Seneca
Questioni naturali
LIBRO VI
IL TERREMOTO
1. Il
terremoto che colpì la Campania nel 62 d.C.
[1] O Lucilio, che sei il migliore fra gli
uomini, abbiamo sentito dire che Pompei, frequentata città della Campania, dove
si incontrano da una parte le coste di Sorrento e di Stabia e dall’altra quelle
di Ercolano, e circondano con una ridente insenatura il mare che si ritrae dal
largo, è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni
adiacenti, e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali, che i nostri
antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere.
[2] Questo terremoto si è verificato alle
None di febbraio, durante il consolato di Regolo e di Virginio, e ha devastato
con gravi distruzioni la Campania, regione che non era mai stata al sicuro da
questa calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta
di paura: infatti, anche una parte della città di Ercolano è crollata e anche
ciò che è rimasto in piedi è pericolante, e la colonia di Nocera, pur non
avendo subito gravi danni, ha comunque motivo di lamentarsi; anche Napoli ha
subito perdite, molte fra le proprietà private, nessuna fra quelle pubbliche,
essendo stata toccata leggermente dall’enorme disgrazia: in effetti, alcune
ville sono crollate, altre qua e là hanno tremato senza essere danneggiate.
[3] A questi danni se ne aggiungono altri: è
morto un gregge di seicento pecore, alcune statue si sono rotte, alcuni dopo
questi fatti sono andati errando con la mente sconvolta e non più padroni di
sé. Sia il piano dell’opera che mi sono proposto, sia la coincidenza che dà
attualità all’argomento esigono che esaminiamo approfonditamente le cause di
questi fenomeni.
[4] Bisogna cercare modi per confortare gli
impauriti e per togliere il grande timore. Infatti, che cosa può sembrare a
ciascuno di noi abbastanza sicuro, se il mondo stesso viene scosso e le sue
parti più solide vacillano? Se l’unica cosa che c’è di immobile e di fisso in
esso, tanto che regge tutte le cose che tendono verso di essa, tremola; se la
terra ha perso quella che era la sua peculiarità, la stabilità: dove si
acquieteranno le nostre paure? Quale rifugio troveranno i corpi, dove si ripareranno,
se la paura nasce dal profondo e viene dalle fondamenta?
[5] Lo sbigottimento è generale, quando le
case scricchiolano e si annuncia il crollo. Allora ciascuno si precipita fuori
e abbandona i suoi penati e si affida all’aria aperta: a quale nascondiglio
guardiamo, a quale aiuto, se il globo stesso prepara rovine, se ciò che ci
protegge e ci sostiene, su cui sono situate le città e che alcuni hanno detto
essere il fondamento del mondo, si apre e vacilla?
[6] Che cosa ti può essere non dico di
aiuto, ma di conforto, quando la paura ha perso ogni via di scampo? Che cosa
c’è, dico di abbastanza sicuro o di saldo per difendere gli altri e se stessi?
Respingerò un nemico con un muro, e fortificazioni erette su un’altura dirupata
arresteranno anche grandi eserciti per la difficoltà dell’accesso; un porto ci
mette al riparo dalla tempesta; i tetti tengono lontano la violenza sfrenata
dei temporali e le piogge che cadono senza fine; un incendio non insegue chi
fugge; contro il tuono e le minacce del cielo sono un rimedio le case
sotterranee e le grotte scavate in profondità (quel fuoco proveniente dal cielo
non trapassa la terra, anzi viene rintuzzato da un ostacolo minuscolo); in caso
di pestilenza si può cambiare sede: nessun male è senza scampo.
[7] I fulmini non hanno mai bruciato
completamente un popolo; un clima pestilenziale ha vuotato delle città, non le
ha fatte sparire: questo flagello, invece, ha un’estensione immensa ed è
inevitabile, insaziabile, rovinoso per intere popolazioni. Infatti, non ingoia
solo case o famiglie o singole città, ma fa sprofondare popolazioni e regioni
intere, e ora le copre di rovine, ora le seppellisce in profonde voragini e non
lascia neppure una minima traccia da cui appaia che ciò che non esiste più un
tempo è esistito, ma sulle città più famose il suolo si stende senza
alcun’impronta del loro antico aspetto.
[8] E non mancano persone che temono
maggiormente questo tipo di morte per il quale vanno a finire nell’abisso con
le loro dimore e vengono strappati dal novero dei viventi, come se non ogni
destino giungesse alla medesima conclusione. Fra le altre prove che la natura
ci offre della sua giustizia, questa è quella decisiva: che quando siamo
arrivati alla fine della vita, siamo tutti sullo stesso piano.
[9] Dunque, non c’è nessuna differenza se è
una pietra a schiacciarmi o una montagna intera a stritolarmi, se mi cade
addosso il peso di una sola casa e io spiro sotto il piccolo mucchio delle sue
rovine polverose o l’intero globo terrestre fa sparire la mia persona, se esalo
l’ultimo respiro alla luce e all’aperto o nell’immensa voragine delle terre che
si spalancano, se sono portato nell’abisso da solo o in compagnia di un seguito
numeroso di popoli che cadono insieme con me; non mi importa affatto che
attorno alla mia morte ci sia un gran clamore: essa è ovunque altrettanto
grande.
[10] Quindi, facciamoci
coraggio contro questa catastrofe che non può essere né evitata né prevista, e
smettiamo di dare ascolto a costoro che hanno rinunciato alla Campania e che
sono emigrati dopo questo evento e dicono che non rimetteranno mai piede in
quella regione: infatti, chi assicura loro che questo o quell’altro terreno
poggia su fondamenta più solide?
[11] Tutti condividono le
medesime condizioni e, se non sono stati ancora mossi, tuttavia sono
suscettibili di esserlo: forse questa
notte o questo giorno prima di notte fenderà questa località in cui
risiedete più sicuri. Come fai a sapere se <non> sia migliore la
condizione di quei luoghi in cui la fortuna ha già consumato le sue forze e che
per il futuro trovano un sostegno sulle proprie macerie?
[12] Sbagliamo, infatti, se
crediamo che qualche parte della terra sia esente e immune da questo pericolo:
tutte sono sottomesse alla medesima legge; la natura non ha generato niente che
fosse immobile; qualcosa cade un giorno, qualcosa un altro giorno e, come nelle
grandi città si puntella ora questa casa ora quella, così in questo globo
terrestre va a pezzi ora questa parte ora quella.
[13] Tiro divenne un tempo
tristemente famosa per le sue rovine, l’Asia Minore ha perso in una volta sola
dodici città; l’anno precedente la violenza di questa sciagura, qualunque essa
sia, ha colpito l’Acaia e la Macedonia, ora ha ferito la Campania: il destino
fa il suo giro e, se ha trascurato a lungo qualcosa, ritorna per colpirla.
Alcune zone le affligge più raramente, altre più spesso: non permette che nulla
resti indenne e illeso.
[14] Non solo noi uomini,
che nasciamo esseri effimeri e caduchi, ma le città, i continenti, le rive e il
mare stesso sono schiavi del destino. Noi, tuttavia, ci induciamo a credere che
i beni della fortuna dureranno, e pensiamo che la felicità, che di tutte le
cose umane è quella che vola via più rapidamente, per qualcuno avrà solidità e
durata: [15] e a quelli che promettono
a se stessi cose perenni non viene in mente che il suolo stesso su cui stanno
non è stabile. Infatti, questo difetto di mancare di coesione e di disgregarsi
per più cause e di durare nel complesso, ma di crollare nelle singole parti,
non è proprio solo della Campania o dell’Acaia, ma di tutte le terre.
2. Il più
valido conforto contro la morte è il fatto stesso che siamo mortali
[1] Ma che cosa faccio? Avevo promesso un
conforto contro i pericoli rari ed ecco che dichiaro che ovunque ci sono motivi
di timore e dico che non c’è riposo eterno per niente di ciò che può perire e
far perire. Ora, io considero questo come un motivo di conforto, certo
validissimo, dato che il timore è senza rimedio per gli stolti: la ragione
libera gli uomini assennati dalla paura; agli ignoranti, invece, verrà
sicurezza dalla disperazione.
[2] Perciò, pensa che sia stato detto per il
genere umano ciò che è stato detto a quegli uomini sbigottiti, presi
all’improvviso tra i fuochi e il nemico: unica
salvezza per i vinti è quella di non sperare nella salvezza.
[3] Se volete non aver paura di nulla,
pensate che tutto è da temere: guardatevi attorno come basta un nonnulla ad
annientarci: né il cibo, né le bevande, né la veglia, né il sonno sono salutari
per noi, se non ci atteniamo a una determinata misura; ormai avrete capito che
noi siamo dei corpiciattoli senza valore, caduchi, che possono essere distrutti
senza grandi apparati.
Senza dubbio
l’unico pericolo che corriamo è che la terra trema e all’improvviso si spacca e
fa cadere ciò che sta di sopra!
[4] Ha un’alta stima di sé chi ha paura dei
fulmini, delle scosse e delle spaccature della terra. Vuole decidersi a
diventare consapevole della propria debolezza e ad aver paura del catarro?
