Socrate

Quando l’intervistatore del “TheGuardian” le chiese: Quando studia il bilancio greco e chiede misure che significheranno che le donne non avranno accesso ad un’ostetrica al momento del parto e che i pazienti non otterranno farmaci salvavita e gli anziani moriranno soli per mancanza di cure, pensa a queste cose o mette tutto da parte e guarda i conti? Lei risponde seccamente: “No, penso di più ai ragazzi di una scuola di un piccolo villaggio del Niger”. Salvo poi chiedere, tramite l’istituzione da lei presieduta (FMI), misure di austerity a paesi africani con redditi pro-capite annui di 1000 dollari, con tanto di tagli alla spesa e privatizzazioni, in modo da costringerli a vendere quel poco che hanno, ovvero piantagioni di caffé e porti, ai grossi gruppi francesi (vedi Bolloré-Francafrique-FMI). Nel periodo della sua presidenza l’FMI ha avuto risultati disastrosi: come da lei stessa ammesso ha sbagliato i calcoli sui moltiplicatori del reddito falsando in tal modo le previsioni sui risultati delle misure di austerity. Errori macroeconomici gravissimi che hanno provocato il fallimento di centinaia di migliaia di imprese del sud europa, crollo del PIL e netto peggioramento delle condizioni di vita di milioni di cittadini. Ha letteralmente messo l’FMI nelle mani di Sarkozy con la famosa lettera in cui gli scrisse:”Usami come vuoi”. Quando le chiesero se era d’accordo a tassare i più ricchi rispose: “Non sono d’accordo sul fatto che tassare i ricchi sarebbe il modo più efficiente di ridurre le disuguaglianze, penso che il modo più efficiente sarebbe quello di eliminare il differenziale di genere tra uomini e donne”. Questa signora deciderà le politiche monetarie dell’Unione Europea, così come quelle italiane.





Citazioni

"Che né i nostri pensieri, né le passioni, né le idee formate dall’immaginazione, esistano fuori della mente, è quanto ognuno ammetterà. E sembra non meno evidente che le varie sensazioni o idee impresse sui sensi, comunque unite o combinate insieme (cioè, qualsiasi oggetto esse compongano) non possono esistere altrimenti che in una mente che le percepisce. Penso che una intuitiva conoscenza di ciò possa esser ottenuta da chiunque badi a quel che s’intende col termine esistere quando è applicato alle cose sensibili. La tavola sulla quale scrivo, io dico, esiste, cioè io la vedo e la tocco; e se io fossi fuori del mio studio, direi che essa esisteva, intendendo cosí che se io fossi nel mio studio potrei percepirla, o che qualche altro spirito presentemente la percepisce. C’era un odore, cioè, era sentito; c’era un suono, vale a dire, era udito; e un colore o una figura, ed erano percepiti con la vista e con il tatto. Ecco tutto quanto io posso intendere con queste e simili espressioni. Perché, quanto a ciò che si dice dell’esistenza assoluta di cose non pensanti, senz’alcuna relazione al loro essere percepite, codesto sembra perfettamente inintelligibile. Il loro esse è percipi, né è possibile che abbiano un’esistenza fuori delle menti o cose pensanti che le percepiscono". (G. Berkeley, "Trattato sui principi della conoscenza umana")







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