Seneca
Questioni naturali
LIBRO VII
LE COMETE
1. Lo
spettacolo meraviglioso del corso regolare degli astri passa per lo più
inosservato
[1] Nessuno è così tardo e ottuso e chino
verso terra a tal punto da non raddrizzarsi e innalzarsi con tutto il suo
spirito verso le cose divine, soprattutto quando dal cielo ha brillato qualche
nuovo fenomeno meraviglioso. Infatti, finché le cose seguono il loro corso
ordinario, l’abitudine le priva della loro grandezza: infatti, siamo
strutturati in modo tale che gli spettacoli quotidiani, anche se sono degni di
ammirazione, ci passano davanti inosservati, mentre lo spettacolo anche delle
più piccole cose diventa piacevole, se sono inconsuete.
[2] Perciò, questa schiera di astri da cui è
punteggiato e abbellito l’immenso firmamento non richiama l’attenzione della
folla: ma quando si verifica qualche mutamento nell’ordine dell’universo, il
viso di tutti si leva verso il cielo. Il sole non ha spettatori, se non quando
si eclissa; nessuno osserva la luna, se non quando si eclissa: allora le città
levano grida, allora ciascuno fa rumore, preso da una vana superstizione.
[3] Ma quanto più importanti sono i fenomeni
abituali: che il sole, per così dire, fa tanti passi quanti sono i suoi giorni
e racchiude l’anno nel cerchio della sua rivoluzione, che a partire dal
solstizio d’estate cambia rotta per accorciare le giornate, che a partire
dall’equinozio d’autunno si abbassa sull’orizzonte e dà spazio alle notti, che
nasconde le stelle e che, pur essendo molto più grande della terra, non la
brucia, ma la riscalda ora aumentando ora diminuendo il proprio calore, che non
illumina mai completamente la luna, se non quando si trova in opposizione e non
la copre d’ombra <se non quando si trova in congiunzione>?
[4] Tuttavia, noi non notiamo questi
fenomeni, finché seguono l’ordine stabilito; se invece c’è qualche alterazione
o appare qualcosa di inconsueto, osserviamo, facciamo domande, attiriamo
l’attenzione di altri: tanto è naturale ammirare le cose nuove più che quelle
grandi.
[5] La stessa cosa avviene per quanto
concerne le comete: se appare un fuoco singolare e di forma insolita, ciascuno
vuole sapere che cos’è e, dimenticandosi degli altri, si informa sul nuovo
arrivato, non sapendo se debba ammirarlo o temerlo. Infatti, non mancano quelli
che seminano il terrore e annunciano i funesti presagi portati da esso. E così
tutti fanno domande e vogliono sapere se è un prodigio o un astro.
[6] Ma, per Ercole, non si può ricercare
niente di più magnifico o imparare niente di più utile di ciò che riguarda la
natura delle stelle e degli astri: se essi siano una fiamma concentrata, come
affermano sia la nostra vista sia la luce che essi emanano e il calore che ci
inviano, oppure non siano globi di fuoco, ma una sorta di corpi solidi e
terrosi che, passando attraverso le regioni del fuoco, traggano da lì la loro
luminosità e il loro calore e splendano di luce non propria.
[7] Condivisero questa opinione grandi
scienziati, i quali credettero che gli astri fossero fatti di una materia dura
e che prendessero il loro nutrimento da un fuoco che non apparteneva loro.
«Infatti», dicono, «la fiamma, di per sé, si dissiperebbe, se non avesse
qualcosa cui attaccarsi e da cui essere trattenuta, e il mondo l’avrebbe
certamente già distrutta con il suo movimento vorticoso, se essa fosse
semplicemente agglomerata a formare una sfera senza essere incorporata in una
massa stabile.
2.
Caratteristiche in comune alle comete e agli astri. Ipotesi geocentrica e
ipotesi eliocentrica
[1] Per scoprire queste cose, gioverà
ricercare se le comete siano della stessa natura dei corpi di cui abbiamo
appena parlato. Sembra, infatti, che abbiano alcune caratteristiche in comune
con essi: il sorgere e il tramontare, e anche il loro stesso aspetto, benché si
estendano più diffusamente e finiscano con una coda più lunga; essi sono,
infatti, ugualmente ignei e luminosi. [2]
Perciò, se tutti gli astri sono corpi terrosi, anch’essi si troveranno nella
stessa condizione; se invece non sono nient’altro che fuoco puro che si
mantiene per sei mesi senza essere dissolto dalla velocissima rivoluzione
dell’universo, anche gli astri possono
essere formati di materia sottile, senza per questo essere dissolti dalla
rivoluzione del cielo.
[3] La nostra indagine servirà anche per
scoprire se l’universo ruota mentre la terra sta ferma o la terra gira mentre
l’universo sta fermo. Ci furono, infatti, alcuni che affermarono che siamo noi
a essere trasportati dall’universo, senza che ce ne accorgiamo, e che albe e
tramonti non sono dovuti a un movimento del cielo, ma siamo noi stessi a
sorgere e tramontare. È una questione degna di essere esaminata attentamente,
per sapere in quale condizione ci troviamo, se abbiamo ricevuto in sorte la
dimora più pigra o la più veloce, se Dio fa girare attorno a noi tutte le cose
o fa girare noi.
3. Carenza di
studi sulle comete
[1] Sarebbe poi indispensabile avere un
catalogo di tutte le apparizioni di comete del passato. Finora, infatti, non è
stato possibile individuare i loro percorsi, a causa della loro rarità, né
sapere se esse ritornino periodicamente e se un ordine fisso le faccia
ricomparire in dati giorni. L’osservazione di questi fenomeni celesti è recente
ed è stata introdotta da poco in Grecia.
[2] Anche Democrito, il più penetrante degli
studiosi antichi, dichiarò di sospettare che ci sia un numero superiore di
astri che corrono, ma non ne stabilì il numero né i nomi, dato che a quel tempo
non si conoscevano ancora le orbite dei cinque pianeti. Eudosso per primo portò
in Grecia dall’Egitto la conoscenza dei movimenti dei pianeti; egli, però, non
dice nulla sulle comete: da questo risulta chiaro che neppure gli Egizi, che si
occuparono più approfonditamente dello studio del cielo, approfondirono questa
parte dell’astronomia.
[3] Successivamente, Conone, anch’egli
ricercatore attento, ha catalogato le eclissi di sole osservate dagli Egizi, ma
non ha menzionato per nulla le comete, soggetto che non avrebbe trascurato, se
fosse venuto a conoscenza di qualche osservazione compiuta da loro in
proposito.
4. Teoria di
Epigene: le comete sono fenomeni affini alle meteore ignee
[1] Una cosa certa è che due scienziati che
dicono di aver studiato presso i Caldei, Epigene e Apollonio di Mindo, molto
esperto nel trarre gli oroscopi, sono in disaccordo fra loro. Quest’ultimo,
infatti, afferma che i Caldei annoverano le comete fra i pianeti e che hanno
determinato le loro orbite. Epigene, invece, sostiene che i Caldei non
dispongono di osservazioni certe sulle comete, ma sembra che esse siano accese
da un qualche turbine d’aria vorticoso e velocissimo.
[2] Dunque, se ti sembra opportuno, prima
esponiamo e confutiamo le opinioni di Epigene. Secondo lui, il pianeta Saturno
esercita un potentissimo influsso sui movimenti di tutti i corpi celesti:
«Quando insegue le costellazioni più vicine a Marte o passa in prossimità della
luna o cade sotto i raggi del sole, per la sua natura ventosa e fredda, trae a
sé l’aria e la addensa in più luoghi; poi, se vi aggiunge i raggi del sole, dà
origine a tuoni e lampi; se ha anche Marte dalla sua parte, provoca fulmini. [3] Inoltre», dice, «i fulmini sono
fatti di una materia, i lampi di un’altra: infatti, l’evaporazione delle acque
e di tutte le sostanze liquide causa in cielo semplicemente dei bagliori che
minacciano senza poi colpire, mentre quell’esalazione più calda e più secca
propria della terra fa guizzar fuori i fulmini. Invece, le travi e le fiaccole,
che differiscono tra loro solo per le dimensioni, si formano in questo modo: [4] quando uno di quei globi d’aria che
chiamiamo turbini ha chiuso in sé elementi umidi e terrosi, dovunque vada, ha
l’aspetto di un fuoco allungato, che dura tanto a lungo quanto dura
quell’aggregazione d’aria che porta in sé molti elementi umidi e terrosi».
