Libri di Diego Fusaro
Così parlò non Zarathustra, ma il ministro degli esteri Tajani: “a Gaza cose inaccettabili ma non è un genocidio”. Così ha aggiunto Tajani: “il genocidio lo ordinò Hitler con gli ebrei”. Ritorna dunque la tesi sostenuta tra gli altri da Liliana Segre: a Gaza stanno succedendo cose gravi, certamente, ma non un genocidio. E come chiamare allora uno sterminio pianificato di un’intera popolazione, come appunto sta accadendo a Gaza? Malefatte? Cose inaccettabili? Azioni riprovevoli? Perché ci si ostina a non voler impiegare la parola genocidio, dato che essa in realtà appare la più aderente alla tragica situazione che si sta producendo a Gaza per via dell’infame persecuzione del popolo palestinese a opera del criminale di guerra Netanyahu? Sembra quasi che si voglia lasciare intendere che genocidio fu solo quello voluto da Hitler. Si fa di tutto, dunque, per non voler vedere che gli orrori della storia ritornano e che il male radicale, lungi dall’essere alle nostre spalle, sta tornando a realizzarsi tra le pieghe del nostro tumultuoso presente. Personalmente credo che continuare a chiamarlo genocidio sia fondamentale proprio per evocare l’orrore in tutta la sua pienezza, senza fare sconti e senza provare ad attenuare in alcun modo la gravità della vicenda tormentata di Gaza, ma poi anche le inespiabili colpe del criminale di guerra Netanyahu, amico strettissimo degli Stati Uniti d’America e dell’Occidente, anzi dell’uccidente. Del resto, chiamare le cose con il loro nome è oggi più che mai un gesto rivoluzionario.