Seneca
Questioni naturali
LIBRO III
LE ACQUE <TERRESTRI>
Prefazione:
Che cosa è importante nella vita dell’uomo
[1] O Lucilio, che sei il
migliore tra gli uomini, non mi sfugge quanto sia imponente l’opera di cui,
ormai vecchio, getto le fondamenta, poiché ho deciso di fare il giro del mondo
intero, di andare alla ricerca delle sue cause e dei suoi segreti, e di
portarli alla conoscenza di altri: quando riuscirò ad abbracciare tante cose, a
raccogliere tante conoscenze sparse, a penetrare in tanti misteri?
[2] La vecchiaia incalza alle spalle e
rinfaccia gli anni sprecati in occupazioni inutili. Tanto più impegniamoci, e
il lavoro ripari i danni causati da una vita impiegata malamente; la notte si
aggiunga al giorno, si riducano le occupazioni, ci si liberi dalla cura di un
patrimonio che si trova lontano dal padrone, l’anima si dedichi tutta a se
stessa e, almeno vicino alla sua fine, si volti a contemplare quel che le
appartiene.
[3] Lo farà e vi si applicherà assiduamente
e ogni giorno misurerà la brevità del tempo che le rimane; tutto ciò che è
stato perduto, lo recupererà con un impiego scrupoloso del momento presente: il
passaggio più sicuro verso il bene è il pentimento. Mi piacerebbe, dunque,
declamare a gran voce quel verso di un celebre poeta: innalziamo gli animi a grandi progetti e intraprendiamo imprese eccezionali
nel poco tempo di cui disponiamo.
Potrei
parlare così, se intraprendessi questo lavoro da ragazzo o da giovane (infatti,
non c’è arco di tempo che non sia angusto per opere di tale portata): ora,
invece, inizio un’impresa seria, difficile, immensa, dopo aver già oltrepassato
il mezzogiorno della mia vita.
[4] Facciamo ciò che di solito si fa in
viaggio: chi è uscito troppo tardi compensa il ritardo camminando velocemente.
Affrettiamoci, e affrontiamo senza addurre la scusa dell’età un lavoro che non
so se potremo concludere, ma che è certamente impegnativo. L’animo cresce ogni
volta che pone mente alla grandezza dell’opera che ha iniziato e pensa a quanto
gli resta da fare, non a quanto gli resta da vivere.
[5] Alcuni si sono consumati a esporre le
gesta di re stranieri e il male che i popoli hanno subìto o hanno tentato di
farsi vicendevolmente. Quanto è meglio distruggere i propri vizi che tramandare
ai posteri quelli altrui! Quanto è meglio celebrare le opere degli dèi che i
brigantaggi di Filippo o di Alessandro e degli altri che, divenuti famosi per
lo sterminio di popoli, furono per i mortali flagelli non meno gravi di un
diluvio che inonda tutte le pianure, di un incendio che divora gran parte degli
esseri viventi!
[6] Scrivono come Annibale abbia valicato le
Alpi, come abbia portato in Italia inaspettatamente una guerra aggravata dalle
stragi in Spagna, ostinato anche dopo il cedimento di Cartagine, come abbia
fatto il giro dei re, offrendo loro un generale e chiedendo un esercito per
combattere contro i Romani; come non abbia smesso, da vecchio, di cercare la
guerra in ogni angolo del mondo: a tal punto poteva sopportare di vivere senza
patria, ma non senza un nemico!
[7] Quanto è meglio ricercare che cosa si
debba fare, piuttosto che ricercare che cosa sia stato fatto, e insegnare a
coloro che hanno affidato tutte le loro cose alla fortuna che essa non ha dato
niente di stabile, che tutti i suoi doni ondeggiano più mobili dell’aria! Essa
non è capace di stare inattiva, gode di sostituire le cose liete con quelle
tristi e comunque di mescolarle; perciò, nessuno confidi nelle circostanze
favorevoli, nessuno si perda d’animo nelle circostanze avverse: alterne sono le
vicende della vita.
[8] Perché esulti? Non sai dove stanno per
lasciarti queste cose che ti portano alle massime altezze: avranno la loro
fine, non quella che conviene a te. Perché ti abbatti? Hai toccato il fondo:
ora è il momento di risollevarsi: le avversità si volgeranno al meglio, le cose
corrispondenti ai tuoi desideri si volgeranno al peggio.
[9] Così bisogna farsi un’idea di quanto
siano mutevoli le vicende non solo delle case private, che una minima causa
abbatte, ma anche di quelle che governano. Regni sorti dagli strati più umili
della società si sono imposti sopra i governanti precedenti, antichi imperi
sono crollati proprio nel momento del massimo splendore. Non si può fare il
calcolo di quanti regni siano stati distrutti da altri. E adesso soprattutto
Dio ne innalza alcuni, ne abbatte altri, e non li depone delicatamente, ma li
fa precipitare dalla loro altezza in modo che di essi non resterà alcuna
traccia.
[10] Crediamo grandi questi
imperi perché noi siamo piccoli: molte cose sono grandi non per la loro natura,
ma per la nostra piccolezza. Che cosa è importante nella vita dell’uomo? Non
l’aver riempito i mari con le proprie flotte, né l’aver piantato le proprie
insegne sulle rive del Mar Rosso, né, mancando la terra per nuove offese,
l’aver vagato per l’oceano alla ricerca dell’ignoto, ma l’aver visto con
l’anima ogni cosa e, vittoria più grande di tutte, l’aver domato i vizi: sono
innumerevoli coloro che hanno avuto in loro dominio popoli e città, pochissimi
coloro che hanno avuto il dominio su se stessi.
[11] Che cosa è importante?
Ergere l’anima sopra le minacce e le promesse della fortuna, non giudicare
niente degno di essere sperato. Che cos’ha, infatti, la fortuna che meriti di
essere desiderato? Ogni volta che dalla frequentazione delle cose divine
ricadrai in quelle umane, avrai la vista annebbiata come accade a coloro i cui
occhi ritornano dallo splendore del sole a un’ombra fitta.
[12] Che cosa è importante?
Poter sopportare le avversità con animo sereno; qualunque cosa accada,
sopportarla come se tu avessi voluto che ti accadesse (avresti, infatti, dovuto
volere, se avessi saputo che tutto avviene per decreto di Dio: piangere,
lamentarsi e gemere significa ribellarsi).
[13] Che cosa è importante?
Un animo forte e saldo contro le disgrazie, non solo lontano, ma anche nemico
del lusso, che non vada in cerca dei pericoli, ma non li rifugga, che sappia
non attendere, ma produrre la propria fortuna e avanzare contro la buona e la
cattiva sorte senza paura e senza turbamento, non colpito né dall’attacco di
questa né dallo splendore di quella.
[14] Che cosa è importante?
Non far posto nell’animo a cattivi pensieri, levare al cielo mani pure, non
mirare ad alcun bene che, per passare a te, qualcuno deve perdere, desiderare
ciò che si può desiderare senza sollevare opposizione: la saggezza, tutto il
resto che è tenuto in gran conto presso i mortali, anche se qualche circostanza
lo porta, considerarlo come se dovesse andarsene per la stessa via per la quale
è venuto.
[15] Che cosa è importante?
Innalzare lo spirito al di sopra delle cose che dipendono dalla fortuna, ricordarsi
della propria condizione umana, cosicché, se sarai fortunato, saprai che non
durerà a lungo, se sarai sfortunato, saprai che non lo sei se non ti consideri
tale.
[16] Che cosa è importante?
Tenere la propria vita a fior di labbra: questo rende liberi non in virtù del
diritto romano, ma in virtù del diritto di natura. E libero è chi si è
sottratto alla schiavitù di se stesso: questa è continua e ineluttabile e
opprime giorno e notte senza intervallo e senza pausa.
[17] Essere schiavi di se
stessi è la schiavitù più pesante: ma scrollarsela di dosso è facile, se
smetterai di pretendere molto da te, se smetterai di cercare il guadagno, se
terrai sempre presente la tua natura di uomo e la tua età, anche se fosse
ancora giovane, e se dirai a te stesso: «Perché comportarmi da pazzo? Perché
affannarmi? Perché sudare? Perché rivoltare la terra e occuparmi di affari
politici? Non ho bisogno di molto né a lungo».
[18] A questo scopo ci
gioverà indagare attentamente la natura. In primo luogo ci allontaneremo da ciò
che è ignobile; poi separeremo dal corpo l’anima, che dobbiamo avere sana e
grande; poi l’acutezza del nostro pensiero, esercitata con i misteri della
natura, non conseguirà risultati inferiori applicandosi a ciò che è chiaro. Ma
niente è più chiaro di questi insegnamenti salutari che apprendiamo contro la
nostra malvagità e la nostra pazzia, vizi che condanniamo, ma senza rinunciare
a essi.
