MARIA STUARDA
PERSONAGGI
ELISABETTA, regina d'Inghilterra
MARIA STUARDA, regina di Scozia, prigioniera in Inghilterra
ROBERT DUDLEY, conte di Leicester
GEORGE TALBOT, conte di Shrewsbury
WILLIAM CECIL, barone di Burleigh, tesoriere della Corona
CONTE DI KENT
WILLIAM DAVISON, segretario di stato
AMIAS PAULET, cavaliere, custode di Maria
MORTIMER, suo nipote
CONTE DI AUBESPINE, ambasciatore di Francia
CONTE BELLIE'VRE, inviato straordinario di Francia
OKELLY, amico di Mortimer
DRUGEON DRURY, secondo custode di Maria
MELVIL, suo maggiordomo
BURGOYN, suo medico
HANNA KENNEDY, sua nutrice
MARGHERITA KURL, sua cameriera
LO SCERIFFO DELLA CONTEA
Ufficiali della Guardia
Nobili inglesi e francesi
Guardie reali
Cortigiani della regina d'Inghilterra
Camerieri e cameriere della regina di Scozia
ATTO PRIMO
Nel castello di Fotheringhay: una stanza.
Scena prima
Hanna Kennedy, nutrice della regina di Scozia, in un aspro litigio con Paulet che sta per aprire uno scrigno. Drury, il suo assistente, ha una leva in mano.
KENNEDY
Cosa fate, signore? Ma come osate! Giù le mani da questo scrigno!
PAULET
Da dove viene un gioiello come questo? È stato gettato dal primo piano apposta per corrompere il giardiniere... Maledetta l'astuzia femminile! Per quanto si frughi e si sorvegli con cura ogni angolo, ci sono sempre gioielli e tesori nascosti! (Curvandosi sullo scrigno) Dove c'era questo, ovviamente ce ne saranno altri!
KENNEDY
Allontanati, screanzato! Qui ci sono i segreti della mia signora!
PAULET
Sono proprio quelli che cerco. (Tira fuori dei documenti)
KENNEDY
Sono documenti che non hanno nessun valore. Esercizi di scrittura per alleviare la noia e la malinconia del carcere.
PAULET
Nelle ore d'ozio lo spirito maligno affila gli artigli.
KENNEDY
Sono scritti in francese.
PAULET
Ancora peggio! È la lingua dei nemici dell'Inghilterra.
KENNEDY
Sono copie di lettere alla regina d'Inghilterra.
PAULET
Gliele consegnerò... Guarda! C'è una cosa che luccica! (Fa scattare una molla che rivela altri gioielli in un ripostiglio segreto) Un diadema regale, tempestato di gemme, coi gigli di Francia! (Dandolo al suo compagno) Prendetelo, Drury. Aggiungetelo al resto!
(Drury esce)
KENNEDY
È un'infamia dover tollerare insulti di questo genere!
PAULET
Finché possiede qualcosa, è in grado di nuocere. Tra le sue mani tutto può tramutarsi in un'arma.
KENNEDY
Siate generoso, signore! Non portateci via quest'ultimo ornamento! Ammirare gli splendori di un tempo è un conforto per lo spirito di questa povera donna. Ci avete portato via tutto.
PAULET
I suoi beni sono in ottime mani e vi verranno riconsegnati al momento opportuno.
KENNEDY
Chi, guardando questi muri scrostati, penserebbe che questa è la residenza di una regina? La sua seggiola è priva di baldacchino, ed è costretta ad appoggiare sulla nuda terra il suo piede abituato ai morbidi tappeti. A tavola viene servita in piatti di stagno che qualsiasi dama di bassa nobiltà rifiuterebbe sdegnata.
PAULET
In quelli mangiava suo marito a Sterlyn, mentre lei e il suo amante bevevano da coppe d'oro.
KENNEDY
Non c'è neanche uno specchio, l'oggetto di cui nessuno può fare a meno.
PAULET
Finché contemplerà la sua fatua immagine, continuerà a sperare e a ordire complotti.
KENNEDY
Non le avete lasciato neppure il nutrimento spirituale della lettura!
PAULET
Per nutrire il suo cuore, una Bibbia è a sua disposizione.
KENNEDY
Le avete portato via persino il liuto.
PAULET
Lo usava solo per cantare insulse canzoni d'amore.
KENNEDY
È questo dunque il destino di un essere cresciuto tra raffinatezze ed agi, regina fin dalla culla, che ha conosciuto la regale magnificenza della splendida corte dei Medici? Non vi basta averle sottratto il potere, volete persino defraudarla di queste minime povere cose? Un nobile cuore riesce a sopportare anche la sorte avversa, ma è atroce e doloroso essere costretti a sopravvivere senza le piccole gioie quotidiane!
PAULET
Che servono solo ad aumentare la frivola fatuità di un cuore che deve inabissarsi nel profondo e pentirsi delle sue colpe. Una vita dissoluta, colma di lussi e di piaceri, trova l'espiazione solo nel bisogno e nella mortificazione.
KENNEDY
Se nella tenera giovinezza ha commesso dei peccati, farà i conti con la sua coscienza e col Signore. Ma qui in Inghilterra nessuno ha il diritto di giudicarla.
PAULET
Sarà giudicata nel luogo dove ha peccato.
KENNEDY
Le sue catene sono troppo pesanti perché sia in grado di compiere delitti.
PAULET
Eppure, da qui, nonostante le sue catene, è stata in grado di allungare una mano e scatenare nel paese l'acre favilla della guerra civile armando bande di sicari contro la nostra regina, che Iddio ce la conservi! Non ha incitato al regicidio tra queste pareti Babington e Parry? E queste sbarre le hanno forse impedito di sedurre il nobile cuore di Norfolk? La testa più illustre di tutta l'isola è finita per colpa sua sotto la mannaia del boia. E nemmeno un esempio simile è bastato a scongiurare la corsa di quei dementi, pronti per amor suo a gettarsi nell'abisso! I patiboli, per lei, rigurgitano di vittime sempre nuove, e tutto ciò avrà termine solo quando lei, che è la causa di ogni sciagura, sarà giustiziata. Maledetto il giorno in cui le rive di questo paese accolsero ospitali questa nuova Elena!
KENNEDY
Ospitali, dite? Infelice! Dal giorno in cui, esule, è sbarcata su questo suolo invocando aiuto e protezione presso i parenti, è stata fatta prigioniera contro il diritto delle genti e in spregio della dignità regale, ed è costretta a passare in carcere duro gli anni migliori della giovinezza... e adesso, dopo aver dovuto sopportare le privazioni e gli orrori della prigionia, è trascinata in tribunale come un deliquente comune e viene accusata con infamia d'assassinio... lei... una regina!
PAULET
È arrivata qui come un'assassina, rinnegata dal suo popolo, deposta da quel trono che la sua abiezione e la sua colpa avevano turpemente macchiato. È venuta qui a cospirare contro la pace dell'Inghilterra, per riportarci indietro all'epoca sanguinosa di Maria la Spagnola, per ripristinare il culto cattolico e sottomettere il paese alla Francia. Perché non ha voluto firmare il trattato di Edimburgo rinunciando alle sue pretese al trono inglese ed evitando con un tratto di penna le mura del carcere? No, ha scelto di restare in prigione, ha preferito i maltrattamenti pur di non rinunciare alla dignità puramente esteriore di un titolo! Perché ha agito così? Perché vuole continuare nei suoi intrighi, nelle congiure e nei tradimenti e, grazie ai suoi complotti e all'arte innata dell'intrigo, spera di sottomettere tutta l'isola al suo potere.
KENNEDY
Voi vi prendete gioco di noi, signore. E all'amarezza della beffa aggiungete perdipiù un'implacabile severità! Come potrebbe lasciarsi andare a sogni di questa portata quando si trova rinchiusa qua dentro, come una sepolta viva, senza che dalla patria le giunga il conforto di una voce amica, di una parola? Da tanto tempo l'unico volto che vede è quello crudele e beffardo del suo carceriere cui si è aggiunto da pochi giorni, ad aumentare le sbarre che la imprigionano, quel vostro parente rozzo e volgare nelle vesti di secondino...
PAULET
Non c'è una sola inferriata in grado di proteggerci dalle sue arti! Chi mi assicura che le sbarre, alla base, non siano intaccate dalla lima e che il pavimento e le pareti di questa stanza, che sembrano apparentemente inattaccabili, all'interno non siano vuote e, mentre sono immerso nel sonno, non diventino le vie segrete in cui s'insinua il tradimento? Che maledetto lavoro il mio! Dover vegliare su questa donna subdola e infida che continua a tessere intrighi e a pianificare danni incalcolabili! Di notte sono destato dal terrore, e comincio a vagare come un'anima in pena, controllando che le serrature funzionino alla perfezione e i carcerieri adempiano scrupolosamente al loro compito. Tremo all'approssimarsi dell'alba, perché la luce può confermare i miei più gravi sospetti. Mi auguro che tutto questo non duri a lungo: preferirei dover vegliare su un branco di dannati precipitati all'inferno piuttosto che dover custodire questa regina corrotta.
KENNEDY
Sta arrivando.
PAULET
In mano tiene il Crocefisso, ma il suo cuore è agitato dalla superbia e dalla lussuria.
Scena seconda
I precedenti. Maria, con un velo sul capo, ha il Crocefisso in mano.
KENNEDY (correndole incontro)
O Maestà! Siamo vilipese, calpestate e la tirannia che ci opprime è senza limiti! Sul vostro capo regale, tutti i giorni gravano sofferenze e umiliazioni di ogni genere!
MARIA
Calmati! Cos'è accaduto, parla!
KENNEDY
Guardate voi stessa! Il vostro scrigno è stato forzato, i vostri documenti, il vostro diadema di sposa, l'unica ricchezza che ci è rimasta della Francia, di tutto si sono impadroniti, ormai! Non avete più niente di ciò che costituisce l'essenza di una regina, siete stata privata di tutto.
MARIA
Calmati, Hanna. Queste inutili insegne non creano una regina. Possono trattarci con estremo disprezzo, ma non riusciranno mai a umiliarci ai nostri stessi occhi! In Inghilterra, ho imparato ad abituarmi a parecchie cose, e sono in grado di sopravvivere anche se mi si priva di ciò che possiedo! Signore, vi siete impadronito con la forza di ciò che oggi vi avrei consegnato di mia libera iniziativa. Tra i miei documenti, c'è anche una lettera indirizzata alla mia regale sorella che vi ordino di trasmettere personalmente a lei e di non affidarla alla mano di Burleigh.
PAULET
Penserò al da farsi.
MARIA
Ve ne dirò il contenuto, signore. In questa lettera io imploro una grazia... la grazia di un colloquio con la donna che non ho ancora conosciuto. Sono stata convocata davanti a un tribunale di uomini che non sono miei pari e di cui non posso avere fiducia. Elisabetta è della mia stessa stirpe, della mia famiglia, e abbiamo pari dignità... solo a lei, alla sorella, alla regina, posso liberamente mostrare il mio animo.
PAULET
Troppe volte, signora, avete affidato il vostro destino e il vostro onore a uomini indegni della vostra stima.
MARIA
Vi chiedo ancora una grazia, che solo una crudeltà disumana potrebbe negarmi! Da tanto tempo qui, in carcere, mi manca il dolce conforto della Chiesa, e soffro di non potermi accostare ai Sacramenti. La donna che mi ha privato della corona e della libertà, che minaccia la mia esistenza, spero non vorrà precludermi anche le porte del Cielo!
PAULET
Quando volete, il nostro decano...
MARIA (interrompendolo bruscamente)
Non voglio il decano! Voglio un sacerdote della mia Chiesa. Voglio degli scrivani e un notaio per dettare le mie ultime volontà. Le sofferenze e il tormento della lunga detenzione intaccano giorno per giorno la mia esistenza, ed io temo di avere poco tempo a disposizione, e credo di non aver molto da vivere.
PAULET
Approvo le vostre parole. Queste sono riflessioni in armonia col vostro stato attuale.
MARIA
Chi può sapere se una mano rapida non acceleri l'effetto inesorabile della sofferenza? Voglio fare testamento, e poter liberamente disporre dei miei beni di fortuna.
PAULET
Siete arbitra di voi stessa. La regina d'Inghilterra non ha la minima intenzione di impadronirsi delle vostre proprietà.
MARIA
Mi hanno brutalmente divisa dai miei servi, dalle mie fedeli cameriere... Dove sono? Cosa gli è successo? Posso fare a meno dei loro servizi, ma desidero che la mia gente non debba soffrire nessun tipo di privazione.
PAULET
Si è provveduto ai vostri servitori. (Si avvia all'uscita)
MARIA
Ve ne andate, signore? Mi lasciate di nuovo senza aver liberato il mio povero cuore dall'angoscia spaventosa che lo opprime? A causa dei vostri carcerieri, sono isolata dal resto del mondo, le spesse mura di questo carcere non lasciano penetrare una sola notizia dall'esterno, e la mia sorte è affidata a chi mi è nemico! È già passato un mese, un lungo mese doloroso, da quando i quaranta commissari hanno fatto irruzione in questo castello e con vergognosa rapidità hanno innalzato una tribuna perché io, indifesa, all'oscuro di tutto, fossi sottoposta al giudizio di un tribunale che non conoscevo! In preda alla confusione, sbalordita, sono stata costretta a rispondere ad accuse incredibili, costruite con squisita malafede, ricorrendo alle lacune e ai ricordi che costituiscono, ormai, la mia memoria. Si sono avventati su di me come una torma di orribili spettri, e come spettri sono scomparsi. Da quel momento, tutti accanto a me non pronunciano neanche una parola, ed io tento inutilmente di decifrare dai vostri sguardi se ha trionfato la mia innocenza e la premura di chi mi vuol bene, o la perfida volontà di nuocermi dei nemici. Parlate finalmente, vi scongiuro, e fatemi sapere in cosa posso sperare e cosa devo temere.
PAULET (dopo una pausa)
Regolate i conti che avete in sospeso col Cielo.
MARIA
Confido nella Sua misericordia, signore... come spero nella giustizia dei miei giudici terreni.
PAULET
State certa che vi sarà resa giustizia.
MARIA
Il mio processo è finito, signore?
PAULET
Non lo so.
MARIA
Sono stata condannata?
PAULET
Non so nulla, signora.
MARIA
Qui le cose si liquidano in fretta. Forse il boia mi aggredirà all'improvviso, come hanno fatto i giudici?
PAULET
Vi incoraggio a riflettere in questo senso, così lui vi troverà in una disposizione di spirito migliore dell'attuale.
MARIA
Signore, non mi meraviglierò di ciò che un tribunale di Westminster dominato dall'odio di Burleigh e dalle fervide premure di Hatton avrà il coraggio di decretare... So quello che può permettersi una regina d'Inghilterra!
PAULET
I sovrani d'Inghilterra hanno da temere solo la loro coscienza e il loro parlamento. Il giudizio inappellabile della giustizia sarà eseguito senza alcun timore dal potere regio di fronte al mondo intero.
Scena terza
I precedenti. Entra Mortimer, nipote di Paulet, che si rivolge a quest'ultimo senza badare alla presenza della regina.
MORTIMER
Vi cercano, zio. (Si allontana come è entrato. La regina lo osserva indignata e si rivolge a Paulet, che si appresta a seguirlo)
MARIA
Signore, ancora una preghiera. Quando avete qualcosa da comunicarmi... da voi sopporto molte cose, e tengo nella massima considerazione i vostri capelli bianchi, ma l'arroganza di questo giovane è assolutamente intollerabile. Risparmiatemi la sua maleducazione.
PAULET
Ciò che non apprezzate dei suoi modi è quanto mi è di più caro in lui. Non è certo uno di quei poveri illusi che si lasciano facilmente abbindolare dalle lacrime di una donna! Ha viaggiato molto, è stato a Reims e a Parigi e ha riportato qui, indenne, il suo fedele cuore inglese! Le vostre arti sono armi spuntate con lui, signora! (Esce)
Scena quarta
Maria, Kennedy.
