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Platone
LE LEGGI
PREMESSA
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LIBRO SETTIMO
ATENIESE: Una
volta che i figli, maschi o femmine, sono nati, sarebbe assai giusto che di
conseguenza noi
parlassimo della
loro formazione e dell'educazione, su cui non è assolutamente possibile tacere;
e quel che diremo
risulterà chiaro
che somiglia di più ad una serie di insegnamenti e di consigli piuttosto che a
delle leggi. In privato e
all'interno delle
case avvengono molte cose insignificanti che non sono evidenti a tutti, ed
essendo facilmente
determinate dal
dolore, dal piacere, e dai desideri di ciascuno sono così diverse aspetto alle
decisioni del legislatore che
renderebbero
assai vari e dissimili gli uni dagli altri i costumi dei cittadini. Ma questo è
un male per gli stati: in ogni
caso, a causa
dell'insignificanza e della frequenza con cui avvengono queste cose, sarebbe
inopportuno e sconveniente
stabilire in
questo campo leggi e relative pene, senza considerare che queste cose
annientano le leggi scritte, dato che gli
uomini sono
soliti violare la legge proprio in quelle azioni insignificanti che avvengono
di frequente. Sicché ci troviamo
in difficoltà non
sapendo se si deve legiferare intorno a queste cose, ma non potendo, d'altra
parte, tacere. Bisogna che
metta chiaramente
in evidenza le cose che dico, portandole alla luce con degli esempi: perché ora
sembra che queste
parole rimangano
nell'ombra.
CLINIA:
Verissimo.
ATENIESE: Il fatto
che una corretta formazione deve assolutamente mostrare di essere capace di
rendere bellissimi
e il più
possibile virtuosi i corpi e le anime, è un'affermazione ben fatta.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: I corpi
bellissimi, io credo, ed è la cosa più semplice, devono essere sviluppati il
più regolarmente
possibile sin da
quando i bambini sono giovani.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Ebbene?
Non abbiamo mai riflettuto su questo punto, e cioè che il primo sviluppo di
ogni essere
vivente è
senz'altro il più importante e il più ampio, così da offrire a molti lo s punto
per una disputa sul fatto che il
corpo umano dai
primi cinque anni per tutti i restanti vent'anni non si sviluppa in grandezza
neppure del doppio?
CLINIA: Vero.
ATENIESE: E non
sappiamo forse che quando interviene uno sviluppo eccessivo, privo di molti e
convenienti
esercizi fisici,
questo sviluppo determina un'innumerevole serie di mali nei nostri corpi?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Dunque
c'è bisogno di un maggior numero di esercizi fisici, nel momento in cui
maggiore è la crescita
dei corpi.
CLINIA: Che cosa
vuoi dire, straniero? Ai bambini appena nati e ai giovanissimi noi dovremo
prescrivere un
grandissimo
numero di esercizi fisici?
ATENIESE:
Nient'affatto, ma ancor prima, quando ricevono il nutrimento dentro le loro
madri.
CLINIA: Che cosa
vuoi dire, carissimo? Parli di quelli che sono nel grembo materno?
ATENIESE: Sì. E
non è per nulla incredibile che voi non conosciate la ginnastica di esseri così
piccoli, che, anche
se sembra
assurda, vorrei illustrarvi.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Presso
di noi sarebbe più facile comprendere una cosa del genere per il fatto che
molti si dilettano in
certi
divertimenti più di quanto si dovrebbe: da noi infatti, non solo i giovani, ma
anche certi anziani allevano certe
specie di uccelli
per farli combattere fra di loro. Essi sono ben lontani dal credere che in tali
esercitazioni possano
bastare quegli
esercizi che gli fanno fare l'uno contro l'altro, nel corso dei quali li
spingono ad allenarsi: e inoltre
prendendo
ciascuno di nascosto questi animaletti, i più piccoli fra le mani, e i più
grandi sotto il braccio, se ne vanno a
spasso
percorrendo molti stadi, al fine di rinvigorire non i propri corpi, ma quello
delle bestiole, e mettono in luce
questo fatto, per
chi è in grado di comprendere, e cioè che tutti i corpi, mossi instancabilmente
da ogni sorta di scosse e
di movimenti,
ricevono giovamento, sia che si muovano da se stessi, o su di un'altalena, o
per mare, o anche trasportati
sui cavalli, o
per effetto di qualsiasi altro corpo, e facendoci perciò digerire il nutrimento
di cibi e di bevande, sono in
grado di
conferirci salute, bellezza, e tutte le altre forze. Che cosa potremmo dire,
stando così le cose, che si deve fare
dopo di ciò?
Volete che spieghiamo, pur con il rischio di esporci al ridicolo, e stabiliamo
per legge che le donne incinte
devono
passeggiare, e plasmare il bambino come se fosse di cera, finché è tenero, e
avvolgerlo in fasce sino a due anni?
E dobbiamo
costringere le nutrici, punendole con la legge, a portare i bambini in
campagna, o nei templi, o dai parenti,
finché non stiano
in piedi da soli, e anche allora, le obbligheremo a vigilare affinché, essendo
ancora giovani e
appoggiandosi con
violenza, non si sloghino le membra, e poi ad assumersi la fatica di portarli
in braccio sino all'età di
tre anni? E
bisogna prescrivere che esse siano le più forti possibile, e non una sola? E
per ciascuna di queste regole, nel
caso in cui non
vengano rispettate, dobbiamo stabilire per iscritto una multa per i
trasgressori? O siamo molto lontani da
ciò? Perché quel
che abbiamo appena detto, sarebbe davvero eccessivo.
CLINIA: Che cosa?
ATENIESE: Saremmo
veramente assai ridicoli, oltre al fatto che le nutrici non vorrebbero
ubbidire, per la loro
indole di donne e
di schiave.
CLINIA: Ma per
quale ragione dicevamo che bisognava parlarne?
ATENIESE: Per
questa ragione: i padroni, gli uomini liberi che vi sono nello stato, grazie
all'indole che hanno,
ascoltando tutte
queste cose, giungerebbero alla giusta considerazione che senza una corretta
amministrazione privata
all'interno dello
stato, invano si potrebbe pensare di avere, nell'amministrazione pubblica, una
certa stabilità dal punto di
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vista
legislativo, e in considerazione di queste cose, ci si potrà servire di quelle
leggi di cui ora si è parlato, e servendosi
di quelle, si
potrebbe amministrare bene la propria casa ed insieme il proprio stato, ed
essere felici.
CLINIA: Parli in
modo assolutamente verosimile.
ATENIESE: Non
potremo allora smettere di trattare questa legislazione, se prima non avremo
assegnato la condotta
che le anime dei
bambini ancora piccoli devono tenere, così come abbiamo cominciato a fare
sviluppando i discorsi
relativi agli
esercizi del corpo.
CLINIA: è assai
giusto.
ATENIESE:
Prendiamo dunque, come elemento fondamentale per l'una e per l'altra cosa, per
il corpo e l'anima dei
bambini ancora
piccoli, il fatto che sono vantaggiosi per tutti, e soprattutto per i neonati, l'assistenza
e il movimento
quando siano il
più possibile costanti per tutta la notte e per tutto il giorno, e se fosse
possibile, essi dovrebbero vivere,
come se
navigassero continuamente: e ora noi dovremmo fare in modo di aderire il più
possibile a questa regola
riguardo ai
neonati. Questa cosa noi possiamo argomentarla dal fatto che le nutrici dei
bambini e quelle donne che
hanno trovato un
rimedio ai Coribanti (1) hanno appreso questo metodo dall'esperienza
riconoscendone la validità:
quando infatti le
madri vogliono mettere a dormire i loro bambini che non riescono ad
addormentarsi, non li tengono
fermi, ma al
contrario li muovono, cullandoli di continuo fra le braccia, e non stanno in
silenzio, ma cantano loro
qualche melodia,
ammaliandoli, così come vengono guariti coloro che sono fuori di sé per i
furori bacchici, ricorrendo
alla danza corale
e alla musica.
