{"id":29340,"date":"2024-01-26T19:05:36","date_gmt":"2024-01-26T18:05:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/?page_id=29340"},"modified":"2024-06-24T09:02:31","modified_gmt":"2024-06-24T07:02:31","slug":"neoplatonismo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/sito\/neoplatonismo\/","title":{"rendered":"Neoplatonismo"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">NEOPLATONISMO<\/h2>\n\n\n\n<style media=\"screen\">\n  .four span {\n      color: #cbfe35;\n  opacity: 0;\n  transform: translate(0, -100px) rotate(360deg) scale(0);\n  animation: revolveDrop .1s 10 linear forwards;\n}\n\n\n@keyframes revolveDrop {\n    from {transform:rotate(0deg);}\n    to {transform:rotate(360deg);opacity:1}\n}\n\n<\/style>\n\n\n<h3>&#8220;Se l\u2019uno \u00e8 necessario all\u2019esistenza di ciascuna essenza \u2013 non c\u2019\u00e8 infatti alcun essere che non sia uno \u2013 l\u2019uno deve essere anteriore all\u2019essenza e generare l\u2019essenza&#8221; (Plotino, <i>Enneadi<\/i>) <\/h3><br>\n\n<div class=\"animates four socratelogo\" style=\"\">\n            <div class=\"animate\" style=\"overflow: visible;\">\n<span style=\"position: absolute;\">\n<img decoding=\"async\" class=\"modalimg\" style=\"margin-left: 0px; object-position: top;\" src=\"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/cielofddffddffffderer.jpg\" alt=\"\" align=\"center\"><\/span>\n<a class=\"repeat\" href=\"javascript:void(0);\"><\/a>\n<\/div> <\/div>\n<br><br><br><br>\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id01\" class=\"w3-button w3-black\">AMMONIO SACCA<\/button>\n\n<div id=\"id01\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id01').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>AMMONIO SACCA <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Euw4pJYx7M0?si=4paNrrlBSIjz2QC1\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/0f\/Egyptian_encaustic_funerary_portrait_of_a_man_named_Ammonios.jpg\/330px-Egyptian_encaustic_funerary_portrait_of_a_man_named_Ammonios.jpg\" alt=\"AMMONIO SACCA\" align=\"right\">\n<p>\nAll\u2019origine del Neoplatonismo incontriamo un enigma per molti versi raffrontabile a quello di Socrate. Esso \u00e8 rappresentato dalla misteriosa figura di Ammonio Sacca, che del Neoplatonismo stesso pu\u00f2 essere considerato il precursore, se non il vero e proprio fondatore. Secondo numerose testimonianze, il vertice della sua attivit\u00e0 fu raggiunto durante il regno di Comodo, e dunque tra il 180 e il 192 d.C. Tuttavia di lui si ignora la patria di origine e oscuro rimane il vero significato del nome Sacca: banale risulta la spiegazione fornita dal vescovo Teodoreto, secondo cui Ammonio avrebbe inizialmente esercitato l\u2019umile mestiere di portatore di sacchi, e fin troppo suggestive paiono quelle della critica moderna, per cui Ammonio sarebbe stato un membro della stirpe indiana dei Saker o addirittura un Sakka-Muni, ovvero un monaco buddista. Da Porfirio \u2013 che fu allievo di Plotino \u2013 apprendiamo che Ammonio fu da principio cristiano e che solo in et\u00e0 adulta abbracci\u00f2 il paganesimo, mentre testimonianze sul suo pensiero ci sono giunte attraverso il neoplatonico Ierocle di Alessandria e il vescovo Nemesio, entrambi vissuti nel V secolo d.C., e giudicati anche per questa ragione poco attendibili da buona parte degli studiosi moderni. D\u2019altra parte Ammonio \u2013 sulle orme di Socrate \u2013 non lasci\u00f2 nulla di scritto, e come per gli elementi socratici presenti nella filosofia di Platone, anche in questo caso risulta alquanto arduo distinguere con precisione quanto del pensiero di Ammonio vi sia in quello del suo discepolo Plotino. Ierocle gli attribuisce una distinzione del cosmo su tre piani: quello superiore, che comprende Dio creatore, le entit\u00e0 celesti e gli altri dei; quello intermedio, costituito dalle nature eteree e dai Demoni buoni (cio\u00e8 gli Angeli); infine, quello inferiore, popolato dagli uomini e dalle loro anime, oltre che dagli animali terrestri. Nemesio sostiene poi che per Ammonio il rapporto sussistente tra anima e corpo non \u00e8 di tipo fisico e spaziale, ma ontologico, nel senso che l\u2019anima non si trova nel corpo, ma agisce su di esso, costituendone il principio vitale. Ammonio tenne le sue lezioni ad Alessandria d\u2019Egitto, ove condusse un\u2019esistenza semplice e appartata. Nella Vita di Plotino redatta da Porfirio si narra (Vita di Plotino, 3) che Plotino, all\u2019et\u00e0 di ventott\u2019anni, si rec\u00f2 su consiglio di un amico ad ascoltare una lezione di Ammonio Sacca e, al termine di essa, esclam\u00f2 con entusiasmo: &#8220;questo \u00e8 l\u2019uomo che cercavo!&#8221;. Per la sua bont\u00e0 e saggezza, Ammonio venne definito &#8220;istruito da Dio&#8221; (Teodidatta). E&#8217; notevole che, pur considerandone i lati buoni, si ribell\u00f2 al cristianesimo perch\u00e9 non vi trovava nulla di superiore alle religioni pi\u00f9 antiche. Il Neoplatonismo della scuola di Alessandria rappresenta il tentativo di conciliare il pensiero di Platone con quello di Aristotele, affermando la possibilit\u00e0 di integrazione tra sfera intelligibile e sfera sensibile. Questi, influenzer\u00e0 la filosofia medievale e rinascimentale, grazie alla traduzione degli scritti di Dionigi l&#8217;Areopagita. La scuola di Alessandria, andr\u00e0 affermando l&#8217;interpretazioni delle idee platoniche come &#8220;pensieri della mente divina&#8221;. In base alle testimonianze, a Sacca gli viene attribuita la tendenza a conciliare il pensiero di Platone con quello di Aristotele, superando le polemiche tra le due scuole.<\/p>\n    <\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n<button data-modal=\"#id02\" class=\"w3-button w3-black\">PLOTINO<\/button>\n\n<div id=\"id02\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id02').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>PLOTINO<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/www.filosofico.net\/plotino1.jpg\" alt=\"PLOTINO\" align=\"right\">\n<p>\n\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/qY00oJ7jhFA?si=x8t2IIOg3tw15aN4\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n\n  LA VITA E L&#8217; ADESIONE AL PLATONISMO<br>\n  Plotino nacque a Licopoli in Egitto verso il 204 . Inizi\u00f2 tardi , verso i 28 anni , a interessarsi di filosofia ad Alessandria , ove , deluso da vari filosofi , incontr\u00f2 finalmente il platonico Ammonio Sacca . Alla scuola di Ammonio , che non lasci\u00f2 alcuno scritto , Plotino rimase 11 anni . Nel 243 , allo scopo di entrare in contatto con i sapienti di Persia e India , si un\u00ec alla spedizione dell&#8217; imperatore Gordiano contro i Parti . Ma l&#8217; uccisione di Gordiano fece fallire la spedizione e Plotino si rifugi\u00f2 ad Antiochia , per recarsi poi , nel 244 , a Roma . Qui raccolse intorno a s\u00e9 amici e discepoli , con i quali leggeva e discuteva testi di Platone e Aristotele e dei loro commentatori . Di questo pubblico facevano parte non solo filosofi , come Amelio e Porfirio , ma anche medici , membri del Senato e donne di nobili famiglie , che non esitavano ad affidargli i figli in tutela e i beni da amministrare . Pur senza essere un filosofo di corte , Plotino godette dell&#8217; amicizia dell&#8217; imperatore Gallieno e della moglie Salomina . Col loro appoggio contava di far sorgere in Campania una citt\u00e0 di filosofi , retta da leggi platoniche , che avrebbe appunto chiamato Platonopoli . Il progetto sfum\u00f2 per l&#8217; opposizione di membri della corte , ma non si deve pensare che esso fosse la reviviscenza del filosofo &#8211; politico di stampo platonico ; la citt\u00e0 a cui Plotino aspirava era piuttosto il rifugio del filosofo e dei suoi compagni , in questo senso , essa \u00e9 stata paragonata a una sorta di monastero o convento pagano . Nel 263 entr\u00f2 nella sua scuola all&#8217; et\u00e0 di 30 anni Porfirio , il futuro autore di una Vita di Plotino ed editore degli scritti del maestro . Nel 268 , anno in cui Gallieno fu assassinato , Porfirio , in preda ad una crisi , medit\u00f2 il suicidio , ma Plotino lo distolse , invitandolo a distrarsi con un viaggio . Porfirio si rec\u00f2 in Sicilia , ove nel 270 lo raggiunse la notizia della morte di Plotino , che , ammalato , si era ritirato in Campania . Nei primi dieci anni del suo soggiorno a Roma , sino al 253 , Plotino insegn\u00f2 soltanto attraverso conversazioni orali . Nei 10 anni successivi , sino all&#8217; arrivo di Porfirio nella scuola , compose 21 libri , ma senza dare titoli ad essi . I rimanenti furono scritti negli anni successivi , per un totale di 54 trattati , che possediamo nella loro integralit\u00e0 . All&#8217; inizio del quarto secolo , Porfirio mise a punto un&#8217; edizione di essi secondo un ordine sistematico , non secondo l&#8217; ordine cronologico della loro composizione . Egli suddivise i 54 trattati in 6 gruppi di 9 ( da cui il titolo Enneadi ) , raggruppandoli per temi secondo una sequenza che espone l&#8217; itinerario del filosofo che si innalza dal mondo sensibile sino alla divinit\u00e0 . Si tratta dell&#8217; itinerario che anche i discepoli devono ripercorrere , sulla scia dell&#8217; insegnamento del maestro , dalle questioni pi\u00f9 facili sino alle pi\u00f9 complesse . Per quel che possiamo sapere , Plotino \u00e9 il primo filosofo dell&#8217; antichit\u00e0 , che scrive di proprio pugno i suoi scritti , non secondo la prassi abituale di dettare a un amanuense . Porfirio riferisce che egli non modellava le lettere , non curava l&#8217; ortografia , n\u00e8 rileggeva quanto aveva scritto , anche per la sua debole vista . La sua scrittura veniva di getto , quasi come se si limitasse a trascrivere complessi di pensieri gi\u00e0 totalmente e perfettamente organizzati nella sua mente . Le Enneadi non danno un&#8217; esposizione sistematica e scolastica del suo pensiero , ma partono sempre da problemi singoli , a volte postigli dal suo pubblico o da interlocutori immaginari , seguendo l&#8217; andamento della conversazione orale , e non disdegnando dal ricorrere a un linguaggio pieno di immagini e metafore , proprio come quello di Platone , di cui Plotino celebrava il compleanno con sacrifici e banchetti ; peraltro , i testi di Platone sono il punto di partenza della sua riflessione . In tal senso , la filosofia \u00e9 in primo luogo esegesi , ricerca del significato presente in quei testi . Il suo insegnamento iniziava con la lettura di passi platonici , o anche aristotelici , nonch\u00e8 di interpretazioni che ne erano state date nel passato ; questa lettura era poi occasione per sviluppare analisi e riflessioni . Plotino non esita a riprendere e utilizzare temi , concetti e terminologia derivanti anche da altre scuole filosofiche , come lo stoicismo o l&#8217; aristotelismo . Ma egli interpreta la sua attivit\u00e0 filosofica essenzialmente come esplicazione di ci\u00f2 che \u00e9 implicito , talora enigmaticamente implicito , nel testo di Platone , come un rotolo di libro che dispiegandosi manifesta i suoi tesori . In tal modo , egli va ben oltre la lettera del testo platonico , dandone una riformulazione originale , anche se agli occhi di Plotino , come dei suoi contemporanei , l&#8217; originalit\u00e0 non pare essere un merito : ci\u00f2 che conta \u00e9 richiamarsi a un&#8217; autorit\u00e0 . In questo quadro , l&#8217; unica forma di originalit\u00e0 si pu\u00f2 allora configurare come interpretazione non pedissequa , ossia , ai nostri occhi di moderni , &#8221; infedele &#8221; rispetto al testo autorevole . In Plotino , tuttavia , l&#8217; appello a Platone non deve essere scambiato per una forma di venerazione del passato o dell&#8217; originario in quanto tali . Se il testo di Platone \u00e9 per lui il punto chiave , lo \u00e9 non tanto per la sua antichit\u00e0 , quanto per il contenuto di verit\u00e0 che esso racchiude . N\u00e9 Plotino intende presentarsi come un filosofo che attinga a una sapienza orientale piuttosto che a quella greca : l&#8217; unica via che porta a dio passa attraverso la filosofia e l&#8217; indagine razionale . Il messaggio di Plotino non si pone in concorrenza con movimenti religiosi che intendono rivolgersi a gruppi sempre pi\u00f9 vasti ed anche ai ceti meno colti . La filosofia \u00e9 marginale rispetto alla societ\u00e0 , perch\u00e8 \u00e9 diventata sempre pi\u00f9 marginale rispetto allo stesso mondo sensibile , in fuga da esso . La filosofia di Plotino d\u00e0 l&#8217; impressione di essere una filosofia complicata , artificiosamente complicata : va per\u00f2 detto che essa risente del clima culturale dell&#8217; epoca che favoriva collegamenti tra filosofia e religione : se teniamo conto dell&#8217; epoca in cui Plotino vive , ci accorgiamo che egli \u00e9 l&#8217; opposto di ci\u00f2 che sembra essere : \u00e9 l&#8217; ultimo strenuo difensore del platonismo e soprattutto del patrimonio classico antico ; fra le varie degenerazioni del platonismo e della filosofia classica in primo piano lui metteva il cristianesimo , che dava interpretazioni erronee della filosofia . Da notare che Plotino viene generalmente definito da noi moderni &#8221; neoplatonico &#8221; , ma lui non si definiva affatto cos\u00ec : si sentiva platonico a tutti gli effetti , un vero e proprio seguace di quel Platone vissuto qualche secolo prima . Egli si definiva platonico , ma senz&#8217; altro assai influenti erano anche in lui le influenze aristoteliche ; il lavoro di Plotino \u00e9 infatti un lavoro di sintesi di tutte le elaborazioni e le filosofie classiche , dove svettano il platonismo , l&#8217; aristotelismo e , in misura minore , lo stoicismo ; di fatto restano per\u00f2 esclusi l&#8217; epicureismo e lo scetticismo , che , in qualit\u00e0 di filosofie essenzialmente materialistiche , non possono trovare spazio nell&#8217; ambito della metafisica . Plotino cerca di dare un&#8217; interpretazione fortemente positiva della realt\u00e0 , provando a dimostrare l&#8217; inesistenza del male . Questo \u00e9 il risultato paradossale della &#8221; terribile &#8221; epoca in cui vive , il terzo secolo , forse il pi\u00f9 brutto per l&#8217; Impero Romano . Si tratta infatti di un secolo segnato da continue invasioni e scorrerie barbariche e dall&#8217; anarchia militare .<br>\n  L&#8217; UNO E LA GERARCHIA DELLA REALTA&#8217;<br>\n  Da Platone riprende soprattutto la struttura gerarchica della realt\u00e0 ; a differenza di Platone , per\u00f2 , secondo il quale al vertice vi era un principio bipolare , Plotino mette a capo dell&#8217; intera realt\u00e0 l&#8217; Uno ; Plotino si lascia molto influenzare da questo punto di vista dalle idee correnti ai suoi tempi , che tendevano a ridurre il principio bipolare : in fin dei conti avviene questo : al vertice della realt\u00e0 non pu\u00f2 esservi un principio &#8221; doppio &#8221; , quindi l&#8217;Uno \u00e9 il vertice e il Due \u00e9 declassato nell&#8217; ambito della scala gerarchica . Dunque per Plotino al vertice della realt\u00e0 c&#8217;\u00e9 l&#8217;Uno , al secondo livello il Nous ( la ragione ) , ci\u00f2 che Platone chiamava diade . L&#8217; Uno di Plotino \u00e9 l&#8217; erede del principio supremo della filosofia platonica , ossia il Bene in s\u00e9 , la cui caratteristica fondamentale era di essere &#8221; superiore all&#8217; essere per dignit\u00e0 e potenza &#8221; ; l&#8217; Uno \u00e9 esattamente la stessa cosa : \u00e9 un qualcosa al di sopra dell&#8217; essere ; da notare che Plotino ammette una teologia negativa : infatti l&#8217; Uno , che di fatto \u00e9 il dio per Plotino , non lo chiama dio perch\u00e8 cadrebbe in errore ; chiamarlo Uno \u00e9 la maniera meno sbagliata di definirlo , in quanto si tratta di una realt\u00e0 superiore all&#8217; essere , a tutto quanto e , come gi\u00e0 aveva detto Platone nel &#8221; Parmenide &#8221; , non pu\u00f2 neanche essere nominato , perch\u00e8 cos\u00ec facendo non sarebbe gi\u00e0 pi\u00f9 un principio unico ; \u00e9 come se nominandolo gi\u00e0 si sdoppiasse : definendolo Uno si applica proprio la teologia negativa perch\u00e8 non si dice ci\u00f2 che dio \u00e9 , ma ci\u00f2 che non \u00e9 , ossia si dice che non \u00e9 molteplice . E&#8217; proprio questo il cardine della teologia negativa , che vuole dio ineffabile : l&#8217; unico modo per parlarne \u00e9 parlarne in termini negativi , ossia dire ci\u00f2 che dio non \u00e9 : dio non \u00e9 buono , non \u00e9 bello , non \u00e9 alto , non \u00e9 basso &#8230; Anche chiamarlo Bene , come aveva fatto Platone , non \u00e9 corretto perch\u00e8 lo si definirebbe in rapporto alle altre cose , per cui egli rappresenta il bene : definirlo Bene significherebbe ammettere che si occupa delle cose , essendo per loro il bene : ma ricordiamoci che dio per Plotino \u00e9 &#8221; pensiero di pensiero &#8221; .L&#8217; Uno quindi \u00e9 al vertice e la realt\u00e0 ne deriva in maniera gerarchica ; ma come fa a derivare la realt\u00e0 ? Plotino si serve per esprimere questo concetto di due parole : emanazione e processione ; la prima delle due espressioni \u00e9 pi\u00f9 generica e forse rende meno bene l&#8217; idea , ma di fatto si completano a vicenda . La realt\u00e0 emana dall&#8217; Uno , ma in che modo ? L&#8217; attivit\u00e0 dell&#8217; Uno , innanzitutto , non \u00e9 n\u00e8 necessaria n\u00e8 libera , oppure si pu\u00f2 anche intendere che sia ambedue le cose : il contetto che sintetizza \u00e9 la spontaneit\u00e0 ; ci\u00f2 significa che l&#8217; Uno agisce senza obblighi , ma tuttavia seguendo la propria natura : l&#8217; azione dell&#8217; Uno \u00e9 spontanea ( anche perch\u00e8 non potrebbe essere altrimenti : non c&#8217;\u00e9 ancora nulla all&#8217;infuori di lui , e chi dunque potrebbe costringerlo ? ) ; esso fa emergere l&#8217; essere a causa di una sovrabbondanza di essere , come una fonte inesauribile ; infatti non \u00e9 che l&#8217;Uno emanando , emettendo l&#8217; essere , diminuisca : ricordiamoci che \u00e9 al di sopra dell&#8217; essere . Fin qui si sar\u00e0 senz&#8217; altro notata la parentela di Plotino con Platone ; ma da qui in poi subentra anche quella con Aristotele : \u00e9 infatti tipicamente aristotelica l&#8217; idea che tutto ci\u00f2 che si produce sia conseguenza di un&#8217; attivit\u00e0 teoretica ( l&#8217; artigiano produce in conseguenza del pensare ) ; altrettanto aristotelico \u00e9 il concetto di divinit\u00e0 vista come pensiero di pensiero ( la divinit\u00e0 infatti per Aristotele non fa altro che pensare a se stessa , senza conseguenze , se non la sua beatitudine ) ; unendo l&#8217; Uno e la derivazione della realt\u00e0 con la produzione artigianale , nonch\u00e8 il &#8221; pensiero di pensiero &#8221; , Plotino prova a dare una sua interpretazione ; vi \u00e9 l&#8217; Uno , pensiero di pensiero , che pensa a se stesso e da questa attivit\u00e0 teoretica emana spontaneamente la realt\u00e0 . Ma va notato che anche il concetto di &#8221; pensiero di pensiero &#8221; in Plotino \u00e9 un&#8217; ibridazione