Socrate

Israele, sotto l’egida di Netanyahu, criminale di guerra e come tale giudicato perfino dal tribunale internazionale dell’Aja, ha compiuto un vero e proprio atto di pirateria: ha illegalmente abbordato le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, a 684 miglia nautiche da Gaza. E ha arrestato centinaia di militanti che erano a bordo. Quale che sia il giudizio che vogliamo esprimere intorno alla Flotilla (critico o entusiastico, poco conta), a dover essere sottolineato è l’ennesimo gesto fuori dalla cornice del diritto internazionale compiuto da Israele, che ormai sempre più platealmente si comporta in modo piratesco, secondo lo ius sive potentia, facendo cioè valere un concetto di giustizia coestensivo rispetto alla sua potenza. E  la cosiddetta comunità internazionale, nome ipocrita per l’occidente liberal-finanziario, sempre solerte nel condannare la Russia, la Cina o l’Iran, tace ancora una volta solennemente su questa malefatta deplorevole di Israele. Continua a valere la tacita norma per cui non è possibile criticare Israele, pena l’essere silenziati come antisemiti: è questo il teorema ideologico su cui si regge la violenza organizzata di Netanyahu. Se non altro, quest’ultimo sta ricevendo una bella lezione dall’iran, che continua a resistere e che sta di fatto umiliando sia Netanyahu, sia Trump.

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