DAVID HUME

I MIRACOLI


A cura di Gigliana Maestri



Come scrive Hume nella Ricerca sull'intelletto umano, "non vi è alcuna testimonianza in grado di stabilire un miracolo". A ben guardare, la nostra credenza nell'autorità della Scrittura e nella religione cristiana è fondata sulla testimonianza oculare degli apostoli, che videro personalmente i fatti prodigiosi compiuti da Gesù. Secondo Hume, basta questa semplice affermazione per sostenere che la credenza nella nostra religione ha un'autorità minore rispetto ad ogni credenza attualmente attestata dai sensi. Si ricordi, a questo proposito, quanto afferma Hume nel Trattato sulla natura umana: "E' chiaro che, quando una conclusione è tratta da un oggetto immediatamente, senza causa o effetto intermedio, la convinzione è più forte e la persuasione più viva di quando l'immaginazione è trasportata attraverso una lunga catena di argomenti, per quanto infallibile appaia la connessione di ciascun anello". Ciò spiega il motivo per cui la credenza in un semplice fatto attestato attualmente dai nostri sensi è più vivace rispetto ad una credenza che deriva da una lunghissima catena di argomenti, quale appunto la credenza nella nostra fede cristiana. Un uomo saggio, afferma Hume, proporziona sempre la sua credenza all'evidenza. Esistono esperienze e fatti assolutamente certi, tali che si ripeteranno sempre allo stesso modo. Ci sono, invece, numerosissimi fatti che non hanno la medesima evidenza: in questo caso, occorre essere prudenti, soppesare tutti gli argomenti in contrasto e poi scegliere sulla base della maggiore o minore probabilità. Fedele all'orizzonte teorico dell'empirismo, Hume sostiene che in tutte le questioni di fatto dobbiamo lasciarci guidare soltanto dall'esperienza; pertanto, l'esperienza è il criterio cui dobbiamo affidarci anche nel caso delle testimonianze relative ai miracoli. Sulla base dell'esperienza, sappiamo che, spesso, possiamo prestare fede ai resoconti che ci vengono proposti da altri uomini; tuttavia, ancora in base all'esperienza, sappiamo che le testimonianze altrui possono anche non rivelarsi attendibili. A volte, i fatti che ci vengono narrati sono così incredibili e straordinari che il loro grado di evidenza subisce una diminuzione fino a scomparire. Ciò avviene nel caso dei miracoli, che risultano effettivamente incredibili. Hume nega poi l'esistenza dei miracoli appellandosi alle leggi di natura: la costanza e l'uniformità di esse costituisce una prova inconfutabile dell'impossibilità dei miracoli. In altri termini, i miracoli sono violazioni delle leggi di natura, e, in quanto violazioni, sono inammissibili. Quindi, tornando al punto di partenza, non esiste alcuna testimonianza sufficiente a garantire l'esistenza dei miracoli, a meno che la testimonianza sia tale che la sua falsità sarebbe più miracolosa del fatto stesso che intende attestare, e comunque, in tal caso, ci sarebbe una distruzione reciproca di argomenti. Vari sono poi gli altri motivi in base ai quali dovremmo essere fortemente scettici a proposito dei miracoli. Prima di tutto, non esiste neppure un miracolo testimoniato da un numero sufficiente di uomini così colti, così intelligenti e dotati di una moralità tale da non poter sollevare lo scetticismo di nessuno. In secondo luogo, gli uomini sono naturalmente inclini ad essere attratti da ciò che appare stravagante, favoloso ed incredibile; la cultura può costituire un freno in questo senso, ma non può estirpare completamente una tendenza tipica della natura umana. A tale proposito, scrive Hume: "I molti esempi di miracoli inventati, di profezia e di eventi soprannaturali che, in tutte le età, o sono stati smascherati da un'evidenza contraria o si sono smascherati da se stessi colla loro assurdità, provano a sufficienza la forte inclinazione degli uomini allo straordinario ed al meraviglioso, e dovrebbero ragionevolmente far sorgere dei sospetti contro tutte le narrazioni di questo genere". Occorre poi considerare che i racconti relativi ad eventi miracolosi abbondano soprattutto presso i popoli più incolti e barbari, fatto che dovrebbe scoraggiarci a credere in essi. Inoltre, c'è un'altra ragione che diminuisce considerevolmente la presunta autorità dei cosiddetti "prodigi": non c'è, per alcuno di essi, testimonianza che non sia contrastata da un numero infinito di testimoni oculari. Tenendo anche conto della falsità, del bigottismo e dell'astuzia della maggior parte degli uomini, persino un miracolo attestato da un gran numero di testimoni oculari può essere agevolmente respinto come pura invenzione. Purtroppo, i racconti relativi ai miracoli si diffondono con facilità. Quando nasce una nuova religione, gli uomini saggi e dotti non se ne preoccupano, ritenendo che si tratti di cose di poco conto. Perciò non smascherano la frode all'inizio, e, quando vogliono farlo, è ormai troppo tardi. Inoltre, per combattere contro una frode si devono usare gli stessi mezzi ricavati dalla testimonianza di coloro che hanno costruito l'inganno, e si tratta di argomenti troppo sottili per la maggior parte del popolo. L'esperienza c'insegna che nessuna testimonianza riguardante un miracolo è mai assurta al livello di probabilità, ancor meno al livello di prova. Soltanto l'esperienza conferisce autorità alla testimonianza umana, ed è sempre l'esperienza che ci offre la certezza delle leggi di natura. Quando questi due generi di esperienza sono in contrasto, l'unica cosa che possiamo fare è sottrarre l'una dall'altra, ed accogliere un'opinione, sia nell'una che nell'altra direzione, con la certezza che deriva dall'esperienza residua. Ma tale sottrazione, rispetto alle religioni popolari, equivale ad una totale riduzione a zero. E pertanto, possiamo stabilire con maggiore sicurezza che, come si è detto, non esiste alcuna testimonianza in grado di attestare un miracolo. In conclusione, afferma Hume, possiamo affermare l'impossibilità di giustificare la religione cristiana in base ad argomenti razionali. La verità è che "chiunque sia mosso dalla fede...è consapevole di un miracolo continuo che avviene nella sua stessa persona, e che sconvolge tutti i principi della sua intelligenza, e lo spinge a decidere di credere a ciò che è sommamente contrario alla consuetudine ed alla esperienza". In altri termini, Hume conclude ironicamente sostenendo che l'unico vero miracolo cui assistiamo è quello di vedere persone che credono per fede: "la religione cristiana...nemmeno oggi può esser creduta da qualunque persona ragionevole senza un miracolo".

(Testo di riferimento: David Hume, Ricerca sull'intelletto umano, sez. X, Dei miracoli, in Opere, a cura di E. Lecaldano e E. Mistretta, vol. II, Bari, Laterza, 1993, terza edizione)

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