PLATONE
SOCRATE: Ti devo molta riconoscenza, Teodoro, per avermi fatto conoscere Teeteto e nello stesso tempo anche lo
straniero. (1)
TEODORO: Presto, Socrate, mi ringrazierai tre volte tanto, non appena essi ti avranno tratteggiato sia la figura del
politico, sia quella del filosofo.
SOCRATE: Bene. In questo modo, caro Teodoro, diremo di aver ascoltato ciò dalla persona più capace per quanto
riguarda i calcoli e la geometria?
TEODORO: In che modo, Socrate?
SOCRATE: Benché tu abbia assegnato un uguale valore a ciascuno di questi uomini, essi, per il loro effettivo
valore, sono distanti l'uno all'altro più di quanto si possa rappresentare secondo una proporzione matematica propria
della vostra arte.
TEODORO: Bene, Socrate, per il nostro dio Ammone, e giustamente, e certamente con buona memoria mi
rimproveri per il mio errore di calcolo.
Di questo ti chiedo conto più tardi. E tu, straniero, non stancarti affatto di essere compiacente nei nostri confronti,
ma subito, sia che tu scelga prima l'uomo politico, sia che tu scelga il filosofo, quando lo hai scelto, comincia a trattarlo.
STRANIERO: Questo lo si deve fare, Teodoro: una volta che abbiamo cominciato l'esame di queste cose, non si
devono lasciare prima di averle condotte a termine. Ma con questo nostro Teeteto come devo regolarmi?
TEODORO: A proposito di che cosa?
STRANIERO: Lo lasceremo riposare prendendo al suo posto il suo compagno di esercizi, questo Socrate qui? O
cosa consigli?
TEODORO: Fai questa sostituzione, proprio come dici: poiché sono entrambi giovani, sopporteranno più facilmente
ogni fatica, se si riposeranno.
SOCRATE: E può darsi, straniero, che entrambi abbiano chissà da dove una certa parentela con me. Per quanto
riguarda uno di loro, voi dite che mi assomigli per le fattezze del volto, per quanto riguarda l'altro, ha il nome uguale al
mio, e il nome fa pensare ad una certa familiarità. Noi dobbiamo essere sempre attenti nel riconoscere chi ci è affine
durante le conversazioni. Con Teeteto dunque ho intrecciato io stesso ieri delle conversazioni e adesso l'ho ascoltato
mentre rispondeva, ma di Socrate non posso dire né una cosa né l'altra. Bisogna che anche costui sia posto sotto
osservazione. A me dunque risponda più avanti, adesso invece risponda a te.
STRANIERO: Sarà così . Socrate, hai ascoltato Socrate?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Sei d'accordo con quello che dice?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Mi sembra che da parte tua non ci siano opposizioni, e allo stesso modo, per quel che mi riguarda,
dovrei avere ancora meno ragioni di oppormi. Ma dopo il sofista è necessario, per quel che mi sembra, che noi due
prendiamo in esame l'uomo polì tico. Allora dimmi: dobbiamo porre anche costui fra le persone dotate di scienza, o
come facciamo?
SOCRATE IL GIOVANE: Facciamo così .
STRANIERO: Dobbiamo allora distinguere le scienze, come quando prendevamo in esame il precedente?
SOCRATE IL GIOVANE: Forse sì .
STRANIERO: Non proprio secondo la stessa procedura, Socrate, mi sembra che deve avvenire la divisione.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Allora secondo un'altra procedura.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra verosimile.
STRANIERO: Dove si troverà il sentiero della politica? Infatti bisogna trovarlo, e, dopo averlo distinto dagli altri,
dobbiamo assegnargli un unico tratto distintivo, e dopo aver indicato per le altre diramazioni del sentiero un'altra unica
specie, dobbiamo fare in modo che la nostra anima pensi tutte le scienze come appartenessero a due specie.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo, io credo, è ormai tuo compito, straniero, e non mio.
STRANIERO: Bisogna, Socrate, che sia compito anche tuo, quando la questione ci sia chiara.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene.
STRANIERO: Dunque l'arte del calcolo e alcune altre arti affini a questa non risultano prive dell'aspetto operativo,
offrendo invece soltanto quello coonoscitivo?
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: Mentre le arti che riguardano la costruzione di case e tutte quelle manuali possiedono un aspetto
scientifico che è connaturato ed inerente così per dire all'aspetto operativo, e insieme conducono a compimento i corpi
da essi generati e che prima non esistevano.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: In questo modo allora separa tutte le scienze, chiamando le une "operative", le altre "conoscitive".
SOCRATE IL GIOVANE: Sia pure così : dell'unica scienza considerata nella sua interezza vi siano due specie.
STRANIERO: Considereremo forse il politico come un re, come un padrone, e ancora come un amministratore della casa, chiamando con tutti questi nomi una sola cosa, oppure diciamo che vi sono tante arti quante sono i nomi con cui
vengono chiamate? Ma preferisco che tu mi segua di qui.
SOCRATE IL GIOVANE: Per dove?
STRANIERO: In questa direzione. Se un privato cittadino sia in grado di dare un parere a uno dei medici che
esercitano pubblicamente la professione, non è necessario assegnargli il nome dell'arte identico a quello che possiede
colui a cui dà consigli?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E allora? Se un privato cittadino è in grado di consigliare chi regna su una regione, non diremo che
possiede la scienza che necessariamente deve possedere il governante stesso?
SOCRATE IL GIOVANE: Lo diremo.
STRANIERO: Ma l'arte di regnare non appartiene a chi è davvero re?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E chi la possiede, che sia un governante o un privato cittadino, non sarà in ogni caso corretto
chiamarlo "uomo regale", proprio in virtù di quest'arte?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , mi sembra giusto.
STRANIERO: Lo stesso discorso vale per l'amministratore della casa e per il padrone.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Come allora? Ci sarà forse una certa differenza fra l'organizzazione di una grande famiglia e la
dignità di un piccolo Stato, dal punto di vista del potere?
SOCRATE IL GIOVANE: Nessuna.
STRANIERO: E forse, in base a quel che abbiamo adesso esaminato, è chiaro che vi è un'unica scienza che riguarda
tutto ciò: sia che uno la chiami "regia" o "politica" o "dell'amministrazione della casa", non c'è alcuna differenza tra noi
e quello.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Ma questo è chiaro, ossia che ogni re ha ben poche possibilità di mantenere il potere con le proprie
mani e in generale con la forza fisica, in confronto alla perspicacia e alla forza dell'animo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , è chiaro.
STRANIERO: Vuoi che affermiamo che il re ha più familiarità con il conoscere che con l'arte manuale e in generale
pratica?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: La politica e il politico, l'arte del regnare e il re, noi riuniremo tutto ciò in un medesimo punto, come
se si trattasse di un unico concetto?
SOCRATE IL GIOVANE: è chiaro.
STRANIERO: Non potremmo procedere in successione logica, dividendo, dopo di ciò, l'aspetto conoscitivo delle
scienze?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Presta attenzione se ci sarà possibile scorgere una fenditura all'interno di questo aspetto.
SOCRATE IL GIOVANE: Spiegami quale.
STRANIERO: Questa qui. Prima vi era per noi una certa arte del calcolo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: La quale appartiene, io credo, assolutamente al gruppo delle arti che possiedono l'aspetto
conoscitivo.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: All'arte del calcolo che riconosce la differenza fra i numeri assegneremo forse un compito più
grande, oltre a quello di dare un giudizio a ciò che riconosce?
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: E ogni architetto non opera lui stesso, ma sovrintende quelli che operano.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Mette a disposizione la conoscenza, non la manualità.
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: A buon diritto si potrebbe dire che partecipa dell'aspetto conoscitivo della scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Ma, credo, a costui che giudica non conviene porre un termine né abbandonare il lavoro, come fa chi
calcola, ma deve ordinare a ciascuno di quelli che operano ciò che è conveniente, finché essi non abbiano realizzato
quanto è stato loro affidato.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Non contengono forse tutte quante l'aspetto conoscitivo le arti di questo genere e quante si
accompagnano all'arte del calcolo, anche se questi due generi si differenziano fra loro perché uno fornisce giudizi e
l'altro comanda?
SOCRATE IL GIOVANE: Così sembra.
STRANIERO: Dunque se di tutta quanta la scienza conoscitiva distinguessimo definendo una parte "preposta al
comando" e l'altra "preposta al fornire giudizi", potremmo dire di aver operato un'accurata divisione?
SOCRATE IL GIOVANE: Secondo la mia opinione sì .
STRANIERO: Per chi compie un qualcosa insieme è preferibile essere dello stesso avviso.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Finché noi prendiamo insieme parte di questa conversazione dobbiamo lasciar perdere i pareri degli
altri.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Avanti, in quale di queste due arti potremmo considerare colui che esercita l'arte del regnare? Lo
porremo nell'arte preposta a fornire giudizi, come fosse un osservatore, o piuttosto lo considereremo come appartenente
a quella preposta al comando, dal momento che si tratta di un padrone?
SOCRATE IL GIOVANE: E come non orientarci piuttosto per quest'ultima?
STRANIERO: Bisognerebbe a sua volta osservare l'arte del comando per vedere se in qualche modo si può
suddividere. E mi sembra che la suddivisione possa essere concepita così : come l'arte dì coloro che rivendono al minuto
si distingue chiaramente da quella di chi vende i propri prodotti, anche il genere regio mi pare che sia distinto da quello
degli araldi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Ricevendo in un primo tempo i prodotti comprati da altri, i rivenditori a loro volta li rivendono in un
secondo tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dunque anche la classe degli araldi, ricevendo ordini pensati da altri, in un secondo tempo
impartisce a sua volta ordini ad altri.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: E allora? Uniremo insieme all'arte regia quella di chi interpreta, di chi esorta, dell'indovino,
dell'araldo, e molte altre arti affini a queste, le quali hanno tutte quante la caratteristica di impartire degli ordini? Oppure
vuoi, secondo il raffronto che abbiamo fatto poco fa, che anche il nome rappresentiamo sulla base di questo raffronto,
dal momento che anche il genere di coloro che esercitano il potere assoluto non ha pressoché nome, e così distinguiamo
queste cose, e cioè considerando il genere dei re nell'arte del potere assoluto, senza occuparci di tutto il resto, ma
lasciando che attribuiscano un altro nome alle altre?
La ricerca che abbiamo intrapreso riguarda colui che esercita un potere, non il suo contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Poiché tale specie è stata convenientemente distinta da quelle, avendo cioè distinto il potere che si
esercita in vece altrui da quello connaturato a chi lo impartisce, non è forse quest'ultimo che a sua volta è necessario
dividere, se c'è ancora la possibilità che una qualche divisione si presenti in noi al suo interno?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E a me sembra che ci sia: ma seguimi e dividi con me.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Non troveremo che tutti quelli che esercitano un potere, quanti ne possiamo immaginare, e che si
servono del comando, comandano in funzione dì un qualcosa che deve essere generato?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Non è assolutamente difficile separare in due parti tutte le cose che vengono generate.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Fra tutte queste distinguiamo quelle inanimate da quelle animate.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Proprio in base a queste suddivisioni, dividiamo la parte dell'arte conoscitiva che si occupa del
comando, se vogliamo dividerla.
SOCRATE IL GIOVANE: In base a quale criterio?
STRANIERO: Assegnando una sua parte alla generazione di ciò che è inanimato, un'altra a quella di ciò che è
animato: e ogni cosa così risulterà ormai divisa in due.
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente sì .
STRANIERO: Tralasciamo allora una di queste parti, e prendiamo l'altra, e dopo averla presa, divideremo il tutto in
due parti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale delle due dici che si deve prendere?
STRANIERO: Senza dubbio la parte che riguarda il comando degli animali viventi. Infatti non è compito della
scienza regia presiedere gli esseri inanimati, come quella degli architetti, ma, cosa più nobile, gli animali viventi, ed è
relativamente ad essi che dispone del suo potere.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: E per quanto riguarda la nascita e l'allevamento degli animali viventi si potrebbe osservare che da un
lato vi è l'allevamento individuale, e dall'altro la cura comune della prole quando si trova in gruppi.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Ma troveremo che il politico non alleva il singolo, come un bifolco o uno scudiero, ma sarà simile
piuttosto ad un allevatore di cavalli e anche di buoi.
SOCRATE IL GIOVANE: Quel che stato appena detto è evidente.
STRANIERO: Chiameremo allora quella parte dell'allevamento dei viventi nella quale molti animali insieme partecipano in comune all'allevamento "allevamento in gruppo" oppure "allevamento in comune"?
SOCRATE IL GIOVANE: Vanno bene l'uno e l'altro termine, così come ci capiterà nel discorso.
STRANIERO: Bene, Socrate: se eviterai di occuparti troppo seriamente dei nomi, apparirai più ricco di intelligenza
man mano che ti avvicini alla vecchiaia. Ora dobbiamo fare come ci ordini: per quanto riguarda l'allevamento in
gruppo, potrai forse vedere in quale modo, avendo messo in luce che l'oggetto della ricerca è duplice, quel che ora si
ricerca nel doppio in seguito si ricercherà nella metà?
SOCRATE IL GIOVANE: Ci proverò. Anche a me sembra che vi sia una forma di allevamento propria degli
uomini e un'altra propria delle fiere.
STRANIERO: Hai diviso nel modo assolutamente più premuroso e con grande disinvoltura: e speriamo che per
quanto è possibile in futuro non dobbiamo sopportare questo inconveniente.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Facciamo attenzione a non separare una parte troppo piccola rispetto alla grandezza e al numero del
tutto, e a non separarla dalla specie cui appartiene: ma la parte che viene separata abbia sempre insieme la specie. è
bellissimo separare direttamente dal resto l'oggetto della ricerca, nel caso in cui questo si svolga in modo corretto, come
tu poco fa hai fatto, quando, ritenendo di avere tra le mani la distinzione, hai affrettato il discorso, vedendo che si
orientava verso gli uomini: ma, amico, non è un lavoro sicuro il lavoro d'intaglio, ma è molto più sicuro procedere
tagliando attraverso le parti mediane, e sarà più facile imbattersi nei tratti distintivi delle cose. Questo è assolutamente
importante nella ricerca.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire con questo, Straniero?