Evidentemente siamo nati così, abbiamo ricevuto in sorte membra così forti,
siamo cresciuti fino a diventare così grandi! E per questo, se le parti del
mondo non si sconvolgono, se il cielo non tuona, se la terra non sprofonda, non
possiamo morire!
[5] Il dolore di un’unghia, per quanto
piccola, e neppure di un’unghia intera, ma di un pezzetto che si è staccato da
una parte ci distrugge! E io dovrei temere che la terra tremi, io che una
saliva un po’ più densa basta a soffocare? Io dovrei aver paura che il mare
esca dalle sue sedi e che arrivi una marea più forte del solito, portando con
sé una maggiore massa d’acqua, quando una bevanda andata di traverso ha
strozzato più uomini? Com’è stolto aver paura del mare, quando sai che l’acqua
che cade goccia a goccia può farti morire!
[6] Contro la morte non c’è conforto più
valido del fatto stesso che siamo mortali, e contro tutti questi eventi che ci
terrorizzano dal di fuori la consapevolezza che in noi stessi ci sono
innumerevoli pericoli. Infatti, che cosa c’è di più insensato che lasciarsi
abbattere di fronte ai tuoni e nascondersi strisciando sottoterra per paura dei
fulmini? Che cosa c’è di più stolto che temere l’oscillare della terra o
l’improvviso precipitare di monti e l’invasione del mare gettato fuori dalla
riva, quando la morte è presente dappertutto e ci viene incontro da ogni parte,
e niente è così minuscolo da non avere abbastanza forza per distruggere il
genere umano?
[7] A tal punto queste catastrofi non ci
devono sconvolgere, come se implicassero un male maggiore della morte comune,
che anzi, poiché è inevitabile uscire dalla vita ed esalare l’ultimo respiro
una volta o l’altra, dobbiamo rallegrarci di farlo per una causa più grandiosa.
Morire è inevitabile, in un luogo o in un altro, un giorno o un altro: stia
pure ferma questa terra e si mantenga nei suoi limiti e non sia scossa da alcun
colpo, prima o poi mi ricoprirà. <Che> differenza c’è se sarò io a
gettarla su di me o vi si getterà da sola?
[8] Si apre e si spacca per l’enorme potenza
di non so quale male, e mi trascina in un abisso profondissimo; e allora? La
morte è più lieve alla superficie della terra? Che motivo ho di lamentarmi, se
la natura non vuole che io muoia in modo comune, se mi getta addosso una parte
di sé?
[9] Dice molto bene Vagellio in quel famoso
carme: «Se bisogna cadere, vorrei cadere dal cielo». La stessa cosa potrei dire
<io>: se bisogna cadere, cadrò nello sconvolgimento del globo, non perché
sia lecito augurarsi un disastro generale, ma perché contro la morte è di
grande conforto vedere che anche la terra è mortale.
3. Cause del
terremoto. Cause del nostro timore
[1] Gioverà anche mettersi nella
disposizione d’animo che gli dèi non fanno niente del genere e che gli
sconvolgimenti del cielo e della terra non sono le conseguenze della collera
divina: questi fenomeni hanno le loro cause, e non infuriano a comando, ma gli
elementi, come i nostri corpi, vengono alterati e, mentre sembra che facciano
del male, lo subiscono.
[2] Per noi che ignoriamo la verità, tutti i
fatti sono più terribili, soprattutto quelli la cui rarità accresce la nostra
paura: i fenomeni che ci sono familiari ci paiono meno impressionanti; quelli
insoliti fanno più paura. Ma perché qualcosa è insolito per noi? Perché noi
conosciamo la natura con gli occhi e non con l’intelletto, e non pensiamo a ciò
che essa può fare, ma soltanto a ciò che ha fatto. Perciò siamo puniti per
questa nostra negligenza con la paura suscitata da fenomeni che ci sembrano
nuovi, mentre non sono nuovi, ma insoliti.
[3] E allora? La superstizione non si
insinua nelle menti, e in intere popolazioni, quando si verifica un’eclissi di
sole o quando la luna, che si oscura più frequentemente, nasconde una parte o
tutta la sua faccia? E ancor più quando delle fiaccole attraversano il cielo e
una gran parte del cielo è in fiamme e si vedono stelle comete e più soli e
stelle durante il giorno e corpi infiammati che attraversano il cielo
all’improvviso, tirandosi dietro una lunga scia luminosa?
[4] Tutti questi fenomeni provocano in noi
ammirazione e timore: e poiché la causa del nostro timore è l’ignoranza, non
vale la pena di sapere, per non avere più paura? Quanto è meglio ricercare le
cause, e dedicarsi completamente a questo con tutti se stessi! E non si
potrebbe trovare alcun argomento più degno non solo che ci si occupi di esso,
ma che ci si consacri a esso.
4. Il
vantaggio della nostra indagine è il più grande di tutti: la conoscenza della
natura
[1] Ricerchiamo, dunque, che cosa sia che
scuote la terra fin dal profondo, che muove una massa così pesante; quale sia
la causa più potente che con la sua forza scrolla un peso simile; perché ora
tremi, ora, allentandosi, sprofondi, a volte si scinda, dividendosi in parti,
altre volte conservi a lungo la spaccatura prodotta dal crollo, altre volte
ancora la richiuda immediatamente; ora inghiotta fiumi famosi per la loro
grandezza, ora ne faccia scaturire di nuovi; talvolta faccia sgorgare fonti
d’acqua calda, talvolta le faccia diventare fredde, a volte emetta fuochi
attraverso qualche apertura prima sconosciuta di un monte o di una rupe, altre
volte faccia sparire quelli noti e famosi da secoli. Essa compie mille prodigi,
e cambia aspetto ai luoghi e abbassa le montagne, solleva le pianure, fa
gonfiare le valli, fa affiorare isole in alto mare: per quali cause si
verifichino questi fenomeni è argomento degno di essere esaminato
approfonditamente.
[2] «Quale vantaggio ne trarremo?», chiedi.
Il più grande di tutti: la conoscenza della natura. Infatti, l’affrontare
questo argomento, pur avendo in sé molte cose che potranno essere utili, non ha
niente di più bello del fatto che con la sua magnificenza avvince l’uomo e che
la ricerca viene condotta non in vista di un guadagno, ma per la meraviglia
destata da questi fenomeni. Indaghiamo, dunque, per quale motivo accadano
queste cose: e questa indagine è per me così piacevole che, sebbene una volta,
quand’ero giovane, abbia pubblicato un volume sul terremoto, ho voluto tuttavia
mettermi alla prova e vedere <se> l’età abbia aggiunto qualcosa o alle
mie conoscenze o per lo meno alla mia diligenza di studioso.
5. Le
spiegazioni degli antichi sono ben lontane dalla perfezione
[1] Alcuni hanno creduto che la causa per
cui la terra è scossa fosse nell’acqua, altri nel fuoco, altri nella terra
stessa, altri nell’aria, altri in più d’uno di questi elementi, altri in tutti;
certi hanno detto che per loro era chiaro che la causa fosse una di queste, ma
non era chiaro quale.
[2] Ora esaminerò una alla volta queste
spiegazioni. Prima di tutto devo dire che le opinioni degli antichi, a mio
parere, sono poco precise e rozze: si vagava ancora attorno al vero; tutto era
nuovo per uomini che erano ai loro primi tentativi; successivamente, quelle
stesse teorie sono state rifinite e, se si è scoperto qualcosa, il merito deve
essere nonostante tutto attribuito a loro: c’è voluto un gran coraggio per
dischiudere i nascondigli della natura e, senza accontentarsi del suo aspetto
esteriore, scrutarla a fondo e scendere nei segreti degli dèi. Contribuì
moltissimo alle scoperte colui che sperò di poter trovare. [3] Perciò, dobbiamo ascoltare gli antichi con indulgenza: niente è
perfetto fin dall’inizio; e non soltanto in questo ambito importantissimo e
complicatissimo (nel quale, anche quando si sarà fatto molto, ogni età troverà
tuttavia qualcosa da fare), ma anche in ogni altra attività gli inizi sono
sempre stati lontani dalla perfezione.
6. La causa
dei terremoti è nell’acqua: teoria di Talete
[1] Che la causa sia nell’acqua non è stato
detto né da uno solo né in un solo modo. Talete di Mileto pensa che la terra intera
sia sorretta da una massa liquida posta sotto di essa e che galleggi; puoi
chiamare questo liquido oceano o grande mare o acqua di un’altra natura,
semplice, ed elemento liquido. «Il globo», dice, «è sostenuto da quest’onda
come una grande imbarcazione pesante su queste acque che comprime».
[2] Sarebbe superfluo esporre le ragioni per
cui si ritiene che la parte più pesante del mondo non possa essere portata
dall’aria, che è così sottile e mobile; infatti, ora non si tratta della
posizione della terra, ma del terremoto. Per dimostrare che la causa per cui la
terra è scossa è nelle acque, adduce come prova il fatto che in ogni terremoto
importante sgorgano quasi sempre nuove fonti (come avviene anche nelle navi,
che, se si sono inclinate e piegate su un fianco, imbarcano acqua, e, se per
l’enorme peso del carico trasportato, sono eccessivamente immerse, o entra dal
di sopra o per lo meno si alza a destra e a sinistra più del consueto).
