Libri di Diego Fusaro
Il fondato sospetto che si sta rapidamente imponendo è quello secondo cui la guerra in Iran stia diventando a tutti gli effetti una sorta di Vietnam 2.0. USraele, mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières, si era illusa di poter chiudere rapidamente la partita con l’Iran, trattandolo come un periferico stato di second’ordine. Ebbene, si era sbagliata e non di poco. La Persia sta resistendo egregiamente ed eroicamente al barbaro invasore, mobilitando letteralmente ogni risorsa per fronteggiare l’infame aggressione imperialistica spacciata impunemente per liberazione. È come se la Persia stesse dicendo a USraele: “mandate pure altri soldati, vi aspettiamo”. Anzi, a voler essere più precisi: “sono circa vent’anni che vi aspettiamo”. La Persia Infatti non è certo stata colta di sorpresa da questa nefanda aggressione imperialistica, poiché erano diversi lustri che si stava preparando a subirla. Ed è proprio per questo che sta resistendo tanto egregiamente e noi naturalmente speriamo che questa resistenza prosegua indefessamente e possa magari anche piegare il barbaro aggressore. Ed è su queste basi che diventa feconda euristicamente l’analogia con il Vietnam, ove la civiltà dell’hamburger si impantanò letteralmente, uscendone con le ossa rotte. Ebbene, sembra a tutti gli effetti che qualcosa di analogo stia accadendo ora con la Persia. Tant’è che Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, ha già detto candidamente che vorrebbe trattare con la Persia. Ma a non volerlo è Netanyahu, criminale di guerra e come tale riconosciuto perfino dal tribunale internazionale dell’Aja.