KENNEDY
È orribile che quell'individuo vi risponda così!
MARIA (perduta nei suoi pensieri)
Nei giorni del passato splendore, abbiamo ascoltato con troppa benevolenza le lusinghe affettate degli adulatori. Mia cara Hanna, adesso dobbiamo giustamente prestare orecchio alla voce severa del rimprovero.
KENNEDY
Come? Così prostrata e avvilita, mia dolce signora? Un tempo eravate così lieta e vivace. Eravate voi a consolarmi, mentre io dovevo rimproverarvi per la vostra leggerezza, e non per la vostra malinconia.
MARIA
Sì, devo ammetterlo... È l'ombra sanguinosa di Darnley che irata emerge dalla tomba e rifiuta di riconciliarsi con me finché la misura della mia sofferenza non sia colma.
KENNEDY
Che tristi pensieri...
MARIA
Tu, Hanna, dimentichi, ma io ho buona memoria... Ricorre oggi l'anniversario di quel delitto infame che, come sai, io celebro in penitenza, osservando uno stretto digiuno.
KENNEDY
Lasciate in pace quegli spiriti maligni! Avete espiato quella colpa con le penitenze, le pene, i tormenti. La Chiesa, che sola può lavare dal peccato e purificare, vi ha assolto e anche il Cielo.
MARIA
Quella colpa, da molto tempo perdonata, ora riemerge chiazzata di sangue dal sepolcro apparentemente sigillato! Nessuna campana, nessun'Ostia elevata dal sacerdote può costringere a rientrare nella tomba lo spettro del consorte che esige di essere vendicato.
KENNEDY
Non l'avete ucciso voi. I colpevoli erano altri.
MARIA
Ma io lo sapevo! Io ho permesso che lo facessero, e con le mie arti lo attirai nell'agguato mortale.
KENNEDY
La sola colpevole è stata la vostra giovinezza! Eravate tanto giovane a quel tempo...
MARIA
Sì, ero così giovane... e la mia giovane vita fu responsabile di una colpa tanto orribile!
KENNEDY
Ci foste costretta da un'offesa atroce e dall'arroganza di un uomo che il vostro amore, come la mano di un dio, aveva miracolosamente sottratto alla tenebra più fitta... un uomo che voi innalzaste fino al trono dopo averlo fatto passare dalla vostra stanza nuziale, e avergli donato una corona regale e la vostra persona, allora al culmine della grazia e della bellezza! Come poteva dimenticare di dovere interamente al vostro amore il suo invidiabile destino? Ma quell'ingrato lo scordò e con sospetti indegni, con la spaventosa volgarità dei suoi modi egli insultò apertamente la vostra dedizione e finì per risultarvi odioso. Una volta svanito l'effetto del sortilegio che vi aveva ammaliato, voi avete abbandonato quell'individuo abietto e l'avete ripagato col vostro disprezzo... Ed egli... tentò di riottenere il vostro favore? Vi chiese scusa? Vi ha forse promesso di cambiare, gettandosi pentito ai vostri piedi? Si mise addirittura contro di voi, invece! Lui, che era vostro suddito, volle divenire il vostro sovrano e fece assassinare in vostra presenza il vostro prediletto, il bel cantore Rizzio... Voi avete solo vendicato nel sangue l'infame gesto di sangue di cui si era reso colpevole.
MARIA
Ma quell'infamia ora ricadrà sanguinosamente su di me! Tu tenti di assolvermi, e pronunci la mia condanna.
KENNEDY
Quando avete permesso quell'atroce delitto, non eravate padrona di voi stessa. Folle d'amore, in preda all'ardore dei sensi, vittima di un diabolico seduttore come quel maledetto Bothwell... Un uomo spaventoso che vi aveva in pugno grazie alla sua impudenza di maschio, che ebbe ragione della vostra innata debolezza corrompendovi con arti magiche e infiammandovi il sangue coi filtri dell'inferno...
MARIA
Le sue arti consistevano unicamente nella sua forza virile e nella mia debolezza femminile.
KENNEDY
Non è vero, vi ripeto. Per soggiogarvi al suo potere egli fece ricorso ai demoni dell'inferno, dal momento che non davate retta ai consigli dell'amica, e avevate abbandonato qualsiasi concetto d'onore e di pudore. Le vostre guance, che arrossivano pudiche per la timidezza e il riserbo, ardevano dal desiderio e voi osavate rivelare interi i vostri sentimenti. Quell'uomo perverso e brutale aveva sopraffatto la vostra debolezza a tal punto che voi decideste di mostrare pubblicamente il vostro disonore, concedendogli il privilegio, a lui, un assassino esecrato dal popolo, di portare in trionfo la spada di Scozia per le vie di Edimburgo! Avete circondato di guardie il Parlamento e là, nella sacra sede della giustizia, avete imposto con una farsa ignobile ai giudici l'assoluzione di un imputato colpevole di omicidio. Non solo: vi siete spinta ancora oltre, Dio mio!
MARIA
Prosegui fino alla fine! Gli ho concesso la mia mano, all'altare!
KENNEDY
Oh, che un eterno silenzio avvolga quell'azione miserabile, atroce, degna di una femmina perduta! Ma voi non siete perduta, io lo so bene, io che vi allevai dalla più tenera infanzia! Il vostro cuore è dolce e soave, e voi non siete aliena dalla modestia. Avete una sola colpa: la leggerezza. Sì, il cuore umano è la dimora di spiriti perversi che hanno il sopravvento su di noi quando allentiamo il controllo, e ci costringono a gesti malvagi. Quando il fatto è compiuto, dileguano e ci lasciano in eredità lo sgomento, la paura e il rimorso. Dopo quel gesto, che lasciò una cupa traccia sulla vostra vita, non avete fatto nulla di male. Io posso testimoniare del vostro pentimento! Fatevi coraggio, vi dico, e state in pace con voi stessa. Nonostante ciò che vi rimproverate, in Inghilterra non vi si può attribuire nessuna colpa: né Elisabetta né il Parlamento inglese possono avocare a sé il diritto di giudicarvi. Solo la forza vi costringe in un luogo come questo, e voi dovete armarvi del coraggio che possiede l'innocenza di fronte a questo sedicente tribunale.
MARIA
Chi arriva adesso? (Mortimer appare sulla soglia)
KENNEDY
È suo nipote. Ritiratevi.
Scena quinta
I precedenti. Mortimer entra timidamente.
MORTIMER (alla nutrice)
Allontanatevi, fate la guardia fuori dalla porta! Devo parlare con la regina.
MARIA (con autorità)
Tu resti qui, Hanna.
MORTIMER
Non abbiate paura, signora. Imparate a conoscermi. (Le tende un foglio)
MARIA (guarda la lettera e trasale stupita)
Ah! Che significa?
MORTIMER (alla nutrice)
Allontanatevi, Kennedy, e badate che mio zio non ci colga sul fatto!
MARIA (alla nutrice, che esita e la guarda perplessa)
Va! Va! Fa come ti ha detto. (La nutrice si allontana con vivo stupore)
Scena sesta
Mortimer, Maria.
MARIA
Da parte di mio zio, il cardinale di Lorena, in Francia! «Accordate la vostra fiducia a Sir Mortimer, che vi reca questo foglio, poiché non avete un altro amico più fedele in Inghilterra». (Guarda Mortimer stupita) È mai possibile? Non è un sogno? Quando credevo che tutti mi avessero abbandonata, ecco che ritrovo un amico... e siete voi quell'amico, il nipote del mio carceriere, che scambiavo per il più accanito dei nemici...
MORTIMER (gettandosi ai piedi di Maria)
Perdonatemi, regina! Vi chiedo perdono per la maschera orribile che ho dovuto portare con tanta pena e che mi è costata uno sforzo inaudito! Ma solo sotto questa maschera ho potuto avvicinarmi a voi e recarvi aiuto e salvezza.
MARIA
Alzatevi... mi stupite, signore... non è facile per me passare da un momento all'altro dalla vertigine della disperazione alla luce della speranza... ditemi, signore... spiegatemi questa fortuna insperata, se volete che la condivida.
MORTIMER (alzandosi)
Il tempo vola. Presto arriverà mio zio, in compagnia di un essere odioso. Prima di essere sopraffatta dall'atroce notizia che vi comunicherà, lasciate che vi spieghi in che modo il Cielo provvede alla vostra salvezza.
MARIA
Me la invia grazie a un miracolo della sua onnipotenza!
MORTIMER
Permettete che cominci parlandovi di me.
MARIA
Parlate pure, signore!
MORTIMER
Avevo vent'anni, regina, ed ero stato educato nella rigida osservanza del dovere, ed avevo assorbito col latte della nutrice un odio senza limiti per il papato, quando un desiderio impetuoso mi attrasse verso il Continente. Lasciai le umili stanze dove predicano i puritani, abbandonai la patria, e percorsi a volo d'uccello la Francia. Desideravo ardentemente giungere in Italia, di cui avevo sentito tanto parlare. Era l'epoca del Grande Giubileo, le vie erano affollate di pellegrini, le immagini sacre erano cinte di fiori, e si aveva l'impressione che tutta l'umanità avesse iniziato un mistico pellegrinaggio in direzione del Cielo. Io stesso rimasi coinvolto nella folla dei fedeli che mi trascinò fino a Roma. Cosa non provai allora, regina, quando vidi innalzarsi davanti ai miei occhi nel loro fulgore le colonne e gli archi di trionfo, quando la sublime maestà del Colosseo abbagliò il mio sguardo, e il meraviglioso spirito dell'arte mi svelò i suoi incanti e i suoi prodigi! Non conoscevo il potere ammaliatore dell'arte. La Chiesa che mi aveva educato detesta l'allettamento dei sensi e rifiuta le immagini, tributando onore alla nuda parola priva dell'involucro del corpo. Cosa non sentii in seguito, una volta penetrato dentro le chiese, quando dal cielo scese ad avvolgermi l'onda divina della musica, quando una schiera tumultuosa di immagini si staccò veemente e prodiga dai muri e dal soffitto e di fronte ai miei sensi sopraffatti dall'estasi io vidi fremere ed agitarsi ciò che di più sublime e nobile esiste sulla terra! Quando ammirai i simboli e le immagini del Divino, il saluto dell'angelo, la nascita di Nostro Signore, la Madre di Dio, la Trinità scesa in terra, la Trasfigurazione che ardeva del suo stesso fulgore, e il Papa nella sua magnificenza cantare la messa solenne e benedire le folle! Paragonato a questo, cos'è lo splendore dell'oro e delle pietre preziose di cui si addobbano i sovrani della terra? Solo lui è cinto dall'aureola divina. Il Cielo, regno della verità, è la sua dimora, perché quei simboli e quelle visioni non appartengono a questo mondo.
MARIA
Abbiate pietà di me! Non stendetemi davanti il fresco tappeto della vita... Sono una povera prigioniera.
MORTIMER
Lo ero anch'io, regina! Ma le mie catene si sono spezzate, e d'improvviso lo spirito, liberato, salutò gioioso la vita sotto la sua chiara luce! Allora giurai odio eterno contro il piccolo tetro libro che opprime lo spirito, giurai di cingermi le tempie di una fresca corona, e di unirmi in letizia a chi vuole assaporare la gioia! Molti nobili scozzesi seguirono il mio esempio, ed anche parecchi nobili cavalieri di Francia che mi scortarono da vostro zio, il Cardinale di Guisa... Che uomo! Sereno, sicuro di sé, pacato e virile! Nato apposta per governare le anime, modello regale di sacerdote, un principe della Chiesa che assai di rado è dato contemplare!
MARIA
Voi avete proprio visto quel nobile essere, quell'uomo che ho tanto amato, che è stato la guida, il tutore della mia prima giovinezza! Parlatemi di lui! Si ricorda ancora di me? La fortuna gli è rimasta amica, e la vita gli è sempre benigna? È ancora alto, forte e sano, come una colonna della Chiesa?
MORTIMER
Quell'uomo ammirevole si degnò di spiegarmi le più inaccessibili verità di fede, e fugò in tal modo i dubbi che nutrivo in cuore. Mi ha dimostrato che la ragione, analizzandosi impietosamente, induce l'uomo all'errore. Mi ha insegnato che, per credere a determinate cose, l'uomo deve constatarle di persona. Che la Chiesa ha bisogno di un capo che tutti siano in grado di vedere e che lo spirito della verità alitava veramente sui padri riuniti a concilio. Ciò che la mia anima di fanciullo riusciva solo a tratti a percepire, è stato illuminato con ardore dalla luce della sua intelligenza ed è stato definitivamente sopraffatto dalle sue parole calde ed eloquenti. Tornai nel grembo della Chiesa e, tra le sue mani, abiurai la mia eresia.
MARIA
Siete uno di quelli, ne esistono più di mille!, che sono stati felicemente convertiti all'eterna salvezza dalla sua calda e suprema eloquenza che possiede la sovrana maestà del Sermone della Montagna!
MORTIMER
Qualche tempo dopo, quando i suoi doveri lo richiamarono in Francia, egli mi inviò a Reims, dove la Compagnia di Gesù con singolare alacrità educa i sacerdoti per la chiesa d'Inghilterra. Là conobbi il nobile scozzese Morgan, e il dotto vescovo di Ross, il vostro fedele Lesley che trascorrono in Francia i tristi giorni dell'esilio... Mi aggregai a questi nobili personaggi per rafforzare la mia fede. Un giorno, mentre ero a casa del Vescovo, vidi casualmente un ritratto femminile di un fascino singolare. Quell'immagine mi colpì a tal punto, mi suscitò un'impressione talmente profonda che, vinto dall'empito del sentimento, rimasi attonito ad ammirarla, completamente fuori di me. Allora il Vescovo soggiunse: «Comprendo la vostra emozione alla vista di questo ritratto. La donna più bella che esista al mondo è anche la più infelice. Soffre per la nostra fede, e proprio il vostro paese è il luogo in cui geme e si consuma».
MARIA
O che nobile spirito! No, non ho ancora perduto tutto, finché nella mia miseria mi resta un amico come lui.
MORTIMER
Poi, con rara e commossa eloquenza, cominciò a narrarmi il martirio che state subendo e la sete di sangue dei vostri nemici. Mi descrisse dettagliatamente il vostro albero genealogico, mi spiegò la vostra parentela coi Tudor e mi convinse che voi sola siete l'erede del trono d'Inghilterra, che tocca in eredità a voi e non a quella falsa regina, generata tra le braccia dell'adulterio, ripudiata persino da suo padre Enrico e considerata una bastarda! Non volli credere alla sua tesi, e chiesi chiarimenti a parecchi giuristi, consultai molti trattati di araldica e tutti gli esperti con cui parlai mi confermarono la piena legittimità del vostro diritto. Ora so che la vostra sola colpa è la legittima pretesa alla corona d'Inghilterra, e che questo paese dove siete un'infelice murata in un carcere vi appartiene di diritto.
MARIA
Maledetto sia questo diritto! Che è la sola causa delle mie sciagure!
MORTIMER
A quell'epoca mi dissero che eravate stata trasferita dal castello di Talbot e affidata alle cure di mio zio... Questa circostanza insolita e sorprendente mi indusse a credere nell'intervento diretto del Cielo, ed io lo interpretai come un segno del destino che aveva scelto il mio braccio a liberarvi. Gli amici sono d'accordo nell'esortarmi all'impresa, il Cardinale mi offre i suoi consigli e m'impartisce la benedizione oltre ad ammaestrarmi nell'arte difficile della simulazione. Si traccia rapidamente un piano d'azione, ed io parto alla volta della patria dove, come sapete, sono tornato dieci giorni fa. (Una pausa) Allora finalmente vi ho visto, mia regina, vi ho visto di persona, e non solo il vostro ritratto! Che ricchezza è imprigionata in questo castello! Voi lo definite un carcere, questo? No, è un tempio che ospita una divinità, assai più splendido del palazzo reale d'Inghilterra... Felice chi ha il privilegio di respirare l'aria che respirate! Lei ha perfettamente ragione a tenervi nascosta! Tutta la gioventù inglese si alzerebbe in piedi risoluta e nessuna spada resterebbe in ozio dentro il fodero, la ribellione alzerebbe il capo e a passi da gigante calcherebbe quest'isola quieta e serena, se gli inglesi potessero contemplare la loro regina!
