Libri di Diego Fusaro
Un ulteriore tassello si aggiunge a comporre il quadro completo del programma ideologico del neofondato partito del prode generale Vannacci “Futuro nazionale”: l’antislamismo radicale. In una epifania catodica su la7, un esponente del partito del generale ha dichiarato che siamo in guerra e che detta guerra riguarda l’invasione islamica ai danni dell’Italia. Da ciò si evince, in maniera ancor più netta, come il partito del prode generale sia essenzialmente organico all’ordine dominante: non soltanto per il suo liberismo, per il suo atlantismo e per il suo mantenimento della demenziale dicotomia di destra e sinistra, ma anche per il suo anti-islamismo programmatico. Come abbiamo mostrato nel nostro studio “La fine del Cristianesimo”, siamo nel bel mezzo di una guerra alla religione dichiarata dalla civiltà del nulla del capitalismo finanziario, il quale mira ad annientare ogni religione della trascendenza per produrre il nichilismo integrale degli ultimi uomini che non credono più in nulla e che dunque possono essere integralmente colonizzati dalla forma valore di scambio. Le religioni della trascendenza, tanto il cristianesimo quanto l’islam, restano un baluardo di resistenza contro il nulla della civiltà merciforme. Nel concreto quadro dei rapporti di forza oggi dominanti, islam e cristianesimo non sono nemici ma, al contrario, benemerite forme di resistenza spirituale al dilagare del nulla coessenziale al capitalismo senza frontiere. La malinconiale contrapposizione tra islamici e cristiani, difesa tra l’altro dal partito del prode generale, risulta in tutto e per tutto funzionale al sistema capitalistico e alla sua collaudata pratica del comandare dividendo e, segnatamente, contrapponendo islamici e cristiani in vista dell’annientamento tanto dell’islam quanto del cristianesimo. Sicché, per Futuro nazionale, la guerra in cui siamo non riguarda il sistema finanziario e l’imperialismo americanocentrico, ma l’islam, ossia una delle poche forze residue che contrastano tanto il sistema finanziario quanto l’imperialismo. Lo ribadiamo per l’ennesima volta: il partito del generale non rappresenta l’opposizione al sistema dominante, ma un suo prodotto quintessenziale.