Libri di Diego Fusaro
Stefano Bonaccini, ex presidente della regione Emilia Romagna ed esponente di spicco della sinistra arcobaleno che ha voltato le spalle a Marx a Gramsci e ai lavoratori, in una sua recente epifania catodica su La7 ha dichiarato che chi vota Meloni e Salvini ha studiato poco. Ora, si possono muovere molteplici critiche a Salvini e a Meloni, soprattutto quella di essere liberisti e atlantisti proprio come Bonaccini, ma prendersela con chi li vota, accusandolo di ignoranza e di scarsi studi, non è granché come argomentazione. Come, del resto, non è mai granché l’argomentazione di chi attacca i cittadini per le loro scelte elettorali. Bonaccini, oltretutto, lascia intendere che chi studia vota il Partito Democratico, e questo mi pare sia decisamente discutibile: discutibile mi pare, voglio dire, è che gli italiani si dividano in colti che votano per il partito di Bonaccini e ignoranti che votano per gli altri partiti. A dirla tutta, non ci risulta poi che Bonacini sia uno studioso di prim’ordine, magari rettore ad Harvard o a Oxford. Salvo errore, non ha la laurea. Questo non significa niente, sia chiaro, anche se, va detto, in Italia la laurea è ormai richiesta quasi anche per fare i netturbini. Insomma, Bonaccini, anziché mobilitare argomenti razionali, ha fatto ricorso alla più vuota retorica contro l’ignoranza presunta di chi non vota come piace a lui, lasciando trasparire una sorta di disprezzo per la popolazione “rozza” che non si è ancora fatta catechizzare dal verbo della sinistra fucsia liberalprogressista.