Socrate

La Russia è invincibile e nessuno può sconfiggerla sul campo di battaglia. Sono queste le recenti dichiarazioni di Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa: dichiarazioni che, prima facie, possono suonare come presuntuose e arroganti ma che, se lette storicamente, risultano difficilmente controvertibili. Da Napoleone in avanti, tutti coloro i quali hanno provato ad aggredire la Russia e a sconfiggerla sul campo di battaglia, ne sono usciti letteralmente con le ossa rotte. Non è un’opinione, ma un dato di fatto inconfutabile. Con queste dichiarazioni, Putin rivolge un monito all’occidente liberal-atlantista, che da sempre aspira a fare sua la Russia e a ridurla la propria colonia. Soprattutto dopo il tornante decisivo del 1989 e della successiva implosione dell’Unione Sovietica, Washington sperava di poter sottomettere la Russia e attivamente si adoperava per farlo, accerchiandola in modo graduale e, più recentemente, utilizzando l’Ucraina del guitto Zelensky a mo’ di testa d’ariete contro la potenza russa. Il paradosso lampante sta, oltretutto, nel fatto che l’occidente punta il dito contro la Russia di Putin accusandola di imperialismo, quando in realtà la Russia ha sempre e solo subito l’imperialismo occidentale.  La Russia non intende in alcun modo piegarsi e aspira anzi a difendere con le unghie e con i denti la propria sovranità economica, politica, militare e culturale da ogni ingerenza occidentale. Lo stesso potrebbe naturalmente dirsi per la Cina che, dopo il secolo della grande umiliazione avviatosi con la guerra dell’oppio, è divenuta, a partire dalla gloriosa rivoluzione di Mao, una potenza sovrana e indisponibile a ogni ingerenza occidentale. D’altro canto, proprio la Russia e la Cina costituiscono oggi i due baluardi del nuovo ordine multipolare che si sta formando e che ha per principio portante il desiderio del mondo non occidentale di non piegarsi all’imperialismo della civiltà del dollaro.

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