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Platone
LE
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PREMESSA
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LIBRO
DECIMO
ATENIESE: Dopo i
maltrattamenti, diciamo la seguente norma che riguarda in generale gli atti di
violenza: nessuno
porti via, né
sottragga ciò che è di altri, né adoperi alcuna cosa del vicino, se non ha
l'autorizzazione del proprietario; da
questa norma
dipendono tutti i mali di cui si è detto, i mali che sono stati, che sono, che
saranno. Per quanto riguarda le
altre colpe, le
più gravi sono le intemperanze e le insolenze dei giovani, e sono tanto più
gravi quando coinvolgono la
sfera sacra, e
sono gravi, in particolare, quando riguardano le istituzioni religiose dello
stato, o quelle istituzioni che
soltanto in parte
sono pubbliche, di cui fanno parte i membri delle tribù, o alcune altre comunità
del genere: vengono al
secondo posto, e
sono di secondaria importanza, quelle che sono contro la religiosità
dell'individuo e le tombe, al terzo
posto si
collocano le colpe verso i genitori, quando, fatta eccezione per i casi visti
prima, si sia tracotanti nei loro
confronti.
Il quarto genere
dell'insolenza si verifica quando uno, senza curarsi dei magistrati, sottrae,
porta via, usa cose di
proprietà di
quelli senza aver ottenuto l'autorizzazione; al quinto posto vi sono gli
attentati ai diritti politici di ciascun
cittadino, per
cui si richiede l'intervento della giustizia. Per ogni singolo caso si deve
assegnare una legge comune. Si è
già parlato in
sintesi del furto sacrilego, quando viene commesso con la violenza o con la
frode, e abbiamo detto quale
pena si deve
subire: per quanto riguarda gli oltraggi che a parole o nei fatti, vengono
compiuti a danno degli dèi, quando
uno parla o
agisce appunto, bisogna dire ciò che si deve subire, ma premettendo
l'esortazione che segue.
Eccola: nessuno
che crede nell'esistenza degli dèi, secondo la legge, commetterà volontariamente
un'azione empia,
né emetterà
discorso contrario alla legge, ma se si comporterà così, significa che egli si
trova in una di queste tre
condizioni, e
cioè, o non ritiene vero ciò che ho detto, o, ed è il secondo caso, pur credendo
che esistano gli dèi pensa
che non si
prendano cura degli uomini, o, terzo caso, crede che gli dèi possano essere
placati con sacrifici e preghiere.
CLINIA: Che cosa
dobbiamo fare o che cosa dobbiamo dire a costoro?
ATENIESE: Caro,
ascoltiamo prima di tutto quello che essi ci dicono - mi aspetto -
disprezzandoci o prendendoci in
giro.
CLINIA: Che
cosa?
ATENIESE:
Probabilmente scherzando direbbero queste cose: «Straniero Ateniese, e tu,
Spartano, e tu di Cnosso,
voi dite la
verità.
Alcuni di noi non
credono affatto che esistano gli dèi, altri pensano che siano così come voi
dite. Noi crediamo
allora che, come
voi avete ritenuto opportuno fare per le leggi, prima di minacciarci duramente,
proviate in un primo
tempo a
persuaderci e ad insegnarci che gli dèi esistono, portando prove adeguate, e
dimostrando pure che sono troppo
superiori per
lasciarsi allettare da certi doni così da volgersi contro la giustizia. Ora,
ascoltando queste ed altre
argomentazioni
del genere da coloro che sono detti ottimi poeti, retori, indovini, sacerdoti e
innumerevoli altre persone,
la maggior parte
di noi non si orienta a non commettere azioni ingiuste, ma cerca poi di porre
rimedio all'operato.
Da parte allora
di legislatori che dichiarano di essere non spietati, ma miti, riteniamo che
innanzitutto sappiano usare
la persuasione
nei nostri confronti, parlando degli dèi esistenti, se non in maniera di gran
lunga migliore, in modo
migliore, almeno,
rispetto alla verità; e così riuscirete forse a persuaderci. E se quello che
diciamo ha un senso, provate
a rispondere
sulle cose sulle quali vi abbiamo invitato a parlare».
CLINIA: Dunque,
straniero, non credi che sia facile dire la verità sostenendo che gli dèi
esistono?
ATENIESE:
Come?
CLINIA: Prima di
tutto la terra, il sole, gli astri, e tutti gli altri corpi celesti, e così
l'ordine perfetto delle stagioni,
diviso in anni e
in mesi, e il fatto che tutti i Greci e i barbari ritengono che gli dèi
esistono.
ATENIESE: Temo,
mio caro, che i malvagi - e non potrei mai dire che nutro rispetto per loro - ci
disprezzeranno.
Voi infatti non
conoscete la ragione del loro differente punto di vista, ma pensate che soltanto
per l'incapacità di
dominare i
piaceri e le passioni le loro anime siano spinte verso un'esistenza
empia.
CLINIA: Quale
altra ragione, straniero, ci può essere oltre a queste?
ATENIESE: Una
ragione che voi, vivendo fuori dal mondo, non conoscete, ed anzi, proprio vi
sfugge.
CLINIA: Qual è
questa ragione che ora stai cercando di spiegare?
ATENIESE: Essa
consiste in quell'ignoranza così grave da sembrare la più importante forma di
intelligenza.
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE: Vi sono
presso di noi certi discorsi scritti che presso di voi non esistono, grazie al
valore della vostra
costituzione,
come ho appreso, ed alcuni in versi, altri in prosa, parlano degli dèi. I
discorsi più antichi spiegano come è
sorta la prima
natura del cielo e degli altri corpi, e procedendo non molto oltre il problema
dell'origine, espongono la
nascita degli
dèi, e quali erano i loro reciproci rapporti dopo la loro nascita. Non è facile
biasimare questi antichi
discorsi,
valutando se per coloro che li ascoltano sotto un altro punto di vista fanno
bene o no, ma certamente, per
quanto riguarda
il rispetto e gli onori che si devono ai genitori, non potrei usare parole di
elogio nei loro confronti
dicendo che essi
sono di utilità, e neppure che dicono cose assolutamente vere. Questi discorsi
sulle origini, allora,
lasciamoli andare
e salutiamoli, e riguardo ad essi si parli nel modo che è gradito agli dèi: noi
dobbiamo accusare i
nuovi sapienti di
oggi che sono causa di mali. Ed ecco ciò che vogliono ottenere i discorsi di
questa gente: quando tu ed
io portiamo delle
prove sull'esistenza degli dèi, e aggiungiamo queste stesse cose, e cioè il
sole, la luna, gli astri, e la
terra, come
fossero dèi e cose divine, allora quelli che si sono lasciati ingannare da
questi sapienti affermano che queste
cose non sono
altro che terra e pietre, incapaci di curarsi delle questioni umane, e queste
loro opinioni sono rivestite ben
bene di belle
parole così da essere persuasive.
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CLINIA: Grave
discorso, straniero, quello che hai dovuto pronunciare, e sarebbe già grave se
fosse uno soltanto: ma
ora sono
moltissimi, e la questione si fa ancora più grave.
ATENIESE: Ebbene?
Che cosa diciamo? Come dobbiamo comportarci?
