Siamo al cospetto della fine del modello plurisecolare delle università, delle scuole e delle relazioni sociali specifiche che le caratterizzavano. L’esperienza tra discente e docente, ma poi anche tra discente e discente, che aveva caratterizzato l’Accademia di Platone, il Liceo di Aristotele e le Università medievali e poi moderne è cancellata in blocco grazie a forme di “didattica digitalizzata” e di e-learning. Tali forme promettono di rendere possibile la prosecuzione dell’esperienza formativa nel nuovo mondo del distanziamento sociale, quando invero la stanno annichilendo senza riserve. Per il tramite delle nuove forme digitalizzate di didattica a distanza, l’obiettivo del nuovo ordine globalcapitalistico – deve essere chiaro – non è di far proseguire l’esperienza plurisecolare dell’insegnamento, ma di annichilirla per sempre, con ciò dissolvendo un elemento sittlich, “etico” in senso hegeliano, della massima importanza. In tal maniera, in luogo di teste pensanti e formate, radicate nella propria storia e nella propria civiltà, avvezze a dialogare e a problematizzare secondo i modi della ragion critica, si produrranno – e già si stanno producendo – masse anonime di atomi telematici senza cultura e senza radici: atomi telematici distanziati gli uni dagli altri e sottoposti a sorveglianza biopolitica ininterrotta, incapaci di pensare e dunque anche di criticare lo stato di cose, quand’anche esso sia, come già di fatto è, massimamente criticabile. La scuola a distanza semplicemente non è più scuola, proprio come le relazioni elettroniche sono solo nominalmente relazioni. Se, come con un gioco di parole dicono i francesi, savoir (“sapere”) significa s’avoir (“essere padroni di sé”), ne segue che chi non sa non è padrone di sé.














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