CLINIA: E qual è
la causa di simili effetti per noi, straniero?
ATENIESE: Non è
difficile riconoscerla.
CLINIA: Come?
ATENIESE:
Entrambe queste due condizioni rappresentano una situazione di timore, e questo
timore è determinato
da un particolare
stato di debolezza dell'anima. Quando qualcuno dall'esterno imprime uno scossa
a tali condizioni, il
movimento che
viene impresso dal di fuori supera il movimento della paura e della follia
interna, e dominandolo,
sembra
determinare nell'anima una tranquilla serenità, e acquieta i molesti battiti
del cuore: ed è cosa davvero
desiderabile,
perché agli uni permette di prendere sonno, e agli altri, che invece rimangono
svegli, e danzano e suonano
il flauto insieme
a quegli dèi cui ciascuno ha innalzato sacrifici propiziatori, fa in modo di
renderli sani di mente, da
quella condizione
di follia in cui si trovavano.
Questa, anche se
in breve, è la ragione plausibile di questi effetti.
CLINIA: Senza
dubbio.
ATENIESE: Se
queste cose hanno tale potere, occorre considerare, in relazione ad esse, che
ogni anima che sin da
giovane vive
insieme alla paura, si abituerà ad essere timorosa: e chiunque potrebbe dire
che questo è un esercizio di
viltà e non di
virilità.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Al
contrario potremmo affermare che sin da giovani la pratica della virilità
consiste nel vincere le
paure e i timori
che ci assalgono.
CLINIA: Giusto.
ATENIESE: Possiamo
allora dire che la ginnastica che i bambini praticano quando fanno movimento
contribuisce
grandemente a
quella parte di virtù dell'anima.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: E la tranquillità
o meno nell'anima riveste un ruolo non piccolo in relazione alla buona o
cattiva
disposizione
dell'anima.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Bisogna
spiegare in che modo possiamo allora ingenerare nel neonato uno dei due stati
d'animo che
vorremmo, quale
che sia il modo e in che misura riusciamo a realizzarli.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Io dico
che, secondo il nostro modo di vedere, la mollezza rende le indoli dei giovani
inquiete,
irascibili, ed
eccessivamente mutevoli per delle piccolezze, mentre al contrario una
soggezione troppo violenta,
facendoli
meschini, schiavi, e misantropi, li rende persone del tutto malevole.
CLINIA: Come
dunque lo stato deve educare chi non è ancora in grado di intendere parola e
non può gustare il resto
dell'educazione?
ATENIESE: Così:
ogni essere vivente, quando nasce, è solito emettere alte grida, e soprattutto
la stirpe umana, che,
oltre alle grida,
è più degli altri esseri viventi incline al pianto.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Dunque,
le nutrici che cercano di sapere quali sono i desideri dei bambini, lo deducono
proprio da
questi segni,
nell'atto di offrire qualcosa: se quando offrono qualcosa il bambino sta in
silenzio, credono che la loro
offerta sia
buona, se piange e grida, l'offerta non è buona. Per i bambini, i pianti e le
grida sono una manifestazione di
ciò che amano ed
odiano, e non sono affatto segni di buon augurio: questo periodo di tempo non
dura meno di tre anni,
e non è una
piccola parte della vita per essere vissuta bene o male.
CLINIA: Giusto.
ATENIESE: Non vi
sembra che una persona scontenta e per nulla gioiosa pianga facilmente si
lamenti, molto di più
di quanto farebbe
una persona valente?
CLINIA: Mi
sembra.
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ATENIESE: E
allora? Se nel corso di quei tre anni si tentasse di proporre un qualsiasi
mezzo perché il bambino che
è oggetto delle
nostre cure abbia a che fare il più raramente possibile con la sofferenza, le
paure, e il dolore, non
pensiamo di
rendergli l'anima ilare e gioiosa?
CLINIA: è chiaro,
soprattutto nel caso, straniero, che gli si riesca a procurare un gran numero
di piaceri.
ATENIESE: Su
questo punto non sarei d'accordo con Clinia, o uomo meraviglioso. Infatti un
simile comportamento
rappresenterebbe
la più grande rovina, perché si verificherebbe al principio dell'educazione. Ma
vediamo se quello che
diciamo ha un
senso.
CLINIA: Dicci
quale.
ATENIESE: Il
nostro attuale discorso non ha poca importanza.
Considera anche
tu, e giudica insieme a noi, Megillo. Ora il mio discorso vuole dire che una
vita vissuta rettamente
non deve
inseguire i piaceri, e neppure, d'altro canto, evitare del tutto i dolori, ma
deve invece prediligere quella via di
mezzo che ora
abbiamo definito "serenità", disposizione che tutti senza sbagliarci,
secondo la voce profetica di una
divinazione,
attribuiamo alla divinità. E dico che chiunque di noi voglia diventare un
essere divino deve inseguire
questa
condizione, e non essere del tutto incline ai piaceri, come se potesse evitare
i dolori, e non deve permettere ad un
altro, giovane o
vecchio, maschio o femmina, di subire questa stessa condizione, e soprattutto
se si tratta di un bambino
appena nato: in
quella fase della vita, infatti, in ogni individuo si forma il carattere, e si
forma grazie all'abitudine.
Se non dessi
l'impressione di scherzare, direi ancora che bisogna prendersi cura delle donne
che sono incinte, in
quell'anno in cui
sono gravide, perché non abbiano a che fare con molti e smodati piaceri o
dolori, ma trascorrano tutto
quel tempo
prediligendo la serenità, la benevolenza, e la mitezza.
CLINIA: Non c'è
bisogno, straniero, che tu chieda a Megillo chi di noi due ha detto meglio: io
infatti sono d'accordo
con te che tutti
devono fuggire una vita di puro dolore e anche di puro piacere, e che bisogna
sempre tendere alla via di
mezzo. Dunque hai
detto bene, e bene mi hai ascoltato.
ATENIESE:
Perfetto, Clinia. Adesso noi tre, sempre riguardo a queste cose, riflettiamo su
questo punto.
CLINIA: Quale?
ATENIESE: Il
fatto è che tutte queste norme che ora stiamo passando in rassegna sono
definite da molti "leggi non
scritte": e
quelle che alcuni chiamano "leggi patrie" altro non sono se non
queste stesse norme. E inoltre la discussione
da noi svolta ha
detto bene che non si deve permettere di definire leggi queste cose, ma che non
bisogna neppure
tacerle: queste
norme sono i legami di ogni costituzione, e stanno in mezzo fra le leggi
scritte e stabilite e quelle che
ancora devono
esserlo, proprio come quelle norme patrie ed arcaiche, le quali, essendo ben
stabilite e diventate ormai
consuetudine,
avvolgono e salvaguardano le leggi scritte; ma se invece si allontanano
sconvenientemente dal bene,
come se cadessero
giù i puntelli centrali che sorreggono le costruzioni, fanno cadere insieme
tutto il resto, e ogni cosa
giace sotto
l'altra, non solo quegli stessi puntelli ma anche le parti che in seguito erano
state ben costruite, in seguito alla
caduta dei primi.
In considerazione di queste cose, Clinia, bisogna connettere insieme ogni parte
del tuo nuovo stato,
senza tralasciare,
nei limiti del possibi e, nessun particolare di grande o di scarsa importanza,
nulla di ciò che viene
chiamato con il
nome di leggi, costumi, consuetudini: uno stato risulta connesso insieme
attraverso tutti questi legami, e
nessuno di quelli
è stabilmente unito senza un sostegno reciproco, sicché non bisogna stupirsi se
affluiscono molte
consuetudini ed
usanze che ci sembrano senza importanza e che conferiscono alle leggi una
lunghezza eccessiva.
