi provviste

 

 

LA GENERAZIONE DEGLI UMANI

 

 

Fr. 50

 

Animo, ora ascolta come il Fuoco separandosi levò in alto

germogli notturni di maschi e di femmine dalle molte lacrime:

non è discorso vano, né privo di sapienza. Dapprima sorsero dalla terra

modelli integri, che avevano la giusta parte di acqua e di calore;

e li spingeva in alto il Fuoco, volendo raggiungere il simile,

e non esibivano ancora l’aspetto amabile delle membra

né la voce, né il sesso consueto dei maschi.

 

Fr. 51

 

ma la generazione delle membra è sparita: una parte (nel seme) del maschio

 

Fr. 52

 

A ciò si aggiunge la brama, che attraverso la vista risveglia il ricordo.

 

Fr. 53

 

Si riversa in ricettacoli puri: gli uni diventano femmine,

perché incontrano il freddo.

 

Fr. 54

 

prati solcati…di Afrodite

 

Fr. 55

 

Nella parte più calda il ventre è fecondo di maschi,

e per questo gli uomini sono scuri, e più forti, e più villosi.

 

Fr. 56

 

Nel decimo giorno dell’ottavo mese si forma il siero bianco

 

Fr. 57

 

due volte fecondo

 

Fr. 58

 

in sette volte sette giorni

 

Fr. 59

 

pelle di agnello

 

 

DI ALTRI ESSERI MORTALI

 

 

Fr. 60

 

Ma se intorno a questi argomenti il tuo convincimento vacilla ancora,

come dalla mescolanza di acqua, terra, etere e sole

nacquero tante forme di colori di esseri mortali, quanti adesso

ne esistono, in armonia per opera di Afrodite…

 

Fr. 61

 

e come anche gli alberi grandi e i pesci del mare

 

Fr. 62

 

e come allora Ciprie, con sollecitudine,

dopo avere intriso di pioggia la terra,

diede le immagini al fuoco veloce, affinché le domasse.

 

Fr. 63

 

Guidando la stirpe dei pesci, molto feconda, silenziosa

 

Fr. 64

 

e nei corpi, quelli che sono densi all’interno, ebbero tenere le parti all’esterno,

poiché hanno ricevuto dall’azione di Ciprie tale quantità di liquido.

 

Fr. 65

 

Così i grandi alberi producono uova, innanzi tutto olive

 

Fr. 66

 

Per questo i melograni maturano tardivi e sono in rigoglio le mele

 

Fr. 67

 

ma ai ricci chiome di dardi aguzzi si drizzano sul dorso

 

Fr. 68

 

Acqua che esce dalla corteccia e marcisce nel legno, il vino.

 

Fr. 69

 

Nel rigoglio di frutti per tutto l’anno, grazie all’aria.

 

 

IL SIMILE ATTRAE IL SIMILE

 

 

Fr. 70

 

Così il dolce afferra il dolce, l’amaro

si slancia verso l’amaro, l’aspro va verso ciò che è aspro,

l’ardente è attratto da ciò che è ardente.

 

Fr. 71

 

Con la terra vediamo la terra, e l’acqua con l’acqua,

con l’etere l’etere divino, e con il fuoco

il fuoco distruttore, con l’amore l’amore,

e contesa con la contesa funesta.

 

Fr. 72

 

La terra accresce il proprio corpo, l’etere accresce l’etere.

 

 

MESCOLANZE

 

 

Fr. 73

 

e con il bisso si mescola la bacca del sambuco grigioazzurro

 

Fr. 74

 

con il vino…si accorda meglio, ma con l’olio non vuole accordarsi

 

Fr. 75

 

E per quanto spazio i più leggeri si unirono cadendo

 

 

FRAMMENTI GNOMICI

 

 

Fr. 76

 

Congiungendo l’una all’altra le cime dei discorsi

non percorrere compiutamente un solo sentiero

 

Fr. 77

 

anche due volte è bello dire ciò che è necessario

 

Fr. 78

 

Nel confronto con ciò che è presente si accresce l’accortezza degli umani.

 

Fr. 79

 

A seconda di quanti mutamenti subiscono, di tanto sempre muta il loro pensiero.

 

 

DELLA PERCEZIONE

 

 

Fr. 80

 

…ci sono effluvi di tutte le cose che sorgono

 

Fr. 81

 

Come nella notte tempestosa qualcuno, pensando di uscire,

si arma di un lume, splendore di fuoco ardente

e adatta lanterne che riparano da ogni genere di vento

e disperdono il soffio dei venti che spirano, e la luce,

proiettandosi fuori, più lontano che può,

brilla sulla soglia con raggi infaticabili; così allora il fuoco antico

stava serrato in membrane e Lei celava in veli sottili la pupilla rotonda,

ed essi la difendevano dall’acqua profonda che circolava intorno,

e il fuoco si proiettava fuori, il più possibile.

 

Fr. 82

 

della notte solitaria, cieca

 

Fr. 83

 

ma alla fiamma vivace toccò in sorte una piccola parte di terra

 

Fr. 84

 

da essi la divina Afrodite foggiò occhi infaticabili

 

Fr. 85

 

Afrodite, fissando con chiodi d’amore

 

Fr. 86

 

quando per la prima volta nelle mani di Ciprie furono generati insieme

 

Fr. 87

 

Una sola è la visione che nasce dai due.