tra Aristotele e Platone : infatti Plotino dice che il pensante e il pensato sono s\u00ec lo stesso , ma in modo radicale , come diceva Platone a proposito della conoscenza del Bene in s\u00e8 : per conoscere bisogna che l&#8217; oggetto e il soggetto siano sempre pi\u00f9 vicini , ma una volta arrrivati a combaciare , paradossalmente , soggetto e oggetto sono lo stesso ; anche noi possiamo provare a pensare a noi stessi , ma non sarebbe lo stesso perch\u00e8 l&#8217; unit\u00e0 soggetto-oggetto non sarebbe quella intesa da Plotino ( e da Platone ) : infatti , pur non essendoci distinzione numerica , ci sarebbe distinzione concettuale , ossia sapremmo pur sempre quale \u00e9 il soggetto e quale l&#8217; oggetto . Quel che intende Plotino \u00e9 l&#8217; AUTOINTUIZIONE , ossia la conoscenza diretta e non mediata : una sorta di coglimento immediato di s\u00e9 , in cui soggetto e oggetto non sono distinguibili n\u00e8 numericamente n\u00e8 concettualmente . Esattamente nel momento in cui l&#8217; Uno si autointuisce emana qualcosa . Per esprimere meglio il concetto Plotino usa una metafora ( pensiamo a Platone e a tutte le sue metafore ) , quella della fonte luminosa e della luce che si espande intorno : immaginiamoci una candela accesa in una stanza buia : l&#8217; Uno \u00e9 la candela , la realt\u00e0 la sfera luminosa che si espande intorno . L&#8217; altra metafora che Plotino usa \u00e9 quella della fonte e il ruscello : la fonte \u00e9 l&#8217; Uno e il ruscello che scende a valle \u00e9 la realt\u00e0 ; oltre all&#8217; idea di emanazione , gi\u00e0 presente nella metafora della candela , va qui notata un&#8217; altra cosa : ossia il tipo di rapporto tra Uno e realt\u00e0 : la metafora suggerisce che la fonte \u00e9 s\u00ec diversa dal ruscello , ma che tuttavia non c&#8217;\u00e9 l&#8217; atto creatore : l&#8217; essere procede fuori dall&#8217; Uno senza una vera e propria cronologia : \u00e9 solo in termini logici e avviene all&#8217; eterno , a differenza di quanto dice il cristianesimo ) ; la metafora suggerisce anche che non ci sar\u00e0 mai netta separazione tra Uno e realt\u00e0 : non si pu\u00f2 concepire la fonte senza il ruscello e viceversa : il concetto di processione emerge molto meglio in questa metafora , che non in quella della candela . E&#8217; difficile stabilire fino a che punto la concezione di Potino sia immanente ( come lo stoicismo ) o trascendente ( come il platonismo ) . Dunque &#8221; emanazione &#8221; d\u00e0 pi\u00f9 l&#8217; idea di omogeneo , &#8221; processione &#8221; d\u00e0 l&#8217; idea di una serie di cose che escono procedendo una a una , non come un fluido<br>\n  <br>\n  IL NOUS , LE IPOSTASI E LE IDEE<br>\n  Dunque abbiamo detto che la realt\u00e0 viene emanata dall&#8217; Uno , ma non in modo fluido , bens\u00ec &#8221; a tappe &#8221; ; queste &#8221; tappe &#8221; Plotino le chiama ipostasi , termine piuttosto simile a quello aristotelico che designava la sostanza , upokeimenon ( ci\u00f2 che sta sotto ) ; ipostasi si pu\u00f2 quindi tradurre con &#8221; sostanza &#8221; . In termini filosofici si ipostatizza quando si trasforma in una sostanza un&#8217; attivit\u00e0 o una funzione . Platone , ad esempio , ha individuato le idee con l&#8217; ipostatizzazione : ha preso delle qualit\u00e0 , per esempio la giustizia , che per noi di per s\u00e8 non esiste , e l&#8217; ha trasformata in una sostanza : l&#8217; idea di giustizia . Plotino grosso modo , sulla scia di Platone , dice che ci sono le ipostasi ( le idee ) e anche nella realt\u00e0 materiale c&#8217;\u00e9 un pallido riflesso . Nella scala gerarchica l&#8217; ipostasi che occupa il primo posto \u00e9 il NOUS ( intelletto ) , ossia la forma pi\u00f9 elevata e sublime di essere ( l&#8217; Uno , chiaramente , non rientra nella gerarchia in quanto non \u00e9 essere ) che Plotino fa derivare in parte da Platone e in parte da Aristotele : anche il nous ha una sua attivit\u00e0 produttiva simile all&#8217; Uno : pensa e fa derivare un&#8217; ipostasi a lui successiva ; anche lui \u00e9 pensiero di pensiero , anzi , lo \u00e9 ancora pi\u00f9 dell&#8217; Uno : infatti il nous \u00e9 il vero pensiero di pensiero alla Aristotele ; nell&#8217; Uno infatti il soggetto e l&#8217; oggetto non ci sono pi\u00f9 in ogni caso , mentre nel nous , come anche per il dio aristotelico , ci sono eccome , ossia vi \u00e9 concettualmente un pensante e un pensato . Il nous quindi ha attivit\u00e0 teoretica simile al dio aristotelico . In esso , che tende a riferirsi soprattutto al lato soggettivo ( colui che pensa ) , vi \u00e9 pure il pensato , nella sua forma pura : le idee per Platone erano gli oggetti pensati e il nous di Plotino , come oggetto ( ci\u00f2 che viene pensato ) \u00e9 il mondo delle idee ; quindi il dio plotiniano , a differenza di quello aristotelico , ha in s\u00e8 le strutture del mondo . Va senz&#8217; altro notato come Plotino riesca a dare una collocazione a tutte le dottrine platoniche e aristoteliche : il pensiero di pensiero , il Bene , l&#8217; Uno , la Diade ; quest&#8217; ultima , infatti , altro non \u00e9 che il nous come soggetto : infatti in Platone essa era al vertice della realt\u00e0 , mentre Plotino la declassa al secondo posto , partendo dal presupposto che il principio supremo non possa essere duplice . Va poi detto che in Plotino ricompare una dottrina tipicamente platonica , ossia quella del Demiurgo ; esso ha stretta parentela con il nous e Plotino fa derivare questa parentela , paradossalmente , da un concetto aristotelico : l&#8217; attivit\u00e0 di produzione come conseguenza del pensare ; il nous pensa a se stesso , proprio come per Aristotele , ma lui come oggetto altro non \u00e9 che il mondo delle idee platonico ; da questo pensare deriver\u00e0 la realt\u00e0 sensibile . Ma vi \u00e9 qui una grande differenza tra Plotino e Platone : per Platone le idee esistono proprio come soggetto ed erano indipendenti dal Demiurgo : erano libere da questo divino artigiano ed erano ambedue coeterni ; si potrebbe quasi dire che le idee fossero superiori al Demiurgo perch\u00e8 esso dipendeva in qualche misura da loro in quanto nel creare il mondo doveva attenervisi . In Plotino e ancora prima nel cosiddetto medioplatonismo cambi\u00f2 nettamente la concezione delle idee : le idee per esistere hanno bisogno di essere pensate e quindi esistono nella misura in cui sono pensate , ma \u00e9 comunque una concezione diversa rispetto alla nostra : secondo Platone le idee sono enti a s\u00e8 stanti e indipendenti e noi e la divinit\u00e0 ( il Demiurgo ) siamo nella stessa posizione di impotenza nei confronti delle idee ( o meglio , la divinit\u00e0 \u00e9 messa un p\u00f2 meglio perch\u00e8 contempla le idee pi\u00f9 facilmente ) : per dirla in altri termini , per Platone l&#8217; idea di giustizia esiste indipendentemente dall&#8217; uomo o da dio e questo concetto emergeva benissimo nell&#8217; Eutifrone : le cose sante piacciono agli dei perch\u00e8 sono sante e non sono sante perch\u00e8 piacciono alla divinit\u00e0 . Nel medioplatonismo e in Plotino , invece , si passa ad una situazione intermedia tra quella di Platone e la nostra : le idee esistono indipendentemente dall&#8217; atto conoscitivo dell&#8217; uomo , ma tuttavia occorre l&#8217; atto conoscitivo di dio . Il nous nel suo lato oggettivo \u00e9 il mondo delle idee , immutabile ed eterno ( come per Platone ) , ma cambia il rapporto tra idee e dio : le idee esistono nella misura in cui vengono pensate dal nous : dunque se il Demiurgo era impotente verso le idee , il nous \u00e9 il fondamento stesso della loro esistenza ; presso di noi , invece , le idee esistono nella misura in cui sono pensate non da dio , ma da noi stessi . Dunque per Plotino l&#8217; uomo pu\u00f2 solo cogliere le idee , ossia le verit\u00e0 ( e questo mediante grandi sforzi ) , mentre dio le crea : dunque Plotino a differenza di Platone direbbe che le cose sono sante perch\u00e8 piacciono agli dei . Se ben ci pensiamo siamo con Plotino alle premesse del concetto cristiano di Trinit\u00e0 : l&#8217; Uno , il Nous e l&#8217; anima sono il corrispettivo del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo ; vi \u00e9 per\u00f2 una grande differenza : mentre la Trinit\u00e0 \u00e9 tutta sullo stesso livello , Plotino colloca le sue tre ipostasi su tre livelli ontologici diversi .<br>\n  L&#8217; ANIMA E LA MOLTEPLICITA&#8217;<br>\n  L&#8217; ultima ipostasi , derivante dal nous come il nous deriva dall&#8217; Uno , \u00e9 l&#8217; anima ( Psuk\u00e8 ) , che viene generata dal nous che pensa a se stesso nel modo gi\u00e0 descritto . Ancora una volta si pu\u00f2 effettuare un paragone a Platone : in Plotino , infatti , l&#8217; anima rappresenta il ragionamento discorsivo ( la dianoia platonica ) , il nous rappresenta il coglimento intellettuale delle idee ( la noesis platonica ) e l&#8217; Uno ( il bene platonico ) rappresenta la forma suprema di conoscenza della realt\u00e0 e si identifica di fatto in dio . Se l&#8217; Uno era l&#8217; unit\u00e0 assoluta , e il nous quel principio bipolare che Platone aveva chiamato diade ( da notare che \u00e9 vero che il nous rappresenta l&#8217; intero mondo delle idee , ma Plotino dice che esso \u00e9 unitario e compatto ) , l&#8217; anima ha un ampio tasso di molteplicit\u00e0 : per capire bene che cosa avesse in mente Plotino a riguardo della molteplicit\u00e0 dell&#8217; anima dobbiamo immaginarci uno specchio rotto che moltiplica all&#8217; infinito le immagini ; ebbene l&#8217; anima prende le idee e le moltiplica all&#8217; infinito : se l&#8217; idea di cavallo nel nous \u00e9 una , essa nell&#8217; anima viene moltiplicata e ci sar\u00e0 il cavallo bianco , quello nero , quello grosso , quello piccolo e cos\u00ec via .<br>\n  LA MATERIA E IL MALE<br>\n  Dunque per Plotino ci sono le tre ipostasi e al di sotto il mondo sensibile e materiale : ma da che cosa \u00e9 generato questo mondo che Platone aveva tanto evitato ? Bisogna ritornare all&#8217; anima e alla molteplicit\u00e0 di idee presente in essa ; l&#8217; anima coglie le idee dal nous e poi le catapulta al di fuori dando cos\u00ec vita alle realt\u00e0 sensibili : abbiamo citato l&#8217; idea di cavallo , che di per s\u00e8 \u00e9 una sola , ma che nell&#8217; anima \u00e9 moltiplicata all&#8217; infinito : ebbene ogni singola proiezione di cavallo dell&#8217; anima d\u00e0 forma ad ogni singolo cavallo , andando ad incarnarsi nella materia . Anche qui Plotino mette insieme Platone e Aristotele , riprendendo il concetto di idea ( trascendente ) dell&#8217; uno e quello di forma ( immanente ) dell&#8217; altro : l&#8217; idea platonica \u00e9 a livello del nous , mentre la forma Aristotele \u00e9 a livello dell&#8217; idea moltiplicata nell&#8217; anima . Ma che cosa \u00e9 la materia per Plotino ? Egli riprende la concezione negativa di essa tipicamente platonico &#8211; aristotelica : \u00e9 la materia a creare il disordine nella realt\u00e0 ; per\u00f2 Plotino ha una concezione metafisica pi\u00f9 ottimistica : la materia \u00e9 s\u00ec origine del male perch\u00e8 oppone resistenza alle idee impedendo loro di manifestarsi completamente , ma Plotino dice esplicitamente che essa non esiste , o meglio , esiste solo negativamente ; Platone e Aristotele , invece , ponevano la materia allo stesso livello ontologico delle forme ( o idee che dir si voglia ) . Per capire meglio ci\u00f2 che intendesse Plotino , soffermiamoci nuovamente sull&#8217; immagine del lume e della luce che si propaga da esso : la sfera di luce pi\u00f9 ci si allontana dalla fiamma e pi\u00f9 tende a sparire , ossia il suo diventar sempre pi\u00f9 fioca sta a significare che le ipostasi man mano che si scende tendono ad allontanarsi dall&#8217; Uno : nell&#8217; immagine la materia altro non \u00e9 che il buio , ossia non c&#8217;\u00e8 neppure , \u00e9 solo dove si esaurisce la potenza emanativa dell&#8217; Uno : la materia altro non \u00e9 che il limite negativo di espansione della luce , che \u00e9 l&#8217; essere pieno , ossia il mondo delle idee . Se non c&#8217;\u00e8 la materia , che del male \u00e9 il principio , allora non pu\u00f2 esserci neanche il male . Per\u00f2 il male c&#8217;\u00e8 nel mondo ( ai tempi di Plotino pi\u00f9 che mai ) . Ma se ontologicamente la materia e quindi il male non esistono , allora che cosa \u00e9 il male , che abbiamo detto in qualche modo esistere ? Il male \u00e9 mancanza di bene , ossia laddove l&#8217; emanazione dell&#8217; Uno non riesce ad arrivare . La luce , l&#8217; abbiamo detto , \u00e9 l&#8217;essere pieno , ossia il mondo delle idee , eterno e incorruttibile ; ne deriva , dunque , che pi\u00f9 essere c&#8217;\u00e8 e pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 bene . Certo che se dico che la materia non esiste e neanche il male , allora tutto ci\u00f2 che esiste \u00e9 bene , ma evidentemente non \u00e9 cos\u00ec . Plotino , per non cadere in contraddizione , arriva a dare un&#8217; interpretazione relativistica , quasi alla Protagora : nulla di per s\u00e8 \u00e9 male perch\u00e8 nella misura in cui esiste \u00e9 bene ( l&#8217; essere \u00e9 bene ) ; il male \u00e9 relativo e possiamo fare un esempio per spiegare che cosa intendesse Plotino per male : i beni del corpo di per s\u00e8 sono buoni perch\u00e8 esistono ( e tutto ci\u00f2 che \u00e9 , \u00e9 bene ) , ma diventano cattivi nel momento in cui fan calare di livello l&#8217; uomo , distogliendolo da altre attivit\u00e0 pi\u00f9 elevate : pensiamo ad un matematico che sia arrivato a fare le equazioni di secondo grado e si metta all&#8217; improvviso a fare solo calcoli banali come due pi\u00f9 due : di per s\u00e8 fare calcoli come due pi\u00f9 due non \u00e9 negativo , ma in questo caso s\u00ec perch\u00e8 fa calare l&#8217; uomo . Dunque per Plotino il male \u00e9 inteso come direzione autodiminutiva che l&#8217; uomo pu\u00f2 intraprendere .<br>\n  LO SCOPO UMANO : UNA DIFFICILE &#8220;SCALATA&#8221;<br>\n  Fin qui siamo andati , per cos\u00ec dire , in discesa : dall&#8217; Uno al nous , dal nous all&#8217; anima e dall&#8217; anima alla materia ; ma lo scopo dell&#8217; uomo quale \u00e9 ? Per Plotino lo scopo dell&#8217; uomo \u00e9 risalire questa scala ; l&#8217; uomo deve effettuare una conversione ( come gi\u00e0 diceva Platone nel mito della caverna ) , ossia deve dalla posizione in cui si trova ( il punto pi\u00f9 basso ) girarsi e salire fino alla cima : deve partire dalla sua situazione , ossia il piano materiale , passare al ragionamento ( l&#8217; anima ) , al mondo delle idee ( il piano su cui opera il filosofo ) per poi raggiungere l&#8217; Uno , arrivando cos\u00ec a raggiungere un vero e proprio livello di estasi mistica e razionale , in quanto si tratta di un procedimento assolutamente guidato dalla ragione: questo &#8220;viaggio&#8221; del soggetto \u00e8 da Plotino paragonato a quello di Ulisse verso Itaca; a suo avviso, Omero deve essere letto in senso allegorico, secondo questo significato profondo. Questo procedimento vuole significare la riduzione all&#8217; unit\u00e0 delle cose , gi\u00e0 piuttosto cara a Platone : l&#8217; uomo deve scavare nella propria anima finch\u00e8 non arriva all&#8217; estasi ; Porfirio ci riferisce che Plotino raggiunse il livello di estasi ( che propriamente significa &#8221; essere fuori di s\u00e8 &#8221; ) meno di 7 volte nel corso di tutta la sua vita . Da questo punto di vista la funzione dell&#8217; uomo \u00e9 cosmica in quanto \u00e9 l&#8217; unico essere vivente in grado di ripercorrere la scala fino all&#8217; Uno e far cos\u00ec tornare l&#8217; intero mondo al suo principio . Ma percorrere la scala non \u00e9 certo cosa facile e i metodi per farcela sono 3 , a seconda di come si intenda il principio supremo : 1) Se lo intendiamo come Uno , allora dovremo seguire la via conosctiva 2) Se lo intendiamo come Bene , dovremo seguire la via ascetica 3) Se lo intendiamo come Eros dobbiamo seguire la via estetica . La via pi\u00f9 ovvia \u00e9 la prima , quella della conoscenza , percorribile tramite la &#8221; redutio ad unum &#8221; , la riduzione all&#8217; unit\u00e0 ; per seguire la via ascetica si deve invece rinunciare ai beni fisici , che dirigono l&#8217; uomo verso il &#8221; basso &#8221; : di Plotino si ricorda la celebre espressione : &#8221; mi vergogno di avere un corpo &#8221; . Plotino rende ancora pi\u00f9 di Platone questo distacco dal corpo , probabilmente anche per via del periodo in cui vive . L&#8217; ultima via , quella estetica , riprende nettamente la ricerca dell&#8217; eros platonico , ossia la ricerca incessante del bello . Spesso Plotino \u00e9 stato definito &#8221; Plato dimidiatus &#8221; , Platone dimezzato , in quanto in lui manca la politica , che tanto contava per Platone ; per\u00f2 Plotino per quel che riguarda l&#8217; arte ha avuto un&#8217; idea brillante : per lui Platone sbagliava a definirla &#8221; copia di copia &#8221; , in quanto lo scultore non si ispira alla persona fisica , ma all&#8217; idea .    <\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n<button data-modal=\"#id03\" class=\"w3-button w3-black\">PORFIRIO<\/button>\n\n<div id=\"id03\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id03').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>PORFIRIO<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/365kRzFbMWI?si=ZStv-mmaCkcrPY4l\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n\n<img decoding=\"async\"  style=\"object-position: top;\" class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/a\/a6\/Porphyry.jpg\" alt=\"PORFIRIO\" align=\"right\">\n<p>\n  Porfirio continu\u00f2 le indagini del maestro Plotino , ancorandole pi\u00f9 strettamente al patrimonio della religione pagana tradizionale e approfondendo l&#8217; esegesi dei testi platonici . Nato a Tiro nel 232 , studi\u00f2 ad Atene con Longino , dal quale assorb\u00ec l&#8217; amore per l&#8217; erudizione . Divenne poi discepolo di Plotino , dal quale si allontan\u00f2 nel 268 per recarsi in Sicilia su consiglio di Plotino stesso , allo scopo di recedere dalle sue intenzioni di suicidio . In Sicilia compose probabilmente il suo scritto Contro i cristiani , che \u00e9 andato perduto . In vecchiaia spos\u00f2 la vedova di un amico , Marcella . Mor\u00ec all&#8217; inizio del quarto secolo , poco dopo la comparsa della sua edizione delle Enneadi di Plotino . A lui si deve la sistematizzazione e la pubblicazione degli scritti di Plotino &#8211; le Enneadi &#8211; e una sua biografia: &#8220;Vita di Plotino&#8221;. Rivalut\u00f2 il misticismo e le pratiche ascetiche, introducendo anche elementi esoterici orientali in un orizzonte spiccatamente greco e platonico. La sua impostazione presenta inoltre una maggiore influenza aristotelica rispetto alla dottrina plotiniana. Si occup\u00f2 di filosofia, retorica, analisi dei miti, religione, matematica, astrologia e musica. Plotino lo defin\u00ec &#8220;poeta, filosofo e ierofante&#8221; (Vita di Plotino). Manifest\u00f2 una profonda avversione per il cristianesimo, che lo port\u00f2 a scrivere la sua opera &#8220;Contro i cristiani&#8221;. Un passo noto dei suoi scritti \u00e8 quello sulla debolezza di Ges\u00f9, che pianse sulla croce e, al contrario di Socrate, non seppe affrontare la morte con dignit\u00e0. Secondo quanto ci \u00e8 pervenuto, Porfirio, nel frammento 88, cita la prima lettera di Paolo ai Corinzi: \u00abE tali eravate alcuni di voi, ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del signore Ges\u00f9 Cristo e nello Spirito del nostro Dio\u00bb. Ma, si chiede Porfirio, com&#8217;\u00e8 possibile che un uomo possa lavarsi in questo modo da tante macchie e diventare puro (katharos)? Com&#8217;\u00e8 possibile che con dell&#8217;acqua (con il battesimo) un uomo possa eliminare le proprie colpe e responsabilit\u00e0? Com&#8217;\u00e8 possibile che \u00abfornicazione, adulterio, ubriachezza, furto, pederastia, veneficio e infinite cose basse e disgustose\u00bb siano cos\u00ec facilmente eliminate \u00abcome un serpente depone le vecchie squame\u00bb? A questo punto \u00abchi non vorrebbe commettere ogni sorta di nefandezza, sapendo che otterr\u00e0 attraverso il battesimo il perdono dei suoi crimini?