STRANIERO: Bisogna che io cerchi di spiegarmi ancor più chiaramente, per la benevolenza che nutro verso il tuo
carattere, Socrate. Nell'attuale circostanza è impossibile chiarire tutto senza tralasciare nulla. Si deve cominciare a
spostare in avanti, anche se di poco, il problema, perché sia più comprensibile.
SOCRATE IL GIOVANE: Come mi spieghi che non abbiamo agito bene poco fa facendo quella divisione?
STRANIERO: In questo modo: come se uno volendo intraprendere la divisione in due parti del genere umano,
dividesse come molti di qui dividono, e cioè la stirpe dei Greci come un'unità separata da tutte, mentre, per quanto
riguarda tutte le altre stirpi, che sono infinite di numero e non hanno relazioni di nessun tipo e che non s'intendono le
une con le altre per la diversità della lingua, le chiamano con un unico nome "barbaro", e credono che si tratti anche, in
virtù di quest'unica denominazione, di un unico genere. Oppure, come se un tale ritenesse di dividere il numero in due
specie separando il numero diecimila da tutti gli altri, quasi per distinguerlo in un'unica specie, e assegnando a tutto il
resto un unico nome, e, in base a quella denominazione, anche quest'ultimo genere, separato da quell'altro, ritenesse che
fosse diverso dal primo e unico. Dividerebbe meglio e in maniera più attinente alla divisione, secondo le specie e per
due, chi separasse il numero in pari e dispari, e la stirpe umana in maschio e femmina, mentre separasse i Lidi o i Frigi
(2)
o alcuni altri popoli opponendoli a tutti gli altri, allorquando fosse nella difficoltà di trovare che l'uno e l'altro dei
termini che ha separato costituiscono un genere e una parte nello stesso tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo. Ma la difficoltà consiste proprio in questo, Straniero: come si potrebbe
comprendere con maggiore chiarezza che il genere e la parte non sono la medesima cosa, ma sono differenti fra loro?
STRANIERO: Oh, carissimo fra tutti gli uomini, non fai una richiesta di poco conto, Socrate. Ora noi abbiamo
divagato più del dovuto dal discorso che avevamo stabilito, ma tu ci chiedi di divagare ancora di più. Ora dunque, com'è
naturale, torniamo di nuovo indietro: seguiremo queste cose in seguito, in un momento di tranquillità, cercandone le
tracce. Ma a questo fatto in ogni caso fai attenzione: non credere di aver mai udito da me una chiara distinzione di
queste cose.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Che cioè specie e parte sono diverse fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: E perché?
STRANIERO: Perché quando vi sia una specie di qualcosa, è necessario che sia anche parte della cosa di cui è detta
specie; ma non vi è alcuna necessità che la parte sia specie. In questo modo piuttosto che in quell'altro, Socrate, devi
dire che sempre mi esprimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sarà così .
STRANIERO: Spiegami questa cosa dopo di ciò.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Il punto da cui è partita la digressione che ci ha condotti qui. Sono per lo più convinto che è partita
da quel momento in cui, interrogato su come si deve dividere l'allevamento in gruppo, tu hai affermato con grande zelo
che due erano i generi degli animali viventi, quello umano, e l'altro che comprende tutti gli altri animali e che è
anch'esso unico.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: E allora mi sembrò che tu, separando una parte, ritenessi di tralasciare tutto il resto come fosse un
unico genere, poiché avevi un medesimo nome da assegnare a tutti costoro che rimanevano, chiamandoli "bestie".
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , anche questo era così .
STRANIERO: Probabilmente, o giovane fra tutti più ardito, se ci fosse un altro animale dotato di intelligenza, come
sembra che siano le gru, o qualche altro simile, che denomini secondo gli stessi criteri che hai adottato tu,
contrapponendo l'unità del genere della gru a tutti gli altri animali viventi, e veneri il proprio genere, radunando insieme, invece, tutti gli altri generi, compreso quello degli uomini, non potrebbe fare a meno di chiamarli usualmente
"bestie". Cerchiamo allora di guardarci da simili errori.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Evitando di dividere tutto il genere degli animali viventi, per essere meno esposti agli errori.
SOCRATE IL GIOVANE: Non bisogna esaminare così .
STRANIERO: E infatti anche allora si sbagliava prendendo questa direzione.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Quella parte della scienza conoscitiva che era preposta al comando e che in un certo senso
riguardava, secondo noi, il genere dell'allevamento degli animali, riguardava gli animali in gruppo. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Già allora tutto il genere animale era stato diviso in domestico e selvatico. Quelli che hanno una
natura che si può addomesticare si dicono "domestici", quelli che si mostrano ritrosi all'addomesticamento, "selvatici".
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Quella scienza cui noi stiamo dando la caccia si doveva e si deve ricercare fra gli animali domestici,
presso gli animali che vivono in gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Non dividiamo dunque, come allora, rivolgendo la nostra attenzione al tutto, e non affrettiamoci, per
giungere rapidamente alla politica. Infatti questo ha fatto sì che noi anche ora provassimo quella condizione di cui parla
il proverbio.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Siccome non abbiamo diviso bene e con tranquillità siamo giunti più tardi al traguardo.
SOCRATE IL GIOVANE: Ed è quasi un bene, Straniero, che si sia verificato ciò.
STRANIERO: Sia così . Cerchiamo di dividere un'altra volta dal principio l'allevamento in comune: forse la stessa
discussione, nel corso della sua esposizione, ti chiarirà meglio anche ciò verso cui stai tendendo. E spiegami questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Questa cosa, se ti è capitato di averla spesso sentita da alcuni: io so infatti che non ti è mai successo
di venire a conoscenza degli allevamenti di pesci nel Nilo e di quelli che sono negli stagni regali: tutt'al più li avrai
osservati nelle fontane.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente: questi ultimi li ho visti anch'io, mentre degli altri ho appreso l'esistenza da
molte persone.
STRANIERO: E per quanto riguarda gli allevamenti delle oche e quelli delle gru, quand'anche non fossi andato
errando per la pianura tessalica, sei stato informato e sei convinto che esistano.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Ti ho rivolto tutte queste domande per questo motivo, perché l'allevamento degli animali in gruppo
avviene sia in acqua sia sulla terra ferma.
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: Non sembra anche a te di dover dividere in questo modo la scienza che si occupa dell'allevamento in
comune, assegnando l'una e l'altra parte di essa all'una e all'altra forma di allevamento, denominando l'una "allevamento
in acqua" l'altro "allevamento sulla terra ferma"?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , mi sembra giusto.
STRANIERO: E non staremo a ricercare a quale delle due arti appartiene il genere regio. è universalmente chiaro.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Ognuno dividerebbe il genere dell'allevamento sulla terra ferma che fa parte dell'allevamento in
gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Distinguendo fra animali che volano e animali che camminano sulla terra.
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: E allora? Il politico si deve ricercare nella classe di coloro che camminano sulla terra? Non credi che
anche la persona più stolta, così per dire, la penserebbe così ?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , lo penso.
STRANIERO: Bisogna dimostrare che la scienza che riguarda l'allevamento degli animali che camminano si divide
in due parti, come poco fa per ì l numero.
SOCRATE IL GIOVANE: è chiaro.
STRANIERO: Mi sembra di vedere due vie che si rivolgono verso quella parte in cui il nostro discorso si è mosso:
una, che è la più veloce, che separa una piccola parte da una grande parte, l'altra, che contiene in sé quel principio per
cui prima dicevamo che bisogna il più possibile dividere a metà, è più lunga. è possibile percorrere una delle due strade,
quale delle due vogliamo.
SOCRATE IL GIOVANE: Come? Non possiamo percorrerle entrambe?
STRANIERO: Insieme sì , carissimo: una alla volta, è chiaro che si può.
SOCRATE IL GIOVANE: Allora una alla volta entrambe io le scelgo.
STRANIERO: Non è difficile, perché il resto da dire è poco: ma in principio, o se ci fossimo trovati a metà strada,
sarebbe stato per noi difficile rispondere alle tue richieste. Ora invece, se ci pare giusto così , prendiamo prima la strada più lunga: non essendo ancora stanchi, più facilmente la percorreremo. Considera questa divisione.
SOCRATE IL GIOVANE: Dimmi.
STRANIERO: Fra gli animali domestici, quelli che camminano sulla terra e vivono in gruppo sono da noi divisi per
natura secondo due specie.
SOCRATE IL GIOVANE: In base a che cosa?
STRANIERO: In base alla natura di quelli che sono generati senza le corna e quelli che ne sono provvisti.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , mi sembra.
STRANIERO: Divisa in due la scienza del condurre al pascolo gli animali che camminano, attribuisci una
definizione all'una e all'altra parte, servendoti del discorso. Sarebbe per te un'impresa più difficile del solito se fossi tu a
volerle denominare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come bisognerebbe dire?
STRANIERO: Così : divisa in due la scienza del condurre al pascolo gli animali che camminano, una delle due parti
va assegnata alla classe degli animali con le corna e che vivono in gruppo, l'altra alla classe degli animali che vivono in
gruppo e sono senza corna.
SOCRATE IL GIOVANE: Sia così come è stato detto: in ogni caso è stato sufficientemente dimostrato.
STRANIERO: Ed è per noi evidente che il re conduce al pascolo una mandria di animali scornati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come non sarebbe chiaro?
STRANIERO: Dopo aver spezzato questa mandria, tentiamo di assegnargli quello che gli spetta.
SOCRATE IL GIOVANE: Va bene.
STRANIERO: Vuoi forse dividerla in base a quegli animali che hanno l'unghia spezzata e in base a quelli che hanno
la cosidetta unghia unita, o in base all'incrociarsi o meno delle razze? Hai capito.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Che la famiglia dei cavalli e degli asini ammette per natura il generarsi per incrocio di una razza con
l'altra.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Quanto al resto della mandria di animali domestici dalla fronte spianata, non possono unirsi una
specie con un'altra specie per generare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: E allora? Ci sembra che il politico abbia cura della natura che permette l'incrociarsi delle razze o
quella che ammette solo l'incrocio con la propria razza?
SOCRATE IL GIOVANE: è chiaro che si occupa di quella specie che non consente contatti con razze diverse.
STRANIERO: E quest'ultima, come si è fatto prima, a quanto pare noi dobbiamo dividere in due.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , lo dobbiamo fare.
STRANIERO: E la famiglia degli animali viventi che sono domestici e vivono in gruppo è stata ormai tutta quanta
divisa, fatta eccezione per due generi.
Infatti il genere dei cani non è degno di essere annoverato fra gli animali che crescono in gruppo.
SOCRATE IL GIOVANE: No, certo. Ma come distinguere i due generi?
STRANIERO: Come sarebbe giusto che Teeteto e tu dividiate, dal momento che voi due capite la geometria.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Con la diagonale e di nuovo con la diagonale della diagonale.(3)
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: La natura, di cui è fornita la stirpe di noi uomini, ha forse generato, per il nostro camminare,
qualcosa di diverso dalla diagonale che è in potenza due piedi?
SOCRATE IL GIOVANE: Nulla di diverso.
STRANIERO: E la natura che appartiene al restante genere avviene a sua volta sulla base di una diagonale che ha
come potenza la diagonale della nostra potenza, se è vero che è stata generata due volte due piedi.
SOCRATE IL GIOVANE: Come non potrebbe essere? Comprendo quel che vuoi spiegare.
STRANIERO: Inoltre non possiamo osservare, Socrate, un'altra di quelle cose che giustamente si potrebbero
ritenere degne di riso e che ci è capitata mentre dividevamo?
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Il nostro genere umano è stato unito in sorte e posto in concorrenza con il genere più semplice e
insieme più facile a trattarsi.(4)
SOCRATE IL GIOVANE: Vedo l'assurdità in cui ci siamo imbattuti.
STRANIERO: E allora? Non è logico che ultimo giunga il più lento?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , avviene così .
STRANIERO: Non ci rendiamo conto di questo, che ancor più ridicolo appare il re che è in concorrenza con il
gregge, e che, correndo, si mette in competizione con colui che fra gli uomini è il più allenato in questa agevole vita?
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: Ora, Socrate, è maggiormente chiaro quel che si detto allora nella ricerca intorno al sofista.(5)
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Vale a dire che in base a questo procedimento di condurre i discorsi, non ha più importanza ciò che è
più dignitoso rispetto a ciò che non lo è, e questo metodo non svaluta affatto ciò che non ha alcun valore rispetto a ciò che ha più valore, ma tende di per sé a cogliere la verità più pura.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra verosimile.
STRANIERO: Dunque, dopo di ciò, perché tu non mi preceda domandandomi la via più breve di cui si parlava
quando si cercava un termine per il re, non sarò io stesso a precederti?
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente sì .
STRANIERO: Dico che allora si doveva dividere direttamente il genere degli animali che camminano sulla terra in
bipedi e quadrupedi, ma osservando che il genere umano era ancora legato in sorte con il solo genere degli alati,
bisognava dividere di nuovo il gruppo dei bipedi nell'essere sprovvisti di piume e nell'esserne provvisti, e fatta questa
divisione e avendo ormai messo in luce l'arte del condurre al pascolo gli uomini, portando l'uomo politico e regio per
collocarlo come un auriga su di essa, gli si dovevano consegnare le redini dello Stato, poiché gli sono familiari e poiché
possiede questa scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: Va bene, come se avessi pagato il debito, hai pronunciato questo discorso, aggiungendo
come interesse la digressione e saldandolo completamente.
STRANIERO: Avanti, riassumiamo il discorso sul nome da assegnare all'arte del politico, riprendendolo dall'inizio
fino alla fine.
