Purtroppo è fallita la raccolta firme per il referendum contro la guerra. Non si sono raggiunte le firme necessarie e dunque non si è ottenuto l’obiettivo da tutti sperato, quello di istituire a tutti gli effetti un referendum per ripudiare la guerra e promuovere la neutralità dell’Italia, come la nostra Costituzione prevede. Onore a Byoblu che con impegno e dedizione ha fatto di tutto per far conoscere il referendum e per portare la gente a firmare, lavorando unicamente per una giusta causa. Peraltro, questo insuccesso ha delle prevedibili conseguenze negative: esce complessivamente indebolita la posizione di tutti coloro i quali si sono finora, e con ottime ragioni, opposti alla guerra; essi saranno, d’ora in poi, facilmente tacciati dagli araldi del pensiero unico politicamente e geopoliticamente corretto, che avrà buon gioco nel mostrare che non sono stati nemmeno in grado di raccogliere le firme necessarie per istituire il referendum. Se è vero che l’insuccesso riguarda in qualche modo l’intera area degli oppositori alla guerra, è altresì innegabile che bisogna ricercare accuratamente le reali responsabilità di questo fallimento. Esse debbono a mio giudizio essere rinvenute precipuamente nel fatto che questa battaglia è stata incautamente monopolizzata da un’unica forza politica, la quale ha fatto di tutto per negare le condizioni possibili di una collaborazione a tutto campo, nella speranza di potersi intestare un grande successo: così facendo, si intesta unicamente una sonante sconfitta che pure ricade, in seconda battuta come ricordavo, sull’intera area degli oppositori della guerra. Il partito che ha realizzato questo capolavoro di dilettantismo misto ad arroganza è un partito da percentuali degne del prefisso telefonico di qualche capoluogo sperduto che, tuttavia, senza avere contezza della propria reale statura, si crede evidentemente portatore di una missione speciale e si pensa più grande di quello che realmente è. Antidarwinisti dalla granitica fede, comunisti col vitalizio e youtubers di Pizzo Calabro hanno così rivelato non solo scarsa astuzia politica, intestandosi un insuccesso che nelle loro prospettive sarebbe dovuto essere un epocale trionfo, ma hanno altresì esibito, una volta di più, chi realmente lavora alla maniera di un gatekeeper contro l’unità dell’area degli oppositori e a beneficio dell’ordine dominante che pure si illude di contestare. Il fatto poi che gli animatori di questo partito di provincia ripetano goffamente che il loro è il solo partito serio ed è l’unico titolato a rappresentare l’opposizione all’ordine dominante ricorda irresistibilmente le gustose scene dei bambini che pretendono che il loro orsacchiotto sia il più bello, lo ripetono a oltranza e montano su tutte le furie se qualcuno osa dubitarne anche solo vagamente. Per quel che riguarda la raccolta firme, posso permettermi anche un piccolo ricordo personale: quando la raccolta partì mandai un messaggio all’organizzatore della raccolta firme, dicendomi disponibile a collaborare in ogni modo che a lui fosse parso valido per quella che mi pareva un’ottima causa. Mi dicevo in particolare disponibile a veicolare contenuti e a diffondere la notizia della raccolta firme, dato che molti cittadini nemmeno sapevano dell’esistenza di questa lodevole iniziativa. Il mio messaggio WhatsApp, con le due spunte blu della visualizzazione avvenuta, non ebbe mai alcuna risposta. Ed è particolarmente curioso se si considera che questi signori si lamentano stucchevolmente e vanno ripetendo di essere stati boicottati a destra e a manca. Il fallimento di questa raccolta firme è un fallimento che riguarda tutti gli oppositori della guerra, voglio ripeterlo, ed è una notizia mesta che mai avremmo voluto ricevere. Tuttavia, esige una ricerca critica e sincera delle principali cause che ad esso hanno portato, acciocché tale fallimento non si possa ripetere in futuro. Infatti, sarebbe un grave errore parlare di semplice boicottaggio da parte degli araldi dell’ordine dominante o di generale incapacità delle masse di intraprendere la via della propria liberazione: in questo caso, la responsabilità del doloroso insuccesso è tutta di chi ingordamente ha preteso di intestarselo e ora si ritrova con un pugno di mosche, trovandosi intestato un clamoroso fallimento. Intelligenza politica e onestà intellettuale richiederebbero naturalmente un mea culpa da parte di chi ha agito così, ma dubito che il mea culpa arriverà: più prevedibile sarà invece vedere sugli schermi l’autocelebrazione per un insuccesso narrativamente mutato in trionfo e, insieme, la colpevolizzazione di tutti quelli che verranno detti di volta in volta incapaci di collaborare, di intendere e di promuovere il referendum. Insomma, un elemento in più per valutare l’immaturità politica e il neoliberismo interiore di questa roboante Armata Brancaleone da rubricarsi alla voce “dilettantismo politico”.

Diego Fusaro

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