\u00bb La filosofia dei cristiani incita all\u2019illegalit\u00e0 e toglie efficacia alla legge e alla giustizia stessa; introduce una forma di convivenza illegale e insegna agli uomini a non avere timore dell\u2019empiet\u00e0. Quindi nel Cristianesimo \u00abchi \u00e8 onesto non viene chiamato\u00bb (frammento 87). In questo Porfirio pu\u00f2 essere percepito come un continuatore della tradizione filosofica anticristiana che annovera Celso tra gli antesignani. Compose una splendida analisi dei simboli di un passo omerico secondo lo schema esegetico delle allegorie tipico del neoplatonismo (&#8220;L&#8217;antro delle Ninfe&#8221;) e un trattato sul vegetarismo &#8220;Sull&#8217;astinenza dalle carni degli animali&#8221;. Si oppose alla decisione del suo allievo Giamblico di introdurre culti e rituali magici nella vita dei filosofi. Porfirio fu autore di numerosissimi scritti , alcuni dei quali sono conservati , quali la Consolazione a Marcella e Sull&#8217; astinenza , nel quale difende il vegetarianesimo . Probabilmente compose anche una sorta di storia della filosofia , della quale fa parte una Vita di Pitagora . Persi sono i suoi commenti al &#8221; Timeo &#8221; e al &#8221; Parmenide &#8221; , mentre un saggio della sua tecnica allegorica di interpretazione \u00e9 documentato nello scritto Sull&#8217; antro delle Ninfe , concernente il libro 13 dell&#8217; Odissea . In esso , Porfirio ammette la possibilit\u00e0 di pi\u00f9 significati allegorici di uno stesso mito . Il suo scritto pi\u00f9 noto nel Medioevo , grazie alla traduzione latina di Boezio , fu l&#8217; Introduzione alle categorie di Aristotele , nota anche come Isagoge ( dal greco eisagogh\u00e8 , introduzione ) . In un passo di essa \u00e9 affrontata la questione dello status ontologico degli universali , la quale offrir\u00e0 ampia materia di discussione alla cultura medioevale . Riprendendo la dottrina plotiniana delle ipostasi , Porfirio tende ad attenuare la distanza tra esse , insistendo sui legami di continuit\u00e0 di ciascuna con quella precedente o seguente . Egli esclude che si possa dire che il nous \u00e9 altro rispetto all&#8217; Uno : anche l&#8217; alterit\u00e0 , infatti , \u00e9 una forma di relazione con altro e pertanto comporta una limitazione da parte dell&#8217; altro . La stessa alterit\u00e0 , quindi , non pu\u00f2 essere nell&#8217; Uno . La maggiore distanza dal maestro consiste nel riconoscimento dell&#8217; importanza della teurgia (operazione sulla divinit\u00e0 ) . Lo scopo dei rituali teurgici \u00e9 l&#8217; incorporazione di una forza divina in un oggetto materiale ( come una statua ) o in un essere umano , che si viene cos\u00ec a trovare in uno stato di &#8221; trance &#8221; profetica . Porfirio scrisse un&#8217; opera intitolata La filosofia desunta dagli oracoli . Egli considerava gli oracoli una sorta di libro sacro , che insegna la via della salvezza attraverso la teurgia . Per l&#8217; uomo comune la teurgia \u00e9 pi\u00f9 utile della filosofia , ma per il filosofo essa non \u00e9 necessaria . Nella Lettera a Anebo , un prete egizio che potrebbe essere reale o fittizio , Porfirio conduce infatti una critica alla religione popolare : gli dei non possono essere mossi da preghiere . Preghiere o pratiche magiche possono operare grazie alla simpatia che lega tra loro le cose sensibili , ma non possono avere influenza sulle anime superiori degli dei , come gi\u00e0 aveva sostenuto il maestro Plotino . Ma le critiche di Porfirio sono anche esplicitamente indirizzate contro i cristiani . In ci\u00f2 egli aveva dei predecessori , a partire dal Discorso vero composto da Celso verso il 178 . Esso \u00e9 andato perduto , ma \u00e9 ricostruibile attraverso la risposta che parecchi decenni dopo avrebbe dato ad esso Origene nell&#8217; opera intitolata appunto Contro Celso . Nello scritto di Celso era condannato il proselitismo nei confronti degli umili e degli ignoranti , spinti alla ribellione nei confronti dell&#8217; autorit\u00e0 dei saggi . Sul piano pi\u00f9 strettamente teorico , Celso sottolinea l&#8217; assurdit\u00e0 dell&#8217; incarnazione divina , ossia di un dio che soffre e muore , e della resurrezione finale , incompatibile con la svalutazione del corpo , propria del platonismo . Su questi punti , Porfirio riprende le critiche di Celso , rifiutando in generale ogni forma di antropomorfismo ed escludendo pertanto qualsiasi movente arbitrario nell&#8217; agire divino . Di qui scaturisce una condanna dei miracoli e quindi della stessa incarnazione divina . Alla nozione cristiana di creazione , Porfirio contrappone la tesi tradizionale dell&#8217; eternit\u00e0 del mondo e considera l&#8217; immortalit\u00e0 una propriet\u00e0 inerente alla natura stessa dell&#8217; anima , non una grazia concessa dalla divinit\u00e0 .<br>\n<br>\n<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n<button data-modal=\"#id04\" class=\"w3-button w3-black\">AMELIO <\/button>\n\n<div id=\"id04\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id04').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>AMELIO <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/IuSiBWOdXNk?si=GdnFLVS8Bk4N2iob\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n<p>\n  Plotino ebbe due discepoli: Amelio e Porfirio. Amelio \u2013 che ebbe dimestichezza con il pensiero di Numenio prima di diventare un fedele seguace di Plotino \u2013 rest\u00f2 un poco in bilico fra i due maestri. Amelio, il cui vero nome era Gentiliano, proveniva dall\u2019Etruria. Rest\u00f2 alla scuola di Plotino per ventiquattro anni, dal 246 al 269 d.C. Si trasfer\u00ec poi ad Apamea, in Siria. Di lui ci sono pervenute solo poche testimonianze. In bilico tra Numenio e Plotino, Amelio prese a sviluppare alcuni punti della filosofia di Plotino, anticipando una tendenza che venne poi seguita dai successivi Neoplatonici. Egli ritenne infatti necessario procedere a una tripartizione della seconda ipostasi, ossia del Nous. Scrive Proclo a questo riguardo (In Plat. Tim., I):<br>\n  \u201cAmelio pone un triplice Demiurgo, tre Nous, tre Re: colui che \u00e8, colui che contiene, colui che contempla. Essi differiscono in quanto il primo Nous \u00e8 essere in senso pieno, il secondo \u00e8 l\u2019intelligibile in s\u00e9, possiede ci\u00f2 che \u00e8 prima di lui e partecipa interamente di quello e per tal motivo appunto \u00e8 secondo. Il terzo \u00e8 pure in s\u00e9 intelligibile, perch\u00e9 ogni intelligenza \u00e8 identica all\u2019intelligibile cui si congiunge strettamente\u201d.<br>\n  Sappiamo che Amelio rinomin\u00f2 questa triade con nomi di Dei: Phanes, Ouranos e Kronos. Certo, la complessit\u00e0 della seconda ipostasi plotiniana poteva indurre a operare \u2013 come fece Amelio \u2013 distinzioni; ma va anche detto che, a ben vedere, Plotino aveva molto insistito sulla \u201cunit\u00e0\u201d di essa, mentre, a cominciare da Amelio, i Neoplatonici insistettero sempre pi\u00f9 sulle \u201cdistinzioni\u201d, finendo da ultimo per moltiplicare le ipostasi e i momenti delle varie ipostasi in modi e misure tali che finirono col disintegrare la metafisica neoplatonica. Occorre per\u00f2 notare come Amelio non sembri aver introdotto la tripartiziore del Nous seguendo un filo conduttore che gli permettesse di ripensare organicamente tutte e tre le ipostasi plotiniane, ma piuttosto per un certo permanere dell\u2019influsso del Medioplatonismo e di Numenio, che distinguevano appunto una gradazione di intelletti. Il suo tentativo fu cio\u00e8 una difficile (per non dire impossibile) coniugazione delle tesi di Numenio con quelle di Plotino. Aspetto, questo, che pare anche confermato dal fatto che Amelio assunse nei confronti dell\u2019Anima un atteggiamento opposto a quello assunto nei confronti del Nous, insistendo \u2013 contrariamente a Plotino stesso \u2013 sull\u2019\u201cunit\u00e0 dell\u2019Anima\u201d. Se Plotino parlava di unit\u00e0 dell\u2019Anima quanto al genere e alla specie, Amelio parlava di unit\u00e0 dell\u2019Anima anche quanto al numero, e riteneva che le differenziazioni dell\u2019anima dipendessero solo dalle differenti relazioni e rapporti in cui l\u2019anima pu\u00f2 entrare. Lo schema complessivo delle ipostasi del sistema ameliano sembra dunque essere stato quello che segue:<br>\n  Uno<br>\n  Primo Nous \u2013 Essente<br>\n  Secondo Nous \u2013 Avente<br>\n  Terzo Nous \u2013 Contemplante<br>\n  Anima<br>\n  Il pensiero di Amelio ebbe un grande sviluppo, oltre che in ambito filosofico, in ambito religioso-teologico, rivelando un grande attaccamento alla religione positiva e alle pratiche dei culti pagani. Ci\u00f2 nonostante, Amelio non port\u00f2 a livello speculativo le istanze che erano implicite in questo suo atteggiamento pratico, e quindi non modific\u00f2 la direzione generale che Plotino aveva impresso alla Scuola.<br>\n<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n<button data-modal=\"#id05\" class=\"w3-button w3-black\">GIAMBLICO <\/button>\n\n<div id=\"id05\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id05').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>GIAMBLICO <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lDinNR4CcSU?si=Dr2djhotx7QAepgc\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n<p>\nGiamblico nacque a Calcide , in Siria , verso la met\u0101 del terzo secolo. Apr\u0117 una nota scuola neoplatonica ad Apamea, in Siria. Allievo di Porfirio, si allontan\u014d dalla dottrina del suo maestro per formulare una propria interpretazione del platonismo che accentuava la separazione tra anima e corpo, e la missione soteriologica della filosofia, che ha l&#8217;obiettivo di guidare l&#8217;uomo all&#8217;unione mistica con i principi immateriali, attraverso la pratica della teurgia. Fu considerato dai suoi contemporanei pagani uomo di grandissima sapienza e virt\u0173 &#8211; l&#8217;imperatore Giuliano lo defin\u0117 divino e perfezione di ogni umana saggezza (F.C. Giuliano, A Helios Re). La dottrina di Giamblico si impose presto nell&#8217;ambito del pensiero pagano tardoantico. I suoi allievi furono i maestri dei fondatori della Accademia neoplatonica di Atene (Plutarco di Atene e Siriano), e le sue dottrine influenzarono per questa via Proclo, attraverso le opere del quale il neoplatonismo giunse fino al Medioevo. Una parte delle sue teorie affascinarono lo scrittore di fantasy Kostas Djugasvilij, che le inser\u0117 nelle sue opere (in particolare nel Ciclo di Marskan). Sebbene gi\u0101 nel circolo romano di Plotino, e nei cenacoli filosofici che si erano formati attorno ai suoi allievi (Porfirio, Amelio), la lettura delle opere di Aristotele, di Platone, e dei loro principali commentatori, fosse una prassi comune, Giamblico formalizz\u014d un vero e proprio curriculum di letture per gli studenti della sua scuola, strutturato in gradi di complessit\u0101 e di approfondimento progressivi. La base di partenza era data da opere di carattere precettistico, come il Manuale di Epitteto o il Carmen Aureum pseudo-pitagorico, volte a formare il carattere dell&#8217;allievo. Come ulteriore passo, veniva proposto il corpus aristotelico , a partire dalla logica, per poi trattare le opere di filosofia pratica (etica, economia, politica), concludendo con la filosofia teoretica (filosofia naturale, filosofia prima), che culminava nello studio dell&#8217;Intelletto divino (teologia). Queste letture erano pensate come uno studio propedeutico per affrontare il vero e proprio nucleo dell&#8217;insegnamento neoplatonico, ovvero i dialoghi platonici. Il Curriculum prevedeva lo studio di dodici dialoghi, suddivisi in due cicli di dieci e due letture. Il primo ciclo comprendeva inizialmente tre opere di filosofia pratica: Alcibiade Maggiore, Gorgia, Fedone; in seguito, lo studente affrontava sette scritti di natura teoretica: Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico, Fedro, Simposio, Filebo. Il secondo, cui accedevano solamente gli studenti pi\u0173 capaci, consisteva nello studio dei due grandi dialoghi teoretici: il Timeo e il Parmenide. La distinzione tra opere di carattere teoretico e pratico, cos\u0117 come le suddivisioni interne dei cicli (scritti politici, purificatori, di fisica, di teologia&#8230;) erano state introdotte da Giamblico stesso, che si poteva avvalere per questo della sua teoria per cui ogni dialogo platonico aveva in realt\u0101 un obiettivo di indagine ben definito (per esempio, l&#8217;Alcibiade Maggiore avrebbe avuto come scopo l&#8217;indagine sulla conoscenza di s\u00e9, il Gorgia la definizione della retorica&#8230;), grazie al quale era possibile classificarlo all&#8217;interno di una precisa disciplina scientifica. Giamblico fu un autore fecondo, ma le sue opere sono quasi tutte perdute, soppiantate dal corpus dei commenti di Proclo. Numerosi frammenti ci sono per\u014d pervenuti attraverso le citazioni che quest&#8217;ultimo fa dei suoi commentari, oppure contenute in scritti di altri pensatori neoplatonici successivi (Simplicio, Filopono&#8230;), o ancora in antologie filosofiche come quella di Giovanni Stobeo. Giamblico ompose diversi commenti alle opere platoniche ed aristoteliche e una raccolta di epistole che ebbero grande circolazione in tutto l&#8217;Impero, oltre che alcuni trattati (Sulle Virt\u0173, Sull&#8217;Anima) e un imponente scritto, Sul Pitagorismo, in dieci libri. Quest&#8217;ultimo, cos\u0117 come la lettera conosciuta con il titolo Sui misteri degli Egizi, faceva parte della polemica condotta contro l&#8217;autorit\u0101 di Plotino, la cui esegesi del platonismo aveva saputo imporsi come dominante fino ad allora. E&#8217; stato ipotizzato che le Enneadi edite da Porfirio e il trattato sul pitagorismo abbiano rappresentato i due nuclei della battaglia intellettuale, al termine della quale, tuttavia, fu Giamblico a prevalere. I suoi scritti pi\u0173 conosciuti sono La vita di Pitagora(primo libro del trattato in dieci volumi Sul Pitagorismo) e I misteri degli egizi, pubblicato in risposta ad una critica di Porfirio riguardo all&#8217;enfatizzazione dell&#8217;importanza dei riti misterici nella pratica filosofica. In esso, Giamblico sostiene la superiorit\u0101 della teurgia sulla sola indagine razionale per ottenere una reale comprensione del mondo divino. Una delle pi\u0173 importanti novit\u0101 introdotte da Giamblico fu la maggiore complessit\u0101 del cosmo metafisico. L&#8217;universo plotiniano si imperniava su tre ipostasi immateriali: l&#8217;Uno, fonte della realt\u0101 e sommo bene, l&#8217;Intelletto divino, primo grado dell&#8217;essere e del pensiero, e l&#8217;Anima, che con la sua azione mediatrice produce il cosmo sensibile, conferendogli essere e vita. Pur confermando questa struttura, Giamblico specifica ulteriori differenze interne. Se gi\u0101 per Plotino l&#8217;Uno, primo dio, era una realt\u0101 ineffabile, al di l\u0101 del pensiero, ora il principio della realt\u0101 \u010d ulteriormente separato dall&#8217;uomo: viene introdotto un livello intermedio &#8211; le enadi &#8211; che si pone appena al di sopra dell&#8217;Intelletto, grazie al quale viene spiegato il processo di produzione della molteplicit\u0101 dalla assoluta semplicit\u0101 dell&#8217;Uno. Il sommo bene, inoltre, era per Plotino raggiungibile tramite un&#8217;elevazione mistica ((epaphe, contatto) grazie a cui l&#8217;anima si univa ad esso; Giamblico, al contrario, ritiene che il massimo livello di realt\u0101 cui l&#8217;uomo pu\u014d accedere sia quello dell&#8217;Intelletto divino, tramite un&#8217;unificazione (henosis) resa possibile dalle pratiche teurgiche. La conversione dell&#8217;anima verso le realt\u0101 superiori non pu\u014d attuarsi pi\u0173, come per Plotino e Porfirio, semplicemente con le forze umane attraverso la dialettica e la indagine filosofica; la ragione, pur rimanendo uno strumento indispensabile, non \u010d pi\u0173 in grado di portare l&#8217;uomo in comunicazione diretta con le divinit\u0101 immaterialo; diventa quindi necessaria la pratica di rituali magico &#8211; religiosi che permettono la comunicazione con gli esseri divini (demoni, gli dei corporei, gli dei immateriali), ordinati gerarchicamente tra l&#8217;individuo terreno e il cosmo superiore (teurgia).<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n<button data-modal=\"#id06\" class=\"w3-button w3-black\">TEODORO DI ASINE <\/button>\n\n<div id=\"id06\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id06').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>TEODORO  <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/AiyluZMprwg?si=U20ctY2ctkZ9EfY3\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/www.saturniatellus.