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: Della scienza conoscitiva vi era per noi all'inizio una parte relativa al comando: una sua parte,
rappresentata secondo un'analogia, fu definita "preposta al comancfo assoluto".
L'allevamento degli animali viventi fu a sua volta separato dall'arte del comando assoluto come fosse un suo genere,
e non di poco conto: e una specie dell'allevamento degli animali viventi fu quello dell'allevamento in gruppo, dal quale
a sua volta fu distinta la scienza del condurre al pascolo gli animali che camminano.
Da quest'ultimo genere fu separata in particolare l'arte di allevare animali senza corna. E quanto alla parte di essa
che non è la meno importante, si devono intrecciare tre definizioni insieme, se si vuole raccoglierla in un solo nome,
chiamandola "scienza del condurre al pascolo animali di razza non incrociata". E quella sezione che si separa da
quest'ultima, l'unica ancora rimasta per il gregge bipede e che si occupa del guidare gli uomini, proprio questa è ormai
l'oggetto della ricerca, e l'abbiamo chiamata "arte del regnare" e "politica" nello stesso tempo.
SOCRATE IL GIOVANE: Ma certamente.
STRANIERO: E veramente, Socrate, abbiamo compiuto questa ricerca così come tu ora hai detto?
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Abbiamo trattato l'argomento proposto in modo assolutamente esaustivo? Oppure proprio questo
principalmente la ricerca ha tralasciato, di svolgere sì il discorso, ma di non elaborarlo in modo del tutto esaustivo?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Tenterò di rendere ancora più chiaro a noi due quel che ora penso.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare.
STRANIERO: Fra le numerose arti che prima ci sono apparse e che sono preposte al condurre le greggi degli
animali viventi, non era forse una sola la politica e di un solo gruppo si occupava?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Il discorso ha appurato che questa non è la scienza che si occupa del nutrimento dei cavalli né delle
altre fiere, ma dell'allevamento in comune degli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: Osserviamo la differenza che passa fra tutti i pastori e i re.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Osserviamo il caso in cui uno degli altri che possiede il nome di un'altra arte gli dica e pretenda dì
voler diventare insieme a lui allevatore del gregge.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: I commercianti, ad esempio, e i contadini e tutti i fornai, e inoltre i maestri di ginnastica e la classe
dei medici, tu sai che tutti costoro potrebbero assolutamente contendere con il ragionamento con i pastori che
conducono al pascolo il genere umano, e che abbiamo chiamato "politici", dal momento che essi stessi si prendono cura
dell'allevamento umano, e non solo del gregge degli uomini, ma anche di quello dei loro capi?
SOCRATE IL GIOVANE: Parlerebbero in modo corretto?
STRANIERO: Forse. Questo lo vedremo, per ora sappiamo che nessuno entrerà in controversia con l'allevatore di
buoi su nessuna di queste argomentazioni, ma egli stesso, l'allevatore di buoi, si occupa del nutrimento delle mandrie, è
medico, è come un paraninfo, e riguardo al parto e alla cura dei neonati è l'unico in grado di conoscere l'arte ostetrica. E
ancora, per quanto i suoi piccoli nati ricevano in parte quella quantità di gioco e di musica concessa dalla natura, nessun
altro è più capace di lui nell'addolcirli e nell'addomesticarli rendendoli mansueti ed essendo perfettamente in grado di
eseguire la musica per il suo gregge mediante gli strumenti e la nuda bocca. Lo stesso comportamento vale per gli altri
pastori. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Come dunque il nostro discorso intorno al re può rivelarsi corretto e inattaccabile, quando lo
consideriamo pastore e allevatore del gregge umano, privilegiando nella scelta lui solo, anche se molti altri rivendicano
quel primato?
SOCRATE IL GIOVANE: Non può esserlo affatto.
STRANIERO: Dunque poco fa avevamo ragione di temere sospettando di aver colto con il discorso la forma del
potere regale, ma di non essere stati capaci di delineare con precisione la figura del politico, cosa che non potrà mai
accadere fin tanto che, liberandolo da coloro che gli si sono riversati addosso e da quelli che gli sono avversari per
quanto riguarda i diritti sulla pastorizia, e separatolo da quelli, riusciremo a mostrarlo da solo e nella sua purezza. è
giusto?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Dobbiamo far ciò, Socrate, se non vogliamo che alla fine il nostro discorso sia screditato.
SOCRATE IL GIOVANE: No, non dobbiamo assolutamente far questo.
STRANIERO: Partendo da un altro principio dobbiamo di nuovo percorrere un'altra strada.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Mescolando nel discorso un gioco, per così dire. Dobbiamo servirci di una parte cospicua di un mito
importante, e per il resto, come prima, distinguendo una parte da un'altra, giungeremo al vertice della nostra ricerca.
Non è giusto così ?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Presta attenzione al mio mito, come fanno i bambini: in fondo non hai lasciato da molti anni i giochi
di bambino.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare.
STRANIERO: Fra i racconti di un tempo - e molti altri ve ne saranno ancora - vi era anche il presagio che riguarda
quella che fu chiamata la contesa di Atreo e di Tieste.(6)
Hai certamente ascoltato e ricordi quel che dicono che accadde allora.
SOCRATE IL GIOVANE: Alludi forse all'indizio divino rappresentato dall'agnello dal vello d'oro?
STRANIERO: Nient'affatto, ma al mutamento del tramonto e del levar del sole e degli altri astri, poiché dove ora si
levano, in quel luogo allora tramontavano, mentre sorgevano dalla parte opposta, sin quando il dio, avendo reso
testimonianza ad Atreo, mutò il corso degli astri nella fase attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: In effetti si dice anche questo.
STRANIERO: E da molti abbiamo udito della sovranità di Crono.(7)
SOCRATE IL GIOVANE: Da moltissimi, direi.
STRANIERO: E allora? E sul fatto che anticamente si veniva generati dalla terra e non secondo accoppiamenti
reciproci?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questa è una di quelle cose che anticamente si è raccontata.
STRANIERO: Tutte queste cose traggono origine da una medesima condizione, e, oltre a queste, innumerevoli altre
e ancora più meravigliose di queste, ma per la quantità di tempo trascorsa alcune di esse sono andate perse, altre invece
ci sono giunte in ordine sparso e si narrano ciascuna separata da un'altra. Ora si deve parlare di quella condizione che fu
responsabile di tutti questi racconti e che nessuno mai disse: una volta spiegata, ci servirà per le nostre argomentazioni
riguardanti il re.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici benissimo. Parla senza tralasciare nulla.
STRANIERO: Ascolta. Questo universo ora è lo stesso dio che lo guida insieme nel cammino e lo segue nei suoi
movimenti, ora lo lascia andare, quando i movimenti circolari dell'andata abbiano ormai raggiunto il limite di tempo
prestabilito, e di nuovo, muovendosi spontaneamente, volge la sua orbita dalla parte opposta, poiché è un essere vivente
che ha ottenuto in sorte un'intelligenza per opera di colui che lo ha costituito in principio. Questo ritornare indietro è di
necessità generato dentro di lui per questa ragione.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quale?
STRANIERO: Conviene identificare la condizione per cui si è identici a se stessi e sempre allo stesso modo
solamente con ciò che più di tutto è divino, mentre la natura del corpo non appartiene a questo ordine. Ciò che noi
abbiamo chiamato "cielo" e "cosmo" ha ricevuto da chi lo ha generato molti attributi divini, ma prende parte anche della
natura del corpo: da questo fatto deriva che gli è impossibile non prendere assolutamente parte del mutamento, anche se
per quanto gli è possibile, stando quanto più può identico a se stesso, si muove di un solo movimento.
Perciò assunse il moto di circonvoluzione, proprio perché minima fosse la deviazione del suo movimento. A
nessuno è consentito volgere da sé continuamente se stesso se non a colui che guida tutti i corpi che si muovono: ma
d'altra parte non gli è concesso muoversi ora in un senso, ora in quello contrario. In base a tutto ciò non dobbiamo
affermare né che sia il cosmo stesso a muovere sempre se stesso, né che sia sempre interamente fatto ruotare dal dio
secondo movimenti circolari che siano di due tipi diversi ed opposti, né che lo volgano due dèi che hanno intendimenti
opposti fra loro, ma come è stato detto poco fa e ora è l'unica cosa che rimane, e cioè che ora è condotto da una causa
divina da esso diversa, procurandosi nuovamente la vita e ricevendo dall'artefice l'immortalità ristoratrice, ora invece,
quando viene lasciato, si muove da solo, e l'abbandono avviene in un occasione tale che possa percorrere al suo ritorno
molte decine di migliaia di orbite, per il fatto che essendo un complesso enorme e assai equilibrato si muove poggiando
su un piede piccolissimo.
SOCRATE IL GIOVANE: Tutto quello che hai trattato mi sembra assai verosimile.
STRANIERO: Dopo aver riflettuto su quel che abbiamo appena detto, osserviamo quella condizione che prima
abbiamo affermato che sia responsabile di tutti gli eventi prodigiosi. Ed ecco questa condizione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Essa consiste nel fatto che il movimento circolare del tutto ora si svolge secondo il movimento attuale, ora al contrario.
SOCRATE IL GIOVANE: E qual è il nesso allora con quei miti?
STRANIERO: Si deve ritenere che questo mutarsi sia fra tutti i movimenti che avvengono nel cielo quello più
imponente e più completo.
SOCRATE IL GIOVANE: è verosimilmente così .
STRANIERO: Dunque bisogna pensare che imponenti mutamenti si verifichino allora anche in noi che abitiamo
all'interno di esso.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo fatto mi pare verosimile.
STRANIERO: Non sappiamo che la natura degli animali viventi sopporta di malanimo i mutamenti di grande
portata, numerosi e della specie più varia?
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Necessariamente avvengono dunque in quell'occasione gli stermini più grandi degli altri animali, e
anche il genere degli uomini sopravvive in piccola parte: riguardo a costoro avvengono altri patimenti, numerosi,
incredì bì lì e inaspettati, ma questo è il più importante e che si accompagna al rivolgimento dell'universo, allorquando
avviene il mutamento della direzione nel senso opposto a quello attuale.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale?
STRANIERO: Quell'età che ciascuno degli animali viventi aveva, questa per prima fra tutte si fermò, e tutto quanto
era mortale cessò di procedere verso la vecchiaia senza avere più i tratti distintivi di questa età, e mutando direzione in
senso contrario veniva generato più giovane e più tenero: i capelli bianchi dei più vecchi diventavano neri, le guance
lisce di coloro che portano la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa, e i corpi dei giovani,
diventando ogni giorno e ogni notte lisci e più piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili ad essi sia
nell'anima sia nel corpo. Da questo punto in poi, consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D'altro canto, i cadaveri
di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di questi stessi eventi, rapidamente scomparivano e in
pochi giorni venivano annientati.
SOCRATE IL GIOVANE: Come si generavano, in quel tempo, straniero, gli animali viventi? E in che modo
nascevano gli uni dagli altri?
STRANIERO: è chiaro, Socrate, che in quel tempo la natura non consentiva gli accoppiamenti reciproci, mentre
quel genere che allora si diceva che nascesse dalla terra, proprio questo in quel tempo esisteva, il quale appunto
ritornava alla vita dalla terra, e di questo genere conservavano memoria i nostri primi antenati, che vivevano nel tempo
che seguiva la fine del ciclo precedente, e che dunque nascevano all'inizio di questo: di questi discorsi cui molti ora
ingiustamente non prestano fede, costoro si fecero araldi per noi. Bisogna, credo, considerare quello che avviene
successivamente. Questo infatti è quel che segue al ritorno dei vecchi alla natura di bambini, e cioè che da morti che
sono e che nella terra si trovano, tornando ivi nuovamente a ricomporsi ed essendo richiamati in vita, seguono la
direzione della nascita che ritorna indietro, prendendo la direzione opposta; ed essendo di necessità generati, secondo
questo discorso, come figli della terra, assumono così il nome e la definizione, per quanti di essi il dio non condusse
verso un'altra sorte.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo è senza dubbio ciò che viene dopo quella situazione precedente. Ma quella vita
che tu dici che si sviluppò al tempo della potenza di Crono si verificò in quei cicli o in questi? è chiaro che negli uni e
negli altri cicli accade che si venfica il mutarsi del moto degli astri e del sole.
STRANIERO: Hai seguito bene il discorso. Quanto alla tua domanda sul fatto che tutto veniva generato
spontaneamente per gli uomini non riguarda affatto il ciclo che c'è ora, ma anche questo si verificava in quello anteriore.
Allora il dio guidava innanzitutto la stessa rotazione, prendendosene totalmente cura, e - cosa che avviene allo stesso
modo anche adesso in alcuni luoghi - tutte le parti del cosmo venivano ripartite dagli dèi che le governavano: e dei
demoni divini come fossero pastori avevano ripartito anche gli animali viventi secondo i generi e i gruppi, e ciascuno
bastava in tutto a ciascun gruppo essendo esso stesso pastore, sicché non vi era nessun essere selvatico e nessuno
procurava cibo all'altro, e non esisteva affatto guerra né rivolta. Ma vi sarebbe molto altro da dire riguardo a quel che
segue a tale assetto dell'universo. Quanto si dice degli uomini e della loro vita in cui tutto si generava spontaneamente,
si è detto per questo motivo. Il dio li guidava ed era loro capo, come adesso gli uomini, che sono animali più vicini alla
natura divina, portano al pascolo le altre specie a loro inferiori: quando il dio li portava al pascolo non vi erano forme di
governo, né acquisti di donne e di figli. Tutti ritornavano in vita dalla terra, e non vi era alcun ricordo delia situazione
precedente: questi beni allora mancavano, però avevano abbondanza di frutti dagli alberi e da molta altra vegetazione,
senza esser generati mediante l'agricoltura, ma offerti spontaneamente dalla terra. Nudi e senza coperte vivevano
trascorrendo la maggior parte del tempo all'aria aperta: le stagioni erano temperate perehé non provassero dolore, e
avevano confortevoli letti costituiti dall'erba abbondante che cresceva di continuo dalla terra. La vita di cui stai
ascoltando il racconto, Socrate, è quella di coloro che vissero al tempo di Crono: questa di adesso, invece, che il
discorso indica come del tempo di Zeus, tu stesso la stai sperimentando di persona. Saresti in grado e vorresti giudicare
la più felice fra queste due esistenze?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Vuoi che io giudichi per te in qualche modo?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se allora coloro che furono allevati da Crono, avendo essi molto tempo a disposizione e la possibilità
di poter incontrarsi e discorrere non solo con gli uomini, ma anche con le bestie, si servivano di tutte queste circostanze favorevoli per la filosofia, conversando con gli animali e fra loro, e cercando di sapere da tutte le specie se una che in
possesso di una particolare capacità avesse mai fatto esperienza di qualcosa che si distinguesse dal resto nell'accrescere
il capitale dell'intelligenza, si giudicherà facilmente il fatto che vi è un'immensa differenza, in relazione alla felicità, fra
quelli che vivono adesso e quelli che vivevano allora: ma se riempiendosi a sazietà di cibo e di bevande conversavano
fra loro e con gli animali dicendo quel che vien detto di essi anche ora, anche questo, secondo quel che mi sembra, è
assai facile da giudicare.
