«La destra bluette e la sinistra fucsia vengono oggi a coincidere nel partito unico articolato del capitale contro il lavoro, dei dominanti contro i dominati o, se si preferisce, dell’alto conto il basso. E irrappresentati, anche politicamente, restano gli sconfitti della mondializzazione, vale a dire il “popolo degli abissi” composto dai ceti medi e dalle classi lavoratrici, i nuovi misérables dell’ordine mondiale post-1989. La “demofobia”, ossia l’idiosincrasia reale e simbolica verso il δῆμος, verso il “popolo” inteso come unione delle classi che lavorano e che ancora sono radicate in una cultura storica, è, probabilmente, il tratto più peculiare della politica al tempo del globalcapitalismo e dell’alternanza senza alternativa della destra bluette e della sinistra fucsia come “maggiordomi” che, con la livrea di colore differente, ugualmente sono al servizio del blocco oligarchico plutocratico neoliberale. La politica al tempo del neoliberismo si riduce, allora, a continuazione dell’economia con altri mezzi, a “gran teatro” sul cui palco va in scena il non democratico autogoverno dei ceti possidenti, mascherato da procedure elettorali che fanno coesistere l’apparente decisione sovrana popolare con la sua reale neutralizzazione». [“Demofobia”, Rizzoli, Milano 2023]