Libri di Diego Fusaro
Così ha parlato, con timbro oracolare, Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’attuale presidente della civiltà talassocratica dell’hamburger: “non consentiremo all’Iran di avere l’arma atomica”. Non è la prima volta che Washington utilizza questo logoro argomento per giustificare le proprie nefande politiche imperialistiche ai danni dell’antica Persia, camuffando le proprie aggressioni deplorevoli dietro lo schermo della tutela dell’ordine mondiale e dell’esporto della democrazia e dei diritti umani. Se vogliamo ammettere che il disarmo mondiale sia una giusta via da seguire, e siamo indubbiamente pronti a farlo, dobbiamo per ciò stesso riconoscere realisticamente che i primi a doversi disarmare sono proprio loro, gli Stati Uniti d’America, non foss’altro che per il fatto che di bombe atomiche sulla popolazione inerme ne hanno già sganciate due. Il Giappone piange ancora le sue vittime. Ma sappiamo bene che Washington punta a ben altro: vuole che tutti gli altri si disarmino, in modo da rimanere essa soltanto la detentrice dell’arma atomica. Dalle vecchie pellicole western abbiamo appreso tutti che, quando ci si disarma, lo si fa tutti insieme senza eccezioni: nel saloon polveroso, ogni cowboy depone la pistola sul tavolo, anzitutto chi propone il disarmo, poiché l’operazione può dirsi riuscita solo quando non vi è più alcun cowboy con la pistola. Non si capisce dunque davvero per quale bislacca ragione gli avversari di Washington dovrebbero disarmarsi lasciando alla civiltà del dollaro il monopolio dell’arma atomica. Tanto più che il possesso dell’arma atomica rappresenta per gli Stati disallineati una vera e propria assicurazione per la vita, come dimostra ad esempio il caso emblematico della Corea del Nord, la quale, in quanto armata fino ai denti, viene lasciata in pace dalla civiltà del dollaro. Il possesso dell’arma atomica infatti diventa un potente argomento di deterrenza contro le mire espansionistiche dell’imperialismo del Leviatano a stelle e strisce e del suo usuale preferire la ragione delle armi alle armi della ragione.