Tuttavia lasciamo perdere queste cose, finché non compaia qualcuno capace di spiegarci se quelli che vissero in quel
tempo avessero desiderio della scienza e del far uso dei discorsi: noi dobbiamo parlare del motivo per cui abbiamo
risvegliato il mito affinché possiamo portare a compimento quello che ci resta ancora da dire dopo questo.
Dopo che il tempo di tutti questi eventi ebbe fine, e bisognava che il mutamento avvenisse, e tutto il genere di coloro
che si erano generati dalla terra era ormai annientato, avendo ogni anima pagato il debito mediante la generazione di
tutte le specie, e ricadendo sulla terra sotto forma di semi tante volte quante a ciascuna era stato ordinato, allora il
timoniere dell'universo, come lasciando la barra dei timoni, si ritirò nella sua vedetta, e a quel punto il destino e un
innato desiderio fecero di nuovo fare una conversione al cosmo. Tutti gli dèi che governavano nei loro luoghi insieme
alla divinita pì u importante, riconoscendo ormai quel che era avvenuto, lasciarono le parti del cosmo di cui essi si
occupavano: e quello, mutando direzione e scontrandosi nelle sue parti, messo in moto dagli opposti impulsi, uno al
principio e l'altro alla fine, provocando in esso una grande scossa, determinò un altro sterminio di animali d'ogni sorta.
Dopo questi eventi, trascorso il tempo necessario, facendo ormai cessare il tumulto e lo scompiglio, e ottenuta la calma
dopo quegli sconvolgimenti, esso si dispose in modo da mantenere il ritmo consueto della sua corsa, avendo cura e
forza esso stesso delle cose che avvenivano in sé e di se stesso, cercando di ricordare, per quanto possibile,
l'insegnamento del suo artefice e padre. In principio dunque realizzava questo in modo più preciso, alla fine invece in
modo più fiacco: causa di questo è la sua parte corporea che vi è nella mescolanza, che è la proprietà congenita della
natura di un tempo, poiché partecipava di un grande disordine prima di giungere all'ordine attuale. Tutto il bene di cui è
provvisto lo possiede in virtù di colui che lo ha escogitato: ma da quella sua condizione di un tempo riceve tutte quante
le difficoltà e i difetti che sono nel cielo, e le riproduce negli animali viventi.
Quando allevava in sé gli animali insieme al suo pilota, le cose che non andavano erano di poco conto, mentre vi
generava grandi beni: quando invece si separa da quello, immediatamente dopo l'abbandono guida sempre tutte le cose
nel modo migliore, ma andando avanti nel tempo e ingenerandosi in esso l'oblio, prende sempre più potere la sua antica
condizione di mancanza d'armonia, e alla fine del tempo ecco che degenera, e i beni hanno scarso valore, mentre,
facendo un'abbondante fusione dei mali corrispondenti, corre il rischio di giungere alla distruzione di se stesso e delle
cose che sono in esso. Perciò il dio che già un tempo lo ha ordinato, vedendo che si trova in difficoltà, preoccupato che
quello, trovandosi nella tempesta e nello scompiglio, si annienti e affondi nel mare infinito della dissomiglianza,
tornando nuovamente a sedere presso il timone di quello, volgendo in un'altra direzione ciò che era stato attaccato dal
morbo o si era dissolto nella fase precedente, quando il cosmo era stato abbandonato a se stesso, lo ordina e,
raddrizzandolo, lo rende immortale e senza vecchiaia. Questa è la fine delle cose che abbiamo raccontato: per quanto
riguarda l'argomentazione del re è sufficiente collegarci al discorso di prima. Avendo il cosmo mutato direzione, e presa
la strada che porta alla generazione di adesso, l'età di nuovo si fermò, e si ripetevano fatti nuovi e opposti a quelli di
prima. Crescevano gli animali viventi che poco mancava che scomparissero per la piccolezza, mentre i corpi appena
nati dalla terra, diventati vecchi, di nuovo morivano e scendevano nella terra.
Anche tutte le altre cose mutavano, imitando e accompagnando ciò che l'universo provava, e anche l'imitazione della
gravidanza, della nascita, e dell'allevamento si accompagnava di necessità all'andamento in generale: non era più
possibile che l'animale venisse generato nella terra a causa dell'accordo di elementi eterogenei, ma come all'universo era
stato ordinato di essere signore assoluto del suo cammino, così allo stesso modo anche alle stesse sue parti era
provenuto l'ordine da una simile direzione, per quanto era possibile, di concepire da sole, di generare, e di allevare. E
siamo ormai arrivati alla ragione per cui tutto il discorso si è messo in moto.
Sugli altri animali ci sarebbe molto da dire e si potrebbe fare una lunga esposizione sull'origine da cui ciascuna ha
mutato il suo corso e sulla ragione di ciò: sugli uomini invece il discorso è più breve, e più conveniente in questa sede.
Privati della cura di quel dio che ci possedeva e che ci guidava al pascolo, tutti gli altri numerosi animali che avevano
natura feroce diventarono selvatici, mentre gli uomini stessi, deboli e senza protezione, venivano sbranati da quelli, e in
quei tempi primitivi erano ancora senza mezzi né risorse, poiché era mancata l'alimentazione spontanea, e non sapevano
procurarsela, per il fatto che in precedenza non erano stati costretti da necessità alcuna. Per tutti questi motivi erano
venuti a trovarsi in difficoltà enormi. Di qui provengono i doni, come anticamente si narra, donati a noi dagli dèi
insieme al necessario insegnamento ed educazione: il fuoco da Prometeo,(8) e le arti da Efesto (9) e dalla sua compagna
d'arte,(10) i semi e le piante da altri. E tutto quanto è servito a stabilire la vita umana è provenuto da questi doni, dal
momento che, come si è appena finito di dire, gli dèi smisero di occuparsi degli uomini, e questi dovevano da soli
guidare se stessi e aver cura di sé, come tutto il cosmo, a imitazione del quale e nella cui compagnia viviamo e siamo
per tutto il tempo generati, ora in questo modo, un tempo in quell'altro. Abbia così termine il mito, e noi lo useremo per
vedere quanto abbiamo sbagliato mostrando nel discorso precedente l'uomo regale e quello politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Come e quanto grave è l'errore che tu dici che abbiamo causato?
STRANIERO: Da un lato è cosa di poco conto, dall'altro è assai dannoso e ben maggiore e più grave di quanto mi
sembrava allora.
SOCRATE IL GIOVANE: In che senso?
STRANIERO: L'errore consiste nel fatto che, interrogati sul re e sul politico che provengono dal ciclo attuale e dalla
generazione attuale, abbiamo detto del pastore che proviene dal ciclo opposto che guidava le mandrie umane di allora, e
per di più divino anziché mortale, e proseguendo in questa direzione siamo andati del tutto fuori strada: quanto invece al
fatto che lo abbiamo messo in rilievo come colui che governa tutto lo Stato, senza dire in che modo lo diventi, pur
avendo detto in questo senso il vero, non si è detto tutto e nemmeno in modo chiaro, e per questa ragione, anche se
meno gravemente di quell'altra circostanza, abbiamo sbagliato.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: Bisogna allora che, delineando a quanto pare il modo con cui governa lo Stato, speriamo di fornire
così in maniera compiuta la definizione di uomo politico.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Per queste ragioni abbiamo anche presentato il mito, perché, riguardo all'allevamento in gruppo, si
potesse dimostrare non solo che tutti lo pretendono, in concorrenza con colui che rappresenta l'oggetto della nostra
ricerca, ma anche perché osservassimo con maggior chiarezza che colui al quale unicamente spetta, secondo l'esempio
dei pastori e degli allevatori di buoi, di aver cura dell'allevamento umano, è anche l'unico degno di portare quel nome.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Credo, Socrate, che questo ritratto del pastore divino sia ancora troppo sproporzionato rispetto al
paragone con il re, poiché gli uomini politici che vivono adesso sono simili a quelli che da essi sono governati,
soprattutto se si considerano i loro caratteri, e sono molto più vicini anche per quanto riguarda l'educazione e
l'allevamento di cui prendono parte.
SOCRATE IL GIOVANE: Senza dubbio.
STRANIERO: Non servirebbe né poco né molto farne oggetto della nostra ricerca, sia che si generino in un modo o
in quell'altro.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Ritorniamo nuovamente indietro di qui. A proposito di quella che dicevamo che fosse arte del potere
assoluto per gli animali viventi, che si prendeva cura non di uno solo ma di tutti insieme, e che allora chiamammo
direttamente "arte dell'allevamento in gruppo", ti ricordi ancora?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Riguardo a quest'arte in un certo senso abbiamo sbagliato: non siamo stati assolutamente in grado di
comprendere in essa l'uomo politico né di assegnargli un nome, ma si è celato alla nostra vista sfuggendo alla
definizione che volevamo assegnargli.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Sono tutti gli altri pastori che prendono parte all'allevamento delle singole mandrie, mentre l'uomo
politico non vi prende parte: ma noi gli abbiamo comunque assegnato il nome da ciò, mentre gli si doveva assegnare il
nome di un qualcosa comune a tutti questi.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici la verità, se mai esisteva tale nome.
STRANIERO: Perché non si poteva dire che il prendersi cura era un'attività comune a tutti, quando non si delineasse
né come allevamento né come un'altra attività? Ma se l'avessimo chiamata "arte di prendersi cura del gruppo" o "arte di
prendersi cura" o "di averne premura", in base a tutte queste definizioni ci sarebbe stato possibile comprendere anche il
politico insieme agli altri, dal momento che questa è l'indicazione che ha fornito il discorso.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto. Ma secondo quale criterio avremmo fatto, dopo dì ciò, la divisione?
STRANIERO: Secondo gli stessi criteri che abbiamo adottato prima, dividendo l'arte dell'allevare in gruppo in
esseri che camminano e in esseri che non volano, in quelli che non permettono incroci di razze e in quelli senza corna, e
dividendo secondo questi stessi criteri anche la scienza che si prende cura del gruppo, avremmo ugualmente fatto
rientrare nel discorso la sovranità regale di adesso e quello in vigore all'epoca di Crono.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra logico. Ma ora voglio ricercare che cosa avviene dopo di ciò.
STRANIERO: è chiaro che se avessimo enunciato in questo modo la definizione di "arte che si occupa del gruppo",
non sarebbe mai successo che alcuni venissero in controversia con noi perché non esiste affatto la cura di qualcosa.
come allora fu giustamente contestato che non vi era alcuna arte in noi degna di essere chiamata "dell'allevare", e
quand'anche ve ne fosse una, spetterebbe a molti prima e piuttosto che ad un re.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: D'altro canto nessun'altra arte, prima e di più di quella del regnare, avrebbe la pretesa di affermare di
essere l'arte di prendersi cura di tutta quanta la comunità umana e di esercitare il suo potere su tutti gli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene.
STRANIERO: Dopo di ciò, Socrate, comprendiamo che proprio avvicinandoci alla fine sbagliavamo di frequente.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Questo: che se anche ci rendevamo assolutamente conto che vi era un'arte che si prendeva cura del
gruppo dei bipedi, per nulla al mondo dovevamo chiamarla direttamente "del regnare" e "politica", come se la
distinzione fosse così compiuta.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Innanzitutto, ed è quel che stiamo dicendo, bisognava modificare il nome, orientandolo verso la cura
piuttosto che verso l'allevamento, in secondo luogo potevamo dividerla: e non di poco conto potrebbero ancora essere
queste divisioni.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali?
STRANIERO: Quella per cui avremmo potuto in un certo senso dividere il pastore divino da chi si prende cura del
genere umano.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Una volta divisa questa arte del prendersi cura, sarebbe stato di nuovo necessario separarla in due
parti.
SOCRATE IL GIOVANE: In quali?
STRANIERO: In base alla costrizione violenta e alla volontaria accettazione.
SOCRATE IL GIOVANE: Perché?
STRANIERO: Anche su questo punto prima abbiamo sbagliato, facendo la questione più semplice del necessario, e
volendo considerare alla stessa stregua il re e il tiranno, mentre essi sono quanto di più dissimile ci sia, e così anche il
modo con cui l'uno e l'altro esercitano il potere.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: Ora, correggendo nuovamente, come dicevo, separiamo in due l'arte del prendersi cura del genere
umano, in costrizione violenta e volontaria accettazione?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E chiamando "tirannica" quell'arte di chi si impone con la violenza, e "politica" quella che volentieri
si prende cura degli animali viventi bipedi, i quali volentieri la accettano, non possiamo dimostrare che chi possiede
quest'arte e si assume questa cura è realmente un re e un politico?
SOCRATE IL GIOVANE: Può darsi, straniero, che le nostre argomentazioni sull'uomo politico abbiano in questo
modo termine.
