Socrate

Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, cambia ancora una volta idea. Fino a pochi giorni fa, egli minacciava l’Iran ventilando la possibilità di nuovi attacchi congiunti con Israele. Adesso ci ripensa e afferma che la via migliore da seguire è quella dei colloqui con la Persia. Una volta di più, Trump si rivela bizzoso e volubile, privo di una direzione e platealmente simile a un timoniere privo di mappe nautiche. Ciò naturalmente non dipende soltanto dal carattere volubile del presidente statunitense, ma anche dal fatto che, come più volte abbiamo evidenziato, la civiltà del dollaro attualmente non ha più una strategia per gestire il conflitto che ha scatenato miserabilmente in Iran: USraele, il mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières, sperava di poter sconfiggere l’Iran in una settimana e invece ha trovato un popolo fieramente resistente, pronto a combattere fino alla fine per opporsi al barbaro invasore che porta morte e guerra camuffando le proprie infami operazioni con la maschera dei diritti umani e della democrazia. Come abbiamo in più occasioni sottolineato, la guerra di Persia si sta già palesemente trasformando, per Washington, in una sorta di Vietnam 2.0. Quanto prima Washington e Israele comprenderanno di non poter sconfiggere l’iran, tanto meglio sarà per tutti.

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