Libri

“Globalización infeliz Once tesis filosóficas sobre el devenir mundo del mercado” (Tirant lo Blanch, Barcellona 2019)

Entre las tareas principales de la filosofía, entendida como arte crítico en busca de la verdad, también está la deconstrucción de las ideologías: es decir, de
aquellas narraciones que se hacen pasar por verdades universales, cuando en realidad son solo la máscara que oculta y reconoce el interés de una parte. La
globalización es, entre todas, la mayor ideología del nuevo milenio. Con su encantadora retórica celebra el espacio abierto de un mundo sin fronteras donde
domina la libre circulación de toda realidad. Pero, en verdad, es el nuevo campo de lucha del capitalismo que se ha hecho planetario. Este, gracias a la unificación del globo bajo el signo de la forma mercancía y de sus patologías, puede explotar ilimitadamente el planeta, crear competitividad a la baja entre los trabajadores de todo el mundo y exacerbar las desigualdades. Con la ayuda de Hegel y Marx, de Gramsci y Heidegger, el libro intenta reconstruir a contracorriente, en
clave filosófica, la verdadera esencia de la globalización como triunfo del capitalismo planetarizado.


Diego Fusaro, “Marx idéaliste.
Essais hérétiques sur son matérialisme” (Mimesis France, Paris 2019)

Peut-on interpréter la pensée de Marx comme l’accomplissement ultime de l’idéalisme allemand ?
Dans cet essai, Diego Fusaro analyse l’ontologie marxienne au-delà des apparences et des lieux communs avancés par le marxisme classique, pour souligner les points de ressemblance – qui ne seraient pas immédiatement évidents – entre la pensée du philosophe allemand et la démarche classique de l’idéalisme.
Ce qui en ressort, c’est le paradoxe d’un conflit : d’un coté, la volonté manifeste de Marx d’abandonner l’idéalisme hégélien, de l’autre, son évidente persistance à se situer sur ce terrain.


Diego Fusaro e Silvio Bolognini, “Il nichilismo dell’Unione Europea” (Armando, Roma 2019)

Nel 1940, Martin Heidegger tenne un celebre ciclo di lezioni che, destinate a sfociare nel monumentale studio su Nietzsche, vennero pubblicate con l’evocativo titolo di “Der europäische Nihilismus”, “Il nichilismo europeo”. Sulla scorta di un Nietzsche riletto in chiave ontologica come Vollendung, come “compimento” tecnocapitalistico della metafisica e del suo “oblio dell’essere” (Seinsvergessenheit), Heidegger individuava nel nichilismo l’ombra segreta dell’avventura storica dell’Europa. Approfondendo i fattori di scenario e strumentali che attivano in ambito europeo le condizioni per la costruzione e istituzionalizzazione del paradigma (quali le politiche di coesione, la governance multi livellare, la catena del valore prescrittivo, il partenariato pubblico e privato, i criteri di valutazione delle progettualità, il sistema degli indicatori e delle buone prassi) è possibile individuare nel sub paradigma espresso dalla locuzione smart city una declinazione elettiva, una sorta di distillato della visione in oggetto. È conseguentemente doveroso segnalare i rischi di una adesione acritica alla retorica di tale visione che tende ad essere sempre più autoreferenziale, prefigurando la violazione di alcuni fondamentali diritti negli scenari inquietanti della città iper-tecnologizzata del prossimo futuro e producendo implicazioni negative sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica.


“Caro Epicuro. Lettere sui grandi temi della vita e della filosofia” (Piemme, Milano 2020)