STRANIERO: Sarebbe bello per noi, Socrate. Su questo punto non dovresti pensarla così solo tu, ma anch'io, con te,
di comune accordo. Ora, secondo la mia opinione, non mi pare che noi abbiamo ancora terminato di delineare la figura
del re, ma come scultori che, affaticandosi talvolta inopportunamente, lavorano con lentezza perché a ciascuna delle
loro opere aggiungono ornamenti che sono più numerosi e più grandi del dovuto, anche adesso noi, per chiarire
rapidamente e in modo assai conveniente l'errore che abbiamo commesso nella trattazione di prima, ritenendo che per il
re convenisse realizzare un grande modello, assumendoci l'onere della grandiosa mole del mito, siamo stati costretti a
usarne una parte più ampia del necessario: perciò abbiamo allungato troppo il racconto, e non abbiamo affatto posto una
conclusione al mito, ma il nostro discorso, come un animale dipinto, pare che abbia il contorno esterno sufficientemente
delineato, ma non abbia assunto l'evidenza che si ottiene con i colori e con le combinazioni di colori. Ma più del
disegno e di tutta l'opera della mano, è chiaro che con il discorso e la parola conviene rappresentare l'animale vivente
nella sua interezza per chi può seguire: per gli altri attraverso l'opera della mano.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo è giusto: mostraci dove ancora tu dici che non abbiamo parlato in modo
adeguato.
STRANIERO: è difficile, mio caro, spiegare adeguatamente qualcosa di molto grande senza far uso di modelli.
Ciascuno di noi corre il rischio di non riconoscere più da sveglio tutto quel che sapeva in sogno.
SOCRATE IL GIOVANE: Che senso ha quello che dici?
STRANIERO: Assai fuor di luogo, a quanto pare, devo aver messo in movimento, nella presente circostanza, quella
condizione che è in noi riguardante la scienza.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Anche il modello stesso, o uomo beato, ha bisogno a sua volta del modello.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora? Parla, senza indugiare per riguardo nei miei confronti.
STRANIERO: Bisogna parlare, visto che anche tu sei pronto a seguirmi.
Noi sappiamo che i bambini, quando hanno appena imparato le lettere...
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Sappiamo che riconoscono sufficientemente bene ciascuna lettera quando si trova nelle sillabe più
brevi e in quelle più facili, e diventano capaci di osservarle con chiarezza.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Non riconoscendo di nuovo queste stesse lettere in altre sillabe, si ingannano nell'opinione e nella
parola.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E questo metodo qui non sarà assai facile e bello per condurli verso cio che ancora non conoscono?
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: Riportarli prima davanti a quelle sillabe nelle quali avevano una corretta opinione di quelle stesse
lettere, e dopo averli riportati, metterli di fronte a ciò che ancora non è conosciuto, e, facendo un confronto, dimostrare
la somiglianza e la natura che vi è nell'una e nell'altra combinazione, finché, ponendo accanto a tutte le lettere non
conosciute quelle di cui si ha corretta opinione, queste ultime siano indicate con chiarezza, e indicatele, e diventate così
dei modelli, permettano di dare il nome a ciascuna lettera che si trovi in ciascuna sillaba, quando è diversa e come lo è
rispetto alle altre, quando è identica e come lo è rispetto a se medesima.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Non abbiamo dunque compreso in modo adeguato questo, e cioè che il modello nasce allorquando
ciò che è identico, disperdendosi nel diverso, viene correttamente riconosciuto, e, dedotto sia nell'uno che nell'altro, determina una sola vera opinione che si riferisce ad entrambi?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , mi sembra.
STRANIERO: Adesso dovremmo stupirci se la nostra anima, che per natura prova questa stessa cosa in relazione
agli elementi costituenti di tutte le cose, ora è unita dalla verità in relazione a ciascun elemento che sia elemento
costitutivo di qualche cosa, ora in relazione a tutti gli altri elementi che ineriscono ad altre cose si lascia trasportare, e
congettura corrette opinioni solo in merito ad alcuni elementi di queste stesse combinazioni, ma questi stessi elementi
non li sa riconoscere quando sono posti in mezzo a grandi e non facili complessi di cose?
SOCRATE IL GIOVANE: Non c'è affatto da stupirsi.
STRANIERO: Come, amico, si potrebbe, partendo da una falsa opinione, giungere alla verità, e arrivando anche ad
una piccola parte di essa, procacciarsi l'intelligenza?
SOCRATE IL GIOVANE: Non sarebbe affatto possibile.
STRANIERO: Se dunque queste cose sono generate in questo modo, non ci potremmo sbagliare, tu ed io, se, avendo
dapprima cercato di osservare la natura di un modello preso nella sua totalità in un altro piccolo modello preso parte per
parte, dopo intendessimo, attribuendo quella medesima specie da quelle meno significative a quella più importante
dell'essere re, provare a conoscere, attraverso un modello, la cura degli affari della citta condotta a regola d'arte, perché
diventi realtà quel che prima per noi era sogno?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente è giusto.
STRANIERO: Bisogna ritornare di nuovo al discorso di prima, e cioè che, dal momento che numerosissime persone
contendono al genere regio la cura dello Stato, bisogna separare tutti costoro e lasciare quello da solo, e per questa
ragione dicevamo di avere bisogno di un modello.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Quale modello il cui ambito di applicazione sia lo stesso di quello della politica, di grandezza assai
limitata, si potrebbe usare come termine di paragone per scoprire adeguatamente quel che stiamo ricercando? Vuoi che
scegliamo, per Zeus, Socrate, se non abbiamo altro a portata di mano, l'arte del tessere? E questa, se ti pare giusto, non
la scegliamo tutta? Sarà forse sufficiente quell'aspetto che riguarda la tessitura della lana: probabilmente questa sua
parte, una volta che è stata scelta, ci darà tesimonianza di ciò che noi vogliamo indagare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Perché anche adesso non facciamo per l'arte del tessere la stessa cosa che abbiamo fatto prima,
quando, separando le varie parti e le parti delle parti, abbiamo diviso ciascuna di esse, e, passato in rassegna il più
brevemente possibile tutto quanto, ritorniamo a ciò che ora ci interessa?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Ti darò come risposta la mia stessa trattazione.
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici va benissimo.
STRANIERO: Tutto quanto ci fabbrichiamo e ci procuriamo o ci serve per far qualcosa oppure rappresenta un
riparo per non subire qualcosa e fra i mezzi di riparo alcuni sono antidoti divini e umani, altri sono strumenti di difesa.
Fra questi strumenti di difesa vi sono le armi per far guerra e ripari per difendersi: e fra questi ripari vi sono le tende e le
difese che servono contro il freddo e il caldo. E fra queste difese vi sono i tetti e le coperture: e di queste coperture
alcuni sono tappeti, altri indumenti. E fra gli indumenti alcuni risultano d'un solo pezzo, altri uniti di più pezzi: di questi
ultimi alcuni sono cuciti, altri sono senza cuciture. Fra questi alcuni sono costituiti di nervi vegetali, altri animali: di
questi ultimi alcuni sono incollati con l'acqua e la terra, altri stanno insieme da soli. A questi ripari e coperture che sono
realizzati con elementi che stanno insieme da soli diamo il nome di "vestiti" e quest'arte che si occupa soprattutto del
confezionamento dei vestiti ora la chiamiamo, prendendo il nome dalla sua attività, "arte del confezionare vestiti", così
come allora avevamo chiamato l'arte che si occupa del governo dello Stato "politica"? E diciamo che l'arte del tessere,
occupando la parte più importante nel confezionare i vestiti non differisce per nulla, se non nel nome, dall'arte del
confezionare vestiti, come allora quella del re da quella del politico?
SOCRATE IL GIOVANE: Verissimo.
STRANIERO: Dopo di ciò dovremo concludere che, riguardo all'arte del tessere i vestiti, esposta in questi termini,
un tale forse potrebbe pensare che si sia parlato a sufficienza, non essendo forse in grado di capire che non si è ancora
distinta dalle arti ausiliarie che ad essa sono vicine, mentre è stata separata da molte arti a lei connaturate.
SOCRATE IL GIOVANE: Da quali arti a lei connaturate? Dillo.
STRANIERO: A quanto sembra non hai seguito il discorso: mi pare si debba tornare indietro, cominciando dalla
fine. Se infatti comprendi il concetto di parentela, questa ora noi l'abbiamo separata da quell'arte, dividendo l'insieme
delle coperture in quelle che ci si mette intorno e in quelle che si mettono sotto.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco.
STRANIERO: E abbiamo eliminato dalla discussione tutta la lavorazione che si fa con il lino, con lo sparto e con
tutti quelli che un momento fa abbiamo chiamato, secondo un'analogia, "nervi vegetali": abbiamo inoltre messo da parte
l'arte di lavorare il feltro, e quell'arte che per unire insieme si serve della foratura e della cucitura, di cui la parte più
significativa è rappresentata dall'arte del calzolaio.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E l'attività di conciare le pelli per fabbricare coperture di un solo pezzo e le arti di costruire i tetti, sia
quelle che trovano applicazione nel fabbricare case e in tutto il costruire in generale, sia quelle che, nelle altre arti, sono
specializzate nella costruzione di ripari contro l'acqua corrente, le abbiamo messe tutte da parte; e così anche tutte quelle arti che si occupano di difese e ci procurano marchingegni atti a impedire sia i furti sia gli atti di violenza, le quali si
occupano della fabbricazione di coperchi e delle compaginazioni delle porte, arti in parte assegnate all'arte del
falegname: lasciammo da parte l'arte di fabbricare le armi che è una suddivisione di quella enorme e varia capacità
dell'arte di costruire ripari difensivi. E subito sin dall'inizio separammo tutta quanta l'arte magica che si occupa degli
antidoti, e abbiamo mantenuto, come parrebbe, quella specializzata nelle protezioni contro il freddo che è diventata
l'oggetto della ricerca, e che fabbrica ripari di lana, il cui nome è "arte del tessere".
SOCRATE IL GIOVANE: Mi pare che sia così .
STRANIERO: Ma questo non e ancora stato detto in modo completo, figliolo. Chi in principio intraprende la
fabbricazione di vestiti sembra agire in modo opposto rispetto alla tessitura.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Il fatto è che, da un lato, vi è un certo intreccio, in qualche modo, del tessuto.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Dall'altro, ciò che era stato unito e fuso si scioglie.
SOCRATE IL GIOVANE: A che cosa alludi?
STRANIERO: Mi riferisco al lavoro proprio dell'arte del cardatore.
Avremo il coraggio di chiamare "arte del tessere" l'arte del cardare e considerare il cardatore alla stregua di un
tessitore?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: E se uno chiama "arte del tessere" quell'arte specializzata nella fabbricazione dell'ordito e della
trama, dà un nome ingannevole e falso.
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: E allora? Per quanto riguarda tutta l'arte del follone e quella del rammendare, non dobbiamo
attribuire assolutamente loro una certa attenzione e un certo interesse rivolti ai vestiti, o tutte queste le chiameremo arti
del tessere?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Ma tutte queste contenderanno alla prerogativa propria dell'arte del tessere la cura e la produzione di
vestiti, da un lato assegnando a quella la parte più importante, ma, d'altro canto, attribuendo anche a se stesse ruoli assai
considerevoli.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Oltre a queste, allora, bisogna pensare che anche le arti che fabbricano gli attrezzi per la laborazione
della tessitura rivendicheranno il fatto di essere concause di ogni prodotto tessile.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Dunque per noi saranno sufficientemente delineati i contorni del discorso relativo alla tessitura, di
cui abbiamo scelto una parte, qualora la considerassimo la più bella e la più importante fra quante si occupano del
contezionamento di vesti di lana. O diremmo qualcosa di vero, ma non chiaro né completo, senza aver prima separato
anche tutte queste da quella?
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Dunque, dopo di ciò, non bisogna fare come diciamo, perché il nostro discorso proceda qui di
seguito?
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Osserviamo prima di tutto che vi sono due arti che riguardano tutto ciò che viene fatto.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali arti?
STRANIERO: Quella che è concausa del confezionamento del prodotto, e quella che è la causa vera e propria.
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Quelle che non fabbricano la cosa stessa, ma che procurano gli strumenti agli artigiani, senza le quali
mai potrebbe essere fabbricato ciò che viene commissionato a ciascuna arte, queste sono le concause, mentre quelle che
si occupano direttamente e realizzano la cosa stessa sono le cause?
SOCRATE IL GIOVANE: Questa spiegazione ha una sua logica.
STRANIERO: Dopo di ciò diciamo che tutte le arti che fabbricano fusi e spole e tutti gli altri strumenti che
prendono parte alla produzione di vesti sono concause, mentre quelle che si occupano dei vestiti stessi e li fabbricano
direttamente sono le cause?
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: E, fra le cause, l'arte di lavare e di cucire e quante si occupano di questi prodotti, mi pare assai
conveniente radunarle chiamandole "arte del follone", come fossero tutte una parte vicina a quell'arte, alla molteplice
arte dell'ornamento.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: E l'arte del cardare e l'arte del filare e quante hanno a che fare con la produzione del vestito, di cui
diciamo che sono parti, insieme rappresentano quell'unica arte che è il risultato di tutte le arti di cui tutti parlano, ovvero
l'arte del lavorare la lana.
SOCRATE IL GIOVANE: Come no?
STRANIERO: Dell'arte del lavorare la lana vi siano due parti, e l'una e l'altra di queste due siano
contemporaneamente generate come parti di due arti.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: L'operazione del cardare e di fare metà di quel che fa la spola e tutto quanto divide le une dalle altre
le cose che sono insieme, tutte queste operazioni è possibile considerarle come una cosa sola che fa parte della stessa
arte del lavorare la lana, e noi abbiamo già sperimentato due grandi arti che riguardano tutto questo, l'arte del collegare
e del separare.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: All'arte di separare appartengono quella del cardare e tutte quelle ora dette: l'arte di separare che si
riferisce alla lana e ai fili, e che si realizza in un modo con la spola, e nell'altro con le mani, possiede tutti i nomi che
poco fa sono stati detti.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Riprendiamo di nuovo una parte dell'arte del collegare che nello stesso tempo è parte dell'arte del
lavorare la lana che in essa si trova: tralasciamo invece tutto quanto fa parte dell'arte del separare, dividendo l'arte del
lavorare la lana in una parte che si occupa di separare e in un'altra che si occupa di collegare.