5.
Confutazione della teoria di Epigene
[1] Per cominciare dalle falsità che ho
menzionato per ultime, non è vero che le fiaccole e le travi escano da un
turbine: il turbine, infatti, si forma e si sposta nelle vicinanze della terra,
e perciò sradica gli alberi e, dovunque passi, spoglia il terreno, travolgendo
persino tetti e foreste, quasi sempre al di sotto delle nubi, comunque mai al
di sopra; al contrario, è una parte più alta del cielo quella dove appaiono le
travi: perciò, esse non si mettono mai davanti alle nubi. [2] Inoltre, il turbine gira in tondo, trascinato in un movimento
più veloce di qualsiasi nube; oltre a ciò, viene meno presto, distrutto dalla
sua stessa violenza. Le travi poi non attraversano velocemente il cielo come le
fiaccole, ma restano ferme e brillano nella stessa parte del cielo.
[3] Anche Carmandro nel libro che ha scritto
sulle comete dice che Anassagora vide in cielo una luce grande e insolita,
delle dimensioni di una grossa trave e che essa brillò per molti giorni.
Callistene riferisce che apparve una meteora con l’aspetto di un fuoco
allungato prima che il mare facesse sparire Bura ed Elice.
[4] Aristotele sostiene che quella non fu
una trave, ma una cometa, e che a causa del suo splendore eccessivo non fu
visibile il suo fuoco diffuso, ma col passar del tempo, quando ormai era meno
incandescente, riprese l’aspetto abituale delle comete. E in quel fuoco ci
furono molte cose degne di nota, ma nessuna più del fatto che, appena esso
brillò nel cielo, il mare si riversò sopra Bura ed Elice.
[5] Aristotele pensava forse che non
soltanto quella, ma tutte le travi fossero comete, con la differenza che nelle
une il fuoco è privo di discontinuità, nelle altre è diffuso? Le travi,
infatti, hanno una fiamma uniforme, che non si interrompe né si indebolisce in
alcuna parte, ma si concentra alle estremità, ed era così secondo Callistene quella
di cui ho appena parlato.
6. Teoria di
Epigene sulle comete immobili
[1] «Due sono i generi di comete», dice
Epigene. «Le une diffondono tutt’attorno la loro fiamma e non cambiano posto,
le altre allungano in una determinata direzione il loro fuoco sparso a mo’ di
chioma e passano da una stella all’altra (e due di questo genere sono state
osservate nella nostra epoca). Quelle del primo tipo, dotate di chioma
tutt’attorno e immobili, sono quasi sempre poco in alto e sono provocate dalle
stesse cause che danno origine alle travi e
alle fiaccole, cioè dall’eccesso di aria torbida che fa agitare dentro
di sé molte particelle secche e umide esalate dalla terra. [2] Infatti, una corrente d’aria, uscendo attraverso uno stretto
passaggio, può infiammare l’aria posta sopra di sé e piena di sostanze
combustibili, e poi spingerla davanti a sé con forza, finché per una causa o
per un’altra non torni indietro e si indebolisca; poi ancora il giorno seguente
e in quelli successivi riprendere forza e infiammare lo stesso luogo: vediamo,
infatti, che i venti tornano per più giorni come a un’ora stabilita; anche le
piogge e gli altri generi di perturbazioni tornano a giorni fissi».
[3] Per sintetizzare il pensiero di Epigene,
dirò che egli ritiene che queste comete si formino per lo stesso motivo per cui
si formano le meteore ignee scagliate fuori da un turbine; l’unica differenza è
che i turbini si abbattono dall’alto verso terra, le comete si staccano con
fatica dalla terra per alzarsi verso le regioni superiori.
7. Confutazione.
Teoria di Epigene sulle comete erranti e confutazione
[1] Contro queste tesi si sollevano molte
obiezioni. Prima di tutto, se la causa fosse il vento, una cometa non
apparirebbe mai in assenza di vento: ora, invece, appare anche quando l’aria è
del tutto calma. Poi, se avesse origine dal vento, verrebbe meno insieme col
vento; e se facesse la sua comparsa contemporaneamente al vento, crescerebbe
col vento e splenderebbe tanto più quanto più forte fosse il vento. A queste
argomentazioni si aggiunge anche il fatto che il vento muove molte parti
dell’atmosfera, mentre la cometa appare in un solo luogo; e il vento non sale
fino alle regioni più alte del cielo, mentre le comete appaiono al di sopra del
limite che i venti possono raggiungere.
[2] Egli passa poi alle comete che, dice,
hanno più propriamente l’aspetto di stelle, che avanzano nel cielo e che
passano davanti alle costellazioni. Afferma che queste comete hanno origine
dalle stesse cause di quelle che ha chiamato più vicine alla terra, però con la
differenza che le esalazioni della terra che portano con sé molte particelle
secche tendono verso una regione del cielo più alta e sono spinte dall’aquilone
a salire più in alto.
[3] <Ma> se fosse l’aquilone a
spingerle, esse si dirigerebbero sempre verso sud, come fa l’aquilone: eppure,
abbiamo costatato che il loro corso varia molto, diretto ora verso levante ora
verso ponente, e tutte hanno una traiettoria curvilinea, che il vento non
saprebbe imprimere loro. Inoltre, se fosse la spinta dell’aquilone a sollevarle
da terra verso l’alto, non sorgerebbero comete con altri venti: eppure sorgono.
8.
Confutazione della teoria di Epigene che indica nei turbini la causa della
formazione delle comete
[1] Confutiamo ora quell’altra spiegazione
di Epigene (egli, infatti, si serve di entrambe): «Quando tutte le esalazioni
umide e secche emanate dalla terra si riuniscono in uno stesso punto, la loro
lotta trasforma l’aria in un turbine; allora la violenza del vento che ruota su
se stesso incendia e solleva in alto nella sua corsa tutto ciò che ha dentro di
sé, e lo splendore del fuoco che è guizzato fuori dura finché ha abbastanza
alimento; quando questo vien meno, anch’esso svanisce».
[2] Chi dice questo non osserva com’è il
corso dei turbini e com’è quello delle comete: quello dei turbini è travolgente
e violento e più veloce dei venti stessi, quello delle comete è dolce e tale
che non ci si rende conto dello spazio che hanno percorso in un giorno e una
notte. Inoltre, il movimento dei turbini è errante e discontinuo e, per usare
un’espressione di Sallustio, vorticoso, mentre quello delle comete è regolare e
segue una rotta prestabilita.
[3] Qualcuno di noi crederebbe forse che la
luna o i cinque pianeti siano trascinati dal vento o fatti ruotare dal turbine?
Nessuno, penso. Perché? Perché non hanno un corso irregolare e sfrenato.
Applichiamo le stesse considerazioni alle comete: esse non procedono in modo
confuso e disordinato, cosicché si possa credere che siano spinte da cause
disordinate e incostanti.
[4] Inoltre, anche se questi vortici fossero
in grado di catturare le sostanze terrose e quelle umide e di sollevarle dal
basso verso regioni elevate, non le porterebbero però al di sopra della luna:
tutta la loro forza arriva solo fino alla regione delle nubi; noi invece
vediamo che le comete, mescolate alle stelle, attraversano le zone più alte.
Dunque, non è verosimile che il turbine si mantenga per uno spazio così esteso,
dato che quanto più è forte, tanto più rapidamente si dissipa.
