Libri di Diego Fusaro
Ci risiamo, come prevedibile: è stato recentemente varato il nuovo piano pandemico, che sarà operativo fino al 2029. Al suo interno, troviamo misure già sperimentate ai tempi dell’emergenza del 2020, come il lavoro agile o le mascherine, giusto per menzionarne due particolarmente note. Come volevasi dimostrare, l’emergenza non è affatto finita, ma ci troviamo soltanto in una lunga fase 2, in attesa di un ritorno alla fase 1: nel mio libro “Golpe globale”, parlavo, a questo proposito, di emergenza del rocchetto o dello YoYo che dir si voglia, con ciò alludendo al passaggio ininterrotto dalla fase 2 alla fase 1 che contraddistingue l’andamento dell’emergenza come nuovo metodo di governo neoliberale. L’ordine neoliberale, come sottolineato tra gli altri da Giorgio Agamben, si contraddistingue anche per il fatto che normalizza lo stato d’eccezione o, più precisamente, conosce sempre nuove emergenze che senza soluzione di continuità trapassano in sempre nuovi stati d’eccezione. “Governare mediante l’emergenza” potrebbe essere innalzata a massima del neoliberismo contemporaneo, il quale utilizza l’emergenza stessa come arte di governo delle cose e delle persone, facendo sì che ciò che è inaccettabile nella normalità diventi necessario e inaggibile nell’emergenza, ove i sudditi sono disposti letteralmente a tutto pur di fare salva la vita messa a repentaglio dall’emergenza stessa. Come sapeva Spinoza, la paura è la passione triste che rende i cittadini passivi e disposti ad accettare di buon grado ogni tipo di misura che venga loro proposta dall’alto in vista della salvezza. In ciò riposa l’essenza del paradigma biosecuritario, il quale ci chiede senza tregua di barattare libertà e diritti in nome della sicurezza messa a rischio dall’occorrere di sempre nuove emergenze, terroristiche o epidemiche, climatiche o finanziarie. In sintesi, il sistema capitalistico produce le emergenze e, insieme, le utilizza in chiave governamentale per rinsaldare il proprio ordine e per condurre la propria offensiva di classe dall’alto. Sotto questo riguardo, l’emergenza non è un elemento imprevedibile e perturbatore di un ordine di per sé stabile, essendo invece l’essenza stessa del sistema neoliberale, in cui capitalismo ed emergenza si rovesciano dialetticamente l’uno nell’altra. L’utilizzo governamentale dell’emergenza rende possibile al sinedrio liberal-finanziario la sospensione delle normali procedure democratiche e la messa in mora dei diritti fondamentali, sequestrati in nome della messa in sicurezza del parco umano rispetto ai rischi dell’emergenza stessa. Si sbagliavano grandemente quanti ritenevano che tutto fosse terminato nel 2022: il quid proprium dell’emergenza come metodo di governo sta anche nel fatto che le misure subentrate con l’emergenza si stabilizzano in nuova normalità e divengono parte integrante dell’ordine dominante.