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/proclo.jpg\" alt=\"IPAZIA DI ALESSANDRIA\" align=\"right\">\n<p>\nDopo che Giamblico fu morto, la Scuola da lui fondata si sciolse. Sopatro di Apamea, che Eunapio considera come il pensatore Pi\u00f9 importante tra i discepoli di Giamblico, resta per noi poco pi\u00f9 che un nome, in quanto non ci sono rimasti documenti e testimonianze che ci permettano di ricostruirne il pensiero. Egli si trasfer\u00ec a Costantinopoli, dove esercit\u00f2, dapprima, grande influenza alla corte imperiale, ma poi fu giustiziato sotto l\u2019accusa di magia. Di Dessippo \u00e8 sopravvissuto un commento alle Categorie, che per\u00f2 non ha grande valore filosofico. Decisamente pi\u00f9 importante \u00e8, invece, Teodoro di Asine, di cui ci \u00e8 stato tramandato un certo numero di testimonianze. Egli nacque nell\u2019ultimo trentennio del III secolo e mor\u00ec, al pi\u00f9 tardi, intorno al 360 d.C. Nei suoi anni giovanili pot\u00e9 ancora udire Porfirio e, successivamente \u2013 forse solo per breve tempo \u2013 Giamblico. Il Teodoro di cui parla Eunapio (Vite, V, 1, 4-5) \u00e8 probabilmente Teodoro di Asine. Questi intrattenne rapporti con Amelio (il discepolo di Plotino) e \u2013 forse mediante Amelio \u2013 anche con il pensiero di Numenio di Apameo. Fu discepolo, dapprima, di Porfirio, e, poi, fu alla Scuola di Giamblico, di cui critic\u00f2 aspramente le tesi portanti. In particolare, non sembra essersi interessato delle pratiche teurgiche. Ma la sua metafisica dipende indubbiamente dalle novit\u00e0 filosofiche introdotte dal pensiero di Giamblico. Egli pose un \u201cPrimo\u201d, inesprimibile e indicibile, come \u201cfonte di tutte le cose e causa della bont\u00e0\u201d. Dal Primo dedusse una triade che esaurisce il \u201cpiano dell\u2019intelligibile\u201d, e che egli chiamava \u2013 con una terminologia schiettamente plotiniana \u2013 l\u2019\u201cUno\u201d. Si trattava, dunque, di un \u201cUno triadico\u201d, cio\u00e8 di una \u201ctriade unitaria\u201d. I membri di questa triade vennero denominati sfruttando la simbologia dei tre suoni di \u201cen\u201d, ossia dell\u2019Uno, secondo i metodi del Neopitagorismo. A questa triade, Teodoro di Asine fece seguire quella che esaurisce il \u201cpiano dell\u2019intellettuale\u201d, caratterizzata dall\u2019\u201cessere\u201d, dal \u201cpensare\u201d e dal \u201cvivere\u201d. Inoltre, egli dedusse una triade di Demiurgi, caratterizzata, rispettivamente, dall\u2019\u201cente\u201d, dal \u201cpensiero\u201d e dalla \u201cvita\u201d. Per caratterizzare questa triade, Teodoro di Asine usava i sostantivi corrispondenti agli infiniti con cui indicava i membri della precedente triade: voleva cos\u00ec significare che quelli erano prodotti dall\u2019attivit\u00e0 di questi. Inoltre, divise anche ciascun membro di questa triade in altre triadi. Infine, distinse tre ipostasi anche nell\u2019ambito dell\u2019anima. Complesse distinzioni Teodoro di Asine oper\u00f2, ulteriormente, a proposito dell\u2019Anima (distinta in \u201cAnima in s\u00e9\u201d, \u201cAnima universale\u201d e \u201cAnima del Tutto\u201d), e considerata in sia s\u00e9 sia nei suoi rapporti col corporeo, con considerazioni pitagoreggianti desunte dalle lettere della parola psych\u00e9 e dal corrispondente numero. Il pensiero di Teodoro, consolidando il sistema della dialettica triadica, apre la strada alla definitiva sistemazione di Proclo e della sua riflessione.\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id07\" class=\"w3-button w3-black\">PROCLO <\/button>\n\n<div id=\"id07\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id07').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>PROCLO  <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n<br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gnp2fzOVPgU?si=XstP4bQh86BOlpib\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/www.saturniatellus.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/proclo.jpg\" alt=\"PROCLO\" align=\"right\">\n<p>\n  Il pi\u00f9 importante rappresentante del neoplatonismo ateniese \u00e8 Proclo. Nato nel 412, Proclo studi\u00f2 ad Alessandria, ma fu poi allievo di Plutarco e Siriano, al quale successe nella direzione della scuola di Atene, che egli tenne sino alla morte nel 485. Egli \u00e8 autore di numerose opere, molte delle quali ci sono pervenute, integralmente o parzialmente. In primo luogo, una serie di commentari a dialoghi di Platone e, precisamente, al Timeo, alla Repubblica, all&#8217; Alcibiade maggiore (da lui ritenuto autentico), al Cratilo e al Parmenide. La sua sistemazione del pensiero platonico \u00e8 contenuta soprattutto nella &#8220;Teologia platonica&#8221;, in sei libri, e negli &#8220;Elementi di teologia&#8221;. Vi sono, inoltre, tre brevi scritti nei quali Proclo affronta il problema del fato e della libert\u00e0, della provvidenza e del male, nonch\u00e9 un trattato di astronomia elementare e un &#8220;Commento al primo libro degli elementi di Euclide&#8221;. Proclo \u00e8 anche autore di Inni religiosi e di uno scritto sull&#8217;Arte ieratica, nel quale riprende le tematiche della teurgia. Proclo d\u00e0 una sistemazione alla precedente speculazione neoplatonica, soprattutto nella formulazione impressale di Giamblico. Il suo punto di partenza \u00e8 una interpretazione del Parmenide di Platone, gi\u00e0 avviata dai suoi maestri Plutarco e Siriano, secondo la quale tutte le ipotesi sul rapporto uno-molti, esposte nella seconda parte del dialogo, riguardano la teologia. La teologia di Platone si pone nella sua visione al termine di una catena rivelativa che parte dagli dei stessi, passa per l&#8217;orfismo e il pitagorismo e arriva a Platone: Proclo interpreta quindi la vicenda della filosofia secondo una prospettiva inversa rispetto a quella di Aristotele. Per Aristotele, infatti, l&#8217;ultima filosofia \u00e8 il compimento del passato e il criterio in base al quale discutere di esso e operare selezioni al suo interno . Per Proclo, invece, l&#8217;origine e il passato sono il massimo della verit\u00e0. Il modello derivativo metafisico, elaborato da Plotino, viene esteso alla stessa vicenda della filosofia: ci\u00f2 che \u00e8 primo \u00e8 superiore a ci\u00f2 che segue. Platone diventa uno scrittore ispirato al quale tributare un culto e il filosofo-interprete diventa il garante della continuit\u00e0 e conservazione della catena rivelativa. Proclo stesso sosteneva di essere stato chiamato in sogno alla filosofia dalla dea Atena, osservava fedelmente i culti pagani e praticava la teurgia. Il suo biografo Marino gli attribuisce poteri di guarigione e di intervento sugli stessi fenomeni meteorologici. Il nobile Rufino, assistendo una volta ad una lezione di Proclo, afferm\u00f2 di aver visto la testa del maestro circonfusa di luce. Cos\u00ec, nella sua ultima apparizione, il filosofo pagano assumeva, ma invano, l&#8217;aura del santo cristiano. Sulla linea del Parmenide e di Plotino, Proclo non pone un principio ineffabile al di sopra dell&#8217;Uno, come invece fa Giamblico. Ancor pi\u00f9 di Giamblico, Proclo elabora invece una teologia, nella quale proliferano le ipostasi. Questo aspetto si esprime nella dottrina delle enadi divine. All&#8217;interno dell&#8217;Uno, che \u00e8 la prima ipostasi, sussiste una serie di unit\u00e0 in aggiunta ad esso: esse derivano dall&#8217;Uno e sono gli intermediari tra l&#8217;Uno e le realt\u00e0 inferiori. Mentre l&#8217;Uno \u00e8 in s\u00e9 inconoscibile, esse possono essere conosciute attraverso i loro prodotti. L&#8217;Uno infatti non contiene in s\u00e9 le cause delle realt\u00e0 inferiori, perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe incompatibile con l&#8217;unit\u00e0 assoluta. Queste cause sono invece contenute nelle enadi, che Proclo identifica esplicitamente con gli dei della tradizione pagana. Nella Teologia platonica, Proclo costruisce una minuziosa piramide gerarchica di queste divinit\u00e0, nella quale i livelli inferiori si accrescono via via di numero, diminuendo corrispondentemente di potere. Il principio che presiede a questa piramide \u00e8 dato dal fatto che due termini devono essere collegati da un intermediario, che ha qualcosa in comune con ciascuno di essi. Uno stesso attributo pu\u00f2 esistere anche ai livelli inferiori in modo appropriato ad essi, ma solo al livello delle enadi esso esiste in modo perfetto. La funzione religiosa delle enadi si esprime sotto forma di provvidenza, ma gli dei sono provvidenziali in virt\u00f9 del semplice fatto di esistere, non in quanto agiscono intenzionalmente e deliberatamente. Agli dei Proclo attribuisce onniscienza anche per quanto riguarda gli eventi singolari e contingenti, ma questa loro conoscenza del contingente non comporta che essi siano toccati da questa contingenza. Il processo dell&#8217;emanazione ha secondo Proclo una struttura triadica: mentre Plotino aveva essenzialmente distinto i due momenti della derivazione e del ritorno, Proclo distingue la mon\u00e8, come permanere del principio nella propria causa, la prood\u00f2s, come procedere da tale causa, e l&#8217;epistroph\u00e8, come rivolgersi e tornare ad essa. Il potere divino, attraverso i suoi successivi intermediari, opera, anche se in gradi diversi, a tutti i livelli della realt\u00e0, anche all&#8217;ultimo di essi, ossia a livello della materia. Questa non pu\u00f2 quindi essere identificata semplicemente con il male. Il male \u00e8 pura assenza di bene; in quanto tale esso \u00e8 una sorta di sottoprodotto o perversione dell&#8217;aspirazione di tutto verso il bene e non ha consistenza genuina. Il male del mondo materiale \u00e8 tale soltanto per le sue parti, non per il tutto e la provvidenza volge al bene anche il male. Proclo non condivide la tesi di Plotino che ci sia una parte dell&#8217; anima umana che non \u00e8 caduta. Proprio per questo l&#8217;unica via di salvezza \u00e8 ravvisata nella teurgia: l&#8217;intero mondo materiale \u00e8 lo specchio di poteri divini invisibili, pertanto la manipolazione di determinati oggetti materiali mette il teurgo a contatto con gli dei che essi rappresentano. La teurgia si distingue dalle comuni pratiche magiche solo perch\u00e9 chi la pratica si trova in una condizione mentale superiore. Lo scopo finale di essa \u00e9 ravvisato nell&#8217;estasi mistica.<br>\n  Il movimento circolare dell\u2019Essere non pu\u00f2 che essere eterno. Il neoplatonismo, sulla scorta di tutto il pensiero greco, non pu\u00f2 accettare la concezione ebraico-cristiana della creazione: la ragione rifugge l\u2019idea che l\u2019universo provenga dal Nulla. La filosofia greca si presenta al Medioevo soprattutto attraverso la mediazione dei Padri della Chiesa, che ne hanno fatto una servitrice fedele della teologia, ma anche si presenta anche con una voce \u2013 quella di Proclo \u2013 che rivendica la propria autonomia e rifiuta come assurda una sapienza che contraddice, in nome di un nuovo L\u00f3gos divino, a quel L\u00f3gos che per secoli ha guidato l\u2019uomo nella ricerca della Verit\u00e0:<br>\n  &#8220;Con quale intenzione Dio, dopo una inerzia di durata infinita, penser\u00e0 di creare? Perch\u00e9 pensa che \u00e8 meglio? Ma prima, o lo ignorava, o lo sapeva. Dire che lo ignorava \u00e8 assurdo; ma se lo sapeva, perch\u00e9 non ha cominciato prima?&#8221;<br>\n  [Commentario al Timeo, 115 e]<br>\n  INNI DI PROCLO<br>\n  Inno ad Elios<br>\n  Ascolta, o re del fuoco intellettuale, Titano dalle briglie d\u2019oro,<br>\n  ascolta, dispensatore di luce, signore che possiedi la chiave<br>\n  della fonte della vita, e che sui mondi materiali<br>\n  dall\u2019alto versi un copioso fiume d\u2019armonia.<br>\n  Ascolta, giacch\u00e9 tu, che hai sede nel mezzo al di sopra dell\u2019etere,<br>\n  e tieni il cuore dell\u2019universo, circolo luminosissimo,<br>\n  tutto riempisti della tua provvidenza, eccitatrice della mente.<br>\n  I pianeti, cinti dalle tue fiamme perennemente vivide,<br>\n  sempre, con incessanti e infaticabili movimenti circolari,<br>\n  mandano a favore di quanti vivono sulla terra stille vitali,<br>\n  e ogni generazione, sotto i vostri ricorrenti corsi,<br>\n  rigermina secondo la legge delle Ore.<br>\n  Il fragore degli elementi fra loro cozzanti cessa,<br>\n  quando tu, che discendi da padre ineffabile appari.<br>\n  A te cede il coro inconcusso delle Moire;<br>\n  che torcono all\u2019indietro il filo del destino ineluttabile,<br>\n  quando lo vuoi; giacch\u00e9 sommamente sei potente e vastamente signoreggi.<br>\n  Balz\u00f2 fuori di vostra catena Febo, signore della sacra melodia;<br>\n  divinamente cantando, al suono della cetra,<br>\n  placa l\u2019enorme flutto della generazione dal cupo muggito.<br>\n  Dal diffondersi della tua luce, che allontana i mali,<br>\n  nacque, dono soave, Peone, e sua salute diffuse,<br>\n  dopo aver riempito il vasto universo di balsamica armonia.<br>\n  Te cantano il glorioso padre di Dioniso;<br>\n  e te Evio-Attis negli ultimi recessi della materia,<br>\n  te delicato Adone altri chiamarono nei loro canti.<br>\n  E paventano la minaccia della tua agile sferza<br>\n  i demoni, agli uomini funesti, di cuor feroce,<br>\n  che alle nostre infelici anime ordiscono danni,<br>\n  affinch\u00e9 sempre nell\u2019abisso della vita dal cupo fragore<br>\n  soffrano sotto il peso del corpo, bramosi del giogo,<br>\n  e dimentichino la dimora eccelsa e splendente del padre.<br>\n  Ma tu, ottimo fra gli dei, coronato di fuoco, nume beato,<br>\n  immagine del dio creatore di tutte le cose, tu, che le anime elevi,<br>\n  ascolta, e purificami da ogni peccato per sempre;<br>\n  e la preghiera di molte lacrime accogli, e liberami<br>\n  dal peccato che d\u00e0 dolore, e tienmi lontano dalle espiazioni,<br>\n  placando l\u2019occhio vigile di Dike che tutto vede.<br>\n  Ad opera del tuo aiuto sempre salutare<br>\n  concedi all\u2019anima mia la luce purissima e beatissima,<br>\n  una volta dispersa la caligine, funesta ai mortali, prodotta da veleno<br>\n  e al corpo il magnifico dono d\u2019una perfetta salute.<br>\n  Fa\u2019 ch\u2019io diventi famoso e che, secondo il costume dei miei predecessori<br>\n  possa aver cura delle Muse dalle amabili trecce.<br>\n  Non turbato benessere, che nasce da amorosa piet\u00e0,<br>\n  se tu vuoi, concedimi, o signore, giacch\u00e9 facilmente puoi compiere.<br>\n  Tu, infatti, possiedi saldo ed infinito vigore.<br>\n  Ma se, per i fusi delle Moire, rotanti<br>\n  sotto i fili tratti dai movimenti degli astri qualcosa di funesto<br>\n  ci colpisce, dist\u00f2rnalo con la forza dell\u2019impeto tuo.<br>\n  Inno ad Afrodite<br>\n  Cantiamo la stirpe onorata d&#8217;Afrogenia<br>\n  e l&#8217;origine grande, regale, da cui tutti<br>\n  nacquero gli immortali alati Amori,<br>\n  dei quali alcuni con dardi intellettivi saettano<br>\n  le anime, affinch\u00e9 punte da stimoli sublimanti di desideri,<br>\n  agognino vedere le sedi d&#8217;igneo splendore della madre;<br>\n  altri, invece, in obbedienza ai voleri e ai previggenti, salutari consigli del padre,<br>\n  desiderosi d&#8217;accrescere con nuove nascite il mondo infinito,<br>\n  eccitano nelle anime il dolce desiderio della vita terrena.<br>\n  Altri ancora sui vari sentieri degli amplessi nuziali<br>\n  incessantemente vigilano, onde da stirpe mortale<br>\n  immortale rendere il genere degli uomini oppressi dai mali<br>\n  e a tutti stanno a cuore le opere di Citerea, madre d&#8217;amore.<br>\n  Ma, o dea, poich\u00e9 tu dovunque porgi orecchio attento,<br>\n  o che circondi il vasto cielo, dove dicono che tu<br>\n  sia l&#8217;anima divina del mondo eterno,<br>\n  o che risiedi nell&#8217;etere al di sopra dell&#8217;orbite dei sette pianeti,<br>\n  riversando su di noi, che da te discendiamo, indomite energie,<br>\n  ascolta, e il doloroso cammino della mia vita<br>\n  guida coi tuoi santissimi strali, o veneranda,<br>\n  placando l&#8217;impeto gelido dei desideri non pii.<br>\n  Alle Muse<br>\n  Cantiamo la luce, che in alto solleva i mortali,<br>\n  cantiamo le nove figlie, dalla dolce voce, di Zeus possente,<br>\n  che le anime erranti nell&#8217;abisso della vita,<br>\n  con pure iniziazioni, opera dei libri che risvegliano le menti,<br>\n  liberano dalle cure funeste della terra,<br>\n  e ad esse insegnano ad affrettarsi a seguire<br>\n  un cammino che superi l&#8217;oblio dai flutti profondi,<br>\n  e a ritornare purificate all&#8217;astro, cui son congiunte,<br>\n  donde s&#8217;allontanarono, quando sulla costa, ove si nasce,<br>\n  precipitarono, rese folli dal desiderio dei beni materiali.<br>\n  Ors\u00f9, o dee, lo slancio mio ardente<br>\n  calmate, e furor sacro ispiratemi con le rivelazioni intellettuali dei sapienti,<br>\n  e la gen\u00eca degli uomini superstiziosi non mi svii<br>\n  dal sentiero divino, luminosissimo, fecondo di splendidi frutti;<br>\n  ma fuori dal fragore della traviata generazione sempre<br>\n  possiate trarre alla luce pura l&#8217;anima mia errante<br>\n  perch\u00e9 sia piena dei frutti dei vostri alveari che nutrono la mente,<br>\n  e possegga sempre la gloria dell&#8217;eloquenza che seduce il cuore.<br>\n  Inno Comune agli Dei<br>\n  Ascoltate, o dei, che avete il timone della sapienza sacra,<br>\n  voi che, dopo aver destato il fuoco che in alto solleva,<br>\n  agli immortali riconducete le anime dei mortali,<br>\n  che hanno lasciato il tenebroso recesso,<br>\n  purificatesi con le iniziazioni ineffabili degli inni.<br>\n  Ascoltate, o salvatori possenti, e per effetto dello studio dei libri divini,<br>\n  mostratemi la luce pura, dopo aver dispersa la caligine,<br>\n  acciocch\u00e9 io possa riconoscere bene il dio immortale e l\u2019uomo;<br>\n  e sotto i gorghi letei il demone malefico<br>\n  non ritenga per sempre me lontano dai beati;<br>\n  e nei flutti dell&#8217;orrida generazione caduta,<br>\n  l&#8217;anima mia, che pur non vuole a lungo errare,<br>\n  un\u2019espiazione terribile non costringa nei ceppi della vita.<br>\n  Ma, o dei, guide di sapienza, fulgidissima,<br>\n  ascoltatemi, e a chi si affretta verso un cammino che porta in alto,<br>\n  rivelate i santi deliri e le iniziazioni delle parole sacre.<br>\n  Ad Afrodite Licia<br>\n  Cantiamo la regina dei Lici, Afrodite fanciulla,<br>\n  della cui protezione, che allontana il male, ricolmi,<br>\n  gli ispirati reggitori della nostra patria, un tempo<br>\n  innalzarono nella citt\u00e0 un santo simulacro,<br>\n  con il segno del mistico connubio, degli imenei intelligibili,<br>\n  d&#8217;Efesto ardente -e d&#8217;Afrodite celeste,<br>\n  e la chiamarono olimpia dea, e per la sua potenza<br>\n  spesso al micidial dardo della morte sfuggirono,<br>\n  ed avevano l&#8217;occhio alla virt\u00f9; e dai fecondi talami<br>\n  salda, di chiaro senno, come spiga venne su la prole,<br>\n  e ovunque era benefica tranquillit\u00e0 di vita.<br>\n  Ors\u00f9, o veneranda, accogli anche la nostra offerta di buone parole,<br>\n  giacch\u00e9 anch&#8217;io sono di sangue licio.<br>\n  E dalla turpitudine alla suprema bellezza solleva l&#8217;anima,<br>\n  sfuggita al pungolo esiziale della brama terrena.<br>\n  Ad Ecate e a Giano<br>\n  Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole;<br>\n  salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza;<br>\n  ma anche a te salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro;<br>\n  salve Zeus supremo;<br>\n  rendete luminoso il cammino della mia vita,<br>\n  colmo di beni, stornate i funesti morbi<br>\n  dalle mie membra, e l&#8217;anima, che sulla terra delira,<br>\n  traete in alto, purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente.<br>\n  Vi supplico, tendetemi la mano, e le divine vie<br>\n  mostratemi, ch\u00e9 le desidero; la luce preziosissima io voglio mirare,<br>\n  onde m&#8217;\u00e8 dato fuggire la turpitudine della fosca generazione.<br>\n  Vi supplico, porgetemi la mano, e con i vostri soffi<br>\n  me travagliata sospingete nel porto della piet\u00e0.<br>\n  Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole;<br>\n  salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza; ma anche a te<br>\n  salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro; salve Zeus supremo.