9. Altre critiche alla teoria di Epigene
[1] Epigene scelga perciò una delle due
alternative: o la forza del turbine è poca, e allora non potrà giungere così in
alto, oppure è grande e impetuosa, e allora si infrangerà da sé abbastanza
rapidamente.
Inoltre,
quelle comete più basse, secondo lui, non arrivano più in alto perché
contengono più sostanze terrose (e la loro pesantezza le trattiene più vicino
alla terra): eppure, le comete che durano di più e che stanno più in alto
dovrebbero necessariamente contenere un alimento più abbondante; e, infatti,
non sarebbero visibili più a lungo, se non fossero sostenute da una maggiore
abbondanza di alimenti.
[2] Dicevo or ora che un vortice non può
permanere a lungo, né svilupparsi fino a oltrepassare la luna o ad arrivare
nella regione delle stelle. Veramente il turbine nasce dalla lotta di più venti
che si scontrano fra loro. Questo non può durare a lungo: infatti, quando
l’aria instabile e incerta ha turbinato su se stessa, alla fine la forza di
tutte le correnti cede il passo a una sola.
[3] Nessuna tempesta, per altro, dura a
lungo (quanto più una burrasca è forte, tanto più è di breve durata; i venti,
quando hanno raggiunto il massimo della loro potenza, si placano; ogni
violenza, per la sua stessa impetuosità, tende inevitabilmente alla propria
distruzione). Perciò nessuno ha mai visto un turbine che sia durato un giorno
intero, e neppure un’ora intera: ha una velocità straordinaria e una durata
straordinariamente breve. Inoltre, ruota con maggiore violenza e con maggiore
velocità sulla terra e nelle sue vicinanze; quanto più è alto, tanto più è
debole e calmo, e per questo si dissolve.
[4] Aggiungi ora che, anche se arrivasse
fino alle regioni più alte, dove gli astri compiono il loro cammino, verrebbe
comunque dissolto da quel moto che trascina l’universo: che cosa c’è, infatti,
di più impetuoso della rivoluzione del mondo? Essa dissiperebbe tutti i venti,
anche se si fossero concentrati, e la struttura solida e robusta della terra: a
maggior ragione una particella d’aria turbinante.
10. Ancora
obiezioni alla teoria di Epigene
[1] Inoltre, un fuoco portato in alto da un
turbine non può permanere, se non permane anche il turbine stesso. Che cosa c’è
poi di così incredibile come una durata abbastanza lunga di un turbine,
soprattutto quando il suo movimento viene vinto da uno contrario? (Quel luogo,
infatti, ha un suo movimento vorticoso di rotazione, che fa girare
rapidissimamente il cielo e trascina le
alte stelle e le fa ruotare in giri vorticosi).
E ammesso che
tu conceda al turbine una qualche dilazione, cosa che non può in alcun modo
accadere, che cosa si dovrà dire di queste comete che sono rimaste visibili per
sei mesi?
[2] E poi dovrebbero essere due i movimenti
nello stesso luogo: uno è quello divino e perpetuo, che adempie al suo compito
senza interruzione, l’altro è quello nuovo, appena portato lì dal turbine: è
inevitabile, dunque, che si ostacolino reciprocamente. Ora, <poiché>
l’orbita ben conosciuta della luna e la rivoluzione degli altri corpi celesti
che si muovono al di sopra della luna è immutabile e non ritarda mai, né si
ferma, e non ci dà ragione per sospettare che abbia incontrato un ostacolo, non
è credibile che un turbine, che è un genere di perturbazione molto violento e
tempestoso, possa arrivare in mezzo alle schiere degli astri e scatenarsi fra
corpi ordinati e tranquilli.
[3] Ammettiamo che il turbine, girando su se
stesso, accenda un fuoco e che questo, lanciato in alto, presenti una forma che
ci faccia pensare a un astro allungato: esso, secondo me, dovrebbe essere tale
quale la causa che lo produce; ora, la forma del turbine è rotonda (infatti, si
muove sul posto a mo’ di colonna che gira su se stessa): dunque, anche il fuoco
che è racchiuso in esso deve assomigliargli, e invece è allungato e discontinuo
e non assomiglia affatto a un corpo rotondo.
11. Forma e
caratteri delle comete
[1] Lasciamo Epigene e passiamo a esaminare
le opinioni di altri. Prima di cominciare a esporle, dobbiamo convincerci
innanzitutto che le comete sono visibili non in una sola parte del cielo, né
soltanto nella sfera zodiacale, ma sia a oriente sia a occidente, e molto
spesso a settentrione.
[2] La loro forma è una sola, <come>
il nome: infatti, benché i Greci abbiano distinto quelle la cui fiamma pende a
mo’ di barba e quelle che diffondono tutt’attorno a sé una sorta di chioma e
quelle il cui fuoco è sì diffuso, ma tendente ad assumere una forma a punta,
tuttavia tutte queste hanno le stesse caratteristiche e sono chiamate
giustamente comete.
[3] Poiché esse appaiono dopo lunghi
intervalli, è difficile confrontare le forme tra loro: anche nel momento stesso
in cui appaiono non c’è accordo fra gli osservatori, ma ciascuno, a seconda che
abbia la vista più acuta o più debole, afferma che la cometa è più brillante o
più rosseggiante e che la sua chioma o è raccolta verso l’interno o scende sui
lati. Ma, che ci siano o che non ci siano differenze fra di esse, le comete si
formano necessariamente per lo stesso motivo; questo è l’unico punto su cui ci
deve essere accordo: l’apparizione insolita di un astro dall’aspetto inconsueto
che trascina attorno a sé un fuoco diffuso.
12.
Spiegazione delle comete con la congiunzione di due pianeti. Confutazione
[1] Alcuni degli antichi danno questa
spiegazione: quando due pianeti sono entrati in congiunzione, confondendo le
loro luci in una sola, presentano l’aspetto di un astro un po’ allungato; e
questo non accade soltanto quando un pianeta ne tocca un altro, ma anche quando
gli si avvicina: infatti, l’intervallo che li separa viene rischiarato da
entrambi e produce un fuoco allungato. [2]
A questi risponderemo: il numero delle stelle mobili è ben determinato, ma di
solito esse appaiono contemporaneamente a una cometa, e di conseguenza è
evidente che la cometa non si forma per la loro congiunzione, ma è un fenomeno
distinto e indipendente.
[3] Inoltre, un pianeta viene spesso a
trovarsi al di sotto di un altro pianeta situato più in alto: e Saturno a volte
si trova al di sopra di Giove e Marte guarda giù dall’alto in linea retta
Venere o Mercurio, e tuttavia per questo loro incontro, che si verifica quando
uno passa sotto l’altro, non si forma una cometa; altrimenti si formerebbe
tutti gli anni (infatti, ogni anno alcuni pianeti si trovano insieme nella
stessa costellazione).
[4] Se un pianeta, passando al di sopra di
un altro, producesse una cometa, essa sparirebbe in un attimo. Infatti, la
velocità con cui attraversano il cielo è elevatissima, e perciò l’eclissi degli
astri è sempre di breve durata, perché lo stesso movimento rapido che li aveva
fatti avvicinare, li separa subito; vediamo che il sole e la luna si liberano
dall’occultamento pochissimo tempo dopo il suo inizio: quanto più rapido deve
essere l’allontanamento nel caso di stelle tanto più piccole? Eppure, le comete
durano fino a sei mesi, il che non accadrebbe, se si generassero dalla
congiunzione di due pianeti: essi, infatti, non possono restare uniti a lungo e
inevitabilmente la legge della loro velocità li separa. [5] Inoltre, questi corpi celesti ci sembrano vicini, ma in realtà
sono separati da enormi intervalli: come può, dunque, un pianeta inviare il suo
fuoco fino a un altro pianeta, cosicché i due sembrino uniti, dato che sono
separati da un grande spazio?