CLINIA: Quello
che dici è giusto, e anche noi siamo dello stesso parere.
ATENIESE: Se
dunque queste norme vengono scrupolosamente applicate ad un bambino e ad una
bambina di tre
anni, e non si
ricorre superficialmente ai principi che abbiamo detto, deriva un non piccolo
vantaggio per quei bambini
che stiamo
allevando: il carattere di un bambino di tre, di quattro, di cinque, e di sei
anni ha bisogno di giochi, ma
bisogna già
tenerli lontani dalla mollezza mediante punizioni, e non con disprezzo, ma,
come quando, parlando degli
schiavi, si
diceva che si deve evitare di punirli violentemente per non suscitare in coloro
che sono stati puniti l'ira, e
neppure lasciarli
impuniti per non determinare in loro mollezza, questo stesso atteggiamento
dev'essere mantenuto nei
confronti di
individui liberi. Per bambini di questa età vi sono giochi naturali che essi
scoprono quando si riuniscono
insieme. Bisogna
allora che tutti i bambini di questa età, dai tre sino ai sei anni, si
riuniscano nei luoghi sacri presso
ogni villaggio, e
quelli di ciascun villaggio presso lo stesso luogo: e, ancora, le nutrici si
devono occupare di loro perché
rispettino
l'ordine e non siano indisciplinati, mentre a capo delle nutrici stesse e di
tutto il loro gruppo sarà stabilita, al
fine di mantenere
l'ordine, una delle dodici donne di cui prima si parlava, una per ogni
villaggio, e la stabiliranno ogni
anno i custodi
delle leggi. Le scelgano le donne che sono responsabili della cura delle nozze,
una da ciascuna tribù, e
della loro stessa
età: e quella che assume la carica, la eserciti frequentando ogni giorno il
luogo sacro, e punisca sempre
chi commette
ingiustizia, servendosi di qualche schiavo dello stato se si tratta di uno
schiavo o di una schiava, e di uno
straniero o di
una straniera; conducendo invece al cospetto degli astinomi, perché lo
giudichino, quel cittadino che
contesti la
punizione, e punendolo essa stessa se non vi è motivo di contestazione. Dopo
che i bambini e le bambine
avranno compiuto
sei anni, si separino gli uni dagli altri: i fanciulli trascorrano il loro
tempo con i fanciulli, e allo stesso
modo le fanciulle
stiano insieme fra di loro. Bisogna intanto che gli uni e gli altri si
rivolgano agli studi: i maschi
devono andare dai
maestri di equitazione, d'arco, di giavellotto e di fionda, e le femmine, se
acconsentono, si rivolgano
pure a questi
studi, almeno a livello di conoscenza, e apprendano soprattutto l'uso delle
armi. E a tal proposito tutti
hanno un
pregiudizio di cui non riescono quasi a rendersi conto.
CLINIA: Quale?
ATENIESE: Il fatto,
cioè, che in noi la destra e la sinistra sono per natura diverse rispetto al
loro impiego in
ciascuna azione
che svolgiamo, relativamente alle azioni che compiamo con le mani, mentre per
quanto riguarda i piedi
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e gli altri arti inferiori
non risulta esserci alcuna differenza in relazione alla loro attività: ma per
quel che riguarda le
mani, a causa
della stoltezza di nutrici e di madri, siamo diventati ciascuno come zoppi. E
se per natura l'uno e l'altro
arto si
equivalgono, noi stessi, per abitudine, li abbiamo resi differenti, usandoli in
modo scorretto. Vi sono alcune
azioni in cui è
irrilevante l'uso dell'una o dell'altra mano, come ad esempio il tenere la lira
con la mano sinistra e il
plettro con la
destra, ed altre simili azioni: ma servirsi di queste cose come di modelli
anche per altri casi dove non
bisognerebbe
servirsene, è quasi da stolti. La dimostrazione arriva dall'usanza degli Sciti
che non usano soltanto l'arco
con la sinistra,
tirando verso di sé la freccia con la destra, ma usano indifferentemente
entrambe le mani per l'una e
l'altra
operazione: e vi sono molti altri esempi del genere, come nel caso di tenere le
redini e in a1tri ancora, in cui è
possibile
rendersi conto che agiscono contro natura coloro che rendono la sinistra più
debole della destra.
E queste cose,
come dicevo, non rivestono grande importanza se si tratta di plettri di corno o
di altri strumenti
musicali come
questi: ma quando si devono usare armi di ferro per la guerra, archi,
giavellotti e ognuna di queste armi,
la cosa riveste
invece una grande importanza, ed è ancora più importante se bisogna usare armi
contro armi. E vi è una
grandissima
differenza fra chi conosce l'arte e chi non la conosce, e fra chi è esercitato
e chi non lo è. Come infatti chi è
ben allenato al
pancrazio, al pugilato, alla lotta è capace di combattere anche con la
sinistra, e non zoppica, e non si
trascina in modo
sconveniente, nel caso in cui l'avversario lo costringa a spostare dalla parte
opposta il peso della lotta,
allo stesso modo
io credo che anche nelle armi e in tutti gli altri casi bisogna correttamente
preventivare che chi dispone
di due braccia
per difendersi e per assalire gli altri non deve lasciarli inattivi e privi di
allenamento, per quanto è
possibile: e se
qualcuno nascesse con una natura simile a quella di Gerione o di Briareo (2)
bisognerebbe che con le
cento mani fosse
in grado di scagliare cento dardi. Bisogna che si occupino di queste cose
magistrati uomini e donne: le
donne
sorveglieranno i giochi e la formazione dei bambini, gli uomini vigileranno
sull'apprendimento delle varie
discipline,
perché tutti, maschi e femmine, abbiano piedi e mani robuste, e con le loro
abitudini non danneggino le loro
nature, nei
limiti del possibile.
Le discipline,
per così dire, saranno di due specie, e dipenderanno dal loro uso: la ginnas
tica è in relazione al corpo;
la musica alla
fortezza d'animo. Vi sono poi due specie di ginnastica: la danza e la lotta.
Della danza vi è una parte che
rappresenta
mimicamente la parola della Musa, cercando di custodire la magnificenza e la
liberalità, un'altra è
funzionale al
benessere, all'agilità, alla bellezza delle membra e delle parti del corpo e
studia come convenientemente
quelle possono flettersi
e distendersi, assegnando a ciascuna di esse un loro ritmico movimento che si
diffonde e si
accompagna
adeguatamente per tutta la danza. Per quanto riguarda la lotta, non merita
discorrere di ciò che Anteo o
Cercione (3)
escogitarono nelle loro arti per un vano desiderio di competizione, o, nel
pugilato, dei ritrovati di Epeo ed
Amico, (4) poiché
non hanno alcuna utilità in vista della guerra: per quanto riguarda la lotta
eretta, nella quale si cerca
di liberare il
collo, le mani, e i fianchi, e si combatte con ardore, determinazione, ed
eleganza per procacciare forza e
salute, essendo
vantaggiosa sotto ogni aspetto, non si deve trascurare, ma bisogna imporla agli
scolari e ai maestri,
quando si
giungerà a quel punto nella nostra legislazione, affinché i primi sappiano
donare tutte queste cose con
benevolenza, e
gli altri perché ne facciano volentieri tesoro. Non si devono inoltre
trascurare tutte quelle imitazioni che
nella danza
corale è conveniente imitare, come le danze armate dei Cureti (5) che sono
diffuse in questo luogo, o quelle
dei Dioscuri a
Sparta. (6) Anche da noi la vergine e signora, (7) dilettandosi nel
divertimento della danza, non ritenne di
doversi divertire
a mani vuote, ma ornata dell'intera armatura, così svolge la danza: e questa
cosa sarebbe bene che i
ragazzi e le
ragazze la imitassero completamente, rendendo onore alla benevolenza della dea,
e preparandosi al bisogno
della guerra ed
alle feste.