<br>\n  Ad Atena Polymetis<br>\n  Ascoltami, o figlia dell&#8217;egioco Zeus, balzata fuori<br>\n  dalla fonte paterna e dalla pi\u00f9 alta catena degli esseri ,<br>\n  d&#8217;animo virile, armata di scudo, di gran forza, figlia di padre possente,<br>\n  Pallade, Tritogenia, vibratrice di lancia, dall&#8217;elmo d&#8217;oro,<br>\n  ascoltami; e accogli, o veneranda, l&#8217;inno con animo benevolo;<br>\n  n\u00e9 lasciare mai, cos\u00ec, ai venti la mia parola,<br>\n  tu che schiudesti le porte divine della sapienza,<br>\n  che domasti la genia dei Giganti terrestri in lotta contro gli dei;<br>\n  tu che, dopo aver fuggito il desiderio d&#8217;amore di Efesto di te bramoso,<br>\n  custodisti intatto il freno infrangibile della tua verginit\u00e0;<br>\n  tu che serbasti illacerato nelle profonde cavit\u00e0<br>\n  dell&#8217;etere il cuore del signore Bacco, un d\u00ec scerpito<br>\n  dalle mani dei Titani; e portandolo lo desti al padre,<br>\n  acciocch\u00e9 per l&#8217;ineffabile volont\u00e0 del genitore,<br>\n  da Semele per il mondo rifiorisse un nuovo Dioniso;<br>\n  tu, di cui la scure, tagliate alla radice le teste dei mostri<br>\n  nati da Ecate onniveggente, sop\u00ec la generazione dei mali;<br>\n  tu, che facesti tuo il santo potere delle virt\u00f9 animatrici dei mortali;<br>\n  tu, che abbellisti tutta quanta la vita con arti varie,<br>\n  dopo aver ispirato alle anime un\u2019operosit\u00e0 intelligente per il bene comune;<br>\n  tu, cui fu consacrata sull&#8217;alto colle l&#8217;Acropoli,<br>\n  simbolo, o veneranda, dell\u2019eccelsa, grande tua discendenza;<br>\n  tu, che amasti la terra, nutrice d&#8217;eroi, madre d&#8217;ogni sapere,<br>\n  tu, che, dopo aver trionfato sulla sacra brama del fratello di tuo padre,<br>\n  alla citt\u00e0 concedesti che avesse il tuo nome e pensieri nobili,<br>\n  e l\u00e0, sotto l&#8217;alta pendice del colle, segno manifesto della contesa<br>\n  per i posteri, facesti germogliare l&#8217;ulivo,<br>\n  quando sui Cecropidi, ad opera di Posidone,<br>\n  dal mare s&#8217;abbatterono infiniti, furiosi flutti,<br>\n  che flagellavano ogni cosa con la loro risonante corrente.<br>\n  Ascoltami tu, cui brilla nel volto limpida luce,<br>\n  e un porto felice concedi a me che erro sulla terra;<br>\n  dona all&#8217;anima la luce pura delle tue sante parole,<br>\n  e sapienza e amore; e all&#8217;amore ispira forza<br>\n  tanta e tale, quanta dai terrestri abissi<br>\n  di nuovo mi trarr\u00e0 verso l\u2019Olimpo, nella dimora del potente padre.<br>\n  Ma se mi doma errore funesto di vita<br>\n  &#8211; giacch\u00e9 so come spesso sono straziato<br>\n  da una serie di azioni non sante, che ho commesso con zelo insensato &#8211;<br>\n  sii propizia, o dolce consigliera, salvatrice dei mortali, e non permettere<br>\n  ch\u2019io diventi preda e strazio di orribili castighi,<br>\n  in questa plaga terrena abbandonato, poich\u00e9 prego d&#8217;essere tuo.<br>\n  Concedi fin nel profondo delle mie membra stabile e prospera salute,<br>\n  e allontana la moltitudine dei tristi morbi, struggitori di corpi;<br>\n  ti supplico, o regina, e con la tua mano divina<br>\n  fa&#8217; cessare tutta la miseria delle sofferenze nere.<br>\n  Concedi alla nave della mia vita venti sereni,<br>\n  figli, amore, gloria, prosperit\u00e0, gioia amabile,<br>\n  persuasione, vaghezza faconda d&#8217;amicizia, mente sagace,<br>\n  forza contro le avversit\u00e0 della vita, il primato fra i cittadini.<br>\n  Ascoltami, ascoltami, o signora, con molte preghiere a te vengo,<br>\n  per dura necessit\u00e0; e tu prestami orecchio amorevole.\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id08\" class=\"w3-button w3-black\">IPAZIA<\/button>\n\n<div id=\"id08\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id08').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>IPAZIA DI ALESSANDRIA  <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XDpbxMXdjKo?si=L6zcXZ19l987VK0n\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/07\/Hypatia_portrait.png\/330px-Hypatia_portrait.png\" alt=\"IPAZIA DI ALESSANDRIA\" align=\"right\">\n<p>\n  Non sono poi tante le donne che hanno avuto la possibilit\u00e0 di distinguersi nella scienza (e purtroppo non solo nella scienza), considerata, fino a non molto tempo fa, appannaggio esclusivo del mondo maschile. Molte hanno dovuto pagare con la vita questa loro passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi: una donna che con le sue ricerche potesse superare o peggio inficiare i risultati ottenuti dai colleghi maschi, era ritenuta una presuntuosa da relegare in un angolo. Fra queste non si pu\u00f2 dimenticare IPAZIA , vissuta ad Alessandria d&#8217;Egitto fra la fine del IV e l&#8217;inizio del V secolo. Non che Ipazia si fosse avvicinata da sola agli studi scientifici; fu il padre Teone ad indirizzarla su questa via, come lui stesso ci tramanda; nell&#8217;intestazione del III libro del suo commento al Sistema matematico di Tolomeo, troviamo scritto: &#8220;Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia&#8221;. Ipazia grande studiosa di matematica dunque, ma, ed \u00e8 questo l&#8217;aspetto pi\u00f9 significativo, anche insegnante: &#8220;Introdusse molti alle scienze matematiche&#8221; ci dice Filostorgio, e numerose altre testimonianze ci attestano addirittura di sue opere autografe, purtroppo per\u00f2 ora scomparse. Pare comunque che una delle discipline in cui Ipazia seppe distinguersi di pi\u00f9 fosse l&#8217;astronomia. Ancora Filostorgio e poi Suda, ci informano di interessanti scoperte compiute dalla donna a proposito del moto degli astri, scoperte che ella rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, intitolato Canone astronomico. Ma Ipazia fu anche filosofa molto apprezzata: Socrate Scolatico parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino. Damascio ci spiega come seppe passare dalla semplice erudizione alla sapienza filosofica. Pallada poi, in un epigramma, tesse uno degli elogi pi\u00f9 belli di Ipazia:<br>\n  &#8220;Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole,<br>\n  vedendo la casa astrale della Vergine,<br>\n  infatti verso il cielo \u00e8 rivolto ogni tuo atto<br>\n  Ipazia sacra, bellezza delle parole,<br>\n  astro incontaminato della sapiente cultura&#8221;.<br>\n  <br>\n  Come, a ragione, nota Gemma Beretta (Ipazia d&#8217;Alessandria, Editori Riuniti) \u00e8 nel terzo verso che si concentra tutto il senso dell&#8217;attivit\u00e0 di Ipazia: &#8220;Verso il cielo \u00e8 rivolto ogni tuo atto&#8221;, ad indicare da un lato l&#8217;amore per l&#8217;astronomia, dall&#8217;altro la tensione filosofica. Cos\u00ec prosegue la Beretta:<br>\n  &#8220;Quando tracciava una nuova mappa del cielo, Ipazia stava indicando una traiettoria nuova &#8211; e insieme antichissima &#8211; per mezzo della quale gli uomini e le donne del suo tempo potessero imparare ad orientarsi sulla terra e dalla terra al cielo e dal cielo alla terra senza soluzione di continuit\u00e0 e senza bisogno della mediazione del potere ecclesiastico [&#8230;]. Ipazia insegnava ad entrare dentro di s\u00e9 (l&#8217;intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell&#8217;aritmetica che, tenute l&#8217;una insieme all&#8217;altra, costituivano l&#8217;inflessibile canone di verit\u00e0&#8221;. Ma scienza e filosofia non devono poi considerarsi discipline separate, come si ricorda anche in Roma al femminile, a cura di Augusto Franchetti, ed. Laterza: &#8220;Ipazia [\u2026] \u00e8 maestra di filosofia neoplatonica, una disciplina dove convergevano anche studi di matematica e di geometria, al punto che la stessa Ipazia avrebbe inventato anche macchine come un astrolabio piatto, un idroscopio e un aerometro&#8221;. Ipazia poi, anche guida spirituale; uno dei suoi pi\u00f9 affezionati discepoli, tale Sinesio, cos\u00ec le scrisse, ormai vinto dalla malattia: &#8220;Detto questa lettera dal letto nel quale giaccio. Possa tu riceverla stando in buona salute, o madre, sorella e maestra, mia benefattrice in tutto e per tutto, essere e nome quant&#8217;altri mai onorato!&#8221;. E le parole con cui prosegue, sono comprensibili solo alla luce di una completa comunione d&#8217;anime fra lui e la maestra pagana, al di sopra di ogni credo e di ogni ideologia, se si considera che Sinesio divenne poi vescovo cristiano di Cirene: &#8220;E se c&#8217;\u00e8 qualcuno venuto dopo che ti sia caro, io debbo essergli grato poich\u00e9 ti \u00e8 caro, e ti prego di salutare anche lui da parte mia come amico carissimo. Se tu provi qualche interesse per le mie cose, bene; in caso contrario, non importano neanche a me&#8221;. La vita di Ipazia cominci\u00f2 ad essere scritta circa vent&#8217;anni dopo la sua morte, avvenuta per assassinio nel 415 dopo Cristo. I primi ad occuparsi di lei furono due storici della Chiesa: Socrate Scolastico e Filostorgio. Ottant&#8217;anni dopo, Damascio di Damasco torn\u00f2 a riproporre la sua biografia. Quando Socrate e Filostorgio scrissero le loro opere, molti dei responsabili della morte della filosofa erano ancora vivi: i due quindi rischiarono davvero grosso, accusando tutt&#8217;altro che velatamente Cirillo (allora Vescovo di Alessandria) di quel truce delitto. Filostorgio, in particolare, attesta che se i cristiani colti e ormai al margine dell&#8217;ortodossia vedevano di buon occhio Ipazia, altri cristiani invece non la tolleravano proprio e si scagliarono contro di lei fino ad ucciderla. Socrate ritorna con vigore sul tema dell&#8217;odio e della gelosia: &#8220;Ella giunse ad un tale grado di cultura, che super\u00f2 di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. [&#8230;]. Per la magnifica libert\u00e0 di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della citt\u00e0 e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Per questo motivo, allora, l&#8217;invidia si arm\u00f2 contro di lei. Alcuni, dall&#8217;animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d&#8217;accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno casa. Tiratala gi\u00f9 dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario: qui, strappatale la veste, la uccisero colpendola con i cocci. Dopo che l&#8217;ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati questi pezzi al cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia di lei nel fuoco&#8221;. Diversi altri particolari cogliamo poi nella biografia che scrisse Damascio, cento anni dopo la morte della donna. In particolare questo filosofo, di cultura e religione ellenica, si sofferma molto sul tema della verginit\u00e0. Un episodio \u00e8 al proposito significativo: un allievo di Ipazia, ci dice Damascio, si era follemente innamorato di lei. Ipazia, accortasi di questa sua passione, gli present\u00f2 una delle pezzuole usate dalle donne per il mestruo e gli disse: &#8220;Questo, dunque, ami o giovane, niente di bello&#8221;. Damascio poi spiegherebbe, secondo testimonianze posteriori, il significato del gesto di Ipazia: purtroppo per\u00f2 questa parte del suo testo \u00e8 per noi molto lacunosa. Ancora sull&#8217;invidia di Cirillo ritorna Damascio: &#8220;Una volta accadde che Cirillo, che era a capo della setta opposta, passando davanti alla casa di Ipazia, vedesse che vi era una gran ressa di fronte alle porte, confusione di uomini e di cavalli, gente che si avvicinava, che si allontanava, che ancora si accalcava, avendo chiesto cosa fosse quella moltitudine e di chi la casa presso la quale c&#8217;era quella confusione, si sent\u00ec rispondere da quelli del suo seguito che in quel momento veniva salutata la filosofa Ipazia e che era la sua casa. Saputo ci\u00f2, egli si rose a tal punto nell&#8217;anima che tram\u00f2 la sua uccisione in modo che avvenisse al pi\u00f9 presto, uccisione tra tutte la pi\u00f9 empia&#8221;. I meriti di Ipazia furono molti. Secondo Socrate Scolastico e Damascio, con Ipazia si era finalmente realizzata nel mondo la mitica &#8220;politeia&#8221; in cui erano i filosofi a decidere le sorti della citt\u00e0. Ipazia fece ritornare ad Alessandria la filosofia. Il pensiero platonico per\u00f2, assunse con lei una configurazione nuova: in particolare, secondo Socrate Scolastico, Ipazia non apparteneva alla schiera di quei filosofi che &#8220;spiegano le opere di Platone e di Plotino&#8221;. Ella &#8220;eredit\u00f2 la scuola platonica che era stata riportata in vita da Plotino, e spiegava tutte le scienze filosofiche a coloro che lo desideravano&#8221;. Ipazia affiancava, dice Beretta, &#8220;ad un insegnamento esoterico un insegnamento pubblico, simile a quello dei sofisti moralizzatori del I secolo&#8221;. Caratteristica di Ipazia fu dunque la generosit\u00e0 con cui tramandava il suo sapere a quanti stavano attorno a lei. Ella non riservava la conoscenza per s\u00e9 e per pochi eletti, ma con estrema liberalit\u00e0 la dispensava agli altri. Damascio riferisce, in base alle testimonianze ottenute, che &#8220;la donna, gettatosi addosso il mantello e facendo le sue uscite in mezzo alla citt\u00e0, spiegava pubblicamente, a chiunque volesse ascoltarla, Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altri filosofo&#8221;. Ipazia era molto amata per questo dal popolo e ci\u00f2 le conferiva una grande autorit\u00e0. Cos\u00ec scrive Socrate Scolastico: &#8220;A causa della sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale&#8221;. Fa eco Damascio: &#8220;Poich\u00e9 tale era la natura di Ipazia, era cio\u00e8 pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della citt\u00e0 a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei&#8221;. Non solo il popolo dunque la venerava, ma anche molte delle autorit\u00e0 della cittadine.<br>\n  Con la morte di Ipazia, si pot\u00e8 considerare distrutta una delle pi\u00f9 esemplari comunit\u00e0 scientifiche di ogni epoca. Quello che \u00e8 strano per\u00f2, \u00e8 che nessuno, poi, si sia proclamato suo allievo. Nessuno filosofo si dichiar\u00f2 suo erede. Probabilmente, ipotizza la Beretta, i motivi vanno ricercati nel fatto che Cirillo, considerato dalle fonti principali il responsabile del suo assassinio, &#8220;detenne la carica di vescovo della citt\u00e0 per i successivi 29 anni (egli, infatti, mor\u00ec nel 444), nel corso dei quali divenne l&#8217;episcopo pi\u00f9 potente e temuto di tutto l&#8217;impero d&#8217;Oriente&#8221;. Ma perch\u00e9 Cirillo odiava tanto Ipazia? Certo, l&#8217;invidia (phthonos) per la considerazione e la notoriet\u00e0 che questa donna aveva raggiunto nella sua citt\u00e0 gioc\u00f2 un ruolo notevole. Ma le cause del rancore del vescovo di Alessandria contro la nostra filosofa hanno una radice ben pi\u00f9 politica e religiosa. Nel 391 dopo Cristo, Teodosio aveva proclamato il Cristianesimo religione di stato. Nel 392 fu promulgata anche una legge speciale contro i culti pagani. I cattolici dell&#8217;impero romano d&#8217;oriente potevano contare quindi sul pieno appoggio del potere temporale, dopo anni passati a professare la loro fede nei recessi delle catacombe. Evidentemente alcuni cristiani, fortunatamente pochi, potendo finalmente divulgare in modo aperto il loro credo, ripagarono i pagani dei torti subiti con altra violenza. Cirillo addirittura arriv\u00f2 ad arruolare dei monaci, torme di uomini, spesso analfabeti, &#8220;che vagavano di citt\u00e0 in citt\u00e0&#8221;, scrive Silvia Ronchey nel saggio Ipazia, l&#8217;intellettuale, che fa parte del citato Roma al femminile &#8220;pieni d&#8217;odio sociale non solo contro i pagani ma contro il mondo civile in genere&#8221;. &#8220;Sono costoro&#8221;, ha scritto Evelyne Patlagen, &#8220;che spingono l&#8217;impassibilit\u00e0 ascetica alla sovversione&#8221;. Suida non esita a definirli &#8220;esseri abominevoli, vere bestie&#8221;. Il clima sociale di Alessandria d&#8217;Egitto era dunque, a cavallo fra quarto e quinto secolo, molto instabile. La comunit\u00e0 cristiana era la pi\u00f9 forte e teneva a far valere questo suo potere.<br>\n  Cirillo rappresentava il massimo del potere ecclesiastico, ma Ipazia era il fulcro della cultura, occupando la prestigiosa cattedra di filosofia: &#8220;Dopo la morte di suo padre ne aveva ereditato l&#8217;insegnamento,&#8221; annota la Ronchey &#8220;ed era un insegnamento estremamente illustre, poich\u00e9 derivava dal grande neoplatonico Plotino. Le successioni dei professori di filosofia venivano registrate in citt\u00e0 come la successione dei vescovi&#8221;. Ma il vescovo cristiano doveva avere il monopolio della &#8216;parrhesia&#8217; (libert\u00e0 di parola e di azione; ndr)&#8221; ha scritto Peter Brown, proponendo, per quanto riguarda Ipazia, un sillogismo molto chiaro: &#8220;Se nella fase di passaggio dal paganesimo al cristianesimo i compiti del filosofo e del vescovo vengono a sovrapporsi, che cosa fa il vescovo, se non eliminare il filosofo?