[6] «La luce di due pianeti», dice, «si
mescola e presenta l’aspetto di uno solo, proprio come una nube diventa
rosseggiante perché colpita dal sole, come le cose al tramonto o all’alba
diventano color oro, come diventa visibile l’arcobaleno o un secondo sole».
[7] Innanzitutto, tutti questi fenomeni sono
prodotti da una grande forza; infatti, è il sole che li accende: i pianeti non
hanno la stessa potenza. Poi nessuno di questi fenomeni ha origine se non al di
sotto della luna, in prossimità della terra; le regioni superiori sono pure e
incontaminate e mantengono sempre il colore loro proprio.
[8] Inoltre, se accadesse qualcosa del
genere, non potrebbe durare, ma si estinguerebbe rapidamente, come gli aloni
che circondano il sole o la luna svaniscono in un brevissimo arco di tempo;
neppure l’arcobaleno permane a lungo: se ci fosse qualcosa del genere, che
riempisse lo spazio tra due pianeti, si dissiperebbe con la medesima rapidità;
in ogni caso non durerebbe tanto quanto di solito permangono le comete. I
pianeti percorrono un’orbita all’interno dello zodiaco, in questa zona
esercitano il loro influsso. Le comete invece si vedono dappertutto: il momento
della loro apparizione non è più sicuro del limite oltre il quale non possono
spingersi.
13. Teoria di
Artemidoro di Pario sul numero dei pianeti e sulla volta celeste
[1] Contro questi argomenti Artemidoro
ribatte così: gli astri erranti non sono solo questi cinque, è che solo questi
sono stati studiati; innumerevoli si muovono senza che noi li vediamo e
rimangono a noi sconosciuti o per la debolezza della loro luce o per la
posizione delle loro orbite, che sono tali da risultare visibili solo quando
sono giunte all’estremità della loro traiettoria. «Dunque», come dice lui,
«corrono in mezzo agli altri alcuni pianeti per noi nuovi, che mescolano la
loro luce a quella delle stelle permanenti e proiettano un fuoco più grande di
quello abituale dei pianeti».
[2] Di tutte le menzogne di Artemidoro,
questa è la più veniale: tutta la sua spiegazione dell’universo è un insieme di
sfrontate menzogne. Infatti, se crediamo a lui, la volta del cielo è
solidissima e si è indurita, assumendo l’aspetto di un tetto e di un corpo
spesso e massiccio, formato dall’ammassarsi di atomi condensati.
[3] Appena al di sopra di essa c’è una
superficie di fuoco, così compatta da non poter essere sciolta o alterata; essa
ha, però, degli spiragli e come delle finestre attraverso le quali dalla parte
esterna del mondo penetrano dei fuochi, non tanto grandi da turbare la parte
interna per poi uscire nuovamente all’esterno: perciò questi astri che appaiono
in modo insolito sono penetrati nel nostro mondo staccandosi da quella materia
che è situata al di fuori del mondo.
14.
Confutazione della teoria di Artemidoro
[1] Confutare queste tesi che cos’altro è,
se non gesticolare nel vuoto e agitare le braccia contro il vento? Vorrei,
tuttavia, che costui, che ha messo sopra il mondo un soffitto così solido, mi
dicesse per quale motivo noi dovremmo credergli quando attribuisce al cielo un
simile spessore. Che cosa è stato a portare fin lassù e a mantenervi dei materiali
così solidi?
[2] E poi, ciò che ha un tale spessore
necessariamente deve essere anche molto pesante: come può, dunque, un corpo
pesante rimanere in alto nel cielo? Com’è che quella massa non scende e non si
rompe sotto il suo stesso peso? Infatti, non può accadere che una massa così
pesante come quella che Artemidoro ha posto lassù resti sospesa e si regga su
fragili sostegni.
[3] E non si può affermare neppure questo:
che all’esterno ci siano delle specie di funi che le impediscono di cadere, né
d’altra parte che dal centro del mondo si alzi qualcosa che puntelli e sorregga
il corpo che sta per cadere. Inoltre, nessuno oserà sostenere che il mondo si
sposta nell’immensità e cade sì, ma senza che nessuno se ne accorga, perché il
suo precipitare è eterno, dato che non incontra nessun ostacolo contro cui por
termine alla sua corsa.
[4] Alcuni hanno fatto queste affermazioni a
proposito della terra, dato che non riuscivano a trovare una spiegazione al
fatto che una massa pesante restasse ferma nell’aria: «Si sposta sempre»,
dichiarano, «ma non ci si accorge della sua caduta, perché lo spazio in cui
cade è infinito».
Quali prove
hai poi per dimostrare che i corpi celesti erranti non sono solo cinque, ma
molti e in molte regioni del mondo? Oppure, se ci si permette di affermarlo
senza alcuna argomentazione plausibile, perché qualcuno non potrebbe dire o che
tutte le stelle si muovono o che nessuna si muove? Del resto, questa schiera di
stelle che vanno di qua e di là non ti è di nessuna utilità: infatti, quanto
più saranno numerose, tanto più spesso si incontreranno; ora invece le comete
sono rare e per questo suscitano la nostra meraviglia.
15. Le
testimonianze degli antichi contro la tesi della congiunzione dei pianeti come
origine delle comete
[1] E che dire del fatto che a tuo sfavore
parlerà la testimonianza di tutte le epoche, che hanno osservato e tramandato
ai posteri il levarsi di simili stelle? Dopo la morte di Demetrio, re di Siria,
che ebbe come figli Demetrio e Antioco, poco prima della guerra contro gli
Achei, brillò una cometa grande non meno del sole: dapprima apparve come un
disco infuocato e rosseggiante, che emetteva una luce abbastanza splendente da
vincere la notte; poi a poco a poco la sua grandezza si ridusse e il suo
splendore si attenuò; infine, svanì del tutto. Quante stelle devono
congiungersi per formare un corpo così grande? Puoi anche ammassarne mille a
formarne una sola, non uguaglieranno mai le dimensioni del nostro sole.
[2] Durante il regno di Attalo apparve una
cometa che all’inizio era di dimensioni modeste, poi si alzò e si diffuse e
arrivò fino all’equatore, tanto da eguagliare con la sua immensa estensione
quella regione del cielo che è chiamata Via Lattea. Dunque, quante stelle
erranti dovrebbero essersi radunate per occupare con un fuoco continuo un
tratto di cielo così lungo?
16.
L’inattendibilità della testimonianza di Eforo
[1] Contro le argomentazioni si è parlato,
bisogna ora parlare contro i testimoni. E non c’è bisogno di grandi apparati
per togliere autorevolezza a Eforo: è uno storico. Alcuni si procurano il
favore del lettore raccontando cose incredibili e lo stimolano col
meraviglioso, poiché si occuperebbe d’altro, se fosse condotto in mezzo a cose
di tutti i giorni; alcuni sono creduloni, altri negligenti; in alcuni le
menzogne si insinuano di soppiatto, ad altri piacciono; questi non le evitano,
quelli le vanno a cercare. [2] Questo
difetto è comune a tutta questa gente che non ritiene possibile che la propria
opera incontri approvazione e diventi popolare, se non è stata cosparsa di
menzogne. Eforo poi non è dei più scrupolosi: spesso si lascia ingannare,
spesso inganna, come a proposito di questa cometa, che è stata sorvegliata
dagli occhi di tutti gli uomini, perché ebbe come conseguenza un evento disastroso,
avendo sommerso col suo sorgere Elice e Bura: egli afferma che si divise in due
stelle, cosa che nessuno eccetto lui tramanda.
[3] Infatti, chi avrebbe potuto osservare il
momento esatto in cui la cometa si divise e si ridusse in due parti? E poi, se
anche c’è qualcuno che ha visto la cometa dividersi in due, come mai nessuno
l’ha vista formarsi da due stelle? Perché poi Eforo non ha aggiunto in quali
stelle si divise, dato che doveva
trattarsi di uno o dell’altro dei cinque pianeti?
