ADORNO, AFORISMI SUL PROBLEMA DEGLI EBREI

Per i fascisti, gli ebrei non sono una minoranza, ma l'altra razza, il principio negativo come tale [...] Diametralmente opposta è la tesi che gli ebrei, privi di caratteristiche nazionali o razziali costituirebbero un gruppo solo per le loro opinioni e tradizioni religiose. [...] Fra antisemitismo e totalità c'è sempre stato fin dall'inizio, il rapporto più intimo. La cecità investe tutto perché non comprende nulla [...]

 

L'antisemitismo borghese ha uno specifico fondamento economico: il travestimento del dominio in produzione [...] Il lavoro produttivo del capitalista, che egli giustificasse il suo profitto col rischio dell'imprenditore, come nell'epoca liberale, o con lo stipendio del direttore, come avviene oggi, era l'ideologia che copriva la sostanza del contratto di lavoro e la natura rapinatrice del sistema economico complessivo. Per ciò si grida: al ladro! e si indica l'ebreo [...]

 

L'antisemitismo si basa sulla falsa proiezione. Essa è l'opposto della vera mimesi, ma profondamente affine alla mimesi repressa e forse (anzi) il tratto morboso in cui in essa si cristallizza. Se la mimesi si assimila all'ambiente a sé. Se per quella l'esterno è il modello a cui l'interno aderisce e si adegua, e l'estraneo diventa familiare, questa traspone all'esterno l'interno pronto a scattare e configura anche ciò che è più familiare come nemico [...]

 

Non già nella certezza illesa del pensiero, nell'unità pre-logica di percezione e oggetto, ma nella loro antitesi riflessa si annuncia la possibilità della conciliazione. La distinzione ha luogo nel soggetto, che ha il mondo esterno nella propria coscienza e tuttavia lo riconosce come altro. Onde l'atto di riflettere che è la vita stessa della ragione si compie come proiezione consapevole. Ciò che è morboso nell'antisemitismo, non è il comportamento proiettivo come tale, ma la mancanza, in esso, della riflessione [...]

 

Nell'un caso come nell'altro il soggetto è al centro, i mondo è solo un'occasione per il suo delirio; diventa l'insieme -- onnipotente e impotente -- di tutto ciò che il soggetto proietta su di esso [...] Poiché il paranoico percepisce il mondo esterno solo nella misura corrispondente ai suoi ciechi scopi, è capace solo e sempre di ripetere il suo sé alienato in mania astratta [...]

 

Il Sé che proietta ossessivamente non può proiettare altro che la propria sventura, dal cui motivo, annidato in lui, è tuttavia rescisso nella propria assenza di riflessione Onde i prodotti della falsa proiezione, gli stereotipi del pensiero e della realtà, sono schemi di sciagura. Agli occhi dell'Io che affonda nell'abisso senza senso di se stesso, gli oggetti diventano allegoria di perdizione, in cui è racchiuso il senso della propria rovina [...]

 

Se, in una fase storica primitiva, giudicare consisteva in un atto di rapida distinzione, che metteva subito in moto la freccia avvelenata, lo scambio e la prassi giudiziaria non erano rimaste nel frattempo senza effetto. L'atto di giudicare era passato attraverso lo stadio della ponderazione, che offriva, al soggetto del giudizio, una certa garanzia di non essere identificato brutalmente col predicato. Nella tarda società industriale si regredisce all'esecuzione acritica del giudizio.

 

[Adorno & Horkheimer, Dialettica dell'Illuminismo]