MARIA
Che donna felice sarebbe, se tutti gli inglesi la vedessero coi vostri occhi!
MORTIMER
Oh, se tutti avessero la possibilità che ho io di osservare da vicino le vostre pene, e di ammirare la dignità e la pazienza con cui sopportate la sorte avversa! Da queste orrende prove non uscite forse da vera sovrana? I tremendi disagi del carcere non sono riusciti a umiliare la vostra radiosa bellezza. Voi non avete nulla di ciò che rende bella l'esistenza, eppure attorno a voi si diffonde una magica luce divina. Io non varco mai una soglia come questa senza che la sofferenza non mi afferri alla gola e senza, al tempo stesso, una gioia illimitata perché comunque posso rivedervi! Ma su di noi si avventa l'ora della decisione, il pericolo aumenta da un momento all'altro, e io non posso più indugiare né celarvi questa orribile cosa...
MARIA
La mia sentenza è stata pronunciata? Ditelo pure. Sono in grado di udirlo.
MORTIMER
Sì, è stata pronunciata. I quarantadue giudici vi hanno dichiarata colpevole. La Camera dei Lord e la Camera dei Comuni e la città di Londra fanno vive pressioni perché la condanna sia eseguita al più presto. Solo la regina esita, non per un senso umanitario ma semplicemente per scaltrezza, perché vorrebbe essere costretta a farlo.
MARIA (rassegnata)
Sir Mortimer, le vostre parole non mi sorprendono né mi sgomentano. Era una notizia che mi aspettavo da lungo tempo. Date le sofferenze che mi sono inflitte, comprendo benissimo che i giudici non potevano certo concedermi la libertà. Vedo molto bene ciò a cui tendono. Vogliono rinchiudermi in carcere a vita e, nella notte eterna della prigione, seppellire la mia vendetta e i miei diritti insieme a me stessa.
MORTIMER
No, regina, oh no! Questo è troppo poco per loro! Alla tirannide non basta lasciar l'opera incompiuta. Finché sarete in vita, continueranno a vivere i timori della regina d'Inghilterra. Per voi non esiste un carcere abbastanza profondo, e solo la vostra morte può assicurarle il trono.
MARIA
Avrebbe il coraggio di mettere la mia testa coronata sopra un ceppo ignominioso?
MORTIMER
Ne avrà il coraggio. Non dubitate.
MARIA
Per trascinare nella polvere la sua regale maestà e quella di tutti i sovrani? Non ha paura della vendetta della Francia?
MORTIMER
Sta per concludere con la Francia un'alleanza duratura e donare la sua mano e il trono al duca d'Anjou.
MARIA
Ma il re di Spagna non scenderà in campo contro di lei?
MORTIMER
Finché è sicura della pace interna nel suo regno, Elisabetta non teme il mondo intero sollevato contro di lei.
MARIA
E vorrebbe offrire agli inglesi uno spettacolo simile?
MORTIMER
Questo paese, maestà, ha visto molte regine negli ultimi tempi scendere dal trono e salire sul patibolo! Un cammino che è stato percorso dalla madre di Elisabetta... come da Caterina Howard... per non parlare di Lady Grey che era di sangue reale.
MARIA (dopo un attimo di pausa)
No, Mortimer! Vi acceca un timore vano, inutile! L'apprensione che regna nel vostro cuore fedele suscita terrori inesistenti! Io non temo il patibolo. Con altri mezzi più subdoli e infallibili la regina d'Inghilterra può soffocare i miei diritti e conquistarsi la pace. È più facile armare la docile mano di un sicario che trovare un carnefice! Di questo, signore, io ho paura! Non accosto mai alle labbra un calice senza temere che possa essermi amorosamente offerto dalla mia cara sorella.
MORTIMER
Né in segreto né in pubblico riusciranno a portare a termine il piano spaventoso di porre fine alla vostra vita. Non abbiate timore! Siamo pronti, dodici giovani della nobiltà del paese sono con me: stamattina, dopo la comunione, hanno giurato di ricorrere alla forza per liberarvi dal castello! Il conte Aubespine, ambasciatore di Francia, al corrente della congiura, si impegna a fornirci il suo aiuto, e il suo palazzo è il luogo scelto per adunarci.
MARIA
Signore, voi mi fate tremare ma non di gioia! Un tetro presagio si insinua nel mio cuore! Siete consapevole di ciò che state per affrontare? Non vi sgomentano le teste mozze di Babington, di Tichburn, esposte a monito universale sul ponte di Londra? Non vi insegna nulla la morte di coloro che a migliaia hanno sacrificato inutilmente la vita in questa folle impresa per riuscire solo ad aumentare il peso delle mie catene? Giovane infelice, pieno d'illusioni, fuggite! Fuggite, se siete ancora in tempo, se Burleigh non è già stato informato e se non vi ha già messo un traditore alle costole! Tutti coloro che hanno voluto proteggere Maria Stuarda non sono mai stati accompagnati dalla fortuna!
MORTIMER
Non mi fanno paura le teste mozze di Babington e di Tichburn, esposte a monito universale sul ponte di Londra, e neppure la morte di coloro che hanno sacrificato la vita in questa impresa, perché hanno ottenuto in premio la gloria eterna e morire per la vostra salvezza è comunque una fortuna.
MARIA
È inutile! Né la forza né l'astuzia possono salvarmi! Il nemico veglia e detiene tutto il potere. Davanti alla mia porta non ci sono soltanto Paulet coi suoi aguzzini, ma tutto il popolo inglese. Solo il libero volere di Elisabetta può schiudermi quella porta.
MORTIMER
Oh, non speratelo!
MARIA
Solo un uomo può aprirla.
MORTIMER
Ditemi come si chiama.
MARIA
Il conte di Leicester.
MORTIMER (indietreggiando stupito)
Leicester! Il conte di Leicester! Il vostro nemico più implacabile! Il favorito di Elisabetta... lui...
MARIA
Se ho una possibilità di salvezza, solo lui me la può garantire. Cercatelo! Parlategli in piena, totale fiducia e, per assicurarlo che sono io che vi mando, portategli questo foglio col mio ritratto. (Si toglie un foglio dal seno. Mortimer indietreggia ed esita a prenderlo) Prendetelo! Lo conservo da molto tempo, da quando la rigorosa vigilanza di vostro zio mi impedì di giungere fino a lui. Il mio buon angelo vi ha mandato da me...
MORTIMER
Regina, svelatemi questo enigma...
MARIA
Sarà Lord Leicester a spiegarvelo. Abbiate fiducia in lui, ed egli avrà fiducia in voi. Chi c'è adesso?
KENNEDY (entrando in fretta)
Sir Paulet con un gentiluomo di corte.
MORTIMER
È Lord Burleigh. Coraggio! Udite con fredda calma, regina, ciò che vi dirà. (Esce, seguito da Hanna Kennedy, da una porta laterale)
Scena settima
Maria, Lord Burleigh, tesoriere della Corona d'Inghilterra, e il cavalier Paulet.
PAULET
Oggi volevate conoscere esattamente ciò che vi aspetta: sarete ampiamente soddisfatta da Lord Burleigh. Accettate il suo messaggio con rassegnazione.
MARIA
Spero di farlo con la dignità che si accompagna sempre all'innocenza.
BURLEIGH
Vengo come inviato del tribunale.
MARIA
Lord Burleigh offre servizievole al tribunale la sua bocca, dopo aver offerto il suo cervello.
PAULET
Parlate come se foste già informata della sentenza.
MARIA
Se è Lord Burleigh a comunicarmela, è come se la sapessi già! Veniamo al fatto, signore!
BURLEIGH
Voi, signora, vi siete sottomessa al giudizio del tribunale dei Quarantadue...
MARIA
Perdonatemi, Milord, se mi vedo costretta a interrompervi fin dall'inizio. Voi dite che mi sono sottomessa al giudizio dei Quarantadue? Io non mi sono affatto sottomessa. Non potevo farlo... Potevo forse ripudiare la dignità del mio rango, del mio popolo, di mio figlio e dell'intera sovranità? La legge inglese prescrive esplicitamente che l'imputato venga giudicato da giudici che gli siano pari di grado. Chi, in quel collegio, era mio pari? I miei pari sono soltanto i re.
BURLEIGH
Voi avete sentito i capi d'accusa, e li avete anche confutati in tribunale...
MARIA
Sì, l'odioso inganno di Hatton mi persuase, ma solo per salvare il mio onore e fiduciosa del mio buon diritto, ad ascoltare i capi d'accusa per dimostrarne l'inconsistenza! L'ho fatto per rispetto nei confronti delle persone dei Lord, e non certo per la carica che rivestono, che ricuso nel modo più assoluto.
BURLEIGH
Il fatto che li ricusiate o meno, Milady, è solo una pura formalità che non può impedire il procedimento in corso. Voi respirate l'aria d'Inghilterra, voi godete la protezione e il beneficio delle sue leggi che siete tenuta a rispettare!
MARIA
Io respiro l'aria di un carcere inglese! Questo voi lo chiamate vivere in Inghilterra e beneficiare delle sue leggi? Non le conosco nemmeno, e non sono certo tenuta a rispettarle. Non sono una suddita di questo regno, sono una persona libera, regina di un altro paese.
BURLEIGH
E credete che il nome di regina vi permetta di seminare impunemente la discordia in un paese straniero? Dove risiederebbe la sicurezza degli Stati se l'implacabile spada di Temi non fosse in grado di colpire la fronte omicida dell'ospite regale come la fronte del mendicante?
MARIA
Io non ho detto di voler sottrarmi al giudizio, io ricuso i miei giudici.
BURLEIGH
I giudici? Ma come, Milady? Sono forse degli immondi rifiuti della plebe, degli spudorati mentitori pronti ad essere assoldati come strumenti della tirannide? Non sono invece i primi gentiluomini del paese, autonomi al punto di potersi permettere la sincerità assoluta e di proclamarsi infinitamente superiori sia ai cortigiani immersi nella loro viltà che agli stolidi timori dei re? Non sono le stesse persone che governano in libertà e giustizia un nobile popolo, e che basta solo nominare per fugare qualsiasi dubbio ed estinguere ogni sospetto? Il loro capo è il pastore dei popoli, un uomo adorno di virtù come il Primate di Canterbury; subito dopo viene il saggio Talbot che è il guardasigilli, e il comandante della flotta, Howard. Cosa poteva fare la nostra regina oltre che scegliere i nobili più illustri del regno a dirimere questa contesa tra sovrane? Pur ammettendo che uno di loro possa essere stato vittima di un odio fazioso, è ammissibile attribuire a quaranta una sentenza che sia frutto della passione e dell'arbitrio?
MARIA (dopo qualche istante di silenzio)
Ascolto con vivo stupore prorompere l'eloquenza dalle stesse labbra che finora mi hanno sempre annunciato sventure. Come potrò, misera donna ignorante, misurarmi con un oratore di questa portata? Oh, certo, se questi Lord corrispondessero alla descrizione che mi avete fatto, allora non potrei far altro che tacere e, in caso di condanna, la mia causa sarebbe irrimediabilmente perduta. Ma i nomi che voi mi magnificate e che dovrebbero schiacciarmi col loro peso immane, li vedo impegnati a sostenere ruoli assai diversi nella storia di questo paese. Vedo quell'alta nobiltà inglese, il maestoso senato del regno, adulare come fanno gli schiavi di un sultano ogni capriccio del mio prozio Enrico VIII... Vedo la Camera dei Lord e quella dei Comuni, entrambe corrotte, sancire ed abrogare leggi, sciogliere matrimoni e celebrarne altri a seconda del desiderio di chi sta al potere, diseredare una principessa reale oggi chiamandola pubblicamente bastarda e incoronarla regina l'indomani. Vedo questi degni Pari manifestare quattro opinioni diverse sotto quattro governi diversi...
BURLEIGH
Affermate di ignorare le leggi inglesi, ma vedo che siete ben informata delle nostre sventure!
MARIA
E questi sarebbero i miei giudici! Non voglio essere ingiusta nei vostri confronti, Lord Tesoriere! Ma voi non comportatevi diversamente con me! Mi dicono che vi sta sinceramente a cuore la sorte del regno, che amate la vostra sovrana, che siete vigile e instancabile. Lo credo. Penso che i vantaggi personali non siano il vostro obiettivo, e che solo il bene del trono e del paese sia il fine cui si ispirano le vostre azioni. Proprio per questo motivo, nobile Lord, vi invito a diffidare di voi stesso: state attento a non scambiare il bene dello Stato con la giustizia! So benissimo che, accanto a voi, ci sono altri gentiluomini tra i giudici, ma sono dei protestanti che amano l'Inghilterra e forzatamente giudicano me, regina di Scozia, una papista! Un antico proverbio dice che un suddito britannico non può rendere giustizia a uno scozzese. Per questo, secondo il diritto consuetudinario, in un dibattimento un inglese non può testimoniare contro uno scozzese, come uno scozzese non può testimoniare contro un inglese. Questa strana legge è nata dalla necessità, e nelle vecchie usanze, Milord, risiede un significato profondo che dev'essere rispettato. La natura ha gettato su una zattera in mezzo al mare questi due popoli focosi, ma ha ripartito la zattera in modo disuguale e li ha spinti a contendersene la proprietà. Solo l'esiguo fiume Tweed è l'incerto confine tra questi spiriti minacciosi, e già più volte il sangue dei rivali si mescolò alle sue acque. Da mille anni, con la mano sull'elsa della spada, si guardano minacciosi da una riva all'altra. Nessun nemico ha mai minacciato l'Inghilterra senza che gli scozzesi non gli abbiano prestato aiuto, e non c'è mai stata una sola rivolta in Scozia cui l'Inghilterra non abbia dato il suo appoggio. L'odio avrà fine solo quando saranno fraternamente congiunti sotto un solo Parlamento, ed un solo scettro governerà l'isola.
BURLEIGH
E una Stuarda dovrebbe concedere questo beneficio al paese?
MARIA
Perché negarlo? Confesso sinceramente di aver sperato di unire, libere e serene, le due nazioni all'ombra dell'olivo. Non credevo di finire vittima del loro odio reciproco, speravo di mettere fine in eterno alla loro gelosia, di spegnere la loro antica discordia e, come il mio antenato Richmond dopo una guerra spaventosa riuscì ad unire le due rose, speravo di poter unire in un solo paese le due corone di Scozia e d'Inghilterra.
BURLEIGH
Ma vi siete adoperata a questo fine servendovi di mezzi illeciti! Volevate mettere a ferro e fuoco il regno e salire al trono nell'orrore della guerra civile.
MARIA
Questa non era la mia volontà, e Dio mi è testimone! Quando ho manifestato un'intenzione simile? Dove sono le prove?
BURLEIGH
Non sono venuto qui a discutere. La causa è giudicata, e non c'è più spazio per il dibattito! Quaranta voti contro due hanno dichiarato che avete trasgredito il patto firmato lo scorso anno. Che testualmente dice: «Se nel regno scoppieranno rivolte in nome e a favore di chiunque vanti pretese al trono, si proceda legalmente contro di lui e lo si condanni alla pena capitale». Dal momento che è ampiamente dimostrato che voi...
MARIA
Lord Burleigh! Sono perfettamente convinta che una legge scritta per me, emanata nel dichiarato intento di perseguitarmi, possa essere usata impunemente per nuocermi! Guai alla vittima se le stesse labbra che hanno emanato il decreto pronunciano anche la sentenza! Potete negare che quell'editto sia stato accuratamente pianificato per provocare la mia rovina?
