Sul rotocalco turbomondialista “La Repubblica” campeggia un articolo di Nadia Urbinati dal titolo “Quei diritti da difendere”. Lo apro con curiosità e, al tempo stesso, col timore di trovare ciò che in effetti trovo. Quali sono i diritti da difendere secondo la Urbinati? Gender è la prima parola che incontro. Chiudo la pagina. La solita storia: la classe dominante e i suoi intellettuali di riferimento chiamano “diritti” i loro capricci individualistici, di modo che la loro capacità di acquisto si tramuti in diritto (uteri in affitto, bambini comprati, ecc.).


Citazioni

“Il pensiero dialettico inizia con la constatazione che il mondo non è libero: cioè che l’uomo e la natura esistono in condizioni di alienazione, ‘diversi da ciò che sono’. Ogni maniera di pensare che escluda la contraddizione dalla sua logica è una logica difettosa. Il pensiero ‘corrisponde’ alla realtà solo se trasforma la realtà medesima comprendendone la sua struttura contraddittoria. Qui il principio della dialettica porta il pensiero al di là dei confini della filosofia. Comprendere la realtà, infatti, significa comprendere ciò che le cose sono e ciò a sua volta implica di non accettare la loro apparenza come dati di fatto. La non accettazione, la rivolta, si configura come il procedimento sia del pensiero sia dell’azione. Mentre il metodo scientifico conduce dall’immediata esperienza delle ‘cose’ alla loro struttura logico-matematica, il pensiero filosofico conduce dall’immediata esperienza dell’esistenza alla sua struttura storica: il principio della libertà”. (H. Marcuse, Ragione e rivoluzione)



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Diego Fusaro