17. Teoria di
Apollonio di Mindo: le comete sono pianeti
[1] Apollonio di Mindo è di opinione
diversa: sostiene, infatti, che una cometa non è prodotta dall’unione di molti
pianeti, ma che un gran numero di comete sono dei pianeti. «La cometa», dice,
«non è un’illusione ottica, né un fuoco allungato prodotto dall’avvicinamento
di due stelle, ma è un astro vero e proprio, come il sole e la luna. La
sua forma non è raccolta in un cerchio,
ma abbastanza slanciata e allungata. [2]
Del resto, la sua orbita non ci è nota: attraversa le regioni più alte del
cielo e diventa visibile soltanto quando raggiunge il punto più basso del suo
corso. E non c’è ragione di credere che la cometa che è stata vista durante il
regno di Claudio sia la stessa vista durante il regno di Augusto, né che quella
che apparve al tempo dell’imperatore Nerone e tolse alle comete la loro cattiva
fama fosse simile a quella che spuntò dopo la morte del divo Giulio, durante i
giochi in onore di Venere Genitrice attorno alle cinque del pomeriggio.
[3] «Le comete sono numerose e varie,
diverse per grandezza, dissimili per colore: alcune sono rossastre e
completamente opache, altre sono candide e hanno una luce limpida e pura, altre
hanno una fiamma, che non è pulita né sottile, ma è avvolta tutt’attorno da una
vampa fumosa; alcune sono color sangue e minacciose e portano con sé il
presagio di futuri spargimenti di sangue. Queste riducono o accrescono la loro
luminosità allo stesso modo degli altri astri, che sono più luminosi e più
grandi quando discendono, perché li si vede da minore distanza, più piccoli e
più scuri quando tornano indietro, perché si allontanano sempre più».
18. Obiezioni
contro la teoria di Apollonio
[1] Contro queste tesi si risponde
immediatamente che nelle comete non si verificano gli stessi fenomeni che negli
altri astri. Infatti, le comete dal primo giorno in cui appaiono, sono già
della loro massima grandezza; eppure dovrebbero crescere man mano che si
avvicinano: ora, invece, esse conservano il loro aspetto iniziale fino a quando
non cominciano a estinguersi. Inoltre, ciò che si dice contro gli studiosi di
prima si può ripetere anche contro Apollonio: se la cometa fosse un astro
errante, se fosse un pianeta, si muoverebbe entro i confini dello zodiaco,
all’interno dei quali tutti i pianeti compiono la loro rivoluzione.
[2] Una stella non è mai visibile attraverso
un’altra stella; la nostra vista non è in grado di penetrare attraverso un
astro, in modo da percepire quelli situati al di là; attraverso una cometa,
invece, si scorgono le cose che stanno al di là: da questo risulta evidente che una cometa non è
un astro, ma un fuoco leggero e disordinato.
19. Opinione
di Zenone. Riassunto delle tre principali teorie sulle comete
[1] Il nostro Zenone è di questa opinione:
ritiene che le stelle si avvicinino le une alle altre e mettano assieme i loro
raggi; da questo scambio di luce trae origine l’immagine di una stella
abbastanza allungata.
Dunque,
alcuni pensano che le comete non abbiano un’esistenza reale, ma che la loro
apparizione derivi dal riflesso degli astri vicini o alla congiunzione di astri
che vengono a combaciare: [2] altri
sostengono che le comete esistono realmente, ma hanno loro proprie orbite e che
si ripresentano alla vista dei mortali dopo intervalli di tempo determinati;
altri ancora affermano che esse esistono, ma che non si può dar loro il nome di
astri, perché si dissolvono e non durano a lungo e dopo un breve arco di tempo
si disgregano.
20. Teoria
stoica: le comete hanno origine dalla condensazione dell’aria
[1] Di questa opinione è la maggior parte
dei nostri, i quali non ritengono che sia in contraddizione con i fatti.
Infatti, vediamo che fra la terra e il cielo hanno origine diversi tipi di
fuochi e che talvolta il cielo è fiammeggiante,
talvolta lunghe scie di fiamme
biancheggiano dietro di loro, talvolta sfrecciano delle fiaccole
accompagnate da un gran fuoco. I fulmini stessi, anche se con la loro velocità
eccezionale allo stesso tempo abbagliano i nostri occhi e se ne allontanano,
sono fuochi accesi dall’attrito dell’aria che urta violentemente contro se
stessa: perciò non durano, ma appena usciti scorrono via e si estinguono
subito.
[2] Altri fuochi, invece, permangono a lungo
e non scompaiono prima di aver consumato tutto l’alimento di cui si nutrivano.
In questa categoria rientrano i fenomeni meravigliosi descritti da Posidonio,
le colonne e gli scudi rotondi di fuoco e altre meteore ignee notevoli per la
loro particolarità; essi non attirerebbero l’attenzione se si svolgessero
secondo la consuetudine e la legge: tutti sono colti da stupore di fronte a
questi fenomeni che proiettano dall’alto un fuoco improvviso, sia che qualcosa
brilli e poi sparisca, sia che, a causa dell’aria compressa e schiacciata fino
a diventare incandescente, rimanga ferma nel luogo del prodigio.
[3] E allora? Non si è aperta a volte una
cavità nell’aria che si ritirava e non si è vista nella cavità una gran luce?
Si sarebbe potuto esclamare: «Che cos’è questo? Vedo il cielo aprirsi nel mezzo e le stelle disperdersi nel cielo»,
stelle che talvolta brillarono senza aspettare la notte e si mostrarono
all’improvviso in pieno giorno. Ma la spiegazione di questo fenomeno è
un’altra. Noi sappiamo bene che le stelle esistono anche quando sono nascoste:
perché appaiono nell’aria in un momento che non è il loro?
[4] Ci sono molte comete che non vediamo,
perché sono oscurate dai raggi del sole: Posidonio tramanda che una volta,
durante un’eclissi di sole, apparve una cometa che il sole con la sua vicinanza
aveva nascosto; spesso poi, quando il sole tramonta, non lontano da esso si
vedono dei fuochi sparsi: evidentemente la cometa vera e propria è inondata
dalla luce del sole e perciò non è visibile, mentre la coda è sottratta ai
raggi del sole.
21. Teoria
stoica sulle comete
[1] I nostri credono, dunque, che le comete,
come le fiaccole, come le trombe e le travi e gli altri prodigi che appaiono in
cielo, abbiano origine dalla condensazione dell’aria. Perciò verso settentrione
appaiono molto frequentemente, perché lì l’aria è particolarmente inerte.
[2] «Perché, dunque, una cometa non sta
ferma, ma avanza?». Sto per dirlo: essa segue ciò che l’alimenta, come fanno i
fuochi; infatti, benché essa abbia una naturale tendenza a sollevarsi verso le
regioni superiori, tuttavia torna indietro e scende in assenza di materia
combustibile. Anche nell’aria non si porta verso la destra o verso la sinistra,
perché non segue una rotta ben determinata, ma si insinua là dove la guida la
vena del suo pasto, e non avanza come un pianeta, ma si nutre come un fuoco.
[3] «Perché, dunque, resta visibile per
molto tempo e non si estingue rapidamente?». Per sei mesi, infatti, si è offerta al nostro sguardo questa cometa che
abbiamo visto durante il felicissimo principato di Nerone, che seguì una
traiettoria opposta a quella apparsa al tempo di Claudio; quest’ultima,
infatti, alzandosi da settentrione verso lo zenith, si diresse verso oriente,
diventando sempre meno brillante; quella si levò dalla stessa regione, ma
dirigendosi verso occidente, deviò verso il meridione e lì si sottrasse al
nostro sguardo. [4] Evidentemente
quella trovò delle sostanze più fumose e più combustibili, che inseguì; questa,
da parte sua, incontrò una regione più ricca e fertile, e perciò discese qui,
attratta dalla materia, non dalla rotta. È, dunque, chiaro che la traiettoria
delle due comete che abbiamo osservato è stata opposta, poiché l’una si è
diretta verso destra, l’altra verso sinistra. Ora, tutti i pianeti si muovono
nella stessa direzione, cioè in senso contrario all’universo (questo, infatti,
ruota da oriente verso occidente, quelli si spostano da occidente verso
oriente), e perciò essi hanno un duplice moto: quello per cui si muovono e
quello da cui sono trasportati.