1. Programma
di ricerca sulle acque terrestri
[1] Occupiamoci, dunque,
delle acque terrestri e cerchiamo di scoprire per quale motivo si formano (che
si tratti, come dice Ovidio, di una
sorgente limpida e dalle onde brillanti e color argentoo, come dice
Virgilio, di una sorgente dalla quale per
nove bocche esce con gran rimbombo della montagna un mare scrosciante, e allaga
i campi con flutto muggente, o, come trovo nei tuoi scritti, carissimo
Lucilio, fiume d’Elide che scaturisce da
fonti sicule; se c’è qualche principio che fornisce le acque; com’è
possibile che tanti grossi fiumi scorrano verso il mare giorno e notte
ininterrottamente; perché alcuni si gonfino per le piogge invernali e alcuni si
ingrossino, mentre tutti gli altri corsi d’acqua sono in secca.
[2] Il Nilo, che ha una natura particolare
ed eccezionale, per ora lo terremo separato dalla massa, e ne tratteremo a suo
tempo. Occupiamoci ora delle acque comuni, tanto di quelle fredde quanto di
quelle calde. A proposito di queste ultime, bisognerà domandarsi se nascano già
calde o lo diventino. Discuteremo anche delle altre, rese famose dal sapore o
da qualche virtù particolare: alcune fanno bene agli occhi, altre ai nervi;
alcune guariscono completamente malattie croniche e giudicate inguaribili dai
medici; altre fanno rimarginare le piaghe; alcune, se bevute, risanano gli
organi interni e alleviano le sofferenze dei polmoni e dei visceri; altre
bloccano le emorragie: ciascun tipo di acqua ha un’utilità tanto diversa quanto
il suo sapore.
2. Tipi di
acque terrestri
[1] Le acque o sono
stagnanti o sono correnti o sono confluenti o scorrono in canali sotterranei.
Alcune sono dolci, altre diversamente dure. Naturalmente sono comprese quelle
salate e amare o medicamentose, fra le quali annoveriamo quelle sulfuree,
ferruginose, ricche d’allume: il sapore indica la loro proprietà specifica.
[2] Inoltre, si possono fare molte
suddivisioni, prima di tutto al tatto: ce ne sono di calde e di fredde; poi in
base al peso: ce ne sono di leggere e di pesanti; poi in base al colore: ce ne
sono di trasparenti, di torbide, di azzurrognole, di giallastre; poi dal punto
di vista della salute: ce ne sono di utili, di velenose, di quelle che si
solidificano in pietre, di leggere e di pesanti da digerire; alcune nutrono,
altre attraversano il corpo senza provocare nessun effetto in chi le beve,
altre ancora, ingerite, procurano la fecondità.
3. Acque
stagnanti e acque correnti
È la
configurazione del luogo a far sì che l’acqua ristagni o scorra: su un terreno
in pendio scorre, su un terreno pianeggiante e con i margini rialzati si ferma
e ristagna. Talvolta viene spinta in senso contrario dall’aria: ma allora è
forzata, non scorre naturalmente. Si raccoglie dalle piogge, è nativa quando
proviene da una fonte sua propria. Niente impedisce, tuttavia, che l’acqua si
raccolga nello stesso luogo in cui nasce; è quello che vediamo nel lago Fùcino,
nel quale i monti che lo circondano portano tutte le acque rovesciate dalla
pioggia e che possiede, però, anche abbondanti sorgenti sotterranee: pertanto,
anche quando d’inverno i torrenti cessano di scorrere, conserva il suo aspetto
abituale.
4. Come può
la terra alimentare costantemente i fiumi
Domandiamoci,
dunque, prima di tutto come sia possibile alla terra alimentare costantemente
il corso dei fiumi, donde escano tali masse d’acqua. Ci sorprendiamo che i mari
non avvertano l’effetto dell’aggiunta dell’acqua portata dai fiumi: bisogna
ugualmente sorprendersi che la terra non avverta l’effetto dell’impoverimento
arrecatole dai fiumi uscendone. Cos’è che o l’ha riempita a tal punto da
consentirle di fornire dalle sue viscere una simile quantità d’acqua, o che
gliela restituisce continuamente così? Qualunque spiegazione daremo a proposito
dei fiumi varrà anche per i ruscelli e le fonti.
5. Prima
spiegazione: il mare restituisce alla terra l’acqua che riceve
Alcuni
pensano che la terra recuperi tutta l’acqua che ha ceduto e che per questo i
mari non aumentino di livello, perché non si appropriano dell’acqua che
affluisce in essi, ma la restituiscono immediatamente. Essa, infatti,
percorrendo cammini sotterranei, ritorna alla terra e, venuta al mare
manifestamente, torna indietro segretamente e in questo passaggio il mare si
depura e, sbattuto violentemente attraverso i numerosi anfratti del sottosuolo,
si libera dalla salsedine e dalle sostanze nocive: in tanta varietà del terreno
perde il suo sapore e diventa acqua pura.
6. Seconda
spiegazione: la pioggia alimenta i fiumi
[1] Alcuni ritengono che la
terra mandi fuori di nuovo tutta l’acqua che ha ricevuto dalle piogge, e
adducono come prova il fatto che ci sono pochissimi fiumi nelle regioni in cui
piove raramente.
[2] Perciò affermano che i deserti
dell’Etiopia sono aridi e che nell’interno dell’Africa si trovano poche
sorgenti, perché il clima è torrido e quasi sempre estivo; ci sono perciò lande
sabbiose desolate prive di alberi e di abitanti, spruzzate da piogge isolate,
che vengono subito assorbite. Al contrario si sa che la Germania e la Gallia, e
subito dopo l’Italia, abbondano di fiumi e di ruscelli, perché godono di un
clima umido e neppure d’estate mancano le piogge.
7.
Confutazione della teoria secondo cui la pioggia alimenta i fiumi
[1] Vedi che contro questa
teoria si possono fare molte obiezioni. Prima di tutto io, appassionato
coltivatore di vigneti, affermo che nessuna pioggia è così abbondante da
impregnare la terra per più di dieci piedi di profondità; tutta l’umidità viene
assorbita dallo strato superficiale e non penetra in quelli sottostanti.
[2] Come può, dunque, la pioggia rinvigorire
i fiumi, se ha bagnato solo la superficie della terra? La maggior parte di essa
viene trascinata in mare attraverso il corso dei fiumi; è una minima parte
quella che la terra assorbe, e non la trattiene neppure: infatti, o è secca e
utilizza per sé tutto ciò che vi si introduce, o è satura e rigetta tutto ciò
che eccede il suo fabbisogno, e perciò i fiumi non si accrescono alle prime
piogge, perché la terra assetata le assorbe completamente.
[3] E che dire del fatto che alcuni fulmini
sgorgano dalle rocce e dalle montagne? Che contributo daranno a questi le
piogge che scorrono lungo le rupi nude e non trovano terra in cui fermarsi?
Aggiungi che pozzi profondi più di duecento o trecento piedi scavati nelle
località più aride trovano abbondanti falde acquifere a una profondità a cui la
pioggia non penetra, in modo che tu sappia che lì non c’è acqua caduta dal
cielo né acqua raccolta, ma, come si suol dire, acqua viva.
[4] Questa teoria si confuta anche con
l’argomentazione che alcune fonti sgorgano abbondanti sulla vetta di un’alta
montagna: è chiaro che sono spinte verso l’alto o che hanno origine lì, mentre
l’acqua piovana scorre sempre dall’alto verso il basso.
8. Terza
spiegazione: la terra possiede al suo interno enormi riserve d’acqua
Alcuni
ritengono che, come sulla superficie esterna della terra si estendono vaste
paludi e grandi laghi navigabili, come i mari si sono allargati su spazi
sterminati, insinuandosi nelle valli, così nell’interno della terra abbondino
le acque dolci e si estendano immobili su un’area non meno vasta che sulla
terra l’oceano e le sue insenature, anzi tanto più vasta quanto più la terra si
estende in profondità. Dunque, i nostri fiumi provengono da quella abbondante
riserva sotterranea: e che cosa c’è da stupirsi se la terra non si accorge di
tale privazione, dato che i mari non si accorgono dell’aggiunta?
9. Quarta
spiegazione: l’aria contenuta all’interno della terra si trasforma in acqua
[1] Alcuni propendono per
questa spiegazione: affermano che la terra ha al suo interno cavità nascoste e
molta aria che, schiacciata sotto fitte tenebre, necessariamente diventa
gelida, poi stagnante e immobile, e quando cessa di muoversi, si trasforma in
acqua; come la trasformazione dell’aria sopra di noi produce la pioggia, così
sotto terra produce fiumi o ruscelli.
[2] Sopra di noi non può restare a lungo
inerte e pesante (a volte, infatti, è rarefatta dal sole, a volte è dispersa
dai venti, e per questo le piogge si verificano a grandi intervalli);
sottoterra, invece, le condizioni che trasformano l’aria in acqua sono sempre
realizzate: tenebre perpetue, freddo eterno, aria costantemente densa e
immobile; dunque, offrirà sempre le cause che danno origine a una sorgente o a
un fiume.
[3] Noi crediamo che la terra sia
suscettibile di trasformazione. Tutto ciò che essa esala, poiché non nasce
nell’aria libera, si condensa subito e si trasforma in liquido: eccoti la prima
causa della formazione delle acque sottoterra.