Forse dovremo
difenderci come se qualcuno ci accusasse dinanzi a questi uomini empi, ed
essendo accusati di fare
delle leggi,
dicessero che stiamo facendo qualcosa di terribile, poiché stabiliamo per legge
che gli dèi esistono? Oppure,
lasciandoli
perdere, ci rivolgeremo di nuovo alle leggi, perché il nostro proemio sulle
leggi non sia troppo lungo? Infatti
non sarebbe un
breve discorso, una volta sviluppato, se a costoro che desiderano commettere
empietà dimostrassimo
innanzitutto, con
argomentazioni adeguate, ciò di cui dicevano che doveva essere spiegato, quindi
facessimo loro paura,
ed infine, dopo
aver fatto in modo ch'essi provino avversione verso quelle cose che non devono
essere stimate,
passassimo in
seguito a legiferare su quella materia su cui è conveniente
legiferare.
CLINIA: Ma,
straniero, abbiamo di frequente affermato in così poco tempo, che nella
circostanza presente non si
deve affatto
preferire la brevità del discorso alla lunghezza - nessuno infatti ci insegue,
incalzandoci, come si dice -,
mentre sarebbe
ridicolo e sciocco mostrare di preferire ciò che è più breve a ciò che è
migliore. Non ha certo scarsa
importanza il
fatto che i nostri discorsi abbiano la capacità di persuadere che gli dèi
esistono, e sono buoni, e onorano la
giustizia in
misura maggiore degli uomini: e questo, direi, è il proemio più bello e più
nobile che possiamo premettere a
tutto il
complesso delle leggi. Senza essere maldisposti e senza perdere la pazienza, non
lasciamo affatto da parte quella
forza che noi
possediamo per dare persuasione a questi discorsi, ma esponiamoli, se possibile,
in modo adeguato.
ATENIESE: Il
discorso che hai appena fatto mi pare che voglia evocare una preghiera, dal
momento che è animato
da una vivace
tensione; in ogni caso non possiamo più aspettare a parlare.
Coraggio, come si
potrebbe parlare dell'esistenza degli dèi senza non essere presi dall'ira? è
infatti inevitabile
sopportare a
malincuore ed anzi, odiare, quelli che sono stati, e anche ora lo sono, causa di
questi nostri discorsi, non
prestando essi
fede a quei miti che fin da bambini, quando ancora erano allevati con il latte,
ascoltavano da nutrici e da
madri, miti che,
come un incantesimo venivano raccontati un po' per scherzo e un po' sul serio, e
che quelli ascoltavano
nelle preghiere
insieme ai sacrifici, e vedevano le visioni che ad essi si accompagnavano - e
queste visioni, messe in
atto durante i
sacrifici, il giovane vede ed ascolta con grandissimo piacere - e allora
osservano i propri genitori,
impegnati con
estrema serietà per se stessi e per loro, dialogare con preghiere e con
suppliche agli dèi come
assolutamente
esistenti, e infine ascoltano e osservano che al sorgere del sole e della luna e
al loro tramontare tutti i
Greci e i barbari
si prosternano e si inginocchiano, tanto nei diversi momenti di difficoltà
quanto nella buona sorte, non
come se gli dèi
non esistessero, ma come se esistessero nel modo più assoluto, non insinuandosi
affatto in essi il
sospetto che gli
dèi non esistano. Quelli che in sostanza disprezzano tutte queste cose senza
basarsi neppure su un solo
argomento che sia
adeguato, come direbbe chi ha anche soltanto un po' di intelligenza, ora ci
costringono a dire quello
che stiamo
dicendo: come allora, si potrebbe esortarli con miti discorsi ed insieme
insegnare che innanzitutto gli dèi
esistono?
Bisogna avere il
coraggio di farlo: non bisogna infatti che come alcuni di noi diventano folli
per il piacere provocato
dalla
ghiottoneria, altri lo diventino per l'ira che li muove contro questa gente. Con
l'animo sgombro dall'ira rivolgiamo
tale avvertimento
a questi individui che hanno la mente così corrotta, e diciamo serenamente,
smorzando ogni forma di
risentimento,
come se conversassimo con uno di loro: «Figliolo, sei giovane, ed il tempo, con
il suo procedere, farà in
modo che molte
delle opinioni che hai ora mutino e diventino opposte: attendi allora quel tempo
per diventare giudice
delle questioni
più importanti, e la cosa più importante, alla quale tu ora non dai alcun
valore, consiste nel vivere più o
meno nobilmente,
avendo un'idea corretta degli dèi. Prima di tutto non mentirei se a tal
proposito ti indicassi una cosa
che riveste
grande importanza. Ed è questa. Non sei l'unico, e neppure lo sono i tuoi amici,
che nutri per la prima volta
tale opinione
sugli dèi, ma sempre vi sono delle persone, e ora sono di più, e ora di meno,
che sono affetti da questa
malattia: ti
potrei allora spiegare, per il fatto di averne incontrati molti, che non vi è
nessuno il quale, dopo aver accolto
questa opinione
sugli dèi secondo la quale essi non esistono, giunga sino alla vecchiaia
mantenendosi fedele a questo
pensiero; non
molti invece, e solo alcuni, si sono mantenuti fedeli agli altri due
atteggiamenti nei confronti degli dèi,
quello cioè,
secondo il quale gli dèi esistono, ma non si curano affatto delle faccende
umane, e quello che segue a
questo, per cui
gli dèi si prendono certamente cura, ma bisogna placarli con sacrifici e
preghiere. Dovrai allora attendere
che questa
credenza intorno a tali argomenti si faccia più chiara dentro di te, per quanto
è possibile, se mi vuoi obbedire,
osservando se le
cose stanno in questi termini o diversamente, e informandoti da altri e
soprattutto dal legislatore: e in
questo tempo non
devi avere il coraggio di compiere alcuna empietà contro degli dèi. E chi
stabilisce per te le leggi
deve cercare di
insegnarti ora e in avvenire come stanno queste cose».
CLINIA: Quello
che hai detto sin qui va benissimo, straniero.
ATENIESE:
Certamente, Megillo e Clinia: ma non dobbiamo nascondere a noi stessi che siamo
capitati in un
discorso
singolare.
CLINIA: Di quale
discorso parli?
ATENIESE: Alludo
a quel discorso che molti ritengono come il più saggio di tutti i
discorsi.
CLINIA: Spiega
ancor più chiaramente.
ATENIESE: Alcuni
affermano che tutte le cose che sono, che sono state, e che saranno, sono opera
alcune della
natura, altre
dell'arte, altre ancora del caso.
CLINIA: E non va
bene?
ATENIESE: Può
essere che gli uomini saggi che si esprimono così parlino rettamente: seguendo
costoro, vediamo
come la pensano
quelli che si trovano su quelle posizioni.
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CLINIA: Senza
dubbio.
ATENIESE: Mi pare
che dicano che fra quelle cose le opere più grandi e più belle sono realizzate
dalla natura e
dalla sorte,
quelle più piccole dall'arte, la quale, prendendo dalla natura il principio
delle grandi e delle prime opere,
modella e
fabbrica tutto ciò che ha dimensioni più piccole, e che noi tutti chiamiamo
«artistico».