&#8221;. La Ronchey non si accontenta di questa spiegazione e va oltre: &#8220;Gli elementi in conflitto non sono tanto paganesimo e cristianesimo, quanto le classi dirigenti (locale e romana), le categorie sociali (antica aristocrazia, nuova &#8220;burocrazia&#8221; ecclesiale), i bellicosi gruppi etnici, nel clima d&#8217;instabilit\u00e0 che caratterizza il passaggio dei poteri e l&#8217;instaurarsi del cristianesimo nella vita e nelle strutture cittadine del tardo impero romano&#8221;. La figura di Ipazia affascin\u00f2 molto la letteratura di ogni epoca. E se Socrate Scolastico e Damascio lanciarono delle accuse pesanti ai danni di Cirillo, non mancarono autori che difesero spudoratamente il vescovo cattolico. Fra questi Giovanni di Nikiu, che considera il linciaggio della filosofa una meritata punizione: &#8220;Ipazia ipnotizzava i suoi studenti con la magia e si dedicava alla satanica scienza degli astri&#8221;. La parte conclusiva del suo racconto \u00e8 al proposito molto esplicativa: &#8220;Tutta la popolazione circond\u00f2 il patriarca Cirillo e lo chiam\u00f2 nuovo Teofilo, perch\u00e9 aveva liberato la citt\u00e0 dagli ultimi idoli&#8221;. A prescindere dalle prese di posizione degli storici, Cirillo non dovette scontare alcuna pena per l&#8217;assassinio di Ipazia. Il monofisismo invece, l&#8217;eresia basata sulle sue dottrine, verr\u00e0 condannato a Calcedonia nel 451. Anche Voltaire parla di Ipazia nelle Questions sur l&#8217;Encyclop\u00e9die (1772), sottolineandone soprattutto l&#8217;avvenenza e l&#8217;ingiusta condanna. In altri suoi scritti considerer\u00e0 la sua morte &#8220;exc\u00e8s du fanatism&#8221;. Da Voltaire l&#8217;eco di Ipazia rimbalzer\u00e0 fino all&#8217;italiano Vincenzo Monti: &#8220;La voce alzate, o secoli caduti,\/ Gridi l&#8217;Africa all&#8217;Asia e l&#8217;innocente\/ Ombra d&#8217;Ipazia il grido orrendo aiuti&#8221;. In Gran Bretagna Ipazia non venne dimenticata: l&#8217;irlandese John Toland scrisse nel 1720 un saggio intitolato Ipazia, ovvero &#8220;la storia di una Dama assai bella, assai virtuosa, assai istruita e perfetta sotto ogni riguardo, che venne fatta a pezzi dal Clero di Alessandria per compiacere l&#8217;Orgoglio, l&#8217;Emulazione e la Crudelt\u00e0 del loro Vescovo, comunemente ma immeritatamente denominato San Cirillo&#8221;. Non allo stesso modo la pensava evidentemente Lewis, se nel 1721 scrisse La storia di Ipazia, &#8220;assai impudente professoressa di Alessandria: in Difesa di San Cirillo e del Clero Alessandrino dalle calunnie di Mr. Toland&#8221;. Il Settecento protestante di certo non scord\u00f2 Ipazia; Gibbon nel Decline and Fall non si risparmi\u00f2 critiche per il vescovo di Alessandria: &#8220;Ipazia fu disumanamente macellata dalle nude mani di Pietro il Lettore e da quelle di una ciurma di selvaggi e implacabili fanatici [&#8230;] ma l&#8217;assassinio di Ipazia impresse un marchio indelebile sul carattere della religione di Cirillo d&#8217;Alessandria&#8221;. Henry Fielding, in una satira, arriva ad immaginare un fidanzamento fra Ipazia e Giuliano l&#8217;Apostata. Con l&#8217;avvento della Controriforma cattolica si cerc\u00f2 di cambiare le carte in tavola, arrivando a mettere in discussione l&#8217;attendibilit\u00e0 delle fonti e di conseguenza la responsabilit\u00e0 di Cirillo: nell&#8217;Ottocento si scrisse che &#8220;Cirillo devesi ritenere pienamente di ogni colpa giustificato da ogni buon credente per essere stato fatto santo dalla chiesa&#8221;. E non manc\u00f2 qualche poetessa che romanz\u00f2 tutta quanta la storia, come la marchesa Diodata Saluzzo Roero, membro dell&#8217;Accademia Torinese delle Scienze e dell&#8217;Arcadia, che nel suo lungo Ipazia, ossia delle filosofe (1827) present\u00f2 la filosofa come martire cristiana: &#8220;Languida rosa sul reciso stelo\/ Nel sangue immersa la vergin giacea\/ Avvolta a mezzo nel suo bianco velo\/ Soavissimamente sorridea\/ Condonatrice de l&#8217;altrui delitto\/ Mentre il gran segno redentor stringea&#8221;. Ci\u00f2 che comunque i pi\u00f9 riconobbero e apprezzarono in Ipazia, fu la fedelt\u00e0 al platonismo e all&#8217;ellenismo, come ben spiega Charles Peguy: &#8220;Ci\u00f2 che noi amiamo e ci\u00f2 che onoriamo \u00e8 questo miracolo di fedelt\u00e0, [\u2026] che un&#8217;anima sia stata cos\u00ec perfettamente in accordo con l&#8217;anima platonica e con la sua discendente, l&#8217;anima plotiniana, e in generale con l&#8217;anima ellenica, con l&#8217;anima della sua razza, con l&#8217;anima del suo maestro, con l&#8217;anima di suo padre, in un accordo cos\u00ec profondo, cos\u00ec intimo, che raggiungeva cos\u00ec profondamente le fonti stesse e le radici, che in un annientamento totale, quando tutt&#8217;un mondo, quando tutto il mondo andava discordandosi, per tutta la vita temporale del mondo, e forse dell&#8217;eternit\u00e0, essa sola sia rimasta in accordo, sino alla morte&#8221;.\n<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n<button data-modal=\"#id09\" class=\"w3-button w3-black\">ANDRONICO<\/button>\n\n<div id=\"id09\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id09').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>ANDRONICO DI RODI <\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/L_8nO-gfRxE?si=eT-KubfJmej8Eipy\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\n  Nel I secolo a. C., i principali esponenti del Peripato \u2013 la scuola filosofica a suo tempo fondata da Aristotele \u2013 furono i seguenti: Stasea di Napoli, Aristone di Alessandria, Cratippo di Pergamo, Andronico di Rodi, Boeto di Sidone, Senarco di Seleucia e Nicola di Damasco. Il pi\u00f9 importante di questa costellazione di autori fu, indubbiamente, Andronico di Rodi, per il fatto che la sua edizione del Corpus Aristotelicum, determin\u00f2 la rinascita dell\u2019Aristotelismo e, al tempo stesso, il mutamento di qualit\u00e0 nei contenuti e nel metodo che si registra in una parte dei filosofi peripatetici di quest\u2019epoca. Stasea di Napoli nacque negli ultimi decenni del II secolo a.C.. Svolse l\u2019attivit\u00e0 di retore e di filosofo, sviluppando con particolare enfasi le tematiche portanti del dibattito peripatetico del III e del II secolo a. C. Opponendosi al rigorismo estremo degli Stoici, Stasea sostenne che, per poter raggiungere la felicit\u00e0, erano molto importanti anche i beni esterni e corporei, svalutati dalla scuola stoica. Tra questi beni esterni, un ruolo importantissimo \u00e8 quello svolto dalla fortuna. Dal canto suo, Aristone di Alessandria fu, inizialmente, allievo di Antioco. Lucullo lo conobbe negli anni 86\/87 a.C. ad Alessandria, presso il circolo degli Accademici. Aristone si interess\u00f2 alla sillogistica, e aggiunse tre modi alla prima figura del sillogismo e due alla seconda figura. Non sappiamo, di preciso, che cosa abbia indotto Aristone a lasciare Antioco. La riscoperta delle opere di Aristotele e l\u2019edizione di Apellicone (non necessariamente quella di Andronico) potrebbero aver costituito un buon motivo. Anche Cratippo di Pergamo fu, all\u2019inizio, un allievo di Antioco. Insegn\u00f2 a Mitilene e dal 47\/46 a.C. ad Atene, dove suo allievo fu, tra gli altri, il figlio di Cicerone. La sua fama era abbastanza grande, a tal punto che Cicerone stesso lo considera come autorit\u00e0 somma e il migliore dei Peripatetici dell\u2019epoca. Non abbiamo tuttavia notizie circa la sua nomina a scolarca. I suoi interessi orbitarono principalmente intorno all\u2019etica, e, nella fattispecie, ai \u201cdoveri morali\u201d. Per\u00f2 le uniche informazioni che ci sono giunte sul suo conto riguardano la \u201cmantica\u201d: da ci\u00f2 risulta in modo lampante come Cratippo si richiamasse a una psicologia platonico-aristotelica che ritroviamo nelle opere pubblicate di Aristotele. La mantica di Cratippo non \u00e8 quella dei Parva naturalia di Aristotele e la sua dottrina della psych\u00e9 non \u00e8 quella esposta nel De anima. Se ne inferisce che Cratippo non conobbe le opere di scuola dello Stagirita. Dal canto suo, Andronico di Rodi si distinse per l\u2019edizione sistematica degli scritti di Aristotele e per la compilazione di cataloghi ragionati: lavoro di fondamentale importanza, destinato a costituire l\u2019indispensabile premessa nonch\u00e9 il fondamento per la rinascita dell\u2019Aristotelismo. Ma quali furono, in concreto, i criteri seguiti da Andronico nella sua edizione del \u00abCorpus Aristotelicum\u00bb? Come procedette Andronico nel suo lavoro di editore? Egli non si limit\u00f2 a fornire una lezione intelligibile dei testi, ma si preoccup\u00f2 anche di raggruppare quegli scritti che trattavano la medesima materia e di riordinarli sulla base, appunto, del loro contenuto. Disponiamo, a questo riguardo, di un\u2019importante testimonianza di Porfirio, il dotato allievo di Plotino. Porfirio, nell\u2019ilustrare i criteri da lui seguiti nel pubblicare gli scritti plotiniani, scrive quanto segue (Vita di Plotino, 24, traduzione di Giuseppe Girgenti):<br>\n\u201cDato che egli stesso [Plotino] mi aveva incaricato dell\u2019ordinamento e della correzione dei suoi scritti, e gliel\u2019avevo promesso in vita e avevo anche annunciato ad altri amici che l\u2019avrei fatto, innanzitutto ho deciso di non seguire l\u2019ordine cronologico dei trattati, che sono stati scritti senza un preciso piano, ma di imitare Apollodoro di Atene e Andronico il Peripatetico, che hanno realizzato l\u2019edizione rispettivamente del commediografo Epicarmo, raccolta in dieci tomi, e delle opere di Aristotele e di Teofrasto, suddivise e riunite nello stesso tomo per argomenti affini; analogamente, io, avendo cinquantaquattro trattati di Plotino, li ho distribuiti in sei Enneadi, ben contento di coniugare la perfezione del numero sei e del nove, in modo da raccogliere in ogni Enneade i trattati affini e da porre al primo posto i problemi pi\u00f9 semplici\u201d.<br>\nSe ne ricava, dunque, il principio generale che guid\u00f2 Andronico nella sua operazione editoriale. Andronico riun\u00ec alcuni brevi trattati che erano pi\u00f9 o meno autonomi (dotati peraltro di un loro titolo particolare) a trattati pi\u00f9 corposi dedicati ai medesimi argomenti. A volte, egli ha anche dato nuovi titoli alle opere cos\u00ec costituite. \u00c8 assai probabile, per esempio, che proprio a lui risalga la organizzazione di tutte le opere logiche in un unico corpus e lo stesso titolo di Organon dato ad esso. Dalla logica aristotelica, infatti, egli pensava dovesse iniziare lo studio sistematico della filosofia. In modo analogo, procedette con i vari scritti di carattere fisico, metafisico, etico, politico, estetico e retorico. L\u2019ordinamento generale e particolare che Andronico impresse al Corpus Aristotelicum rest\u00f2 definitivo e, a ben vedere, condizion\u00f2 tutta la tradizione a venire, e, quindi, anche le moderne edizioni. Si tratta \u2013 non \u00e8 difficile capirlo \u2013 di un lavoro di fondamentale importanza per la tradizione occidentale, che su di esso si bas\u00f2 per secoli. Ma chi fu, in concreto e al di l\u00e0 di questa operazione editoriale cos\u00ec ricca di conseguenze per la Wirkungsgeschichte (la \u201cstoria degli effetti\u201d) dell\u2019Aristotelismo, Andronico? Fonti neoplatoniche ci suggeriscono che egli fu l\u2019undicesimo scolarca del Peripato: ma quelle stesse fonti lasciano un vuoto (di almeno due nomi) fra Diodoro e Andronico. Qualora si consideri il fatto che proprio nel periodo corrispondente a questo vuoto ebbero luogo l\u2019assedio di Silla ad Atene, il danneggiamento del Liceo, la confisca e il trasporto a Roma delle opere di scuola di Aristotele e la forzata interruzione dell\u2019attivit\u00e0 della Scuola, non \u00e8 fuorviante immaginare che proprio Andronico abbia potuto ricostituire il Peripato. Per quel che riguarda la sua attivit\u00e0 filosofica, occorre notare che essa non si ridusse affatto alla merta esegesi e al mero commento del verbo aristotelico. Possiamo venire a capo della libert\u00e0 con cui Andronico trattava la problematica aristotelica soprattutto se prendiamo le mosse da ci\u00f2 che ci \u00e8 stato tramandato relativamente alla sua interpretazione delle Categorie aristoteliche. Anche in psicologia sembra che Andronico si sia spinto oltre Aristotele, concependo l\u2019anima come quel rapporto numerico che collega gli elementi del corpo, e quindi come numero e addirittura come \u201cnumero semovente\u201d, come peraltro aveva gi\u00e0 fatto lo stesso Senocrate. Le fonti tramandano poi che Andronico oscill\u00f2 fra questa concezione e quella che fa dell\u2019anima non la \u201ccausa\u201d, ma l\u2019\u201ceffetto\u201d della composizione degli elementi del corpo. In sostanza, se \u00e8 vero che pass\u00f2 alla storia per il suo preziosissimo lavoro editoriale, \u00e8 anche vero che la sua attivit\u00e0 non pu\u00f2 essere appiattita su quel lavoro: Andronico matur\u00f2 un proprio autonomo profilo filosofico, cercando di imprimere una svolta all\u2019Aristotelismo. Allievo diretto, nonch\u00e9 successore, di Andronico di Rodi fu Boeto di Sidone, il quale \u2013 se ci atteniamo alle testimonianze \u2013 diede di Aristotele una \u201cinterpretazione naturalistica\u201d. Mentre Andronico proponeva di incominciare lo studio della filosofia partendo dalla \u201clogica\u201d (che \u00e8 come lo strumento, e che, dunque, \u00e8 la prima cosa che occorre conoscere), Boeto proponeva di cominciare dalla \u201cfisica\u201d, per il fatto che questa ci mette a contatto con le cose che per noi sono pi\u00f9 familiari e conosciute e la ricerca filosofica deve, appunto, muovere da ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 familiare e noto a ci\u00f2 che \u00e8 meno familiare e meno noto. Le tendenze naturalistiche di Boeto risultano lampanti anche da quanto ci \u00e8 riferito intorno al suo Commentario alle Categorie, in particolare circa la sua interpretazione della prima categoria, ossia della \u201csostanza\u201d: essa \u00e8 per lui la materia e il composto e non la forma. In effetti, sembra che secondo Boeto la forma cadesse fuori della categoria di sostanza e rientrasse nell\u2019ambito di altre categorie. Di conseguenza, per Boeto l\u2019individuo \u00e8 non solo \u201cper noi\u201d, ma anche \u201cper natura\u201d la realt\u00e0 prima. Il punto estremo di questo progressivo allontanamento dall\u2019originario messaggio di Aristotele fu per\u00f2 raggiunto, nel Peripato, da Senarco di Seleucia, che quasi giunse alla rottura con l\u2019Aristotelismo. Tale rottura risulta palese soprattutto sotto due profili: a) Senarco neg\u00f2 l\u2019esistenza dell\u2019etere, scrivendo un intero trattato Contro la quinta sostanza; b) neg\u00f2 pure l\u2019esistenza del soprasensibile (e quindi del \u201cMotore Immobile\u201d). In questo modo, bench\u00e9 egli continuasse imperterrito ad autocertificarsi come \u201cperipatetico\u201d, il suo pensiero era ormai distantissimo dall\u2019Aristotelismo.\n<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n<button data-modal=\"#id10\" class=\"w3-button w3-black\">LICONE<\/button>\n\n<div id=\"id10\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id10').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>LICONE<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_hqKH4NQSsE?si=tzFnjDmcHOMEo8hA\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/5\/5f\/Lyco_Nuremberg_Chronicle.jpg\" alt=\"LICONE\" align=\"right\">\n<p>\n  <br>\n  Nel I secolo a. C., i principali esponenti del Peripato \u2013 la scuola filosofica a suo tempo fondata da Aristotele \u2013 furono i seguenti: Stasea di Napoli, Aristone di Alessandria, Cratippo di Pergamo, Andronico di Rodi, Boeto di Sidone, Senarco di Seleucia e Nicola di Damasco. Il pi\u00f9 importante di questa costellazione di autori fu, indubbiamente, Andronico di Rodi, per il fatto che la sua edizione del Corpus Aristotelicum, determin\u00f2 la rinascita dell\u2019Aristotelismo e, al tempo stesso, il mutamento di qualit\u00e0 nei contenuti e nel metodo che si registra in una parte dei filosofi peripatetici di quest\u2019epoca. Stasea di Napoli nacque negli ultimi decenni del II secolo a.C.. Svolse l\u2019attivit\u00e0 di retore e di filosofo, sviluppando con particolare enfasi le tematiche portanti del dibattito peripatetico del III e del II secolo a. C. Opponendosi al rigorismo estremo degli Stoici, Stasea sostenne che, per poter raggiungere la felicit\u00e0, erano molto importanti anche i beni esterni e corporei, svalutati dalla scuola stoica. Tra questi beni esterni, un ruolo importantissimo \u00e8 quello svolto dalla fortuna. Dal canto suo, Aristone di Alessandria fu, inizialmente, allievo di Antioco. Lucullo lo conobbe negli anni 86\/87 a.C. ad Alessandria, presso il circolo degli Accademici. Aristone si interess\u00f2 alla sillogistica, e aggiunse tre modi alla prima figura del sillogismo e due alla seconda figura. Non sappiamo, di preciso, che cosa abbia indotto Aristone a lasciare Antioco. La riscoperta delle opere di Aristotele e l\u2019edizione di Apellicone (non necessariamente quella di Andronico) potrebbero aver costituito un buon motivo. Anche Cratippo di Pergamo fu, all\u2019inizio, un allievo di Antioco. Insegn\u00f2 a Mitilene e dal 47\/46 a.C. ad Atene, dove suo allievo fu, tra gli altri, il figlio di Cicerone. La sua fama era abbastanza grande, a tal punto che Cicerone stesso lo considera come autorit\u00e0 somma e il migliore dei Peripatetici dell\u2019epoca. Non abbiamo tuttavia notizie circa la sua nomina a scolarca. I suoi interessi orbitarono principalmente intorno all\u2019etica, e, nella fattispecie, ai \u201cdoveri morali\u201d. Per\u00f2 le uniche informazioni che ci sono giunte sul suo conto riguardano la \u201cmantica\u201d: da ci\u00f2 risulta in modo lampante come Cratippo si richiamasse a una psicologia platonico-aristotelica che ritroviamo nelle opere pubblicate di Aristotele. La mantica di Cratippo non \u00e8 quella dei Parva naturalia di Aristotele e la sua dottrina della psych\u00e9 non \u00e8 quella esposta nel De anima. Se ne inferisce che Cratippo non conobbe le opere di scuola dello Stagirita. Dal canto suo, Andronico di Rodi si distinse per l\u2019edizione sistematica degli scritti di Aristotele e per la compilazione di cataloghi ragionati: lavoro di fondamentale importanza, destinato a costituire l\u2019indispensabile premessa nonch\u00e9 il fondamento per la rinascita dell\u2019Aristotelismo. Ma quali furono, in concreto, i criteri seguiti da Andronico nella sua edizione del \u00abCorpus Aristotelicum\u00bb? Come procedette Andronico nel suo lavoro di editore? Egli non si limit\u00f2 a fornire una lezione intelligibile dei testi, ma si preoccup\u00f2 anche di raggruppare quegli scritti che trattavano la medesima materia e di riordinarli sulla base, appunto, del loro contenuto. Disponiamo, a questo riguardo, di un\u2019importante testimonianza di Porfirio, il dotato allievo di Plotino. Porfirio, nell\u2019ilustrare i criteri da lui seguiti nel pubblicare gli scritti plotiniani, scrive quanto segue (Vita di Plotino, 24, traduzione di Giuseppe Girgenti):<br>\n  \u201cDato che egli stesso [Plotino] mi aveva incaricato dell\u2019ordinamento e della correzione dei suoi scritti, e gliel\u2019avevo promesso in vita e avevo anche annunciato ad altri amici che l\u2019avrei fatto, innanzitutto ho deciso di non seguire l\u2019ordine cronologico dei trattati, che sono stati scritti senza un preciso piano, ma di imitare Apollodoro di Atene e Andronico il Peripatetico, che hanno realizzato l\u2019edizione rispettivamente del commediografo Epicarmo, raccolta in dieci tomi, e delle opere di Aristotele e di Teofrasto, suddivise e riunite nello stesso tomo per argomenti affini; analogamente, io, avendo cinquantaquattro trattati di Plotino, li ho distribuiti in sei Enneadi, ben contento di coniugare la perfezione del numero sei e del nove, in modo da raccogliere in ogni Enneade i trattati affini e da porre al primo posto i problemi pi\u00f9 semplici\u201d.