10. Quinta
spiegazione: tutti gli elementi si possono trasformare gli uni negli altri,
dunque anche la terra in acqua
[1] Si può anche aggiungere
che tutti gli elementi derivano gli uni dagli altri, l’aria dall’acqua, l’acqua
dall’aria, il fuoco dall’aria, l’aria dal fuoco: perché, dunque, l’acqua non
potrebbe derivare dalla terra? Se la terra si può trasformare negli altri
elementi, si può trasformare anche in acqua, anzi soprattutto in acqua: tra
questi due elementi, infatti, c’è affinità, entrambi pesanti, entrambi densi,
entrambi confinati ai margini del mondo. La terra deriva dall’acqua: perché
l’acqua non potrebbe derivare dalla terra?
[2] «Ma i fiumi contengono molta acqua».
Quando vedrai quanta ne contengono, guarda nuovamente come sono immense le
riserve da cui attingono. Dal momento che scorrono ininterrottamente, alcuni
sono addirittura trascinati da una corrente impetuosa, ti meravigli che abbiano
a disposizione acqua sempre nuova. E che dire se ti meravigliassi che, sebbene
i venti mettano in movimento la massa intera dell’atmosfera, l’aria non viene a
mancare, ma scorre ugualmente di giorno e di notte, e che non scorre come i
fiumi, in un alveo ben definito, ma si muove per il vasto spazio del cielo in
larghe correnti? E che dire se ti meravigliassi che rimane sempre un’onda che
sopraggiunge dopo che tanti flutti si sono infranti?
[3] Niente di ciò che ritorna su se stesso
può esaurirsi. Tutti gli elementi si trasformano ciclicamente gli uni negli
altri; quello che uno ha perso passa all’altro, e la natura soppesa
attentamente le parti di cui è composta, come se le avesse messe in equilibrio
su una bilancia, per impedire che, alterata la proporzione perfetta delle
componenti, il mondo perda il suo equilibrio.
[4] Ciascun elemento si trova in ciascun
altro elemento: l’aria non soltanto si trasforma in fuoco, ma non è mai priva
di fuoco: toglile il calore: diventerà fredda, immobile e solida; l’aria si
trasforma in liquido, ma ciò nonostante non <è> priva di liquido; la
terra produce sia aria sia acqua, ma non è mai priva di acqua, così come non è
mai priva di aria. E perciò è più facile la trasformazione di un elemento
nell’altro, perché a ciascuno sono già mescolati quelli in cui si deve
trasformare.
[5] La terra, dunque, contiene acqua e la fa
uscire; contiene aria, e un inverno freddo e tenebroso la condensa fino a farla
diventare acqua; anche la terra stessa si può trasformare in acqua: utilizza la
sua proprietà.
11. Perché
fiumi e fonti si esauriscono o scaturiscono
[1] «E allora?», dice. «Se
le cause dalle quali hanno origine fiumi e fonti sono costanti, perché a volte
si seccano, a volte scaturiscono da luoghi in cui prima non c’erano?». Spesso i
loro percorsi sono alterati da un terremoto e un crollo interrompe il corso
delle acque che, trattenute, cercano nuove vie d’uscita e fanno irruzione in
qualche altro luogo o si trasferiscono da un luogo all’altro per lo scuotimento
della terra stessa.
[2] Da noi di solito accade che i fiumi,
perso il loro alveo, dapprima straripano, poi si creano una via che sostituisca
quella perduta. Teofrasto dice che questo è accaduto sul monte Còrico, sul
quale, dopo che la terra ebbe tremato, scaturì una gran quantità di nuove
fonti.
[3] Lo stesso autore fa intervenire ancora
altre cause che fanno sgorgare le acque o le fanno uscire dal loro corso e
deviare; un tempo l’Emo era povero di acqua, ma dopo che una popolazione
gallica assediata da Cassandro vi si era rifugiata e ne aveva abbattuto le
foreste, comparve un’abbondante quantità d’acqua, che evidentemente gli alberi
assorbivano per nutrirsi; abbattuti gli alberi, l’acqua che cessò di essere
consumata da essi, si riversò in superficie.
[4] Egli afferma che la stessa cosa è
accaduta anche nei paraggi di Magnesia. Ma sia detto con buona pace di
Teofrasto: questo non è verosimile, perché tutte le zone più ombrose sono quasi
sempre le più ricche d’acqua; e questo non accadrebbe se gli alberi
prosciugassero le acque, essi che trovano il loro nutrimento nelle vicinanze
(la gran quantità d’acqua dei fiumi, invece, sgorga dal profondo e ha origine
molto al di là del limite fino al quale le radici possono estendersi). E poi
gli alberi, una volta tagliati, hanno bisogno di più acqua: infatti, assorbono
non solo quella necessaria per vivere, ma anche quella necessaria per crescere.
[5] Teofrasto sostiene che nei dintorni di
Arcadia, città che si trovava nell’isola di Creta, fonti e corsi d’acqua si
fermarono, perché dopo la distruzione della città la terra aveva cessato di
essere coltivata, ma che dopo aver riacquistato i coltivatori riacquistò anche
le acque. Egli indica la causa della siccità nel fatto che la terra,
rinserratasi, è diventata dura e, non più dissodata, non ha potuto far passare
le piogge. Come mai allora vediamo fonti numerose in luoghi assolutamente
deserti?
[6] Infine, troviamo più terreni che hanno
cominciato a essere coltivati perché abbondavano d’acqua di quanti abbiano
cominciato ad abbondare d’acqua perché erano coltivati. Infatti, che non sia
piovana l’acqua che fa scorrere grandissimi fiumi navigabili da grosse
imbarcazioni fin dalla sorgente, si può capire dal fatto che sia d’estate sia
d’inverno è uguale la quantità d’acqua che scende dalla sorgente. L’acqua
piovana può dare origine a un torrente, ma non a un fiume che scorra con una
portata costante entro le sue rive: un fiume del genere, le piogge non lo
creano, ma lo ingrossano.
12. L’acqua è
inesauribile perché è uno dei quattro elementi
[1] Se ti sembra opportuno,
riprendiamo la questione un po’ più a monte, e quando ti sarai accostato alla
vera origine dei fiumi, ti renderai conto che non ti resta più nulla da
indagare. Evidentemente un fiume è formato da un corso d’acqua abbondante e
perenne. Dunque, tu mi chiedi come si formi l’acqua: io a mia volta ti chiederò
come si formi l’aria o la terra.
[2] Ma se in natura ci sono quattro
elementi, non puoi chiedere donde provenga l’acqua: essa è la quarta parte
della natura. Perché allora ti meravigli se una porzione così grande della
natura può sempre riversare all’esterno qualcosa traendolo dal proprio interno?
[3] Come l’aria, che è anch’essa la quarta
parte del mondo, muove venti e brezze, così l’acqua muove ruscelli e fiumi: se
il vento è aria che scorre, anche il fiume è acqua che scorre. All’acqua ho
dato abbastanza forza, anzi molta, quando ho detto: «è un elemento»: tu capisci
che ciò che proviene da un elemento non può venir meno.
13. L’acqua è
l’elemento più potente, come dice Talete
Aggiungerò,
come dice Talete, «è l’elemento più potente». Egli pensa che questo elemento
sia stato il primo, che da questo siano nate tutte le cose. Ma anche noi
condividiamo la stessa opinione o ne abbiamo una molto simile: diciamo,
infatti, che il fuoco è padrone del mondo e che trasforma in sé tutte le cose,
che debole e languente si affievolisce e che, una volta spento il fuoco, in
natura non resta nient’altro che l’acqua, in cui è nascosta la speranza del
mondo futuro: [2] così il fuoco è la
fine del mondo, l’acqua il principio. Ti meravigli che possano uscire
continuamente corsi d’acqua da questo principio che era al posto di tutte le
cose e dal quale tutte le cose derivano? Questo elemento umido
nell’organizzazione dell’universo è stato ridotto a costituirne solo un quarto,
collocato in modo da poter generare fiumi, ruscelli e fonti.
14. Rifiuto
dell’opinione di Talete. La tesi degli Egizi
[1] L’opinione di Talete che
segue è assurda. Egli, infatti, dice che il globo terrestre è sostenuto
dall’acqua e che è trasportato come un’imbarcazione e che quando si dice che
trema, in realtà ondeggia per la mobilità dell’acqua: non c’è, dunque, da
meravigliarsi che l’acqua sia così abbondante da far sgorgare i fiumi, quando
il mondo è tutto nell’acqua.
[2] Rigetta questa opinione antiquata e
rozza: e non c’è motivo di credere che l’acqua si infiltri in questo globo
attraverso fessure e vi si raccolga come sul fondo della nave. Gli Egizi hanno
posto quattro elementi, poi da ciascuno hanno fatto una coppia: ritengono che l’aria,
in quanto vento, sia maschio, in quanto nuvolosa e inerte, femmina; chiamano
virile l’acqua del mare, muliebri tutte le altre; chiamano il fuoco maschio in
quanto brucia producendo una fiamma, e femmina in quanto brilla senza nuocere a
chi lo tocca; chiamano la terra maschio se è abbastanza dura, come sassi e
rocce, assegnano il nome di femmina a quella lavorabile e coltivata.