[3] Non occorrono molti ragionamenti per
dimostrare che questa opinione è falsa: infatti, se la terra fosse sostenuta
dall’acqua e ne fosse scossa una volta, ne sarebbe mossa continuamente, e non
ci meraviglieremmo che fosse agitata, ma che rimanesse ferma; inoltre, sarebbe
scossa tutta intera, non in parte (infatti, non accade mai che solo metà di una
nave venga sballottata); ora, invece, il terremoto non tocca la terra nel suo
complesso, ma solo una parte: come può, dunque, accadere, che una cosa che
viene portata nel suo insieme non sia agitata nel suo insieme, se è stata
agitata dall’elemento che la porta?
[4] «Ma perché scaturiscono sorgenti
d’acqua?». Prima di tutto, spesso la terra ha tremato senza che cominciasse a
scorrere qualche nuova acqua; poi, se l’acqua sgorgasse per questa ragione, si
diffonderebbe attorno dai lati della terra (come vediamo che avviene nei fiumi
e nel mare, dove ogni volta che un’imbarcazione affonda, la crescita dell’acqua
è più visibile sui lati); infine, l’invasione dell’acqua non sarebbe di entità
così piccola, come tu dici, e non si infiltrerebbe attraverso una fessura, come
accade nella stiva, ma l’inondazione sarebbe immensa, come quella proveniente
da una massa liquida inesauribile che sostiene tutte le cose.
7. La causa
del terremoto è nelle acque sotterranee
[1] Alcuni hanno ascritto il terremoto
all’acqua, ma non per lo stesso motivo. «Attraverso tutta la terra», si dice,
«scorrono molti generi di acqua: in certi luoghi si tratta di fiumi perenni, le
cui dimensioni li rendono navigabili anche senza l’aiuto delle piogge: di qui il
Nilo, <che> d’estate trasporta grandi masse d’acqua; di là il Danubio e
il Reno, che scorrono tra regioni pacificate e regioni nemiche, perché uno
frena le incursioni dei Sarmati e segna il confine tra l’Europa e l’Asia,
l’altro respinge i Germani, gente avida di guerra.
[2] «Aggiungi ora laghi molto estesi e
stagni attorniati da popolazioni che non si conoscono fra loro e paludi
impraticabili alle imbarcazioni, non percorribili neppure da coloro che abitano
sulle loro rive; e poi tante fonti, tante sorgenti di fiumi che vomitano
all’improvviso dalle loro viscere corsi d’acqua, tanti torrenti impetuosi
formatisi allo stesso tempo, la cui violenza è tanto repentina quanto effimera.
[3] «La natura e l’aspetto di tutte queste
acque si trovano anch’esse nell’interno della terra: anche lì alcune acque
cadono giù con un ampio corso e cadono a precipizio turbinosamente, altre si
riversano languidamente sui bassifondi e scorrono dolcemente e tranquillamente;
chi potrebbe negare che esse si raccolgono in grandi bacini e che in molti
luoghi restano immobili? Non c’è bisogno di molte argomentazioni per dimostrare
che ci sono molte acque là donde provengono tutte; infatti, la terra non
riuscirebbe a produrre tanti fiumi, se non attingesse a una riserva abbondante.
[4] «Se questo è vero, necessariamente di
tanto in tanto lì si svilupperà un corso d’acqua che, oltrepassati gli argini,
si scaraventerà con violenza contro gli ostacoli che incontra: così si
verificherà una scossa di quella regione contro cui il fiume si è scagliato e
che ha sferzato finché non è decresciuto. Può accadere che un ruscello eroda
una qualche regione che bagna e trascini così una massa di materiale che,
franando, scuote ciò che si trova sopra.
[5] «In realtà, concede già troppo ai propri
occhi e non sa spingere lo spirito al di là di essi chi non crede che nelle
viscere della terra ci sia un vasto mare con le sue insenature. Infatti, non
vedo che cosa impedisca od ostacoli che la terra abbia anche nelle sue viscere
un qualche litorale e un mare che vi si raccolga attraverso vie nascoste, e
anche lì occupi altrettanto spazio o forse di più, perché la superficie della
terra doveva essere divisa fra tanti esseri viventi: infatti, luoghi nascosti e
deserti e senza padroni sono liberi per ricevere le acque.
[6] «E che cosa vieta che lì ondeggino e
siano spinte dai venti che vengono prodotti da ogni interstizio della terra e
da ogni atmosfera? Dunque, una tempesta che si alzi con più forza del consueto
può scuotere qualche parte della terra colpita più violentemente. Infatti,
anche qui da noi molte località che erano lontane dal mare hanno sofferto gravi
danni in seguito al suo arrivo improvviso, e i flutti che si udivano in
lontananza hanno invaso ville situate in punti panoramici; anche lì il mare del
sottosuolo può ritirarsi e risollevarsi, e nessuno di questi due movimenti
avviene senza scuotere le terre sovrastanti».
8. Conferme
all’esistenza di acque sotterranee
[1] Non penso certo che tu resterai a lungo
in dubbio se ammettere l’esistenza di corsi d’acqua sotterranei e di un mare
nascosto: donde scaturiscono questi che vediamo, donde arrivano a noi, se
l’origine della loro acqua non si trova nell’interno della terra?
[2] Dai, quando vedi che il Tigri si
interrompe a metà percorso e si secca e non scompare tutto ad un tratto, ma a
poco a poco con diminuzioni impercettibili dapprima decresce, poi scompare,
dove pensi che vada a finire, se non nelle profondità della terra, tanto più
che lo vedi riaffiorare con una portata non inferiore a quella che aveva in
precedenza? E che dire quando vedi l’Alfeo, celebrato dai poeti, sprofondare in
Acaia e, dopo aver attraversato il mare, riapparire in Sicilia, dando origine
alla ridente fonte Aretusa?
[3] Non sai poi che fra le opinioni che
cercano di spiegare la piena estiva del Nilo c’è anche questa: che esso erompa
dalla terra e si ingrossi non per le acque che scendono dal cielo, ma per
quelle che vengono dall’interno della terra? Io ho ascoltato due centurioni che
Nerone Cesare, grande amante di tutte le altre virtù, ma soprattutto della
verità, aveva inviato alla ricerca delle sorgenti del Nilo, raccontare di aver
fatto un lungo viaggio, quando, avendo ricevuto aiuto ed essendo stati
raccomandati ai re dei paesi vicini dal re dell’Etiopia, erano andati ancora più
avanti.
[4] <«Dopo molti giorni»,> dicevano,
«siamo arrivati a delle immense paludi, di cui neppure gli abitanti del luogo
conoscevano la fine e nessuno può sperare di conoscerla in futuro, a tal punto
le erbacce sono aggrovigliate fra le acque e le acque non sono percorribili né
a piedi né con un’imbarcazione, perché la palude fangosa e ostruita non può
sorreggere nient’altro che una barca piccola e in grado di trasportare una sola
persona. Lì», continuavano, «abbiamo visto due rocce dalle quali usciva un
fiume di dimensioni considerevoli».
[5] Ma, sia che si tratti della sorgente del
Nilo, sia che si tratti di un affluente, sia che nasca allora, sia che ritorni
in superficie dopo un corso precedente, non credi che in ogni caso esso salga
da un vasto lago sotterraneo? Bisogna, infatti, che la terra contenga al suo
interno dell’acqua sparsa in più luoghi e raccolta nelle sue profondità, per
poterla espellere con tanto impeto.
9. Opinione
di Anassagora: la causa del terremoto è il fuoco
[1] Alcuni, e alcuni non <privi di
notorietà>, ritengono che il fuoco sia la causa del terremoto, primo fra
tutti Anassagora, il quale pensa che sia l’aria sia la terra siano scosse da
una causa pressoché uguale: quando nelle regioni situate al di sotto di noi i
venti rompono l’aria densa e condensata in nubi con la stessa violenza con cui
anche presso di noi di solito vengono squarciate le nubi e il fuoco guizza
fuori da questo scontro di nubi e dalla corrente d’aria schiacciata, proprio
questo fuoco si precipita contro ciò che si trova di fronte, cercando una via
d’uscita, e fa a pezzi ciò che gli si oppone, finché o trova una via per uscire
all’aria aperta, sia pure attraverso uno stretto passaggio, o se la apre con la
forza e con danno.
[2] Altri pensano che la causa sia sì nel
fuoco, ma non per lo stesso motivo, ma perché esso arde nascosto in più punti
del sottosuolo e consuma tutte le cose che gli si avvicinano; e se queste
talvolta, consunte, si sgretolano, allora ne segue un movimento di quelle parti
che, private dei sostegni che le sorreggevano, vacillano, finché rovinano tutte
insieme, perché non c’è più nulla a sostenere il loro peso; allora si aprono
voragini e vaste fenditure, oppure quelle parti, dopo aver barcollato a lungo,
si sistemano sopra a ciò che resta in piedi stabilmente.