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE: In
questo modo parlerò più chiaramente. Essi dicono che il fuoco, l'acqua, la
terra, e l'aria sono tutti
dovuti alla
natura e al caso, mentre nessuno di questi elementi è prodotto dall'arte, e che
i corpi che vengono dopo di
questi, quelli
della terra, del sole, della luna, e degli astri, sì sono assolutamente generati
da questi elementi inanimati: e
ciascuno di
questi elementi, mosso a caso a seconda della proprietà di ciascuno,
incontrandosi ed accordandosi
intimamente
insieme - caldo con freddo, secco con umido, molle con duro, e così tutti quanti
i contrari che sono
costretti dalla
sorte a mescolarsi insieme - hanno dato origine in questo modo all'intero cielo
e a tutto quanto è compreso
nel cielo, a
tutti gli animali e a tutte le piante, e da queste cause presero origine tutte
le stagioni, e tutto ciò dicono non
sia opera di una
mente ordinatrice, né di un qualche dio o di una qualche arte, ma, come diciamo,
della natura e del
caso. L'arte è
nata in seguito e si è sviluppata da queste cose, ed essendo essa stessa mortale
nata da cause mortali, ha
dato origine a
certi giochi che non prendono affatto parte della verità, ma consistono in certe
immagini affini alle arti
stesse, come
quelle che genera la pittura, la musica, e tutte quante le altre compagne di
queste: ma fra le arti vi sono
quelle che danno
luogo a qualcosa di valido, ed esse sono quelle che uniscono la propria forza
con la natura, come la
medicina,
l'agricoltura, e la ginnastica. E dicono che anche la politica partecipa in
piccola parte della natura, mentre è
connessa in larga
misura con l'arte; e così tutto il complesso della legislazione non ha attinenza
con la natura, ma con
l'arte, e quindi
le sue fondamenta non si basano sulla verità.
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE:
Innanzitutto essi dicono, amico mio, che gli dèi sono opera dell'arte, e non
esistono per natura, ma
grazie a certe
leggi, e questi dèi sono diversi a seconda della diversità del luogo, e a
seconda degli accordi che ciascun
popoìo prese con
se stesso quando cominciò a legi ferare: e così per ciò che è bello, vi è una
bellezza per natura e una
bellezza per
legge, mentre la giustizia non è affatto opera della natura, ma poiché gli
uomini passano tutta la vita a
litigare fra di
loro, mutando sempre le regole di quella, hanno valore di volta in volta quelle
singole regole che vengono
mutate e nel
momento in cui vengono mutate, e quindi sono frutto dell'arte e delle leggi, ma
non della natura. Queste,
amici, sono tutte
quelle parole che vengono pronunciate da quegli uomini ritenuti saggi dagli
uomini di oggi, privati
cittadini e anche
poeti, i quali affermano che la giustizia riesce ad avere la meglio con la
violenza: per questa ragione le
varie forme di
empietà colpiscono gli uomini contemporanei, che non credono che gli dèi
esistono così come la legge
ordina che
dovrebbero pensare, e per questa ragione vi sono le rivolte di coloro che
trascinano verso la giusta vita
secondo natura,
che in realtà consiste nel dominare gli altri e nel non asservirsi agli altri
secondo la legge.
CLINIA: Quale
discorso hai esposto, straniero, e quanto è grande la vergogna degli uomini di
oggi, sia
pubblicamente per
gli stati, sia privatamente all'interno delle famiglie!
ATENIESE: Quel
che dici è vero, Clinia. Come credi allora che dovrà comportarsi il legislatore,
dinanzi ad una
situazione che si
presenta in questo modo sin dai tempi antichi? Dovrà solo minacciarli,
imponendosi nello stato,
dinanzi a tutti i
cittadini, che se essi non ammetteranno l'esistenza degli dèi e non li
penseranno ritenendoli così come la
legge dice che
sono - e lo stesso vale per la bellezza, la giustizia, e tutte le altre
questioni di grande rilievo che tendono
tanto alla virtù
quanto al vizio, e cioè che bisogna agire e pensare così come il legislatore
consiglia quando scrive le
leggi - e dovrà
dire che se qualcuno non si offrirà docile alle leggi, l'uno dovrà morire, un
altro sarà frustato e
incarcerato, un
altro ancora privato dei diritti civili, ed altri, infine, saranno puniti con la
povertà o l'esilio? Non unirà ai
suoi discorsi
alcuna forma di persuasione per gli uomini, nel momento in cui stabilisce per
loro le leggi, in modo da
renderli il più
possibile docili?
CLINIA:
Nient'affatto, straniero, ma se è possibile usare anche in piccola parte la
persuasione riguardo a tali cose,
bisogna che il
legislatore, anche quello di scarso valore, non sì stanchi affatto di usarla, ma
emettendo tutta la sua voce,
come si dice,
deve venire in soccorso con il discorso a quell'antica legge che afferma
l'esistenza degli dèi e tutto quanto
tu ora hai
esposto, e deve venire in aiuto alla legge stessa e all'arte, sostenendo che
sono tutte due opera della natura e
non sono
inferiori rispetto ad essa, se è vero che sono generate dall'intelletto, secondo
un corretto ragionamento, come
mi pare che tu
voglia dire e come io ora voglio credere, prestandoti fede.
ATENIESE: Clinia,
uomo assai premuroso, non è difficile seguire questi discorsi, se vengono
pronunciati in questo
modo per la
massa, discorsi che hanno anche un immensa lunghezza?
CLINIA: Ebbene,
straniero? Siamo stati a sentire pazientemente i discorsi così lunghi che
abbiamo tenuto
sull'ubriachezza
e sulla musica, e adesso non abbiamo la pazienza di trattare quegli argomenti
che riguardano gli dèi e le
altre questioni
di questo genere?
E si avrebbe un
grandissimo vantaggio anche per la legislazione che si accompagna
all'intelligenza e alla prudenza,
perché i precetti
delle leggi messe per iscritto, dando ragione di sé in ogni tempo, sono
assolutamente stabili, sicché non
bisogna aver
paura se in principio sono difficili da ascoltare, ma sarà possibile anche a chi
li apprende con difficoltà
riprenderli di
frequente ed esaminarli; e neppure bisogna aver paura della loro lunghezza,
perché sono utili, e per questo
motivo non ha
alcun senso e non mi sembra cosa santa che ogni uomo, nei limiti delle sue
possiblità, non venga in
soccorso di
questi discorsi.
MEGILLO: Mi
sembra ottimo quello che ha detto Clinia, straniero.
ATENIESE: E
bisogna fare davvero come dice, Megillo. E infatti se i discorsi che abbiamo
visto non fossero
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disseminati, per
così dire, in tutti gli uomini, non ci sarebbe bisogno di intervenire con questi
nostri discorsi per
difendere la tesi
dell'esistenza degli dèi; ma ora è necessario. Chi più del legislatore deve
venire in soccorso delle leggi
più importanti
che vengono corrotte dalla malvagità degli uomini?
MEGILLO: Nessun
altro.
ATENIESE: Ma
dimmi di nuovo, Clinia, anche tu - bisogna che anche tu prenda parte di questi
discorsi -: può darsi
che chi sostiene
queste teorie ritiene che fuoco, acqua, terra e aria siano gli elementi primi di
tutte le cose, e li chiama
con il termine di
natura, sostenendo che l'anima è venuta dopo questi elementi. Anzi, mi pare che
non può essere che la
pensi così, ma
che proprio questo ci indichi effetti vamente con il discorso.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: E
dunque, per Zeus, non abbiamo trovato la fonte, per così dire, di quella stolta
opinione di tutti gli
uomini che si
occupano di ricerche riguardanti la natura? Considera ed esamina il discorso da
tutti i suoi punti di vista:
non sarebbe
infatti un particolare di scarsa importanza se risultasse che coloro che si
occupano di questi empi discorsi e
che guidano altri
lungo questa strada, fanno un uso erroneo, e non buono, della ragione. Mi sembra
che le cose stiano
così.