I bambini subito,
e fino a quando non sia giunto per loro il tempo di andare in guerra, devono
prendere parte alle
processioni e ai
cortei in onore di tutti gli dèi, sempre adornati di armi e di cavalli, e
danzando e procedendo ora più
rapidi, ora più
lenti, nelle danze e nelle processioni, rivolgeranno supplici le loro preghiere
agli dèi e ai figli degli dèi.
Ed anche le gare
e gli esercizi preliminari ad esse non devono avere nessun altro scopo se non
questo: questi esercizi
sono infatti
utili tanto in pace quanto in guerra, sia allo stato, sia ai privati, mentre le
altre fatiche, gli altri divertimenti,
e le altre
occupazioni riguardanti il corpo non sono proprie di uomini liberi, Megillo e
Clinia.
Quella ginnastica
che nelle battute iniziali della discussione dicevo che bisognava trattare,
l'abbiamo trattata ora, ed
è terminata: e se
voi ne avete una migliore di questa, esponetela e mettetela in comune.
CLINIA Non è
facile, straniero, andando oltre quanto è stato esposto, trovare altre cose
migliori da dire riguardo alla
ginnastica e alle
gare.
ATENIESE: Quanto
a quello che viene dopo queste cose, i doni, cioè, delle Muse e di Apollo,
allora, come se
avessimo parlato
di tutto, credevamo che rimanesse soltanto la ginnastica: ma ora è evidente ciò
che si doveva dire e
che viene prima
di tutte le altre cose. E allora diciamolo qui di seguito.
CLINIA: Dobbiamo
senz'altro dirlo.
ATENIESE:
Ascoltatemi, così come mi avete ascoltato in precedenza: in ogn i caso, chi
parla e chi ascolta deve stare
in guardia rispetto
ad argomenti strani ed insoliti, e così deve essere anche per noi ora. Ora farò
un discorso che non si
può pronunciare
senza timore, e tuttavia, facendomi coraggio, non rinuncerò a pronunciarlo.
CLINIA: Qual è
questo discorso che vuoi dire, straniero?
ATENIESE: Io dico
che in tutti gli stati si disconosce generalmente l'enorme importanza che il
genere del
divertimento
riveste nell'ordinamento delle leggi, riguardo al fatto, cioè, che esse siano
più o meno stabili. Se questo
genere di
divertimento sia stabilito in modo che le stesse persone prendano sempre parte
degli stessi divertimenti nello
stesso modo e si
dilettino degli stessi giochi, ciò permette allora che anche il complesso delle
leggi, stabilito con serie
intenzioni, sia
stabile; se invece mutano e si rinnovano, essendo sempre soggetti ad altri
cambiamenti, se i giovani non
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definiscono mai
piacevoli le stesse cose, se non riescono mai a stabilire di comune accordo ciò
che è conveniente e ciò
che non lo è
negli atteggiamenti del corpo e nel modo di vestirsi, mentre prediligono in
modo particolare chi porta una
qualche
innovazione e introduce una novità diversa dal solito per quanto riguarda i
loro atteggiamenti del corpo, nei
colori e in tutte
le altre cose di questo genere, noi possiamo allora dire senza sbagliarci che
non vi sarebbe per lo stato
rovina più grande
di questa cosa. Tale cosa fa in modo che inconsapevolmente si mutino i costumi
dei giovani, e ciò che
è antico venga da
essi disprezzato, mentre sia onorato ciò che rappresenta la novità.
Ripeto di nuovo
che per qualsiasi stato non vi è danno più grande di un discorso e di una
simile credenza: ma
ascoltate bene
quanto è grave questo male.
CLINIA: Intendi
il fatto che negli stati si disprezzi l'antichità?
ATENIESE: Certamente.
CLINIA: Avrai
allora ascoltatori non disinteressati nei confronti di questo discorso, ma il
più possibile bendisposti.
ATENIESE: è
verosimile.
CLINIA: Parla
allora.
ATENIESE: Avanti,
prestiamo maggior attenzione nell'ascoltare noi stessi, e nel parlarci
reciprocamente. Noi
troveremo che il
mutamento di qualsiasi cosa, fatta eccezione per ciò che è già malvagio di per
sé, è assai pericoloso -
come il mutamento
nelle stagioni, nei venti, nelle diete dei corpi, nelle abitudini delle anime
-, e non dico in alcune cose
sì, in altre no,
se non, come ho appena detto, per le malvagie: sicché, se uno prende in
considerazione i corpi, può
vedere come essi
si abituano a tutti i cibi, a tutte le bevande, a ogni specie di fatica, e che,
se in un primo tempo sono
turbati da
quelli, in seguito, con il passare del tempo, grazie all'azione di quei cibi e
di quelle bevande, le loro carni si
adattano
naturalmente ad essi, e accettando e abituandosi e familiarizzandosi ad un tale
regime, vivono ottimamente in
vista del piacere
e della salute; e se mai si è costretti a mutare uno qualsiasi di quei regimi
di vita giudicati buoni, turbati
in principio da
malattie, a stento ci si riesce a rimettere, quando ci si abitui alla nuova
alimentazione. Bisogna dunque
pensare che la
stessa cosa avvenga anche per la mente degli uomini e la natura delle anime. Se
quelle leggi in cui sono
cresciute le
anime degli uomini sono rimaste immutate, per una sorte fortunata e divina, per
molti e lunghissimi tempi,
in modo che nessuno
ricordi o abbia sentito dire che esse un tempo erano diverse da come sono ora,
ogni anima nutre
rispetto nei loro
confronti e si mostra timorosa nel voler mutare ciò che è rimasto immutabile.
Bisogna allora che il
legislatore
escogiti, in un modo o nell'altro, un mezzo perché queste condizioni si
verifichino nel suo stato. E io lo trovo
in questo modo:
tutti pensano che anche se si mutano i giochi dei bambini, come dicevamo prima,
rimangono
effettivamente
dei giochi, e ritengono che da questi cambiamenti non scaturisca un serio
motivo di preoccupazione o un
gravissimo danno,
per cui non li dissuadono, ma li assecondano compiacenti; e non calcolano che
questi bambini che
innovano
continuamente i loro giochi diventeranno necessariamente uomini diversi dai
bambini che erano in
precedenza, e
diventando altre persone, ricercheranno un'altra vita, e ricercandola, saranno
desiderosi di altre
consuetudini e di
altre leggi, e quindi alla fine si verificherà quel male gravissimo per lo
stato di cui parlavo prima, e del
quale nessuno di
essi mostra di aver timore. Gli altri mutamenti che riguardano solo gli aspetti
esteriori determineranno
mali minori, ma
quei frequenti mutamenti che riguardano l'elogio o la critica dei costumi di
vita, io credo, sono i più
gravi di tutti, e
necessitano della più scrupolosa cautela.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Ebbene?
Dobbiamo prestare fede ai nostri discorsi di prima, quando dicevamo che tutto
ciò che
riguarda i ritmi
e la musica in genere è imitazione dei costumi migliori o peggiori degli
uomini? O come?
CLINIA: Quella
nostra opinione non può essere affatto cambiata.
ATENIESE: Dunque,
diciamo, non si deve assolutamente escogitare un sistema perché i nostri
bambini non abbiano
desiderio di
intraprendere altre imitazioni nelle danze e nel canto, e nessuno tenti di
incantarli con piaceri di ogni sorta?
CLINIA:
Giustissimo.
ATENIESE: E
nessuno fra noi possiede un'arte migliore di quella che posseggono gli Egizi.
