Libri di Diego Fusaro
Sono scene deplorevoli di vera e propria guerriglia urbana quelle che giungono in questi giorni da Torino. Il corteo di legittima protesta contro la chiusura del centro sociale Askatasuna è tragicamente degenerato nella forma di una vera e propria guerra civile cittadina, culminata nella distruzione di parte della città e nell’esecrabile pestaggio a sangue di un poliziotto, accerchiato e addirittura colpito con un martello da facinorosi senza volto e senza dignità. Mi siano allora consentite alcune considerazioni controvento. La chiusura dei centri sociali, di destra o di sinistra che siano, è sempre un gesto sbagliato: i centri sociali sono luoghi di aggregazione giovanile, tolti i quali i giovani sono condannati all’isolamento, alla delinquenza e magari anche all’inebetimento. Il corteo dunque era legittimo e oltretutto era un corteo partecipatissimo e che si stava svolgendo in maniera pacifica. È stato uno sparuto gruppo di facinorosi incappucciati a introdurre la violenza più deplorevole, spaccando tutto e aggredendo l’agente. La domanda è una sola: si tratta di infiltrati dal potere o di utili idioti che agiscono in proprio? Quale che sia la risposta, le conseguenze del loro agire sono evidenti: la violenza chiama violenza e, nel caso specifico, legittima la risposta violenta contro tutti da parte degli agenti. Oltre a ciò, giornali, radio e tv hanno buon giuoco nel presentare come violento l’intero corteo, poiché i pochi facinorosi screditano l’intera manifestazione, come spesso accade. Come se non bastasse, a troppi non è ancora chiaro che i nostri nemici non sono gli agenti di polizia, gente del popolo come noi, come ben sapeva Pasolini: i nostri nemici, contro cui indirizzare le nostre proteste, sono in alto, sono i grandi signori del capitalismo finanziario, quelli che naturalmente non ci mettono mai la faccia. Lo scontro tra i lavoratori e poliziotti figura come l’ennesimo scontro orizzontale all’interno della medesima classe: scontro che ovviamente nemmeno scalfisce i reali rapporti di forza.