[3] Il mare è uno, ed è così costituito
chiaramente fin dall’origine; possiede proprie vene, dalle quali viene riempito
e agitato. Come per il mare, così anche per queste acque più dolci esistono
vaste riserve sotterranee, che il corso di nessun fiume riuscirà a esaurire. Ci
è impossibile calcolare le dimensioni di tali riserve dalle quali viene emesso
quanto basta alla perennità delle correnti.
15. Analogia
fra la terra e il corpo umano: entrambi hanno vene e arterie in cui circolano
acqua e aria
[1] Ad alcune di queste
opinioni possiamo dare il nostro assenso. Ma io aggiungerei questo: secondo me,
la terra è governata dalla natura e precisamente in base al modello del nostro
corpo, in cui ci sono sia vene sia arterie, vasi per il sangue le prime, per
l’aria le seconde. Anche nella terra ci sono alcuni canali in cui scorre
l’acqua, altri in cui scorre l’aria, e la natura li ha plasmati talmente a
somiglianza del corpo umano che i nostri antenati hanno dato il nome di vene
anche ai corsi d’acqua.
[2] Ora come in noi non c’è soltanto il
sangue, ma ci sono molti tipi di umore, alcuni necessari alla vita, altri
guasti e un po’ troppo grassi (il cervello nel cranio, il midollo nelle ossa, i
muchi, le salive e le lacrime e un liquido aggiunto alle articolazioni che,
lubrificandole, consente loro di piegarsi più velocemente), così anche nella
terra ci sono numerosi tipi di umore: [3]
alcuni che presto solidificano (da qui proviene ogni possibilità di
sfruttamento delle miniere, dalle quali l’avidità trae oro e argento) e che da
liquidi si trasformano in pietra; alcuni, come il bitume e altri simili a esso,
hanno origine dalla putrefazione della terra e dei suoi umori. Questa è
l’origine delle acque che nascono secondo le leggi e la volontà della natura.
[4] D’altra parte, come nei nostri corpi,
gli umori nella terra spesso si guastano: o un colpo o una qualche scossa o il
deperimento del luogo o il freddo o il caldo ne alterano la natura; e una
infiltrazione sulfurea condensa l’umore che dura a volte molto a lungo, altre
poco.
[5] Dunque, come nei nostri corpi, quando si
è aperta una vena, il sangue sgorga finché non è uscito tutto o la lacerazione
della vena si è rimarginata e gli ha bloccato la via d’uscita o qualche altra
causa ha fatto rifluire il sangue, così nella terra dalle vene che si rompono e
si aprono sgorga un ruscello o un fiume.
[6] È importante quanto la vena sia stata aperta:
essa talvolta viene meno perché si esaurisce l’acqua, talvolta si ostruisce
perché incontra qualche ostacolo, talvolta si salda come formando una cicatrice
e chiude il passaggio che si era creata; talvolta questa proprietà di
trasformazione che, come abbiamo detto, la terra possiede non è più in grado di
mutare il nutrimento in umore.
[7] Altre volte, invece, le vene prosciugate
si riempiono nuovamente o recuperando delle risorse da se stesse o attingendo
dall’esterno; spesso, infatti, canali vuoti posti accanto a canali pieni
richiamano a sé l’umore; spesso la terra se si decompone facilmente, si
disgrega e si inumidisce da sola; <spesso> sottoterra avviene la stessa
cosa che nelle nubi, dove l’aria si condensa e, divenuta troppo pesante per
poter rimanere nella propria natura, genera l’umidità; spesso si raccoglie un
liquido tenue e sparso come la rugiada, che da molti luoghi confluisce in uno
solo (i rabdomanti lo chiamano sudore, perché alcune gocce vengono espulse o
dalla pressione del suolo o dal gran caldo).
[8] Questa debole corrente è a malapena
sufficiente per dar vita a una fontana; e da grandi riserve discendono i fiumi,
che scorrono tranquillamente se l’acqua discende solo per l’effetto del suo
peso, impetuosamente e rumorosamente se l’acqua è spinta dall’aria a essa
mescolata.
16. Analogia
fra la terra e il corpo umano: fenomeni periodici. Che cosa c’è sottoterra
[1] «Ma perché alcune fonti
per sei ore sono piene e per le sei ore successive sono asciutte?». Sarebbe
inutile enumerare tutti i fiumi che in determinati mesi sono ricchi, in altri
sono poveri d’acqua, e ricercare per ciascuno le cause di questo fenomeno,
mentre posso indicare per tutti la medesima causa.
[2] Come la febbre quartana arriva a ore
fisse, come la gotta si fa sentire a intervalli regolari, come le mestruazioni,
se niente lo impedisce, compaiono nel giorno stabilito, come il parto si
presenta nel mese previsto, così anche le acque hanno dei periodi in cui si
ritirano e dei periodi in cui ritornano. Alcuni intervalli sono più brevi e per
questo vi facciamo caso, altri sono più lunghi, ma non meno precisi. [3] E che cosa c’è da meravigliarsi,
quando vedi l’ordine dei fenomeni naturali che si svolgono secondo leggi
costanti? L’inverno non ha mai sbagliato periodo, l’estate porta il caldo a suo
tempo, il cambiamento di stagione in autunno e in primavera avviene sempre a
partire dal solito momento; sia i solstizi sia gli equinozi ritornano a giorni
fissi.
[4] Anche sottoterra esistono leggi di
natura a noi meno note, ma non meno certe: sta’ sicuro che là sotto si trova
tutto ciò che vedi qui sopra. Anche lì ci sono ampie grotte, immense cavità e
valloni incassati fra le montagne sospese da una parte e dall’altra; ci sono
abissi e crepacci enormi, che spesso hanno inghiottito città crollate e hanno
seppellito nelle loro profondità giganteschi cumuli di macerie [5] (tutti questi luoghi sono pieni
d’aria, poiché il vuoto non esiste da nessuna parte); e ci sono anche bacini
immersi nelle tenebre e vasti laghi. Anche in essi nascono animali, ma lenti e
informi, perché sono concepiti in un’atmosfera senza luce e grassa e in acque
stagnanti e immobili; la maggior parte di essi è cieca come le talpe e i topi
che vivono sottoterra, ai quali manca la vista perché sarebbe superflua; poi, come
afferma Teofrasto, in alcuni luoghi si possono estrarre pesci dalla terra.
17. La
golosità dei contemporanei
[1] A questo punto ti
verranno in mente numerose ragioni per esclamare con spirito a proposito di
questa storia incredibile: «Favole! Uno che vada a pescare non con le reti né
con gli ami, ma col piccone! Mi aspetto che qualcuno vada a caccia sul mare».
Ma perché i pesci non dovrebbero passare sulla terraferma, se noi passiamo sui
mari, scambiandoci le dimore?
[2] Tu ti sorprendi che questo accada: ma
quanto più incredibili sono le opere della dissolutezza ogni volta che imita la
natura o la supera? I pesci nuotano in camera da letto e viene catturato
proprio sotto la tavola quello che viene subito servito in tavola. Una triglia
viene giudicata poco fresca, a meno che non muoia fra le mani di un commensale.
I pesci vengono portati rinchiusi in olle di vetro e si osserva il colore di
quelli che stanno morendo, al quale la morte dà molte sfumature diverse mentre
lo spirito combatte; altri vengono uccisi nel garo e conditi ancora vivi.
[3] E sono costoro che giudicano favole che
un pesce possa vivere sottoterra e venire dissotterrato invece che pescato!
Quanto incredibile sembrerebbe loro, se sentissero dire che il pesce nuota
nella salsa e che non è ucciso per il pranzo, ma durante il pranzo, dopo che,
con gran piacere dei convitati, ha appagato a lungo gli occhi prima del palato?
18. La
golosità coinvolge anche gli occhi
[1] Consentimi di mettere un
attimo da parte la questione, per rimproverare l’amore del lusso. «Per
costoro», dici, «non c’è niente di più bello di una triglia che sta morendo:
proprio per la lotta delle forze vitali che vengono meno, dapprima si diffonde
il rossore, poi il pallore, e le squame assumono diverse sfumature e il colore
fluttua per vari aspetti, indeciso se prendere quello della vita o quello della
morte. <Benché> si siano ridestati tardi da una sensualità a lungo
sonnacchiosa e oziosa, si sono resi conto di essere raggirati e defraudati di
un bene così grande: fino a quel momento solo i pescatori godevano di questo
magnifico spettacolo.
[2] «A che scopo un pesce cotto? A che scopo
un pesce morto? Esali l’ultimo respiro sul piatto di portata!» Ci
meravigliavamo che essi fossero così schizzinosi da non voler toccare il pesce
che non fosse stato catturato il giorno stesso, che, come dicono, non avesse il
sapore stesso del mare: perciò, lo si faceva portare di corsa, perciò si cedeva
il passo ai corrieri che si affrettavano ansimando e gridando.