Non è vero?
CLINIA: Di quale
arti parli?
ATENIESE: Di
quell'arte per cui si consacra ogni danza e ogni canto, stabilendo dapprima le
feste e calcolando,
anno per anno,
quali feste e in quali tempi bisogna celebrarle, e a quali dèi e figli di dèi,
e demoni devono devono essere
dedicate. Dopo di
che bisogna stabilire i canti che devono essere intonati in occasione dei
singoli sacrifici in onore degli
dèi, e vedere con
quali danze bisogna celebrare i vari sacrifici. Alcuni dovranno stabilire tutto
ciò, e una volta stabilito,
tutti i cittadini,
dopo aver celebrato sacrifici in onore delle Moire e di tutti gli altri dèi, e
facendo libazioni, consacrino
ciascun canto ai
singoli dèi e agli altri esseri: se qualcuno introdurrà altri inni o canti
contrari a questi già stabiliti, i
sacerdoti e le
sacerdotesse insieme ai custodi delle leggi glielo proibiscano, e tale
proibizione sia dovuta a motivi di
santità e sia
conforme alle leggi, e se chi è stato impedito non accetta volontariamente
questa proibizione, chiunque
voglia potrà
accusarlo di empietà per tutto il corso della sua esistenza.
CLINIA: Giusto.
ATENIESE: Giunti
ora a questo punto del discorso, disponiamoci nello stato d'animo più
conveniente a noi stessi.
CLINIA: Di che
cosa parli?
ATENIESE: Ogni
giovane, e non solo, ma anche un vecchio, vedendo o ascoltando qualcosa di
insolito e di strano,
non correrebbe
immediatamente per mostrare il suo assenso a quelle cose di cui è dubbioso, ma
arrestandosi come se
fosse giunto ad
un incrocio di tre strade e non sapendo assolutamente quale strada prendere,
sia che viaggi da solo o in
compagnia di
altri, interrogherà se stesso e gli altri sul suo dubbio, e non si muoverà
prima di aver valutato con
sicurezza dove
conduce quella strada. E anche noi dobbiamo fare così nella presente
circostanza: essendoci imbattuti in
Platone Le
leggi
78
uno strano
discorso sulle leggi, è necessario condurre un'attenta analisi, e alla nostra
età non possiamo parlare con
faciloneria di un
argomento tanto importante, sostenendo di avere qualcosa di chiaro, non appena
si presenta una
questione.
CLINIA: Vero.
ATENIESE:
Concediamo un po' di tempo a tale questione, e decideremo con sicurezza quando
l'avremo
adeguatamente
esaminata: e per non impedire invano lo sviluppo dell'esposizione delle leggi
che ora stiamo ordinando
in sequenza,
procediamo alla loro conclusione. Forse, se il dio lo vuole, la stessa
esposizione delle leggi, una volta che
sia adeguatamente
conclusa, indicherà la via di uscita alla presente difficoltà.
CLINIA:
Benissimo, straniero, e facciamo come dici.
ATENIESE: Rimanga
stabilita, diciamo, questa stranezza, e cioè che per noi i canti sono divenuti
leggi. E come gli
antichi così
chiamavano, a quanto pare, i canti che si accompagnavano con la cetra - in modo
che forse neppure quelli si
allontanavano del
tutto da ciò che ora diciamo, e forse qualcuno nel sonno o anche da sveglio,
come in un sogno, ebbe
tale divinazione
-, così dunque sia stabilito questo decreto riguardo a questo punto: nessuno
canti, né danzi in modo
contrario a quei canti
che sono dello stato e sono sacri, e a tutte le danze dei giovani, e nessuno
trasgredisca questo
decreto più di
qualsiasi altra legge. E chi farà in tal modo sia lasciato andare libero da
pena, ma per chi disobbedisce,
come si è detto
ora, i custodi delle leggi, i sacedoti, e le sacerdotesse lo puniscano.
Dobbiamo introdurre ora tali regole
nel nostro piano
legislativo?
CLINIA: Sì,
introduciamole.
ATENIESE: Ma come
potrebbe un legislatore non esporsi completamente al ridicolo stabilendo tali
norme?
Vediamo ancora
questa cosa a tal proposito. La cosa più sicura da fare è cominciare
innanzitutto a formare con la parola
alcuni esempi che
si riferiscano a queste norme, e fra questi esempi ve n'è uno, il seguente, di
cui voglio parlare: se,
diciamo, dopo un
sacrificio, bruciate le sacre offerte secondo la legge, qualcuno, figlio o
fratello del sacrificante, stando
insolitamente
dinanzi agli altari e alle sacre offerte, proferisse ogni sorta di bestemmie,
non diremmo che parlando così
susciterebbe nel
padre e negli altri famigliari uno scoramento, e un malvagio augurio, e un
triste presagio?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Questo
fatto si verifica, per così dire, nei nostri luoghi, in quasi tutti gli stati,
salvo rare eccezioni:
quando infatti un
qualche magistrato ha compiuto pubblicamente un sacrificio, in seguito non un
solo coro, ma una
moltitudine di
cori si avvicina, e stando non lontano dagli altari, ma vicinissimi agli
altari, riversano ogni sorta di
bestemmie sulle
sacre offerte, e con parole, ritmi, e armonie lamentevoli stimolano l'anima
degli ascoltatori, e vince il
premio della
vittoria che riesce a far piangere improvvisamente la città mentre compie
sacrifici. Non aboliremo questa
usanza? E se i
cittadini devono ascoltare questi lamenti quando i giorni non siano puri ma
nefasti, non bisognerebbe
forse che vengano
da fuori cori pagati per cantare, come avviene nei funerali dove alcuni vengono
pagati per
accompanare il
morto con nenie carie? Questo sarebbe adatto anche per i canti di questo
genere: e come abbigliamento,
non corone, non
ornamenti d'oro sarebbero adatti a questi canti funebri, ma tutto il contrario,
per non dilungarmi ancora
su tali
questioni. A questo punto torno di nuovo a interrogare noi stessi per vedere
se, fra gli esempi, questo primo
esempio che
riguarda i nostri canti ci sia di nostro gradimento e possa essere stabilito
fra le nostre leggi.
CLINIA: Quale?
ATENIESE: Che si
pronuncino parole di buon augurio, e anche che il genere del canto sia per noi
in ogni caso
favorevole?
O non dovrei fare
questa domanda, ma stabilire così la cosa?
CLINIA:
Stabiliscila senz'altro: questa legge vince con tutti i voti.
ATENIESE: E dopo
la legge sul buon augurio, quale sarà la seconda legge della musica? E i canti
non sono
preghiere rivolte
agli dèi cui ogni volta si fanno sacrifici?
CLINIA: Come no?
ATENIESE: La
terza legge, io credo, consiste nel fatto che i poeti devono riconoscere che le
preghiere sono
richieste rivolte
agli dèi, e che dunque essi devono prestare molta attenzione a non domandare
inconsapevolmente il
male al posto del
bene: si verrebbe a verificare, io credo, una situazione ridicola, se le
preghiere avvenissero in tal
modo.
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Ma non
ci siamo persuasi, un poco sopra nel discorso, che né ricchezza d'argento, né
d'oro deve abitare
ed essere
collocata nello stato?
CLINIA:
Certamente.
ATENIESE: Per
quale ragione abbiamo mai riportato questo esempio nel presente discorso? Forse
per questo
motivo, e cioè perché
la stirpe dei poeti non è del tutto idonea a riconoscere ciò che è buono da ciò
che non lo è? Se
dunque un poeta
tanto nelle parole quanto nel canto commetterà tale errore, e quindi non
formulerà preghiere in modo
corretto, farà in
modo che i nostri cittadini, per le loro questioni più importanti, rivolgeranno
agli dèi preghiere opposte
rispetto a ciò
che desiderano. E senza dubbio, come dicevamo, non troveremo molti errori più
gravi di questo.