[3] Vediamo accadere questo anche presso di
noi, ogni volta che parte di una città è in preda a un incendio: quando le
travi sono state divorate dal fuoco o le strutture che assicuravano stabilità
ai piani superiori sono state danneggiate gravemente, allora le parti più alte,
a lungo fatte tremare, crollano, e precipitano e sono instabili fino a quando
non si posano su qualcosa di solido.
10. Opinione
di Anassimene: la causa del terremoto è la terra stessa
[1] Anassimene sostiene che la terra stessa
è causa delle sue scosse e che ciò che la scuote non viene dall’esterno, ma si
trova dentro di essa e proviene da essa: infatti, certe sue parti crollano o
perché l’acqua le ha sciolte o perché il fuoco le ha divorate o la violenza
dell’aria le ha gettate giù. Ma, anche se vengono meno queste, non mancano le
cause che facciano staccare e strappino via qualche sua parte. Infatti, prima
di tutto, tutte le cose vacillano per il passar del tempo, e niente è al riparo
dalla vecchiaia; essa fa a pezzi anche le cose solide e molto robuste. [2] Perciò, come nei vecchi edifici,
certe parti, pur non essendo state colpite, cadono giù ugualmente quando hanno
un peso superiore alle loro forze, così nel corpo della terra nel suo insieme
accade che alcune sue parti col tempo si sgretolino e, una volta sgretolate,
cadano e facciano tremare gli strati superiori: prima di tutto, mentre si
staccano (infatti, nessuna massa, specialmente se grande, si stacca senza
scosse da ciò cui era attaccata); poi, quando sono crollate, incontrando una
superficie solida, rimbalzano come una palla (che, quando è caduta, salta e
riceve tante spinte quante sono quelle che le imprime il suolo a ogni
rimbalzo); se, invece, sono cadute in acque stagnanti, questa stessa caduta
scuote le zone vicine con un’ondata improvvisa e immensa sollevata da quella
massa lanciata con violenza dall’alto.
11. La causa
del terremoto è nei vapori sotterranei provocati dal fuoco
[1] Alcuni attribuiscono al fuoco questo
tremore della terra, ma per altri motivi. Infatti, poiché arde in più luoghi,
necessariamente forma grandi vapori senza uscita, che, con la loro forza,
mettono in tensione l’aria e, se la pressione aumenta, spaccano gli ostacoli,
se essa, invece, è più debole, non fanno che scuotere. Vediamo che l’acqua
spumeggia, se è messa sul fuoco: ciò che esso provoca in questa piccola
quantità d’acqua chiusa dentro un recipiente, dobbiamo credere che provochi in
misura molto maggiore quando, violento e immenso, fa evaporare grandi quantità
d’acqua: allora tutto ciò che il fuoco investe con questa evaporazione di acque
ribollenti viene scosso.
12. Opinione
di Archelao: la causa del terremoto è l’aria
[1] Secondo molti e importanti studiosi è
l’aria a provocare il terremoto. Archelao, che fu per il suo tempo uno studioso
diligente, dice così: «I venti scendono nelle cavità della terra; poi, quando
ormai tutti gli spazi sono pieni e l’aria si è addensata quanto ha potuto, la
corrente che arriva comprime quella che c’era già e dapprima la schiaccia con colpi
ripetuti, poi la scaccia. [2] Allora
l’aria, cercando un posto, si fa largo fra tutte le strettoie e si sforza di
infrangere le barriere che la trattengono: così avviene che la terra tremi,
perché l’aria lotta, cercando di fuggire. Perciò, quando sta per arrivare un
terremoto, l’aria è calma e tranquilla, evidentemente perché la forza dell’aria
che di solito scatena i venti è trattenuta all’interno della terra». Anche
adesso, quando c’è stato questo terremoto in Campania, nonostante la stagione
invernale e il tempo perturbato, nei giorni precedenti l’aria in cielo era
immobile.
[3] E allora? La terra non è mai stata
scossa quando soffiava il vento? «Molto raramente; tuttavia, può e suole
accadere, <se> due venti soffiano contemporaneamente». E se ammettiamo
questo ed è chiaro che due venti provocano questo fenomeno agendo
simultaneamente, perché non potrebbe accadere che uno agiti l’aria che sta al
di sopra della superficie della terra e l’altro quella che sta al di sotto?
13. Opinione
di Aristotele, Teofrasto e Stratone: la causa del terremoto è nella lotta fra
correnti d’aria sotterranee
[1] Fra coloro che la pensano in questo modo
puoi mettere Aristotele e il suo discepolo Teofrasto (studioso il cui stile non
è divino, come è sembrato ai Greci, e però è piacevole e chiaro senza sforzo).
Esporrò la loro opinione: «Dalla terra sale sempre qualche evaporazione, che
ora è secca, ora è mista a umido; essa è prodotta dalle regioni situate più in
profondità e si solleva il più possibile verso l’alto, quando non trova più uno
spazio per salire ancora, torna indietro e si ripiega su se stessa; poi, la
lotta di questa corrente che si muove alternativamente avanti e indietro
percuote ciò che la ostacola e, sia che trovi la strada sbarrata, sia che
riesca a uscire per uno stretto passaggio, provoca movimenti e sconvolgimenti».
[2] Alla stessa scuola appartiene Stratone,
che ha coltivato soprattutto questa parte della filosofia ed è stato attento
indagatore della natura; questa è la sua tesi: «Il freddo e il caldo si
allontanano sempre in direzioni contrarie, non possono stare insieme: il freddo
affluisce là donde il caldo è andato via, e viceversa il caldo là donde il
freddo è stato scacciato. Che ciò che dico sia vero e che ciascuno dei due sia
spinto in direzione contraria all’altro, ti può risultar chiaro da questo: [3] durante l’inverno, quando sopra la
terra fa freddo, i pozzi sono caldi e così pure le caverne e ogni antro
sotterraneo, perché il calore si è spostato lì, cedendo il passo al freddo che
si è impossessato delle regioni in superficie; il caldo, quando è giunto nelle
regioni inferiori, vi si accumula il più possibile, e più si condensa, più
diventa potente. Quest’aria trova lo spazio occupato da un’altra aria.
Inevitabilmente quello, che si è già ammassato e compresso in uno spazio
angusto, cede il passo.
[4] «La stessa cosa avviene in senso
contrario: quando una quantità maggiore di freddo si è introdotta nelle
caverne, tutto il caldo che è nascosto, cedendogli il passo, si rinserra e si
agita energicamente, perché la natura delle due forze non permette né la
concordia né la convivenza in un
medesimo luogo. Dunque, fuggendo e cercando in tutti i modi di uscire, scuote
tutto ciò che le si avvicina».
[5] Perciò, prima di un terremoto, di solito
si sente un muggito, provocato dai venti che si agitano sottoterra. Infatti,
diversamente non potrebbero, come dice il nostro Virgilio, muggire il suolo sotto i piedi e tremare le alte creste dei monti,
se questa non fosse opera dei venti.
[6] Le vicende di questa lotta si ripetono:
il caldo si accumula e poi erompe impetuosamente di nuovo; allora il freddo
viene represso e poi ritorna per imporsi ben presto. Mentre, dunque, queste due
forze vanno e vengono alternativamente e l’aria va su e giù, la terra viene scossa.
14. Teoria
anonima: la causa del terremoto è nell’aria sotterranea
[1] Ci sono alcuni che pensano che la terra
tremi sì a causa dell’aria e per nessun
altra causa, ma per una ragione diversa da quella che pretendeva Aristotele.
Ascolta che cosa dicono: il nostro corpo è irrorato sia dal sangue sia
dall’aria, che scorre attraverso canali propri. Abbiamo poi alcuni vasi più
stretti per la respirazione, attraverso i quali l’aria non fa che passare,
altri più aperti, nei quali si raccoglie e dai quali si distribuisce alle varie
parti del corpo. Così tutto questo corpo formato dall’intera terra è percorso
dalle acque, che svolgono la funzione del sangue, e dai venti, che si
potrebbero benissimo chiamare respiro. Questi due elementi ora corrono, ora si
fermano.
[2] Ma, come nel nostro corpo, finché gode
di buona salute, anche la mobilità delle vene rimane inalterata e regolare,
quando c’è un’indisposizione, le vene pulsano più velocemente e i gemiti e il
respiro affannoso sono indizi di fatica e di stanchezza, così anche la terra,
finché la sua condizione è quella naturale, rimane stabile; quando qualcosa non
funziona, allora si genera un movimento come di un corpo malato, poiché
quell’aria che scorreva con moderazione viene spinta con più violenza e scuote
le vene in cui scorre, diversamente da quanto dicevano quelli che ho ricordato
poco fa, che considerano la terra un essere vivente. Altrimenti, la terra
sentirebbe tutta intera il colpo, come un essere vivente; nel nostro corpo,
infatti, la febbre non attacca alcune parti più intensamente e altre meno, ma
si propaga a tutte con pari intensità.
[3] Vedi, dunque, se non si introduce nella
terra dell’aria proveniente da quella che la circonda. Questa finché trova una
via d’uscita, se ne va senza fare danni; se invece qualcosa la ostacola e le
sbarra la strada, allora dapprima aumenta di pressione perché altra aria
sopraggiunge alle spalle, poi fugge con difficoltà attraverso qualche fessura e
quanto più stretta è l’apertura, tanto più violentemente esce. Questo non può
accadere senza lotta, né la lotta senza terremoto.