 

Fr. 88

 

fiutando con le narici frammenti di membra ferine,

quante i viventi ne lasciano dai loro piedi sull’erba tenera

 

Fr. 89

 

Così tutti ebbero in sorte respiro e odori

 

 

FISIOLOGIA

 

 

Fr. 90

 

Così inspirano, tutti gli esseri animati, ed espirano; a tutti

Cannucce di carne, povere di sangue, si estendono lungo la superficie del corpo,

e al loro imbocco fenditure fitte traforano da parte a parte l’estremità dell’epitelio

e trattengono il sangue in modo che venga aperta all’aria una via agevole attraverso i condotti.

E non appena il sangue tenero si ritrae, l’aria, gorgogliando, si riversa con onde impetuosa,

e quando il sangue guizza in alto, l’animale espira nuovamente: come quando una bambina,

giocando con la “clessidra” di rame rifulgente, sigilla con la bella mano l’apertura del collo

e immerge lo strumento nel corpo tenero dell’acqua argentea, e non una goccia

penetra dentro il vaso, ma la respinge la massa di aria che preme dall’interno

sulle fessure fitte, finché la bimba non lasci fluire la corrente compatta;

allora, poiché l’aria viene meno, vi penetra una quantità uguale di acqua.

Così anche quando l’acqua sta dentro le profondità del vaso di rame

e il collo e l’imboccatura sono chiusi da mano mortale,

l’aria che viene da fuori, forzando per entrare, trattiene l’acqua

intorno alla soglia dell’imbuto gorgogliante, dominandone la sommità,

finché la mano non la lasci libera, e allora, nuovamente, se l’aria si avventa al contrario di prima, l’acqua, fatalmente, ne esce.

Nello stesso modo, quando il sangue tenero, gorgogliando via attraverso le membra, si ritrae all’interno con flusso contrario, subito la corrente dell’aria discende come un’onda,

e quando il sangue guizza in alto, di nuovo di corpo espira una quantità uguale di aria.

 

Fr. 91

 

Ma la terra si incontrò con questi in parti del tutto proporzionate, con Efesto

e pioggia e etere lucente, dopo avere ormeggiato nei porti perfetti di Ciprie,

in proporzioni maggiori, oppure più piccole degli altri,

e da essi si formarono il sangue e le altre specie di tessuti.

 

Fr. 92

 

E la terra generosa, nei suoi ampi crogioli,

riceve due parti su otto di Nesti rifulgente, quattro di Efesto;

e nacquero le ossa bianche, divinamente connesse dai vincoli di Armonia.

 

Fr. 93

 

ricco di sangue

 

 

DEI PIANETI

 

 

Fr. 94

 

se fossero senza limiti le profondità della terra e l’etere generoso,

come fu vanamente proferito da folli parole per bocca di molti

che del Tutto hanno capito ben copo.

 

Fr. 95

 

Helios dai dardi acuti, Selene benevola

 

Fr. 96

 

ma esso, condensatosi, orbita in mezzo al cielo

 

Fr. 97

 

…dal di sotto ostacola i suoi raggi fino al suolo

e oscura tanta parte della terra quanta è l’ampiezza della luna

dall’occhio chiaro

 

Fr. 98

 

così il raggio di sole, colpendo l’ampio cerchio della luna…

 

Fr. 99

 

Con sguardo intrepido sfolgora di contro all’Olimpo

 

Fr. 100

 

Intorno alla terra in forma di cerchio si aggira una luce straniera

 

Fr. 101

 

gira tutto intorno come il mozzo del carro, che all’estrema…

 

Fr. 102

 

rimira di fronte a sé il sacro cerchio del suo signore

 

Fr. 103

 

e la Terra genera la notte, opponendosi ai suoi raggi

 

 

NATURA NATURATA

 

 

Fr. 104

 

Vento, o grande pioggia, reca Iride dal mare

 

Fr. 105

 

Sudore della terra, il mare.

 

Fr. 106

 

Braccato dai colpi del sole si raggrumò in sale

 

 

DELLA MENTE COSMICA

 

 

Fr. 107

 

Se infliggendoli nei tuoi fitti precordi

Contempli con buona disposizione dei spirito e attenzione pura,

tutti questi insegnamenti ti saranno vicini per l’eternità,

e a partire da questi ne acquisirai molti altri: di per se stessi

si accrescono secondo l’indole di ciascuno, ove a ciascuno è la sua vera origine.

Ma se tu coltiverai altri fini, spregevoli, quali ne perseguono,

innumerevoli, gli umani, e che ne offuscano i pensieri,

essi ti abbandoneranno ben presto, con il volgere del tempo,

desiderando fare ritorno alla propria intima scaturigine:

sappi che tutte le cose hanno conoscenza, e il destinato intuire.

 

Fr. 108

 

A partire da questi tutti gli esseri vengono connessi in armonia,

e per opera di essi sono attraversati da conoscenza, e gioiscono, e si addolorano.

 

Fr. 109

 

E per tale volere della sorte tutte le cose attraversa conoscenza

 

Fr. 110

 

è nutrito nei fiotti di sangue che gli guizzano incontro

e in esso più che altrove c’è quello che dagli umani è detto intuito:

sangue che circonda il cuore, questo è per gli umani l’intuito.


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