«Caro Epicuro, è di felicità che oggi vorrei parlarti…». Esordisce così Diego Fusaro nella prima di quasi 90 lettere a Epicuro, l’interlocutore immaginario al quale si rivolge per affrontare altrettanti temi che riguardano il nostro stare al mondo: Amicizia, Amore, Felicità, Anima, Dono, Comunità, Tempo, Lavoro, Dialogo, Ideologia, Volontà… Perché proprio Epicuro?, si chiederà chi legge. Perché rappresenta la filosofia nella piena aderenza alla vita reale e ai suoi problemi. Non c’è un’età ideale per fare filosofia. Tutti possiamo avere a un certo punto la curiosità – o la necessità – di interrogarci sulla nostra esistenza, sui sentimenti che ci animano e il mondo che ci circonda. Ecco dunque la vera sfida che l’autore ha raccolto scrivendo questo libro: avvicinare alla filosofia i lettori di qualsiasi età in modo chiaro, accessibile, non dottrinale, amichevole. Perché, scrive, «tutti noi disponiamo – talvolta, senza neppure saperlo – di una nostra “filosofia primitiva”, un quadro complessivo di senso mediante il quale interpretiamo l’accadere e la nostra esistenza, il rapporto con gli altri e con il reale».


“Difendere chi siamo. Le ragioni dell’identità italiana” (Rizzoli, Milano 2020)

Già Pasolini, in tempi non sospetti, aveva inquadrato il nuovo potere globalista come «il più violento e totalitario che ci sia mai stato: esso cambia la natura della gente, entra nel più profondo delle coscienze». E non è un caso se si era spinto a parlare, con lucida lungimiranza, di «genocidio culturale».Mascherandosi dietro un multiculturalismo di facciata, che è solo la riproposizione infinita dello stesso modello politically correct, la civiltà globale in cui viviamo non accetta infatti differenze. Esiste un unico profilo consentito: quello del consumatore sradicato, indistinguibile dagli altri, senza identità né spessore culturale. Per usare le parole di Fusaro, il globalismo si fonda su un’inclusione neutralizzante: «in nome del mercato unificato, opera affinché ogni ente si muti in merce liberamente circolante, senza frontiere politiche e geopolitiche, morali ed etiche, religiose e giuridiche». In quest’ottica distorta, ogni tradizione è sacrificata sull’altare del finto progresso turbocapitalista, che vuole «non popoli radicati nella loro storia e nella loro terra, né soggettività dall’identità forte e capaci di opporre resistenza, bensì consumatori dall’io minimo e narcisista, con identità liquide, gadgetizzate ed effimere». Acquirenti indistinti cui vendere ovunque la stessa illusione.Come possiamo opporci a quest’imperante «eterofobia»? Recuperando e difendendo il valore della nostra identità, che si definisce solo nel dialogo con le differenze dell’altro. In questo saggio acuto e provocatorio, la voce critica di Diego Fusaro ci invita dunque a riappropriarci delle nostre radici; a rieducarci – e rieducare soprattutto i più giovani, condannati a un futuro precarizzato che rischiano di accettare supinamente – al «sogno di una cosa», come diceva Marx. All’immagine di un futuro meno indecente di quello che ci vede solo come merce tra le merci.

«Una tale uguaglianza in cui scompaiono le differenze favorisce nascostamente la disuguaglianza.» T.W. Adorno, Dialettica negativa


Diego Fusaro,
“Marx idealista. Para una lectura herética del materialismo histórico”, El Viejo Topo, Barcelona 202

¿Puede interpretarse el pensamiento de Marx como el corolario de la filosofía idealista alemana? Para el joven filósofo italiano, Marx no consiguió zafarse por completo del idealismo, y para ello rastrea y analiza la obra marxiana (singularmente las Tesis sobre Feuerbach, pero no solo) y la relaciona con aspectos de los escritos de Hegel, Fichte, Sterner o Preve.
En este ensayo Fusaro analiza la ontología marxiana más allá de la apariencia y los lugares comunes propuestos por el marxismo clásico. Y lo hace para entretejer aspectos no inmediatamente evidentes entre el pensamiento del filósofo alemán y las formas avanzadas del idealismo clásico.
Lo que emerge es un conflicto con rasgos paradójicos: de una parte, la voluntad manifiesta de abandonar el idealismo hegeliano; de otra, la permanencia efectiva de Marx en ese terreno. Marx idealista es una obra intensamente polémica que rompe los esquemas habituales al respecto.


