Libri di Diego Fusaro
Tutti contro uno: questo è il finale dell’immagine dell’antro di Platone. Il messaggio emancipativo del liberatore viene respinto ed egli stesso è mandato a morte. Disturbati nella loro docile e confortevole servitù, gli incatenati nella grotta sono tanti, ma uno solo è il filosofo che, portando la luce, desidera liberarli: ciò significa che la verità non si mette ai voti o, se si preferisce, che non necessariamente è vero ciò su cui i più sono d’accordo. Non è il vero a doversi organizzare intorno al consenso, ma è quest’ultimo che deve organizzarsi intorno al vero, mediante un’educazione filosofica che induca gli uomini a recepirlo e ad accoglierlo. Del resto, se la verità e la giustizia si risolvessero nel comune accordo della maggioranza, allora sarebbero giuste tanto la messa a morte di Socrate, decretata da una votazione in tribunale, quanto quella di Cristo, sancita dalla scelta del popolo a favore di Barabba. Εἷς ἐμοὶ μύριοι, ἐὰν ἄριστος ᾖ, “uno è per me diecimila, se è il migliore”, aveva scritto Eraclito: il filosofo ridisceso nell’antro caliginoso è in netta minoranza, dato che i suoi antichi compagni di servitù seguitano a orientarsi secondo l’inaffidabile ordine delle ombre e dell’apparenza, ma non per questo il suo discorso cessa di essere vero e il loro falso. Egli sta agli incatenati come il migliore, di cui scrive Eraclito, rispetto ai diecimila.