La Meloni balla la taranta nelle Puglie del G7 padronale, la Schlein danza sui carnevaleschi carri arcobaleno, tra parrucche fucsia e uomini camuffati da donne. Non vi è immagine migliore di questa, a giudizio dello scrivente, per delineare la tragicomica situazione in cui già da tempo stiamo vivendo. Essa cristallizza perfettamente il grado o, meglio sarebbe dire, il degrado della politica contemporanea, ridotta ai livelli minimi di sempre. Non vi è poi altro da dire: la politica italiana si è ridotta a meno fenomeno folkloristico di completamento della società dello spettacolo, a carnevalata postmoderna di balli e balletti a opera di politici irrilevanti, che svolgono con zelo la parte di solerti maggiordomi della classe capitalistica transnazionale: quella che nei consessi privati del Bilderberg e del world economic forum decide sovranamente, senza alcun mandato democratico, le sorti dell’umanità e soprattutto i propri interessi di classe. La politica diviene, in tal guisa, un ballo in maschera senza qualità, una prassi coreografica che serve solo da vernice occultante la reale essenza non democratica dell’ordine della globalizzazione turbocapitalistica. Quest’ultima si presenta a tutti gli effetti oggi come una oligarchia finanziaria plebiscitaria, in cui le decisioni vengono prese dai padroni del mondo e poi si inscena il ballo in maschera della politica e delle elezioni, con cui il popolo ilotizzato si illude di decidere realmente e di contare qualcosa. A questo viene ridotta la politica da parte dei gruppi padronali dominanti: a un ballo ridicolo come quello di Giorgia Meloni e di Elly Schlein.

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