[4] Ma, se non trova neppure una fessura
attraverso cui uscire, ammassatasi lì, si scatena e gira attorno agli ostacoli,
abbattendone alcuni, infrangendone altri, poiché, sottilissima e insieme
fortissima, si insinua nei luoghi più inaccessibili e con la sua forza fa a
pezzi e disperde tutto ciò in cui è penetrata. Allora la terra è scossa:
infatti, o si apre per offrire un passaggio al vento, oppure, dopo averglielo
offerto, privata del suo sostegno, sprofonda in quella stessa cavità da cui
l’ha fatto uscire.
15. La
circolazione dell’aria sottoterra
Alcuni
pensano che la terra sia perforata in molti punti e che non abbia soltanto quei
primitivi accessi che ha ricevuto come spiragli fin dall’inizio, ma che molti
li abbia aggiunti il caso. In un luogo l’acqua ha portato via da sotto tutto il
terreno che c’era in superficie, altri luoghi sono stati portati via dai
torrenti, altri ancora, spaccati da grosse ondate, sono venuti allo scoperto.
Attraverso questi interstizi entra l’aria: e se il mare la circonda e la spinge
più in profondità e i flutti non le permettono di tornare indietro e di
andarsene, allora essa, trovandosi senza più possibilità di uscita né di
ritorno, gira su se stessa e, poiché non può procedere in linea retta, si
sforza di andare verso l’alto, secondo la sua tendenza naturale, e percuote la
terra che la comprime.
16. Il soffio
vitale
[1] Resta ancora da riferire l’opinione di
molti studiosi, che riceverà forse il favore generale. Che la terra non sia
priva d’aria è evidente, e non intendo solo di quell’aria che mantiene la sua
coesione e tiene unite le parti che la costituiscono, aria che si trova anche
nei sassi e nei cadaveri, ma di quel soffio vitale e attivo, che nutre tutte le
cose. Se la terra non lo possedesse, come potrebbe infonderlo in tanti alberi e
in tante piante che vivono grazie a quello? E come potrebbe far crescere radici
tanto diverse, che affondano in essa in un modo o nell’altro, alcune attaccate
alla superficie, altre conficcate più in profondità, se non avesse in
abbondanza il soffio vitale che genera tante varietà di esseri che devono la
loro crescita al fatto che lo assorbono e se ne alimentano?
[2] Ma non adduco ancora prove decisive:
tutto questo cielo racchiuso dall’etere infuocato, parte più alta
dell’universo, tutte queste stelle di cui è impossibile dire il numero, tutta
questa schiera di corpi celesti e, per tralasciare il resto, questo sole che
percorre la sua orbita così vicino a noi e che è parecchie volte più grande
dell’intero globo terrestre, traggono il loro nutrimento dalla terra e se lo
dividono fra loro, e non sono certamente sostenuti da nient’altro che dalle
esalazioni terrestri: questo è il loro alimento, questo è il loro pasto.
[3] Ma la terra non potrebbe nutrire tanti
corpi e tanto più grandi di sé, se non fosse piena di soffio vitale, che esala
giorno e notte da tutte le sue parti; infatti, non può accadere che essa non ne
abbia in sovrabbondanza, dal momento che gliene viene chiesto e preso tanto. È
vero che ciò che esce si genera al momento (la terra, infatti, non potrebbe
avere una riserva d’aria inesauribile tale da bastare a tanti corpi celesti, se
non ci fosse uno scambio reciproco fra gli elementi e non si trasformassero gli
uni negli altri), ma tuttavia bisogna che essa ne abbondi e ne sia piena e la
tragga dalle sue riserve.
[4] Dunque, non c’è dubbio che al suo
interno ci sia molta aria nascosta e che un’atmosfera estesa occupi gli spazi
oscuri sottoterra. E se questo è vero, deve essere spesso soggetto a scosse ciò
che è pieno di una cosa tanto mobile: forse qualcuno potrebbe dubitare che non
c’è nulla di così turbolento come l’aria, di così volubile e di così contento
di agitarsi?
17. La forza
irresistibile dell’aria
[1] Ne consegue, dunque, che l’aria mette in
opera la sua natura e, poiché tende sempre a muoversi, talvolta fa muovere
anche altre cose. Ciò quando avviene?
Quando è stata arrestata nella sua corsa. Infatti, finché non viene ostacolata,
scorre tranquillamente; quando invece viene urtata e trattenuta, smania e
travolge ciò che la frena, come il famoso «Arasse che non sopporta un ponte». [2] Finché il suo alveo è agevolmente e
liberamente navigabile, esso fa scorrere le sue acque regolarmente; quando dei
sassi messi lì dalla mano dell’uomo o dal caso rallentano il suo flusso, allora
cerca uno slancio nel ritardo e, quanti più ostacoli incontra, tanta più forza
trova: infatti, le masse d’acqua che arrivano da dietro e che si accavallano su
se stesse, quando non riescono a sostenere il proprio peso, acquistano forza
dalla propria caduta e fuggono portando con sé ciò che sbarrava il passaggio.
Lo stesso fenomeno si verifica con l’aria, che, quanto più è potente e mobile,
tanto più rapidamente irrompe e più violentemente sconvolge tutto ciò che la
chiude: da qui ha origine una scossa, naturalmente di quella parte sotto alla
quale è avvenuta la lotta.
[3] Che ciò che si dice è vero è dimostrato
anche da questo fatto: spesso, quando c’è stato un terremoto, se si è aperta
anche solo una qualche parte della superficie terrestre, da lì il vento ha
soffiato per molti giorni, come si tramanda che sia avvenuto in occasione del
terremoto che ha travagliato Calcide: ne troverai notizia in Asclepiodoto,
discepolo di Posidonio, là dove dà la spiegazione proprio di questi fenomeni
naturali di cui ci stiamo occupando. Troverai anche presso altri autori che la
terra si è spaccata in un certo punto e che da lì per un tempo abbastanza lungo
ha soffiato il vento, che evidentemente si era aperto da sé quel passaggio
attraverso cui usciva.
18. La
generazione dei venti e l’origine del terremoto
[1] Dunque, la causa principale dei
terremoti è l’aria, che si muove rapidamente per natura e che si sposta da un
luogo all’altro. Essa, finché non riceve spinte e sta nascosta in uno spazio
vuoto, resta inoffensiva e non dà fastidio a ciò che la circonda: [2] quando una causa proveniente
dall’esterno la scuote, la spinge in avanti e la rinserra in uno spazio
ristretto, essa, se è ancora possibile, si limita a cedere il passo e a
vagabondare: quando, invece, le è stata portata via la possibilità di
allontanarsi ed è assediata da tutte le parti, allora, con gran rimbombo della montagna, freme attorno alle sue barriere,
e, dopo averle a lungo colpite, le abbatte e le travolge con tanta più violenza
quanto più forte è l’ostacolo contro cui ha lottato.
[3] Poi, quando ha perlustrato tutto il
luogo in cui era trattenuta, non potendo fuggire, balza indietro da quegli
ostacoli contro cui s’è gettata con più impeto e o si disperde nei meandri
nascosti prodotti dalla disgregazione conseguenza del terremoto, o si lancia
fuori attraverso una nuova ferita del terreno: così la sua enorme forza non può
essere contenuta e nessuna compagine trattiene il vento. L’aria, infatti,
scioglie qualsiasi legame e porta con sé qualsiasi peso e, insinuatasi
attraverso passaggi strettissimi, si fa largo e, con la potenza indomabile
della sua natura, si libera, soprattutto quando, scatenandosi, fa valere i
propri diritti.
[4] L’aria è in verità qualcosa di
invincibile: non ci sarà nulla che possa
piegare sotto il proprio dominio e mettere in catene e chiudere in prigione i
venti in lotta e le rumorose tempeste.
[5] Senza dubbio i poeti hanno voluto che
sembrasse una prigione il luogo in cui i venti sono nascosti sottoterra, ma non
hanno capito che ciò che sta rinchiuso non è ancora vento e che ciò che è vento
non può essere rinchiuso. Infatti, ciò che è al chiuso sta tranquillo ed è aria
immobile; ogni vento invece è in fuga.
[6] A queste argomentazioni se ne aggiunge
un’altra, dalla quale risulta che il terremoto è causato dall’aria: anche i
nostri corpi non tremano che quando una qualche causa perturba l’aria che
circola in essi, quando essa si contrae per la paura, quando si illanguidisce
per la vecchiaia ed è snervata per l’intorpidimento delle vene, quando è
paralizzata dal freddo o allontanata dal suo corso regolare da un attacco di
febbre.
[7] Infatti, finché scorre senza ostacoli e
segue il suo consueto percorso, non c’è alcun tremore del corpo: quando invece
si presenta qualcosa che inibisce le sue funzioni, allora essa, incapace di
mantenere quello che con la sua energia teneva teso come un arco,
indebolendosi, scuote tutto ciò che sosteneva quando era nel pieno del suo vigore.