CLINIA: Dici
bene, ma cerca di spiegarci dove sbagliano.
ATENIESE: Pare
che dobbiamo affrontare discorsi alquanto insoliti.
CLINIA: Non
dobbiamo esitare, straniero. Mi rendo conto che tu pensi che se affrontiamo
questi discorsi, si finisce
per sconfinare
dalla legislazione: eppure, se non vi è altro modo se non questo per mantenerci
coerenti con quel che si è
detto, e cioè che
gli dèi devono essere definiti così come dice la legge e che questo è il modo
corretto di intenderli,
bisogna allora
parlare in questo modo, straordinario amico.
ATENIESE: Dirò
allora, a quanto pare, un certo insolito discorso.
I discorsi che
formano l'anima degli empi dichiarano che la causa prima della generazione e
della corruzione di tutte
le cose non è
nata prima, ma dopo, mentre quel che è nato dopo, quelli pensano che sia nato
prima. Perciò essi si
ingannano sulla
reale essenza degli dèi.
CLINIA: Non ho
ancora capito.
ATENIESE: Quasi
tutti corrono il rischio, amico, di non riconoscere la vera essenza dell'anima e
la sua proprietà,
non solo in
relazione a tutto il resto, ma anche relativamente alla sua genesi, poiché essa
esiste sin dai primi tempi,
essendo nata
prima di tutti i corpi, e più di ogni altra cosa presiede ad ogni loro mutamento
e ad ogni loro
trasformazione:
se allora le cose stanno così, non è inevitabile pensare che tutto ciò che per
genere è affine all'anima è
nato prima di ciò
che ha parentela con i corpi, dato che quella è più vecchia del
corpo?
CLINIA:
Inevitabile.
ATENIESE:
L'opinione, le occupazioni, l'intelletto, l'arte, la legge sono venuti prima del
duro e del molle, del
pesante e del
leggero: e allora anche le prime e grandi imprese ed azioni sono frutto
dell'arte, essendo nate prima,
mentre quelle
cose che sono opera della natura, nonché la natura vera e propria, la quale non
è corretto chiamarla con
questo nome, sono
venute dopo, e scaturiscono dall'arte e dall'intelletto.
CLINIA: Perché
non è corretto chiamarla così?
ATENIESE: Essi
intendono chiamare con il termine di «natura» la genesi relativa alle prime
realtà: ma se apparirà
chiaro che
l'anima è venuta prima, e non il fuoco né l'aria, che l'anima è nata fra le
prime realtà, si potrà dire assai
giustamente che
essa è in modo particolare opera della natura. Ma le cose stanno in questi
termini se si dimostra che
l'anima è
anteriore al corpo, in caso contrario, non è possibile.
CLINIA:
Verissimo.
ATENIESE: Dopo di
che non dobbiamo allora prepararci proprio a questa cosa.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE:
Prestiamo allora attenzione ad un discorso assolutamente ingannevole, perché,
essendo adatto a
giovani, non
tragga in inganno noi che siamo vecchi, e sfuggendoci di mano, non ci renda
ridicoli, così da sembrare di
non cogliere
neppure questioni di poco conto, proprio nel momento in cui aspiriamo a quelle
di maggiore importanza.
Vedete un po'. Se
ad esempio noi tre dovessimo attraversare un fiume dalla corrente impetuosa, ed
io, che sono il più
giovane di noi e
quello che ha maggiore esperienza di correnti, dicessi che spetta a me per primo
controllare,
lasciandovi in un
luogo sicuro, se anche a voi che siete più vecchi sia possibile attraversarlo, o
come si possa fare, e se,
risultando
possibile il guado, allora vi chiamassi e vi aiutassi ad attraversarlo grazie
alla mia esperienza, ma se invece
non fosse
possibile per voi attraversarlo, mi assumessi tutto il pericolo, sembrerei fare
un discorso ragionevole. Dunque
anche adesso il
discorso che stiamo per fare è piuttosto impetuoso, e si potrebbe dire che
probabilmente non è
percorribile con
le sole vostre forze: perché allora il discorso non vi faccia venire capogiro e
vertigini, confondendovi
con domande cui
non siete abituati a rispondere, e non faccia nascere in voi un misero e
spiacevole senso di vergogna,
bisogna che
anch'io faccia così, in prim o luogo rivolgendo domande a me stesso, mentre voi
mi ascoltate standovene al
sicuro, e dandomi
in seguito le risposte, esponendo così il discorso, finché non si sia completato
l'argomento relativo
all'anima, e non
si sia dimostrato che è nata prima l'anima del corpo.
CLINIA: Mi sembra
ottimo quello che hai detto, straniero, e allora fa' come dici.
ATENIESE: Avanti,
dunque, e se talvolta noi dobbiamo invocare la divinità, ora si faccia così - si
invochino gli dèi,
in fondo, con
estrema serietà, per dimostrare che essi stessi esistono - e aggrappandoci a
loro come ad una fune sicura,
inoltriamoci in
questo discorso che ora cominciamo. E se intorno a tali questioni qualcuno
volesse confutarmi con le
seguenti domande,
mi sembra che questo sia il modo più sicuro di rispondere. Se uno mi dicesse:
«Straniero, tutto sta e
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nulla si muove?
Oppure è tutto il contrario? O, ancora, alcune di quelle cose si muovono, e
altre stanno ferme?»
«Alcune si
muovono», dirò, «altre stanno ferme». «E forse ciò che sta sta in qualche
spazio, e ciò che si muove si
muove in qualche
spazio?» «E come no?» «E alcune cose agiscono in un solo luogo, mentre altre in
più luoghi».
«Alludi», diremo,
«a quelle cose che hanno la proprietà di essere immobili al centro e che si
muovono in un unico
luogo, come i
cerchi di cui si dice che stanno fermi, mentre la loro circonferenza gira?» «Sì.
E sappiamo che in questo
moto circolare
tale movimento, facendo muovere insieme il cerchio più grande e quello più
piccolo, secondo la stessa
proporzione si
distribuisce nei cerchi piccoli e in quelli più grandi, essendo così, in
proporzione, minore e maggiore: e
questa è la
ragione da cui scaturisce quella fonte di tutti quei fenomeni meravigliosi, per
cui lo stesso movimento
fornisce lentezza
e velocità, in proporzione ai cerchi grandi e piccoli, e sembrerebbe appunto
impossibile, per quel che
uno si
aspetterebbe, che. si potesse verificare questa condizione».
«Verissimo». «Per
quanto riguarda le cose che si muovono in più luoghi, mi sembra che tu alluda a
quelle cose che,
muovendosi con un
movimento di traslazione, passano continuamente da un luogo all'altro, e ora
hanno un solo centro
come base
d'appoggio, ora molti per il loro rotolare. E ogni volta che si mcontrano con
altri corpi che stanno fermi si
dividono, mentre
quando si incontrano con altri corpi che giungono dalla parte opposta,
riunendosi in un unico corpo, si
congiungono e si
combinano in un unico composto». «Dico che le cose stanno proprio così come
dici». «E quando si
combinano insieme
diventano più grandi, e quando si dividono diventano più piccoli, nel caso in
cui permanga la
costituzione di
ciascun elemento, quando invece questa viene meno, essi spariscono in virtù di
queste due cause.