22.
Confutazione della teoria stoica
[1] Io non sono d’accordo coi nostri:
infatti, penso che la cometa non sia un fuoco improvviso, ma una delle opere
eterne della natura. Prima di tutto, tutti i fenomeni prodotti dall’aria sono
di breve durata, poiché si generano in un elemento che fugge via e si trasforma
facilmente. Come può qualcosa permanere a lungo identico a sé nell’aria, quando
l’aria stessa non resta mai uguale a se stessa a lungo? Essa scorre
costantemente e si riposa solo per poco; basta un istante perché passi a uno
stato diverso dal precedente, ora piovosa, ora serena, ora variabile. Le nubi,
che le sono strettamente associate, nelle quali si condensa e dalle quali si
scioglie, ora si ammassano, ora si disperdono, non stanno mai immobili. Non può
accadere che un fuoco rimanga fisso in un corpo instabile e vi aderisca così
tenacemente come quello che la natura ha disposto perché non fosse mai scosso
via.
[2] Inoltre, se la cometa rimanesse
attaccata al suo alimento, scenderebbe sempre (l’aria, infatti, è tanto più
densa quanto più è vicina alla terra): la cometa, invece, non scende mai fino
agli strati più bassi dell’atmosfera e non si avvicina al suolo.
23. Altre
critiche alla teoria stoica
[1] E ancora, il fuoco o va là dove lo
conduce la sua natura, cioè verso l’alto o va là dove lo attira la materia alla
quale si è attaccato e di cui si nutre: nessuno dei fuochi normali che appaiono
in cielo ha una traiettoria curvilinea; è una caratteristica propria dei
pianeti descrivere un’orbita: se poi l’abbiano fatto anche altre comete, non lo
so, ma le due apparse al nostro tempo l’hanno fatto. [2] E poi tutto ciò che è acceso da una causa temporanea si
estingue rapidamente: così le fiaccole ardono solo finché attraversano il
cielo, così i fulmini hanno forza per un solo colpo, così le stelle chiamate
trasversali e cadenti attraversano rapidamente il cielo fendendo l’aria: nessun
fuoco permane se non vive nel suo elemento, e mi riferisco a quei fuochi divini
che l’universo ha in eterno, perché essi ne sono parte e opere. Le comete
agiscono e si muovono e continuano il loro corso regolare e sono sempre uguali.
Non diventerebbero più grandi o più piccole, se il loro fuoco fosse un
aggregato accidentale e prodotto da una qualche causa repentina? Sarebbe,
infatti, più piccolo o più grande, a seconda che il suo nutrimento abbondasse o
scarseggiasse.
[3] Dicevo poco fa che niente di ciò che si
è infiammato per un’alterazione dell’aria è di lunga durata; ora aggiungo
qualcosa di più: non può in alcun modo soffermarsi e sostare. Infatti, sia la
fiaccola sia il fulmine sia la stella filante e qualunque altro fuoco
sprigionatosi dall’aria sono in fuga e non sono visibili, se non mentre cadono;
la cometa, invece, ha una sua sede e perciò non viene scagliata via
immediatamente, ma percorre la sua traiettoria, e non si estingue, ma esce dal nostro
orizzonte.
24.
Confutazione delle obiezioni alla teoria che le comete sono stelle. Prima
obiezione: dovrebbero trovarsi nello zodiaco
[1] «Se fosse un pianeta, si troverebbe
nello zodiaco». Chi impone ai pianeti una sola strada? Chi costringe in uno
spazio angusto degli esseri divini? Questi stessi astri che voi credete siano i
soli dotati di movimento, hanno ciascuno un’orbita diversa dall’altro: perché,
dunque, non potrebbero esserci alcuni astri che si sono allontanati per seguire
un proprio cammino distinto da quello dei pianeti? Perché qualche parte del
cielo non dovrebbe essere percorribile?
[2] E se poi tu pensi che nessun pianeta può
muoversi, se non tocca lo zodiaco, la cometa può avere un’orbita diversa e però
tale da capitare in esso con qualche sua parte, cosa che non accade
necessariamente, ma può accadere. Vedi se non si addica maggiormente alla
grandezza dell’universo che manifesti la sua potenza suddiviso in molti
cammini, piuttosto che battere un unico sentiero, restando inerte nelle sue
altre parti.
[3] Credi forse che in questo grandissimo e
bellissimo corpo, fra le innumerevoli stelle che punteggiano la notte con la
loro diversa bellezza e non permettono che resti vuota e inattiva, ce ne siano
soltanto cinque alle quali sia consentito di muoversi, mentre tutte le altre
restano ferme, come una folla fissa e immobile?
25. Seconda
obiezione: il loro corso ci è ignoto. Terza obiezione: sembrano invertire la
rotta
[1] Se a questo punto qualcuno mi
domandasse: «Perché, dunque, non è stato osservato il corso delle comete, così
come è stato fatto per quello dei cinque pianeti?», gli risponderei: ci sono
molte cose di cui ammettiamo l’esistenza senza conoscerne l’essenza.
[2] Tutti ammetteranno che noi abbiamo
un’anima, sotto la guida della quale agiamo o ci tratteniamo dall’agire;
nessuno, però, ti spiegherà che cosa sia quest’anima, che ci dirige e ci
governa, così come non ti dirà quale sia la sua sede: uno dirà che è soffio
vitale, un altro che è una sorta di armonia, un altro che è un’energia divina e
una parte di Dio, un altro che è l’elemento più sottile del principio vitale,
un altro che è una potenza incorporea; e non mancherà chi dirà che è sangue o
che è calore: a tal punto l’anima non può raggiungere la chiarezza sulle altre
realtà, che è ancora alla ricerca di se stessa.
[3] Perché, dunque, ci meravigliamo che le
comete, spettacolo che il mondo ci offre così raramente, non siano ancora
ricondotte a leggi fisse e che non ci
sia ancora noto il corso di questi fenomeni che si ripresentano a distanza di
moltissimo tempo? Non sono ancora passati millecinquecento anni da quando la
Grecia contò e diede un nome alle stelle,
e ancor oggi esistono molti popoli che conoscono il cielo soltanto nel suo
aspetto, che non sanno ancora perché la luna si eclissi, perché si oscuri:
anche presso di noi solo recentemente la scienza ha raggiunto delle certezze su
questi argomenti.
[4] Verrà il giorno in cui il tempo e lo
studio attento da parte di molte
generazioni porteranno alla luce queste conoscenze che per ora rimangono
nascoste; una sola vita, anche se consacrata interamente allo studio del cielo,
non sarebbe sufficiente per completare una ricerca così sterminata: che
dire del fatto che noi dividiamo in parti
ineguali fra lo studio e il vizio quei pochi anni che abbiamo? Pertanto, questi
fenomeni verranno spiegati attraverso lunghe successioni di studiosi.
[5] Verrà il giorno in cui i nostri
discendenti si meraviglieranno che noi abbiamo ignorato cose tanto evidenti.
Per quanto concerne questi cinque pianeti che attirano il nostro interesse, che
stimolano la nostra curiosità apparendo ora in un punto ora in un altro,
abbiamo da poco cominciato a sapere come sorgono al mattino e alla sera, dove
si fermano, quando si muovono in avanti, perché ritornano indietro; se Giove si
immerga o tramonti o sia retrogrado (questo è, infatti, il nome che gli è stato
assegnato quando si ritira), l’abbiamo appreso pochissimi anni fa.