[3] Dov’è arrivata la nostra ricerca del
piacere? Ormai per costoro un pesce ucciso è un pesce guasto. «È stato pescato
oggi». Non saprei crederti su una questione così seria: non voglio credere a
nessuno tranne che al pesce stesso. Sia portato qui e spiri alla mia presenza».
A questo livello è arrivato il ventre dei raffinati, da non poter più gustare
un pesce, a meno che non lo abbia visto nuotare e dibattersi durante il
banchetto stesso. Tanto si è aggiunto all’ingegnosità di un lusso disdegnoso,
con tanta maggiore sottigliezza e ricercatezza disdegnosa di tutto ciò che è
abituale la follia inventa ogni giorno qualcosa di nuovo!
[4] Una volta sentivamo dire: «Non c’è
niente di meglio di una triglia di scoglio»; adesso invece sentiamo dire: «Non
c’è niente di più bello di una triglia che muore; fammi tenere in mano il vaso
di vetro, perché la possa guardare agitarsi e dibattersi». Quando è stata
ammirata molto e a lungo, viene estratta da quel vivaio trasparente.
[5] Allora i più competenti fra i convitati
fanno notare: «Guarda come si è acceso un rosso più intenso di qualsiasi minio!
Guarda come si ingrossano le vene sui fianchi! Ecco, diresti che il suo ventre
è di sangue! Come prende un colore azzurro brillante proprio sotto la testa!
Già si allunga e impallidisce e assume un colore uniforme».
[6] Nessuno di costoro sta accanto a un
amico che sta morendo, nessuno ha la forza di vedere la morte di suo padre,
morte che ha desiderato. Quanti di loro accompagnano la salma di un familiare
fino al rogo? Si abbandonano fratelli e parenti nell’ora suprema; si accorre in
massa per assistere alla morte di una triglia: «Non c’è, infatti, niente di più
bello».
[7] Non mi trattengo dall’usare le parole
arditamente, anche non rispettando la proprietà del linguaggio: di fronte al
cibo non si accontentano del ventre e della bocca: sono golosi anche con gli
occhi.
19. I pesci
del sottosuolo. Le immense riserve d’acqua sotterranee
[1] Ma per tornare al nostro
argomento, eccoti la prova che nelle regioni sotterranee si nasconde un’enorme
quantità d’acqua ricca di pesci resi mostruosi dall’inattività: se talvolta
quest’acqua si fa strada fino alla superficie, porta con sé una folla immensa
di animali orribili a vedersi e ributtanti e nocivi a gustarsi.
[2] Certo è che quando in Caria, dalle parti
della città di Idimo, un’ondata di quest’acqua balzò fuori dalla terra,
morirono tutti coloro che avevano mangiato quei pesci sconosciuti fino a quel
giorno e portati alla luce da un fiume nuovo. E ciò non è strano: i loro corpi,
infatti, erano grassi e pieni zeppi come per un lungo ozio, e per altro
immobili e ingrassati nell’oscurità e privati della luce, dalla quale viene la
salute.
[3] Un’altra prova che i pesci possano
nascere in quelle profondità della terra è il fatto che le anguille nascono in
luoghi nascosti e anch’esse sono pesanti da digerire, perché sono vissute
nell’inattività, soprattutto se sono rimaste sepolte sotto uno spesso strato di
fango.
[4] La terra, dunque, non possiede soltanto
vene d’acqua, che, riunendosi, possono dare origine ai fiumi, ma anche fiumi di
grandi dimensioni, dei quali alcuni hanno un corso che rimane interamente
sotterraneo, finché vengono inghiottiti da qualche avvallamento, altri emergono
sul fondo di qualche lago. Infatti, chi ignora che esistono alcuni bacini senza
fondo? A che cosa miro con queste considerazioni? A far apparire chiaro che
questa è la riserva eterna di acqua per i grandi fiumi, e che non se ne può
raggiungere l’estremità, così come accade per le sorgenti dei fiumi.
20. Cause dei
diversi sapori delle acque
[1] «Ma perché le
acque hanno sapori diversi?». Per quattro cause: la prima è il terreno su cui
scorrono; la seconda è ancora il terreno, se nascono dalla sua trasformazione;
la terza è l’aria che si è trasformata in acqua; la quarta sono le alterazioni
che spesso contraggono, inquinate da sostanze nocive.
[2] Queste sono le cause che danno alle
acque la loro varietà di sapore, le loro virtù curative, le loro esalazioni
sgradevoli e il loro odore pestilenziale, la loro leggerezza e la loro pesantezza,
il loro calore o il loro freddo eccessivo. È importante se hanno attraversato
luoghi ricchi di zolfo o di salnitro o di bitume: chi beve acque inquinate per
questi motivi rischia la propria vita.
[3] Da lì viene il fiume di cui parla
Ovidio: i Ciconi hanno un fiume che
pietrifica le viscere di chi ne beve e riveste di marmo gli oggetti che tocca;
le sue acque sono medicinali, e possiede un fango di natura tale che cementa i
corpi e li rende duri. Come la pozzolana, se viene a contato con l’acqua, si
trasforma in pietra, così, al contrario, quest’acqua, se tocca qualcosa di
solido, vi si attacca e vi si fissa.
[4] Da questo deriva che gli oggetti gettati
nel medesimo lago vengono estratti subito pietrificati, cosa che avviene in
Italia in diversi luoghi: sia che tu immerga un bastoncino sia che tu immerga
un ramo frondoso, dopo pochi giorni tiri fuori una pietra; il fango, infatti,
si deposita tutt’attorno al corpo e vi si attacca a poco a poco. Questo ti
sembrerà meno strano, se osserverai che le acque Albule e quelle sulfuree in
genere formano delle incrostazioni solide lungo i margini dei loro canali e dei
loro ruscelli.
[5] Una o l’altra di queste cause hanno quei
laghi che o fanno impazzire o precipitare
in un sonno profondo e sorprendente chiunque vi si abbeveri hanno un potere
simile a quello del vino puro, ma più forte (infatti, come l’ubriachezza,
finché non si dissipa, è follia e fa cadere in un sonno profondo, così il
potere di quest’acqua sulfurea, che contiene qualcosa di tossico che fa subito
effetto in un’aria satura di veleni, o getta la mente in preda alla pazzia o la
opprime in un sonno letargico).
[6] Ha questo pericolo il fiume Lincesto: chiunque ne abbia bevuto troppo avidamente barcolla
come se avesse bevuto vino schietto.
21. Le acque
sono simili alle regioni che attraversano e da cui provengono
[1] Se ci si sporge a
guardare all’interno di certe caverne, si muore; l’effetto letale è così rapido
da far precipitare gli uccelli che vi passano sopra in volo: tale è l’aria,
tale è il luogo, dal quale stilla un’acqua letale. E se le esalazioni dell’aria
e del luogo sono meno pestilenziali, anche il danno causato dall’acqua è minore
e si limita ad attaccare i nervi come paralizzati dall’ebbrezza.
[2] E non mi meraviglio se il luogo e l’aria
contaminano le acque e le rendono simili alla regioni che attraversano e da cui
provengono: nel latte ritroviamo il sapore del pascolo e nell’aceto il vigore
del vino. Non c’è niente che non riproduca i caratteri di ciò da cui nasce.
22. Le acque
che hanno avuto origine col mondo
C’è un altro
genere di acque, che noi crediamo abbia avuto origine col mondo: se il modo è
eterno, anche queste acque sono sempre esistite; se il mondo ha avuto inizio in
qualche momento, anch’esse sono state sistemate insieme con tutte le cose.
Chiedi di quali acque si tratti? Di quelle dell’oceano e di tutti i mari che da
esso derivano e che separano le terre le une dalle altre. Alcuni ritengono che
anche certi fiumi, dei quali è impossibile spiegare la natura, abbiano avuto origine
insieme col mondo stesso, come per esempio il Danubio o il Nilo, fiumi di
grandi dimensioni e troppo particolari perché si possa attribuir loro la
medesima origine degli altri.
23.
Suddivisione generale delle acque
Questa è,
dunque, la suddivisione delle acque, secondo l’opinione di alcuni: le acque che
sono posteriori all’oceano sono celesti, che vengono rovesciate dalle nuvole, e
terrestri. Fra quelle terrestri alcune, per così dire, nuotano sopra, perché
strisciano sulla superficie della terra, altre sono nascoste, e di queste
abbiamo già dato la spiegazione.
24. Perché
certe acque sono calde o addirittura bollenti
[1] Perché certe acque siano
calde e certe altre siano addirittura bollenti fino al punto che non le si può
utilizzare, se non dopo averle fatte raffreddare all’aria aperta o intiepidite
mescolandovi acqua fredda, si può spiegare in più modi. Empedocle ritiene che
l’acqua si scaldi a causa dei fuochi che la terra copre e cela in molti luoghi,
se si trovano sotto un terreno attraverso cui scorrono le acque.