19. Opinione
di Metrodoro di Chio: la causa del terremoto è l’aria
[1] Ascoltiamo, poiché è necessario,
Metrodoro di Chio, che, arrivato il suo turno, esprime il proprio parere. Io,
infatti, non mi permetto di tralasciare neppure quelle opinioni che disapprovo,
poiché è più opportuno riportarle tutte per esteso e condannare quelle da cui
dissentiamo, piuttosto che tralasciarle.
[2] Che cosa dice, dunque? Come quando la
voce di un cantante <vibra> dentro una giara, essa si diffonde e risuona
per tutto il recipiente con una sorta di tremolio e, pur essendo stata emessa
debolmente, tuttavia si aggira non senza scuotimento e rimbombo del vaso che la
racchiude, così le estese caverne che formano una volta sottoterra racchiudono
dell’aria propria, che, appena colpita da altra aria che arriva dall’alto,
viene agitata, allo stesso modo in cui risuonano quei recipienti vuoti cui ho
accennato poco fa, se vi si grida dentro.
20. Opinioni
di Democrito e di Epicuro: la causa del terremoto è in più di un elemento
[1] Veniamo ora a coloro che hanno posto la
causa del terremoto in tutti questi elementi che ho menzionato o nella maggior
parte di essi. Democrito ritiene che sia in più di uno. Dice, infatti, che il
terremoto è provocato a volte dall’aria, a volte dall’acqua, a volte da
entrambe, e sviluppa in questo modo la sua argomentazione: «Una certa parte
della terra è concava; in essa confluisce una gran massa d’acqua. Una parte di
quest’acqua è leggera e più fluida delle altre. Quando questa è respinta da una
massa pesante che le cade addosso, viene spinta contro la terra e la scuote,
poiché non potrebbe essere così agitata senza scuotere ciò contro cui viene
spinta».
[2] E a proposito dell’acqua bisogna
ripetere quello che dicevamo dell’aria: «Quando si è accumulata tutta in un
luogo e non riesce più a contenersi, fa forza in un punto e si apre un
passaggio dapprima col suo peso, poi col suo impeto. Essa, infatti, essendo
stata a lungo rinchiusa, non può uscire, se non per una via in discesa, né
cadere verticalmente con delicatezza o senza scuotere ciò attraverso cui o su
cui cade.
[3] Se poi, quando ha già cominciato a
muoversi rapidamente, si è fermata in qualche luogo e la forza della corrente
si è ripiegata su se stessa, l’acqua viene respinta contro la terra, e la agita
con violenza in quella parte in cui ci sono più cavità. Inoltre, talvolta la
terra, impregnata del liquido sceso fino in profondità, sprofonda più in basso,
e il suo stesso fondo si guasta: allora viene schiacciata quella parte su cui
soprattutto grava il peso delle acque che cadono.
[4] Per quanto concerne l’aria, essa a volte
respinge le onde e, se incalza con violenza, scuote naturalmente quella parte
della terra contro cui ha scagliato le acque accumulate; altre volte,
insinuatasi in canali sotterranei e alla ricerca di una via d’uscita, scuote
tutto. La terra, per altro, è permeabile ai venti e l’aria è troppo sottile per
poter essere tenuta fuori e troppo violenta perché si possa resistere alla sua
agitazione e alla sua velocità».
[5] Epicuro afferma che tutte queste cause
sono possibili e ne cerca molte altre ancora e rimprovera coloro che hanno
sostenuto che la causa è una sola di queste, poiché è difficile garantire
qualcosa di certo a proposito di questi fenomeni che sono spiegabili solo in
modo congetturale.
[6] «Dunque», come dice, «l’acqua può
scuotere la terra, se ne ha trascinato via ed eroso alcune parti, le quali, una
volta assottigliate, non sono più in grado di sostenere ciò che sorreggevano
quando erano intatte. Può scuotere la terra la spinta dell’aria: infatti, può
darsi che l’aria sia agitata da altra aria che entra dall’esterno, oppure può
darsi che sia scossa da una massa di terra che cade all’improvviso e che le
comunica il movimento. Può darsi che qualche parte della terra si sostenga come
su delle specie di colonne e di pilastri che, indebolitisi e cedendo, fanno
tremare il peso poggiato sopra.
[7] «Può darsi che una massa d’aria calda
trasformatasi in fuoco e simile al fulmine si muova, abbattendo tutto ciò che
la ostacola. Può darsi che un qualche soffio spinga delle acque paludose e
stagnanti e che quindi l’urto scuota la terra o l’agitazione dell’aria, che
cresce ed è stimolata dal suo stesso moto, si comunichi dalle profondità fino
alla superficie». Tuttavia, secondo lui, non c’è nessuna causa del terremoto
più potente dell’aria.
21. Opinione
personale di Seneca: la causa del terremoto è l’aria. Tipi di terremoto
[1] Anche secondo noi è quest’aria a essere
capace di effetti così straordinari, poiché in natura non c’è niente di più
potente, niente di più energico, e senza di essa neppure gli elementi più
violenti mantengono la loro forza: l’aria attizza il fuoco; le acque, se togli
il vento, restano immobili: esse prendono slancio quando un soffio le spinge. E
l’aria può disperdere grandi estensioni di terra e sollevare dal di sotto nuove
montagne e far apparire in mezzo al mare isole mai viste prima: chi mette in
dubbio che sia stata l’aria a portare alla luce Tera e Terasia e quest’isola
dei nostri tempi, nata sotto i nostri occhi nel mar Egeo?
[2] Secondo Posidonio, ci sono due tipi di
terremoto. Ciascuno ha un suo nome specifico: uno è il moto sussultorio, quando
la terra è scossa e si muove dal basso verso l’alto e viceversa, l’altro è il
moto ondulatorio, in cui la terra oscilla alternativamente da un lato e
dall’altro, come un’imbarcazione. Io, però, credo che ci sia anche un terzo
tipo, che è stato designato con una parola latina: infatti, non senza ragione i
nostri antenati hanno parlato di un «tremore» della terra, che è diverso dagli
altri due, poiché le cose non ricevono una scossa verticale, né oscillano
lateralmente, ma vibrano, che in casi di questo genere è il movimento più
inoffensivo; così come l’oscillazione è molto più perniciosa della scossa
sussultoria: infatti, se non arriva rapidamente dalla parte opposta un moto che
rimetta diritte le cose che stanno per cadere, ne consegue inevitabilmente un
crollo.
22. I diversi
tipi di terremoto hanno diverse cause
[1] Poiché questi movimenti sono diversi fra
loro, anche le loro cause sono diverse. Prima, dunque, parliamo del moto
sussultorio. Se dei pesi enormi avanzano trascinati da una colonna di carri e
le ruote, a causa dello sforzo considerevole, incappano nelle asperità del
terreno, sentirai che il suolo è scosso.
[2] Asclepiodoto tramanda: essendo caduto un
masso, staccatosi dal fianco di una montagna, gli edifici vicini sono crollati
per la scossa. La stessa cosa può avvenire sotto terra, cioè che qualcuna di
queste rupi sospese, staccatasi, cada pesantemente e rumorosamente nella
caverna sottostante, con tanta maggiore violenza quanto maggiore è il suo peso
o l’altezza da cui cade; e così trema tutta la volta della caverna sotterranea.
[3] E non è credibile che le rocce si
stacchino soltanto per il loro peso, ma, poiché sopra scorrono dei fiumi,
l’acqua che scorre costantemente assottiglia le giunture della pietra e ogni
giorno porta via qualcosa alle parti cui essa è attaccata ed erode quella
colla, per così dire, da cui è tenuta insieme. Quindi, un’erosione che continua
nel tempo indebolisce le parti che quotidianamente logora fino a tal punto che
queste non sono più in grado di reggere il peso.
[4] Allora precipitano massi pesantissimi;
allora quella rupe caduta giù, non potendo lasciare ferme tutte le cose mobili
che ha colpito, «arriva <con> un gran rumore, e sembra che tutto crolli
all’improvviso», come dice il nostro Virgilio.
23. Opinione
di Callistene: la causa del terremoto è
l’aria
[1] Questa sarà la causa di questo moto che
scuote la terra verticalmente: passo all’altra. La natura della terra è porosa
e contiene in sé molto vuoto: attraverso questi pori circola l’aria, che,
quando vi si è introdotta in maggior quantità e non riesce a uscire, scuote la
terra.
[2] Come ho riferito poco fa, questa
spiegazione è accolta anche da altri, se il numero dei testimoni ti sembra
decisivo: la approva anche Callistene, uomo niente affatto spregevole; ebbe, infatti, animo nobile e incapace di
sopportare i furori di un re. Questa è la colpa eterna di Alessandro, che
nessun valore, nessun successo militare potrà riscattare.