BURLEIGH
Doveva essere un avvertimento, e voi l'avete tramutato in una trappola. Avete scorto la voragine che vi si spalancava davanti, siete stata lealmente avvertita, e vi ci siete avventata a precipizio. Vi eravate alleata col traditore Babington e i suoi sicari e, informata minuziosamente, avete tenuto in mano dal carcere le fila della congiura.
MARIA
E quando l'avrei fatto? Mostratemi i documenti.
BURLEIGH
Vi sono stati esibiti poco tempo fa, al processo.
MARIA
Mi sono state esibite soltanto delle copie, vergate da una scrittura ignota. Dimostratemi che ho dettato io quelle lettere, e nella forma in cui me le avete lette nel corso del dibattimento.
BURLEIGH
Babington prima di morire confessò che erano proprio quelle che aveva ricevuto.
MARIA
Perché, quando era vivo, non sono stata messa a confronto con lui? Perché avete avuto tanta fretta di farlo sparire prima di portarlo in aula davanti a me?
BURLEIGH
Anche i vostri scrivani, Kurl e Nau, hanno confermato sotto giuramento di avere scritto esattamente ciò che gli avevate dettato.
MARIA
E basta a condannarmi la testimonianza dei miei servi? Si crede a chi, nel momento in cui testimoniava contro di me, tradiva la propria sovrana?
BURLEIGH
Voi stessa avete dichiarato che lo scozzese Kurl è un uomo d'onore.
MARIA
Lo ritenevo tale, ma solo al momento del pericolo si riconosce la virtù di un uomo. Forse il terrore della tortura l'ha spinto a rivelare e a confessare ciò che non sapeva. Dichiarando il falso, avrà sperato di salvarsi senza recar eccessivo danno a me, alla sua regina!
BURLEIGH
L'ha giurato da uomo libero.
MARIA
Ma non in mia presenza! Cosa dite? Qua ci sono due testimoni ancora in vita, metteteli a confronto con me e che facciano davanti a me la loro deposizione! Perché mi negate un favore, per non dire un diritto di cui neanche l'assassino viene privato? Apprendo da Talbot, il mio precedente custode, che questo governo ha emanato una legge che ordina tassativamente il confronto tra accusatore ed accusato. Ho frainteso? Sir Paulet, so che siete un uomo onesto: fornitemene la prova! Esiste o non esiste questa legge in Inghilterra?
PAULET
Sì, Milady. Questa è la legge. È la verità, lo affermo.
MARIA
Dunque, Milord! Se vengo trattata con questo rigore secondo le leggi inglesi, quando le leggi mi sono avverse, perché volete a bella posta ignorarle quando potrei trarne vantaggio? Rispondete! Perché, come prescrive la legge, non sono stata messa a confronto con Babington? E perché non sono stata messa a confronto con gli scrivani che sono ancora vivi?
BURLEIGH
Non agitatevi, Milady! Non si tratta soltanto della congiura con Babington...
MARIA
Se è solo questa che mi condanna a sottostare alla legge, solo da questa devo tutelarmi. Restate in tema, Milord, non cambiate argomento!
BURLEIGH
... perché voi avete concluso un'alleanza segreta con Mendoza, l'ambasciatore spagnolo...
MARIA (bruscamente)
Restate in tema, Milord!
BURLEIGH
... avete cospirato contro la religione di Stato e sollevato i sovrani d'Europa a muovere guerra all'Inghilterra...
MARIA
E se l'avessi fatto? Vi dico che non l'ho fatto, ma anche se fosse? Lord Burleigh, io sono qui in carcere in spregio al diritto delle genti. Sono giunta in questo paese come una supplice, e non con la spada in pugno, invocando il sacro diritto dell'ospitalità, gettandomi tra le braccia di una regina che è della mia stessa famiglia, ma sono stata catturata, imprigionata, quando cercavo solo aiuto! Dite, come e perché dovrei sentirmi in obbligo verso l'Inghilterra? Che doveri ho nei suoi confronti? Se cerco di liberarmi del peso delle catene che mi opprimono, se tento di contrastare la forza con la forza ed incito gli Stati del Continente a prestarmi aiuto, non faccio altro che invocare un sacro diritto di natura se mi servo dei mezzi normalmente leciti in guerra quando si combatte lealmente da entrambe le parti. Solo l'orgoglio e la mia coscienza mi vietano l'omicidio, la congiura segreta, la cospirazione sanguinosa. L'omicidio sarebbe un disonore senza pari per me. Sì, sarebbe un disonore per me... ma non potrebbe assurgere a una condanna, non potrebbe mai provocare una sentenza di colpevolezza perché, vi ripeto, tra me e l'Inghilterra non si tratta di diritto ma di forza.
BURLEIGH (intenzionalmente)
Milady, non ricorrete allo spaventoso diritto della forza! Potrebbe causare gravi danni a chi si trova in carcere.
MARIA
Io sono debole, e lei è forte. Faccia quindi uso della sua forza: mi uccida, mi offra in olocausto alla sua sicurezza! Ma abbia il coraggio di ammettere di aver fatto ricorso alla forza, e non alla giustizia! Per liberarsi di una rivale che detesta, non chieda il sussidio della legge per colpire con la spada! E non ricopra di un manto pietoso ciò che è solo una sanguinosa prova di forza! Questa tragica farsa non deve ingannare il mondo! Lei mi può uccidere, non giudicare! Rinunci ad unire i frutti del crimine al volto immacolato della virtù, e abbia il coraggio di mostrarsi davanti a tutti per ciò che realmente è! (Esce)
Scena ottava
Burleigh, Paulet.
BURLEIGH
Cavalier Paulet, questa donna ci sfida, e continuerà a farlo fino ai piedi del patibolo. Nulla potrà mai abbattere un orgoglio simile. Si è mostrata stupita della condanna? L'avete vista versare una sola lacrima? O farsi appena un po' pallida? No, non fa appello alla nostra pietà. Sa invece in quali penose incertezze si dibatta la nostra regina e dalle nostre apprensioni attinge un coraggio sorprendente.
PAULET
Lord Tesoriere! Questo inutile orgoglio scomparirà se le toglieremo l'occasione di esercitarlo! Ammettiamolo: ci sono state parecchie irregolarità nel processo. Doveva essere messa a confronto coi suoi scrivani, come con Babington e Tichburn.
BURLEIGH (di scatto)
No, cavalier Paulet, no! Non potevamo correre un rischio di questa portata! Esercita un fascino immenso sui cuori, e voi sottovalutate il potere delle lacrime femminili! Se fosse messa a confronto col suo scrivano Kurl e quest'ultimo dovesse pronunciare in sua presenza la parola destinata a perderla, sono certo che ritratterebbe immediatamente tutto quanto, che revocherebbe la deposizione...
PAULET
E così i nemici dell'Inghilterra ci copriranno di voci tendenziose, di calunnie, e il carattere solenne del processo diventerà infame, apparirà come un sacrilegio!
BURLEIGH
Questo è il timore che affligge la nostra sovrana. Oh, se questa messaggera di sventure fosse morta prima di metter piede sul suolo inglese!
PAULET
È la mia opinione.
BURLEIGH
Se una malattia mortale l'avesse colta in carcere!
PAULET
A questo paese molte sofferenze sarebbero state risparmiate.
BURLEIGH
Eppure, anche se fosse morta per cause naturali, noi saremmo stati ugualmente imputati d'assassinio.
PAULET
È vero. Non si può impedire alla gente di pensare quello che vuole.
BURLEIGH
Tuttavia non potrebbero dimostrarlo, e farebbe meno scalpore.
PAULET
Cosa importa lo scalpore? E se l'accusa è formulata ad alta voce o in un bisbiglio? Solo quando è fondata l'accusa ferisce.
BURLEIGH
Oh! Neppure la giustizia divina può sottrarsi al dissenso! L'opinione pubblica si schiera sempre per l'infelice, mentre il vincitore, considerato il beniamino della fortuna, è sempre perseguitato dall'invidia. La spada del diritto, che si addice all'onore virile, quando è impugnata da una donna diventa odiosa. Il mondo non crede che una donna possa comportarsi secondo giustizia quando la vittima è un'altra donna. È del tutto inutile che noi abbiamo giudicato secondo coscienza. A lei rimane il regale diritto della grazia. Lo invochi e ne usi, è inammissibile che si applichi una legge così severa...
PAULET
E allora?
BURLEIGH (interrompendolo bruscamente)
Dovrebbe vivere? No, mai, non deve vivere! È questa la causa dell'inquietudine della regina, che le toglie il sonno e la mantiene in uno stato d'agitazione continua... Dai suoi occhi traspare il dissidio che ha luogo nel suo spirito: la sua bocca non ha il coraggio di esprimere ciò che il suo cuore desidera, ma il suo sguardo silenzioso sembra chiedere: «Tra i miei sudditi non c'è nessuno che mi risparmi questa scelta orribile? Continuare a regnare in preda al terrore, o consegnare una regina, che è del mio stesso sangue, alla mannaia del boia?».
PAULET
Questa è l'implacabile Necessità, e non si può evitarla.
BURLEIGH
Invece la regina pensa che si possa evitare, sempre che ci siano a sua disposizione dei sudditi solleciti...
PAULET
Solleciti?
BURLEIGH
In grado di interpretare un cenno silenzioso.
PAULET
Un cenno silenzioso?
BURLEIGH
... che non veglino come se fosse una gemma preziosa o un gioiello inestimabile un nemico, un serpente velenoso che gli è stato affidato!
PAULET (intenzionalmente)
Una gemma preziosa, signore, è la reputazione, il nome inattaccabile della nostra regina! Su questo tesoro non si veglierà mai abbastanza!
BURLEIGH
Quando Maria Stuarda fu sottratta alla custodia di Shrewsbury e affidata a Paulet, si pensava che...
PAULET
Voglio credere, signore, che si pensasse soltanto a questo: ossia che il compito era passato in mani al di sopra di ogni sospetto! Dio mio! Avrei rifiutato di fare il carceriere, se non avessi pensato che doveva esercitarlo l'uomo migliore d'Inghilterra! Non fatemi pensare che debba questo incarico a qualcosa che non ha niente a che vedere con la mia reputazione.
BURLEIGH
Si sparge la voce che è indisposta, la si fa ammalare inesorabilmente, e per finire la si fa morire in santa pace finché tutti quanti se la sono scordata... E la vostra reputazione è intatta.
PAULET
Ma non la mia coscienza.
BURLEIGH
Se non volete aiutarci di persona, non impedite che un'altra mano...
PAULET
Nessun sicario varcherà mai la soglia del suo carcere, finché gli dei della mia casa veglieranno su di lei! La sua vita mi è sacra, come mi è sacro il capo della regina d'Inghilterra! Voi siete i giudici. Giudicate! Spezzate la verga! E quando sarà giunta l'ora, chiamate il falegname con la scure e la sega perché rizzi il palco. Le porte del mio castello saranno sempre aperte allo sceriffo e al carnefice. Ma finché sarà sotto la mia tutela, state pur certo che veglierò su di lei perché non faccia alcun male, e perché nessuno le arrechi offesa! (Escono entrambi)
ATTO SECONDO
Il palazzo di Westminster.
Scena prima
Il conte di Kent e Sir William Davison s'incontrano.
DAVISON
Siete voi, Milord di Kent? Già di ritorno dal torneo? È finita la festa?
KENT
Come? Non c'eravate alla giostra?
DAVISON
Ero impegnato.
KENT
Avete perso lo spettacolo più sbalorditivo che l'eleganza abbia concepito e il decoro abbia messo in scena! Si rappresentava l'assedio della casta rocca della Bellezza da parte del Desiderio. Il Lord Maresciallo, il Guardasigilli, il Siniscalco ed altri dieci cavalieri della regina difendevano la rocca, che era stretta d'assedio da cavalieri francesi. All'inizio appariva un araldo che, recitando un madrigale, intimava la resa al castello mentre il Cancelliere gli rispondeva dall'alto delle mura. Poi cominciarono a entrare in azione le artiglierie: piccoli calibri di campagna scagliarono mazzi di fiori e squisite essenze odorose. Ma fu tutto inutile, perché gli attacchi vennero respinti e il Desiderio fu obbligato a una brusca ritirata.
DAVISON
Un segno di cattivo augurio, conte, per il pretendente francese.
KENT
Ma non era che un gioco! Mentre, in realtà, penso proprio che la fortezza prima o poi dichiarerà la resa.
DAVISON
Lo credete davvero? Io no.
KENT
Gli articoli più controversi sono già stati riveduti e la Francia, su di essi, si è trovata d'accordo. Monsieur si impegna ad ascoltare la messa nella sua cappella privata e a tributare onori, in pubblico, alla religione di Stato... Dovevate vedere con quale entusiasmo il popolo ha accolto la notizia! Perché il timore del popolo è che lei muoia senza eredi e l'Inghilterra ricada sotto il dominio del Papa, nel caso le succeda la Stuarda.
DAVISON
Oh, ma adesso non c'è più nulla da temere. Lei si dirige all'altare e la Stuarda al patibolo.
KENT
Arriva la regina!
Scena seconda
I precedenti. Elisabetta, al braccio di Leicester. Il conte Aubespine, Bellièvre, il conte di Shrewsbury, Lord Burleigh entrano con un seguito di cavalieri inglesi e francesi.
ELISABETTA (ad Aubespine)
Conte, sono profondamente dispiaciuta che questi gentiluomini, trasportati fin qui, in quest'isola, dalla loro galante missione, non trovino da me la magnificenza e gli splendori della corte di Saint-Germain. Quelle feste sontuose, degne degli dèi, che in Francia la regina madre è in grado di allestire meravigliosamente, ahimè, io non sono in grado di offrirvele! Un popolo felice e concorde che mi si affolla intorno formulando auguri e benedizioni nei miei confronti, tutte le volte che mi faccio vedere in pubblico, ecco il solo spettacolo che posso esibire con orgoglio agli occhi degli stranieri. La grazia incantevole di quelle fanciulle che trasformano la corte di Caterina in un giardino fiorito farebbero scomparire la mia persona che certo non può vantare dei meriti paragonabili ai suoi.
AUBESPINE
La corte di Westminster agli occhi del viaggiatore, felicemente stupito, mostra una sola signora che tuttavia racchiude in sé tutto il fascino del gentil sesso.
BELLIÈVRE
Nobile e sovrana maestà, concedete che prendiamo commiato da voi e torniamo da Monsieur, nostro signore, con la sospirata notizia. Era così divorato dall'impazienza, che non ha potuto restare a Parigi e si è recato ad Amiens dove aspetta con ansia i messi con l'annuncio della sua immensa gioia. Gli inviati francesi si sono spinti fino a Calais per annunciargli con la rapidità del vento ciò che le tue auguste labbra pronunceranno e che egli ascolterà pazzo di gioia.
ELISABETTA
Conte Bellièvre, vi prego di non insistere! Vi ripeto, non è il momento adatto per accendere liete fiaccole nuziali. Su questo paese incombe un cielo tetro e cupo, e a me si addice più il velo vedovile che la splendida acconciatura nuziale! Un avvenimento atroce e spaventoso sta per abbattersi sulla mia casa, e far tremare il mio cuore.
BELLIÈVRE
Concedici almeno una promessa, Maestà: e rinviamo a giorni più lieti il coronamento di tanta felicità.
ELISABETTA
I sovrani sono soltanto gli schiavi del trono, e ad essi è interdetto assecondare gli impulsi del cuore. Ho sempre desiderato morire nubile perché un giorno si potesse leggere sulla mia tomba questa iscrizione: «Qui giace la regina vergine». Ma i miei sudditi hanno espresso parere contrario, e pensano a quando non ci sarò più. Non basta che il mio paese adesso sia prospero e lieto, io devo sacrificarmi in vista della sua futura felicità e rinunciare alla mia libertà di donna nubile, il bene più prezioso che possiedo, e accettare che mi venga imposto un padrone. In questo modo il mio popolo mi notifica che sono soltanto una donna, quando credevo di aver governato come un uomo e come un re. So benissimo che chi contrasta la legge di natura non può definirsi un servo di Dio, e dobbiamo ricoprire di lodi chi ci ha preceduto per aver aperto i conventi e aver ridonato alla vita migliaia di infelici vittime di una malintesa religiosità. Ma una regina, che non passa il suo tempo dedita all'ozio o ad una sterile contemplazione, e che si assume i compiti più gravosi senza mai tradire il minimo sforzo dovrebbe poter evitare quella legge che rende metà del genere umano soggetta all'altra metà...