<br>\n  Se ne ricava, dunque, il principio generale che guid\u00f2 Andronico nella sua operazione editoriale. Andronico riun\u00ec alcuni brevi trattati che erano pi\u00f9 o meno autonomi (dotati peraltro di un loro titolo particolare) a trattati pi\u00f9 corposi dedicati ai medesimi argomenti. A volte, egli ha anche dato nuovi titoli alle opere cos\u00ec costituite. \u00c8 assai probabile, per esempio, che proprio a lui risalga la organizzazione di tutte le opere logiche in un unico corpus e lo stesso titolo di Organon dato ad esso. Dalla logica aristotelica, infatti, egli pensava dovesse iniziare lo studio sistematico della filosofia. In modo analogo, procedette con i vari scritti di carattere fisico, metafisico, etico, politico, estetico e retorico. L\u2019ordinamento generale e particolare che Andronico impresse al Corpus Aristotelicum rest\u00f2 definitivo e, a ben vedere, condizion\u00f2 tutta la tradizione a venire, e, quindi, anche le moderne edizioni. Si tratta \u2013 non \u00e8 difficile capirlo \u2013 di un lavoro di fondamentale importanza per la tradizione occidentale, che su di esso si bas\u00f2 per secoli. Ma chi fu, in concreto e al di l\u00e0 di questa operazione editoriale cos\u00ec ricca di conseguenze per la Wirkungsgeschichte (la \u201cstoria degli effetti\u201d) dell\u2019Aristotelismo, Andronico? Fonti neoplatoniche ci suggeriscono che egli fu l\u2019undicesimo scolarca del Peripato: ma quelle stesse fonti lasciano un vuoto (di almeno due nomi) fra Diodoro e Andronico. Qualora si consideri il fatto che proprio nel periodo corrispondente a questo vuoto ebbero luogo l\u2019assedio di Silla ad Atene, il danneggiamento del Liceo, la confisca e il trasporto a Roma delle opere di scuola di Aristotele e la forzata interruzione dell\u2019attivit\u00e0 della Scuola, non \u00e8 fuorviante immaginare che proprio Andronico abbia potuto ricostituire il Peripato. Per quel che riguarda la sua attivit\u00e0 filosofica, occorre notare che essa non si ridusse affatto alla merta esegesi e al mero commento del verbo aristotelico. Possiamo venire a capo della libert\u00e0 con cui Andronico trattava la problematica aristotelica soprattutto se prendiamo le mosse da ci\u00f2 che ci \u00e8 stato tramandato relativamente alla sua interpretazione delle Categorie aristoteliche. Anche in psicologia sembra che Andronico si sia spinto oltre Aristotele, concependo l\u2019anima come quel rapporto numerico che collega gli elementi del corpo, e quindi come numero e addirittura come \u201cnumero semovente\u201d, come peraltro aveva gi\u00e0 fatto lo stesso Senocrate. Le fonti tramandano poi che Andronico oscill\u00f2 fra questa concezione e quella che fa dell\u2019anima non la \u201ccausa\u201d, ma l\u2019\u201ceffetto\u201d della composizione degli elementi del corpo. In sostanza, se \u00e8 vero che pass\u00f2 alla storia per il suo preziosissimo lavoro editoriale, \u00e8 anche vero che la sua attivit\u00e0 non pu\u00f2 essere appiattita su quel lavoro: Andronico matur\u00f2 un proprio autonomo profilo filosofico, cercando di imprimere una svolta all\u2019Aristotelismo. Allievo diretto, nonch\u00e9 successore, di Andronico di Rodi fu Boeto di Sidone, il quale \u2013 se ci atteniamo alle testimonianze \u2013 diede di Aristotele una \u201cinterpretazione naturalistica\u201d. Mentre Andronico proponeva di incominciare lo studio della filosofia partendo dalla \u201clogica\u201d (che \u00e8 come lo strumento, e che, dunque, \u00e8 la prima cosa che occorre conoscere), Boeto proponeva di cominciare dalla \u201cfisica\u201d, per il fatto che questa ci mette a contatto con le cose che per noi sono pi\u00f9 familiari e conosciute e la ricerca filosofica deve, appunto, muovere da ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 familiare e noto a ci\u00f2 che \u00e8 meno familiare e meno noto. Le tendenze naturalistiche di Boeto risultano lampanti anche da quanto ci \u00e8 riferito intorno al suo Commentario alle Categorie, in particolare circa la sua interpretazione della prima categoria, ossia della \u201csostanza\u201d: essa \u00e8 per lui la materia e il composto e non la forma. In effetti, sembra che secondo Boeto la forma cadesse fuori della categoria di sostanza e rientrasse nell\u2019ambito di altre categorie. Di conseguenza, per Boeto l\u2019individuo \u00e8 non solo \u201cper noi\u201d, ma anche \u201cper natura\u201d la realt\u00e0 prima. Il punto estremo di questo progressivo allontanamento dall\u2019originario messaggio di Aristotele fu per\u00f2 raggiunto, nel Peripato, da Senarco di Seleucia, che quasi giunse alla rottura con l\u2019Aristotelismo. Tale rottura risulta palese soprattutto sotto due profili: a) Senarco neg\u00f2 l\u2019esistenza dell\u2019etere, scrivendo un intero trattato Contro la quinta sostanza; b) neg\u00f2 pure l\u2019esistenza del soprasensibile (e quindi del \u201cMotore Immobile\u201d). In questo modo, bench\u00e9 egli continuasse imperterrito ad autocertificarsi come \u201cperipatetico\u201d, il suo pensiero era ormai distantissimo dall\u2019Aristotelismo.<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id11\" class=\"w3-button w3-black\">ARISTONE<\/button>\n\n<div id=\"id11\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id11').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>ARISTONE DI CEO<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/UkfUaGT3NZQ?si=573VSkgFL2v9lKrp\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\n  <br>\n  Aristone di Ceo fu il successore di Licone nella direzione del Peripato, la scuola filosofica originariamente fondata da Aristotele. Nacque a Iuli nell\u2019isola di Ceo. La sua acm\u00e9 cade, con buone probabilit\u00e0, verso la fine della seconda met\u00e0 del III secolo a.C. I suoi frammenti sono stati raccolti e commentati da F. Wehrli, Die Schule des Aristoteles (La scuola di Aristotele), Heft VI: Lykon und Ariston von Keos, Basel 1952. Non diversamente da Licone, anche Aristone non si distinse per originalit\u00e0 n\u00e9 per profondit\u00e0 teoretica, contribuendo a far vivere il Peripato in una stagione di grigia stagnazione culturale, ben distante dalla frenetica attivit\u00e0 che lo contraddistingueva ai tempi di Aristotele. La scarsa profondit\u00e0 teoretica di Aristone di Ceo \u2013 come gi\u00e0, del resto, quella di Licone \u2013 fu per\u00f2 compensata dalla grande eleganza stilistica con cui erano architettati i suoi scritti, contraddistinti da un periodare particolarmente piacevole. Questo aspetto fu sottolineato, tra gli altri, da Cicerone, il quale ebbe a notare (De finibus, V, 5, 13):<br>\n  \u201cFu poi armonioso e beato il suo [di Licone] successore Aristone, ma non ebbe la seriet\u00e0 che si richiede ad un grande filosofo: i suoi scritti sono certo molto eleganti, ma non so come, il suo modo di esporre manca di autorit\u00e0\u201d.<br>\n  Questo giudizio dell\u2019Arpinate pu\u00f2 apparire, a tutta prima, poco generoso: eppure corrisponde, almeno in parte, alla verit\u00e0, se solo si considera che i pochissimi frammenti di Aristone che ci sono pervenuti ci trasmettono effettivamente l\u2019immagine di un pensatore poco profondo e tutt\u2019altro che originale. Se esaminata pi\u00f9 da vicino, la riflessione filosofica intrapresa da Aristone si inscrive in quel genere particolare avviato, sempre nell\u2019ambito della scuola aristotelica, da Teofrasto tramite la sua opera Caratteri, contraddistinta dalla tendenza \u201cfenomenologica\u201d \u2013 diremmo oggi \u2013 a descrivere (dunque rimanendo in superficie) i \u201ccaratteri\u201d della realt\u00e0. Si tratta, come \u00e8 evidente, di una tendenza teoreticamente disimpegnata, che non ambisce a profondit\u00e0 alcuna. In questo senso \u2013 come gi\u00e0 abbiamo sottolineato \u2013 il contributo di Aristone fu davvero poco originale: egli diresse il Peripato senza rinnovarlo, ma, per l\u2019appunto, limitandosi a farlo sopravvivere cos\u00ec come l\u2019aveva ereditato.<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id12\" class=\"w3-button w3-black\">CRITOLAO<\/button>\n\n<div id=\"id12\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id12').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>CRITOLAO DI FASELIDE<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8x6bmSv28zM?si=LX1zNAkPA25L-dYX\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\n  Critolao di Faselide diresse verosimilmente il Peripato \u2013 la scuola filosofica originariamente fondata da Aristotele \u2013 subito dopo Aristone di Ceo, a sua volta succeduto a Licone. Critolao volle, almeno nelle intenzioni, mantenersi fedele all\u2019insegnamento originario del maestro Aristotele, insuperabile fondatore del Peripato: suo proposito era semplicemente quello di ergersi a custode dell\u2019originario verbo aristotelico, nella convinzione che gi\u00e0 l\u00ec fosse racchiusa la verit\u00e0. In realt\u00e0, Critolao non tenne fede ai propri progetti e, pi\u00f9 o meno consapevolmente, fin\u00ec per accostarsi allo Stoicismo. \u00c8 vero, Critolao propugn\u00f2 strenuamente \u2013 senza alcuna innovazione \u2013 la tesi sostenuta a suo tempo da Aristotele secondo cui il mondo e il genere umano sarebbero eterni, ma ci\u00f2 non di meno si allontan\u00f2 da Aristotele, avvicinandosi allo Stoicismo, nella misura in cui sostenne che l\u2019anima era materiale e che la psych\u00e9 doveva essere identificata con la \u201cquinta substantia\u201d, cio\u00e8 con l\u2019etere. In questo modo, l\u2019aristotelismo veniva abbandonato in favore dello stoicismo, secondo un movimento peraltro gi\u00e0 compiuto, seppur in modo diverso, da Licone. Come si ricorder\u00e0, l\u2019avvicinamento di Licone allo Stoicismo fu soprattutto un avvicinamento etico, in quanto Licone fece sua l\u2019idea stoica dell\u2019\u201cautosufficienza\u201d del saggio. Critolao, come abbiamo appena visto, si avvicin\u00f2 allo Stoicismo per quel che riguarda le teorie sull\u2019anima. Ma anche in sede etica non rimase insensibile alle teorie stoiche: in particolare \u2013 andando anche in ci\u00f2 contro le tesi di Aristotele \u2013 sostenne apertamente la tesi secondo cui il piacere \u00e8 un male e che, inoltre, \u00e8 un male che si contraddistingue per il fatto che pu\u00f2 generare molti altri mali. Ben traspare, da questa posizione, un\u2019influenza del rigorismo etico (fortemente antiepicureo e antiedonistico) degli Stoici. Critolao tent\u00f2, inoltre, di compatibilizzare tra loro \u2013 con risultati discutibili \u2013 lo Stoicismo e l\u2019Aristotelismo dal punto di vista della teoria dei beni: Critolao ribad\u00ec la dottrina peripatetica secondo cui vi sono tre classi di beni, ma \u2013 avvicinandosi ancora allo Stoicismo \u2013 sostenne che i \u201cbeni esteriori\u201d e i \u201cbeni del corpo\u201d (pur essendo, per l\u2019appunto, beni e non \u201cindifferenti\u201d) sono incommensurabilmente inferiori alla \u201cvirt\u00f9\u201d, vale a dire ai \u201cbeni dell\u2019anima\u201d. In questa maniera, l\u2019Aristotelismo veniva \u201cstoicizzato\u201d: ponendo su un\u2019immaginaria \u201cbilancia\u201d i beni del corpo e quelli dell\u2019anima, Critolao riconosceva apertamente il maggior peso dei secondi, svalutando i primi. Secondo la preziosa testimonianza di Cicerone (Tusc. disput., V 17, 50):<br>\n  \u201cE qui io mi domando il valore che pu\u00f2 avere la famosa bilancia di Critolao. Pone, Critolao, su un piatto i beni spirituali, sull\u2019altro quelli fisici ed esteriori: il piatto dei beni spirituali, egli dice, s\u2019abbasser\u00e0 talmente che neppure la terra e il mare riuscirebbero, col loro peso, a ristabilire l\u2019equilibrio\u201d .<br>\n  Questa, che voleva essere una soluzione compromissoria, in grado di sposare tra loro le tesi etiche dell\u2019Aristotelismo e dello Stoicismo, si sarebbe presto rivelata una via impercorribile, soprattutto se si considera che lo Stoicismo non poteva accettare in alcun modo l\u2019etichetta di \u201cbene\u201d attribuita a qualcosa che non fosse la virt\u00f9.<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id13\" class=\"w3-button w3-black\">IERONIMO<\/button>\n\n<div id=\"id13\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id13').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>IERONIMO DI RODI<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pMn--FkfcSA?si=8y8YQirH9bhgYUtu\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\n  <br>\n  Ieronimo di Rodi fu contemporaneo del neo-aristotelico Licone: mentre Licone impresse all\u2019originaria dottrina aristotelica una svolta stoica, Ieronimo tent\u00f2 di sposare l\u2019aristotelismo con l\u2019epicureismo. Alla luce di questi presupposti, non stupisce certo se tra Licone e Ieronimo \u2013 che pure erano entrambi di formazione aristotelica \u2013 non corse buon sangue: tra di loro vi fu quell\u2019inimicizia che, a ben vedere, contraddistinse i rapporti tra Epicurei e Stoici (inimicizia che, detto per inciso, appare evidente quando Seneca deve giustificarsi, nelle Lettere a Lucilio, per aver cercato di prendere il meglio dalle due scuole rivali, comportandosi come un \u201cesploratore\u201d privo di preconcetti). In netta opposizione al rigorismo stoicheggiante di Licone \u2013 il cui modello restava quello stoico dell\u2019autosufficienza del saggio \u2013, Ieronimo sostenne apertamente l\u2019identit\u00e0 tra il sommo bene e l\u2019assenza di dolore: tesi, questa, chiaramente riconducibile al tema epicureo dell\u2019atarassia, dell\u2019aponia e dell\u2019alupia. Per converso \u2013 spiega Ieronimo \u2013 il dolore coincide con il sommo male: tesi, anch\u2019essa, squisitamente epicurea. Disponiamo di numerose testimonianze su Ieronimo, molte delle quali provengono da Cicerone. L\u2019Arpinate \u2013 in forza della sua ben nota avversione per l\u2019epicureismo \u2013 \u00e8 assai critico verso Ieronimo, di cui rigetta \u2013 come del resto fa anche con Epicuro \u2013 l\u2019insegnamento morale votato all\u2019edonismo. Scrive Cicerone (De finibus, II, 3, 8): <br>\n  \u201c\u2013 Ricordi la definizione che Ieronimo di Rodi d\u00e0 del sommo bene, a cui ritiene si debba riferire ogni cosa?<br>\n  \u2013 S\u00ec; secondo lui il termine estremo \u00e8 l\u2019assenza del dolore.<br>\n  \u2013 E sempre il medesimo che pensa del piacere?<br>\n  \u2013 Dice che non \u00e8 desiderabile per se stesso.<br>\n  &#8211; Dunque ritiene che altro \u00e8 provar gioia, altro dolore\u201d.<br>\n  E aggiunge, con tono decisamente polemico (De finibus, II, 13, 41):<br>\n  \u201cE non bisogna dar retta a Ieronimo, per cui il sommo bene si identifica con quello che voi talvolta, o meglio troppo spesso, dite tale: il non provar dolore. Giacch\u00e9, se il dolore \u00e8 un male, non \u00e8 sufficiente per vivere bene mancare di tale male\u201d.<br>\n  L\u2019obiezione di Cicerone a Ieronimo \u00e8 lineare: l\u2019eliminazione del dolore non basta per vivere bene. Il \u201cvivere bene\u201d (\u201ceu zen\u201d, secondo la terminologia dei Greci) \u00e8 qualcosa in pi\u00f9, che non pu\u00f2 essere ridotto \u2013 sulla scia di Epicuro e di Ieronimo \u2013 al \u201cvivere-senza-dolore\u201d. Occorre peraltro notare che, con il suo \u201cedonismo\u201d di marca epicurea, Ieronimo rischiava di uscire fuori dall\u2019alveo dell\u2019aristotelismo, non facilmente compatibilizzabile con la dottrina edonistica formulata da Epicuro. Una simile obiezione veniva gi\u00e0 mossa a Ieronimo dallo stesso Cicerone, che notava acutamente (De finibus, V, 5, 14): <br>\n  \u201cTralascio molti, e fra questi Ieronimo, dotto e attraente, ma non so perch\u00e9 dovrei chiamarlo peripatetico, giacch\u00e9 propose come sommo bene la mancanza di dolore; e chi dissente sul sommo bene, dissente su tutto il sistema filosofico\u201d.<br>\n  Non \u00e8 immotivata l\u2019accusa ciceroniana: forse senza rendersene del tutto conto, con l\u2019adesione all\u2019edonismo \u2013 e alla sua identificazione del sommo bene con l\u2019assenza di dolore \u2013 Ieronimo stava abbandonando la teoria aristotelica, che \u2013 a proposito del sommo bene \u2013 aveva sostenuto, come \u00e8 noto, tesi decisamente diverse e, per di pi\u00f9, difficilmente compatibili con quelle edonistico-epicuree.<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n<button data-modal=\"#id14\" class=\"w3-button w3-black\">FILONE<\/button>\n\n<div id=\"id14\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id14').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>FILONE DI LARISSA<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n<iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xGZ3TWipQ48?si=mpkZ3FvAJ1TGC8mA\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<br>\n<img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/6\/6c\/PhiloThevet.jpg\/330px-PhiloThevet.jpg\" alt=\"FILONE DI LARISSA\" align=\"right\">\n<p>\n  <br>\n  Ieronimo di Rodi fu contemporaneo del neo-aristotelico Licone: mentre Licone impresse all\u2019originaria dottrina aristotelica una svolta stoica, Ieronimo tent\u00f2 di sposare l\u2019aristotelismo con l\u2019epicureismo. Alla luce di questi presupposti, non stupisce certo se tra Licone e Ieronimo \u2013 che pure erano entrambi di formazione aristotelica \u2013 non corse buon sangue: tra di loro vi fu quell\u2019inimicizia che, a ben vedere, contraddistinse i rapporti tra Epicurei e Stoici (inimicizia che, detto per inciso, appare evidente quando Seneca deve giustificarsi, nelle Lettere a Lucilio, per aver cercato di prendere il meglio dalle due scuole rivali, comportandosi come un \u201cesploratore\u201d privo di preconcetti). In netta opposizione al rigorismo stoicheggiante di Licone \u2013 il cui modello restava quello stoico dell\u2019autosufficienza del saggio \u2013, Ieronimo sostenne apertamente l\u2019identit\u00e0 tra il sommo bene e l\u2019assenza di dolore: tesi, questa, chiaramente riconducibile al tema epicureo dell\u2019atarassia, dell\u2019aponia e dell\u2019alupia. Per converso \u2013 spiega Ieronimo \u2013 il dolore coincide con il sommo male: tesi, anch\u2019essa, squisitamente epicurea. Disponiamo di numerose testimonianze su Ieronimo, molte delle quali provengono da Cicerone. L\u2019Arpinate \u2013 in forza della sua ben nota avversione per l\u2019epicureismo \u2013 \u00e8 assai critico verso Ieronimo, di cui rigetta \u2013 come del resto fa anche con Epicuro \u2013 l\u2019insegnamento morale votato all\u2019edonismo. Scrive Cicerone (De finibus, II, 3, 8): <br>\n  \u201c\u2013 Ricordi la definizione che Ieronimo di Rodi d\u00e0 del sommo bene, a cui ritiene si debba riferire ogni cosa?<br>\n  \u2013 S\u00ec; secondo lui il termine estremo \u00e8 l\u2019assenza del dolore.<br>\n  \u2013 E sempre il medesimo che pensa del piacere?<br>\n  \u2013 Dice che non \u00e8 desiderabile per se stesso.<br>\n  &#8211; Dunque ritiene che altro \u00e8 provar gioia, altro dolore\u201d.<br>\n  E aggiunge, con tono decisamente polemico (De finibus, II, 13, 41):<br>\n  \u201cE non bisogna dar retta a Ieronimo, per cui il sommo bene si identifica con quello che voi talvolta, o meglio troppo spesso, dite tale: il non provar dolore. Giacch\u00e9, se il dolore \u00e8 un male, non \u00e8 sufficiente per vivere bene mancare di tale male\u201d.<br>\n  L\u2019obiezione di Cicerone a Ieronimo \u00e8 lineare: l\u2019eliminazione del dolore non basta per vivere bene. Il \u201cvivere bene\u201d (\u201ceu zen\u201d, secondo la terminologia dei Greci) \u00e8 qualcosa in pi\u00f9, che non pu\u00f2 essere ridotto \u2013 sulla scia di Epicuro e di Ieronimo \u2013 al \u201cvivere-senza-dolore\u201d. Occorre peraltro notare che, con il suo \u201cedonismo\u201d di marca epicurea, Ieronimo rischiava di uscire fuori dall\u2019alveo dell\u2019aristotelismo, non facilmente compatibilizzabile con la dottrina edonistica formulata da Epicuro. Una simile obiezione veniva gi\u00e0 mossa a Ieronimo dallo stesso Cicerone, che notava acutamente (De finibus, V, 5, 14): <br>\n  \u201cTralascio molti, e fra questi Ieronimo, dotto e attraente, ma non so perch\u00e9 dovrei chiamarlo peripatetico, giacch\u00e9 propose come sommo bene la mancanza di dolore; e chi dissente sul sommo bene, dissente su tutto il sistema filosofico\u201d.