SOCRATE IL GIOVANE: Si proceda alla divisione.
STRANIERO: Bisogna che tu divida, Socrate, la parte che si occupa del collegare e nel contempo del lavorare la
lana, se è vero che siamo sufficientemente intenzionati a cogliere l'arte del tessere di cui prima si è detto.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque bisogna.
STRANIERO: Certo, si deve: e diciamo che di quella vi è una parte che si occupa del torcere e un'altra che si
occupa dell'intrecciare.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco bene? Mi sembra che tu dica che la fabbricazione del filo dell'ordito fa parte del
torcere.
STRANIERO: Non solo, ma anche quella della trama: oppure troveremo che quello nasca senza che lo si torca?
SOCRATE IL GIOVANE: Nient'affatto.
STRANIERO: Definisci anche ciascuno di questi due: forse il definirli ti potrebbe essere opportuno.
SOCRATE IL GIOVANE: Come?
STRANIERO: In questo modo: fra i prodotti dell'arte del cardare non diciamo che quella cosa allungata e che ha una
certa ampiezza è il pennecchio?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Di questo pennecchio ciò che è stato girato dal fuso ed è divenuto filo solido, devi dire che questo
filo è il filo dell'ordito e che l'arte del filo dell'ordito sarà quella che lo rende diritto.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Quei fili che ricevono la torcitura rilassata, e hanno quella tenerezza, nelle giuste proporzioni, da
poter resistere, intrecciandosi all'ordito, all'impeto del follone, li diciamo "trama" e "arte del far trame" quella ad essi
ordinata.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: è ormai universalmente chiara la parte che riguarda l'arte del tessere che ci siamo proposti di
esaminare. Qualora una parte dell'arte di collegare, all'interno dell'arte del tessere, realizzi, mediante la retta tessitura
della trama e dell'ordito, un intreccio, chiamiamo tutto ciò che è stato intrecciato "vestito di lana", e l'arte che è preposta
alla sua realizzazione "arte del tessere".
SOCRATE IL GIOVANE: Giustissimo.
STRANIERO: Bene. Perché non abbiamo risposto subito che l'arte di intrecciare trama e ordito non è arte del
tessere, ma abbiamo girato intorno dando invano numerosissime definizioni?
SOCRATE IL GIOVANE: Ma a me, straniero, nessuna delle cose dette sembra che sia stata detta invano.
STRANIERO: E in tutto questo non vi è nulla di incredibile: ma forse, amico, potrebbe sembrarlo. A proposito
allora di un inconveniente di questo genere che più volte in futuro potrebbe assalirti - e non sarebbe affatto incredibile,
infatti - ascolta un discorso che ha a che fare con tutte le cose che sono state dette.
SOCRATE IL GIOVANE: Parla.
STRANIERO: Per prima cosa vediamo tutto ciò che eccede e tutto ciò che fa difetto, per poter per analogia elogiare
e biasimare le cose che ogni volta vengono dette in modo più prolisso del dovuto, e così l'atteggiamento opposto, nei
dibattiti di questo genere.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna farlo.
STRANIERO: Se il nostro discorso vertesse su queste cose, credo, sarebbe corretto.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Sulla lunghezza e sulla brevità e sulla sovrabbondanza in genere e sul difetto: l'arte del misurare si
riferisce infatti a tutte queste cose.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: Dividiamola allora in due parti: bisogna farlo in relazione a ciò di cui ora ci stiamo occupando.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi dire come avviene la divisione.
STRANIERO: Così : da un lato secondo le reciproche relazioni cui prendono parte grandezza e piccolezza, dall'altro
secondo la necessaria esistenza di ciò che viene generato.
SOCRATE IL GIOVANE: Come dici?
STRANIERO: Ti sembra che si possa dire che, secondo natura, ciò che è più grande di null'altro deve dirsi maggiore se non di ciò che è più piccolo, e che a sua volta ciò che è più piccolo non è minore di null'altro se non del più grande?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra.
STRANIERO: E allora? E il superare nei discorsi e nei fatti la natura della giusta misura, e l'essere da quella
superati, non diremo che è cosa che avviene realmente, in cui, fra l'altro risiede soprattutto la differenza fra quanti di noi
sono cattivi e quanti sono buoni?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra.
STRANIERO: Dobbiamo considerarli due aspetti dell'essere e due forme di giudizio, il grande e il piccolo, ma non
come dicevamo poco fa, cioè che si devono solo porre in relazione reciproca, ma piuttosto come si è detto ora, dicendo
cioè che essi da una parte sono in relazione reciproca e dall'altra in relazione con la giusta misura: vorremmo forse
sapere la ragione di questa asserzione?
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Se si concederà che la natura del più grande in relazione a null'altro si pone se non in relazione al più
piccolo, non sarà mai in relazione alla giusta misura. O no?
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: Dunque faremo sparire le arti stesse e tutte le opere che da quelle derivano con questo discorso, e
faremo sparire anche la politica che adesso è oggetto della nostra indagine e l'arte del tessere di cui abbiamo parlato?
Tutte queste arti infatti fanno attenzione a non eccedere o a venir meno alla giusta misura, non come se ciò non fosse
penoso al loro operato, ma come se lo fosse veramente, e salvaguardando in questo modo la giusta misura realizzano
tutte le cose buone e belle.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Se dunque faremo sparire la politica, ci troveremo in difficoltà, quando dopo di ciò rì cercheremo la
scienza regia?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Dunque, come nel Sofista costringemmo ad essere ciò che non è, dal momento che il discorso ci
sfuggì in questo modo,(11) così anche adesso non dobbiamo forse costringere il più e il meno a diventare
commensurabili non soltanto fra loro ma anche in relazione al generarsi della giusta misura? Infatti non è possibile che
né il politico né nessun altro che sia esperto in qualche attività diventi incontestabilmente esperto, se prima non ci siamo
accordati su questo punto.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque anche adesso bisogna assolutamente fare la stessa cosa.
STRANIERO: Quest'opera, Socrate, è ancora più grande di quella - benché anche di quella ricordiamo quanto fosse
lunga - ma stabilire un certo tipo di presupposto intorno a queste cose è assolutamente ragionevole.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale presupposto?
STRANIERO: E cioè che avremo bisogno di quel che è stato detto per dimostrare il concetto stesso di esattezza. Per
quanto riguarda ciò che in relazione alla nostra attuale ricerca viene dimostrato in modo appropriato e in maniera
adeguata, mi sembra ci soccorra assai convenientemente questo discorso, cioè che si deve ugualmente ritenere tanto che
esistano tutte le arti, quanto che il maggiore e il minore insieme devono misurarsi non solo l'uno con l'altro, ma anche in
relazione con il generarsi della misura. Esistendo questa relazione, vi sono anche quelle, e se esistono quelle, vi è anche
questa relazione, ma se non esistono né l'uno né l'altro dei due termini, nessuno di questi due sarà mai.
SOCRATE IL GIOVANE: Questo è giusto: ma che cosa avviene dopo di ciò?
STRANIERO: è chiaro che potremmo dividere l'arte del misurare, come si è detto, separandola così in due parti:
all'interno di una sua parte consideriamo tutte le arti che calcolano numero, lunghezza, altezza, larghezza e velocità in
relazione all'opposto, all'interno della seconda quante sono in rapporto con ciò che è giusta misura, con il conveniente,
con l'opportuno, con il dovuto, e con tutto quanto si pone nel mezzo distinto dagli estremi.
SOCRATE IL GIOVANE: E l'una e l'altra divisione di cui parli sono di grande valore, e assai differenti fra loro.
STRANIERO: Ciò che talvolta, Socrate, affermano la maggior parte delle persone raffinate,(12) pensando di
enunciare qualcosa di originale, vale a dire che l'arte del misurare si riferisce a tutto quello che è generato, proprio
questo lo abbiamo già detto adesso. Tutti gli elementi che si trovano nell'arte partecipano in certo senso della misura:
ma siccome non si ha l'abitudine di indagare dividendo secondo le specie, si fanno direttamente convergere in un
medesimo punto tali cose tanto differenti, ritenendole simili, e si fa anche l'opposto quando si dividono le altre cose non
secondo le specie. Bisognerebbe invece, non appena si faccia esperienza della comune partecipazione di molte cose,
non andarsene prima di aver scorto in essa tutte le differenze, quante sono quelle basate sulle specie, e qualora si
osservino nella molteplicità le dissomiglianze di ogni sorta, non dovrebbe essere possibile smettere di osservarle turbati,
prima di aver messo insieme nell'essere di un genere tutto ciò che gli è connaturato, rinchiudendolo dentro un'unica
somiglianza. Dunque si ritenga di aver parlato abbastanza di queste cose, sia su ciò che è in difetto, sia su ciò che è in
eccesso: facciamo solo attenzione al fatto che sono emersi due generi dell'arte del misurare che si riferiscono a queste
cose, e ricordiamoci quali diciamo che essi sono.
SOCRATE IL GIOVANE: Ricorderemo.
STRANIERO: Dopo questo accogliamo un altro discorso che si riferisce a queste stesse cose che stiamo ricercando
e al dibattito che è al centro di queste nostre discussioni.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale discorso?
STRANIERO: Se ci facessero una domanda riguardante quelle conversazioni tipiche degli scolari, intorno alle
lettere dell'alfabeto, diciamo che allorché un tale sia interrogato su quali lettere compongano un qualsiasi nome, questa indagine per lui mira al solo problema che gli viene presentato piuttosto che a renderlo più esperto di tutti i problemi
che riguardano la grammatica?
SOCRATE IL GIOVANE: è chiaro che lo si fa per renderlo più esperto riguardo a tutti i problemi.
STRANIERO: Perché noi a nostra volta ora abbiamo intrapreso la ricerca sul politico? Forse l'abbiamo proposta per
questo tipo di persona, piuttosto che per diventare più esperti nella discussione riguardante ogni genere di problemi?
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo è chiaro: per diventare più esperti riguardo ai problemi in genere.
STRANIERO: Perciò nessuno che avesse un po' di cervello vorrebbe andare a caccia del discorso sull'arte del
tessere in funzione di quella. Ma, credo, sfugge alla maggior parte delle persone che in alcune delle cose dotate di essere
sono generate certe somiglianze facilmente comprensibili e percepibili, le quali non è affatto difficile mettere in luce,
qualora, a chi di esse chiedesse conto, si volesse darne una dimostrazione non supportata da fatti, e addirittura senza un
discorso che le definisca, secondo un modo semplicistico di procedere: ma per ciò che è più importante e degno della
massima stima non c'è nessuna immagine che venga realizzata con evidenza per gli uomini, la quale, una volta che è
stata mostrata, a colui che intenda soddisfare l'animo di chi interroga su quelle cose, permetta di essere sufficientemente
soddisfatto, mettendo egli queste cose in accordo con qualcuna delle sensazioni. Perciò bisogna esercitarci a saper dare
e ricevere il discorso relativo a ciascuna cosa: le cose incorporee, che sono le più belle e le più importanti, sono indicate
con chiarezza da nient'altro se non dal discorso, e in funzione di queste sono tutte le cose che ora stiamo dicendo. In
ogni caso, riguardo a qualsiasi problema, ci si esercita più facilmente nelle cose meno importanti piuttosto che intorno a
quelle più importanti.
SOCRATE IL GIOVANE: Hai detto benissimo.
STRANIERO: Ricordiamo dunque il motivo per cui abbiamo detto tutto questo intorno a questi argomenti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali sono le ragioni?
STRANIERO: Il motivo riguarda soprattutto quel senso di noia con cui abbiamo fastidiosamente accolto la
lunghezza espositiva circa l'arte del tessere, e quella relativa al rivolgimento di tutto quanto il cosmo, e quell'altra,
propria del sofista, relativa alla sostanza del non essere, pensando che contenevano una lunghezza eccessiva; e per tutto
ciò abbiamo criticato noi stessi, temendo di aver fatto troppi giri di parole e, nello stesso tempo, troppo lunghi. Affinché
allora noi non dobbiamo in futuro sopportare un simile inconveniente, confermami che quello che noi due abbiamo
detto prima lo abbiamo detto proprio per questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Sarà così : ma dimmi subito il seguito.
STRANIERO: Dico allora che tu ed io, memori delle parole che adesso sono state pronunciate, dobbiamo ogni volta
biasimare ed elogiare la brevità e nello stesso tempo la lunghezza degli argomenti di cui ci troviamo sempre a parlare,
senza giudicare le lunghezze nelle reciproche relazioni, ma secondo quella sezione dell'arte del misurare che allora
dicemmo di dover tenere a mente, vale a dire in rapporto a ciò che è conveniente.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Ma non giudicheremo tutto secondo questo criterio.
Infatti non avremo affatto bisogno di accordare la lunghezza al godimento del discorso, se non come un'aggiunta:
per quanto riguarda la ricerca di ciò che ci siamo proposti, il discorso ci consiglia di desiderare come secondo bene, e
non come primo, il modo più facile e più veloce di trovare l'oggetto della nostra ricerca, mentre ci prescrive di tenere
molto più in conto e di considerare come primo bene il procedimento per cui si è in grado di dividere secondo specie. E
anche per il discorso corrispondente: se risulta troppo lungo, ma viene elaborato così da rendere più agevole la ricerca
di chi ascolta, questo discorso dobbiamo curare e non turbarci per la lunghezza; se invece risulta troppo breve,
dobbiamo comportarci allo stesso modo. E ancora, oltre a ciò, a proposito di chi biasima nel corso di simili
conversazioni la lunghezza dei discorsi e non ammette il loro girare intorno, il discorso suggerisce che costui non deve
essere liquidato in tutta fretta perché critica le cose dette solo per la loro lunghezza, ma bisogna anche che ritenga di
dimostrare che i discorsi più brevi rendono più esperti nella discussione quelli che vi prendono parte, e più abili a
trovare la dimostrazione, mediante il discorso, delle cose che sono; mentre delle altre critiche e degli altri elogi verso le
altre cose non si deve far vedere di preoccuparsi né di ascoltare affatto simili discorsi. E basta con queste cose, se anche
tu sei d'accordo: torniamo di nuovo al politico, applicando ad esso il modello della suddetta arte del tessere.