[6] Abbiamo trovato degli studiosi che ci
hanno detto: «Siete in errore a credere che un pianeta si fermi o inverta la
rotta. I corpi celesti non possono stare fermi, né deviare dal loro corso;
tutti vanno avanti e procedono secondo la spinta che hanno ricevuto all’inizio;
la fine della loro corsa coinciderà con la loro stessa fine. Quest’opera eterna
ha dei movimenti che non possono tornare indietro: se si fermassero, quei corpi
che ora sono retti da un corso continuo e regolare cadrebbero gli uni sugli
altri».
[7] E allora perché alcuni sembrano tornare
indietro? «L’incontro col sole e la natura delle traiettorie e delle orbite
descritte in modo tale che in certi momenti ingannano gli osservatori danno
loro un’apparente lentezza: così le navi, anche se procedono a vele spiegate,
sembrano ferme». Un giorno qualcuno riuscirà a dimostrare in quali regioni del
cielo corrano le comete, perché vaghino allontanandosi tanto dagli altri astri,
quali siano le loro dimensioni e la loro natura. Accontentiamoci di ciò che
abbiamo scoperto: anche i posteri diano il loro contributo alla conoscenza della
verità.
26. Quarta
obiezione: le comete sono trasparenti e le stelle no. Quinta obiezione: le
comete hanno forma diversa dalle stelle
[1] «Attraverso le stelle», si dice, «non
vediamo ciò che sta al di là, mentre il nostro sguardo penetra al di là delle
comete». Innanzitutto, se ciò avviene, non avviene in quella parte in cui la
cometa vera e propria è formata da un
fuoco denso e compatto, ma in quella dove il suo splendore rarefatto si
diffonde e si sparge a formare una chioma: tu vedi attraverso gli intervalli
del fuoco, non attraverso il fuoco stesso.
[2] «Tutte le stelle», si dice, «sono
rotonde; le comete sono allungate, dal che risulta evidente che non sono
stelle». La loro natura è sferica, come quella di tutti gli altri astri, è la
loro luce che si sviluppa in lunghezza. Come il sole manda i suoi raggi in
tutte le direzioni, ma ha una propria
forma diversa da quella della luce che proviene da esso, così il corpo vero e
proprio delle comete è arrotondato, ma il loro splendore appare più allungato
di quello degli altri astri.
27. La
varietà dei fenomeni naturali testimonia la potenza della natura
[1] «Perché?», chiedi. Dimmi prima tu perché
la luna riceve una luce diversissima da quella del sole, pur ricevendola dal
sole; perché è ora rosseggiante, ora pallida; perché il suo colore diventa
livido e scuro quando è privata della vista del sole.
[2] Dimmi perché tutte le stelle hanno un
aspetto in certo grado diverso l’una dall’altra e completamente diverso da
quello del sole. Come niente impedisce che queste siano stelle, pur essendo
diverse, così niente impedisce che le comete siano eterne e appartengano alla
stessa categoria delle altre stelle, pur non avendo un aspetto simile a esse.
[3] Che cos’altro? Il mondo, se lo esamini
con attenzione, non è composto esso stesso di elementi contrastanti? Com’è che
nel Leone il sole è sempre ardente e brucia la terra col suo calore,
nell’Acquario rende rigido l’inverno e imprigiona i fiumi nel ghiaccio?
Tuttavia, entrambe queste costellazioni appartengono alla stessa categoria, pur
essendo diverse per effetti e natura. L’Ariete si leva in un brevissimo arco di
tempo, la Bilancia emerge all’orizzonte molto lentamente: tuttavia entrambe le
costellazioni sono della stessa natura, anche se una si leva molto rapidamente,
mentre l’altra appare a poco a poco.
[4] Non vedi come siano contrari fra di loro
gli elementi? Ce ne sono di pesanti e di leggeri, di freddi e di caldi, di
umidi e di secchi: l’armonia complessiva di questo mondo è costituita da parti
fra loro disarmoniche: tu sostieni che la cometa non è una stella, perché la
sua forma non corrisponde al modello di stella e perché non assomiglia alle
altre? Lo vedi bene, infatti: il pianeta che ritorna al suo punto di partenza
ogni trent’anni è perfettamente simile a quello che torna a rivedere il suo
punto di partenza entro l’anno.
[5] La natura non plasma tutte le sue opere
su un unico modello, ma va orgogliosa proprio della sua varietà: essa ha fatto
alcuni astri più grandi di altri, altri più veloci, altri più potenti, altri
più moderati, ne ha tratti fuori alcuni dalla folla, perché apparissero come
isolati e ragguardevoli, ne ha messi altri nella massa. Non conosce la potenza
della natura chi pensa che essa non possa di tanto in tanto fare qualcosa di
diverso da quello che fa abitualmente. [6]
Essa non ci presenta spesso le comete, ha assegnato a esse luoghi diversi e
tempi diversi, moti diversi da quelli degli altri astri; ha voluto rendere
omaggio anche per mezzo di esse alla grandezza della sua opera. Il loro aspetto
è troppo bello perché si possa credere che sia frutto del caso, sia che tu
consideri le loro dimensioni, sia che tu osservi il loro splendore, che è
maggiore e più acceso di quello degli altri astri; il loro aspetto ha qualcosa
di straordinario e di unico, perché non è ammassato e costretto in uno spazio
angusto, ma si sviluppa piuttosto liberamente e abbraccia una regione occupata
da numerose stelle.
28. Le comete
preannunciano il maltempo a lunga scadenza
[1] Aristotele afferma che le comete
preannunciano tempesta e scatenarsi di venti e di piogge. E allora? Non pensi
che sia un astro quello che preannuncia il futuro? Questo, infatti, è segno di
tempesta, non come l’olio che scintilla
nella lampada e i funghi che crescono attorno allo stoppinosono segni di
pioggia imminente, o come è indizio di un mare prossimo alla burrasca se le folaghe marine giocano all’asciutto e
l’airone abbandona le paludi familiari e vola sopra le alte nubi, ma come
l’equinozio è segno che l’anno volge verso il caldo o verso il freddo e come le
previsioni dei Caldei concernono gli eventi futuri tristi o lieti che le stelle
stabiliscono per ciascuno al momento della nascita.
[2] Perché tu sappia che le cose stanno
così, il sorgere di una cometa non minaccia a breve termine vento e pioggia,
come sostiene Aristotele, ma rende sospetto l’intero anno; da questo appare
chiaro che essa non trae dalle sue immediate vicinanze dei segni premonitori
che concernono l’immediato futuro, ma che li possiede riposti in sé e legati alle
leggi dell’universo.
[3] Questa cometa che apparve durante il
consolato di Patercolo e di Vopisco ha
prodotto gli effetti previsti da Aristotele e Teofrasto; infatti, ci
furono ovunque tempeste violente e ininterrotte, in Acaia e in Macedonia furono
distrutte delle città a causa di terremoti.
29. Sesta
obiezione: le comete sono più lente e più pesanti delle stelle
[1] «La loro lentezza», si dice, «è una
prova che sono più pesanti dei pianeti e che contengono molti elementi terrosi.
Un’altra prova è il loro stesso corso: infatti, quasi sempre si spingono verso
i poli». Entrambe queste affermazioni sono false. Comincerò dalla prima: «Tutto
ciò che si muove piuttosto lentamente è pesante». Ma come? Il pianeta Saturno,
che compie la sua rivoluzione più lentamente di tutti, è pesante? Anzi, una
prova della sua leggerezza è nel fatto che si trova più in alto di tutti gli
altri.
[2] «Ma esso descrive un’orbita più ampia»,
obietti, «e non si muove più lentamente degli altri, ma va più lontano». Tieni
presente che io potrei dire la stessa cosa a proposito delle comete, anche se
il loro corso fosse più lento. Ma è falso che esse procedano più lentamente:
infatti, quest’ultima ha attraversato metà del cielo in meno di sei mesi,
quella precedente si è sottratta alla nostra vista in un tempo ancora minore.
[3] «Ma è perché sono pesanti che vanno
verso il basso». Prima di tutto, ciò che si muove circolarmente non discende.