Quando e in quale
condizione avviene la genesi di ogni cosa? è chiaro che avviene quando un
principio, ricevendo
un incremento,
passa alla seconda trasformazione, e da questa a quella più vicina, finché,
giunto alle tre dimensioni,
diventa sensibile
per coloro che hanno la sensibilità di coglierlo. Tutto così nasce in virtù del
mutamento e del
movimento da uno
stadio ad un altro: ed esiste effettivamente quando permane, mentre si annienta
del tutto quando si
trasforma in un
altro stadio». Non abbiamo così parlato di tutti i movimenti, enumerandoli
secondo le specie, fa tta
eccezione per
due, amici miei?
CLINIA:
Quali?
ATENIESE: Ottimo
uomo, si tratta di quei due movimenti per i quali noi stiamo conducendo tutta
l'indagine attuale.
CLINIA: Parla più
chiaramente.
ATENIESE: La
nostra indagine non si svolge in funzione dell'anima?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Il
primo movimento, dunque, sia quello che fa muovere altro ma non può far muovere
se stesso, ed è
sempre una specie
di moto, il secondo movimento sia quello che fa muovere se stesso ed altro,
secondo combinazioni,
divisioni,
incrementi, diminuizioni, generazioni e corruzioni, ed esso forma un'altra
specie separata da tutti gli altri
movimenti.
CLINIA: Sia
così.
ATENIESE:
Considereremo come nona specie di movimento quel movimento che muove sempre
altro e da altro
viene messo in
movimento, mentre diremo che la decima specie è rappresentata da quel movimento
che, muovendo se
stesso ed altro e
accordandosi a tutto ciò che vien fatto e subito, viene effettivamente definito
come mutamento e
movimento di
tutte le cose che sono.
CLINIA: Senza
dubbio.
ATENIESE: Di
questi dieci movimenti quale potremo assai correttamente scegliere come il più
forte dì tutti e il più
importante quanto
ad efficacia.
CLINIA: Credo che
sia necessario affermare che il movimento che è in grado di muovere se stesso
sia infinitamente
superiore, e
tutti gli altri vengano dopo questo.
ATENIESE: Dici
bene. Ma delle cose che ora abbiamo detto in modo errato, dobbiamo correggerne
una o due?
CLINIA:
Quali?
ATENIESE: Quando
abbiamo parlato del decimo movimento, non abbiamo detto
correttamente.
CLINIA:
Perché?
ATENIESE: Esso è
primo per genesi e per forza, secondo un corretto ragionamento: e dopo questo
abbiamo quel
secondo movimento
che poco fa, in modo assurdo, abbiamo definito nono.
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE: Così.
Quando un oggetto ne modifica un altro, e questo ancora un altro, e via così, vi
sarà un primo
oggetto
responsabile di tutti questi movimenti? E se un oggetto è mosso da un altro,
come potrà esso essere il primo fra
gli oggetti che
causano il movimento? è impossibile, infatti. Ma se un oggetto muovendo se
stesso muove un altro
oggetto, e quello
un altro ancora, e così gli oggetti che vengono mossi sono migliaia e migliaia,
non è forse vero che il
principio di
tutto il loro movimento consisterà in nient'altro se non in quel mutamento
determinato dal movimento che
muove se
stesso?
CLINIA:
Benissimo, e non si può non concordare con queste parole.
ATENIESE:
Parliamo ancora in questo modo, e di nuovo rispondiamo a noi stessi. «Se tutte
le cose, essendo nate
insieme, si
trovassero in quiete, come hanno il coraggio di dire la maggioranza di quei
sapienti che abbiamo visto, quale
sarebbe in esse
il primo dei movimenti che viene necessariamente ad essere fra quelli che
abbiamo detto? Naturalmente
quello che muove
se stesso: esso non avrebbe mai potuto essere modificato da altro in precedenza,
non essendoci in
quelle cose
nessun precedente mutamento.
Il principio
dunque di tutti i movimenti e il primo che viene ad essere tanto nelle cose che
sono in quiete quanto in
Platone Le
leggi
118
quelle che sono
in movimento, vale a dire il movimento che muove se stesso, diremo che questo è
necessariamente il
mutamento più
vecchio e più potente, mentre quello che è mosso da altro e che muove altro, è
il secondo movimento.
CLINIA: Quello
che dici è verissimo.
ATENIESE: Ora che
siamo giunti a questo punto del discorso, rispondiamo a questa
domanda.
CLINIA:
Quale?
ATENIESE: Se
vedessimo che questo principio è presente in ciò che è formato dalla terra, o
dall'acqua, o dal fuoco,
separato o
mescolato, quale proprietà diremo che è presente in tale sostanza?
CLINIA: Forse mi
domandi se possiamo dire che tale sostanza vive quando muove se
stessa?
ATENIESE:
Sì.
CLINIA: Vive. E
come no?
ATENIESE: Ebbene?
Quando vediamo che l'anima è presente in alcune cose, diciamo forse un'altra
cosa o la stessa
cosa? Non
dobbiamo cioè convenire ch'essa vive?
CLINIA: Non
diciamo una cosa diversa.
ATENIESE: Un
momento, per Zeus! Non vorrai pensare tre cose per ciascuna realtà?
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE: Una è
il suo essere, un'altra è la definizione dell'essere, un'altra il nome: e
inoltre si possono porre due
domande riguardo
ad ogni realtà dotata di essere.
CLINIA: Come due
domande?
ATENIESE: Ora,
proponendo il nome della cosa, domandiamo la definizione, ora, invece,
proponendo la
definizione,
domandiamo il nome. E la questione che ora vogliamo dire non è la
seguente?
CLINIA:
Quale?
ATENIESE: Oltre a
molte altre cose, anche il numero si può dividere per due: e parlando del
numero, il suo nome è
"pari", e la sua
definizione "numero diviso in due parti uguali".
CLINIA:
Sì.
ATENIESE: Ed ecco
il punto che voglio chiarire. Non chiamiamo noi in ambedue i modi la stessa
cosa, sia che
diamo il nome
quando ci viene chiesta la definizione, sia che diamo la definizione quando ci
viene richiesto il nome,
chiamando la
stessa cosa sia con il nome, e cioè "pari", sia con la definizione, e cioè
"numero diviso in due parti
uguali"?
CLINIA: Ma
certamente.
ATENIESE: E qual
è la definizione di ciò che ha nome anima? Ne abbiamo forse un'altra, oltre a
quella che è stata
detta ora, e cioè
"movimento in grado di muovere se stesso"?
CLINIA: Affermi
allora che si può definire come "ciò che muove se stesso" quell'essere che tutti
chiamiamo con il
nome di
"anima"?
ATENIESE: Sì, lo
affermo: e se la cosa sta in questi termini, avremo forse ancora il rimpianto di
non aver
sufficientemente
dimostrato che l'anima si identifica con la genesi prima e il movimento delle
cose che sono, che sono
state, e che
saranno, e di tutti i loro contrari, dato che è apparsa essere la causa del
mutamento e del movimento dì tutte
le
cose?