SOCRATE IL GIOVANE: Dici bene e facciamo come dici.
STRANIERO: Dunque il re è stato separato da molte di quelle arti che gli sono affini, e soprattutto da tutte quelle
che si riferiscono all'allevamento in gruppo: rimangono, diciamo, fra le concause e le cause, quelle che si riferiscono
allo Stato stesso, le quali, per prime, dobbiamo dividere fra loro.
SOCRATE IL GIOVANE: Giustamente.
STRANIERO: Sai che è difficile dividerle in due? Il motivo, io credo, sarà non meno evidente andando avanti.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna allora fare così .
STRANIERO: Dividiamole separando un membro da un altro come per le vittime sacrificali, dal momento che non
possiamo dividerle in due. Bisogna quanto più possibile dividere sempre secondo il numero più vicino al due.
SOCRATE IL GIOVANE: Come facciamo adesso?
STRANIERO: Come prima, quando consideravamo concause tutte quelle arti che procuravano strumenti per l'arte
del tessere.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E ora dobbiamo fare la stessa cosa, anzi ancora di più dobbiamo fare così : bisogna considerare come
concause tutte quelle arti che fabbricano un qualche piccolo e grande strumento per lo Stato. Senza di esse mai ci sarebbe lo Stato, né l'arte politica, ma, d'altro canto, nessuna opera dell'arte del regnare potremo considerarla opera loro.
SOCRATE IL GIOVANE: No, certamente.
STRANIERO: Ed è difficile la strada che vogliamo intraprendere, cercando di distinguere questo genere dagli altri:
perché se si dice che fra le cose che sono una è come strumento di un'altra, mi pare si sia detto qualcosa di ragionevole.
Tuttavia, a proposito di un altro dei beni che vi sono nello Stato, diciamo questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Diciamo che non ha potere di strumento. Infatti questa cosa non viene fabbricata in vista della
produzione, come uno strumento, ma per la salvaguardia di ciò che è stato prodotto.
SOCRATE IL GIOVANE: Di cosa parli?
STRANIERO: Alludo a quella specie assai varia fabbricata per contenere cose secche e umide, adatta all'uso sul
fuoco e non adatta, e che con una sola definizione chiamiamo "vaso", e si tratta di una specie assai diffusa e nient'affatto
conveniente, io credo, alla scienza che stiamo indagando.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Bisogna osservare un'altra terza specie di questi beni, terrestre e acquatica, errante e non errante, di
grande valore e di scarso valore, ma che ha un solo nome, poiché è tutto in funzione del sedersi, fungendo sempre da
sedile a qualcosa.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cos'è?
STRANIERO: Lo chiamiamo "mezzo di trasporto", e non è certamente opera dell'arte politica, ma piuttosto dell'arte
di costruire, dell'arte del vasaio e di quella del fabbro.
SOCRATE IL GIOVANE: Capisco.
STRANIERO: E la quarta specie? Non si deve affermare che vi è un'altra specie di questi beni nella quale rientrano
la maggior parte delle cose di cui si è parlato prima, l'insieme dei vestiti, la maggior parte delle armi, le mura difensive,
e tutte quante le fortificazioni fatte di terra e di pietra che servono a cingere e a proteggere, e molte altre cose ancora?
Siccome tutto ciò viene fabbricato per la difesa sarebbe giusto assegnare il nome di "complesso difensivo", e sarebbe
molto più ragionevole ritenere la maggior parte di ciò opera dell'arte del costruire le case e del tessere piuttosto che
dell'arte della politica.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: E come quinta specie potremmo considerare quella riguardante l'ornamento e la pittura, e quanto,
servendosi di questa e della musica, realizza imitazioni artistiche che vengono elaborate solo in funzione del nostro
piacere e che a buon diritto si potrebbero comprendere in un'unica definizione?
SOCRATE IL GIOVANE: Quale definizione?
STRANIERO: Si potrebbe dire "divertimento", in un certo senso.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Converrà chiamare con quest'unico nome tutte quelle cose: infatti nessuna di tutte queste avviene per
uno scopo serio, ma solo per gioco.
SOCRATE IL GIOVANE: Anche questo lo capisco abbastanza.
STRANIERO: E ciò che procura un corpo a tutte le cose da cui e in cui attingono tutte le arti ora dette nel corso
della loro attività di fabbricazione, ovvero una specie varia, generata mediante il concorso di molte altre arti, non la
considereremo come sesta?
SOCRATE IL GIOVANE: A quale alludi?
STRANIERO: All'oro e all'argento e a quanto si scava dalle miniere, e a quello che l'arte del tagliare gli alberi e la
potatura in generale, attraverso l'attività del recidere, fornisce all'arte del costruire e all'intrecciare: e ancora l'arte di
scortecciare le piante, e anche l'arte del calzolaio che lacera le pelli dei corpi animali, e quante arti si riferiscono a simili
cose, e quelle che sono specializzate nella lavorazione del sughero, del papiro, e delle corde e che fornirono il modo di
fabbricare specie composte da generi che composti non sono. Tutto questo lo chiamiamo "il bene che per primo venne
generato per gli uomini", e che non è complesso, e non è affatto opera della scienza regia.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Il procurarsi il nutrimento, e tutto ciò che, unendosi mediante le sue parti al corpo, ha un qualche
potere di servire parti di esso, si deve dire che appartiene alla settima specie, chiamando tutto ciò "la nutrice di noi", se
non abbiamo un altro nome più bello da dare: attribuendo tutto questo all'agricoltura, alla caccia, alla ginnastica, alla
medicina, all'arte culinaria, le nostre attribuzioni risulteranno più appropriate che se le assegnassimo alla politica.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Quasi tutto quanto appartiene ai beni dello Stato, a eccezione degli animali domestici, credo si debba
considerare in questi sette generi. Osserva: la cosa più giusta da fare era considerare in principio la "specie che per
prima fu generata per gli uomini", poi lo "strumento", il "mezzo di trasporto", la "difesa", il "divertimento",
l'"alimento". Se ci è sfuggito qualcosa di non troppo importante, che si possa collegare con le cose suddette, come la
forma delle monete, dei sigilli, e di ogni altro stampo che viene coniato, lo tralasciamo. Queste ultime cose, infatti, non
appartengono a nessun genere importante affine a quegli altri, ma le une fra l'ornamento, le altre fra gli strumenti, a
forza, certamente, e tuttavia senza ombra di dubbio, trascinandole, si accorderanno. Quanto all'acquisto di animali
domestici, fatta eccezione per gli schiavi, risulterà chiaro che essi sono tutti compresi nell'arte di allevare in gruppo che
prima si è suddivisa.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Sono rimasti gli schiavi e tutti i servi, fra cui suppongo si porranno in evidenza coloro che
contendono al re perfino il modo con cui è intrecciata la sua veste, come allora erano avversari dei tessitori coloro che si
occupano di filare e di cardare e di quant'altro dicemmo: ma tutti gli altri, definiti come concause, sono stati eliminati,
insieme alle loro opere ora citate, e separati dall'attività propria del regnare e da quella politica.
SOCRATE IL GIOVANE: Mi sembra di sì .
STRANIERO: Via, concentriamo l'attenzione su quelli che restano, avvicinandoci a loro, per poterli conoscere in
modo più sicuro.
SOCRATE IL GIOVANE: Dunque bisogna fare così .
STRANIERO: Troviamo che i più importanti servitori, osservandoli dal nostro punto di vista, hanno un'occupazione
e un carattere che sono all'opposto di quello che sospettavamo.
SOCRATE IL GIOVANE: Chi sono essi?
STRANIERO: Coloro che si possono comprare e che si possono acquistare in questo modo: costoro possiamo
chiamarli schiavi senza entrare in controversia con nessuno? Non saranno affatto pretendenti dell'arte del regnare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: E allora? Quanti degli uomini liberi si mettono spontaneamente al servizio di questi di cui si è appena
detto, trasportando i prodotti dell'agricoltura e di tutte le altre arti dall'uno all'altro, e distribuendoli in maniera
conveniente, gli uni sulle piazze, gli altri andando di città in città, per mare e per terra, scambiando il denaro con altre
cose e danaro con lo stesso danaro, persone che abbiamo chiamato "cambiavalute", "commercianti", "e venditori al
minuto", forse entrano in contesa con l'arte della politica?
SOCRATE IL GIOVANE: Può darsi per quanto riguarda l'arte dei commercianti all'ingrosso.
STRANIERO: Ma riguardo a coloro che vediamo che sono mercenari e che a tutti offrono prontamente il loro
servizio, non ci capiterà mai di trovare che essi sono avversari dell'arte del regnare.
SOCRATE IL GIOVANE: E come potrebbero?
STRANIERO: E che dire di quanti ogni volta ci rendono tali servizi?
SOCRATE IL GIOVANE: A quali servizi alludi e di chi parli?
STRANIERO: Fra queste persone vi è la categoria degli araldi, e quanti diventano esperti nelle lettere, poiché
spesso hanno reso tali servizi, e alcuni altri abilissimi in molte altre cose che si prendono cura dei magistrati. Come li
chiameremo costoro?
SOCRATE IL GIOVANE: Come dicevi adesso, ovvero "servi", e non "uomini che detengono il potere negli stati".
STRANIERO: Ma, io credo, non ho avuto una visione nel sonno quando dicevo che da questa parte sarebbero
apparsi coloro che si sarebbero distinti per contendere le prerogative all'arte politica. Benché potrebbe sembrare del
tutto assurdo cercare costoro fra persone che vivono in una qualche condizione servile.
SOCRATE IL GIOVANE: Proprio così .
STRANIERO: Avviciniamoci e mescoliamoci a coloro che non sono stati ancora esaminati. Sono quanti possiedono
una parte di una scienza servile che ha rapporti con l'arte della divinazione: sono ritenuti interpreti, in un certo senso,
degli dèi presso gli uomini.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E anche la classe dei sacerdoti, come comunemente si dice, è esperta nell'offrire i nostri doni agli dèi,
mediante i sacrifici, in conformità con le loro intenzioni, e di richiedere, mediante le preghiere, l'acquisto dei beni per
noi: queste mansioni fanno entrambe parte in un certo senso di un'arte servile.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , mi sembra.
STRANIERO: Ormai mi sembra che abbiamo quasi raggiunto quella traccia indefinita verso cui ci muoviamo. La
figura dei sacerdoti e quella degli indovini sono assai piene di superbia e godono di fama considerevole per l'importanza
delle loro funzioni, al punto che in Egitto non è possibile per un re governare senza l'arte sacerdotale, ma se capita che
qualcuno di un'altra classe, in un primo momento, lo ottenga con la violenza, è inevitabile che in seguito sia ascritto in
questa classe: e inoltre anche fra i Greci, in molti luoghi, si potrebbe trovare che alle magistrature più importanti viene
ordinato di celebrare i sacrifici più importanti fra quelli relativi a tali cose. E anche presso di voi non risulta meno
chiaro quello che dico: si dice infatti che qui, a chi ottenne in sorte di essere re, furono trasmessi, fra gli antichi sacrifici,
i più venerandi e quelli più vicini alle tradizioni degli antenati.
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Allora dobbiamo prendere in esame questi re designati dalla sorte che insieme sono anche sacerdoti,
e i loro servi, e una certa folla di persone non meglio precisata, che poco fa è apparsa a noi in tutta la sua evidenza, dopo
che quelli di cui prima si parlò vennero separati.
SOCRATE IL GIOVANE: A chi alludi quando parli di costoro?
STRANIERO: Mi riferisco soprattutto a persone stravaganti.
SOCRATE IL GIOVANE: Perché?
STRANIERO: Il loro è un genere vario, come può apparire a chi li osserva per un momento. Molti di questi uomini
infatti assomigliano a leoni e a Centauri, (13) [291b] e ad altri sono simili, moltissimi ai Satiri e alle bestie deboli e
astute: si scambiano rapidamente l'uno con l'altro i tratti distintivi e le prerogative. E proprio un momento fa, Socrate,
mi sembra di aver scorto questo genere di persone.
SOCRATE IL GIOVANE: Puoi parlare: mi pare che tu stia proprio scorgendo qualcosa di stravagante.
STRANIERO: Sì . La stravaganza in tutti discende dall'ignoranza. E infatti anche ora io stesso mi trovai in questa condizione: all'improvviso mi sono turbato osservando la schiera di persone che si muove attorno alle faccende legate
all'amministrazione dello Stato.
SOCRATE IL GIOVANE: Quale schiera?
STRANIERO: Si tratta dell'imbroglione più grande fra tutti i sofisti e il più esperto in quest'arte: e costui dobbiamo
separarlo, benché sia difficilissimo farlo, da coloro che sono effettivamente uomini politici e regali, se vogliamo
scorgere con chiarezza l'oggetto della nostra ricerca.
SOCRATE IL GIOVANE: Certo questo non deve essere trascurato.
STRANIERO: No di certo, almeno secondo me: e spiegami questo.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa?
STRANIERO: Non è la monarchia per noi una delle forme del potere politico?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E dopo la monarchia si potrebbe parlare, io credo, del potere retto dai pochi.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: Come terza forma non abbiamo il comando della moltitudine, vale a dire quella che viene
denominata "democrazia"?
SOCRATE IL GIOVANE: Certamente.