[2] Anche noi costruiamo abitualmente
apparecchi tortuosi per scaldare l’acqua e scaldabagni e apparecchi di forme
diverse, nei quali facciamo passare tubi di rame sottile che scendono a
spirale, perché l’acqua, girando ripetutamente attorno al medesimo fuoco,
scorra per tanto spazio quanto basta a portarla a un’alta temperatura: cosicché
essa entra fredda ed esce calda.
[3] Empedocle pensa che la stessa cosa
accada sottoterra, e che non si inganni, possono attestarlo gli abitanti di
Baia, i cui bagni si scaldano senza fuoco: una corrente d’aria resa infuocata
dai vapori bollenti del luogo viene spinta nei bagni; essa, fatta scorrere
attraverso dei tubi, ne riscalda le pareti e le vasche come succederebbe se ci
fosse il fuoco sotto, insomma l’acqua fredda passando in mezzo al vapore si
trasforma in acqua calda, senza però prendere l’odore proveniente dagli
ipocausi, perché scorre via al chiuso.
[4] Alcuni pensano che le acque, scorrendo
attraverso località ricche di zolfo o di salnitro, traggano il loro calore
dalla materia in mezzo a cui passano. Ciò è testimoniato proprio dal loro odore
e dal loro sapore: esse, infatti, mostrano le medesime caratteristiche di
quella materia che le ha riscaldate. Perché tu non ti sorprenda che ciò accada,
versa acqua sulla calce viva: ribollirà.
25. Acque
velenose, acque dai poteri eccezionali, acque medicamentose
[1] Alcune acque sono letali e per di più non
riconoscibili né dall’odore né dal sapore. Nei pressi di Nonacri, in Arcadia,
la fonte Stige, così chiamata dagli abitanti del luogo, inganna i forestieri,
perché non insospettisce né il suo aspetto né il suo odore: la stessa cosa
accade coi veleni manipolati dai grandi avvelenatori, che non sono rivelati se
non dalla morte delle vittime. Quest’acqua di cui ho appena parlato intossica
con estrema rapidità, e non c’è modo di ricorrere a un antidoto, perché appena
ingerita solidifica e coagula come fa il gesso sotto l’azione dell’umidità, e
lega insieme le viscere.
[2] È altrettanto nociva un’acqua che si
trova in Tessaglia, dalle parti della valle di Tempe, che è evitata da tutti
gli animali, selvatici e domestici. Essa perfora il ferro e il rame, tale è la
sua forza corrosiva da intaccare anche gli oggetti duri; non lascia crescere
nessun tipo di albero e uccide le erbe.
[3] Certi fiumi hanno poteri speciali:
infatti, ce ne sono alcuni che fanno cambiar colore alle pecore di un intero
gregge che ne hanno bevuto, ed entro un determinato arco di tempo quelle che
erano nere hanno la lana bianca e quelle che erano arrivate bianche se ne vanno
nere. In Beozia due fiumi producono questo cambiamento, uno dei quali per i
suoi effetti è chiamato Mela: entrambi escono dal medesimo lago, ma per agire
in modo contrario.
[4] Anche in Macedonia, come afferma Teofrasto,
coloro che vogliono far diventare bianche le pecore le conducono <sulle rive
dell’Aliacmone>: dopo averne bevuto abbastanza a lungo, esse cambiano colore
come se fossero state tinte; ma se hanno bisogno di lana scura, è pronto un
tintore che lavora gratuitamente: spingono il medesimo gregge verso il Peneo.
Ho dei testi di autori attendibili secondo i quali in Galazia esiste un fiume
che produce il medesimo effetto su tutti gli animali, e in Cappadocia ne esiste
uno che fa cambiare colore ai cavalli che vi si dissetano, cospargendo il loro
mantello di macchie bianche, mentre non ha alcun effetto sugli altri animali.
[5] È noto che certi laghi tengono a galla
uomini che non sanno nuotare: esisteva in Sicilia ed esiste tuttora in Siria un
bacino su cui galleggiano i mattoni e in cui non si possono far affondare gli
oggetti che si buttano, per quanto siano pesanti. La causa di questo fenomeno è
evidente: stabilisci il peso di un oggetto qualsiasi e mettilo a confronto con
quello dell’acqua, purché il volume dei due corpi sia uguale: se l’acqua è più
pesante, sostiene le cose che sono più leggere, e tanto più le innalzerà sulla
sua superficie, quanto più sono leggere; le cose più pesanti, invece, andranno
a fondo. Ma se sarà uguale il peso dell’acqua e quello dell’oggetto con cui la
confronterai, questo non affonderà né emergerà, ma starà allo stesso livello
dell’acqua e nuoterà sì, ma quasi del tutto immerso, senza sporgere con alcuna
sua parte.
[6] Questa è la ragione per cui certi
tronchi stanno quasi completamente sollevati sull’acqua, altri stanno immersi
per metà, altri discendono a pelo d’acqua. Infatti, quando il peso dei due
corpi è uguale, nessuno dei due si lascia vincere dall’altro, invece i corpi
più pesanti vanno a fondo, quelli più leggeri stanno a galla. Ma pesanti e
leggeri non in base a una nostra valutazione, bensì in base al confronto con
ciò che li deve trasportare.
[7] Pertanto, quando l’acqua è più pesante
del corpo di un uomo o di un sasso, non consente che affondi ciò che non supera
il suo peso; così accade che in certe acque stagnanti neppure le pietre vadano
a fondo. Parlo di pietre compatte e dure. Ce ne sono, infatti, molte porose e
leggere, e le isole che in Lidia sono fatte di queste pietre galleggiano:
Teofrasto ce lo conferma.
[8] Io stesso ho visto a Cutilia un’isola
galleggiante, e un’altra naviga sul lago Vadimone (lago situato nel territorio
di Statonia). L’isola di Cutilia possiede alberi e fa crescere erbe: tuttavia,
è sostenuta dall’acqua ed è spinta da una parte e dall’altra non solo dal
vento, ma anche da una brezza leggera, e non resta mai né di giorno né di notte
ferma in un luogo: a tal punto è mossa da ogni minimo soffio.
[9] Questo fenomeno ha una duplice causa: la
pesantezza dell’acqua ricca di sostanze minerali e per questo pesante, e la
materia di cui è fatta l’isola stessa, che è facilmente trasportabile e che non
è quella propria di un corpo solido, benché nutra degli alberi. Forse, infatti,
l’acqua densa del lago ha trattenuto e legato dei tronchi leggeri e delle
fronde sparse sulla sua superficie. [10]
Perciò, anche se sull’isola ci sono dei sassi, ti renderai conto che sono
corrosi e porosi come quelli formati da un liquido che solidifica, soprattutto
sulle rive delle fonti medicamentose, dove le sostanze in sospensione nelle
acque si uniscono e la schiuma si solidifica: è inevitabile che sia leggero ciò
che è composto di vento e di vuoto.
[11] Di alcuni fenomeni non
è possibile dare una spiegazione: perché l’acqua del Nilo renda le donne più
feconde, fino al punto da rilassare il grembo di certe donne, bloccato da una
lunga sterilità; perché certe acque in Licia proteggano il feto dall’aborto,
per cui sono abitualmente utilizzate da donne che hanno l’utero poco
resistente. Per quanto mi riguarda, metto queste credenze fra quelle prive di
fondamento. Si è creduto che certe acque facciano venire la scabbia, altre la
vitiligine e repellenti chiazze biancastre, sia che uno vi si immerga sia che
le beva: e si dice che abbia questi effetti negativi l’acqua che si raccoglie
dalla rugiada.
[12] Chi non crederebbe che
le acque più pesanti siano quelle che si trasformano in ghiaccio? Invece è vero
il contrario: questo accade con le acque più leggere, che il freddo gela molto
facilmente proprio a causa della loro leggerezza. Come poi si formi quella
pietra che sembra ghiaccio, appare chiaro dallo stesso nome con cui i Greci la
designano: essi, infatti, chiamano
sia questa pietra trasparente sia quel ghiaccio dal quale credono che si
formi la pietra. Infatti, l’acqua che proviene dal cielo e contiene in sé una
quantità minima di elementi terrosi, quando si è indurita, si condensa sempre
più a causa di un freddo costante, finché non è tutta compressa in se stessa,
avendo eliminato tutta l’aria, e ciò che era acqua è diventato pietra.
26.
Periodiche piene e sparizioni di certi fiumi. Proprietà di autopulirsi di certe
fonti e del mare
[1] D’estate certi fiumi si
ingrossano, come il Nilo, di cui si renderà conto altrove. Teofrasto assicura
che anche nel Ponto alcuni corsi d’acqua crescono nella stagione estiva. Si
attribuisce questo fenomeno a quattro cause: o la terra è soprattutto in quel
periodo trasformabile in acqua, o le piogge sono più abbondanti in regioni
lontane e la loro acqua, penetrata in cunicoli nascosti, si spande sotto
inavvertitamente.