CLINIA: No, ma
anzi, si è sufficientemente dimostrato che l'anima è anteriore a tutte le cose,
ed è il principio del
movimento.
ATENIESE: E il
movimento che si trova in un altro oggetto, causato da un altro fattore, che non
fa mai in modo che
nulla muova se
stesso in se stesso, non viene per secondo, o in una posizione arretrata di
tanti numeri quanti uno ne
vuole contare,
trattandosi del movimento proprio del corpo effettivamente
inanimato?
CLINIA:
Giusto.
ATENIESE: Abbiamo
dunque fornito una corretta e valida spiegazione, oltre che pienamente
corrispondente al
vero, del fatto
che per noi l'anima si è generata prima del corpo, mentre il corpo per secondo e
in un momento
successivo, e che
l'anima guida il corpo e quello, secondo natura, obbedisce.
CLINIA:
Verissimo.
ATENIESE:
Ricordiamo che prima ci eravamo trovati d'accordo nel dire che se l'anima fosse
risultata essere
anteriore al
corpo, anche tutto ciò che ha attinenza con l'anima sarebbe stato anteriore a
ciò che ha attinenza con il
corpo.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: I modi
di vita, i costumi, le intenzioni, i ragionamenti, le vere opinioni, le
occupazioni, i ricordi, sono
venuti prima
della lunghezza dei corpi, e della larghezza, e della profondità, e della forza,
se è vero che l'anima è
anteriore al
corpo.
CLINIA:
Necessariamente.
ATENIESE: Dopo di
che non è allora necessario accordarsi sul fatto che la causa del bene e del
male, del bello e del
brutto, del
giusto e dell'ingiusto, e di tutti i loro contrari è l'anima, se è vero che
stabiliremo che essa è la causa di tutte
le
cose?
CLINIA: E come
no?
ATENIESE: E non è
necessario affermare che l'anima, che amministra ed abita in tutte le cose che
in ogni modo si
muovono,
amministra anche il cielo?
CLINIA:
Certamente.
Platone Le
leggi
119
ATENIE5E Un'anima
o più di una? Più di una, risponderò io per voi. Non possiamo stabilirne meno di
due, vale a
dire quella che
produce il bene e quella che ha la possibilità di realizzare il
contrario.
CLINIA: Quello
che dici è assolutamente giusto.
ATENIESE: Bene.
L'anima allora guida tutte le cose che vi sono in cielo, in terra, e in mare, e
le guida con i
movimenti che le
appartengono e che si chiamano "volontà", "indagine", "occupazione", "decisione"
"opinione vera e
malvagia",
"godimento e sofferenza", "coraggio e paura", "odio e amore", e con tutti i
movimenti affini a questi o
primari, che
dirigono i moti secondari dei corpi e guidano tutte le cose verso il loro
incremento o la loro diminuizione,
verso la loro
dissoluzione e composizione, e verso ciò che è connesso a queste proprietà:
caldo e freddo, pesante e
leggero, duro e
molle, bianco e nero, aspro e dolce.
Quando l'anima
ricorre a tutto ciò, prendendo sempre come aiutante l'intelletto, che è un dio e
viene giustamente
stimato dagli
dèi, dirige tutto verso la giustizia e la felicità, ma se si unisce alla
stoltezza, produce tutto il contrario di
queste cose.
Possiamo considerare che la questione stia in questi termini o ancora dubitiamo
che possa essere posta
diversamente?
CLINIA:
Nient'affatto.
ATENIESE: E quale
genere di anima diciamo che sia diventato padrone del cielo, della terra, e di
tutta la
rivoluzione
dell'univertso?
Quel genere
assennato e pieno di virtù, oppure quello che non possiede né l'una né l'altra
qualità? Volete che
rispondiamo così
a queste domande?
CLINIA:
Come?
ATENIESE: Se,
straordinario uomo, diciamo che tutto il corso e il movimento del cielo e di
tutto ciò che è in esso
ha natura simile
al movimento, alla rivoluzione, e ai calcoli dell'intelletto, e se si muove
secondo movimenti congeneri,
allora è chiaro
che si deve dire che l'anima migliore si prende cura di tutto l'universo e lo
conduce lungo tale corso.
CLINIA:
Giusto.
ATENIESE: Se
procede in modo folle e privo di ordine, l'universo è guidato dall'anima
malvagia.
CLINIA: Anche
questo è giusto.
ATENIESE: Ma
quale natura possiede il movimento dell'intelletto?
Non è facile,
amici, rispondere a questa domanda e dire parole assennate: perciò anch'io
adesso vi devo aiutare nella
formulazione
della risposta.
CLINIA: Dici
bene.
ATENIESE: Non
facciamo come quelli che rivolgono lo sguardo fisso al sole, facendo venire
notte a mezzogiorno,
e non rispondiamo
come se potessimo vedere e conoscere adeguatamente con occhi mortali
l'intelletto: è più sicuro
osservare con lo
sguardo rivolto verso l'immagine di ciò che viene domandato.
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE:
Prendiamo come immagine quella di quei dieci movimenti cui assomiglia
l'intelletto: ve la richiamerò
alla memoria, e
insieme a voi cercherò di rispondere a quella domanda.
CLINIA: Dici
benissimo.
ATENIE5E Delle
cose che abbiamo detto prima non ricordiamo almeno questo, e cioè che abbiamo
stabilito che di
tutte le cose
alcune si muovono e altre stanno ferme?
CLINIA:
Sì.
ATENIESE: E, fra
quelle che si muovono, alcune si muovono in unico luogo, altre in più
luoghi.
CLINIA: è
così.
ATENIESE: Di
questi due movimenti, è inevitabile che quello che si muove in un unico luogo si
muove sempre
intorno ad un
centro, imitando i cerchi lavorati al tornio e questo movimento è assolutamente,
nei limiti del possibile,
quello che è più
affine e somigliante al movimento circolare dell'intelletto.
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE:
Affermando che l'intelletto e il movimento che si muove in un unico punto si
muovono ambedue in
modo uguale ed
identico, nel medesimo luogo, intorno al medesimo centro, nella medesima
direzione, e secondo
un'unica ragione
ed un unico ordine, formando un immagine somigliante ai movimenti della sfera al
tornio, non
daremmo mai
l'impressione di essere scadenti artefici di belle immagini realizzate con la
parola.
CLINIA:
Giustissimo.
ATENIESE: E il
movimento che non è mai uguale ed identico, che non è mai nel medesimo luogo, né
intorno al
medesimo centro,
e non si muove mai nella medesima direzione, che non avviene secondo un'unica
disposizione, un
unico ordine,
un'unica ragione, non potrebbe essere il movimento affine alla stoltezza in
genere?
CLINIA: è
assolutamente vero.
ATENIESE: Ora non
è affatto difficile dire in modo esplicito che, dal momento che l'anima guida
tutte le cose,
occorre affermare
che il movimento circolare del cielo è necessariamente guidato e ordinato
dall'anima migliore o da
quella
contraria.
CLINIA:
Straniero, dopo quello che ora abbiamo detto, sarebbe empio affermare una cosa
diversa dal fatto che una
sola anima che
contiene in sé tutte le virtù, o, allo stesso modo, anche più anime, guidano
l'universo.
ATENIESE:
Benissimo, Clinia, hai ascoltato questi discorsi: ascolta ancora
questo.
CLINIA: Che
cosa?