AUBESPINE
Non c'è una sola virtù, regina, che tu sul trono non abbia posto in giusta luce, e ormai sei il modello esemplare del tuo sesso, la sua luminosa esaltazione! Al mondo, certo, non esiste un uomo che meriti gli sia sacrificata la tua libertà. Tuttavia se per nascita, eroico valore e prestanza virile un mortale può considerarsi degno di questo onore...
ELISABETTA
È indubbio, signor ambasciatore, che un matrimonio con un regale principe di Francia costituisce, per me, un grande onore. Confesso sinceramente che, se devo... se non posso evitare di piegarmi alle aspettative del mio popolo - che temo sia più forte della mia volontà - non conosco in Europa un altro principe cui sacrificare con minor ripugnanza la mia ricchezza più preziosa: la libertà. Per il momento, vi basti un attestato come questo.
BELLIÈVRE
È una meravigliosa speranza, ma è solo una speranza, e il mio signore vorrebbe qualcosa di più...
ELISABETTA
Cosa pretende, allora? (Si sfila un anello dal dito e lo guarda pensierosa) Una regina non possiede niente che la distingua da una donna qualsiasi! Un identico simbolo la incatena allo stesso dovere, alla stessa soggezione... L'anello è il simbolo del matrimonio, e tanti anelli in fila formano una catena. Portatelo in dono al vostro signore. Non è ancora una catena, non mi lega ancora ma potrà tramutarsi nel cerchio che mi terrà prigioniera.
BELLIÈVRE (s'inginocchia a ricevere l'anello)
In suo nome, graziosa sovrana, ricevo in ginocchio il tuo dono e ti bacio devotamente la mano.
ELISABETTA (al conte di Leicester, che ha continuato a fissare durante le ultime parole)
Permettete, Milord! (Gli toglie il nastro azzurro dell'Ordine della Giarrettiera e lo mette al collo di Bellièvre) Mettete al collo di Sua Altezza questo nastro che io in questo momento annodo al vostro, dichiarandovi membro del mio Ordine! Honny soit qui mal y pense! Sparisca la diffidenza tra i nostri due paesi e un saldo vincolo d'amicizia stringa fraternamente le corone d'Inghilterra e di Francia.
AUBESPINE
Sovrana Maestà, questo è un giorno di gioia! Che tutti i sudditi di quest'isola vivano in letizia e nessuno soffra e pianga! Il tuo volto irradia clemenza. Oh, se uno di questi raggi illuminasse un'infelice regina legata da vincoli di parentela sia alla Francia che all'Inghilterra!
ELISABETTA
Non spingetevi oltre, conte! Non mescoliamo due cose assolutamente incompatibili. Se la Francia effettivamente desidera un'unione con me, deve condividere le mie apprensioni e non stringere alleanza coi miei nemici...
AUBESPINE
La Francia si sentirebbe indegna ai suoi stessi occhi se, concludendo questo patto, si scordasse l'infelice, vedova del suo re, della sua stessa fede... L'onore e l'umanità impongono che...
ELISABETTA
In questo senso apprezzo come merita questa parola d'intercessione. La Francia adempia come meglio crede ai suoi obblighi d'amicizia e lasci a me il compito di agire da sovrana. (Fa un inchino ai nobili francesi, che si ritirano insieme agli altri Lord)
Scena terza
Elisabetta, Leicester, Burleigh, Talbot. La regina si siede.
BURLEIGH
Gloriosa sovrana, oggi tu coroni i voti del tuo popolo. Solo oggi assaporiamo davvero i giorni sereni di cui ci fai dono, poiché non tremiamo più al pensiero dell'incerto futuro che ci attende. Ma ancora una nube incombe sul nostro orizzonte, c'è ancora un sacrificio che tutti esigono a gran voce. Ti prego di concedercelo, e allora potremo finalmente proclamare che l'Inghilterra, da oggi, è un paese felice.
ELISABETTA
Cosa vuole ancora il mio popolo? Parlate, Milord!
BURLEIGH
Esige la testa della Stuarda. Se vuoi assicurare al tuo popolo il dono incommensurabile della libertà, la vera fede che abbiamo acquistato a prezzo di tante fatiche, lei deve scomparire. La tua nemica deve morire, se vuoi che non tremiamo per la tua stessa vita! Tu sai che gli inglesi non sono ancora schierati sotto gli stendardi della fede, che il pagano culto di Roma conta ancora numerosi adepti su quest'isola, e che questi ultimi sono animati da una viva e tenace ostilità. Parteggiano per la Stuarda, sono alleati dei duchi di Lorena, gli implacabili avversari della tua regale dinastia. Questo partito composto da fanatici esaltati ti dichiara una guerra a oltranza che prosegue in segreto con arti diaboliche nella speranza di annientarti. Reims, la sede arcivescovile del cardinale di Lorena, è la fucina dove si forgiano le armi contro di te, dove si tiene alta scuola di regicidio e si ammaestrano incessantemente i missionari di questa ideologia, dei fanatici folli che marciano su quest'isola travestiti in mille modi. Da laggiù per ben tre volte è partito un sicario, e quell'antro continua a partorire sempre nuovi nemici pronti in qualsiasi istante a scendere in campo contro di te... Il castello di Fotheringhay è la dimora dell'Ate di questa eterna guerra che, con la fiaccola dell'amore, incendia tutto il regno. I giovani si dichiarano pronti a morire per lei, vittime delle illusorie speranze che suscita nei loro cuori... La scusa ufficiale è di liberarla, ma la verità è che vogliono insediarla al tuo posto sul trono. Infatti i duchi di Lorena si rifiutano di riconoscere il tuo legittimo diritto e, ai loro occhi, tu non sei altro che una volgare usurpatrice protetta dalla fortuna! Sono stati loro a incoraggiare quella sciocca a pretendere il trono inglese! Con lei e la sua gente, non c'è nessuna pace possibile! La sua vita è la tua morte! La sua morte è la tua vita!
ELISABETTA
Milord! Il vostro compito è assai triste. So che la vostra ansia è sinonimo di onestà, conosco la profonda saggezza di ogni sillaba che pronunciate, ma questa saggezza che prescrive di spargere del sangue io la detesto dal profondo del cuore... Vorrei che mi deste un consiglio meno drastico... Lord Shrewsbury! Dite la vostra opinione.
TALBOT
Hai giustamente lodato la fedeltà e l'onestà di Burleigh... ma anch'io ho in petto un cuore che batte fedele, anche se la mia eloquenza non è paragonabile alla sua. Possa tu vivere a lungo, mia regina, per la felicità del tuo popolo e di quest'isola che, da quando è amministrata dai suoi autentici sovrani, non ha mai conosciuto giorni così gloriosi! Dio non voglia che acquisti questa prosperità a prezzo del suo buon nome perché, se dovesse accadere una cosa simile, spero che gli occhi di Talbot siano già chiusi per sempre!
ELISABETTA
Dio non voglia che macchiamo il nostro buon nome!
TALBOT
Allora dovrai pensare a un altro mezzo per salvare il regno... mandare a morte la Stuarda è un'ingiustizia. Tu non puoi emettere nessuna sentenza ai danni di chi non è tuo suddito.
ELISABETTA
Quindi il Parlamento, il Consiglio di Stato, e tutti i tribunali del regno che mi hanno riconosciuto questo diritto, si sarebbero sbagliati?
TALBOT
La maggioranza non basta a fornire un attestato di legittimità: l'Inghilterra non rappresenta il mondo, e il tuo Parlamento non rappresenta i diritti dell'umanità. L'Inghilterra di oggi non è l'Inghilterra di domani, come non è quella di ieri... Come cambiano le passioni e i sentimenti, analogamente si evolve l'onda del giudizio. Non dire che sei obbligata ad accondiscendere alla necessità e alle pressioni del tuo popolo. In qualsiasi momento puoi dimostrare che la tua volontà è libera. Fanne la prova! Dichiara che il sangue ti fa orrore, che vuoi salvare la vita della sorella, mostrati indignata e accesa d'ira regale contro chi ti dà il consiglio opposto, e allora all'improvviso vedrai cancellarsi la necessità e il giusto diventare ingiusto. Tu, solo tu, hai il diritto di giudicare. Non puoi basarti su una tremula canna che oscilla ad ogni soffio di vento! Cedi all'innata clemenza del tuo cuore! Nel tenero cuore femminile, Dio non ha collocato l'implacabile rigore... e i fondatori di questo regno, che hanno concesso anche alla donna la possibilità di regnare, hanno ampiamente mostrato che la virtù dei re non deve essere il rigore.
ELISABETTA
Il conte di Shrewsbury è un accanito protettore della mia nemica, mia e del mio regno! Preferisco il consiglio di chi si adopera per la mia sicurezza.
TALBOT
Non le è concesso un difensore, e nessuno osa provocare il tuo sdegno, parlando in suo favore... Quindi concedi a me, un vecchio che si trova vicino alla morte e che è ormai esente da seduzioni e allettamenti mondani, di intercedere per lei che da tutti è stata abbandonata! Che non si dica un giorno che nel tuo Consiglio hanno parlato la passione e l'egoismo, e non si è mai alzata la voce della pietà! Tutto cospira ai suoi danni, tu non l'hai mai vista, e nel tuo cuore non c'è il minimo impulso in favore di questa estranea. Non che voglia assolverla! Dicono che abbia fatto assassinare il marito, e comunque ha sposato il suo assassino! Un delitto inaudito, che tuttavia è avvenuto in anni spaventosi, in mezzo ai tremendi sussulti della guerra civile quando lei, una donna inerme, fu stretta dall'assedio e dalle minacce dei vassalli e, per salvarsi, si gettò tra le braccia del più intrepido e forte... Chi può dire da quali arti fu vinta? Ricordatevi della fragilità della donna!
ELISABETTA
La donna non è fragile! Ci sono delle anime particolarmente forti tra loro... Non voglio che si alluda in mia presenza alla debolezza del mio sesso.
TALBOT
La tua scuola è stata la severa avversità e la vita non ti ha mai mostrato un volto ridente di gioia! Tu, da lontano, non vedevi un trono ma il sepolcro che ti si spalancava davanti! A Woodstock e nelle tenebre spaventose della Torre, il Dio di pietà che governa questo paese ti educò nelle sofferenze al senso del dovere e del rigore. Non c'era nessun adulatore al tuo fianco, e perciò assai presto, senza le inutili distrazioni e il futile chiasso mondano, hai imparato l'arte difficile della riflessione, e hai cominciato a meditare sull'autentico valore della vita... Quell'infelice, invece, non ha avuto nessun Dio che abbia vegliato sui suoi giorni. Era solo una bambina quando venne condotta in Francia, a quella corte frivola e vana, di gioie effimere e superficiali dove, tra feste magnifiche e incessanti, non le fu mai concesso di ascoltare la voce severa della verità. Frastornata dal vizio, fu travolta e sedotta dal male. Le era toccata in sorte una virtù pericolosa, la bellezza, l'arma con la quale trionfò facilmente sulle altre donne grazie alle forme incantevoli e ai nobili natali...
ELISABETTA
Milord Shrewsbury, tornate in voi! E pensate che siamo seduti a giudizio su questioni assai più gravi! Quella donna deve proprio disporre di attrattive notevoli se riesce a infiammare un vecchio come voi! Lord Leicester! Solo voi non dite una parola! Ciò che infiamma la sua eloquenza vi toglie la facoltà di parlare?
LEICESTER
Maestà, io taccio stupìto sentendo che ti si riempie di timori assurdi e ridicoli! Mi meraviglia constatare che le favole che suscitano tanto facili apprensioni tra la plebe nei vicoli di Londra si insinuino qua dentro, nella pace e nella tranquillità del tuo Consiglio di Stato e che uomini noti per il loro discernimento vi attribuiscano fede! Ti confesso di provar stupore all'idea che questa regina di Scozia, che non è riuscita nemmeno a conservarsi il suo piccolo trono, derisa dai suoi sudditi ed esiliata dal suo paese, possa farti tanta paura dal fondo di un carcere! Dio mio, cos'è che te la fa temere? Le sue pretese al regno? O il fatto che i Guisa non ti riconoscano come regina? Ma l'opposizione dei Guisa può forse invalidare il diritto che ti viene dalla nascita e che un decreto del tuo Parlamento ha ratificato? Lei non è stata esclusa dalle estreme volontà di Enrico? Credi davvero che l'Inghilterra, che finalmente assapora la gioia della nuova luce, tornerà a gettarsi tra le braccia di una papista? Che voglia abbandonare te, adorata sovrana, per correre dall'assassina di Darnley? Cosa vogliono ancora questi folli, questi esaltati che, in vita, non ti danno tregua per via della successione e non vedono l'ora di farti sposare per salvare lo Stato e la Chiesa? Non si rendono conto che sei qui, nel fiore della giovinezza e della forza, mentre l'altra s'indebolisce e langue ogni giorno di più e si avvicina inesorabilmente alla tomba? Per Dio! Tu camminerai sulla sua tomba molti anni ancora senza bisogno di gettarla nella fossa con le tue mani...
BURLEIGH
Lord Leicester non è sempre stato di questo parere.
LEICESTER
Sì, in giudizio mi sono espresso per la condanna a morte. Ma qui, nel Consiglio di Stato, parlo diversamente. Qui non si tratta di giustizia, ma di interesse. E non mi pare che questo sia il momento di temerla, ora che il suo unico campione, la Francia, l'abbandona e tu stai per concedere la tua mano all'erede al trono, e la speranza della successione arride al paese... Perché ucciderla? È già morta! Il disprezzo è la vera morte. Fa' attenzione che la pietà non la richiami in vita! Ecco il mio consiglio: non annullare la sentenza di morte, e lascia che lei sopravviva, ma sotto la continua minaccia del patibolo e, non appena una mano si appresti a difenderla, lascia che la scure le piombi sul capo.
ELISABETTA (alzandosi)
Signori, ho ascoltato i vostri consigli e vi ringrazio per le vostre premure. Con l'aiuto di Dio, che illumina sempre i sovrani, vaglierò attentamente le vostre parole e farò la scelta che riterrò opportuna.
Scena quarta
I precedenti, Paulet e Mortimer.
ELISABETTA
Ecco Sir Paulet! Che notizie ci recate, cavaliere?
PAULET
Maestà! Mio nipote, reduce da un lungo viaggio, s'inchina davanti a te lieto di prestare il suo giuramento. Accettalo benevolmente, e permettigli di crescere al sole del tuo favore.
MORTIMER (inginocchiandosi)
Saluto la mia sovrana! Che la gloria e la gioia le splendano sempre in fronte!
ELISABETTA
Alzatevi, signore, vi dò il benvenuto in Inghilterra. Avete compiuto un cammino assai lungo, avete visto Roma e attraversato la Francia, dove avete soggiornato a Reims. Ditemi, cosa fanno laggiù i nostri nemici?
MORTIMER
Che Dio li confonda e rivolga contro i loro petti gli strali che vogliono scagliare contro la mia sovrana!
ELISABETTA
Avete visto Morgan, e il Vescovo di Ross, quell'eterno intrigante?
MORTIMER
Ho visto tutti gli esuli scozzesi che cospirano a Reims contro il bene di quest'isola. E ne ho conquistato la fiducia allo scopo di poter conoscere i loro perfidi piani.
PAULET
Gli sono state affidate delle lettere riservate alla regina di Scozia che ci ha fedelmente consegnato.
ELISABETTA
Quali sono, attualmente, i loro obiettivi?
