A proposito di neolingua globalista e di dittatura dell’inglese dei mercati, su Italo non esiste più la figura del “controllore”: esiste invece quella, più cool e più glamour, del “train manager”. Non sei su un treno – questo il messaggio – ma in un’azienda su rotaie.


Citazioni

"Ogni volta che ragiono io stesso o ascolto qualcun altro ragionare di filosofia, ne provo una gioia straordinaria, anche a prescindere dal vantaggio che credo di cavarne; invece, quando mi tocca ascoltare altri generi di discorsi, e in special modo i vostri (di voi che siete gente ricca e dedita agli affari), io mi annoio e voi mi fate pena, amici miei, che vi illudete di essere attivi e in realtà non combinate nulla". (Platone, “Simposio”, 173 c-d)
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Di admin

7 pensiero su “Su Italo non esiste più il “controllore”: v’è il “train manager””
  1. Trovo molto interessante la tua battaglia contro la “neolingua anglicizzata dei mercati” di sapore orwelliano, che condivido in pieno e combatto, altrettanto agguerrito, da un punto di vista linguistico più che filosofico. La colonizzazione linguistica è l’altra faccia della globalizzazione e dell’espansione delle multinazionali che impongono la propria terminologia in tutto il mondo, dalla giurisprudenza (Francesco Galgano aveva analizzato termini come franchising o leasing, imposti in tutto il mondo tassativamente senza traduzione per tutelare i contratti delle case madri) al mondo del lavoro, del cinema, della pubblicità, delle merci… Purtroppo l’italiano è prono rispetto a questo fenomeno con una sottomissione che non ha paragoni nel francese o nello spagnolo, perché la nostra classe dirigente ha rinunciato a “dirlo in italiano” in modo palese, e il ricorso all’nglese è diventata la strategia comunicativa dei mezzi di informazione (quelli che un tempo hanno unificato l’italiano oggi lo stanno distruggendo), della politica, della formazione… e la gente che può fare se non ripetere questo linguaggio? Davanto a questa “strategia degli Etruschi” che si sono sottomessi alla romanità fino a esserne inglobati, la “neolingua” che si può chiamare anche itanglese, si impone perché non ci sono nodelli culturali alternativi, o “dissidenti”, per citarti. E la gente che cosa può fare se non ripetere le parole che sente nel lnguaggio del “pensiero unico” che io chiamo il monolinguismo stereotipato basato sull’angloamericano? Così le parole inglesi sempre più spesso diventano “prestiti sterminatori”: fanno morre gli equivalenti storici autoctoni che regrediscono, come calcolatore o elaboratore sono diventati inutilizzabili davanti all’ascesa di computer. E’ importante denunciare e fermare anglicismi incipienti come “train manager” che purtroppo non è solo un vezzo di Italo usato nella comunicazione ai passeggeri, ma una ben precisa figura professionale che è stata inserita nel contratto collettivo di lavoro, al posto di capotreno, in una “manomissione delle parole” che fa parte della strategia del “potere morbido” formulato da Joseph Nye. Un saluto.

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