Diego Fusaro, “La sociedad abierta: Condena turbomundialista contra los pueblos” (Eas, Madrid 2020)

El grado de libertad de la actual sociedad y por ende, de cada uno de los individuos que la componen, va directamente relacionado con el poder adquisitivo de los mismos, ya que la sociedad es valorada como mercancía, esta “mercancía” a su vez será libre en función de la libertad de mercado.
La sociedad abierta postmoderna y globalizada coincide así con el espacio global e ilimitado del mercado desregulado, donde todo –mercancías y personas mercantilizadas– circula sin trabas y según la lógica de la valoración: este espacio abierto sin fronteras se presenta según el orden ideológico como universalmente bueno y justo, cuando es un espacio solo para los señores del turbocapital, que encuentran en él el terreno ideal para el triunfo de su clase y, por tanto, para la masacre unívocamente realizada contra los perdedores de la globalización.


“Bentornato Gramsci. Undici tesi di filosofia della prassi” (La Nave di Teseo, Milano 2021).

Egemonia e intellettuali, nazionale-popolare e cultura rivoluzionaria: questi alcuni dei concetti fondamentali della costellazione teorica elaborato da Antonio Gramsci nella sua lunga reclusione carceraria. Può essa, e in che misura, aiutare a fare luce sul caotico e contraddittorio presente di cui siamo abitatori? Che cos’ha ancora da dirci Gramsci nel tempo della globalizzazione mercatista e della vittoria del capitalismo finanziario? Questo libro prova a ripensare radicalmente Gramsci. E lo fa individuando nella sua ” filosofia della prassi” la chiave indispensabile per comprendere teoricamente e per risolvere praticamente le contraddizioni che infettano la nostra epoca; quella che, con la rassicurante etichetta di ” fine della storia”, ha provato, dal 1989 a oggi, a mettere in congedo ogni possibile idea di futuro che non fosse la ripetizione tautologica del presente a forma di merce. Un saggio avvincente che supera tanto l’idealismo quanto il materialismo e getta nuova luce sull’opera e sul pensiero di una tra le figure intellettuali e politiche più importanti del Novecento.


“Historia y conciencia del precariado” (Alianza, Madrid 2021)

En 1989 comenzó el declive del viejo capitalismo disciplinado de los estados nacionales y del sistema de bienestar conquistado con las luchas de clase. En su lugar se afirma el capitalismo líquido y financiero de la ‘new economy’. La clase burguesa y la proletaria constituyen la estructura fundamental de la nueva clase dominada: el precariado, compuesto por una multitud de átomos desarraigados y sin identidad, migrantes, sin conciencia de clase en el ‘open space’ del mercado mundial desregulado. Un precariado laboral y existencial: el nuevo paradigma no tolera forma alguna de estabilidad ni de ética comunitaria. La nueva clase dominante, una aristocracia financiera, está destruyendo los antiguos fundamentos del mundo proletario y burgués: de la familia al trabajo asegurado, de los derechos sociales a la ciudadanía.

“Pensar diferente. Filosofía del disenso” (Trotta, Madrid 2022, traducción de Michela Ferrante)

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Desde siempre los seres humanos se rebelan. Lo hacen de múltiples y variadas maneras que no se dejan encasillar fácilmente en un paradigma único y que, sin embargo, tienen como horizonte común la oposición, la protesta, la antítesis reclamada frente a un orden establecido o, más simplemente, frente a un «sentir común», a un consenso que pretende ser el único legítimo. La revolución y la rebelión, la defección y la protesta, la revuelta y el motín, el antagonismo y el desacuerdo, la insubordinación y la sedición, la huelga y la desobediencia, la resistencia y el sabotaje, la contestación y la sublevación, la guerrilla y la insurrección, la agitación y el boicot son todas figuras proteicas del disenso, expresiones plurales que encuentran su fundamento en la única matriz del «sentir diferente» ante el orden, el poder, el discurso dominante. El pensamiento rebelde debe constituir hoy el gesto primario contra la uniformización global de las conciencias que se registra en el espacio del nuevo pensamiento único y del falso pluralismo de la civilización occidental. Este libro analiza las figuras del pensar diferente, las declinaciones históricas del disenso y su fenomenología.

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2 pensiero su “Libri”
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