MORTIMER
La notizia che la Francia li abbandona per stringere alleanza con l'Inghilterra li ha colti come un fulmine. Adesso confidano nella Spagna.
ELISABETTA
Così mi scrive Walsingham.
MORTIMER
Quando stavo per lasciare Reims, era appena arrivata la bolla che papa Sisto ha scagliato contro di voi. Sarà qui con la prossima nave.
LEICESTER
Questi fulmini non fanno più tremare l'Inghilterra.
BURLEIGH
Ma diventano spaventosi tra le mani dei fanatici.
ELISABETTA (osservando attentamente Mortimer)
Siete accusato di aver frequentato la scuola di Reims e di aver abiurato la vostra fede. È vero?
MORTIMER
Non posso negare di aver abiurato, ma l'ho fatto di proposito, e unicamente per amor vostro.
ELISABETTA (a Paulet, che le tende delle carte)
Cosa c'è?
PAULET
Una lettera da parte della regina di Scozia.
BURLEIGH (cercando di impadronirsene)
Datemela!
PAULET (consegnando le carte alla regina)
Perdonate, Milord Tesoriere, ma mi è stato raccomandato di consegnarla personalmente a Sua Maestà. Dice sempre che le sono nemico. Ma combatto unicamente i suoi vizi. Ciò che non è in contraddizione col mio compito di custode sono lieto di accordarlo.
(Elisabetta prende la lettera. Mentre legge, Leicester e Mortimer si scambiano alcune parole a bassa voce)
BURLEIGH (a Paulet)
Cosa ci può essere scritto in quella lettera? Vani rimproveri che dovremmo risparmiare al cuore pietoso della regina.
PAULET
Lei non me ne ha celato il contenuto. Chiede semplicemente la grazia di poter vedere la regina.
BURLEIGH (bruscamente)
Questo mai!
TALBOT
Perché? Non c'è niente d'ingiusto in questa richiesta.
BURLEIGH
Ha istigato al delitto e si è adoperata perché fosse sparso il sangue della regina, perciò non ha il diritto di vederla. Chi desidera il bene di Sua Maestà non può dare un consiglio tanto abbietto.
TALBOT
E se la nostra sovrana volesse dar libero corso alla pietà e alla clemenza, voi fareste di tutto per impedirglielo?
BURLEIGH
È condannata! Il suo capo è già sotto la scure. L'occhio sereno del sovrano non può contemplare un capo consacrato alla morte. Se la regina le si accostasse, la sentenza non potrebbe essere più eseguita, perché concedere il beneficio di un colloquio è sinonimo di grazia.
ELISABETTA (asciugandosi gli occhi dopo aver letto la lettera)
Cos'è mai l'uomo! Cos'è mai la felicità a questo mondo! A quale estremo è ridotta questa regina, che ha cominciato la sua vita con speranze tanto fulgide, chiamata a regnare sul più antico trono d'Europa, e che aveva in animo di porsi in capo ben tre corone! Adesso parla una lingua completamente diversa da quando si attribuiva lo stemma d'Inghilterra e, dai suoi cortigiani, si faceva chiamare regina delle isole britanniche! Scusate signori, ma mi si spezza il cuore, sono oppressa dalla tristezza e dal dolore constatando l'incertezza delle cose terrene, e sentendo il destino umano, nel suo aspetto più atroce, passarmi accanto e sfiorarmi la fronte!
TALBOT
O regina! Dio ti ha toccato il cuore! Ascolta questa ispirazione che ti viene dal cielo! Ha espiato duramente la sua colpa, ed è ora che la prova finisca! Tendile la mano, se è caduta così in basso, e scendi come un angelo di luce nella cupa notte del suo carcere...
BURLEIGH
Non cedere, grande sovrana! Non lasciare che un senso d'umanità, sia pur lodevole, ti faccia desistere dalla decisione presa e ti faccia commettere un grave errore! Non precluderti la libertà di compiere ciò che ritieni necessario. Tu non puoi graziarla né salvarla, quindi non esporti nemmeno all'accusa orribile di aver voluto gioire alla vista della tua vittima, esibendoti davanti a lei nel tuo trionfo per recarle una nuova, crudele umiliazione!
LEICESTER
Signori, restiamo nei limiti che ci siamo imposti! La regina è saggia e non ha bisogno dei nostri consigli per prendere la decisione più adatta. Il colloquio tra le due sovrane non ha niente a che fare con le decisioni del tribunale. È la legge inglese, e non la volontà della regina, a condannare Maria. Va ascritto a merito di Elisabetta se segue il nobile impulso del suo cuore, purché la legge mantenga il suo corso.
ELISABETTA
Andate, signori. Troveremo il modo di conciliare come si conviene ciò a cui la clemenza ci invita e ciò a cui la necessità ci costringe! Ed ora... lasciatemi! (I Lord si allontanano, Elisabetta richiama Mortimer che è gia sulla soglia) Una parola, Sir Mortimer!
Scena quinta
Elisabetta, Mortimer.
ELISABETTA (dopo averlo scrutato attentamente per un istante)
Avete dato prova di molto coraggio e di un considerevole dominio su voi stesso, alla vostra età! Chi ha imparato con tanto anticipo l'arte difficile della simulazione, matura precocemente ed abbrevia gli anni d'apprendistato. Io vi predìco che il destino vi riserva a grandi prove, e fortunatamente sarò io a garantire che la profezia si avveri.
MORTIMER
Nobile sovrana, tutto il mio essere e tutto il mio valore sono consacrati a servirti.
ELISABETTA
Avete imparato a conoscere i nemici dell'Inghilterra. Il loro odio nei miei confronti è implacabile, ed essi tramano continuamente spaventose congiure ai miei danni. Finora l'Onnipotente mi ha protetta, ma la corona non sarà mai sicura sul mio capo finché rimarrà in vita la donna che offre pretesti ai fanatici e incrementa le loro folli speranze.
MORTIMER
Basta un cenno da parte tua, e non vivrà più.
ELISABETTA
Ahimè, credevo di essere ormai giunta alla meta e invece sono appena all'inizio! Volevo che la legge seguisse il suo corso senza sporcarmi le mani di sangue! La sentenza è stata pronunciata. Ma che vantaggio posso trarne? Dev'essere eseguita, e comunicare quest'ordine spetta a me sola. Quel gesto odioso ricade interamente su di me. Devo riconoscerne la responsabilità e, insieme, salvare le apparenze. Questo è il lato peggiore della faccenda!
MORTIMER
Che t'importano le apparenze, se la causa è giusta?
ELISABETTA
Cavaliere, voi non conoscete il mondo. Tutti giudicano in base a come appari, non a come sei! Non potrò mai convincere nessuno del mio buon diritto, e perciò devo fare in modo che la mia responsabilità nella sua morte resti per sempre avvolta in una luce ambigua. In queste faccende controverse, che hanno un duplice aspetto, l'unica via di scampo è agire nell'oscurità. Il passo peggiore è quello che si ammette di aver compiuto, ed è perduto solo ciò a cui si rinuncia.
MORTIMER (cercando di interpretare le sue parole)
Allora il partito migliore sarebbe...
ELISABETTA (rapida)
Certo, sarebbe il partito migliore! Il mio buon angelo parla attraverso le vostre parole! Continuate, signore, esprimete fino in fondo il vostro pensiero! Voi dimostrate di considerare seriamente le cose, e volete andare fino in fondo, siete un uomo completamente diverso da vostro zio...
MORTIMER (scosso)
Hai rivelato al cavaliere la tua volontà?
ELISABETTA
Mi pento di averlo fatto.
MORTIMER
Scusalo, è un uomo anziano, gli anni lo rendono incerto e pieno di dubbi. Le azioni temerarie richiedono una baldanza giovanile...
ELISABETTA (in fretta)
Allora vi posso...
MORTIMER
Io ti presterò la mano e tu, se ti è possibile, salva il nome...
ELISABETTA
Ah, signore! Se un mattino mi svegliaste annunciandomi: Maria Stuarda, la tua mortale nemica, non fa più parte del mondo dei vivi!
MORTIMER
Conta su di me.
ELISABETTA
Quando potrò riposare in pace?
MORTIMER
Col prossimo novilunio non soffrirai più nessun timore.
ELISABETTA
Addio, signore! Non abbiatevene a male, se la mia profonda gratitudine dovrà essere avvolta dalle fitte tenebre della notte. Il Silenzio è il dio dei fortunati, e i legami più fidati e più dolci sono quelli che si tessono in segreto... (Esce)
Scena sesta
MORTIMER (solo)
Vattene, regina falsa e ipocrita! Come tu inganni il mondo, io inganno te! Tradirti è un gesto buono e giusto! Somiglio forse a un assassino? Sulla mia fronte hai letto un pudore privo di scrupoli? Fidati pure del mio braccio, e trattieni il tuo! Assumi davanti al mondo la maschera ipocrita della pietà e, mentre confidi nel mio delitto, noi guadagneremo il tempo necessario alla sua salvezza! Tu vuoi innalzarmi, e mi fai scorgere da lontano la speranza di una ricompensa... e forse quella ricompensa sei tu stessa! Ma chi sei tu, sciagurata, e quali favori mi vuoi concedere? Non ho ambizioni di gloria, e solo accanto a lei per me la vita possiede fascino e incanto... Attorno a lei in un eterno coro di gioia aleggiano le divinità del piacere e della giovinezza, e la divina felicità risiede sul suo seno, mentre tu puoi solo concedere cose fredde e morte! Il bene supremo che allieta l'esistenza, quando un cuore nel completo oblio di se stesso si dona liberamente a un altro cuore, questa gioia che idealmente corona il destino della donna tu non l'hai mai posseduta, tu con l'amore non hai mai fatto la felicità di un uomo! Devo aspettare Lord Leicester e consegnargli la sua lettera. Che incarico odioso! Non mi piace quel cortigiano. Solo io posso salvarla, solo io: il rischio, la fama e la ricompensa devono essere soltanto miei! (Mentre sta per uscire, incontra Paulet)
Scena settima
Mortimer, Paulet.
PAULET
Cosa ti ha detto la regina?
MORTIMER
Nulla, signore. Nulla d'importante.
PAULET (fissandolo severamente)
Ascolta, Mortimer! Il suolo su cui cammini sdrucciola ed è pieno di insidie. Il favore dei sovrani è un'esca allettante per i giovani a caccia di onori. Non lasciarti vincere dall'ambizione!
MORTIMER
Non siete stato voi a presentarmi a corte?
PAULET
Non l'avessi mai fatto! La fortuna della nostra casa non è avvenuta a corte. Non vacillare, nipote! Non comprare a caro prezzo le tue ambizioni! Non scendere a compromessi con la tua coscienza!
MORTIMER
Cosa vi salta in mente? Che timori vani!
PAULET
Per quanto siano allettanti le promesse che la regina ti fa balenare, non fidarti delle sue lusinghe! Non appena le avrai obbedito, ti disconoscerà e per conservare il proprio nome senza macchia si vendicherà a tue spese del delitto che ti aveva commissionato.
MORTIMER
Avete parlato di delitto...
PAULET
Basta con questi sotterfugi! So cosa esige da te la regina. Spera che la tua giovinezza, avida di onori e fama, sia più arrendevole della mia rigida vecchiaia. Rispondi: glielo hai promesso?
MORTIMER
Zio!
PAULET
Se hai fatto questo, ti maledico e ti ripudio...
LEICESTER (entrando)
Permettetemi, signore, di rivolgere una parola a vostro nipote. La regina, di cui gode la piena fiducia, ordina che gli venga affidata sotto la sua piena responsabilità la persona di Maria Stuarda. Essa ha un'assoluta fiducia nella sua onestà...
PAULET
Ha un'assoluta fiducia... Bene!
LEICESTER
Come dite, signore?
PAULET
Milord, la regina ha fiducia in lui, ed io ho fiducia in me e nei miei occhi bene aperti! (Esce)
Scena ottava
Leicester, Mortimer.
LEICESTER (meravigliato)
Cos'aveva il cavaliere?
MORTIMER
Non lo so. L'inattesa fiducia accordatami dalla regina...
LEICESTER (fissandolo)
Credete di meritar fiducia, cavaliere?
MORTIMER (fissandolo a sua volta)
Lord Leicester, potrei porvi la stessa domanda.
LEICESTER
Volevate parlarmi in segreto.
MORTIMER
Rassicuratemi, prima, che posso farlo senza rischio.
LEICESTER
E chi mi assicura di voi? Non offendetevi della mia sfiducia! Vedo che a corte mostrate due volti opposti, e uno dei due deve per forza essere falso. Vorrei sapere qual è quello vero.
MORTIMER
Mi succede la stessa cosa, Lord Leicester.
LEICESTER
Chi per primo avrà fiducia nell'altro?
MORTIMER
Chi corre meno pericoli.
LEICESTER
Allora, voi!
MORTIMER
No, voi! Una vostra dichiarazione, di un uomo che gode della vostra posizione e del vostro potere, può annientarmi mentre la mia non potrebbe far nulla contro il vostro grado e il vostro favore.
LEICESTER
Vi ingannate, signore. In tutto il resto, ho molto potere, ma in un punto particolarmente delicato qui, a corte, sono assai vulnerabile. Sto per rivelarvelo, e vi prego di credere che una piccola cosa insignificante può determinare la mia rovina.
MORTIMER
Se il potente Lord Leicester si abbassa a farmi una confessione simile, allora mi è lecito nutrire un'opinione più alta di me stesso e posso generosamente dargli il buon esempio.
LEICESTER
Precedetemi nella fiducia, ed io vi imiterò.
MORTIMER (tirando fuori in fretta la lettera)
Da parte della regina di Scozia.
LEICESTER (trasale e lo afferra di scatto)
Abbassate la voce. Cosa vedo? Il suo ritratto! (Lo bacia e lo contempla in estasi senza dire una parola)
MORTIMER (che l'ha fissato con attenzione mentre leggeva)
Ora vi credo, Milord.
LEICESTER (dopo aver scorso in fretta la lettera)
Sir Mortimer! Ne conoscete il contenuto?
MORTIMER
Non ne so nulla.
LEICESTER
Come! Vi avrà pur detto...
MORTIMER
Non mi ha detto nulla. O meglio mi ha detto che voi mi avreste svelato il mistero. Ed è un mistero impenetrabile per me che Lord Leicester, nemico dichiarato di Maria e favorito di Elisabetta, uno dei giudici, debba essere l'uomo da cui lei si aspetta la salvezza... Eppure non ci sono dubbi. I vostri occhi esprimono con singolare efficacia ciò che provate per lei.
LEICESTER
Spiegatemi subito come mai v'interessate a lei con tanto ardore e come avete ottenuto la sua fiducia.
MORTIMER
Ve lo spiego in due parole, Milord. Ho abiurato a Roma la mia fede, e sono passato al partito dei Guisa. Una lettera dell'arcivescovo di Reims mi ha accreditato presso la regina di Scozia.
LEICESTER
Ero a conoscenza della vostra abiura, e per questo motivo ho avuto fiducia in voi. Datemi la mano, e perdonate la mia diffidenza. Non si è mai abbastanza prudenti, poiché Walsingham e Burleigh mi detestano e tentano da sempre di farmi cadere in trappola. Voi potevate essere una loro creatura, inviata al preciso scopo di perdermi...
MORTIMER
Un Lord così nobile e potente costretto a muoversi guardingo e a guardarsi alle spalle... Conte, vi compiango di cuore!
LEICESTER
Che gioia potermi finalmente stringere al petto di un amico e liberarmi dall'affanno che da tanto tempo mi grava addosso! Voi vi meravigliate, signore, che i miei sentimenti nei confronti di Maria siano cambiati con tanta rapidità. In realtà, non l'ho mai odiata. Le circostanze avverse mi costringevano ad esserle ostile. Era promessa a me da anni, molto prima che, nello splendore della sua giovinezza, andasse sposa a Darnley. Allora respinsi freddamente questa felice opportunità e invece adesso, in carcere, alle soglie della morte, metto la mia esistenza in pericolo pur di farle visita.