ATENIESE: Se è
vero che l'anima muove circolarmente il sole, la luna, e tutti gli altri astri,
non muove anche
Platone Le
leggi
120
ciascuno di essi
singolarmente?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE:
Ragioniamo intorno ad uno di quelli, e così quel che risulterà si potrà adattare
a tutti gli altri astri.
CLINIA: Quale
prendiamo?
ATENIESE: Ogni
uomo vede il corpo del sole, ma nessuno vede l'anima, e neppure vede l'anima di
nessun altro
corpo degli
esseri viventi, vivo o morto che sia: ma abbiamo molte ragioni per attenderci
che questo genere dell'anima,
pur essendo
completamente insensibile a tutte le sensazioni del corpo, sia
intelleggibile.
Con il solo
intelletto e con il solo pensiero noi possiamo afferrare questa cosa intorno a
tale genere.
CLINIA: Che
cosa?
ATENIESE: Se
l'anima guida il sole, non ci sbagliamo di molto nel dire che essa compie una di
queste tre cose.
CLINIA:
Quali?
ATENIESE: Essa,
trovandosi all'interno di quel corpo che appare rotondo, lo trasporta in ogni
luogo, come l'anima
che è in noi ci
porta in giro in ogni luogo; oppure, procurandosi all'esterno, chissà da dove,
un corpo composto di fuoco
o di aria, come
alcuni dicono, spinge violentemente corpo contro corpo; oppure ancora, ed è il
terzo caso, spogliata del
corpo, possiede
altre sue straordinarie e miracolose potenze grazie alle quali lo
muove.
CLINIA: Sì,
questo è inevitabile, e cioè che l'anima guidi il tutto compiendo una di queste
operazioni.
ATENIESE: Ogni
persona deve ritenere che quest'anima è superiore al sole, sia che lo conduca
sopra un carro
perché porti a
tutti la luce, sia che lo muova dal di fuori, o comunque avvengano le cose, e
deve pensare che si tratta
quasi di una
divinità. O no?
CLINIA: Sì,
almeno colui che non ha raggiunto l'estremo grado di stoltezza.
ATENIESE:
Riguardo a tutti gli astri e alla luna, riguardo agli anni e ai mesi e a tutte
le stagioni, quale altro discorso
diremo se non
questo stesso discorso, e cioè che, dal momento che un'anima o molte anime
risultarono essere causa di
queste cose,
anime valorose provviste di ogni virtù, diremo che esse stesse sono divinità,
sia che trovandosi all'interno
dei corpi, come
fossero esseri viventi, mettono ordine in tutto il cielo, sia che agiscano in
qualsiasi altro modo? Chi è
che, trovandosi
d'accordo su queste cose, sosterrà ancora che tutte le realtà non sono colme di
dèi?
CLINIA: Nessuno
può essere così fuori di senno, straniero.
ATENIESE:
Lasciamo allora stare tale questione, Megillo e Clinia, dopo che abbiamo fissato
i termini per colui che
prima non credeva
all'esistenza degli dèi.
CLINIA:
Quali?
ATENIESE: O
devono mostrarci che non abbiamo detto bene quando abbiamo stabilito che l'anima
era la genesi
prima di tutte le
cose, e quando abbiamo fatto tutte le altre affermazioni che si accompagnano a
quel principio, oppure,
non potendo dire
meglio di noi, dovranno prestar fede a noi e vivere credendo negli dèi per tutto
il resto della loro vita.
Vediamo se
abbiamo dimostrato a sufficienza che gli dèi esistono a coloro che non credono
nell'esistenza degli dèi, o se
alla nostra
dimostrazione manca ancora qualcosa.
CLINIA: Non manca
assolutamente nulla, straniero.
ATENIESE: Abbia
dunque per noi termine questo discorso. Dobbiamo ora esortare chi crede negli
dèi, ma non
ritiene che si
occupino delle faccende umane. «Ottimo uomo», diciamogli, «tu credi
all'esistenza degli dèi perché forse
una divina
parentela ti spinge a stimare e ad onorare chi è della tua stessa natura: ma le
sorti di uomini malvagi ed
ingiusti, sia
privatamente che pubblicamente, che, pur non essendo veramente fonte di
felicità, sono ritenute tali dalle
opinioni degli
uomini, anche se in modo sconveniente, ti spingono verso l'empietà, e così
nell'arte e in ogni sorta di
discorsi non
vengono correttamente celebrate. Oppure, vedendo che molti uomini sono giunti
ormai vecchi al termine
della vita,
lasciando i figli dei figli fra grandissimi onori, ora appunto ti turbi
nell'assistere a tutti questi fatti, sia che tu
abbia sentito
parlare di queste cose, sia che tu abbia visto con i tuoi occhi, imbattendoti in
molte e terribili empietà,
attraverso le
quali sono riusciti a giungere ai vertici delle tirannidi e delle più grandi
fortune partendo da oscure
condizioni: e
poiché allora è chiaro che tu non vuoi accusare gli dèi di essere i responsabili
di questi fatti, a causa di
quella certa
parentela, essendo in balia di uno stolto ragionamento e non potendo
disapprovare gli dèi, sei giunto ora a
provare questa
attuale stato d'animo, sicché ritieni che essi esistano, ma pensi che
disprezzino e non si curino degli
affari umani.
Perché allora questa tua credenza di adesso non degeneri in una condizione più
grave di empietà, se siamo
in grado di
respingerla con i discorsi prima che ti assalga, proviamo, unendo il discorso
che segue a quello che abbiamo
svolto dal
principio alla fine rivolgendoci contro chi non credeva affatto all'esistenza
degli dèi, a ricorrere ora a
quest'ultimo».
Tu Clinia, e tu
Megillo, assumete il ruolo di questo giovane nel rispondere, come avete fatto
nei precedenti discorsi:
se poi nei
discorsi capita che vi sia qualche ostacolo, io, come ora mi sono assunto il
vostro ruolo, vi aiuterò ad
attraversare il
fiume.
CLINIA: Quello
che dici è giusto: allora tu fai così, e noi, nei limiti del possibile, faremo
come dici.
ATENIESE: Ma non
sarebbe affatto difficile dimostrare questa cosa, e cioè che gli dèi non solo
non si curano di
meno delle
piccole cose, ma anzi, di più che di quelle estremamente importanti.
Quel giovane ha
sentito dire, poiché era presente ai nostri discorsi di adesso, che gli dèi,
essendo buoni, sono
assolutamente
forniti di quella virtù che consiste nella cura di tutte le cose, virtù che è la
più affine alla loro natura.
CLINIA: Ha
ascoltato bene.
ATENIESE: Dopo di
che si esamini insieme di quale loro virtù parliamo quando concordiamo nel dire
che essi sono
buoni. Avanti,
diciamo che l'essere temperanti e il possedere intelletto appartengono alla
virtù, e tutte le opposte qualità
Platone Le
leggi
121
appartengono
invece al vizio?
CLINIA: Lo
diciamo.
ATENIESE: Ebbene?
E non diciamo che il coraggio appartiene alla virtù, mentre la viltà al
vizio?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: E
diremo che di queste qualità le une sono turpi, mentre le altre sono
nobili?
CLINIA:
Necessariamente.
ATENIESE: E non
diremo che di queste qualità quelle di scarso valore si addicono a noi, se
proprio si addicono a
qualcuno, ma né
molto né poco agli dèi?