[3] Infatti, ogni volta che qualcuno dirà:
«Uccise molte migliaia di Persiani», si ribatterà: «e anche Callistene»; ogni
volta che si dirà: «Uccise Dario, che allora possedeva il regno più grande del
mondo», si ribatterà «e anche Callistene»; ogni volta che si dirà: «Vinse tutto
fino all’oceano, e affrontò l’oceano stesso con nuove flotte ed estese l’impero
da un angolo della Tracia sino ai confini dell’Oriente», si dirà: «però uccise
Callistene»: abbia pure superato tutto ciò che avevano fatto generali e re in
precedenza, ma niente di ciò che ha compiuto sarà così grande come il suo
delitto.
[4] Questo Callistene nei libri in cui
descrive come Elice e Bura siano state sommerse e quale evento le abbia
sprofondate nel mare, espone la teoria che io ho presentato nella parte
precedente di questo libro: «L’aria entra nella terra attraverso fori nascosti,
come avviene dappertutto, così anche sotto il mare; poi, quando è ostruito quel
passaggio attraverso cui era discesa, e l’acqua che oppone resistenza alle sue
spalle la priva della possibilità di tornare indietro, essa viene spinta da una
parte e dall’altra e, scontrandosi con se stessa, scrolla la terra». Perciò,
molto spesso le regioni vicine al mare sono devastate dal terremoto e da qui è
stata attribuita a Nettuno questa facoltà del mare di muovere la terra.
Chiunque abbia ricevuto un’istruzione elementare sa bene che quel dio in Omero
è chiamato jEnosivcqwn.
24. Come
l’aria entra nel sottosuolo e provoca i terremoti
[1] Anch’io sono d’accordo che la causa di
questo flagello sia l’aria. Discuterò su questo punto: in che modo entra
quest’aria, se attraverso fori minuscoli che sfuggono ai nostri occhi o
attraverso aperture più grandi e più visibili, e se viene dalle profondità
della terra oppure si introduce anche attraverso la superficie.
[2] Quest’ultima ipotesi non è credibile.
Infatti, anche nei nostri corpi la pelle respinge l’aria, che non può entrare,
se non attraverso le vie respiratorie e, una volta entrata, non si può fermare,
se non in una parte del corpo relativamente aperta: essa, infatti, non si
sofferma in mezzo ai nervi o alla carne, ma nelle viscere e nelle ampie cavità
interiori.
[3] La stessa cosa si può supporre a
proposito della terra, anche per il fatto che il terremoto non si verifica in
superficie o in prossimità della superficie, ma sottoterra, e proviene dalle
profondità. Una prova di questo è il fatto che mari profondissimi sono agitati,
evidentemente a causa del moto di quelle regioni sopra le quali si distendono:
è, dunque, verosimile che il terremoto abbia origine dalle profondità della
terra e che lì l’aria si ammassi in enormi cavità. [4] «Anzi!», dice. «Come quando abbiamo i brividi per il freddo ne
consegue un tremito, così anche la terra è scossa da una corrente d’aria che
viene dal di fuori». Ciò non può assolutamente accadere. Infatti, dovrebbe
soffrire il freddo, perché le possa accadere quello che accade a noi, che una
causa esterna fa rabbrividire. Potrei anche ammettere che alla terra accada
qualcosa di simile a ciò che accade a noi, ma non per una causa simile.
[5] Dev’essere una lesione più interna e più
profonda a scrollare la terra: la prova migliore a favore di questa tesi può
forse essere il fatto che, quando il suolo si è aperto a causa di un terremoto
violento, provocando gravi danni, talvolta quella voragine inghiotte e
seppellisce intere città.
[6] Tucidide dice che al tempo della guerra
del Peloponneso l’isola di Atalante fu inghiottita completamente o per lo meno
per la maggior parte. E puoi credere a Posidonio che la stessa cosa è accaduta
a Sidone. Ma per questo non occorrono testimoni: infatti, ci ricordiamo che,
spaccatasi la terra per un terremoto interno, delle località furono sconquassate
e delle pianure distrutte. E ormai dirò in che modo penso che ciò si verifichi.
25. L’azione
dell’aria nel sottosuolo
[1] Quando l’aria con la sua grande forza ha
riempito completamente una cavità sotterranea e ha cominciato a lottare e a
cercare una via d’uscita, colpisce più frequentemente proprio le pareti fra le
quali è nascosta, sopra le quali sono
talvolta situate delle città. Queste pareti a volte ricevono delle scosse tali
che gli edifici sovrastanti crollano, a volte il terremoto è così forte che le
pareti che sorreggono tutta la volta della cavità rovinano sullo spazio vuoto
che si apre sotto e intere città sprofondano nell’immensa voragine.
[2] Se vuoi crederci, dicono che un tempo
l’Ossa era strettamente unito all’Olimpo e che poi a causa di un terremoto si
sia separato e che quell’unico enorme monte si sia scisso in due. Allora sgorgò
il Peneo, che prosciugò le paludi da cui era afflitta la Tessaglia, attraendo
nel suo corso le acque che ristagnavano prive di una via d’uscita. A metà strada
fra Elide e Megalopoli scorre il fiume Ladone, che è stato fatto scaturire da
un terremoto.
[3] Che cosa dimostro con questi esempi? Che
l’aria sottoterra si ammassa in vaste caverne (con quale altro nome potrei
designare questi spazi vuoti?); se non fosse così, il terremoto interesserebbe
insieme grandi estensioni di terra e molte regioni tremerebbero nello stesso
momento: ora invece sono zone poco estese ad essere colpite e il terremoto non
si fa sentire mai per duecento miglia. Ecco, questo terremoto che ha riempito
il globo di resoconti favolosi non ha varcato i confini della Campania.
[4] Che cosa dovrei dire del fatto che,
quando Calcide tremò, Tebe rimase stabile, e quando fu distrutta Egio, Patre,
che è così vicina, del terremoto sentì solo parlare? Quelle ingenti scosse che
abbatterono le due città di Elice e Bura si fermarono nei dintorni di Egio. È
chiaro, dunque, che il terremoto in superficie si propaga tanto più quanto più
esteso è il vuoto nelle cavità sotterranee.
26. Non
esistono regioni immuni dal terremoto
[1] Per dimostrare questa tesi, avrei potuto
fare ricorso all’autorità di uomini illustri, che tramandano che l’Egitto non
ha mai tremato. Essi spiegano così questo fatto: il terreno è fatto interamente
di limo. Infatti, se ti fidi di Omero, Faro era tanto lontana dalla terraferma
quant’è la distanza che una nave, spinta a vele spiegate, può percorrere in un
giorno; ma ora si è accostata alla terraferma: infatti, il Nilo, scorrendo
torbido e trascinando con sé molto fango e aggiungendolo un po’ per volta alla
terra già esistente, fa avanzare continuamente i confini dell’Egitto con
incrementi che si susseguono anno dopo anno. Da qui la natura grassa e fangosa
del terreno, che non presenta fenditure, anzi è cresciuto in modo compatto per il
disseccarsi del limo, la cui struttura era compatta e sedimentaria per
l’agglutinazione delle sue parti, e non si poteva formare alcun vuoto al suo
interno, perché alla materia solida se ne aggiungeva continuamente una liquida
e molle.
[2] Ma sono soggetti a terremoti sia
l’Egitto, sia Delo, che Virgilio ha preteso che stesse salda: e le concesse di essere immobile e di essere
abitata e di disprezzare i venti;anche i filosofi, gente credulona, hanno
sostenuto, su garanzia di Pindaro, che quest’isola non è soggetta a terremoti.
Tucidide afferma che prima era sì rimasta immobile, ma all’epoca della guerra
del Peloponneso tremò.
[3] Callistene afferma che ciò accadde anche
in un’altra occasione: «Fra i molti prodigi», dice, «che preannunciarono la
distruzione delle due città di Elice e Bura, quelli di gran lunga più
appariscenti furono una gigantesca colonna di fuoco e lo scuotimento di Delo».
Egli sostiene che Delo sia sembrata stabile perché poggia sul mare e possiede
delle rocce concave e delle pietre perforate, che consentono all’aria
imprigionata di tornare in libertà: per questo le isole avrebbero un terreno
più stabile e le città sarebbero tanto più sicure quanto più sono vicine al
mare.
[4] Che queste tesi siano false, l’hanno
sperimentato Pompei ed Ercolano. Aggiungi ora che tutte le coste marine sono
esposte ai terremoti: così Pafo crollò più di una volta; così Nicopoli ha
acquistato dimestichezza con questo flagello che l’ha resa famosa; un mare
profondo circonda Cipro, eppure anch’essa viene scossa; e anche la stessa Tiro
viene colpita dai terremoti tanto quanto viene erosa dal mare.
Queste sono
le cause che generalmente si adducono per spiegare il terremoto.
27. Fenomeni
concomitanti col terremoto: le epidemie
[1] Si racconta, tuttavia, che in questo
terremoto in Campania si siano verificati alcuni fenomeni particolari, di cui
bisogna render conto.
Abbiamo detto
che un gregge di seicento pecore è morto nella zona di Pompei. Non c’è ragione
perché tu creda che quanto è accaduto a quelle pecore sia dovuto allo spavento.
