Libri di Diego Fusaro
È arrivata la risposta del Cremlino alla vergognosa censura italiana ai danni di artisti russi, in primis Gergiev (ma non solo lui). La Russia fa sapere che – così leggiamo su Ansa.it – resta aperta agli artisti italiani. Una risposta di gran classe, non c’è che dire; una risposta che ridicolizza ampiamente, se ancora ve ne fosse bisogno, il pavido governo della destra bluette neoliberale, filoatlantista e filoisraeliana di Giorgia Meloni. Non sappiamo, a dire il vero, nemmeno se detto governo riuscirà a capire la finezza della risposta russa: tale e tanta è la grettezza del potere oggi dominante nel nostro sventurato Paese. Sia quel che sia, sarebbe bene sviluppare un ragionamento serio e al di là della barriera dei pregiudizi: si dice sempre, ed è ormai un cliché collaudato, che la Russia di Putin è un totalitarismo repressivo e nemico della libertà. Ammettiamo per un istante, ex hypothesi, che ciò sia vero. E che dire allora di una realtà, quella europea, che reprime la libertà di espressione agli artisti? Se il governo russo è repressivo, ne segue sillogisticamente che ancor più lo è quello dei paesi dell’odierna Unione Europea, che ormai, calpestando quel poco di dignità che restava loro, sono passati direttamente alla guerra contro la cultura russa, da Dostoevskij a Gergiev. E quando la guerra va a colpire la cultura, lì la barbarie raggiunge il grado massimo. Anche da questi eventi orrendi, da cui ogni cittadino europeo ancora pensante dovrebbe dissociarsi incondizionatamente, si evince con adamantino profilo come l’odierno occidente debba essere concepito come uccidente: il suo ubi consistam riposa infatti sulla pulsione pantoclasta e nichilista, che lo porta ad annientare ogni cosa, compresa la cultura. Ma fare la guerra alla cultura significa sempre e solo spalancare le porte alla barbarie, quella barbarie che ormai sembra essersi impadronita della nostra Europa.