Lo studio della produzione filosofica di Gentile non può
prescindere dalla considerazione della sua incessante attività di organizzatore
culturale in cui si distinse, prima insieme a Benedetto Croce, e poi, senza di
lui, a partire dal 1924. Con Croce, oltre a curare alcune collane editoriali,
crearono la Critica nel 1903, la rivista che divenne l’organo di diffusione
dell’idealismo italiano e un importante punto di riferimento della cultura
europea. Dalle pagine della Critica Gentile ebbe modo di partecipare al
dibattito filosofico italiano e di rispondere alle critiche che venivano mosse
alla sua filosofia. Nel 1907, qualche mese prima del VI Congresso della
Federazione degli insegnati delle scuole medie, al quale partecipò come
relatore, Gentile fondò, insieme a Giuseppe Lombardo Radice, una rivista
pedagogica dal titolo Nuovi Doveri che si fece portavoce dell’esigenza di
cambiamento che Gentile avvertiva per la scuola italiana e che culminò con la
riforma del 1923-24. Mentre sviluppava il suo attualismo, Gentile avvertì il
bisogno di creare una rivista propria che fosse l’organo di diffusione della sua
filosofia e della sua scuola filosofica: nel 1920 nacque il Giornale Critico
della Filosofia Italiana che riuniva tutti coloro che al sistema gentiliano si
ispiravano o che si erano formati nella sua scuola e a quali la rivista offriva
la possibilità di pubblicare testi che sarebbero loro risultati utili per
carriere e concorsi. Durante la prima guerra mondiale Gentile iniziò a
collaborazione con diversi giornali, tra cui il Resto del Carlino e il Nuovo
Giornale di Firenze, per promuovere, durante la guerra, la sua battaglia contro
l’attendismo ( gli articoli saranno poi pubblicati nei due volumi Guerra e Fede
del 1919 e Dopo la vittoria del 1920) e dopo il conflitto per tentare di
dirigere la ricostruzione culturale e politica della nazione. Nello stesso
periodo Gentile iniziò a definire meglio i caratteri del proprio impegno
politico: vide nel nascente partito fascista, la forza nuova in grado di
traghettare l’Italia nel delicato periodo del dopoguerra e l’unico in grado di
assicurarle un governo e uno Stato forte e stabile. Nel 1923 venne nominato dal
governo Mussolini ministro della Pubblica Istruzione e nello stesso anno si
iscrisse al partito; benché si dimise dal governo nel 1924, dopo l’assassinio di
Matteotti, più per difendere l’operato di Mussolini che per dissociarsi
dall’accaduto, esercitò sempre un controllo sulla politica del governo,
controllo che gli permise di combattere, ma non sempre di vincere, i tentativi
di modifica della riforma della scuola promossi dai ministri che gli
succedettero. Durante la sua militanza nel partito, Gentile, oltre che direttore
di numerose riviste e collane, e curatore di varie opere, fu, tra l'altro: nel
1924 Presidente della Commissione dei Quindici,1925 Presidente della Commissione
dei Diciotto, dal 1925 al 1937 Presidente dell'Istituto Nazionale Fascista di
Cultura, ideatore e dal 1925 Direttore Scientifico della Enciclopedia italiana,
dal 1926 al 1928 Presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione,
dal 1928 R. Commissario della Scuola Normale Superiore di Pisa e dal 1932
Direttore della stessa, dal 1932 Presidente dell'Istituto Italiano di Studi
Germanici, dal 1933 Presidente dell'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo
Oriente, dal 1941 Presidente della Domus Galileana di cui fu promotore, dal 1943
Presidente dell'Accademia d'Italia. Senza dubbio l’Enciclopedia Italiana rimane
la sua iniziativa più importante: essa fu realizzata da Gentile nel 1925 grazie
all’aiuto finanziario e organizzativo dell’industriale Treccani. Il manifesto
che annunciava a grandi linee l’opera, uscì il 26 giugno 1925 ed era seguito da
un elenco di 1410 collaboratori. Il primo volume dell’Enciclopedia apparve nel
1929, dopo quattro anni di gestazione; all’opera avrebbero dovuto contribuire
tutti gli intellettuali italiani, perché essa, nei programmi di Gentile, doveva
rappresentare una sorta di monumento alla unità della cultura italiana. Ma poche
settimane prima dell’uscita del manifesto dell’Enciclopedia, era stato
pubblicato da Gentile Il Manifesto degli intellettuali fascisti a cui Croce
aveva risposto col Manifesto degli intellettuali antifascisti: gli intellettuali
italiani dovettero scegliere da che parte stare, e malgrado le ripetute
rassicurazioni dello stesso Gentile sull’imparzialità dell’opera, alcuni
abbandonarono la redazione per la censura che le loro voci subirono sulle
pressioni esercitate in particolar modo dal Vaticano (esemplari furono le
polemiche tra Gentile e padre Gemelli, rettore dell’Università Cattolica, e tra
Gentile e padre Tacchi Venturi, rappresentante delle autorità ecclesiastiche
all’interno della redazione). Sebbene queste defezioni influirono sullo sviluppo
dell’opera, l’Enciclopedia ebbe comunque una considerevole base di
collaboratori, anche tra gli intellettuali antifascisti ed ebrei; e questo le
consentì un certo prestigio e imparzialità, frutto della regia di Gentile e
della diplomazia che il filosofo spesso usò per controbattere agli attacchi che
arrivavano dai fascisti radicali e dall’area cattolica (in particolar modo dopo
il Concordato). Negli ultimi anni del regime, Gentile, che era ormai diventato
un personaggio scomodo per molti fascisti (tanto da far circolare, dopo la
morte, la voce che erano stati gli stessi fascisti ad ucciderlo), venne
destinato a ruoli culturalmente importanti (fu presidente dell’Accademia
d’Italia), ma politicamente poco rilevanti.
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