MORTIMER
Un gesto di grande generosità!
LEICESTER
Nel frattempo tante cose sono cambiate. Allora l'ambizione cancellava in me qualsiasi sensibilità alla gioventù e alla bellezza. Ritenevo insignificante ottenere la mano di Maria, e speravo di conquistare la regina d'Inghilterra.
MORTIMER
È risaputo, che vi ha preferito a qualsiasi altro.
LEICESTER
Così pareva, signore... Ma adesso, dopo dieci anni di penosi sforzi per conquistarla e di odiosa schiavitù... Ah, mi scoppia il cuore!, devo liberarmi dal peso che mi opprime... Sì, godo la fama di essere un uomo appagato, ma se solo si sospettasse di cosa sono fatte le catene che mi invidiano! Per dieci anni lunghi e penosi mi sono sacrificato all'idolo della sua vanità, mi sono assoggettato come uno schiavo ai suoi capricci da sultana, mi sono ridotto a un balocco delle sue smanie e dei suoi miserabili appetiti, ora soavemente carezzato ora respinto con fredda arroganza, tormentato dalla sua severità e dalla sua dolcezza, strettamente tenuto a bada dai cento occhi d'Argo della sua gelosia, sottoposto come un ragazzino a interrogatori incalzanti, redarguito come un servo... Oh, non ci sono parole per descrivere questo inferno!
MORTIMER
Mi fate pena, conte.
LEICESTER
Ed ora che sto per toccare la meta, la ricompensa mi viene sottratta. E arriva un altro a rubarmi il frutto di una dedizione conquistata a così caro prezzo! Devo cedere ad uno sposo giovane e bello i diritti che da tanto tempo detengo, e abbandonare la scena dove per anni e anni sono stato arbitro assoluto. Quest'ultimo arrivato minaccia di sottrarmi non solo la sua mano, ma anche il suo favore. Non dimenticate che lei è donna, e che lui è un uomo assai attraente.
MORTIMER
È figlio di Caterina, e ha imparato l'arte dell'adulazione a una scuola eccellente.
LEICESTER
Così le mie speranze tramontano. E, nel naufragio della mia felicità, cerco un'asse a cui aggrapparmi... e il mio occhio torna di nuovo a volgersi alle speranze di un tempo. Davanti a me riappare nel suo incantevole fulgore il volto di Maria, la bellezza e la giovinezza tornano a far valere i loro diritti, io abiuro la gelida ambizione e rivaluto il cuore che mi fa comprendere la gioia immensa cui avevo, un tempo, rinunciato. Con terrore, la vedo precipitata così in basso, e per colpa mia! Ecco quindi che nel mio cuore si afferma l'orgogliosa speranza di salvarla dall'abisso e farla mia per sempre. Per mezzo di un fedele servitore, riesco a farle sapere che i miei sentimenti sono cambiati ed ora questa lettera di cui siete latore mi assicura che sono stato perdonato e che, se riesco a salvarla, sarà lei la mia ricompensa!
MORTIMER
Ma non avete ancora fatto nulla per la sua salvezza! Aveta lasciato che venisse condannata, e siete stato perdipiù uno di coloro che si sono espressi per la sua condanna! C'è voluto un miracolo, e cioè che la luce della verità penetrasse in me, nipote del suo guardiano, a Roma, in Vaticano, e che io fossi destinato a rappresentare per lei il ruolo del salvatore! Se tutto ciò non si fosse verificato, non avrebbe trovato il modo di giungere a voi!
LEICESTER
Signore, quante sofferenze ho dovuto sopportare per questo! Intanto era stata trasferita dal castello di Talbot a quello di Fotheringhay e affidata alla tutela rigorosa di vostro zio. Tutte le vie d'accesso erano precluse e, agli occhi del mondo, dovevo fingere di esserle apertamente ostile. Non dovete credere, tuttavia, che sarei rimasto a vederla andare al patibolo! No, voglio impedire che le cose si mettano in questo modo e devo trovare il mezzo per liberarla.
MORTIMER
È già trovato... Leicester, la vostra fiducia merita di essere ricambiata. La libererò io, sono qui per questo, c'è già un piano d'evasione, ed ora il vostro inestimabile appoggio ci promette la riuscita.
LEICESTER
Cosa dite? Mi fate paura... Voi osereste?
MORTIMER
Voglio forzare le porte della prigione. Ho dei compagni, è tutto pronto...
LEICESTER
Avete dei seguaci, dei complici! Povero me! In che impresa volete coinvolgermi! Sono informati anche loro del mio segreto?
MORTIMER
Non abbiate timore. Il piano è stato studiato senza di voi e sarebbe stato portato a termine senza il vostro intervento, se lei non desiderasse che voi foste il suo liberatore!
LEICESTER
Allora voi mi assicurate che, nella congiura, non è stato fatto il mio nome?
MORTIMER
State tranquillo. Come mai, conte, siete tanto preoccupato per una notizia che vi favorisce? Volete salvare la Stuarda e farla vostra, trovate degli alleati e all'improvviso vi cadono dal cielo anche i mezzi adatti a raggiungere lo scopo... e manifestate perplessità e non un irrefrenabile entusiasmo?
LEICESTER
La forza è inutile in questo caso. La faccenda è troppo rischiosa.
MORTIMER
Anche l'attesa presenta dei rischi.
LEICESTER
Vi ripeto, cavaliere, che non possiamo correre rischi.
MORTIMER (con amarezza)
Non potete farlo voi, che volete possederla! Mentre noi che desideriamo la sua salvezza non abbiamo esitazioni...
LEICESTER
Giovanotto, siete troppo audace e la strada è un terreno pieno di insidie.
MORTIMER
E voi avete un'eccessiva prudenza in una partita dove è in gioco l'onore.
LEICESTER
Io vedo le reti che ci vengono tese.
MORTIMER
Io ho il coraggio di distruggerle.
LEICESTER
Questo coraggio è follia, e vana audacia.
MORTIMER
Milord, sarete saggio ma non vi si può definire coraggioso.
LEICESTER
Volete fare la fine di Babington?
MORTIMER
Non mi pare che vogliate emulare la grandezza di Norfolk.
LEICESTER
Norfolk non ha conquistato la sua sposa.
MORTIMER
Ma ha dimostrato di meritarla.
LEICESTER
Se perdiamo, la trascineremo nella rovina.
MORTIMER
Se badiamo alla nostra incolumità, lei non si salverà di certo.
LEICESTER
Ma voi, rifiutandovi di pensare e di ascoltare buoni consigli, in un soprassalto d'impeto e d'ira rovinerete ciò che era prossimo alla realizzazione.
MORTIMER
Prossimo, e intrapreso da voi, non è così? Cosa avete fatto per salvarla? Ah, se fossi stato così infame da assassinarla come mi aveva ordinato la regina, e come si aspetta che io proceda... dite, cosa avete deciso per proteggere la sua vita?
LEICESTER (stupito)
La regina vi ha dato un incarico simile?
MORTIMER
Si è sbagliata a giudicarmi, come Maria con voi.
LEICESTER
E voi avete acconsentito? Parlate!
MORTIMER
Le ho offerto la mia mano, perché non ne assoldasse altre.
LEICESTER
Avete agito prudentemente. Questo ci lascia un certo margine. Lei è certa che voi eseguiate il triste compito che vi ha affidato, la sentenza è sospesa e noi guadagniamo tempo...
MORTIMER (impaziente)
No, lo perdiamo, invece!
LEICESTER
La regina ha fiducia in voi, e per questo non esiterà a mostrarsi generosa e pietosa davanti al mondo. Forse, con un po' d'astuzia, la convincerò a incontrarsi con la sua rivale, un gesto che la riscatterà ai suoi stessi occhi. Burleigh ha ragione. Se la incontra, la sentenza non può essere eseguita. Sì, tenterò, farò di tutto.
MORTIMER
Cosa otterrete? Quando la regina capirà che l'ho ingannata, e che Maria continua a vivere, tutto non rimarrà come prima? Non guadagnerà mai la libertà. Nella migliore delle ipotesi, rimarrà in carcere. Se, per risolvere la faccenda, ci vuole una prova di forza, allora perché esitare? Avete il potere e, se volete, la possibilità di armare un esercito solo contando i nobili che vivono nei vostri castelli! Maria ha molti altri amici segreti: le nobili casate degli Howard e dei Percy, anche se prive dei loro capi, sono pur sempre ricche di uomini di valore e attendono solo un Lord audace e potente che dia il buon esempio! Giù la maschera. Agite allo scoperto! Da cavaliere difendete la donna amata, e impegnatevi per amor suo in una nobile tenzone! Se volete, potete impadronirvi della regina d'Inghilterra. Convincetela ad accompagnarvi, come fece tante volte in passato, in uno dei vostri castelli, e comportatevi virilmente, asservitela al vostro dominio e tenetela sequestrata finché non abbia liberato la Stuarda!
LEICESTER
Mi fate tremare... Dove vi trascina la vostra follia? Non conoscete il terreno su cui vi muovete? Non sapete nulla di questa vita? O ignorate come stanno le cose qui a corte dove la tirannia di questa donna ha imposto agli animi una schiavitù assoluta? Inutile cercare qua dentro le tracce di quello spirito eroico che si sentiva risuonare un tempo... Tutti sono schiavi di una donna, e il coraggio non ha più alcuna possibilità di sopravvivenza. Ascoltatemi attentamente, e non sciupate le vostre energie in gesti precipitosi. Sento venire qualcuno. Ritiratevi.
MORTIMER
Maria spera! Devo tornare da lei con un nulla di fatto?
LEICESTER
Ripetetele il mio eterno amore!
MORTIMER
Ripeteteglielo voi stesso! Mi sono offerto spontaneamente per salvarla, e non per trasmetterle le vostre ambasciate d'amore! (Esce)
Scena nona
Elisabetta, Leicester.
ELISABETTA
Chi c'era qui poco fa? Ho sentito parlare.
LEICESTER (voltandosi terrorizzato a quelle parole)
C'era Sir Mortimer.
ELISABETTA
Cos'avete, Lord? Come mai siete così agitato?
LEICESTER (riprendendosi)
È colpa del tuo aspetto! Non ti ho mai visto così bella, e il tuo splendore mi confonde. Ahimè!
ELISABETTA
Perché sospirate?
LEICESTER
Non ne ho forse motivo? Ti guardo, contemplo estasiato il tuo aspetto che mi rinnova crudelmente il dolore della tua prossima perdita.
ELISABETTA
Cosa perdete?
LEICESTER
Perdo il tuo cuore, la tua amata persona. Presto sarai felice tra le braccia di un consorte focoso e appassionato, che possederà il tuo cuore. Egli è di sangue reale, ed io non lo sono, ma sfido il mondo intero a trovare qualcuno che ti ami più di me, che ti adori fino alla follia! Il d'Anjou non ti ha mai visto, e perciò in te egli ama solo il nome, l'aureola della tua gloria, mentre io amo solo te! Se fossi una povera pastorella, e io il principe più ricco del mondo, scenderei dal trono per deporre la corona ai tuoi piedi.
ELISABETTA
Non rimproverarmi, Dudley: devi compiangermi, invece! Io non sono libera di porre domande al mio cuore, che avrebbe fatto un'altra scelta. Come invidio le altre donne che possono elevare al proprio rango l'uomo che amano! Io non ho la fortuna di poter cingere la corona in capo all'uomo che amo più di qualsiasi cosa sulla terra... La Stuarda è stata in grado di farlo, e ha concesso la sua mano a chi le dettava il cuore: lei si è concessa tutta la felicità possibile, e ha bevuto fino all'ultima goccia il calice del piacere!
LEICESTER
Ma adesso vuota il calice amaro della sofferenza.
ELISABETTA
Non si è mai preoccupata del giudizio del mondo. Ha vissuto con deplorevole leggerezza, e si è sempre rifiutata di assumersi quelle gravi responsabilità che io ho scelto di mia libera iniziativa! Avevo anch'io il diritto di pretendere le gioie della vita, ma ad esse ho preferito i doveri irrecusabili che spettano a un sovrano. Eppure lei ha sedotto tutti gli uomini, perché ha voluto ad ogni costo essere soltanto una donna e ancor oggi giovani e vecchi ne ricercano i favori. Gli uomini sono fatti così: schiavi dei sensi, cercano ovunque il piacere e non sanno piegarsi con devozione e rispetto a tutto ciò che rappresenta un dovere! Non hai notato che foga giovanile ha inalberato Talbot quando ci ha descritto la sua bellezza?
LEICESTER
Perdonalo. È stato il suo guardiano, e lei con la sua abilità a forza di lusinghe l'ha sedotto.
ELISABETTA
Ma è proprio così bella? Ho sentito tanto spesso tessere le lodi di questo fantasma che mi è venuta la curiosità di appurare se il giudizio comune corrisponde al vero. In genere i ritratti ingentiliscono, le descrizioni esagerano, e ho imparato a fidarmi solo dei miei occhi... Perché mi guardi così?
LEICESTER
Ti confrontavo mentalmente a Maria. Devo confessarti che, se si potesse fare in segreto, una volta mi piacerebbe ammirarti vicino a lei! Allora il tuo trionfo sarebbe schiacciante! Che umiliazione sarebbe per lei dover constatare di persona - l'invidia ha buoni occhi, come sai - che tu, oltre a superarla di statura e nobiltà d'aspetto, le sei immensamente superiore in qualsiasi altra virtù!
ELISABETTA
Lei è molto più giovane.
LEICESTER
Più giovane! Non sembra a vederla. Probabilmente, le sofferenze l'hanno fatta invecchiare precocemente. Ma la sua più crudele umiliazione sarà quella di vederti andare sposa. Tutte le sue speranze ormai fanno parte del passato, ed essere costretta a vederti andare incontro alla felicità, sposando il Delfino... Lei che si è sempre vantata delle sue nozze francesi, di quella corte di cui continua a invocare la protezione!
ELISABETTA (con finta indifferenza)
Tutti mi implorano perché la veda.
LEICESTER (vivacemente)
Lo sollecita come una grazia, e tu dovresti concederglielo come un castigo! Tu puoi mandarla al patibolo, ma credimi: preferirebbe morire piuttosto di vedersi annientata dalla tua bellezza! Voleva uccidere te, e tu uccidi lei... Se ti vedrà nel tuo splendido aspetto, sorretta dalla tua fama senza macchia, circonfusa dalla pura aureola della virtù - la stessa virtù che, nei suoi amori, ha dissipato in modo deplorevole - quando ti vedrà, cinta del tuo diadema rilucente, dolce e soave in prossimità delle nozze, allora sì, non c'è dubbio, per lei suonerà l'ora della fine. Non solo. Ora, più ti guardo e mai come in questo momento ti ho vista pronta a sostenere questo confronto e a trionfare della tua bellezza! Un minuto fa, quando sei entrata in questa stanza, mi hai inondato di luce come una meravigliosa visione. Se tu le apparissi davanti adesso, in questo aspetto, non troveresti mai un'occasione più adatta...
ELISABETTA
Adesso? No, no, adesso no, Leicester... devo rifletterci con calma, parlarne con Burleigh...
LEICESTER (interrompendola vivacemente)
Burleigh! Un uomo che pensa solo al bene della nazione, mentre anche la tua femminilità ha i suoi diritti. È una questione che tu sola devi risolvere, e non un argomento di discussione per l'uomo di Stato. Anche la politica, comunque, esige che tu la veda e che, con un gesto di clemenza, ti conquisti l'opinione pubblica. In seguito, penserai a liberarti dell'odiosa rivale nel modo più opportuno.
ELISABETTA
Non ritengo sia un bene che veda una mia parente nel bisogno e nell'afflizione! Dicono che non viva in un ambiente consono al suo rango regale... e la sua miseria suonerebbe come un amaro rimprovero per me.
