Libri di Diego Fusaro
La notizia che viene diffusa controvoglia dai media occidentali in questi giorni riguarda la Cina: essa avrebbe ufficialmente superato gli Stati Uniti d’America nell’indice di gradimento planetario. Ciò significa che non più la civiltà del dollaro, come tradizionalmente era fino a poco tempo fa, ma la Cina rappresenta oggi il modello di riferimento a cui guarda con ammirazione il mondo intero. Si tratta di una novità degna di attenzione, che segna il tramonto di un paradigma, quello dell’America come riferimento planetario a cui tutti i popoli del pianeta dovrebbero aspirare. Con ciò troverebbe conferma la tesi a suo tempo sostenuta, in maniera argomentatissima, da Giovanni Arrighi, il quale era convinto dell’imminente tramonto del secolo americano e dell’ormai prossimo avviamento di un nuovo secolo cinese. A questo mutamento di paradigma hanno concorso, a nostro giudizio, due fattori essenziali, che desideriamo richiamare celermente. In primo luogo, l’ormai sempre più palese declino degli Stati Uniti d’America non solo come trainante potenza economica, ma anche come faro – presunto o reale – della civiltà. La civiltà dell’hamburger non appare ormai più in grado di esprimere alcunché, se non miseria e guerra, nichilismo e barbarie. Il costituirsi del modello dei Brics rappresenta in maniera adamantina la volontà di una parte sempre crescente del pianeta di spostarsi dalla traiettoria della globo. Se certo non è finita la storia, come pure credeva Fukuyama, sicuramente è finita una storia, quella della dominazione statunitense del pianeta a livello sia materiale, sia simbolico. In secondo luogo, non bisogna trascurare il grande “balzo in avanti” della Cina da Mao al nostro presente. Non soltanto per quel che concerne la straordinaria crescita economica che contraddistingue l’impero cinese (ma il comunismo non era un fallimento?), ma anche per quel che riguarda la sua affidabilità e la sua credibilità a livello globale. Mentre gli Stati Uniti d’America appaiono sempre più platealmente una civiltà in declino, che oscilla tra guerra e barbarie, tra nulla e distruzione, l’impero cinese appare indubbiamente la potenza politica più affidabile e più saggia, quella che più alacremente si sta impegnando per porre fine alle guerre e per generare un modello alternativo di relazione internazionale tra gli stati, a distanza di sicurezza dall’imperialismo classicamente americano e in direzione di un modello multipolare che favorisca la cooperazione tra i popoli del pianeta, secondo il buon uso dell’internazionalismo come rapporto tra nazioni solidali. Va da sé che larga parte dei discorsi occidentali screditanti la Cina rientrino nella voce “propaganda”, ovvero nel modo con cui usualmente l’occidente prova a demonizzare chiunque si sottragga alla sua dominazione e al suo controllo. Diciamolo apertamente e senza perifrasi edulcoranti: la Cina oggi rappresenta una speranza per l’umanità tutta, vuoi anche la possibilità di un modello alternativo a quello efferato e spietato dell’imperialismo statunitense.