Libri di Diego Fusaro
Come ogni anno, il 25 aprile torna a furoreggiare il sempiterno scontro tra fascisti e antifascisti in totale assenza di fascismo, l’apice dell’idiozia di massa. Il fascismo mussoliniano è un episodio morto e sepolto, indi per cui risulta oggi completamente ridicolo tanto chi si definisce fascista, quanto chi si definisce antifascista. Risulta non solo ridicolo, come già dicevo, ma anche perfettamente funzionale all’ordine della dominazione capitalistica, la quale ha tutto l’interesse a dividere le masse in orizzontale tra fascisti e antifascisti di modo che mai si prenda coscienza della contraddizione capitalistica: chiaro come il sole è il fatto che oggi la nostra sofferenza non derivi dal manganello fascista, ma dai mercati deregolamentati e dalle leggi della finanza cosmopolitica e usuraia. Il 25 aprile serve ogni anno anche a rilegittimare questo demenziale scontro, questa patetica fiction funzionale alla riproduzione dello status quo capitalistico. Legittimo e doveroso ai tempi di Gramsci, quando il fascismo c’era, l’antifascismo oggi diventa alla stregua del fascismo una prestazione patetica, buona solo a giustificare i rapporti di forza della globalizzazione neoliberale. Va da sé che i sedicenti antifascisti odierni non abbiano nulla da dire, proprio come i sedicenti fascisti odierni, contro la violenza capitalistica, che anzi non di rado giustificano apertamente, magari santificandola come la democrazia che deve essere protetta dal ritorno del fascismo. Per quel che riguarda il 25 aprile, vi è in realtà ben poco da festeggiare: viene celebrata come Liberazione quella che, a rigore, resta una rioccupazione dell’Italia da parte della potenza americana, che non ha smesso dal 1945 ad oggi di mantenere la nostra patria in una condizione di dipendenza e di servitù totali: basti ricordare che il nostro territorio è costellato da più di 100 basi militari americane, che rendono l’Italia una provincia subalterna alla volontà di Washington e dunque priva di ogni sovranità. Potremo realmente e auspicabilmente festeggiare la Liberazione quando ci saremo effettivamente liberati dagli occupanti a stelle e strisce e torneremo sovrani in senso effettivo.