Stabiliamo anche
questa norma fra le leggi attinenti alla musica e fra i suoi caratteri
distintivi?
CLINIA: Quale?
Spiegacelo più chiaramente.
ATENIESE: Il
poeta non può comporre null'altro che sia contrario a quanto le leggi dello
stato hanno stabilito come
giusto. bello, e
buono; le composizioni non devono essere mostrate a nessuno dei privati
cittadini, se non sono state
prima giudicate
ed approvate dai giudici e dai custodi delle leggi che sono stati designati a
questo scopo: e noi abbiamo
Platone Le
leggi
79
designato quei
giudici che abbiamo scelto per la musica e la cura dell'educazione. Ebbene?
Come io domando
di frequente, dobbiamo stabilire, come legge, anche questo terzo tratto
distintivo, questo terzo
esempio. O come è
meglio fare?
CLINIA: Dobbiamo
stabilirla senz'altro.
ATENIESE: Dopo di
che si potranno assai rettamente intonare inni e canti di lode agli dèi insieme
alle preghiere, e
dopo gli dèi,
allo stesso modo, si potranno innalzare preghiere, insieme ai canti di lode, i
quali siano più convenienti per
tutti questi,
rivolte ai dèmoni e agli eroi.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Dopo di
che seguirà immediatamente, senza suscitare invidia alcuna, la seguente legge:
quei cittadini
che siano giunti
al termine della vita, avendo compiuto belle ed ardue opere con il corpo e con
l'anima, e avendo
obbedito alle
leggi, sì ritenga opportuno di elogiarli.
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Non è
cosa sicura rendere onori con encomi e con inni a coloro che sono ancora in
vita, prima che uno
abbia percorso
tutta la sua esistenza e sia arrivato alla conclusione in modo onorevole: tutti
questi onori siano per noi
comuni agli
uomini e alle donne che si sono distinti per il loro valore. In tal modo si
devono stabilire i canti e le danze.
Vi sono delle
belle e numerose composizioni musicali di antichi poeti, e così delle danze per
i corpi; e fra queste, senza
alcun problema,
potremo scegliere quella che più conviene e si adatta alla costituzione che
stiamo fondando. Il loro
esame e la
relativa scelta devono essere compiuti da persone che non abbiano meno di
cinquant'anni selezionate per
questo incarico;
essi sceglieranno fra le opere antiche quelle che sembreranno essere più
adatte, mentre respingeranno
nel modo più
assoluto quelle difettose o del tutto inadatte: quanto a quelle composizioni
che sono da riprendere e
correggere, le correggeranno,
assumendo come collaboratori poeti e musici, e servendosi delle loro competenze
artistiche, non
concederanno nulla, o al limite ben poco, ai loro gusti o ai loro desideri, ma
spiegheranno loro le
intenzioni del
legislatore, secondo le quali la danza, il canto, e tutta quanta l'arte corale
devono essere composti in modo
conforme allo
spirito di quelle intenzioni. Ogni brano poetico che sia disordinato, quando
assume un ordine, anche se
non avrà in sé la
dolcezza della musica, sarà mille volte migliore: in ogni caso il piacere è
comune a tutte le opere. Chi
da bambino fino
all'età adulta della ragione è vissuto coltivando una musa saggia ed ordinata,
ascoltando quella
contraria, la
detesta, e la definisce illiberale, mentre chi è stato allevato nella musa
volgare e dolce, dice che quella
opposta è fredda
e sgradevole: sicché, come ora dicevo, relativamente al piacere e all'assenza
di esso, nessuna delle due
supera l'altra,
se non che l'una rende, ogni volta, migliori, l'altra peggiori coloro che in
essa sono stati allevati.
CLINIA: Bene.
ATENIESE: Inoltre
bisognerebbe separare, stabilendo un certo criterio, i canti che sono
convenienti per le donne e
quelli per gli
uomini, e occorrerebbe adattarli a ritmi ed armonie: sarebbe preoccupante
infatti che si cantasse in
disaccordo con
l'intera armonia, o non si rispettassero i ritmi, senza assegnare a ciascuno di
questi canti tali elementi
che loro si
adattano. Bisogna fissare per legge un progetto di massima anche in questo
campo. è possibile assegnare
l'uno e l'altro
di questi elementi all'uno e all'altro sesso, perché necessariamente vi si
adattino, ed è necessario
distinguere con
chiarezza ciò che appartiene all'uomo e ciò che appartiene alla donna, sulla
base della distinzione stessa
che passa fra la
diversa natura dei due sessi. E quindi bisogna dire che la nobiltà d'animo e la
tendenza al coraggio sono
propri del
maschio, mentre la propensione all'ordine e alla saggezza si devono riconoscere
alla natura femminile, tanto
nella legge,
quanto nel nostro discorso. E questo è l'ordinamento generale della materia.
Dopo di che si
deve parlare dell'insegnamento e della trasmissione di tali cose, e in che modo
vanno fatte ciascuna di
queste cose, e da
chi, e quando. Come ad esempio un costruttore di navi, quando comincia la sua
opera, costruendo la
carena, traccia
quella che sarà la forma delle navi, anche a me pare di far la stessa cosa,
quando cerco di tracciare i vari
schemi delle
vite, distinguendole a seconda dei tratti distintivi delle diverse anime, e mi
sembra in effetti di fabbricare la
loro carena,
valutando correttamente con qual mezzo, e con quali costumi vivendo, compiremo
questa navigazione della
vita. Le
questioni umane non sono degne di grande interesse, ma bisogna interessarsi ad
esse: e non si tratta certo di una
cosa fortunata.
Ma dal momento che siamo giunti a questo punto, sarà forse per noi conveniente
fare questa cosa come
si deve. Che cosa
mai voglio dire? Se qualcuno replicasse in questo modo al mio discorso,
replicherebbe bene.
CLINIA: Certamente.
ATENIESE: Io dico
che dobbiamo occuparci di ciò che è serio, e non di ciò che serio non è: e per
natura ciò che è
divino è degno di
ogni interesse, come un essere beato, mentre l'uomo, come dicevamo prima, è
soltanto un giocattolo
fabbricato dagli
dèi, ed in effetti questa è la sua parte migliore. In conseguenza di questa
concezione, ogni uomo e ogni
donna devono
vivere giocando al meglio possibile questo gioco, pensando il contrario di ciò
che oggi si pensa.
CLINIA: Come?
ATENIESE: Oggi si
pensa che le cose serie siano in funzione dei divertimenti: si ritiene, ad
esempio, che le
questioni
riguardanti la guerra, che sono appunto cose serie, debbano essere ben
stabilite in funzione della pace. Ma ciò
che accade in
guerra non è per natura un divertimento, e non ha e non avrà mai una funzione
educativa che meriti la
nostra
attenzione, mentre questa diciamo che secondo noi è la cosa più impegnativa:
ognuno deve trascorrere il più
possibile e il
meglio possibile la propria esistenza in pace. Quale sarà allora un retto
criterio per vivere? Bisogna vivere
giocando i propri
giochi, facendo sacrifici, cantando e danzando, in modo da poter rendere
benevoli a se stessi gli dèi,
respingendo i
nemici e vincendoli in battaglia. Quali siano i canti e quali le danze che
bisogna compiere per realizzare
questi due
obiettivi, lo si è detto almeno nei suoi lineamenti generali, e le strade
attraverso le quali si deve procedere
sono state
aperte, prevedendo che anche il poeta dirà bene quando afferma: «Telemaco,
alcuni pensieri penserai tu
Platone Le
leggi
80
stesso nel tuo
animo, altri il tuo demone te li suggerirà: non credo infatti che tu sia nato e
cresciuto contro il volere degli
dèi».(8) Le stesse
cose dovranno pensare i nostri allievi, e dovranno ritenere che quanto è stato
detto è sufficiente, e che
quel che manca
intorno ai sacrifici e alle danze sarà loro suggerito da un demone o da un dio:
essi suggeriranno cioè a
quali divinità
bisogna fare sacrifici, e quando ciascuno deve essere celebrato, e quali
renderanno propizi, in modo da
poter vivere
conformemente alla natura umana, essendo per lo più come delle marionette, e
partecipando in piccola
parte della
verità.