CLINIA: Ognuno la
penserebbe così intorno a tali questioni.
ATENIESE: Ebbene?
La negligenza, l'ignavia, la mollezza, le considereremo nell'ambito della virtù
dell'anima, o
come
dici?
CLINIA: E come
potrei dire?
ATENIESE: Ma non
è il contrario?
CLINIA:
Sì.
ATENIESE: E le
qualità contrarie a queste sono allora sul versante opposto?
CLINIA: Sì,
all'opposto.
ATENIESE: Ebbene?
La persona molle, negligente, pigra, che il poeta (1) dice che è assai simile ai
fuchi senza
pungiglione, non
sarà tale anche per noi?
CLINIA: Parole
giustissime.
ATENIESE: Non si
deve dire che il dio abbia un simile costume, che, anzi, lui stesso detesta, e
se qualcuno cerca di
pronunciare una
cosa simile, non si deve permettergli di pronunciarla.
CLINIA: No,
naturalmente: come sarebbe altrimenti possibile?
ATENIESE: E se a
un tale spetta il compito dì fare e di prendersi particolare cura di qualcosa, e
così si occupa e
rivolge la
propria mente soltanto agli aspetti più importanti della questione, e trascura
invece quelli di scarsa
importanza, con
quale discorso elogiandolo saremmo assolutamente sicuri di non
sbagliare?
Vediamo la cosa
in questo modo. Non è vero che chi compie quest'opera, può compierla tenendo
presente questi due
aspetti, sia che
sia un dio, sia che sia un uomo?
CLINIA: Quali
aspetti?
ATENIESE: O
ritiene che non sia affatto importante, in relazione all'opera nel suo
complesso, che si trascurino le
questioni di
minor rilevanza, oppure, per indolenza e per mollezza, anche se sono importanti,
li trascura. O come può
avvenire in altro
modo la negligenza? Infatti, se non è possibile occuparsi di tutti gli aspetti,
allora non sarà più
negligenza, né
delle cose piccole né di quelle grandi, per chi non si occupa di tali cose,
poiché a questo punto, divinità o
uomo di scarso
valore che sia, manca della capacità e non è in grado di
occuparsene.
CLINIA: Come,
infatti?
ATENIESE: Ora che
sono due rispondano a noi che siamo tre, quei due che convengono sull'esistenza
degli dèi,
anche se il primo
pensa che debbano essere placati con sacrifici e preghiere, e il secondo ritiene
che non si prendano
cura delle
questioni di poco conto. In primo luogo affermate che gli dèi conoscono, vedono,
e ascoltano tutte le cose, e
nessuna cosa che
sia oggetto di sensazione e di conoscenza è possibile che rimanga loro celata:
dite che le cose stanno
in questi
termini, o come?
CLINIA:
Così.
ATENIESE: Ebbene?
Ed esercitano la loro influenza su tutto quanto è in potere dei mortali e degli
immortali?
CLINIA: Come non
essere d'accordo anche su questo punto?
ATENIESE: E tutti
e cinque abbiamo concordato che essi sono buoni e ottimi.
CLINIA:
Assolutamente sì.
ATENIESE: Dunque
non è impossibile pensare che essi compiano qualsiasi cosa con indolenza e con
mollezza, se
abbiamo
concordato che essi sono come abbiamo detto? L'ozio, per noi, è figlio della
viltà, l'indolenza, invece, figlia
dell'ozio e della
mollezza.
CLINIA: è
verissimo quello che dici.
ATENIESE: E
nessuno degli dèi è negligente per ozio e per indolenza, dato che non
partecipano della viltà.
CLINIA:
Giustissimo.
ATENIESE: Allora
non resta altra considerazione che questa: se è vero che gli dèi trascurano le
piccole cose, quelle
che sono
insignificanti rispetto al tutto, o si comportano così perché riconoscono che
non vale affatto la pena di
occuparsi di tali
cose, oppure che cos'altro resta se non il contrario della
conoscenza?
CLINIA:
Nulla.
ATENIESE: Forse,
ottimo e carissimo amico, dobbiamo ammettere che tu dici che gli dèi sono
ignoranti, e che per
ignoranza
trascurano ciò di cui dovrebbero occuparsi, oppure che, pur conoscendo ciò che
debbono fare, si comportano
come si dice che
facciamo i più vili fra gli uomini, i quali sanno che se si comportassero
diversamente da come si
comportano si
comporterebbero meglio, ma comunque non si comportano in quel modo perché sono
vinti dai piaceri e
dai
dolori?
CLINIA: Come
possibile?
ATENIESE: Ma ogni
cosa umana non prende parte della natura dell'anima, e l'uomo non è fra tutti
gli esseri viventi
l'essere più
pio?
Platone Le
leggi
122
CLINIA Mi
pare.
ATENIESE: Diciamo
che tutti gli esseri mortali sono proprietà degli dèi, come anche il cielo
intero.
CLINIA: Come
no?
ATENIESE: Si può
dire ormai che queste cose hanno scarsa o grande importanza per gli dèi: non si
addice ai nostri
signori, che sono
i più diligenti e i migliori, trascurarci nell'uno o nell'altro caso. Ma
esaminiamo ancora un punto, oltre
a quelli già
detti.
CLINIA:
Quale?
ATENIESE: La
sensazione e la facoltà intellettiva non sono per natura opposte fra loro in
rapporto alla facilità ed
alla
difficoltà?
CLINIA: Come
dici?
ATENIESE: è più
difficile vedere ed ascoltare le cose piccole che quelle grandi, ed è per
chiunque più facile
sopportare,
dominare, ed occuparsi di poche e piccole cose che di quelle
contrarie.
CLINIA: E anche
di molto.
ATENIESE: Poniamo
il caso che ad un medico sia ordinato di curare tutto un corpo, e che egli
voglia e possa
occuparsi degli
aspetti più importanti della malattia, mentre trascuri quelle parti più
insignificanti: tutto il suo corpo
starà bene in
questo modo?
CLINIA:
Nient'affatto.
ATENIESE: E non
accade nulla di diverso ai nocchieri, agli strateghi, agli amministratori della
casa, a certi uomini
politici, e ad
altra gente simile se si occupano di un gran numero di cose importanti, ma
lasciano da parte quei pochi
aspetti di scarsa
importanza: e d'altra parte i muratori dicono che le pietre grosse non sono ben
sistemate senza quelle
piccole.
CLINIA: E come
potrebbero?
ATENIESE: Non
consideriamo la divinità di valore inferiore rispetto agli artigiani mortali, i
quali, nell'ambito di
loro competenza,
si dimostrano migliori nella misura in cui le loro opere, grandi o piccole che
siano, risultano
perfettamente e
compiutamente lavorate con un'unica arte: non possiamo allora pensare che il
dio, che è assai sapiente,
e che vuole e può
prendersi cura delle cose, non si occupi affatto delle cose di cui è più facile
prendersi cura, in quanto
sono piccole, e
si prenda cura di quelle grandi, come quel tale pigro o vile che per le fatiche
diviene indolente.
CLINIA: In nessun
modo accogliamo, straniero, un'opinione del genere sugli dèì: se la pensassimo
così, il nostro
pensiero non
sarebbe affatto santo, né corrispondente al vero.
ATENIESE: Ormai mi sembra che abbiamo discusso in modo del t