Libri di Diego Fusaro
“Riporteremo l’Iran all’età della pietra”: sono queste le agghiaccianti dichiarazioni recentemente rilasciate da Donald Trump, presidente della civiltà del dollaro, codino biondo che fa impazzire il mondo. Parole che non si possono definire altrimenti se non delinquenziali, proprie di un qualsivoglia gangster di periferia, come Trump già ha rivelato di essere a partire dalla oscena vicenda venezuelana, con tanto di rapimento del presidente Maduro. Gli organi della propaganda occidentale continuano a ripetere a tambur battente che gli Stati Uniti d’America sono “la più grande democrazia del mondo”: in realtà non lo sono né sul piano dell’organizzazione interna, né su quello delle relazioni internazionali. Per quel che concerne l’organizzazione interna, la civiltà del dollaro figura come una plutocrazia neoliberale finanziaria a base imperialistica. Per quel che inerisce alle relazioni internazionali, il leviatano a stelle e strisce rappresenta una potenza imperialistica incapace di riconoscere la pluralità e il diritto dell’altro a esistere sovranamente. Le parole di Trump risultano comunque rivelatrici: per un verso, ci segnalano come Washington sia più che mai in difficoltà, essendosi già di fatto impantanata in Iran come già a suo tempo fece in Vietnam, non riuscendo a domare la benemerita ed eroica resistenza iraniana contro il barbaro aggressore USraele, mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières. Per un altro verso, le manicomiali parole di Trump mettono a nudo i reali propositi della civiltà del dollaro, la quale certifica sempre di agire in nome della democrazia, dei diritti e della civiltà, quando in realtà agisce per produrre rovine su rovine, miseria su miseria, facendo tabula rasa delle civiltà con cui entra in contatto e, appunto, aspirando a ricondurle all’età della pietra.