MEGILLO:
Straniero, tu nutri nei confronti del genere umano un assoluto disprezzo.
ATENIESE: Non
stupirti, Megillo, e piuttosto perdonami: ho parlato con lo sguardo rivolto
alla divinità, e in queste
condizioni ho
detto le cose che ho appena detto. Non sia di scarso valore il nostro genere,
se ti piace, ma sia degno di un
qualche
interesse.
Per quanto
riguarda quel che segue, si è già parlato delle costruzioni dei ginnasi e delle
scuole pubbliche che si
troveranno nel
centro della città in tre luoghi distinti; mentre all'esterno della città, in
altri tre luoghi intorno ad essa, vi
saranno dei
maneggi e dei vasti campi adeguatamente allestiti per il tiro con l'arco e gli
altri lanci, e saranno in funzione
dell'istruzione e
dell'allenamento dei giovani: se allora queste regole non sono state stabilite
in modo adeguato,
ripetiamole ora
nel discorso insieme alle nostre leggi. In tutti questi edifici abiteranno in
qualità di ospiti i maestri di
ogni disciplina,
attratti e convinti dal compenso, e insegneranno agli allievi che
frequenteranno le lezioni tutte quante le
discipline
attinenti la guerra e la musica; e per quanto riguarda la frequenza, non si
frequenteranno le lezioni se il padre
lo vuole, mentre
se non lo vuole, si trascurerà l'educazione, ma tutti, come si dice, uomini e
ragazzi, nei limiti del
possibile,
dovranno necessariamente istruirsi, poiché appartengono di più allo stato che
ai genitori. La mia legge direbbe
per le donne le
stesse cose dette per gli uomini, e cioè che anche le donne dovrebbero
praticare gli stessi esercizi: e farei
questo discorso
senza temere neppure quel che si dice dell'equitazione e della ginnastica, e
cioè che quegli esercizi sono
più convenienti
per gli uomini, e non lo sono per le donne. Mi sono convinto di queste cose
ascoltando antichi racconti,
e anche ora so,
per così dire, che vi è un numero immenso di donne che vivono nel Ponto, e che
chiamano
Sauromatidi,(9)
alle quali non viene soltanto ordinato, come i maschi, di prendere confidenza
con i cavalli, ma anche
nell'uso degli
archi e delle altre armi, e, allo stesso modo dei maschi, di esercitarsi in
tali pratiche. Inoltre a tal proposito
posso fare
quest'altra riflessione: io dico che se queste cose possono avvenire in tal
modo, la cosa più stolta di tutte che
oggi avviene nei
nostri luoghi è che uomini e donne non si applicano con ogni sforzo
concordemente a queste pratiche.
E in un certo
senso uno stato che si trova o viene ad essere in tali condizioni, partendo con
gli stessi fini e dovendo
affrontare le
stesse fatiche, ottiene la metà dei risultati, anziché il doppio: e questo
sarebbe un incredibile errore del
legislatore.
CLINIA: Pare di
sì. Però molte delle regole di cui stiamo parlando vanno in senso contrario
alle consuete forme di
governo. Ma tu
hai detto di lasciare che il discorso si sviluppasse, e una volta sviluppato,
si doveva scegliere quel che
sembrava
migliore, e hai detto così, parlando in modo assai conveniente, e ora hai fatto
in modo che io rimproveri me
stesso per aver
detto queste cose: continua, allora, e parla di quello che preferisci.
ATENIESE: Questo,
Clinia, vorrei dire, e l'ho già detto prima, e cioè che se non si desse
adeguata dimostrazione
con i fatti che
tali cose possono avvenire, solo allora si potrebbe contestarle col discorso;
ma ora chi non voglia
accettare questa
legge, deve ricercarne un'altra, mentre la nostra esortazione a tal proposito
non smetterà di sostenere
che il genere
femminile presso di noi deve prendere parte dell'educazione e di tutto il resto
come il sesso maschile. Ed
ecco la
riflessione che a tal proposito si dovrebbe fare. Avanti, se le donne non
partecipassero insieme agli uomini del
loro modo di
vivere, non sarebbe forse necessario predisporre per loro un altro ordinamento?
CLINIA:
Necessario.
ATENIESE: Quale
fra le regole che oggi si presentano noi preferiremmo al posto di questa
comunanza di vita che
ora noi abbiamo
loro ordinato? Dovremmo comportarci come i Traci e molte altre genti che si
servono delle donne per
coltivare la
terra, pascolare gli animali e le greggi, e compiere altri servizi, senza che
vi sia alcuna distinzione con gli
schiavi? O fare
come facciamo noi e i nostri vicini? Presso di noi la cosa avviene in questo
modo: dopo aver ammassato
insieme, come si
dice, tutti i beni in un'unica abitazione, affidiamo alle donne il compito di
amininistrarle, e di
coordinare i
lavori al telaio e tutta la tessitura in genere.
Oppure, Megillo,
proponiamo quel sistema che sta a metà fra questi, quello Laconico? E quindi le
ragazze devono
trascorrere la
vita prendendo parte della ginnastica e della musica, mentre le donne, pur non
occupandosi délla tessitura,
devono vivere
secondo uno stile di vita severo, che non sia per nulla vile e volgare, e che
raggiunga una via di mezzo
fra la cura della
casa, l'amministrazione domestica e l'allevamento dei figli, senza partecipare
alla guerra? Sicché, se per
caso vi fosse
necessità di combattere in battaglia per lo stato e i figli, non sarebbero
capaci di usare con l'arte l'arco,
come le Amazzoni,
(10) o le altre armi da lancio, né di imitare la dea quando prende in mano lo
scudo e la lancia, così
da opporsi
nobilmente al saccheggio della patria, ma, se non altro, sarebbero forse in
grado di provocare la paura nei
nemici
presentandosi schierate. Vivendo secondo questo stile di vita, esse non
avrebbero affatto il coraggio di imitare le
Sauromatidi, ma
accanto ad altre donne queste donne sembrerebbero uomini. Colui che fra di voi
voglia elogiare su
questo punto i
vostri legislatori, lo faccia pure; per quanto mi riguarda, invece, non muterò
parere: il legislatore non
deve lasciare le
cose a metà, ma deve completarle; se egli permette che le donne si concedano
alla mollezza, e le perde
abbandonandole ad
un tenore di vita sconsiderato, prendendosi cura solo dei maschi, egli lascia
in eredità allo stato una
vita che è felice
solo a metà, e non doppia.
MEGILLO: Che
faremo, Clinia? Lasceremo che questo straniero assalti in questo modo la nostra
Sparta?
CLINIA: Sì. Poiché
gli abbiamo lasciato libertà di parola, ora dobbiamo lasciarlo parlare finché
non abbiamo
Platone Le
leggi
81
esposto
completamente e in modo adeguato le leggi.
MEGILLO: Giusto.
ATENIESE: Dunque
devo cercare di spiegare quello che segue?
CLINIA: Come no?