<br>\n  Non \u00e8 immotivata l\u2019accusa ciceroniana: forse senza rendersene del tutto conto, con l\u2019adesione all\u2019edonismo \u2013 e alla sua identificazione del sommo bene con l\u2019assenza di dolore \u2013 Ieronimo stava abbandonando la teoria aristotelica, che \u2013 a proposito del sommo bene \u2013 aveva sostenuto, come \u00e8 noto, tesi decisamente diverse e, per di pi\u00f9, difficilmente compatibili con quelle edonistico-epicuree.\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id15\" class=\"w3-button w3-black\">MENODOTO<\/button>\n\n<div id=\"id15\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id15').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>MENODOTO DI NICOMEDIA<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1Uv5HS5tQ60?si=eJJ1HsEiPZaWhS65\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\nNell\u2019ambito della \u201cscienza medica\u201d, gi\u00e0 a partire dal III secolo a. C. and\u00f2 delineandosi \u2013 almeno embrionalmente \u2013 un nuovo metodo: il cosiddetto metodo dei medici empirici. Sembra che le basi di questo indirizzo siano state poste da Filino di Cos: Serapione di Alessandria ne avrebbe in seguito dato una fondazione su solide basi. Nel I secolo a.C. godette di grande fama Eraclide di Taranto, specialmente grazie al suo scritto Sulla setta empirica. L\u2019indirizzo empirico ebbe, per\u00f2, la sua massima diffusione in era cristiana, fra il I e il II secolo, soprattutto con Menodoto di Nicomedia, che di quell\u2019indirizzo rappresent\u00f2 indubbiamente il vertice. Va subito detto che la cronologia di Menodoto \u00e8 difficile da ricostruire, mancando precise indicazioni nelle testimonianze che su di lui ci sono pervenute. Forse non si \u00e8 lontani dal vero collocandolo nella prima met\u00e0 del II secolo d.C. L\u2019indirizzo dei medici empirici a cui Menodoto si ispirava concordava con quello dei \u201cmedici metodici\u201d nel condannare la \u201cmentalit\u00e0 eziologica\u201d dei \u201cmedici dottrinari\u201d, ma si spingeva poi a sostenere che le \u201ccause\u201d delle malattie sono letteralmente incomprensibili. Esso concordava, inoltre, con l\u2019indirizzo metodico nel privilegiare i sensi i fenomeni e l\u2019esperienza; anzi, su questo punto, intendeva essere decisamente pi\u00f9 radicale: il medico empirico doveva tenere conto anche delle esperienze che riguardano specificamente le circostanze e l\u2019individualit\u00e0 del soggetto (le idiosincrasie), senza mai sacrificare in alcun modo il particolare al generale. Proprio in virt\u00f9 di questo maniacale attaccamento all\u2019ambito dell\u2019empiria, l\u2019indirizzo fu detto \u201cempirico\u201d. In Menodoto di Nicomedia prevalsero la mentalit\u00e0 e gli interessi medici, e nell\u2019ambito della medicina dovettero rientrare, pi\u00f9 che in quello della speculazione filosofica, i suoi pi\u00f9 significativi contributi. \u00c8 degno di nota, a questo riguardo, il fatto che Galeno (pur giudicando Menodoto molto severamente sotto il profilo morale) polemizz\u00f2 contro di lui e lo menzion\u00f2 a pi\u00f9 riprese. Menodoto combatt\u00e9 contro gli avversari della medicina empirica con animosit\u00e0 e con acredine, e, nel dimostrare la vanit\u00e0 della pretesa della ricerca delle cause, si spinse, ben al di l\u00e0 della proclamazione della necessit\u00e0 dell\u2019\u201cepoch\u00e9\u201d (la \u201csospensione del giudizio\u201d praticata dagli Scettici), addirittura su posizioni di dogmatismo negativo, giudicando le tesi degli avversari con presunzione di certezza circa la loro falsit\u00e0. Per quel che concerne le idee propriamente filosofiche, Menodoto non reputava che lo Scetticismo accademico fosse coniugabile con il Pirronismo e che, dunque, potesse rientrare nella sua storia. Menodoto riteneva che Platone potesse essere inteso come uno Scettico. Infatti \u2013 argomenta Menodoto \u2013 se Platone circa le Idee, la Provvidenza e la Virt\u00f9, assente ad esse come a cose certe, dogmatizza; se vi assente come a cose probabili e come tali le preferisce, si allontana anche in questo caso dallo Scetticismo e, ancora una volta, dogmatizza; e tali conclusioni non cambiano anche se Platone si esprime, su alcune cose, alla maniera scettica. Forse risale a Menodoto la distinzione fra i \u201csegni indicativi\u201d e i \u201csegni rammemorativi\u201d (e la conseguente dichiarazione della loro legittimit\u00e0), che non era ancora presente in Enesidemo e che presuppone il guadagno della prospettiva empirica. Il \u201csegno rammemorativo\u201d \u00e8 una mera associazione mnemonica fra due o pi\u00f9 fenomeni acquisita mediante esperienza (vale a dire per aver pi\u00f9 volte costatato che nell\u2019esperienza quei fenomeni si presentano connessi), la quale ci permette, qualora si presenti uno di questi fenomeni (ad esempio il fumo), di \u201cinferire\u201d l\u2019altro o gli altri fenomeni (per esempio il fuoco, la sua luce, il suo calore). Accanto al momento negativo tipico dello Scetticismo pirroniano, Menodoto poneva il momento positivo del richiamo all\u2019esperienza e dell\u2019impiego del metodo empirico. \u00c8 precisamente questo positivo nesso con l\u2019esperienza la novit\u00e0 che contraddistingue l\u2019ultima fase dello Scetticismo avviato da Menodoto, che, comunque, matur\u00f2 pienamente solo grazie alla riflessione di Sesto Empirico.<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id16\" class=\"w3-button w3-black\">MARZIANO <\/button>\n\n<div id=\"id16\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id16').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>MARZIANO CAPELLA<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/6vzawTEhPXM?si=mX40Vt2BENfa4co-\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n      <img decoding=\"async\"  class=\"modalimg\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/7\/74\/Gherardo_di_giovannid_el_fora%2C_retorica%2C_in_marziano_capella_de_nuptiis_philologiae_et_mercurii%2C_ms._urb_lat_329_f_64v_bibl_ap_vat.jpg\/330px-Gherardo_di_giovannid_el_fora%2C_retorica%2C_in_marziano_capella_de_nuptiis_philologiae_et_mercurii%2C_ms._urb_lat_329_f_64v_bibl_ap_vat.jpg\" alt=\"MARZIANO CAPELLA\" align=\"right\">\n\n<p>\nNell\u2019ambito della \u201cscienza medica\u201d, gi\u00e0 a partire dal III secolo a. C. and\u00f2 delineandosi \u2013 almeno embrionalmente \u2013 un nuovo metodo: il cosiddetto metodo dei medici empirici. Sembra che le basi di questo indirizzo siano state poste da Filino di Cos: Serapione di Alessandria ne avrebbe in seguito dato una fondazione su solide basi. Nel I secolo a.C. godette di grande fama Eraclide di Taranto, specialmente grazie al suo scritto Sulla setta empirica. L\u2019indirizzo empirico ebbe, per\u00f2, la sua massima diffusione in era cristiana, fra il I e il II secolo, soprattutto con Menodoto di Nicomedia, che di quell\u2019indirizzo rappresent\u00f2 indubbiamente il vertice. Va subito detto che la cronologia di Menodoto \u00e8 difficile da ricostruire, mancando precise indicazioni nelle testimonianze che su di lui ci sono pervenute. Forse non si \u00e8 lontani dal vero collocandolo nella prima met\u00e0 del II secolo d.C. L\u2019indirizzo dei medici empirici a cui Menodoto si ispirava concordava con quello dei \u201cmedici metodici\u201d nel condannare la \u201cmentalit\u00e0 eziologica\u201d dei \u201cmedici dottrinari\u201d, ma si spingeva poi a sostenere che le \u201ccause\u201d delle malattie sono letteralmente incomprensibili. Esso concordava, inoltre, con l\u2019indirizzo metodico nel privilegiare i sensi i fenomeni e l\u2019esperienza; anzi, su questo punto, intendeva essere decisamente pi\u00f9 radicale: il medico empirico doveva tenere conto anche delle esperienze che riguardano specificamente le circostanze e l\u2019individualit\u00e0 del soggetto (le idiosincrasie), senza mai sacrificare in alcun modo il particolare al generale. Proprio in virt\u00f9 di questo maniacale attaccamento all\u2019ambito dell\u2019empiria, l\u2019indirizzo fu detto \u201cempirico\u201d. In Menodoto di Nicomedia prevalsero la mentalit\u00e0 e gli interessi medici, e nell\u2019ambito della medicina dovettero rientrare, pi\u00f9 che in quello della speculazione filosofica, i suoi pi\u00f9 significativi contributi. \u00c8 degno di nota, a questo riguardo, il fatto che Galeno (pur giudicando Menodoto molto severamente sotto il profilo morale) polemizz\u00f2 contro di lui e lo menzion\u00f2 a pi\u00f9 riprese. Menodoto combatt\u00e9 contro gli avversari della medicina empirica con animosit\u00e0 e con acredine, e, nel dimostrare la vanit\u00e0 della pretesa della ricerca delle cause, si spinse, ben al di l\u00e0 della proclamazione della necessit\u00e0 dell\u2019\u201cepoch\u00e9\u201d (la \u201csospensione del giudizio\u201d praticata dagli Scettici), addirittura su posizioni di dogmatismo negativo, giudicando le tesi degli avversari con presunzione di certezza circa la loro falsit\u00e0. Per quel che concerne le idee propriamente filosofiche, Menodoto non reputava che lo Scetticismo accademico fosse coniugabile con il Pirronismo e che, dunque, potesse rientrare nella sua storia. Menodoto riteneva che Platone potesse essere inteso come uno Scettico. Infatti \u2013 argomenta Menodoto \u2013 se Platone circa le Idee, la Provvidenza e la Virt\u00f9, assente ad esse come a cose certe, dogmatizza; se vi assente come a cose probabili e come tali le preferisce, si allontana anche in questo caso dallo Scetticismo e, ancora una volta, dogmatizza; e tali conclusioni non cambiano anche se Platone si esprime, su alcune cose, alla maniera scettica. Forse risale a Menodoto la distinzione fra i \u201csegni indicativi\u201d e i \u201csegni rammemorativi\u201d (e la conseguente dichiarazione della loro legittimit\u00e0), che non era ancora presente in Enesidemo e che presuppone il guadagno della prospettiva empirica. Il \u201csegno rammemorativo\u201d \u00e8 una mera associazione mnemonica fra due o pi\u00f9 fenomeni acquisita mediante esperienza (vale a dire per aver pi\u00f9 volte costatato che nell\u2019esperienza quei fenomeni si presentano connessi), la quale ci permette, qualora si presenti uno di questi fenomeni (ad esempio il fumo), di \u201cinferire\u201d l\u2019altro o gli altri fenomeni (per esempio il fuoco, la sua luce, il suo calore). Accanto al momento negativo tipico dello Scetticismo pirroniano, Menodoto poneva il momento positivo del richiamo all\u2019esperienza e dell\u2019impiego del metodo empirico. \u00c8 precisamente questo positivo nesso con l\u2019esperienza la novit\u00e0 che contraddistingue l\u2019ultima fase dello Scetticismo avviato da Menodoto, che, comunque, matur\u00f2 pienamente solo grazie alla riflessione di Sesto Empirico.\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n\n<button data-modal=\"#id17\" class=\"w3-button w3-black\">NUMENIO <\/button>\n\n<div id=\"id17\" class=\"modal w3-modal\">\n<div class=\"w3-modal-content w3-animate-opacity\">\n<header class=\"w3-container w3-teal\"><button type=\"button\" data-modal=\"#modal-help\" class=\"modal-close\">&times;<\/button>\n      <span onclick=\"document.getElementById('id17').style.display='none'\"\n          style=\"display:none\" style=\"display:none\" class=\"w3-button w3-display-topright\">\u00d7<\/span>\n      <h2>NUMENIO DI APAMEA<\/h2>\n    <\/header>\n    <div class=\"w3-container\">\n      <br>\n      <iframe loading=\"lazy\" class=\"modalytvideo\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_M-UthRHASI?si=3kyAQsljNqe14E38\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n      <br>\n<p>\nCon Numenio di Apamea il Neopitagorismo raggiunge il suo punto pi\u00f9 elevato ma, al tempo stesso, si dissolve, contaminandosi con il movimento medioplatonico. Anche in forza di ci\u00f2, la figura di Numenio appare difficilmente collocabile: c\u2019\u00e8 chi lo considera un platonico, o meglio un \u201cmedioplatonico\u201d, ma vi \u00e8 anche chi \u2013 non senza buoni argomenti \u2013 lo considera un \u201cneopitagorico\u201d. La stessa vita di Numenio resta per noi, almeno in parte, misteriosa: nacque ad Apamea, in Siria, ossia nella stessa citt\u00e0 che diede i natali a Posidonio. L\u2019unico riferimento cronologico che possediamo e che ci serve da terminus ante quem \u00e8 la menzione che ne fa Clemente Alessandrino. Probabilmente (ma non \u00e8 certo) Numenio visse nella seconda met\u00e0 del II secolo d.C. La sua conoscenza di Filone e della sapienza egiziana postula una sua permanenza ad Alessandria, dove presumibilmente studi\u00f2, o, addirittura, insegn\u00f2. Vi \u00e8 anche chi sostiene che Numenio dovette soggiornare anche ad Atene, poich\u00e9 mostra di conoscere profondamente la storia dell\u2019Accademia, alla quale dedic\u00f2 l\u2019opera Sull\u2019infedelt\u00e0 degli Accademici a Platone, di cui ci sono pervenuti non pochi frammenti. Importanti frammenti ci sono stati conservati anche di un\u2019altra sua opera, che doveva costituire il suo capolavoro, il Trattato sul bene. Stando alle testimonianze e ai frammenti pervenutici, Numenio si considerava per lo pi\u00f9 un seguace di Pitagora, e, insieme, anche di Socrate e di Platone, in quanto si diceva convinto che sia Socrate sia Platone dipendessero sostanzialmente da Pitagora, e che Platone non gli fosse affatto superiore. Ci\u00f2 non di meno, Numenio sent\u00ec il bisogno di difendere Platone contro i fraintendimenti dei numerosi discepoli che, a partire da Arcesilao, lo avevano tradito, con la gi\u00e0\u00f2 menzionata opera Sull\u2019infedelt\u00e0 degli Accademici a Platone. Gli Accademici non si sono affatto sforzati di mantenere intatto l\u2019insegnamento del maestro. Ma per Numenio, Platone meritava la stessa fedelt\u00e0 e venerazione da parte dei discepoli per cui Pitagora fu elevato a cos\u00ec grandi onori, dato che, pur non essendo maggiore rispetto al grande Pitagora, non gli era in fondo nemmeno inferiore. La figura di Socrate che ci presenta Numenio \u00e8 singolare: \u00e8 un Socrate che professa la \u201cdottrina dei tre Dei\u201d, che aveva appreso da Pitagora. Lo stesso Platone \u00e8, per Numenio, fortemente pitagorizzante. Il tradimento dei discepoli di Platone sarebbe dovuto principalmente al fatto che Platone scrisse in maniera velata, occultando le cose che diceva, \u201ca met\u00e0 tra il chiaro e l\u2019oscuro\u201d. Alla luce di questa considerazione, Numenio si propone di far riaffiorare il verbo platonico e dimostrare che questo coincideva col verbo pitagorico. E la dottrina elaborata da Numenio nei frammenti pervenutici conferma largamente queste sue intenzioni programmatiche: egli cerca, infatti, di fondere quelle dottrine teologico-metafisiche che i Medioplatonici avevano ricavato dalla rilettura del Timeo con la dottrina della Monade, della Diade e dei numeri, che i Neopitagorici avevano rimesso in vigore. Una terza componente decisiva che oper\u00f2 sul pensiero di Numenio fu il pensiero orientale. Siriano di origine, Numenio lascia trasparire anche nel suo pensiero un fortissimo influsso dell\u2019Oriente. Numenio conobbe la sapienza biblica e le interpretazioni allegoriche di Filone di Alessandria, ed egli stesso interpret\u00f2 allegoricamente Mos\u00e8 e i Profeti; ebbe pure conoscenza delle dottrine cristiane e sappiamo che interpret\u00f2 allegoricamente almeno un episodio della vita di Ges\u00f9. Egli conobbe anche la sapienza di altri popoli orientali, e si appropri\u00f2 della dottrina che ammetteva nell\u2019uomo due anime (una buona e una cattiva) di derivazione persiana. Per\u00f2 l\u2019influsso dell\u2019Oriente \u00e8 da scorgersi specialmente in quell\u2019atteggiamento mistico-religioso, che aveva trovato espressione dapprima in Alessandria, e che ormai, nel II secolo d.C., era dominante. Per questa via, venivano a realizzarsi tutte quelle condizioni che dovevano portare alla nascita del neoplatonismo.<\/p>\n<\/div>\n    <footer class=\"w3-container w3-teal\">\n    <\/footer>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n<!----------------SPAZIO-------------------->\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<!-- Widget Shortcode --><div id=\"randomtext-2\" class=\"widget randomtext widget-shortcode area-sidebar-1 \"><h2 class=\"widgettitle\">Citazioni<\/h2>\"Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero: Quale mondo ci \u00e8 rimasto? Forse quello apparente? Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!\".\r\n(F. Nietzsche, \"Il crepuscolo degli idoli\")<\/div><!-- \/Widget Shortcode -->\n\n<div class=\"twitter-share\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?via=diegofusaro\" class=\"twitter-share-button\">Tweet<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NEOPLATONISMO &#8220;Se l\u2019uno \u00e8 necessario all\u2019esistenza di ciascuna essenza \u2013 non c\u2019\u00e8 infatti alcun essere che non sia uno \u2013 l\u2019uno deve essere anteriore all\u2019essenza e generare l\u2019essenza&#8221; (Plotino, Enneadi) AMMONIO SACCA &times; \u00d7 AMMONIO SACCA All\u2019origine del Neoplatonismo incontriamo un enigma per molti versi raffrontabile a quello di Socrate. Esso \u00e8 rappresentato dalla misteriosa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":29314,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":"","_seopress_robots_follow":"","_seopress_robots_imageindex":"","_seopress_robots_snippet":"","_seopress_robots_primary_cat":"","_seopress_robots_breadcrumbs":"","_seopress_robots_freeze_modified_date":"","_seopress_robots_custom_modified_date":"","_seopress_robots_canonical":"","_seopress_social_fb_title":"","_seopress_social_fb_desc":"","_seopress_social_fb_img":"","_seopress_social_fb_img_attachment_id":0,"_seopress_social_fb_img_width":0,"_seopress_social_fb_img_height":0,"_seopress_social_twitter_title":"","_seopress_social_twitter_desc":"","_seopress_social_twitter_img":"","_seopress_social_twitter_img_attachment_id":0,"_seopress_social_twitter_img_width":0,"_seopress_social_twitter_img_height":0,"_seopress_redirections_value":"","_seopress_redirections_enabled":"","_seopress_redirections_enabled_regex":"","_seopress_redirections_logged_status":"both","_seopress_redirections_param":"","_seopress_redirections_type":301,"_seopress_analysis_target_kw":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_mc_calendar":[],"footnotes":""},"class_list":["post-29340","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/29340"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29340"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/29340\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49797,"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/29340\/revisions\/49797"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/29314"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}