LEICESTER
Non c'è bisogno che ti avvicini alle sue stanze. Ascolta il mio consiglio. Il caso ci favorisce. Oggi è giorno di caccia e il castello di Fotheringhay è sulla via tracciata per il corteo. Basta concedere alla Stuarda il permesso di passeggiare nel parco, tu arrivi come per caso, senza ordinare il minimo preparativo e, se non vuoi, puoi anche evitare di rivolgerle la parola.
ELISABETTA
Se faccio una stupidaggine, sarà colpa vostra, Leicester, e non mia! Oggi non voglio rifiutarvi nulla, perché siete il più infelice dei miei sudditi, quello cui ho fatto più male! (Guardandolo teneramente) Probabilmente è un capriccio da parte vostra, ma l'affetto si dimostra nel concedere volentieri proprio ciò che la ragione non approva. (Leicester si getta ai suoi piedi mentre cala la tela)
ATTO TERZO
Radura in un parco. Dietro gli alberi, un paesaggio sconfinato.
Scena prima
Maria entra correndo tra gli alberi, Hanna Kennedy la segue lentamente.
KENNEDY
Correte come se aveste le ali ai piedi, e io non ce la faccio a tenervi dietro. Aspettatemi!
MARIA
Lasciami godere questa nuova libertà, lascia che torni all'infanzia, e torna bambina insieme a me! Lascia che posi il mio passo lieve sul verde tappeto dell'erba! Sono dunque evasa dalla mia oscura prigione? Quel cupo sepolcro non mi tiene più prigioniera? Lascia che beva a gran sorsi questo effluvio di libertà, quest'aria pura e celestiale!
KENNEDY
O mia dolce signora! Il vostro carcere si è appena dischiuso. Se attorno a voi non scorgete le tetre mura che vi imprigionano, è solo per colpa degli alberi e dei loro fitti rami!
MARIA
Grazie, vi ringrazio gentili alberi verdi che mi celate la vista della mia prigione! Voglio sognare d'essere libera e felice: perché vuoi destarmi dalla dolcezza di questa visione? Non sono avvolta dal cerchio immenso del cielo? Lo sguardo, libero dagli impacci che lo trattenevano, ormai vaga nell'immensità dello spazio. Laggiù, dove le montagne cinte dalla grigia nebbia si alzano maestose, cominciano i confini del mio regno e queste nuvole in fuga verso mezzogiorno vanno alla ricerca di quel mare lontano che bagna la terra di Francia. Nuvole vagabonde, naviganti nei cieli! Felice chi può viaggiare e lasciarsi trasportare da voi! Salutatemi la terra lieta della giovinezza! Io sono qui prigioniera, in catene, e voi siete le mie sole messaggere! Voi, che siete libere di correre nell'aria e non siete suddite di questa terribile regina.
KENNEDY
Dolce signora, non lasciatevi trasportare dal delirio! La libertà, che invocate da tanto tempo, vi induce a cadere nella follia.
MARIA
Scorgo in lontananza un pescatore che accosta la barca alla riva, quel povero strumento potrebbe salvarmi e condurmi rapidamente in città amiche. Dà appena ciò che assicura il sostentamento a quel pover'uomo, ma io vorrei riempirlo di ricchezze, vorrei che facesse una pesca che non si è mai vista e trovasse tutti i beni possibili nelle sue reti se acconsentisse a portarmi via sulla sua barca.
KENNEDY
Sogni impossibili! Non sentite dietro a noi i passi dei nostri sorveglianti? Un divieto disumano ci tiene lontani da chiunque abbia pietà di noi!
MARIA
No, mia buona Hanna. Credimi, la porta del carcere non mi è stata aperta invano. No, non sbaglio: questo infimo favore è il preludio di una felicità più grande. Ne sono debitrice alla mano sollecita dell'amore, al braccio vigoroso e audace di Lord Leicester. Poco alla volta i muri del carcere si allargheranno, vogliono che mi abitui alle cose grandi per mezzo delle cose piccole, finché un giorno finalmente non scorgerò chi mi libererà per sempre dalle catene.
KENNEDY
Ahimè, non so spiegarmi queste contraddizioni: solo ieri vi hanno notificato la condanna a morte, ed oggi improvvisamente vi concedono questa inaudita libertà. Ho sentito dire che vengono liberati i prigionieri che stanno per incamminarsi verso la libertà eterna.
MARIA
Senti lo squillo sonoro del corno da caccia che echeggia nei boschi e nei prati? Oh, se potessi salire su un focoso destriero e unirmi alla lieta brigata! Vorrei fare di più! Quella voce diletta, che evoca soavi e tristi ricordi, che mi riempiva il cuore di un'immensa gioia sui valichi dirupati della Scozia quando nell'empito e nel fragore della caccia passava il corteo, oh come vorrei udirla ancora!
Scena seconda
Maria, Kennedy, Paulet.
PAULET
Allora, Milady? Come mi sono comportato oggi? Merito un ringraziamento da parte vostra?
MARIA
Come dite, cavaliere? Questo favore me l'avete procurato voi, proprio voi?
PAULET
Perché non avrei dovuto essere io? Sono stato a corte, dove ho consegnato la vostra lettera.
MARIA
L'avete proprio consegnata? Davvero? E la libertà di cui godo è l'effetto della mia lettera?
PAULET (allusivo)
Non è il solo. Aspettatevi una conseguenza ben più significativa.
MARIA
Ben più significativa? Cosa volete dire, signore?
PAULET
Avete udito i corni...
MARIA (indietreggia terrorizzata)
Voi mi fate paura!
PAULET
La regina è a caccia qua vicino.
MARIA
Come?
PAULET
Tra poco la vedrete.
KENNEDY (accorrendo perché Maria si sente mancare)
Cosa c'è, signora? Siete pallida!
PAULET
E allora? Non era questo il favore che chiedevate con insistenza? Non vi è stato concesso prima del previsto? Siete sempre stata così loquace, adesso è il momento di parlare!
MARIA
Perché non mi avete dato il tempo di prepararmi? Adesso non mi sento pronta a riceverla, adesso no. Il favore più grande che ho mai chiesto, mi appare una cosa atroce e spaventosa... Vieni, Hanna, rientriamo, devo riprendermi, ho bisogno di calma.
PAULET
Rimanete! Dovete aspettarla qui. È logico che abbiate timore di comparire davanti al vostro giudice.
Scena terza
Shrewsbury e i precedenti.
MARIA
No, non è per questo! Dio mio, è qualcosa di completamente diverso! Mio caro Shrewsbury, arrivate al momento giusto, come un angelo mandato dal cielo! Non posso vederla, risparmiatemi, vi scongiuro, la sua vista odiosa...
SHREWSBURY
Coraggio, Maestà! Ritornate in voi. Questo è il momento decisivo.
MARIA
L'ho atteso da tanto tempo. Mi sono preparata per anni, ho vagliato attentamente ogni parola che ho imparato a memoria, per suscitare la sua emozione. Ed ora, all'improvviso, tutto si è cancellato, e in me non c'è più nulla di vivo oltre all'atroce tormento della sofferenza! Il cuore si rivolta contro di lei in modo violento e incontrollabile, tutti i saggi proponimenti spariscono d'incanto e i demoni infernali danzano attorno a me agitando delle chiome che sembrano serpi!
SHREWSBURY
Mettete a freno l'agitazione, cacciate via l'amarezza profonda che vi spezza il cuore! Quando l'odio cozza contro l'odio, ciò che ne deriva è solo un frutto malsano. Per quanto sia difficile, obbedite alla necessità del momento attuale. Lei detiene il potere: inchinatevi a lei!
MARIA
Non posso umiliarmi in sua presenza, non lo farò mai!
SHREWSBURY
Dovete farlo! Parlatele con rispetto, con calma. Implorate la sua generosità, non proclamate i vostri diritti, non è il momento.
MARIA
Ahimè, io ho provocato la mia rovina ed ecco che, al colmo della sfortuna, vengo esaudita! Non dovevamo incontrarci mai, e da questo incontro non può derivare altro che male! È più facile che l'acqua e il fuoco si mescolino, e che l'agnello abbracci la tigre... Ho sofferto troppo, e lei mi ha troppo offesa... No, tra noi è impensabile una riconciliazione!
SHREWSBURY
Almeno accettate di guardarla in faccia! L'ho vista commossa dalla vostra lettera, ho visto gli occhi che le si riempivano di lacrime. No, non è spietata, dovete avere più fiducia in voi! L'ho preceduta apposta per avvertirvi e farvi coraggio prima di incontrarla.
MARIA (prendendogli una mano)
Ah, Talbot, voi mi siete sempre stato amico, ah, se fossi rimasta sotto la vostra tutela! Shrewsbury, con che spietata intransigenza mi trattano!
SHREWSBURY
Adesso dovete dimenticarvene. Pensate solo a riceverla in devozione e umiltà.
MARIA
Burleigh, il mio cattivo angelo, è con lei?
SHREWSBURY
È accompagnata da Lord Leicester.
MARIA
Lord Leicester!
SHREWSBURY
Non abbiate timore! Non desidera la vostra rovina. È stato lui a persuadere la regina a questo colloquio.
MARIA
Ah, lo sapevo!
SHREWSBURY
Come dite?
PAULET
Sua Maestà la regina!
(Tutti si fanno rispettosamente da parte, tranne Maria sorretta da Hanna Kennedy)
Scena quarta
I precedenti, Elisabetta, il conte di Leicester e il seguito.
ELISABETTA (a Leicester)
Come si chiama questa tenuta?
LEICESTER
È il castello di Fotheringhay.
ELISABETTA (a Shrewsbury)
Inviate il seguito a Londra. C'è troppa gente che si accalca per le vie, e noi preferiamo riposare un poco nel silenzio di questo parco. (Talbot fa allontanare il seguito, Elisabetta fissa attentamente Maria mentre si rivolge a Paulet) Il mio popolo mi ama troppo, e mi adora al punto di scambiarmi per un idolo! Così si venera un dio, e non un essere umano.
MARIA (che, fino a questo istante, si era sorretta alla nutrice, adesso si risolleva e i suoi occhi incontrano lo sguardo fisso e inesorabile di Elisabetta. Trema e torna a sorreggersi ad Hanna)
Dio mio, su quel viso non c'è la minima traccia di un sentimento!
ELISABETTA
Chi è questa signora? (Silenzio generale)
LEICESTER
Maestà, sei a Fotheringhay.
ELISABETTA (si finge sorpresa e getta a Leicester uno sguardo di rimprovero)
Chi mi ha fatto venir qui? Lord Leicester!
LEICESTER
Ormai sei qui, Maestà. E poiché il cielo ha guidato i tuoi passi, dai ascolto alla pietà e alla generosità del tuo cuore!
SHREWSBURY
Maestà, degnati di accogliere la nostra supplica e volgi gli occhi a un'infelice che qui, davanti a te, sta per venir meno!
(Maria si fa coraggio e, dominandosi, fa qualche passo verso Elisabetta ma, a metà strada, si ferma tremante. I suoi gesti esprimono un dissidio violento e irrefrenabile)
ELISABETTA
Cosa mi avete raccontato, signori? Chi mi ha parlato di un'infelice umiliata e vinta! Io vedo un'orgogliosa che non si è lasciata abbattere dalle avversità!
MARIA
E sia! Sopporterò anche questo. Addio, sterile orgoglio di un animo nobile! Voglio dimenticare chi sono e le mie spaventose sofferenze, e gettarmi ai piedi di chi è stata la causa della mia rovina. (Rivolgendosi ad Elisabetta) Il cielo, sorella, si è schierato dalla tua parte, e il tuo capo è cinto dall'aureola della vittoria. Ed io venero il Dio che ti ha fatto salire così in alto! (Si inginocchia davanti a lei) Ma ora, sorella, dimostrate anche voi generosità e misericordia! Non lasciatemi affondare nell'umiliazione e nella polvere! Porgetemi la vostra mano regale perché possa sollevarmi dalla vergogna che mi ha spinto così in basso!
ELISABETTA (indietreggiando)
Voi, Lady Maria, siete al posto che vi spetta ed io ringrazio Dio che non ha voluto che fossi qua ai vostri piedi come voi, ora, siete qui davanti a me.
MARIA (accalorandosi)
Pensate all'eterno avvicendarsi delle cose umane! Riflettete che gli dèi puniscono il peccato d'orgoglio! Adorate e temete quella tremenda maestà che mi ha costretta a gettarmi ai vostri piedi. E, per considerazione nei confronti di chi ci osserva e ci circonda, rispettate voi stessa nella mia persona e non profanate il sangue dei Tudor che scorre nelle mie e nelle vostre vene... Dio del cielo! Non restate gelida e inaccessibile come lo scoglio che il naufrago cerca ad ogni costo, nella sua disperazione, di accostare! Tutto, la mia vita e la sorte che mi attende, dipendono dal potere di persuasione delle mie parole, e dall'eloquenza del mio pianto! Alleviate il mio cuore, fate che si doni al vostro e vi commuova! Quando mi penetrate col gelo dei vostri occhi, il cuore tremando si chiude in se stesso, le lacrime si seccano e un atroce orrore mi impedisce di rivolgervi la supplica che ero pronta a sottoscrivere!
ELISABETTA (con severità e durezza)
Lady Stuarda, cosa volete dirmi? Avete chiesto di parlarmi. Voglio mettere da parte la regina, che è stata gravemente offesa, e comportarmi come una sorella misericordiosa: perciò ho deciso di accordarvi la mia presenza. Cedo alla generosità dell'impulso, consapevole di espormi a delle critiche per aver osato abbassarmi fino a questo punto... voi sapete che avete cercato di uccidermi.
MARIA
Da dove cominciare? Come collocare una accanto all'altra le parole perché vi commuovano e non vi offendano? Dio mio, conferite forza e persuasione alle mie parole, e privatele di qualsiasi appiglio che possa ferire! Ma non posso perorare la mia causa senza accusarvi, e non voglio farlo! Siete stata crudele con me. Sono una sovrana, come voi, e voi mi avete gettata in un carcere. Vi ho chiesto umilmente aiuto, come una supplice, e voi disprezzando il diritto delle genti e le sacre leggi dell'ospitalità, mi avete rinchiuso tra queste mura; gli amici, i servi vengono allontanati, sono ridotta a una spaventosa miseria e, per finire, sono costretta a subire le deliberazioni di un tribunale ignobile... Non voglio dire altro! L'oblio ricopra per sempre le sofferenze del mio passato... Questo, in fondo, è il gioco prediletto del destino. Né voi né io siamo colpevoli. Uno spirito maligno scaturito dal profondo è sorto ad alimentare in noi la fiamma dell'odio che ci aveva già divise nella giovinezza. È cresciuto nell'intimo di noi stesse, e i malvagi ne hanno attizzato la fiamma mentre i fanatici, nella loro follia, hanno messo in mano agli innocenti la spada e il pugnale... Questa è la maledizione dei sovrani che, nei loro conflitti, coinvolgono i popoli e dalla loro rivalità alimentano spaventosi furori. Ma adesso nessun estraneo si è messo tra noi due (le si avvicina confidenzialmente, in tono insinuante) e siamo una di fronte all'altra. Parlate, sorella! Dite di cosa sono colpevole, e vi confesserò semplicemente la verità. Oh, se mi aveste ascoltato quando tentavo ad ogni costo di incontrarvi! Non saremmo finite a questo punto, e questo doloroso incontro non sarebbe avvenuto in un luogo così triste!
ELISABETTA
La mia buona stella ha vegliato su di me e non ha permesso che mi allevassi una serpe in seno! Non incolpate il destino, ma il vostro cuore, e l'ambizione spaventosa della vostra casata. Non c'era la minima ostilità tra noi quando vostro zio, quel prete arrogante avido di potere, che allunga la mano audace verso tutti i troni disponibili, mi dichiarò guerra e vi convinse a pretendere la mia corona, ad adottare il mio stemma, e a sfidarmi ad una contesa mortale. A cosa non è ricorso per combattermi? All'eloquenza dei sacerdoti, alla spada dei popoli, alle armi ingloriose del fanatismo e della esaltazione religio