ATENIESE: Quale
sarà il tenore di vita di uomini che si sono procurati in giusta misura le cose
necessarie, a
vantaggio dei
quali sono stati affidati ad altri i mestieri, e affidata agli schiavi la
coltivazione dei campi, che offrono le
primizie della
terra sufficienti per vivere decorosamente, uomini per i quali sono stati
preparati i pasti in comune,
tenendo separati
quelli dei maschi e avvicinando ad essi quelli delle loro famiglie, bambini,
donne, e madri?
Uomini per cui
tutti i pasti in comune sono affidati ai magistrati di entrambi i sessi con il
compito di scioglierli,
dopo aver
osservato e controllato ogni giorno la condotta dei commensali? E dopo aver
assolto questi doveri, essi, i
magistrati, e gli
altri fanno libagioni agli dèi cui quella notte e quel giorno sono consacrati,
e fatto ciò, se ne vanno a
casa? Per uomini
che vivono secondo un ordine simile non rimane nessun'altra attività necessaria
e assolutamente
opportuna se non
quella di dover vivere, ciascuno di quelli, ingrassando come buoi? Noi diciamo
che questo non è
giusto e non è
bello, e chi vive in questo modo non potrà sfuggire alla sorte che gli merita,
così come l'animale pigro e
che con
noncuranza è ingrassato diventerà preda di un altro animale che il coraggio e
le fatiche hanno reso magro ed
agile. Se noi
ricercassimo con sufficiente precisione queste cose, forse non raggiungeremmo
mai lo scopo, finché
avremo donne,
figli, e abitazioni private, e privatamente avremo tutte le altre cose del
genere, appositamente allestite
per ciascuno di
noi: ma se avessimo ciò che abbiamo detto che occupa il secondo posto dopo
quelle cose, l'avremmo in
misura del tutto
conveniente.
Agli uomini che
vivono in questo modo diciamo che rimane un'attività non piccola, e neppure di
scarso valore, ma
anzi, forse la
più importante di tutte che possa essere stabilita da una giusta legge: e
infatti, in confronto a quella vita
che non assicura
tempo libero per tutte le altre attività, la vita cioè di chi cerca di
conseguire la vittoria nelle gare Pitiche
e Olimpiche,(11)
quella vita che con assoluta correttezza si è detto che si prende cura del
corpo e dell'anima in funzione
della virtù, è
priva in misura doppia e anche di più di tempo libero. Nessun impegno superfluo
in altre attività deve
essergli d'impedimento
durante l'apporto di quegli esercizi fisici e del nutrimento che convengono al
corpo, o di nozioni
e di abitudini
all'anima; ma direi quasi che tutta una notte e un giorno non sono sufficienti,
per chi voglia agire in questo
modo, a realizzare
in modo compiuto ed adeguato questo genere di vita: stando in questi termini la
natura di tali cose,
bisogna che tutti
gli uomini liberi occupino il loro tempo secondo un ordine stabilito,
cominciando dall'aurora, senza
interruzione,
sino all'altra aurora, e al sorgere del sole.
Se un legislatore
enunciasse quelle numerose, e frequenti, e piccole norme concernenti il governo
di una casa, non
apparirebbe
dignitoso, e neppure apparirebbe dignitoso se enunciasse tutte quelle altre
norme sulla veglia notturna e su
coloro che
desiderano prestare una completa e scrupolosa sorveglianza su tutto lo stato.
Tutti però devono ritenere
vergognoso e
indegno di un uomo libero che un qualsiasi cittadino trascorra tutta la notte
dormendo, e non si mostri
dinanzi ai suoi servi
sveglio e alzato per primo, in qualsiasi modo si debba chiamare questo fatto,
"legge" o
"consuetudine":
e che una padrona in una casa si faccia svegliare dalle ancelle, e non sia essa
stessa la prima che svegli
le altre, ebbene,
lo schiavo, la schiava, il figlio, e se possibile, tutta l'intera famiglia
devono denunciare questo fatto
vergognoso.
Bisogna che di
notte tutti stiano svegli e ognuno svolga i propri compiti riguardanti lo stato
e l'amministrazione
dello stato, i
magistrati nello stato, i padroni e le padrone nelle case private.
Il sonno
eccessivo non si adatta per natura né ai nostri corpi, né alle nostre anime, né
alle azioni che essi devono
compiere. Se uno
dorme non è degno di alcuna considerazione, non di più, almeno, di chi non
vive: ma chi di noi si
preoccupa
maggiormente di vivere e di riflettere, rimane sveglio il più a lungo
possibile, custodendo soltanto quella
parte di sonno
che gli serve per mantenere la salute, e in realtà non è molto il sonno, se uno
ha preso una buona
abitudine. I
magistrati che negli stati rimangono svegli di notte incutono paura nei
malvagi, siano essi nemici o cittadini,
ma sono amati e
onorati dalle persone giuste e assennate, perché sono utili a se stessi e allo
stato.
Una notte
trascorsa in tal modo, oltre a tutti i vantaggi di cui si è detto, infonde un
certo coraggio nelle anime dei
singoli
cittadini: e quando si fa giorno bisogna mandare i ragazzi dai maestri, perché
come nessun gregge e nessun altro
animale può
vivere senza il pastore, neppure i ragazzi possono fare a meno dei pedagoghi,
né i servi dei padroni. Il
bambino è senza
dubbio il più difficile a trattare fra tutti gli altri animali: quanto più la
sua fonte del pensiero non ha
ancora raggiunto
un suo ordine, tanto più diviene insidioso, scaltro, il più ribelle di tutti
gli animali.
Perciò bisogna
tenerlo a freno con molti legami, come le briglie dei cavalli, e innanzitutto,
quando si libera dalla
sorveglianza di
nutrici e di madri, bisogna affidarlo ai pedagoghi perché si prendano cura della
loro giovane età, e poi ai
maestri che
insegneranno loro quelle discipline che si convengono ad un uomo libero. E
qualsiasi uomo libero punisca,
come se fosse uno
schiavo, il ragazzo stesso, e il pedagogo, e il maestro, nel caso in cui uno di
questi compiano un
qualche sbaglio.
E se pur presentandosi l'occasione non lo punisce secondo giustizia, diventi
innanzitutto oggetto della
più grave
vergogna, e in seguito quel custode delle leggi che sia stato scelto in qualità
di sovrintendente all'educazione
dei bambini
sorvegli questo individuo che, imbattendosi nelle persone di cui parliamo, non
le punisce, pur dovendole
punire, o le
punisce in modo non corretto, e lo stesso custode, tenendo sotto stretta
osservazione e curandosi in modo
particolare della
formazione dei ragazzi, cerchi di correggere le loro indoli naturali,
rivolgendole sempre in vista del
bene,
conformemente alle leggi. Come la legge potrebbe adeguatamente istruire quel
custode delle leggi? Sino a questo
momento, infatti,
non si è parlato per niente in modo esplicito ed esauriente, ma qualche volta
sì, altre volte no: nei
limiti del
possibile, nulla si deve allora tralasciare, ma tutto il discorso dev'essergli
spiegato, perché questi a sua volta
Platone Le
leggi
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diventi
interprete ed educatore nei confronti di altri. Per quel che riguarda il
complesso della danza corale, ovvero il
canto e le danze,
si è già detto, e così quali componimenti si debbano scegliere e quali tratti
distintivi devono avere, e
come devono
essere corretti e consacrati: ma per quanto riguarda i componimenti in prosa, e
cioè con quali
componimenti
devono avere a che fare, e in che modo, i giovani da te educati, non lo abbiamo
ancora detto, o
nobilissimo
sovrintendente della gioventù. Eppure, mentre attraverso il nostro discorso sei
venuto a conoscenza di
quelle cose che
essi debbono imparare per la guerra e nelle quali devono esercitarsi, per
quanto riguarda le lettere
innanzitutto, e
in secondo luogo per quel che concerne la lira e quei calcoli di cui diciamo
che ciascuno deve avere
conoscenza per farne uso in guerra, e nel