Libri di Diego Fusaro
Si è registrato nei giorni scorsi un nuovo tentato assassinio ai danni di Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’attuale presidente della civiltà del dollaro. Il giovane uomo che ha sparato, durante la cena di gala, è stato prontamente fermato e Trump e la sua signora sono stati celermente condotti in salvo. Dunque, ancora una volta Trump riesce a sopravvivere a un attentato ai suoi danni. Al netto del fatto che operazioni di questo tipo sono sempre e comunque condannabili e soprattutto inutili, dato che, come sapevano i greci, sangue chiama sangue e violenza chiama violenza, mi pare opportuno svolgere due pur telegrafiche considerazioni. Anzitutto, l’indice di gradimento di Donald Trump risulta in caduta libera ed egli sta vivendo una vera e propria emorragia di consensi: si era presentato come il presidente pronto a far finire tutte le guerre e poi, ottenuto lo scranno, ha tradito tutte le proprie premesse e tutte le proprie promesse, risultando un presidente imperialista sulla linea di Bush e di Obama, di Clinton e di Biden. Con ciò è una volta di più confermata la nostra tesi, secondo cui il problema è e resta l’impero americano in quanto tale, a prescindere dal presidente che di volta in volta occupa la poltrona imperiale. La seconda considerazione può essere formulata a mo’ di domanda: gli attentati contro Trump sono reali o sono forse una messa in scena, buona soltanto a generare consenso intorno al presidente e magari anche a frenare la caduta verticale di gradimento che lo sta accompagnando in questi mesi? La nostra è, allo stato dell’arte, soltanto una domanda, sia chiaro: non abbiamo elementi probanti per risolvere l’enigma, ma il dubbio resta intatto. Fin dai tempi di Erodoto, sappiamo che il potere utilizza i finti attentati e le aggressioni simulate per potenziare sé stesso e per giustificare una riorganizzazione autoritaria della propria amministrazione delle cose e delle persone. Potrebbe anche questo essere il caso? Non è da escludere a priori.