Socrate

“Salveremo l’occidente e sconfiggeremo il comunismo”: così ha dichiarato solennemente e pomposamente Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, l’imperatore a stelle e strisce. Si tratta, come sempre più spesso accade, di dichiarazioni deliranti, frutto di un vero e proprio delirio di onnipotenza, quello in grazia del quale Il sovrano della civiltà del dollaro ha affermato, non molti giorni addietro, di essere più potente di Napoleone e di Alessandro Magno. Quanto all’idea di salvare l’occidente, è d’uopo sottolineare come quest’ultimo, a conti fatti, debba salvarsi anzitutto da se stesso e dalla propria pulsione pantoclasta e autodistruttiva: oggi l’occidente non è la soluzione, ma il problema. Non deve temere un nemico esterno, ma se stesso e la propria vocazione intimamente nichilistica, che lo porta alla guerra con le altre civiltà e alla guerra contro se stesso. Trump stesso, come infinite volte abbiamo adombrato, non è l’alternativa al tramonto dell’Occidente, ma ne è compiutamente espressione non meno dei suoi predecessori. Per quel che concerne, poi, la sconfitta del comunismo, a cosa si riferisce esattamente l’imperatore del Leviatano a stelle e strisce? Non certo al comunismo negli Stati Uniti d’America, ove esso è storicamente se non inesistente, comunque del tutto minoritario e irrilevante. Più verosimilmente, Trump allude ai governi socialisti sparsi per il mondo, gloriosamente resistenti all’imperialismo di Washington e sempre più coesi nel contrapporsi alla mondializzazione americano-centrica, ossia a quella che abbiamo più volte definito anglobalizzazione imperialistica. Sembrava che la folle ideologia della crociata contro il comunismo si fosse spenta con la data epocale del 1989 e invece ora Trump la ripropone e la rinverdisce, utilizzandola naturalmente come grimaldello propagandistico per giustificare le imprese nefande dell’imperialismo americano. Il riferimento polemico sembra essere in primo luogo la Cina di Xi Jinping, stato socialista che sta utilizzando il mercato come mezzo per l’affermazione e l’ampliamento del socialismo stesso. Con buona pace degli stolti che ripetono che la Cina è ormai un paese capitalista, giova rammentare che il dragone cinese è uno stato socialista che usa il mercato, mantenendolo sotto  il controllo dello stato stesso. Il tramonto dell’Occidente teorizzato da Spengler si sta solo ora compiutamente realizzando in tutte le sue principali determinazioni, proprio quando, per ironia della sorte, sire Trump proclama al mondo intero di volersi ergere a redentore dell’Occidente stesso.

(Visualizzazioni 43 > oggi 1)