STRANIERO: Se sono tre non diventano in qualche modo cinque, dal momento che generano due altre da se stesse,
oltre a se stesse, con due altri nomi?
SOCRATE IL GIOVANE: Quali?
STRANIERO: Esaminandole ora dal punto di vista della loro imposizione violenta e da quello del libero consenso
che esse ottengono, e secondo la povertà e la ricchezza, e secondo la legge e l'illegalità insite in esse, dividendo per due
la prima e la seconda forma di governo, in quanto doppie, alla monarchia si danno due nomi, poiché si presenta sotto
due forme diverse che sono la "tirannide" e la "monarchia ereditaria".
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Quando ogni volta uno Stato è dominato da pochi quel governo viene denominato "aristocrazia" e
"oligarchia".
SOCRATE IL GIOVANE: E certamente.
STRANIERO: E quanto alla democrazia, sia che la moltitudine governi con la violenza, sia che goda del libero
consenso su chi possiede le ricchezze, e custodisca più o meno diligentemente le leggi, generalmente nessuno è solito
cambiare il suo nome.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero.
STRANIERO: E dunque? Riteniamo che sia giusta una di queste forme di governo che sia definita secondo questi
limiti, ovvero che abbia la sua ragion d'essere nell'uno, nei pochi, e nei molti, nella ricchezza e nella povertà,
nell'imposizione violenta e nel libero consenso, accompagnata da leggi scritte o dall'assenza di leggi?
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa lo impedisce?
STRANIERO: Osserva più chiaramente, seguendomi da questa parte.
SOCRATE IL GIOVANE: Da quale?
STRANIERO: Rimarremo fedeli a quello che si è detto all'inizio della discussione, oppure ci troveremo in
disaccordo?
SOCRATE IL GIOVANE: A che cosa alludi?
STRANIERO: Dicevamo, io credo, che il potere regale appartiene ad una delle scienze.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E fra queste scienze non a tutte, ma abbiamo scelto, fra le altre, una certa scienza preposta al
giudicare e al comandare.
SOCRATE IL GIOVANE: Sì .
STRANIERO: E di quest'ultima preposta al comando una parte si rivolge agli oggetti inanimati, un'altra agli esseri
viventi: e dividendo secondo questo criterio siamo arrivati qui, senza tralasciare quella scienza, anche se non siamo
ancora riusciti a specificare in modo adeguato di quale scienza si tratti.
SOCRATE IL GIOVANE: Quello che dici è giusto.
STRANIERO: Allora noi non facciamo forse questa considerazione, vale a dire che non i pochi né i molti, non il
libero consenso né l'imposizione violenta, non la povertà né la ricchezza, servono a fissare i limiti delle forme di
governo, ma una certa scienza, se vogliamo aderire a quel che si è detto prima?
SOCRATE IL GIOVANE: è impossibile non fare così .
STRANIERO: Necessariamente ora bisogna così considerare questo, e cioè in quale mai di queste forme di governo
capiti di trovare una scienza che si occupi del potere che viene esercitato sugli uomini, la quale, a quanto pare, è la più
difficile e la più importante da procurarsi. Bisogna infatti prenderla in considerazione per vedere quali sono le persone
che dobbiamo tenere lontane dal re assennato, persone che pretendono di essere uomini politici, e di questo fatto
riescono a convincere molti, ma che in realtà non lo sono affatto.
SOCRATE IL GIOVANE: Bisogna far ciò, secondo le indicazioni che il discorso ci ha fornito.
STRANIERO: Forse non credi che la moltitudine all'interno dello Stato sarebbe in grado di procurarsi questa
scienza?
SOCRATE IL GIOVANE: E come?
STRANIERO: Ma in uno Stato di mille cittadini potrebbero sufficientemente procurarsela cento o anche cinquanta
di essi?
SOCRATE IL GIOVANE: Se fosse così , si tratterebbe dell'arte più semplice di tutte: sappiamo infatti che fra mille
uomini non si troverebbe mai un numero così grande di eccellenti giocatori di scacchi da poter reggere il confronto con
quelli che vi sono fra gli altri Greci, neppure i re. Bisogna che chi detiene la scienza del regnare, che abbia o no il
potere, secondo il discorso di prima, sia chiamato "uomo regale".
STRANIERO: Ricordi bene. Seguendo questo discorso, io credo, bisogna ricercare il giusto potere in uno solo, e in
due, e generalmente nei pochi, qualora sia davvero giusto.
SOCRATE IL GIOVANE: E allora?
STRANIERO: Dobbiamo pensare che costoro, sia che governino con il consenso, sia che non ce l'abbiano, sia che
abbiano leggi scritte sia che non le abbiano, sia che siano ricchi sia che siano poveri, come adesso pensiamo,
conformino il loro potere, quale che sia, secondo un'arte. Riteniamo che il loro ruolo non sia meno diverso da quello dei
medici, i quali, visitandoci sia che lo vogliamo sia che non lo vogliamo, tagliandoci, bruciandoci o infliggendoci
qualche altra sofferenza, e nel caso agiscano secondo le regole scritte o senza di esse, e siano ricchi o poveri, senza
dubbio li diciamo nondimeno medici, fino a che, presiedendo alla loro arte, purificandoci, o facendoci in altro modo
dimagrire, o anche facendoci crescere di peso, soltanto per il bene dei corpi, e migliorando la nostra condizione da
peggiore che era, ciascuno di essi, fornendo le proprie cure, salvano l'oggetto delle proprie cure: secondo questo criterio
e non secondo un altro considereremo, come penso, che questo è l'unico termine accettabile per definire il potere
dell'arte medica e di una qualsiasi altra.
SOCRATE IL GIOVANE: Senza dubbio.
STRANIERO: è necessario che anche fra le forme di governo, a quanto pare. si distingua come quella giusta, e
addirittura come l'unica forma di governo, quella in cui si possa trovare che i governanti sono davvero esperti, e non
solo lo sembrino, e sia che governino secondo le leggi, sia che governino senza, e con il consenso o senza il consenso, e
che siano poveri o ricchi, nessuna di queste cose dev'essere calcolata in relazione a nessun principio che faccia
riferimento a una retta forma di governo.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: E sia che uccidendo o anche bandendo alcuni cittadini agiscano per il bene dello Stato purificandolo,
sia che riducano le sue dimensioni esportando delle colonie come uno sciame d'api, oppure, inserendo chissà da dove
altre persone da fuori e facendole diventare cittadini, ne accrescano le dimensioni, finché, facendo uso della scienza e
del senso di giustizia, lo salvano rendendolo migliore, per quanto possibile, rispetto ad una peggiore condizione
precedente, allora si deve dire che una forma di governo organizzata in tal modo e che corrisponde a tali requisiti sia
l'unica giusta forma di governo. Quanto a tutte le altre che possiamo citare, dobbiamo dire che non sono costituzioni
legittime né realmente tali, ma emule di quella: e quelle che diciamo che hanno buone leggi la imitano nei suoi aspetti
più belli, le altre in quelli più deteriori.
SOCRATE IL GIOVANE: Per quanto riguarda il resto, straniero, mi pare si sia detto in modo conveniente: ma sul
fatto che si deve governare anche senza leggi, è difficile da ascoltare, anche se si è detto.
STRANIERO: Facendomi questa domanda, Socrate, mi hai preceduto di poco. Avevo infatti intenzione di chiederti
se accetti tutto quanto è stato detto, o se rigetti qualcosa del mio discorso: ora è ormai chiaro che sarà nostra intenzione
trattare questo punto riguardante la piena liceità di governare senza le leggi.
SOCRATE IL GIOVANE: E come no?
STRANIERO: In un certo senso è chiaro che l'arte del fare le leggi rientra nell'arte del regnare: ma il meglio è che
non siano le leggi ad avere forza, ma l'uomo regale che è assennato. E sai perché?
SOCRATE IL GIOVANE: Mi dici perché?
STRANIERO: Perché una legge, anche se comprendesse perfettamente ciò che è migliore e nello stesso tempo pì ù
giusto per tutti, non sarebbe mai in grado di dare gli ordini migliori: infatti le incongruenze degli uomini e delle azioni,
e il fatto che non vi è mai nulla, per dire, che non sia in fermento nella condizione umana, non permettono che
nessun'arte, quale che sia, sveli qualche semplice formula, in nessun ambito, valida per qualsiasi questione e in tutti i
tempi. Su questo siamo d'accordo?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Cerchiamo di vedere perché la legge tende proprio a questo, quasi fosse un uomo autoritario e
ignorante e che a nessuno permette di fare alcunché contro il suo ordine, né lascia che alcuno lo interroghi, neppure a
proposito di qualche novità che eventualmente sia accaduta, e che sia migliore rispetto alla norma che lui stesso ha
prescritto.
SOCRATE IL GIOVANE: Vero: la legge si comporta con ciascuno di noi assolutamente come ora hai detto.
STRANIERO: Non è dunque impossibile che ciò che viene sempre generato senza complicazioni si trovi bene con
ciò che non è mai semplice?
SOCRATE IL GIOVANE: Può darsi.
STRANIERO: Perché mai dunque è necessario stabilire le leggi se è appurato che la legge non è la cosa più giusta?
Bisogna cercare la ragione di ciò.
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Dunque anche presso di voi, e così anche in altre città, non vi sono esercizi che gli uomini praticano
in gruppo e riguardano sia la corsa, sia altro, che sono finalizzati alla gara?
SOCRATE IL GIOVANE: Sì , ve ne sono molti, certamente.
STRANIERO: Avanti, ora richiamiamo di nuovo alla memoria le prescrizioni di coloro che, secondo la loro arte,
fanno fare esercizi, mettendosi alla guida di simili prove.
SOCRATE IL GIOVANE: Che cosa vuoi dire?
STRANIERO: Alludo al fatto che essi ritengono che non ci sia tempo di seguire accuratamente uno per uno,
prescrivendo ciò che conviene a ciascun corpo, ma in maniera più grossolana ritengono che si debba, in generale e
rivolgendosi ad un vasto numero di persone, creare delle disposizioni che tengano conto del vantaggio che possono
procurare ai corpi.
SOCRATE IL GIOVANE: Bene.
STRANIERO: Perciò anche quando adesso prescrivono a gruppi di persone esercizi fisici di uguale intensità,
insieme li spingono a cominciare, insieme anche li fanno cessare dalla corsa, dalla lotta e da tutte le altre fatiche che
riguardano il fisico.
SOCRATE IL GIOVANE: è così .
STRANIERO: E dobbiamo ritenere che anche il legislatore, che è a capo di gruppi di persone per quanto riguarda
l'amministrazione della giustizia e le relazioni reciproche fra i cittadini, non sarà mai in grado, impartendo ordini a interi
gruppi di persone, di assegnare esattamente a ciascuno ciò che gli conviene.
SOCRATE IL GIOVANE: è certamente verosimile.
STRANIERO: Ma, io credo, stabilirà la legge per la maggior parte di persone, e in generale, e così in modo
grossolano, per ciascuno, emanando sia leggi scritte, sia leggi non scritte, ma legiferando, in ogni caso, secondo le
consuetudini degli antenati.
SOCRATE IL GIOVANE: Giusto.
STRANIERO: Giustamente senza dubbio. Come uno potrebbe mai acquisire una capacità tale, Socrate, da rimanere
accanto a ciascuno, sempre, per tutta la vita, prescrivendogli esattamente ciò che è conveniente? Perché, se avesse le
capacità di far ciò, come credo, uno qualsiasi di quelli che hanno realmente ricevuto la scienza regia, difficilmente
collocherebbe degli ostacoli dinanzi a se stesso, scrivendo queste leggi di cui si è detto.
SOCRATE IL GIOVANE: Così sembra da quel che è stato detto adesso, straniero.
STRANIERO: Ma sarà più chiaro ancora, mio caro, dalle cose che stiamo per dire.
SOCRATE IL GIOVANE: Quali cose?
STRANIERO: Queste qui. Facciamo a noi stessi l'esempio di un medico o di un maestro di ginnastica che stia per
partire per un viaggio e si allontani dai suoi assistiti per un lasso di tempo considerevole, come è immaginabile, e che
pensi che gli allievi di ginnastica o i malati non ricorderanno i precetti: non avvertirà l'esigenza di scrivere loro un
promemoria, o come si comporterà?
SOCRATE IL GIOVANE: Farà così .
STRANIERO: Cosa farebbe se, contrariamente a quanto aveva preventivato, stesse lontano per un tempo più breve,
tornando nuovamente a casa? Probabilmente non avrebbe il coraggio di stabilire altri precetti contro quelli scritti, nel
caso fossero sopravvenuti altri fatti più positivi per i malati dovuti ai venti o ad altro motivo, contro ogni aspettativa,
fatti diversi dai soliti per un volere di Zeus, ma perseverando riterrebbe opportuno di non doversi allontanare dalle
antiche norme a suo tempo formulate, né di prescriverne altre lui stesso, non avendo neppure il malato il coraggio di
agire diversamente rispetto a quei precetti scritti, come se questi fossero curativi e salutari, mentre precetti diversi
procurassero malattie e non fossero conformi all'arte medica: oppure se tutto ciò si verificasse all'interno della scienza e
della vera arte, in ogni caso non vi sarebbe assolutamente un'enorme risata per la formulazione di questi simili precetti?
SOCRATE IL GIOVANE: Assolutamente.
STRANIERO: A chi ha legiferato con leggi scritte e non scritte sul giusto e sull'ingiusto, sul bello e sul brutto, sul
buono e sul malvagio, per la collettività degli uomini, vale a dire per quanti, ciascuno nel proprì o Stato, sono condotti al
pascolo secondo le leggi di coloro che le hanno redatte, qualora giunga colui che le ha scritte secondo l'arte o qualcun
altro simile, non gli sarà possibile stabilire altri precetti contrari a questi? Oppure anche questo divieto apparirebbe in
verità non meno ridicolo di quell'altro?
SOCRATE IL GIOVANE: E dunque?
STRANIERO: Sai qual è il discorso che molti fanno su questo punto?