L’anticomplottismo di maniera, innalzato a nuova categoria della filosofia politica contemporanea, svolge una funzione strategica meravigliosa: assume come riferimento paradigmatico le tesi stralunate di nicchie di acefali (“terrapiattismo”, “no vax”, ecc.) per screditare ogni possibile dubbio ragionevole, ogni eventuale dissenso critico, ogni plausibile problematizzazione razionale, ogni auspicabile dubbio socratico. Con la morale, sotto gli occhi di tutti, per cui chi osi dubitare della bontà politico-economica di Mario Draghi, anche alla luce del suo passato di uomo di Goldman Sachs e del Panfilo Britannia (oltreché di teorico delle privatizzazioni e delle cessioni di sovranità), subito è deriso e schernito come “complottista” alla stregua di un qualsiasi stolto che vaneggi intorno alla “terra piatta”. La conseguenza è palese: accanto allo schieramento non pensante dei terrapiattisti e dei no vax a priori, v’è ora lo schieramento egualmente non pensante di chi, in nome dell’anticomplottismo, si beve gioioso la narrazione dominante, quella che, per inciso, incensa Draghi come uomo della provvidenza e della salvezza dell’Italia.














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Un pensiero su “L’anticonplottismo rituale e liturgico”

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