[2] La terza causa è se la foce è battuta da
venti piuttosto insistenti e la corrente, respinta dalle onde, si arresta (il
fiume sembra crescere perché non trova sfogo). La quarta causa è legata agli
astri: essi, infatti, in certi mesi sono più attivi e prosciugano i fiumi;
quando si ritirano più lontano, consumano e assorbono meno: così ciò che soleva
risolversi in danno ora si risolve in guadagno.
[3] Certi fiumi cadono manifestamente in
qualche cavità sotterranea e si sottraggono così al nostro sguardo. Altri
diminuiscono a poco a poco e scompaiono; gli stessi ricompaiono dopo un po’ e
riprendono il loro nome e il loro corso. La causa è chiara: sottoterra ci sono
delle cavità e tutti i liquidi tendono per natura verso il basso e verso il
vuoto. Pertanto, i fiumi raccoltisi in esse seguono invisibilmente il loro
corso, ma appena incontrano qualche ostacolo solido, sfondata la zona che
oppone meno resistenza, riprendono il loro corso.
[4]
Così il Lico, inghiottito da una spaccatura del terreno, fuoriesce lontano e
riappare da un’altra sorgente. Così il grande Erasino prima viene assorbito,
poi, infiltratosi in un abisso silenzioso, ritorna alla superficie nelle acque
dell’Argolide.
La stessa
cosa in Oriente fa anche il Tigri: viene assorbito e sparisce a lungo, finché
non riemerge in un luogo molto lontano, senza però che si possa dubitare della
sua identità.
[5] Certe fonti espellono in determinati
periodi le loro scorie, come fa l’Aretusa in Sicilia ogni quattro anni d’estate
durante i giochi olimpici. Da qui è sorta la credenza che l’Alfeo arrivi
dall’Acaia fin là, segua un percorso sotterraneo e non emerga prima delle coste
siracusane; perciò, nei giorni in cui si svolgono i giochi olimpici su di esse
si riversano gli escrementi delle vittime trasportati dal favore della
corrente.
[6] Anche tu hai creduto a questo, come
<ho detto> nella prima parte, carissimo Lucilio, e vi ha creduto anche
Virgilio, che così si rivolge ad Aretusa: e
che, quando scorrerai sotto i flutti di Sicilia, Doride amara non mescoli le
sue onde alle tue.
Nel
Chersoneso che appartiene ai Rodiesi c’è una fonte che dopo un lungo intervallo
di tempo diventa torbida e vomita dalle sue viscere rifiuti vari, finché non si
è svuotata e purificata.
[7] In certi luoghi le fonti fanno in modo
di espellere non solo il fango, ma anche le foglie, pezzi di terracotta e tutte
le sostanze in putrefazione. Il mare, invece, fa così dappertutto, perché ha
una natura tale da rigettare contro le coste ogni immondizia e ogni rifiuto. In
realtà, certi tratti di mare si comportano così periodicamente, come per
esempio nei pressi di Messina e di Milazzo, quando arrivano i giorni turbolenti
<dell’equinozio>, il mare vomita delle sostanze simili a sterco, ribolle
e si agita, assumendo un colore repellente, per cui esiste la leggenda che lì
abbiano la stalla i buoi del Sole.
[8] Ma è difficile dare una spiegazione del
comportamento di certi mari, soprattutto quando il momento in cui si verifica
quel fenomeno di cui ci occupiamo, se <non> è sfuggito a tutte le
osservazioni, è tuttavia incerto. Non si può, pertanto, trovarne la causa
prossima e diretta; d’altra parte, vale questa regola generale: tutte le acque
immobili e rinchiuse si depurano per natura. Infatti, anche nelle acque che
scorrono, le impurità non possono fermarsi, perché la corrente favorevole le
porta lontano verso valle; quelle che non espellono tutto ciò che vi si è
introdotto, sono più o meno agitate. Il mare, invece, trae dalle sue profondità
cadaveri, lettiere e tutte le altre cose appartenute ai naufraghi, e si depura
non solo con le tempeste e le onde, ma anche quand’è calmo e tranquillo.
27. Il
diluvio universale: cause e descrizione dell’evento
[1] Ma l’argomento mi
consiglia di ricercare in che modo, quando sarà arrivato il giorno fatale del
diluvio, gran parte delle terre verrà sommersa dalle acque: se avverrà per
azione delle masse oceaniche e il mare esterno si solleverà contro di noi,
oppure piogge fitte e ininterrotte e un inverno persistente che non lascerà
spazio all’estate rovescerà dalle nubi squarciate un’enorme massa d’acqua;
oppure la terra alimenterà più abbondantemente i fiumi e farà scaturire nuove
fonti; oppure non sarà unica la causa di un così grande cataclisma, ma vi
concorreranno tutte le cause possibili e insieme cadranno le piogge, si
ingrosseranno i fiumi, i mari, fatti uscire dalle loro sedi, si riverseranno su
di noi e tutti gli elementi si getteranno in schiera compatta a distruggere il
genere umano.
[2] È proprio così: niente è difficile per
la natura, soprattutto quando si affretta verso la propria fine. Per dare
origine alle cose, si serve con moderazione delle sue forze e dispensa favori
con aumenti impercettibili; per distruggere, assale all’improvviso con tutto il
suo impeto. Quanto tempo ci vuole perché un feto si sviluppi dal concepimento
al parto, con quante fatiche si fa crescere il bambino fin dalla più tenera
età, con quanta cura, infine, si nutre quel fragile corpo perché cresca! Ma un
nonnulla lo distrugge! Generazioni sono occorse per costruire una città, un’ora
la abbatte; in un attimo si riduce in cenere una foresta cresciuta a poco a
poco; tutte le cose si mantengono in vita a prezzo di grandi precauzioni, si
disgregano in un istante all’improvviso.
[3] La minima alterazione apportata dalla
natura a questo equilibrio del mondo è sufficiente a sterminare l’umanità.
Dunque, quando giungerà quel momento inevitabile, i fati metteranno in moto
molte cause contemporaneamente, poiché una trasformazione di tale portata non avviene
senza scuotere il mondo, come ritengono alcuni, tra i quali Fabiano.
[4] Dapprima cadono piogge eccessive, il
cielo è nuvoloso e intristito dalla completa mancanza di sole e c’è una fitta
nebbia e una caligine densa di umidità che i venti non riescono a dissipare.
Poi si guastano le piantagioni, le messi crescono senza frutto e marciscono.
Allora, guastatesi le piante che l’uomo ha seminato con le sue mani, un’erba
palustre cresce in tutti i campi.
[5] Ben presto anche le piante più robuste
avvertono il danno: allentatesi le radici, gli alberi cadono a terra, la vite e
i ramoscelli di ogni tipo non vengono trattenuti dal suolo, che è molle e privo
di consistenza. Ormai non riesce a sostenere neppure le erbe o i pascoli
fecondi grazie alle acque. Si soffre la fame e si allungano le mani verso gli
antichi alimenti: vengono scrollati i lecci e le querce e tutti gli alberi
rimasti in piedi stretti fra due rocce su qualche altura.
[6] I tetti stanno per cadere e sono
fradici, e le fondamenta sprofondano per l’acqua che si è raccolta fin nelle
parti più basse, e il terreno è interamente allagato. Inutilmente si tenta di
puntellare ciò che vacilla, poiché ogni sostegno si pianta in un terreno
sdrucciolevole e fangoso; non c’è niente di stabile.
[7] Dopo che le nuvole si sono ammassate
sempre più e si sono sciolte le nevi accumulate dai secoli, un torrente che
scorre giù a precipizio da monti altissimi strappa le foreste malferme e fa
rotolare le pietre che si sfaldano per l’allentarsi dei loro legami, travolge
le fattorie e trascina le greggi insieme con i loro padroni e, sradicati gli
edifici più piccoli che ha portato via passando, attacca infine con violenza
quelli più grandi, travolge città e popoli in un viluppo di uomini e mura,
senza che essi sappiano se disperarsi per il crollo o per il naufragio (tanto
contemporaneamente è giunto ciò che li schiaccia e ciò che li sommerge). E poi,
accresciuto ancora nella sua corsa dai torrenti di cui assorbe impetuosamente
le acque, devasta le pianure in lungo e in largo; infine, sollevato dalla gran
massa di popoli di cui è pieno, dilaga.
[8] I fiumi poi, già potenti per loro stessa
natura e resi impetuosi dalle tempeste, sono usciti dai loro letti. Come pensi
che diventino il Rodano, il Reno e il Danubio, che hanno un corso impetuoso
anche nel loro letto, quando sono straripati, si sono creati nuove rive e hanno
abbandonato il loro alveo dopo essersi aperti a forza un passaggio nel terreno?
[9] Con quale caduta precipitosa si
rovesciano le sue acque, quando il Reno scorre attraverso la campagna senza
perdere vigore neppure in una distesa così ampia, ma scagliando le sue acque su
uno spazio molto vasto come attraverso uno stretto passaggio; e il Danubio
quando non lambisce più le montagne ai piedi o a mezza costa, ma scuote persino
le vette, portando con sé i fianchi dei monti impregnati d’acqua e rocce
ridotte in pezzi e promontori di grandi dimensioni che, per l’erosione delle
loro basi, si sono staccati dal continente, e poi, non trovando via d’uscita
(poiché si è sbarrato da sé ogni passaggio), gira su se stesso e inghiotte in
un solo vortice un vasta distesa di terre e di città!