[2] Si dice, infatti che dopo forti
terremoti dilaghi di solito un’epidemia, e non c’è da meravigliarsi. Infatti,
molte sostanze letali stanno nascoste in profondità: l’aria stessa, che rimane
inerte o per difetto del terreno o per pigrizia o per il buio perpetuo, è
funesta per quelli che la respirano, oppure, alterata dai fuochi sotterranei,
quando è venuta in superficie dopo una lunga stagnazione, contamina e inquina
la nostra atmosfera pura e limpida, e porta nuovi generi di malattie a chi
respira quest’aria cui non è abituato.
[3] E che dire del fatto che stanno nascoste
sottoterra anche acque imbevibili e pestilenziali, che non vengono mai
utilizzate e non sono mai sferzate dall’aria un po’ libera? Pertanto, dense e
coperte costantemente da una pesante caligine, non contengono nient’altro che
sostanze malsane e dannose per il nostro organismo. Anche l’aria, che si trova
mescolata a quelle acque e che giace in mezzo a quelle paludi, quando arriva in
superficie, diffonde per largo tratto il suo veleno e uccide chi la respira.
[4] Le bestie poi, che la pestilenza di
solito colpisce per prime, ne risentono più facilmente quanto più sono
insaziabili: vivendo all’aria aperta, fanno abbondantemente uso di acqua, che è
la principale responsabile dell’epidemia. E non mi meraviglio che ne siano
state colpite le pecore, che sono di natura più delicata, dato che hanno la
testa più vicina al suolo, poiché hanno assorbito in prossimità del suolo
quelle esalazioni nocive. Avrebbero danneggiato anche gli uomini, se fossero
uscite in maggior quantità ; ma sono state neutralizzate dall’abbondanza di
aria pura prima che si sollevassero abbastanza per poter essere respirate
dall’uomo.
28. Fenomeni
concomitanti col terremoto: le esalazioni pestilenziali
[1] Che la terra poi contenga molte sostanze
letali, lo puoi capire anche dal fatto che vengono alla luce tanti veleni non
seminati dalla mano dell’uomo, ma spontaneamente, evidentemente perché il suolo
racchiude i semi sia di ciò che fa bene, sia di ciò che fa male. E che dire del
fatto che in molte località italiane attraverso certi fori escono delle
esalazioni pestilenziali che né l’uomo né le bestie possono respirare senza
danno? Anche gli uccelli, se si imbattono in esse prima che siano attenuate da
un’aria migliore, cadono durante il volo e i loro corpi si fanno lividi e la
gola si gonfia come se fosse stata strangolata.
[2] Quest’aria, finché si trattiene
sottoterra, uscendo solo attraverso fori sottili, ha una potenza sufficiente
solo a uccidere gli animali che hanno la testa rivolta verso il basso e che si
spingono da sé nel suo interno; dopo essere rimasta nascosta per secoli nelle
tenebre e in un luogo lugubre, ha accresciuto la sua forza nociva, e diventa
sempre più funesta col passar del tempo e peggiora quanto più resta immobile:
quando ha trovato una via d’uscita, trasporta quel contagio di un luogo
perennemente immerso nel freddo e nel buio e nella notte infernale, e contamina
l’atmosfera delle nostre regioni; il meglio, infatti, è vinto dal peggio.
[3] Allora anche quell’aria più pura diventa
nociva: di qui le morti improvvise che si susseguono ininterrottamente e generi
mostruosi di malattie, poiché nascono da cause sconosciute. Questa calamità
dura più o meno a lungo a seconda della violenza del contagio, e la pestilenza
non cessa prima che l’ampiezza del cielo e l’agitazione dei venti abbiano messo
in movimento quell’aria opprimente.
29. Effetti
del terremoto sulla mente degli uomini: la pazzia
[1] Infatti, alcuni si sono messi a correre qua
e là, come forsennati e storditi per effetto della paura, che scuote le menti
quand’è personale e moderata: e che? Quando il terrore è generale, quando
crollano le città, i popoli sono schiacciati, la terra è scossa, che cosa c’è
da meravigliarsi che gli animi, abbandonati in preda al dolore e alla paura,
siano smarriti?
[2] Non è facile restare in sé in mezzo a
grandi catastrofi. Perciò, quasi sempre le menti più deboli vengono prese dal
panico al punto da uscire di sé. Certo nessuno prova un grande spavento senza
pregiudicare un po’ la sua sanità mentale, e chi ha paura è simile a un pazzo:
ma la paura rende alcuni ben presto a se stessi, altri invece li sconvolge con
più violenza e li porta alla follia. [3]
Ecco perché durante le guerre si sono visti uomini andare errando come
forsennati e in nessun posto troverai più esempi di persone dedite alle
profezie che dove il panico, mescolato alla superstizione, ha colpito le menti.
30. Effetti
del terremoto su realtà naturali e costruzioni erette dagli uomini
[1] Non mi meraviglio che una statua si sia
spaccata in due, dopo aver detto che le montagne si sono staccate dalle
montagne e il suolo stesso si è aperto dal profondo.
Si
narra che questi luoghi un tempo si siano separati per la violenza di un’enorme
rovina (così grandi sono i cambiamenti che può causare il lungo trascorrere dei
secoli), quando le due terre erano unite a formarne una sola. Il mare penetrò
con violenza in esse e smisurato staccò la costa dell’Esperia dalla Sicilia e
venne a bagnare coi suoi flutti nello stretto passaggio le campagne e le città
dalle due parti, dopo averle separate con le sue acque.
[2] Tu vedi che intere regioni sono
strappate dalle loro sedi e che al di là del mare si estendono dei territori
che un tempo confinavano coi nostri; tu vedi che città e popolazioni si
separano, quando una parte della natura si è sollevata e ha spinto contro
qualcosa il mare, il fuoco o l’aria; e la forza di questi elementi è
meravigliosa, poiché proviene dal tutto: infatti, pur infuriando solo
parzialmente, infuria tuttavia con le forze del mondo.
[3] Così il mare ha strappato la Spagna
dalla stretta unione con l’Africa, così attraverso questa inondazione celebrata
dai più grandi poeti, la Sicilia è stata allontanata dall’Italia. Ciò che viene
dalle massime profondità ha un impeto molto maggiore: infatti, ciò che esce con
sforzo attraverso stretti passaggi è più potente.
[4] Si è già parlato abbastanza
dell’imponenza degli effetti provocati da questi terremoti e della bellezza
degli spettacoli che ci hanno offerto: perché, dunque, qualcuno si meraviglia
che il bronzo di un’unica statua, e neppure massiccio, ma concavo e sottile, si
sia spaccato in due, dato che forse in essa era rimasta imprigionata dell’aria
che cercava una via d’uscita? E chi ignora quest’altro effetto? Abbiamo visto
degli edifici aprirsi agli angoli e poi richiudersi nuovamente a causa di un terremoto. Anzi,
alcuni, poco stabili sulle fondamenta e costruiti con una certa negligenza e poco
solidamente, sono stati consolidati dal terremoto che li ha scossi
ripetutamente.
[5] E se esso fende intere pareti e intere
case e apre i fianchi di grandi torri, per quanto siano solidi, e manda in
pezzi i pilastri che sostengono le costruzioni, che motivo c’è per considerare
degno di nota il fatto che una statua sia stata divisa in due parti uguali
dalla testa ai piedi?
31. Le scosse
di assestamento. Osservazioni fatte in Campania
[1] Perché, tuttavia, questo terremoto durò
più giorni? La Campania, infatti, non smise di tremare ripetutamente, con
scosse sì relativamente deboli, ma molto dannose, perché scuotevano edifici già
scossi, che, reggendosi in piedi in modo precario, per cadere non avevano
<bisogno> di essere spinti, ma solo di essere mossi: evidentemente l’aria
non era ancora uscita tutta, ma, emessa la maggior parte, si aggirava ancora
qua e là. Fra le prove con cui si dimostra che questi fenomeni sono prodotti
dall’aria non esitare ad annoverare anche questa: [2] Quando si è verificata una scossa fortissima, che ha infuriato
contro città e regioni, non può seguirne un’altra ugualmente potente, ma dopo
quella più violenta ne vengono altre leggere, perché quella più forte ha già
aperto una via d’uscita ai venti in lotta; l’aria rimasta non possiede la
stessa potenza e non ha bisogno di ingaggiare battaglia, perché ha già trovato
una via d’uscita e la segue passando per la strada attraverso cui è uscita la
prima e più potente massa d’aria.
[3] Giudico degno di essere ricordato anche
questo fatto venuto a conoscenza di un uomo molto colto e serio: egli afferma
di aver visto che in bagno (per caso, infatti, si stava lavando, quando ciò
avvenne) le tessere da mosaico di cui era rivestito il pavimento si separavano
l’una dall’altra e poi si ricongiungevano, e che l’acqua ora si raccoglieva
nelle fessure, quando il pavimento si ritirava, ora usciva gorgogliando, quando
si ricomponeva. L’ho sentito raccontare anche d’aver visto dei muri a secco in
preda a scosse più dolci e più frequenti di quanto non lo consenta la loro
naturale durezza.
32.
Riflessioni sulla morte e sulla paura della morte
[1] Questo è tutto, o Lucilio, che sei il migliore fra gli uomini, per quanto riguarda le cause: passiamo ora a ciò che può dare forza agli animi. Perché a