Poi quest’ultima cometa è partita da settentrione e, passando per occidente, è
arrivata nelle regioni meridionali e, alzando il suo corso, si è nascosta alla
nostra vista; l’altra, apparsa al tempo di Claudio, è stata vista prima da
settentrione, non ha smesso di spostarsi costantemente in linea retta verso
l’alto, finché non è scomparsa.
Questa sono
le considerazioni concernenti le comete che hanno suscitato il mio interesse o
quello di altri: se siano vere, lo sanno gli dèi, che conoscono la verità; a
noi è concesso soltanto indagare e avanzare verso il mistero attraverso
congetture, senza la certezza di trovare la verità, ma neppure senza la
speranza di trovarla.
30. I misteri
della natura si rivelano all’uomo a poco a poco
[1] Dice benissimo Aristotele che noi non
dobbiamo mai essere più rispettosi che quando si tratta di dèi. Se entriamo nei
templi in atteggiamento compunto, se, quando stiamo per fare un sacrificio,
abbassiamo lo sguardo, ci mettiamo a posto la toga e ci adoperiamo per mostrare
in ogni modo il nostro rispetto, quanto più dobbiamo farlo quando discutiamo
degli astri, delle stelle e della natura degli dèi, per non fare affermazioni
temerarie o impudenti su ciò che ignoriamo e per non mentire su ciò che
conosciamo!
[2] E non meravigliamoci che sia portato
alla luce così lentamente ciò che è nascosto così in profondità. Panezio e
coloro che vogliono che la cometa sia considerata non come un astro comune, ma
come un’immagine ingannevole di un astro devono esaminare attentamente se ogni
stagione dell’anno sia ugualmente adatta a produrre comete, se ogni regione del
cielo sia idonea ad accogliere la loro nascita, se possano formarsi ovunque
possono passare, e altre questioni simili. Tutti questi problemi sono
eliminati, quando dico che esse non sono fuochi accidentali, ma sono parte
integrante dell’universo, che raramente li fa vedere e li muove tenendoci
all’oscuro.
[3] Quante cose oltre alle comete si muovono
per strade nascoste senza levarsi mai per gli occhi umani! Perché Dio non ha
fatto tutto per l’uomo. Quanta parte di un’opera così grande ci è assegnata?
Egli stesso, che governa queste cose, che le ha costituite, che le ha rese
stabili e se ne è circondato, ed è la parte maggiore e migliore della sua
opera, sfugge al nostro sguardo: [4]
bisogna vederlo con gli occhi della mente. E molti altri esseri imparentati con
la somma divinità e ai quali è toccata in sorte una potenza simile alla sua
sono avvolti nell’oscurità o forse, cosa di cui meravigliarsi ancor più,
riempiono i nostri occhi e allo stesso tempo sfuggono loro, o perché la loro
materia è così sottile che la facoltà visiva umana non riesce a percepirli o
perché la loro immensa maestà si è nascosta in un santuario troppo sacro per
noi e regna sul suo dominio, cioè su se stessa, non consentendo l’accesso a
nessuno, tranne che all’anima? Che cosa
sia ciò senza cui niente esiste, non possiamo saperlo: e ci meravigliamo di
conoscere poco qualche piccolo fuoco, quando la parte più importante del mondo,
Dio, ci è sconosciuta!
[5] Quanti animali abbiamo conosciuto per la
prima volta ai nostri tempi, quante cose neppure ai nostri tempi! La
generazione futura conoscerà molte cose che noi ignoriamo; molte cose sono
riservate alle generazioni ancora più avanti nel tempo, quando il ricordo di
noi sarà svanito: il mondo sarebbe ben piccola cosa, se in esso tutti i suoi
abitanti non trovassero materia per fare ricerche.
[6] Certi misteri religiosi non si
comunicano tutti in una volta: Eleusi tiene in serbo delle rivelazioni per
coloro che ritorneranno. La natura non rivela i suoi misteri tutti in una
volta: noi ci crediamo degli iniziati, e invece siamo fermi nel vestibolo della
natura; la conoscenza dei suoi segreti non si apre a tutti indistintamente, è al sicuro nella
parte più interna del santuario; ne vedrà qualcosa la nostra generazione,
qualcos’altro quella che verrà dopo di noi.
31. Il
progresso nei vizi dei contemporanei
[1] Quando, dunque, queste cose saranno
portate alla nostra conoscenza? Le grandi opere si realizzano lentamente,
soprattutto se viene a mancare l’impegno. L’unica cosa cui ci dedichiamo con
tutti noi stessi, il renderci peggiori quanto più possibile, non ci è ancora
del tutto riuscita: i nostri vizi stanno ancora facendo progressi, la
dissolutezza trova sempre qualcosa di nuovo in cui far pazzie, l’impudicizia
scopre altri modi per oltraggiare se stessa, la fiacchezza e la corruzione
provocate dai piaceri scoprono sistemi ancor più raffinati e voluttuosi per la
propria rovina.
[2] Non abbiamo ancora perso ogni energia:
continuiamo a spegnere quel che resta della nostra moralità. Con la depilazione
e la cura del corpo abbiamo superato la ricercatezza delle donne, noi uomini ci
siamo vestiti con colori da prostitute, che una matrona non dovrebbe indossare,
camminiamo quasi senza posare il piede, con un’andatura effeminata e molle (non
camminiamo, sfioriamo il suolo), orniamo le dita di anelli, in ogni falange
mettiamo una pietra preziosa.
[3] Ogni giorno escogitiamo qualcosa per
fare torto alla nostra virilità, per degradarla, perché non si può liberarsene:
uno si taglia i genitali, un altro si rifugia in un angolo immondo della scuola
dei gladiatori e, affittato per morire, sceglie un tipo di armatura infamante,
con cui sfogare i suoi desideri morbosi.
32. Il
declino delle scuole filosofiche e la mancanza d’impegno nella ricerca della
verità
[1] Ti meravigli che la saggezza non abbia
ancora adempiuto completamente al suo compito? Ma neppure la malvagità si è
ancora dispiegata compiutamente: continua a nascere e noi diamo il nostro
contributo, mettiamo a sua disposizione i nostri occhi e le nostre mani. Alla
saggezza chi si accosta? Chi la giudica degna di essere conosciuta, se non
superficialmente? Chi si volge allo studio della filosofia o di qualche altra
arte liberale, se non quando i giochi sono sospesi o quando arriva un giorno di
pioggia che si perde senza rimpianti?
[2] Perciò tante scuole filosofiche
scompaiono per mancanza di successori: gli Accademici, sia quelli vecchi sia
quelli nuovi, non hanno lasciato nessun capo; chi è che tramanderà gli
insegnamenti di Pirrone? La famosa scuola pitagorica, malvista dalla folla, non
trova un maestro; la recente scuola dei Sestii, di energia romana, dopo essere
sorta con un grande slancio, si è estinta quand’era ancora agli inizi.
[3] Ma con quanto impegno ci si adopera
invece perché non venga dimenticato il nome di un pantomimo! La casa di Pilade
e di Batillo si mantiene di successore in successore, per queste arti ci sono
numerosi discepoli e numerosi maestri; per tutta la città risuonano i
palcoscenici privati, su cui danzano dimenandosi maschi e femmine: mariti e
mogli gareggiano fra di loro per vedere chi volteggia con più mollezza. Poi,
quando il pudore si è a lungo consumato sotto la maschera, si passa all’elmo da
gladiatore. Della filosofia non ci si cura per nulla.
[4] Perciò non si fanno scoperte in quegli
ambiti che gli antichi hanno lasciato poco studiati, al punto che cadono
nell’oblio molte cose che erano state scoperte. Ma, per Ercole, se ci
applicassimo con tutte le nostre forze a quest’impresa, se la gioventù,
rinsavita, ci mettesse tutto il suo impegno e i più anziani insegnassero queste
cose e i più giovani le apprendessero, a malapena si arriverebbe nelle
profondità dove è riposta la verità che ora cerchiamo alla superficie e con
tocco leggero.