[10] Nel frattempo continua
a piovere, il cielo diventa più cupo e così accumula ininterrottamente disastri
su disastri: alle nubi di prima subentra la notte, e per di più terribile e
paurosa per una luce sinistra che compare di tanto in tanto. Infatti, i fulmini
guizzano frequenti, le burrasche scuotono il mare che allora per la prima volta
si gonfia per l’apporto dei fiumi e si sente allo stretto: ormai spinge
indietro la costa e non riesce a mantenersi nei suoi confini, ma i torrenti gli
impediscono di uscire e respingono indietro i suoi flutti. Tuttavia, la maggior
parte dei corsi d’acqua, come bloccati da una foce insufficiente, ristagnano e
riducono le campagne a un unico lago.
[11] Ormai tutto ciò che si
offre al nostro sguardo è invaso dalle acque: ogni collinetta giace nascosta
sul fondo, e dovunque la profondità delle acque è immensa. Soltanto le cime più
alte dei monti sono transitabili: su quelle più alte si sono rifugiati gli
uomini con mogli e figli, dopo aver spinto davanti a sé le greggi. Fra questi
sventurati si sono interrotte tutte le comunicazioni e tutti i passaggi, perché
tutti gli avvallamenti sono stati riempiti dall’acqua.
[12] I resti del genere
umano si aggrappavano a luoghi sempre più elevati e, giunti al punto più alto,
rimaneva loro quest’unica consolazione: che la paura si era mutata in
sbalordimento. Nel loro sbigottimento non c’era posto per la paura né per il dolore,
perché esso perde la sua forza nei confronti di un uomo sventurato a tal punto
da non essere più sensibile al male.
[13] Dunque, come isole
emergono «le montagne e accrescono il numero delle Cicladi sparse», come dice
molto bene il più brillante dei poeti; così come si espresse in modo adeguato
alla grandezza dello spettacolo, quando disse: tutto era un mare, e questo mare era privo di sponde, se non avesse
sminuito tale vigore d’ingegno e di argomento in sciocchezze infantili: nuota il lupo fra le pecore, l’onda trascina
i fulvi leoni.
[14] Non è da sobri
scherzare spensieratamente mentre il globo terrestre viene inghiottito. Ha
parlato in modo grandioso e ha fissato l’immagine di un così grande
sconvolgimento, quando ha detto: i fiumi
straripati si precipitano attraverso le campagne spaziose, e le torri assediate
crollano trascinate nel gorgo.
Descrizione
magnifica, se non si fosse curato di ciò che fanno pecore e lupi. Ma si può
forse nuotare in mezzo a un diluvio e a tale disastro? Tutti gli animali non
sono stati sommersi dalla stessa furia che li ha trascinati via?
[15] Hai rappresentato come
si doveva le terre interamente sommerse e il cielo stesso che rovina sulla
terra. Vai sino in fondo: saprai ciò che conviene dire, se terrai ben presente
che è il globo terrestre a nuotare.
28. Il
diluvio: sarà il mare a sommergere la terra
[1] Ritorniamo ora al nostro
argomento. Alcuni ritengono che delle piogge eccezionali possano devastare le
terre, ma non sommergerle completamente; ci vuole un gran colpo per abbattere
un gran corpo; la pioggia rovinerà le messi, la grandine farà cadere i frutti,
i fiumi si gonfieranno coi ruscelli, ma poi decresceranno.
[2] Alcuni credono che sia il mare a
muoversi e ascrivono a esso la causa di un così grande cataclisma: un disastro
di tale portata non può verificarsi per la violenza dei torrenti o delle piogge
o dei fiumi. Quando la catastrofe è imminente ed è stato deciso il rinnovamento
del genere umano, ammetto che le piogge cadono ininterrottamente e senza freno e
che, cessati i venti di settentrione e i venti secchi, le nubi e i corsi
d’acqua sono gonfiati dai venti del sud. Ma finora non si sono avuti che danni:
le messi vengono gettate a terra e i
contadini hanno perso ogni speranza, e la fatica di un lungo anno risulta
inutile e finisce in nulla.
[3] Le terre non devono essere danneggiate,
ma sommerse. Pertanto, mentre questo è stato solo un preludio, i mari crescono,
ma più del consueto e mandano i loro flutti più in alto del livello massimo
raggiunto dalle tempeste più forti. Poi, con i venti che si alzano alle spalle,
fanno rotolare enormi masse d’acqua, che vanno a infrangersi dove non si riesce
più a scorgere l’antica spiaggia. Poi, quando la spiaggia è stata spinta
ripetutamente verso l’interno e il mare si è stabilito in un terreno che non
gli appartiene, come a portare oltre la distruzione, avanza la marea dai
recessi più profondi del mare.
[4] Infatti, come per l’aria, come per
l’etere, così per questo elemento esistono immense riserve e molto più ricche in
profondità. Queste, mosse dai fati, non dalla marea (dato che la marea non è
che uno strumento del destino), sollevano il mare in una gigantesca ondata e la
spingono davanti a sé. Poi si levano a un’altezza straordinaria e superano
quelli che gli uomini credono essere rifugi sicuri. E questo non è difficile
per le acque, poiché esse si innalzano allo stesso livello delle terre.
[5] Se si livellassero le vette più alte, i
mari avrebbero un’altezza uniforme: infatti, anche la terra ha ovunque la
medesima altezza (le sue regioni cave e piane sono più basse, ma sono proprio
esse che livellano il globo in una forma sferica); anche i mari, però, fanno
parte del globo terrestre e contribuiscono a dargli l’uniformità di una sfera.
Ma, come guardando le campagne ci sfuggono i lenti declivi, così non ci
accorgiamo della curvatura del mare, e tutto ciò che vediamo ci appare piano.
Ora il mare è allo stesso livello delle terre e perciò, per traboccare, non
avrà bisogno di sollevarsi molto, gli basta alzarsi leggermente per inondare
ciò che si trova sul suo stesso piano; e l’inondazione non parte dalla
spiaggia, dove il mare è più basso, ma dal centro, dove si trovano quei cumuli
d’acqua.
[6] Come, dunque, la marea equinoziale di
solito solleva i flutti più di tutte le altre proprio nel momento in cui il
sole e la luna si trovano in congiunzione, così questa che si spinge fino a
impadronirsi delle terre, più violenta di quelle abituali e di quelle più
forti, porta con sé una più grande quantità d’acqua e non cala prima di essere
cresciuta al di sopra delle vette di quelle montagne che deve inondare. In
certi luoghi la marea copre spazi di cento miglia inoffensiva e disciplinata
(infatti, cresce e decresce ripetutamente entro i limiti stabiliti).
[7] Ma al momento del diluvio non rispetta
più alcuna regola e procede senza freni. «Per quale motivo?», chiedi. Per lo
stesso motivo per cui si verificherà la conflagrazione. Entrambi i fenomeni
hanno luogo quando a Dio è parso opportuno dare inizio a un’epoca migliore e di
por termine a quella precedente. Acqua e fuoco regnano su tutte le cose della
terra; da essi viene l’inizio, da essi viene la fine: quindi, ogni volta che è
stato deciso il rinnovamento del mondo, il mare piomba su di noi dall’alto,
così come il fuoco rovente quando è stato preferito un altro tipo di morte.
29. Il
diluvio: teoria di Beroso e teoria stoica. L’alterazione dell’equilibrio fra
gli elementi
[1] Beroso, che si è fatto
interprete di Belo, sostiene che questi fenomeni dipendono dal corso degli
astri, e lo afferma con tale convinzione da determinare il momento della
conflagrazione e del diluvio: dichiara che tutte le cose terrene saranno
ridotte in cenere quando tutti gli astri che ora seguono orbite diverse si
saranno riuniti nel segno del Cancro, disposti lungo una stessa traccia, in
modo tale che una linea retta possa passare per i centri di tutti i globi;
l’inondazione avverrà quando la stessa moltitudine di astri si sarà riunita nel
segno del Capricorno. Il Cancro dà luogo al solstizio d’estate, il Capricorno
al solstizio d’inverno: sono costellazioni che esercitano un considerevole
influsso, dato che intervengono nei cambiamenti dell’anno. Alcuni ritengono che
anche la terra sia scossa e che, squarciatosi il suolo, siano svelate nuove
sorgenti di fiumi, che si riversano più abbondantemente, come da serbatoi
colmi.
[2] Io accoglierei anche queste cause (dato
che un disastro di tali proporzioni non dipende da una sola), ma penserei di
far intervenire a questo punto anche quella che introducono i nostri per la
conflagrazione: che il mondo sia un essere vivente o un corpo che può essere
governato dalla natura, come gli alberi, come le messi, racchiude in sé il
principio di tutto ciò che deve fare e di tutto ciò che deve subire dal momento
della sua nascita fino a quello della sua morte.