Senza decostruire i modelli infami che permettono oggi ad una sparuta ed arrogante élite di dominare masse rese docili per mezzo della paura e della propaganda non risolveremo mai il problema. Intanto chiediamoci: qual è il problema? Il problema è costituito in estrema sintesi dall’avanzamento- apparentemente inarrestabile- di un processo politico- chiamato globalizzazione- che tende in ultima istanza a creare una sorta di “governo unico” che uniformi il mondo intero intorno ai concetti di “democrazia liberale”, “diritti umani” e “commercio senza frontiere”. La fase ultima del “capitalismo”, definita da alcuni “turbofinanziaria” (Luciano Gallino, Nino Galloni e altri), tende a depotenziare gli Stati nazionali, vissuti quali vecchi arnesi da abbattere al più presto per entrare definitivamente nell’era dorata della “postmodernità”. Senza metabolizzare prima questa indispensabile premessa non è possibile capire molto, nemmeno perché un progetto evidentemente fallito come la Unione Europea continui a mostrare segni di irrazionale resilienza. Un indispensabile libro scritto nella seconda metà degli anni novanta dal politologo statunitense di origine polacca Zbigniew Brzeziski– “La Grande Scacchiera”- spiega bene il senso di marcia di un processo storico che Francis Fukuyama aveva battezzato “fine della storia”. Dopo la caduta del muro di Berlino, infatti, tanti pensatori liberali andarono in estasi, sicuri di poter adesso imporre in ogni angolo della Terra i modelli e gli stili di vita tipici dell’Occidente ricco. Si spiegano in questa ottica le guerre in Jugoslavia prima e in Medio Oriente poi, tutti pezzi di un unico mosaico che un manipolo di invasati incastrava in maniera sanguinosa nella convinzione di assecondare le implacabili “leggi della storia”. I signori della globalizzazione in atto credono che la storia segua un percorso “lineare”, indicando all’uomo un fine escatologico da raggiungere nella sua corsa verso il progresso. E quale sarebbe questo obiettivo ultimo che tutti i popoli sarebbero chiamati a raggiungere? Quello di adottare i valori dell’Occidente decadente, ovvero il materialismo, il culto per il denaro e per l’individuo atomizzato e sradicato. I popoli che dimostrano di non gradire questa prospettiva, vengono conseguentemente dipinti dai media di regime come barbarici, violenti e oscurantisti, da “civilizzare” anche per mezzo delle bombe “intelligenti” e “democratiche” che tipi alla Bush o Blair sganciavano allegramente per il mondo. Questa follia concettuale- che permea in profondità tutti i principali partiti di “sinistra” continentali e anglosassoni- ci tiene in ostaggio. I vari Tsipras, Iglesias e ora perfino Corbyn (il leader del Labour inglese ha chiesto vergognosamente che si tenga un nuovo referendum nel Regno Unito per annullare la “brexit” già votata dal popolo) hanno fallito e falliranno perché non capiscono che conciliare “globalizzazione” e “giustizia sociale” è un ossimoro. Per cui, nella migliore delle ipotesi, i leader delle sinistre contemporanee sono simili agli “utili idioti” (del Capitale in questo caso) cari a Lenin. Le farneticazioni di “cattivi maestri” come Toni Negri– autore di libri come “Impero”- esplicitano i gravissimi errori di una intera area politica convinta di poter rinverdire il mito della lotta di classe a globalizzazione avvenuta, non capendo che la globalizzazione rappresenta ontologicamente- ora e sempre- il campo di gioco prediletto dall’Uomo di Davos e non dal metalmeccanico di Mirafiori. Per cui le sinistre, proiettando in un futuro immaginifico il momento di una riscossa che non arriverà mai, ci condannano a vivere un presente triste e infernale. E’ bene che tutti ne prendano atto.





Citazioni

"Se vuoi credere a coloro che penetrano più profondamente la verità, tutta la vita è un supplizio. Gettàti in questo mare profondo e tempestoso, agitato da alterne maree, e che ora ci solleva con improvvise impennate, ora ci precipita giù con danni maggiori dei presenti vantaggi e senza sosta ci sballotta, non stiamo mai fermi in un luogo stabile, siamo sospesi e fluttuiamo e urtiamo l’uno contro l’altro, e talvolta facciamo naufragio, sempre lo temiamo; per chi naviga in questo mare così tempestoso ed esposto a tutti i fortunali, non vi è altro porto che la morte". (Seneca, “Consolatio ad Polybium”, 9)







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Di admin

Diego Fusaro